ITALIA MALATA SU NAPOLI E ALTRO LIGNOLA NARDIELLO SCALERA ( DAL “ROMA” ) L’EDICOLA ( IL “SECOLO D’ITALIA” ) E ALTRE NEWS


ITALIA MALATA  SU NAPOLI E ALTRO LIGNOLA NARDIELLO SCALERA ( DAL “ROMA” ) L’EDICOLA ( IL “SECOLO D’ITALIA” ) E ALTRE NEWS 

OGGI – anteprima di web 
ITALIA MALATA  SU NAPOLI E ALTRO LIGNOLA NARDIELLO SCALERA ( DAL “ROMA” ) L’EDICOLA ( IL “SECOLO D’ITALIA” ) E ALTRE NEWS 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 21 MARZO 2016 ]

 

A chi interessano le sorti di Napoli?

 

Vincenzo Nardiello

Qualcosa si muove, ma altrove

 

Pietro Lignola

Quella inevitabile resa dei conti

 

Giuseppe Scalera

 
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IN COPERTINA
 
Italo Zicaro ha condiviso la foto di Italia Malata.·

RENZI MENTE !
LA RAI MENTE !
IL PD MENTE !
C o n d i v i d e t e .
BASTA MENZOGNE.
L’Italia è al collasso.
‪#‎renzoso‬

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TRE INTERVENTI ( tratti dal “Roma” )
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A chi interessano le sorti di Napoli?

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Una Valente sconfitta. Che Bassolino decida di candidarsi o meno, il Pd ha già perso. La faccia. Per rimetterci anche le elezioni bisognerà invece attendere giugno. Un partito nel caos, ridotto a una consociazione di potentati in lotta tra loro, ha ormai preso il posto di quello che pure a Napoli ebbe una sua storia e una sua ragion d’essere. Da questo punto di vista le primarie rappresentano il terreno migliore perché i vari gruppi d’interesse coagulatisi attorno al Pd possano esprimersi. Uno scontro di apparati, ecco cosa sono le primarie. Altro che democrazia, altro che tentativo di allargare la base della partecipazione. Il caso Napoli – e la stessa cosa accadde 5 anni fa – ha dimostrato che da strumento di legittimazione dei candidati, le primarie si sono trasformate in una potente macchina di delegittimazione e divisione. Da un lato il Pd partenopeo paga il fio di una lunga degenerazione oligarchica e familistica, in cui i voti si trasmettono di padre in figlio, ma dall’altro quanto sta accadendo è anche il frutto avvelenato del 2011. L’astensionismo, trasformatosi da fisiologia in patologia, è il risultato di governi totalmente sganciati dalla sovranità popolare e che tassano i cittadini in assenza di rappresentanza o delega alcuna. È il rovesciamento del principio del no taxation without representation. Le primarie rappresentano plasticamente la forma più alta di finzione cui la democrazia nostrana si è ridotta. Tutti a Napoli sapevano che se avessero votato un certo numero di persone avrebbe vinto la Valente, candidata dell’apparato passato armi e bagagli con Renzi, mentre in caso di partecipazione più ampia Bassolino avrebbe avuto molte chance, in quanto più capace di aggregare consensi non strettamente legati all’apparato di partito.

Un voto scontato, il cui esito è prevedibile con settimane d’anticipo, non è un’elezione. È una finzione. Se queste sono le premesse, dunque, non ci si può certo meravigliare che le elezioni siano sempre meno partecipate, con militanti che non contano più nulla ed elettori continuamente traditi – a destra come a sinistra – da dirigenti politici ed eletti in cui avevano riposto la loro fiducia. Una situazione in cui si spiana la strada alla possibile conferma di de Magistris e al suo lavoro per continuare a trasformare Napoli nel laboratorio di antagonismi, anarchismi e demagogie d’ogni risma. Per il resto M5S non sembra poter andare oltre il ballottaggio, mentre il centrodestra, politicamente al tappeto, non appare in grado di assicurare a Lettieri lo slancio necessario.

Ai napoletani dev’essere chiaro che la maggiore responsabilità di questa situazione sta in capo a Renzi. La rinuncia del Governo ad occuparsi seriamente del Sud sta generando, nella città che del Mezzogiorno è la Capitale, le uniche creature possibili: mostri.

Qualcosa si muove, ma altrove

Opinionista: 

Pietro Lignola

La settimana, densa di avvenimenti a livello internazionale, non lascia spazio alle stucchevoli “querelle” nostrane. Lasciamo perdere, dunque, Renzi, Valente e Bassolino, Meloni, Bertolaso, Salvini a una consociazione di potentati in lotta tra loro, ha ormai preso il posto di quello che pure a Napoli ebbe una sua storia e una sua ragion d’essere. Da questo punto di vista le primarie rappresentano il terreno migliore perché i vari gruppi d’interesse coagulatisi attorno al Pd possano esprimersi. Uno scontro di apparati, ecco cosa sono le primarie. Altro che democrazia, altro che tentativo di allargare la base della partecipazione. Il caso Napoli – e la stessa cosa accadde 5 anni fa – ha dimostrato che da strumento di legittimazione dei candidati, le primarie si sono trasformate in una potente macchina di delegittimazione e divisione. Da un lato il Pd partenopeo paga il fio di una lunga degenerazione oligarchica e familistica, in cui i voti si trasmettono di padre in figlio, ma dall’altro quanto sta accadendo è anche il frutto avvelenato del 2011. L’astensionismo, trasformatosi da fisiologia in patologia, è il risultato di governi totalmente sganciati dalla sovranità popolare e che tassano i cittadini in assenza di rappresentanza o delega alcuna. È il rovesciamento del principio del no taxation without representation. Le primarie rappresentano plasticamente la forma più alta di finzione cui la democrazia nostrana si è ridotta. Tutti a Napoli sapevano che se avessero votato un certo numero di persone avrebbe vinto la Valente, candidata dell’apparato passato armi e bagagli con Renzi, mentre in caso di partecipazione più ampia Bassolino avrebbe avuto molte chance, in quanto più capace di aggregare consensi non strettamente legati all’apparato di partito. Un voto scontato, il cui esito è prevedibile con settimane d’anticipo, non è un’elezione. È una finzione. Se queste sono le premesse, dunque, non ci si può certo meravigliare che le elezioni siano sempre meno partecipate, con militanti che non contano più nulla ed elettori continuamente traditi – a destra come a sinistra – da dirigenti politici ed eletti in cui avevano riposto la loro fiducia. Una situazione in cui si spiana la strada alla possibile conferma di de Magistris e al suo lavoro per continuare a trasformare Napoli nel laboratorio di antagonismi, anarchismi e demagogie d’ogni risma. Per il resto M5S non sembra poter andare oltre il ballottaggio, mentre il centrodestra, politicamente al tappeto, non appare in grado di assicurare a Lettieri lo slancio necessario. Ai napoletani dev’essere chiaro che la maggiore responsabilità di questa situazione sta in capo a Renzi. La rinuncia del Governo ad occuparsi seriamente del Sud sta generando, nella città che del Mezzogiorno è la Capitale, le uniche creature possibili: mostri.  

 

Quella inevitabile resa dei conti

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Leggere il planisfero della politica, in fondo, è materia facile per chi conosce da anni il sestante delle amministrative napoletane. Per molti versi, la nostra testata aveva già previsto tutto. L’8 dicembre scorso scrivevamo, in prima pagina, sulla candidatura di Bassolino (“Sa che il Pd non lo ama ma sa anche che può vincere le primarie. Cercherà, fino in fondo, di tenersi legato alle sorti del Pd. Se il partito poi dribblerà le primarie, preferendo investire direttamente su un altro candidato, sarà, comunque, in campo”). Non abbiamo sfere di vetro da consultare. Solo, se ci consentite, una straordinaria esperienza al servizio delle nostre idee. Era scontato che, anche in questa occasione, le primarie del Pd si prestassero alle polemiche. Napoli è un territorio difficile, limaccioso, elettoralmente complesso, solcato da mille complessità. E le periferie, con i loro problemi, accrescono ed esaltano queste ambiguità. In quelle realtà si ha spesso la sensazione che ogni test elettorale, a qualsiasi livello, resti un garbuglio e possa offrire, sempre e comunque, ampio materiale di approfondimento giornalistico. Senza valutare poi che il regolamento delle stesse primarie resti materia magmatica e giustifichi, paradossalmente, già in partenza, la partecipazione di idealità incerte e di altre forze politiche contigue e lontane. Il fatto che chiunque avesse perso, e in questo caso si è trattato di una sconfitta sul filo di lana, si sarebbe trovato a far ricorso era una realtà abbondantemente prevedibile. Un ricorso che oggi si modella, poi, sulle volontà nazionali del partito, su scelte che confermano, atto dopo atto, il successo della Valente, lasciando a Bassolino, ormai, solo l’onore delle armi. E il vecchio leader non sembra avere più molte scelte. Dopo la bocciatura del suo secondo ricorso di ieri, prova ancora a tenere in vita il filo rosso del suo dialogo con il partito. Gli resta l’appello alla Commissione di Garanzia Nazionale del Pd, mentre tiene aperta l’ipotesi all’annullamento del voto in almeno 5 seggi o, al limite, alla possibilità di rivotare solo in quelli. Il tentativo doveroso e naturale, per chi è stato ai vertici del partito, di non strappare quella trama, di tenere in vita l’ordito, prima di consumare tutto il filo che resta. Ma su queste richieste, prima che si riuniscano organi e commissioni c’è già una risposta, firmata direttamente da Matteo Renzi. Solo chi sa perdere potrà imparare a vincere, otto parole con le quali il premier ha praticamente già chiuso la vicenda, incoronando direttamente la Valente nella sfida amministrativa napoletana. Sarà difficile che Bassolino accetti oggi una qualsiasi emarginazione politica. Più probabile la corsa solitaria, restando, comunque, in campo, allestendo liste personali, certificando con la sua candidatura più che un difficile successo personale, la prevedibile sconfitta finale del Partito Democratico a Napoli. Una resa dei conti tipicamente interna, secondo il consumato copione della sinistra italiana.  

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ALTRE NEWS
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—-Messaggio originale—-
Da: NINO LUCIANI <nino.luciani@alice.it>
Data: 16/03/2016 16.18
A: <universitas5@universitas.bo.it>
Ogg: assemblea dei soci della DC storica.

________________
Centro studi per l’ IMPEGNO Politico dei CATTOLICI
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7
Prof. NINO LUCIANI, Direttore responsabile
Cell. 347 9470152, nino.luciani@alice.it
http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it/

Agli Amici della DC storica e Vicini alla DC

Oggetto: aggiornamento raccolta firme, per la convocazione della Assemblea dei soci della DC storica


Cara Amici,

1) la raccolta delle firme, per la convocazione della Assemblea dei soci della DC storica, e’ ormai al traguardo, e questo e’ un ultimo appello a chi ancora non ha dato la firma.


2) Per chi non sapesse nulla, spiego i precedenti:
   a) Il tribunale di Roma, nel settembre 2015, ha annullato totalmente il congresso, ma nel bene o nel male, ha detto alcune cose:
   – la DC e’ una associazione non riconosciuta, ai sensi dell’art. 36 del codice civile. Pertanto, se non si puo’ piu’ applicare lo Statuto (perche’ il mondo e’ cambiato: es., non esistono le Sezioni, da cui partire per fare un Congresso), rimane comunque la possibilita’ di applicare il codice civile.
3)   A  questo punto e’ stato costituito un Gruppo di lavoro, che gia’ ha parlato con il tribunale. E, preso il codice civile, si e’ trovato l’art. 20, c. 2, secondo cui una associazione non riconosciuta puo’ essere convocata dal tribunale, se c’e’ la domanda del 10 per cento dell’ultimo elenco disponibile.
   Questo elenco e’ depositato da due anni presso quel tribunale, ed e’ l’unica cosa che la sentenza non ha demolito.


3) Per arrivare al traguardo mancano ancora 50 firme (delle 200 necessarie).

   Coloro che volessero dare la firma, trovano il modulo, in allegato.

   ATTENZIONE: non serve autenticare la firma. Essa va, pero’, fimata di proprio pugno e inviata per posta normale.


Cordialita’. Luciani

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L’EDICOLA
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Subject: 19 Marzo – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Sat, 19 Mar 2016 05:48:13 +0100
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Sabato, 19 marzo 2016
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Alla fine il tanto sospirato accordo tra Ue e Turchia è arrivato. Ora il problema è capire se regge e quanto regge. Interrogativo legittimo dal momento che Ankara non è nuova a ripensamenti finalizzati a rialzare la posta di quanto precedentemente pattuito.

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Subject: 20 Marzo – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Sun, 20 Mar 2016 05:29:07 +0100
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To: “associazioneazimut@tiscali.it” <associazioneazimut@tiscali.it>
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Domenica, 20 marzo 2016
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Vincere significa sfrattare il Pd dal Campidoglio, fare soprattutto piazza pulita dei «clienti di mafia capitale dagli assessorati». Insomma, restituire a Roma legalità.

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QUANDO PINUCCIO CI DICEVA CHE PER LA POLITICA CHE VOLA ALTA OCCORRE SEMPRE AVERE UN SOGNO E ALTRE NEWS
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