DA ROMA – GIANCARLO LEHNER( ARTICOLO SUL “SECOLO d’ITALIA” )FURONO STALIN E TOGLIATTI A PERSEGUITARE I GAY – NON IL FASCISMO ALTRE NEWS (“Shakespeare” e “Carlo Gentile” – Due recensioni dei libri Controcorrente, e altro ancora )


DA ROMA – GIANCARLO LEHNER( ARTICOLO SUL “SECOLO d’ITALIA” )FURONO STALIN E TOGLIATTI A PERSEGUITARE I GAY – NON IL FASCISMO ALTRE NEWS (“Shakespeare” e “Carlo Gentile” – Due recensioni dei libri Controcorrente, e altro ancora )

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FURONO STALIN E TOGLIATTI A PERSEGUITARE I GAY – NON IL FASCISMO
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DA ROMA – GIANCARLO LEHNER ( ARTICOLO SUL “SECOLO d’ITALIA” )
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Furono Stalin e Togliatti a perseguitare i gay. Non il fascismo

Furono Stalin e Togliatti a perseguitare i gay. Non il fascismo

venerdì 8 aprile 2016

Poco tempo fa partecipai ad un convegno sulle unioni civili, non tanto perché l’argomento mi interessasse, bensì per solidarietà con gli organizzatori insultati e minacciati, risultando essi non in linea col pensiero unico del momento. Ebbene, così facendo, mi sono guadagnato parecchi paroloni in libertà da parte di quanti sostano pigramente nel giardinetto del politicamente corretto. Mi hanno dato, di passaggio, anche del fascista, la qualcosa se da un lato non mi sfiora, dall’altro, però, mi fornisce il grado della scala Mercalli dell’ignoranza di un certo antifascismo.
Nell’Italia fascista, infatti, non c’è traccia di forsennate repressioni degli omosessuali – a parte la città di Catania – tant’è che nel codice Rocco nulla si dice a proposito di questo che, invece, in Stati liberaldemocratici costituiva grave fattispecie di reato. Per i pochi omosessuali oggetto di repressione –  in 20 anni, 80 in tutto, di cui 42 a Catania –  ma non puniti col carcere, bensì destinati al confino, scatta l’articolo sugli atti contrari alla pubblica decenza. Certo, il fascismo tende a nascondere l’omosessualità e, per non dover ammetterne l’esistenza anche fra i suoi ranghi, evitò di considerarla fenomeno sociale degno di specifica menzione nel codice. Del fascismo, insomma, tutto si può dire salvo che si distinse in maniera particolare nella discriminazione dell’altra sponda.

L’equazione di Togliatti: pederasta uguale antisovietico

I miei detrattori avrebbero, invece, denotato maggiore cultura, se mi avessero tacciato di comunismo o, meglio, di stalinismo-togliattismo. La distinzione è d’obbligo, giacché il bolscevismo, non ancora del tutto stalinizzato, non contempla il reato di omosessualità. E’ solo all’inizio degli anni Trenta che al Cremlino si comincia ad indicare l’omosessualità come pericolo sociale. Il presidente del Presidium, Mikhail I Ivanovič Kalinin inaugura il nuovo corso denunciando tra i peggiori criminali, insieme ai kulaki ed ai controrivoluzionari, i corruttori della sessualità secondo natura. In attesa di un apposito articolo del codice si arrestano e si deportano i  pederasti, allineati ai“corruttori ideologici”, tant’è che nei lager la cura è a base di pillole di Marx ed Engels. In sincronia col decreto Kalinin (1934) che commina fino ad 8 anni di carcere, serve, però, l’utile idiota, che giustifichi la durezza repressiva, equiparando fascismo e pederastia. Chi meglio di Gorkij per dare un tono alto alla guerra al pederasta come imperativo antifascista? «Nei paesi fascisti – scrive il già grande libertario, ormai piegatosi a Stalin -, l’omosessualità, rovina dei giovani, fiorisce impunemente; nel paese  dove il proletariato ha audacemente conquistato il potere, l’omosessualità è stata dichiarata crimine sociale e severamente punita. C’è un aforisma in Germania: Eliminate gli omosessuali ed il fascismo scomparirà». Togliatti, stalinista creativo, importò in Italia, sfottendo Gide, l’altra equazione: pederasta uguale antisovietico.

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L’EDICOLA
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Subject: 9 aprile – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Sat, 09 Apr 2016 05:06:20 +0200
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
To: “associazioneazimut@tiscali.it” <associazioneazimut@tiscali.it>
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it
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Sabato, 9 aprile 2016
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Nell’Italia fascista, infatti, non c’è traccia di forsennate repressioni degli omosessuali – a parte la città di Catania – tant’è che nel codice Rocco nulla si dice a proposito di questo che, invece, in Stati liberaldemocratici costituiva grave fattispecie di reato. Per i pochi omosessuali oggetto di repressione – in 20 anni, 80 in tutto, di cui 42 a Catania – ma non puniti col carcere, bensì destinati al confino, scatta l’articolo sugli atti contrari alla pubblica decenza.

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Data: 06/04/2016 17.10
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Ogg: “Shakespeare” e “Carlo Gentile” – Due recensioni dei libri Controcorrente
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SHAKESPEARE

Agente segreto al servizio di Sua Maestà Britannica. 

La morte misteriosa.

di ANGELO ACAMPORA

(Edizioni Controcorrente)

Recensione di Arnaldo Lepore

Cospirazioni segrete, intrighi di corte, agenti segreti reclutati dalle compagnie teatrali londinesi al servizio di Sua Maestà la regina Elisabetta I Tudor, uomini costretti a recitare dentro e fuori le mura dei teatri elisabettiani, attori di giovane età improvvisamente scomparsi; ecco l’ambiente in cui visse William Shakespeare, il più eminente drammaturgo della cultura Occidentale.

Drammaturgo? Agente segreto? O entrambe?

L’interrogativo se lo pone Angelo Acampora, ricercatore storico e studioso nel campo del teatro e della canzone napoletana, nel suo recente libro intitolato “Shakespeare. Agente segreto al servizio di Sua Maestà Britannica. La morte misteriosa” (Controcorrente edizioni).

Un libro nato da un’indagine approfondita degli aspetti reconditi della vita dello scrittore inglese, scomparso in circostanze rimaste pressochè oscure. L’autore nel prospettare la tesi di uno Shakespeare avente una doppia personalità  accompagna il lettore in un viaggio di oltre 400 anni, affollandogli la mente di notizie e vicende mai edite, mettendo in luce tutte quelle circostanze che potrebbero collegare il grande drammaturgo di Stratford ai Servizi Segreti britannici, fondati da Sir Francis Walsingham, cugino della regina e Primo Segretario di Stato dell’epoca.

Una lettura appassionante, che esprime acume intellettivo e grande capacità di collegare una miriade di particolari equivoci cosparsi nella vita del protagonista e in quella dei personaggi rappresentanti il fior fiore della cultura di quegli anni come Ben Jonson, Christopher Marlowe, Thomas Kid e moltri altri.

Secondo Angelo Acampora Shakespeare non fu solo uno dei più grandi esponenti del teatro ma probabilmente fu anche membro dei Servizi Segreti, creati per salvare la regina dal pericolo dovuto ai numerosi tentativi di attentato alla sua vita.

Molteplici elementi, ritiene l’autore, potrebbero testimoniare tale circostanza: il reclutamento di William in compagnie teatrali strettamente legate alla sovrana d’Inghilterra, i rapporti con personaggi appartenenti come lui al mondo della cultura e sospettati di appartenere ai Servizi Segreti, e molti altri dati che da ultimo confluiscono in una morte di cui non si hanno notizie.

L’indagine approderà sino in Italia, e precisamente alla condanna di Giordano Bruno disposta dalla Santa Inquisizione. Si suppone, infatti, che il filosofo nolano fosse a conoscenza di importanti informazioni di cui gli inglesi volevano appropriarsi e che tale circostanza determinò il progetto di un’operazione occulta per salvarlo, nella quale doveva far parte anche Shakespeare.

Gli elementi sono molteplici, e la chiave di lettura prospettata dall’autore merita sicuramente di essere presa nella dovuta considerazione. Del resto, non è un caso che gli studiosi abbiano a lungo indagato sulla vita dello scrittore, e che ancora oggi vi siano numerosi aspetti controversi.

“Quella di Shakespeare – scrive Acampora – rimane comunque una morte misteriosa nel pieno rispetto della consuetudine dell’epoca. Molti agenti segreti di una certa rilevanza, protagonisti di missioni pericolose e segretissime, come si è visto, morirono in circostanze evanescenti. Ognuno di loro purtroppo conosceva fatti e misfatti di stato che coinvolgevano anche gentiluomini di corte ardentemente desiderosi di non perdere il favore reale nella migliore delle ipotesi e la testa nella peggiore… Marlowe, Watson, Nashe, Greene, Kyd, Wilkins, Chettle, William Shakespeare e chi sa quanti altri e anche Greville (anch’egli uomo di lettere oltre che di spada) vissero una doppia vita: una nota, anzi famosa, l’altra sfuggente e quasi impalpabile”.

Arnaldo Lepore

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CARLO GENTILE
Un napoletano tra gli Indiani d’America
di ARMANDO DE SIMONE
(Edizioni Controcorrente)
 

Recensione di Maurizio Bergonzini

Da http://www.ariannaeditrice.it

Un volume che si legge con piacere questo “Carlo Gentile  Un napoletano tra gli indiani d’America “  che Armando De Simone (collaboratore de ”Il Mattino, poi del ”Giornale di Napoli” successivamente  caporedattore de ”Il Giornale del Sud”, edizione campana del quotidiano ”Il Giornale”, poi collaboratore del ”Roma”, docente del Master di giornalismo dell’Accademia italiana delle ricerche) stava concludendo al momento della morte prematura  e che un altro giornalista napoletano, Vincenzo Nardiello (che con De Simone aveva scritto per la medesima casa editrice Controcorrente “Appunti per un libro nero del comunismo italiano “ ricostruzione dell’apparato di “sicurezza” del PCI, dalla ‘Volante Rossa’ al dossier Mitrokhin”) ha riordinato curandone anche  la corposa, colta, commossa, interessante prefazione.  

Il libro ricostruisce la vita di uno straordinario personaggio, Carlo Gentile appunto, che attorno al 1856 lascia Napoli giungendo a San Francisco dove inizia un’ attività professionale di fotografo. In Canada, ove si è trasferito, nasce il suo interesse, insieme etnografico e commerciale, di  fotografare i nativi americani e documentare i loro costumi con il sogno di pubblicare un libro fotografico. A metà settembre 1866 Gentile, a seguito della perdita del suo archivio, decide di espandere la sua attività di documentazione della vita degli indiani con viaggi nella California del Sud e in Arizona.  Qui “comprerà” uno schiavo, un bambino indiano di cinque anni di nome Massaja adottandolo poi legalmente come suo figlio. 

Nonostante il travaglio della sua esperienza di vita e l’irregolare frequenza scolastica, il dodicenne Carlos Montezuma  (al ragazzo era stato imposto il nome del padre adottivo) rivelerà  una predisposizione naturale per gli studi e una sete di sapere che lo porterà a laurearsi in medicina nel 1889 presso la Chicago Medical School della Northwestern University, primo nativo americano ad ottenere questo traguardo in una università USA, diventando – come Dr. Carlos Montezuma – medico ed attivista per i diritti civili della sua etnia e uno dei membri fondatori della Società degli Indiani d’America.  

Il volume non è la mera ricostruzione di due vite legate da avventure, successi e traversie ma anche la attenta ricostruzione di due mondi e di due  ambienti culturali: Il Regno di Napoli diffamato da lord Gladstone (“negazione di Dio” secondo il conservatore inglese figlio di un ricco schiavista e difensore dell’istituto della schiavitù nel suo  primo discorso parlamentare) e gli Stati Uniti in piena espansione economica. Nel primo Pulcinella (“L’appassiunate pe lo romanzo dello Zio Tom”) lanciava una “molto colorita ed efficace” invettiva contro lo schiavismo nordamericano nei secondi il Bureau of Indian Affair gestendo la “civilizzazione” degli indiani eseguiva il loro “genocidio” culturale. D’altra parte, ancora nel 1892 il commissario per gli affari indiani sosteneva “era più economico educare gli indiani che ucciderli”.

Maurizio Bergonzini

http://www.controcorrentedizioni.it

I due volumi possono essere ordinati
a Controcorrente
per telefono: 081.421349
per Fax: 081.4202514
per posta elettronica: 
controcorrente_na@alice.it 

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