FINI A NAPOLI A.D.R. A DOMANDA (NON)RISPONDE MATTEO COME AMATO : IL “FURTO” BANCARIO ( NARDIELLO SUL “ROMA” ) LA CODA : REFERENDUM SI’ REFERENDUM NO E LE FONTANE COSENTINE


FINI A NAPOLI A.D.R. A DOMANDA (NON)RISPONDE MATTEO COME AMATO : IL “FURTO” BANCARIO  ( NARDIELLO SUL “ROMA” ) LA CODA : REFERENDUM SI’ REFERENDUM NO E LE FONTANE COSENTINE  

FINI A NAPOLI A.D.R. A DOMANDA (NON)RISPONDE MATTEO COME AMATO : IL “FURTO” BANCARIO  ( NARDIELLO SUL “ROMA” ) LA CODA : REFERENDUM SI’ REFERENDUM NO E LE FONTANE COSENTINE
[ “AZ.”-NEWS” : 19 APRILE 2016 ]
 
 
se trovi spazi in bianco
prosegui ugualmente
il servizio continua

 

Associazione Azimut – WordPress.com

https://azimutassociazione.wordpress.com/

… belle sul Cristo Gesù il… azimutassociazione.wordpress.com/2016/03/26/i-n… …. 44,569 Visite su Wordpress a cui vanno sommati 99.660 visite ricevute sul ..
———————————————————————————————————————————————————————————
TRATTO DAL “ROMA” di Napoli
———————————————————————————————————————————————————————————

Matteo come Amato: il “furto” bancario

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Un prelievo forzoso. È inutile girarci attorno. Nella sostanza è di questo che stiamo parlando. Il Fondo Atlante, quello voluto dal Governo per la ricapitalizzazione e il trasferimento dei crediti in sofferenza delle banche italiane in difficoltà, ricorda un altro prelievo forzoso: quello del governo di Giuliano Amato. Ricordate? Nel 1992 Palazzo Chigi mise le mani nei conti correnti degli italiani prelevando il 6 per mille. Allo stesso modo, ora lo Stato “preleva” una quota degli attivi di alcune banche. Intendiamoci, formalmente per gli istituti non c’è nessun obbligo, ma di fatto è proprio così. È un po’ come avviene nel rapporto malato tra Stato e banche sul debito pubblico: anche in quel caso non ci sono obblighi, ma le banche “devono” sottoscrivere una certa quota di titoli. Con una differenza però: nel ’92 gli italiani dovettero pagare e basta. Per le banche, invece, è diverso. In cambio di queste “sottoscrizioni forzate”, il Fondo Atlante promette a istituti di credito, fondazioni e assicurazioni che vi partecipano un rendimento addirittura del 6%. Una manna dal cielo nell’epoca dei tassi negativi. Ciò è possibile, ovviamente, perché l’oggetto di Atlante è molto rischioso. E perché è così rischioso? Beh, perché il mercato non ha alcuna intenzione di sostenere quelle ricapitalizzazioni. E qui veniamo all’altra faccia della medaglia di quanto sta accadendo. Renzi aveva detto che «il sistema bancario italiano è tra i più solidi d’Europa», ma evidentemente non è così. Di fronte alla realtà, le chiacchiere dei politici stanno a zero. Diverse banche sono in difficoltà a causa della crisi, ma anche di una gestione troppe volte allegra e malsana (altrimenti che bisogno ci sarebbe di un fondo per salvarle?). E ora che i nodi vengono al pettine, che diritto ha il Governo ad “obbligare” istituti, assicurazioni e fondazioni ad investire ad alto rischio? E se dovesse andare male, chi ci rimetterà? Non è che le banche scaricheranno eventuali perdite su clienti e correntisti? Non è che chiuderanno ancor di più i rubinetti del credito alle imprese? Come se non bastasse, poi, la partecipazione della Cassa depositi e prestiti all’operazione non rassicura affatto. I soldi della Cdp, infatti, sono quelli che risparmiatori e pensionati depositano agli uffici postali: chi diavolo gli ha chiesto il permesso di partecipare ad investimenti ad alto rischio? Avanza il dubbio che il Governo voglia scaricare su azionisti e clienti un presunto interesse pubblico che, in realtà, nasconde ben altri conflitti d’interesse (vedi la crisi delle banche toscane). Nessuno è in grado di dire quanto stiamo davvero rischiando. Per il prelievo forzoso dai conti correnti Amato fu massacrato da giornali e opposizione. Oggi, invece, tutto tace. Non esiste alcun dibattito pubblico sul tema. Dove sono finiti gli indignati?  

———————————————————————————————————-

A.D.R. – A DOMANDA(NON)RISPONDE…..

———————————————————————————————————-

Gianfranco Fini sarà a Napoli Lunedì 18 aprile alle ore 17.00 presso il Gran Caffè Gambrinus di piazza Trieste e Trento.
Il presidente Fini interverrà al convegno sul tema: ”Europa, Immigrazione, Riforme: le sfide del futuro“.
Parteciperanno con lui il Prof. Avv. Antonio Palma, ordinario di istituzioni di diritto romano presso l’Università Federico II e il Sen. Emiddio Novi. L’iniziativa è promossa dal presidente Pietro Diodato dell’associazioneArea Blu.
foto di Andrea Santoro.
Vedi altre reazi

( E A PROPOSITO ) IL POST SU FACEBOOK

“AZIMUT” ASSOCIAZIONE . https://azimutassociazione.wordpress.com – Arturo Stenio Vuono – PER GIANFRANCO FINI CHE LUNEDI’ 18 E’ a NAPOLI : ( NULLA DA AGGIUNGERE A QUEL CHE GIA’ SCRITTO IN PASSATO E CHE  ORA REPLICHIAMO )”… DOPO UN LUNGO SILENZIO, GIANFRANCO RIAPPARE, LANCIA IL SUO LIBRO << Il Ventennio >> e la fondazione “Liberadestra”.A Napoli, sponsor del libro il direttore del quotidiano << Il Mattino >> ,  Alessandro Barbano, che lo intervista. ( . . . ) Ha preceduto l’intervista al << Corriere della Sera >> , la mezzora con Lucia Annunziata, la presenza a “Vita in diretta” con Franco Di Mare, etc. – Nei nostri programmi il 2013 poteva e doveva essere l’anno di Fini a Palazzo Chigi, con Silvio Berlusconi sul Colle; ma c’eravamo sbagliati ovverosia non s’è voluto  o non s’è potuto che si ponesse fine all’antico regime cattocomunista. Ma c’è chi si accontenta…e chi si contenta gode. Rivolgersi col Tu ( caro Gianfranco ) è un nostro diritto di sempre; primo : perchè apparteniamo a quella che fu la comunità detta…della << mitica Arenella >> ( lui, così la citava… ) ; secondariamente, perchè c’è stato un tempo in cui il leader della Destra era in continuo tour, a stretto contatto con le articolazioni territoriali, schivando ( e faceva bene ) tutti i buoni salotti e tutte le << teste d’uovo >>. E, noi, lo abbiamo – sempre – seguito anche quando ci fu qualche, non trascurabile, mal di pancia. Allo stato vi sono almeno sei partitini, nati col forcipe dalla diaspora della destra, che lavorano, in officina, per ricircuitarsi e riposizionarsi; mancavano gli ex fillini che, infatti, Straburgo val bene una messa e dato che, abbandonato il terreno della penisola, è sufficiente, anche se non vi sarà unificazione, pure divisi e distinti e distanti, un consenso da prefisso telefonico per andare a sedersi in Europa. Ciò detto, abbiamo letto l’intervista al corsera , e senza scendere nei dettagli, ognuno che l’ha letta s’è fatto una propria opinione, in merito; lo abbiamo ascoltato in Tv , di certo leggeremo il libro ma non lo seguiremo nella sua prossima fondazione; per la visita a Napoli, sarà sufficiente il resoconto di stampa che ne sortirà. Non ci spostiamo neppure di un millimetro dalle nostre posizioni. Chiarirà Gianfranco, un giorno, a prescindere dal suo scontro e la rottura con Berlusconi, perchè è stato tra i picconatori della più ampia maggioranza parlamentare nella storia della “seconda repubblica” ? perchè non è stato più tra coloro che ci dovevano traghettare nella << terza  >> ? perchè  è finito assieme a chi ha determinato il ritorno alla << prima >> dei  veterorepubblikanes ? Solo questo conta e conterà.Chi si contenta gode…..
 
RISPOSTA ALL’INTERVENTO DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO DI COSENZA ( Wednesday, November 06, 2013 ) – L’analisi, i fatti, le similitudini e i convincimenti del fraterno amico – con il quale resto, da sempre, legato sin dal periodo della prima giovinezza nel Msi – li si può condividere in tutto, in parte, ovviamente oppure no, ma quel che non si  potrà dire è che siano destituiti di ogni fondamento. L’intervento, evidentemente, assume un significato e un valore di testimonianza e di documentazione sulla Destra che ci riporta, sino ai nostri giorni, con il rammarico per quel che doveva essere e che, per responsabilità un poco di tutti noi, a parte quella massimamente colpevole di alto vertice, ha rappresentato la c.d. << grande incompiuta >> . Dopo la lunga traversata solitaria nel deserto, della quale – sempre – restare orgogliosi, si comprese – agli inizi degli anni novanta – ch’era possibile, non solo rompere l’assedio ormai vicino al cinquantennio, ma lasciare la trincea per l’attacco. Per me, come i tanti della << base >> , tutte le << svolte >> che furono accettare solo, tatticamente e strategicamente, sulla linea che – a suo tempo – si volle definìre della “evoluzione nella continuità”, serviva a passare dal  c.d. “polo escluso” alla << destra di governo >> ; per tutti noi, in verità, sciogliere  le riserve e il nodo del riposizionamento fu il periodo più problematico e intensamente vissuto da militanti che – d’ogni svolta – ne individuavano il mezzo, e non il fine, per poter vincere. Più d’una volta, nei nostri articoli online, ci siamo soffermati in proposito e abbiamo rivisitato il << progetto >> per l’area vasta di Giuseppe ( Pinuccio ) Tatarella. Io stesso, alla guida della destra collinare partenopea, con un passato tutto radicale di Msi e Msi-Dn, e addirittura con qualche interruzione << eterodossa >> , optai per quel ch’era individuato come l’adeguamento secondo i tempi e le circostanze; e mai, poi mai, inteso come negazione delle radici e delle idee di sempre. L’opzione, una scelta che – nel nostro piccolo – anziani e giovani, e le donne, condivisero. Solo un piccolo esempio, per comprendere vicende di più alto livello, a dimostrare – ripensando a quel ch’è poi avvenuto – la divaricazione d’intenti tra militanza e nomenklatura del partito.Nel quartiere Arenella, a Napoli, nel 1993, il Msi-Dn era – sul territorio – il  << primo partito >> ; e, in consiglio circoscrizionale, la forza politica di maggioranza relativa ma governavano sinistra e alleati. L’onda lunga di tangentopoli, premiava sì la nostra Destra ma non bastava; e avanzando il nuovo << maggioritario >> , dove si poteva perdere o vincere per un solo voto, tutto fu accettato e intravisto come soluzione obbligata e la più congeniale, la più utile, richiesta dalla congiuntura e nel contesto della situazione per il futuro. Abbiamo lottato, creduto e sperato. Altro non mosse la totalità dei militanti, e in quanto al << vertice >> è storia nota….. [ Arturo Stenio Vuono ]
[ DA “AZIMUT – ARCHIVIO ONLINE” : 22 / 23 OTTOBRE 2013 ]
FINI A CORSERA : L’INTERVISTA CHE VA FATTA CONOSCERE E IL NOSTRO COMMENTO

———————————————————————————————————-
REFERENDUM SI – REFERENDUM NO
———————————————————————————————————-

Referendum trivelle, il comitato per il Sì presenta ricorso

18 aprile 2016
Stampa Articolo

Con un’affluenza al 31,19%il referendum sulle trivelle è fallito. Ma il comitato per il “Sì” ha annunciato che sarà presentato un ricorso al Ministero dello Sviluppo Economico per chiedere il blocco immediato delle 5 concessioni estrattive entro le 12 miglia (guarda l’infografica interattiva con tutti i dati).

 

“Le concessioni sono scadute da anni. La norma prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti”, ha spiegato Enzo Di Salvatore, estensore dei quesiti referendari. “Di conseguenza – ha aggiunto – le aziende petrolifere continuano ad estrarre senza autorizzazione”.

 

Il presidente del Comitato per il “Sì”, Pietro Lacorazza, ha risposto invece alla frase di Renzi sulla “demagogia che non paga”: “Grazie al referendum ci sono state modifiche alla normativa proposte dal Governo e approvate dal Parlamento. Questa non è demagogia”.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
———————————————————————————————————-
REFERENDUM SI – REFERENDUM NO

——- Original Message ——–

Subject: Lehner: dopo il referendum, è ora di brindare
Date: Mon, 18 Apr 2016 09:29:48 +0000
From: Giancarlo Lehner >
To:  ( . . . )


Conosciuto l’esito del referendum, nunc est bibendum alla salute ed al rinsavimento dei salottieri oziosi e viziosi, degli Zagrebelsky, degli Emiliano, dei presidenti della Consulta e di quante mezze calzette dello spettacolo si sentono, per problemi loro, sempre in guerra, basta che sia contro chi lavora e soprattutto fratricida.
 
Giancarlo Lehner
———————————————————————————————————-
FINI A NAPOLI A.D.R. A DOMANDA (NON)RISPONDE MATTEO COME AMATO : IL “FURTO” BANCARIO ( NARDIELLO SUL “ROMA” ) LA CODA : REFERENDUM SI’ REFERENDUM NO  E LE FONTANE COSENTINE
FONTANE COSENTINE
per leggere tutto – dopo fine servizio e “locandine redazionali”
vedi : oltre
———————————————————————————————————-
FINE SERVIZIO
———————————————————————————————————-
“Azimut” associazione – Via P. Del Torto n. 1 – 80131 Napoli 
Telfax 081 – 7701332 Info 340 – 3492379
E.mail: an.arenella@libero.it (segreteria)-massimovuono@libero.it (ufficio stampa)
[per sostenere l’associazione-solo su su c/c  banc. intestato Arturo Stenio Vuono]
Iban IT74 YO1O 1003 4351 0000 0003 506  BIC IBSPITNA         Banco Napoli SpA Filiale Na. 35 Via Onofrio Fragnito nn. 28/52   80131 Napoli
 
———————————————————————————————–
 
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono
 
azimutassociazione@libero.it

 “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

VISITA IL SITO

Associazione Azimut – WordPress.com

https://azimutassociazione.wordpress.com/

… di meno Milano e Roma,… azimutassociazione.wordpress.com/2016/03/06/pri … …. 43,003 Visite su Wordpress a cui vanno sommati 99.660 visite ricevute sul …

Hai visitato questa pagina molte volte. Ultima visita: 15/11/15
A PRESTO !
——————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————

FacebookTwitte

FONTANE COSENTINE

La vera storia della Fontana più amata dai cosentini

Posted on Apr 16, 2016 in Curiosità

be76d1a55ee5ffb3b2dc895570c95b36_XL

La mitica “Fontana di Giugno” posizionata su Corso Mazzini è, in realtà, una fontana monumentale in ghisa, intitolata “l’été” (l’estate) e dal termine si può facilmente desumere la sua fattura francese. E si tratta di un’opera replicata in più unità e diffusa in varie piazze e comuni italiani. Solo per citarne alcune, l’identica statua che sovrasta il blocco dal quale sgorga l’acqua con le sue due fontane, si trovano allocate nel comune di Alife, in provincia di Caserta, nel comune di Matrice in provincia di Campobasso, nel comune di Magliano dei Marsi, in provincia dell’Aquila.


E nel 2001 venne pubblicato un libro ad opera di Alessandro Parisi, intitolato “L’été – ghise altomarnesi in Alife”, in cui si relaziona l’opera di restauro, apportata ad una fontana identica alla nostra “Fontana di Giugno”. E nel libro di Parisi si legge “……L’opera si inserisce nel novero delle prime produzioni seriali (in molti esemplari) dell’arte monumentale e decorativa… L’autore del nostro monumento fu Mathurin Moreau che si formò presso un’Accademia dell’Arte francese istituita a Roma. La tradizionale perizia metallurgica e lo spirito innovativo dette ai francesi il primato nel mondo dell’impiego dei metalli nell’architettura e nelle arti, fin dal 1833;

 

Furono i francesi ad estendere l’uso dei metalli e della ghisa nei settori mercatoriali dell’Arte decorativa ove nella branca della scultura ornamentale le tradizionali espressioni monumentali dei “pezzi unici” furono superate dalla nuova “produzione di serie” e dalla paternità dell’”artista-autore” si passò a quella dell’”industria-realizzatrice” tanto che nel 1863, sulla spinta della produttività imperante, venne istituita la “Unione delle Belle Arti applicate all’Industria” e nel 1881 il “Comité de la Société des Artistes Francais” di cui Mothurin Moreau fu socio fondatore. Innumerevoli produzioni figurarono nelle numerose “expositions” alle quali Val d’Osne partecipò dal 1834 al 1900 in tutto il mondo, riscuotendo notevoli riconoscimenti; in quella parigina del 1867 fu esposta anche la fontana dell’été “estate”, essenso essa rappresentata proprio nel 1867 sul più antico catalogo della Val d’Osne, mentre il suo prototipo in marmo fu esposto già nel 1855 alla “Exposition Universelle” di Parigi.

 

Duplicati dell’été di Moreau sono, oltre che ad Alife (Caserta), a Terracina (Latina), a Matrice (Campobasso) a Fornelli (Isernia) e a Cosenza e qui, come ad Alife, il giovine che sormonta la fontana, è chiamato “giugno” e ciò conforta e sostiene l’anologa denominazione nostrana. L’identificazione dell’été con un giovane sembra proporre il decimo mese del calendario repubblicano francese, primo dell’Estate, il “Messiodor “dono delle messi”, come fa appunto il nostro “giugno” e non a caso, la saggezza della tradizione popolare, incurante della cultura ufficiale, ha sempre chiamato in Alife, con questo nome il giovinetto che, ostentando rastrello e falcetto, preannuncia rassicurando, ancora un altro raccolto…”

 

Sormonta questa fontana neoclassica una bella figura di giovane efebo che rappresenta l’estate; l’agile corpo è nobilitato dalle vesti all’antica, la corta tunica sapientemente modellata in effetto “bagnato” (aderente al corpo) e la clamis (mantellina) pendente come di consueto, dalla spalla sinistra e fissata con borchia sulla destra. Egli impugna, in presa d’appoggio un falcetto, con la destra accostata al fianco, il braccio sinistro in estensione, stringe l’estremità di un altro utensile; è un rastrello, appena riconoscibile per i suoi rostri, posti a terra, “dignitosamente” nascosti tra il fogliame del voluminoso fascio di grano, deliziosamente descritto nelle sue spighe, posto all’indietro come a sostegno della figura e su cui, specie a sinistra, ricadono i lembi falcati della clamide con ampi piegoni a “cannone” e bei risvolti.

 

Tutta la magia della statuaria classica è riproposta nella scattante figura della ponderata definizione degli equilibri, delle sue masse, alla leggera “massa d’appoggio” sull’anca, a quel movimento potenziale suggerito abilmente un po’ ovunque, dalle lievi torsioni del busto sul bacino, della testa e delle agili gambe, canonicamente l’una in posizione di sostegno dell’intero corpo… nello schiacciamento plantare del bel piede; l’altra leggermente flessa instabile e pronta ad abbandonare quella stasi provvisoria che pur garantisce con la sola “presa” digitale del piede flesso sulla base appena ondulata, irrealistico terreno di lavoro, privo di zolle o sterpi di taglio. Tutto ci rimanda ad un’azione che è ormai compiuta, quella della mietitura, ma che, per assenza di connotazioni particolari, il giovine sembra non aver mai svolto.

 Il faticoso, per nulla eroico lavoro della millenaria utilità sembra immolato ad un atteggiamento di aristocratica, inaccessibile fierezza assai lontana dall’umile pratica dei campi e degli attributi, il falcetto, il rastrello e le spighe di grano, altro non sono che convenzione, sostegno e decoro della posa araldica e principesca: la destra al fianco, sull’agreste strumento – come sull’elsa del più ageminato stiletto -; la sinistra, su di un’asta inverosimilmente accorciata, quasi atto imperioso sullo scettro del comando… Nell’été in “lavoro” sono la gamba destra (perché caricata del peso del corpo) e il braccio sinistro (disteso in avanti, nella presa sul rastrello); in “riposo” sono la gamba sinistra flessa (preannuncia, ma non compie il movimento) e il braccio destro (appoggiato al fianco) chiasmo ad “X”.

 

Fonte: “Calabria Ora” – edizione del 28 aprile 2012 a cura di Gianfranco Bonofiglio

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...