LETTERA APERTA AL CAPO DELLO STATO – EGREGIO PRESIDENTE MATTARELLA SE LA TENGA BEN STRETTA LA SUA “ITALIA LIBERATA” DELLA (SENZADEMOS)CRAZIA – DEL POTERE SENZA POPOLO


LETTERA APERTA AL CAPO DELLO STATO – EGREGIO PRESIDENTE MATTARELLA SE LA TENGA BEN STRETTA  LA SUA “ITALIA LIBERATA” DELLA (SENZADEMOS)CRAZIA – DEL POTERE SENZA POPOLO

LETTERA APERTA AL CAPO DELLO STATO – EGREGIO PRESIDENTE MATTARELLA SE LA TENGA BEN STRETTA  LA SUA “ITALIA LIBERATA” DELLA (SENZADEMOS)CRAZIA – DEL POTERE SENZA POPOLO [ “AZ.” : 28.04.’16 ]

 
 
 [ “AZ.”-NEWS” : 28 APRILE 2016 ]

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  • 25 aprile, a Milano contestata la brigata ebraica. Mattarella: ‘Sempre tempo di Resistenza
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Momenti di tensione si sono verificati a Milano al passaggio della Brigata ebraica all’interno del corteo del 25 aprile in piazza San Babila, abituale luogo di ritrovo di associazione per la liberazione della Palestina. Al grido di ‘fascisti’ e ‘fuori i sionisti dal corteo’ il corteo sta faticosamente passando tra reciproci insulti. Un centinaio di manifestanti appartenenti ad aree antisioniste e a movimenti per la liberazione della Palestina hanno aspramente manifestato prima contro il gruppo che si trovava sotto le bandiere della Brigata Ebraica e poi contro il passaggio dello spezzone del Partito Democratico. Al grido di ‘sionisti’ e di ‘venduti’ da una parte e dall’altra di ‘studiate la storia’ e canzoni partigiane intonate a gran voce, i più facinorosi si sono confrontati anche con qualche momento di forte tensione ma senza nessun contatto, al momento, per il muro operato da un folto schieramento di forze dell’ordine.

Stamani, come tradizione, a Roma, il presidente della Repubblica Mattarella, insieme con il presidente del Senato Grasso e il presidente del Consiglio, Renzi, ha deposto una corona d’alloro all’Altare della Patria. Dopo la deposizione della corona, Mattarella ha passato in rassegna il picchetto d’onore delle Forze Armate, schierato ai piedi dell’Altare della Patria.

Poi Mattarella è volato a Varallo Sesia, in provincia di Vercelli, tra le prime zone liberate dal nazifascismo nel giugno del 1944. “E’ sempre tempo di Resistenza – ha detto nel suo discorso –  E’ tempo di Resistenza perché guerre e violenze crudeli si manifestano ai confini d’Europa, in Mediterraneo, in Medio Oriente. E, ovunque sia tempo di martirio, di tirannia, di tragedie umanitarie che accompagnano i conflitti, lì vanno affermati i valori della Resistenza. Non ci può essere pace soltanto per alcuni – ha proseguito – e miseria, fame, guerre, per altri: queste travolgerebbero anche la pace di chi pensa di averla conseguita per sempre. Settant’anni di pace ci sono stati consegnati dai nostri padri – dice -. A noi spetta il compito di continuare, di allargare il sentiero della concordia dentro l’Unione Europea e ovunque l’Europa può far sentire la sua voce e sviluppare la sua iniziativa”.

Intanto proprio a Roma le celebrazioni sfociano in polemica con la Brigata Ebraica che ha annunciato di non partecipare al corteo, accusando l’Anpi di sfilare con “centri sociali anti-Israele”.  


A Milano si sono verificati attimi di nervosismo durante una cerimonia dell’Anpi in via Palmieri, durante una delle prime iniziative ufficiali di commemorazione del 25 Aprile. Nella via, dove si trova anche la sede cittadina di Forza Nuova, alcuni militanti di estrema destra avrebbero lanciato insulti nei confronti dei partecipanti. Le forze dell’ordine controllano la situazione e al momento non si registrano particolari tensioni. In via Palmieri, nel popolare quartiere Stadera già centro di tensioni per il racket dell’abusivismo e di degrado sociale, si trovano due lapidi dedicate a vittime del fascismo. In passato erano state anche asportate da ignoti suscitando lo sdegno delle forze antifasciste. All’inizio di aprile gli attivisti di estrema destra avevano dal canto loro denunciato un tentativo di intrusione nella loro sede.

A Torino, scritte contro lo sgombero dei rom e la A di anarchia cerchiata in rosso, sono comparse sul monumento ai partigiani della Barca, dove ogni 25 aprile i partigiani della zona nord di Torino si ritrovano per celebrare la Liberazione. “Solidali con i Rom sgomberati”, “ieri Rom ed oggi immigrati” le scritte che imbrattano il monumento su cui sono incisi i nomi dei caduti della zona di Torino.


Duro l’attacco di Salvini che su Facebook dice: “Renzi, Boldrini e Mattarella in piazza per il 25 aprile. Ipocriti. Sfruttando il sacrificio di chi diede la vita per cacciare dall’Italia l’occupante straniero nel nome della Libertà, oggi sono complici e finanziatori di una nuova e violenta occupazione straniera, servi di una Unione Europea che ci sta rubando lavoro, diritti, sicurezza e speranza nel futuro”. 

A Venezia, il Patriarca ricorda San Marco, patrono della città. Il Vangelo, a cominciare da quello di San Marco, invita ad “uno sforzo” che “non è solo impegno teologico” ma anche una spinta ad “includere tutti, non escludere nessuno, evitando ogni scarto e cercando di superare ogni barriera e muro”. Lo ha detto il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia nell’omelia per la messa solenne in Basilica in occasione della festa di San Marco, patrono della città, che coincide con il 25 aprile giorno della liberazione. Il 

“Nel giorno del Santo Patrono di Venezia e della nostra regione – ha detto il governatore Luca Zaia – rivolgo il mio auguro a tutti i veneti nella speranza che, nel nome di San Marco Evangelista e della Serenissima, la nostra regione possa ritrovare presto la strada per lo sviluppo, il lavoro e il benessere coniugati con la sicurezza sociale e l’attenzione incessante ai più deboli”.

LETTERA APERTA AL CAPO DELLO STATO – EGREGIO PRESIDENTE MATTARELLA SE LA TENGA BEN STRETTA LA SUA “ITALIA LIBERATA” DELLA (SENZADEMOS) CRAZIA – DEL POTERE SENZA POPOLO

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MEMENTO

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MEMENTO
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Antonio Licenziato e Raffaele Basile hanno condiviso la foto di Vecchie Maniere.
foto di Vecchie Maniere.
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MEMENTO
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IN COPERTINA
Risultati immagini per partigiani e repubblichini
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LETTERA APERTA AL CAPO DELLO STATO – EGREGIO PRESIDENTE MATTARELLA…..CHE LEGGA IL NOSTRO EDITORIALE APRILE 2015…..
forbidden
IL POST DEL PRESIDENTE
 
 
PER LEGGERE TUTTO – VEDI : SOTTO
  • …..forbidden, prohibited: vietato dalla legge prohibited by law, forbidden by law; è vietato scrivere sui libri it is forbidden to mark books with pencil or ink…..
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L’ITALIA LIBERATA

OGNI VENTICINQUE APRILE, GIA’ DA GIOVINETTO, SONO UN RAGAZZO CLASSE ’43, FORSE PERCHE’ FIGLIO DELLA GUERRA E FIGLIO DELLA LUPA – SEPPURE PER SOLO VENTIDUE GIORNI -, PRIMA DI DIVENIRE FIGLIO DI NESSUNO; FORSE PER CONTAMINAZIONE O FORSE PER ISTINTO, NON SAPREI, MAI MI SPELLAI LE MANI ED ESERCITAI IL BATTIMANI PER LA COSIDDETTA “ITALIA LIBERATA” [ SIC ]. IN TEMA – E PER QUANTO COLLEGATO – MOLTO ABBIAMO SCRITTO E DOCUMENTATO. NULL’ALTRO DOBBIAMO AGGIUNGERE. 
Quest’anno si enfatizzano i settanta anni di pace e la cacciata del “nazifascismo”, la liberazione dagli “oppressori” e la repubblica viva e vegeta. Almeno, lor signori, così si auto celebrano. Per intanto, ormai da vecchio, dico chiaro e tondo, che ignorerò il balbettio, in uno con il solito reiterare dell’arcinota vulgata,  da parte gli occupanti – abusivi delle massime istituzioni, ad iniziare dal capo dello Stato. e così via, che – dopo avere tanto pazientato – non riesco più a giustificare.Oggi, la mia è una forte insofferenza che, nonostante ogni buona volontà, è andata sempre più crescendo; a partire dai verdi anni, da studente e fatto più grandicello – seppure non ancora maggiorenne -, consideravo che non ci potesse essere festa nel giorno in cui ricorreva il concludersi d’una sanguinosa guerra civile, tra fratelli d’una stessa terra, l’inizio del regime a sovranità limitata per la nazione e per un paese del discrimine. Spiace non potermi allineare ai gendarmi della memoria, manifestando liberamente il mio pensiero – ch’è garantito dalla nostra costituzione, che ho sempre rispettato – anche se negato quello di riformarla alle nuove generazioni – , resto della convinzione, in rapporto a quel ch’era stata l’Italia del << prima >>, di un ventennio di progresso, modernizzatore e di alta socialità, con profonda aspirazione alla pace giusta; tant’è che, via via, venendosi a smantellare l’ossatura, siamo al ritorno dell’Italietta che fu. L’avvenuta e forzosa interruzione del perfetto quadro liberaldemocratico, è da attribuirsi alle opposizioni eversive che scelsero l’impotenza dell’Aventino e bene avrebbero fatto, invece, a percorrere la linea del Gramsci a non negarsi il parlamento.Quanto ai nei, in ambito del fascismo, circa l’introdotta normativa razziale, conseguenza delle sanzioni – con la sola solidarietà germanica – e d’una concessa e simbolica linea di politica estera, le leggi però rimasero disapplicate e gli appartenenti al popolo ebraico –  prima e dopo l’armistizio e le vicende che ne seguirono – potettero sempre giovarsi dello schermo protettore di Mussolini; per l’entrata nel secondo conflitto, dato che il duce propendeva per il neutralismo attivo e riteneva prioritaria la completa realizzazione dell’Eur ( Esposizione Universale di Roma ) entro il 1942, le sue riluttanze furono superate dalle assicurazioni dei circoli che si collegavano ai due opposti fronti : primo, che l’America non sarebbe intervenuta; secondo : che la Gran Bretagna e la Francia ritenevano già scontato il risultato favorevole alla Germania per effetto della guerra lampo; terzo, che le democrazie occidentali contavano sulla presenza al tavolo della pace dell’Italia – così com’era stato già per la conferenza di Monaco – quale contrappeso e per funzioni di mediazione ed equilibrio; quarto : che la Germania non avrebbe aperto un secondo fronte d’invasione della Russia sovietica; quinto : che non si trattasse di strategie menzognere ma di veri impegni. Quanto alla Repubblica Sociale Italiana, con buona pace dei detrattori e di coloro che si esercitano nel dispregiativo della Rsi di Salò, fu uno Stato che si interpose fra due eserciti che, in mancanza, avrebbero dispiegato alla massima potenza – con conseguenza ancora più gravi – lo scontro tra armate di occupazione e in tutta l’Italia come immenso campo di battaglia; salvò il salvabile, e impedì che la guerra civile scoppiasse anche al sud. La resistenza, checchè se ne dica, non acquisì mai un consenso popolare e fu egemonizzata dalle formazioni rosse che operavano per imporre una dittatura comunista. I celebrati alleati – i liberatori – in verità costituivano, al contrario, truppe di occupazione e in tal guisa, dopo le precedenti devastazioni e i crimini in danno delle popolazioni civili, non solo al suono dei confetti da fortezze volanti,  s’imposero e si comportarono; la lotta avverso il “nazifascismo” , con la quale e per la quale si giustificò e si giustifica tutto, merita almeno una postilla : una << dottrina nazifascista >> non è mai esistita, non ha costrutto e non ha mai avuto una dignità storica; e come dire che l’alleanza militare tra angloamericani e sovietici, i cui interessi coincidevano, come coincidevano e coincidono le coordinate dell’anonimo capitalismo finanziario e del collettivismo, fosse pure il frutto d’una << ideologia capitalcomunista >>. La verità è che, con il fascismo o senza, la guerra sarebbe stata ugualmente contro gli interessi dell’Italia. Tutto ciò detto, qualche più che autorevole conferma di quanto siano idiozie le “verità” che – a tutt’oggi – resistono nel nostro sistema di potere; e ne scegliamo una, per alto magistero e per tradizionale prudenza, e saggezza, millenarie della Chiesa, volendo ricordare – come di recente – Bergoglio Papa Francesco, nel denunciare il genocidio degli armeni, ha ricordato – parimenti – quelli del nazismo ( n.d.r. non nazifascismo ) e dello stalinismo, e – dunque – nessuno da addebitarsi alla responsabilità del fascismo; e che, scontato che l’Italia sia ormai oggetto e non più soggetto della politica internazionale, facile per chi ci governa celebrare un settantennio di pace, nel mentre il Pontefice ha affermato, in chiare lettere, ch’è in corso “una terza guerra mondiale a pezzi”. Per concludere, molto ancora avrei da scrivere, ma dove sta scritto che c’è obbligo di frequenza delle parrocchie della religione antifascista. Compreso ?
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[ TRATTO DAL “SECOLO d’ITALIA” ]
25 Aprile, una festa ormai stanca: conviene abolirla. Per 3 motivi, eccoli

25 Aprile, una festa ormai stanca: conviene abolirla. Per 3 motivi, eccoli

lunedì 25 aprile 2016 

Il 25 Aprile è ormai il rito stanco di una Repubblica in liquidazione. In liquidazione per le bislacche riforme di Renzi. In liquidazione perché incapace di difendere la sovranità popolare dall’invadenza di poteri extranazionali ed extrastuali. In liquidazione perché la politica pare irrimediabilmente delegittimata agli occhi dei cittadini. In liquidazione perché la solenne proclamazione  dell’articolo 1 della Carta (“l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”) è clamorosamente smentita dalla realtà di un Paese sempre più miserabile, dove l’ascensore sociale è bloccato da tempo e dove il lavoro è mortificato da leggi farlocche come il Jobs Act.

Che cosa c’è allora da festeggiare il 25 Aprile? Gli italiani hanno smesso di chiederselo da tempo. Tant’è che la maggioranza della gente, in questo 25 Aprile 2016, ha pensato perlopiù alle previsioni meteo per il lungo week end che dura fino al lunedì,  fuggendo dall’alluvione di retorica propria di questa giornata.

Conviene proprio abolirla come festa, derubricandola a semplice ricorrenza. I motivi sono 3. Proviamo a elencarli.

1) Sono sempre in meno a credere in questa festa

A credere in questa festa è una minoranza sempre più ristretta: quella dei vecchi e stanchi militanti della sinistra che non rinunciano al tradizionale corteo con la banda che intona “Bella Ciao” o quella dei giovani “antagonisti” desiderosi di andare in piazza solo per fischiare e insultare qualche notabile con la coccarda.

2) Il 25 Aprile ricorda a tutti il fallimento del sistema politico italiano

Il 25 Aprile ricorda oggi, implicitamente, a tutti il fallimento dellaRepubblica “nata dalla Resistenza“, il fallimento dei suoi processi di inclusione sociale, incapaci di reggere oggi agli tsunami della globalizzazione, il fallimento, soprattutto, della pretesa di affermare un’identità ideologica spacciandola per condivisa identità nazionale. Tale tentativo non è mai arrivato al cuore di un Paese cronicamente frammentato come l’Italia. Il Paese non è mai realmente guarito dalla sindrome della guerra civile, una sindrome che s’è manifestata, in questi 71 anni, nelle forme più diverse: non solo in quella fascismo-antifascismo o in quella comunismo-anticomunismo, ma anche in quella confessionalismo-laicismo, in quella tra questione settentrionale e questione meridionale, fino alle recenti contrapposizioni tra politica e antipolitica, tra nuove e vecchie generazioni, tra rottamatori e “vecchia guardia”. Tutto, in Italia, è lotta all’ultimo sangue e ogni cambiamento di classe dirigente si traveste sempre da passaggio di “regime”.

3) E’ lo specchio della divisione italiana

Il 25 Aprile è sempre stato (e rimane)  lo specchio di una endemica divisione. Ieri, quando il “patto repubblicano” tra i maggiori partiti (Pci e Dc) era forte, l’unità era di pura facciata. E non solo perché una parte dell’Italia, quella degli sconfitti della guerra civile 1943-1945, era discriminata politicamente e  non s’è mai riconosciuta nei “valori della Resistenza”, ma anche perché il mito della “guerra di Liberazione” s’è risolto essenzialmente in uno strumento di pressione politico-ideologica da parte della sinistra.  Oggi, che gli italiani non credono più in nulla che abbia il sapore della politica,  il 25 Aprile certifica un vuoto di valori e di coesione, dove la “ragione sociale” dei partiti appare evanescente o artificiosa, a sinistra come a destra, e dove il consenso politico è sempre precario e volatile. E la nemesi che colpisce i valori repubblicani è rappresentata, per bizzarro caso della storia, proprio dal leader del partito che dovrebbe raccogliere l’eredità della Prima repubblica: quel Matteo Renzi che chiede in ottobre il “plebiscito” sulla sua persona dopo aver varato una pasticciata riforma costituzionale con un maggioranza in perenne crisi di nervi.

Esercizio di retorica davanti a un’Italia stanca, indifferente, livida

C’è stato un momento, vent’anni fa, in cui si parlò di “memoria condivisa” e di riconoscimento  delle “ragioni dei vinti“. Ci furono il discorso di Violante e le lacrime di commozione del “ragazzo di Salò” Mirko Tremaglia. E per qualche tempo ci siamo illusi che si potesse ritrovare una storia comune e, insieme, riformare la Repubblica.

Ma è stata un breve stagione. La sinistra s’è rinserrata presto nei suoi fortilizi è ha agitato lo spettro dell’ “Ur-fascismo” (così lo chiamò Umberto Eco) contro il centrodestra al governo per gran parte del primo decennio del 2000. E il centrodestra, da parte sua, non ha saputo cogliere l’occasione propizia per riformare in profondità istituzioni e società, non riuscendo a legittimare, nella prassi e nella cultura, una Nuova Repubblica.

E così oggi, 25 Aprile 2016, assisteremo al solito esercizio di retorica davanti a un’Italia stanca, indifferente, livida. A chi e a che cosa serve più questa “festa”?

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LETTERA APERTA AL CAPO DELLO STATO – EGREGIO PRESIDENTE MATTARELLA SE LA TENGA BEN STRETTA  LA SUA “ITALIA LIBERATA” DELLA (SENZADEMOS)CRAZIA – DEL POTERE SENZA POPOLO [ “AZ.” : 28.04.’16 ]
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Una sola Repubblica…

foto di Vincenzo Mannello.
i
Commenti
Arturo Stenio Vuono
Arturo Stenio Vuono LA PRIMA LA VERA E L’UNICA CHE LA NOSTRA ATTUALE HA TANTO TENTATO INUTILMENTE DI IMITARE sitohttps://azimutassociazione.wordpress.com
Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut
AZIMUTASSOCIAZIONE.WORDPRESS.COM
 
 
Noi vogliamo difendere, con le unghie e coi denti, la valle del Po (grida: «Sì!»); noi vogliamo che la valle del Po resti repubblicana in attesa che tutta l’Italia sia repubblicana. (Grida entusiastiche: «Si! Tutta!»)
[ dal discorso di Mussolini – dicembre 1944 al Teatro Lirico di Milano ]
MEMENTO
 

Il discorso di Mussolini al “Lirico” di Milano | Temi di storia

temidistoria.altervista.org/il-discorsodimussolinialliricodimilano/

12 gen 2015 – Mussolini parla al “Lirico”; a sinistra Barracu e Pavolini Il 16 dicembre 1944, … Il discorso del Lirico, in realtà l’ultimo colpo di coda di unMussolini stanco, … 2). Proponiamo qui il testo integrale del lungo discorso di Mussolini.

 
I VIDEO 
 

Benito Mussolini – Milano: Discorso del 16 Dicembre 1944 …

06 ago 2012 – Caricato da TEMPOLESSMUSIC

Benito Mussolini – Roma: Discorso del 9 Maggio 1936 (ConTesto) – Duration: 10: 45. TEMPOLESSMUSIC …

Ultimo discorso pubblico del Duce Benito Mussolini al …

09 apr 2013 – Caricato da VOCEDITALIA

Ultimo discorso pubblico del Duce Benito Mussolini alla Guardia nazionale repubblicana al Teatro ..

 

L’ultima intervista a Benito Mussolini – Libero

digilander.libero.it/storiafascismo/Documenti/ultima_intervista.htm

Volevo offrire al Duce l’intera collezione, insieme coi prospetti e i grafici della tiratura, che da 18.000 copie vendute nel primo anno di vita era ora asceso a …

Mancanti: gabella ‎azimut
 . . . )
( . . . )
( . . . )

l’ULTIMA INTERVISTA rilasciata al giornalista Paul Gentizon Dopo una lungo storia dell’epopea mussolinana, così il grande giornalista svizzero conclude: “Vin…
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Aderirono alla R.S.I. – YouTube

27 ago 2012 – Caricato da NERO ITALICO

il 25 febbraio del 1945 nei camerini del Teatro della Pergola venne … GUARDA E DIFFONDI TUTTI I …

Inno della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945) – YouTube

31 mag 2011 – Caricato da InniNazionali

Inno della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945) …. renzi è un pirla come tutti quelli che lo …

Sempre per amor di VERITÁ la concluderei così.
E pure quest’anno è finita sta pagliacciata.

foto di Emmanuela Florino.
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