DELLA BREXIT E L’ITALIA ARTICOLI DI ABBAMONTE BRIGUGLIO LIGNOLA LA STORIA E ALTRE NEWS


DELLA BREXIT E L’ITALIA ARTICOLI DI  ABBAMONTE BRIGUGLIO LIGNOLA LA STORIA E ALTRE NEWS

 
DELLA BREXIT E L’ITALIA ARTICOLI DI  ABBAMONTE BRIGUGLIO LIGNOLA LA STORIA E ALTRE NEWS [  “AZ.” – 7 LUGLIO 2016 ]
 
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 
 
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IN COPERTINA

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Giovanni Gentile ha condiviso il post di Identità Tradizionale.

Sergio è sempre PRESENTE nei nostri cuori !

Oggi sarebbe stato il tuo compleanno Sergio, oggi saresti diverso da come ti conosciamo tutti. Avresti qualche anno in più, un’espressione da uomo e guarderesti al passato come fa uno che ha vissuto gli anni duri in cui fare politica e avere fede in un’idea poteva significare morire.
La realtà è diversa purtroppo, perchè tu non hai avuto la possibilità di cambiare espressione e diventare uomo, di guardare il tuo passato e raccontare gli anni di piombo.
Il tuo sguardo si è fermato a 18 anni e rimarrà quello di un giovane che pur di rimanere fedele alle sue idee ha pagato con la vita.
Allora, quei maledetti istanti, prima, la lunga agonia dopo e infine l’ultimo respiro, trasformano un ragazzo in un eroe, una bandiera, un esempio.
Il minimo che possiamo offrire per onorare il tuo sacrificio è il ricordo, giovane eroe. Il tuo sorriso è impresso nelle menti di ognuno di noi, ogni giorno, nella nostra militanza quotidiana.
La tua giovinezza anima il nostro cuore.
Sergio noi ci siamo a oltre 40 anni di distanza per te e per tutti gli altri caduti, perchè i vigliacchi non hanno vinto e la nostra militanza vuole essere anche un riconoscimento perenne, a chi come te ha saputo sacrificare tutto lasciandoci l’esempio.

Tanti auguri Sergio, oggi è il tuo compleanno e non importa quanti anni sarebbero stati, ma importa per quanti anni saremo degni di onorare il tuo nome.

https://www.youtube.com/watch?v=FMOvvmJcnFg

dedicato a Sergio, perchè tutti sappiano ciò che è successo e perchè non si ripeta più
YOUTUBE.COM
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LA SESTINA DEGLI AFFLITTI E SCONSOLATI – CHE CON IL FUNAMBOLO FIORENTINO FANNO SETTE – “INDIGNATI” E “ARRABBIATI” PER LA BREXIT…..
Risultati immagini per napolitano monti e prodiRisultati immagini per savianoRisultati immagini per junker e schultz
IL PIANTO DEI TRE ITALIBANI PIU’ IL SAVIANO CHE FANNO VENTRILOQUO DELL’AMBIGUO LUSSENBURGHESE E DEL TEDESCO ANTIBERLUSCA…..
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Compagnia Dell’ Anello – La Ballata del Nero – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=zJYLPrNEJJg

30 set 2011 – Caricato da Lotta Studentesca

Democrazia, democrazia è cosa vostra, non è mia! E pure tu, signor commissario , che ti fanno fare …

Democrazia Democrazia e cosa vostra non e mia – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=PMQn_wfwtwA
28 apr 2016 – Caricato da Giovanni di noto

Democrazia Democrazia e cosa vostra non e mia. … Cosa è lo Stato per la Mosler Economics …

“Democrazia democrazia è cosa vostra non è mia!” – La Compagnia …

https://forum.termometropolitico.it/82609-democraziademocraziaecosavostranon-…

Discussione: “Democrazia democrazia è cosa vostra non è mia! …. Il codice [IMG] è Attivato; Il codice [VIDEO] è Attivato; Il codice HTML è Disattivato; Trackbacks

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DELL’EUROPA E ALTRO / 1 ( tratto dal “Roma” )
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Brexit: schiamazzi e barzellette

Opinionista: 

Pietro Lignola

La vittoria della Brexit al referendum inglese incautamente indetto da Cameron è la più gradevole fra le notizie comparse sui media in questi ultimi anni. Si tratta, infatti, di una cattiva notizia per l’Unione Europea, creatura delle banche, vero e proprio Moloch che sta distruggendo l’Europa vera, quella dei popoli e delle nazioni. I miei amici lettori sanno, poiché l’ho scritto poche settimane addietro, che per me l’Europa è quella che fu di Cesare Augusto, di Carlo Magno, di Carlo V: un impero, nel quale le identità e le autonomie dei popoli erano rispettate. Si tratta di una brutta notizia per le banche e per le altre multinazionali, entità riconducibili agli attuali padroni di un mondo che essi vogliono popolato soltanto da schiavi. Si tratta evidentemente, allora, di una buona notizia. Fra le persone coinvolte nella sconfitta, l’unica la cui sorte mi addolora è la povera Jo Cox, vittima il cui sacrificio offerto al Moloch è stato inutile, come lo fu tredici anni fa quello di Anna Lindh. Non mi dispiace per Giorgio Napolitano. “Avevo molto confidato nella possibilità che prevalesse la scelta di restare nell’Unione Europea” e “mi ero convinto che la grande massa degli elettori laburisti, anche per lo choc dell’uccisione” di Jo Cox, avrebbero votato “massicciamente per la permanenza” ha detto il presidente emerito (di molto merito, per dirla con il Giusti e senza offesa a Talleyrand), intervistato dal Corriere della Sera. In mancanza di carri armati sovietici, come quelli cui plaudì sessant’anni fa, dovrà rassegnarsi. Non può, infatti, imporre al resto del mondo il principio veracemenete democratico da lui enunciato e applicato, secondo cui il popolo non deve impicciarsi nelle cose serie. Non mi dispiace per l’ambiguo presidente lussemburghese della Commissione, né per il tedesco antiberlusconiano presidente dell’Assemblea, entrambi spocchiosi profeti di sciagure. Non mi dispiace per Mario Monti e Romano Prodi, anch’essi in lutto, dopo essersi giovati il primo dei “democratici” giochini di palazzo e il secondo della somma (e ai suoi tempi chiacchierata) poltrona europea. Non mi dispiace per Roberto Saviano, che getta la maschera di democratico e ricorda come il popolo inneggiasse a Hitler e Mussolini: vorrebbe essere lui il saggio che, come Gramsci auspicava facesse il partito, insegna al popolo cosa sia bene e cosa bisogna volere. Non mi dispiace per i mussulmani, che hanno votato in blocco per il “remain”: bella scoperta, giacché l’Eurabia da circa trent’anni lavora per favorire l’invasione ostinatamente (e, per fortuna, vanamente) da loro tentata negli ultimi millequattrocento anni. È una goduria sapere che i giocattoli del potere mondiale possono rompersi: il primo di questi giocattoli a perdere pezzi è l’Unione Europea. La rinunzia a entrarvi di Svizzera e Islanda poteva anche passare inosservata, la Brexit no. I giocattoli, però, sono tanti e tutti sporchi e inutili, come quelli regalati ai bambini per giovare all’industria che li produce, ammonticchiati in enormi contenitori e destinati ad arricchire la raccolta di rifiuti solidi urbani. Il primo, più grosso e dannoso è l’Onu, che dovrebbe mantenere la pace del mondo e ogni tanto promuove una guerra, intiitolandola “missione di pace”: si sa, ciò che conta sono le parole. I romani, in verità, dicevano “Si vis pacem, para bellum”, principio sempre valido; non hanno mai aggiunto “fac bellum”, forse perché l’industria bellica non era sviluppata e potente come ai giorni nostri. Il secondo è la Nato, che rispondeva, al tempo della guerra fredda, al criterio degli antichi romani; oggi è un relitto del millennio passato, utile soltanto per gettare il denaro dei contribuenti in inutili “missioni di pace” e a sostenere l’imperialismo di Obama ed Erdogan. Il terzo, va sans dire, è l’Unione Europea: non soltanto perché ci costa troppo sia in termini di libertà sia in danaro, non soltanto perché è un comodo rifugio per i rifiuti della cosca politica, non soltanto perché vogliamo continuare a mangiare le vongole e i cetriolini senza dover usare una riga millimetrata, ma anche e soprattutto perché vogliamo conservare la nostra storia, la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra tradizione. Provate a immaginare quale taglio alle tasse consentirebbe l’uscita da queste tre inutili istituzioni internazionali e da tutte le altre che esse hanno partorito negli anni, dalla FAO che sazia soltanto i suoi funzionari all’Erasmus che rende i giovani europeisti a fine di vacanza. Concludo, visto che ci troviamo a parlare dei giovani, delle due brillanti proposte dei nostri europeisti incazzati: togliere il voto agli anziani e far rivotare gli inglesi. La prima è squisitamente moderna: tutte le civiltà hanno sempre privilegiato l’opinione degli anziani, riconoscendo loro almeno qualche traccia di saggezza lasciata in loro dall’esperienza di una vita. Ora gli anziani, certo, non sono più saggi come una volta, poiché amano imitare i giovani senza “ammesurarse ‘a palla”. Chi, tuttavia, cercasse qualche artista, artigiano o, in generale, persona capace di operare qualcosa, farebbe meglio a cercare fra i sessantenni, i settantenni e via dicendo (magari fra i centenari). In ogni modo, poiché l’Europa deve progredire verso il baratro, in attesa della sharia, sembra ragionevole limitare il voto ai cittadini fra i quattordici e i ventun’anni: come dire, ‘a pazzièlla ‘mmano ê criature. La seconda mi sembra adatta a rifondare su nuove basi la malandata democrazia: o non si vota per niente (in Italia la costituzione più bella del mondo non consente il referendum in materia di trattati e Napolitano ha fatto il resto in materia di governi) o si vota fin quando l’elettorato non si decide a votare come gli suggerisce chi comanda. Toglietemi una curiosità: vi meraviglia che nel social network i cittadini adoperino come barzellette le parole degli operatori politici e culturali ligi al sistema?

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LA STORIA

FASCISMO: IL MIRACOLO ECONOMICO – YouTube

27 ago 2012 – Caricato da NERO ITALICO

Non furono considerazioni morali a dettare le sanzioni e la guerra che arrivò …. Guarda e condividi il …

 

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DELL’EUROPA E ALTRO / 2 ( tratto dal “Roma” )
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Senza l’Ue, si torna indietro di settant’anni

Opinionista: 

Orazio Abbamonte

Che il mondo stia attraversando una fase per molti versi regressiva, è constatazione. L’ampia diffusione d’istanze politiche nazionaliste e populiste è trasversalmente presente da oriente ad occidente, con esponenti politici che, che, da Putin a Trump, l’interpretano declinandola secondo i rispettivi mondi culturali, uniformemente però ispirandosi a concetti forti ed escludenti, come territorio, confini, identità, orgoglio, e così via. Le concorrenti cause della duratura crisi economica e dei fenomeni migratori costituiscono certamente l’alimento principale per lo sviluppo d’egoismi individuali e chiusure nazionali, e fanno certamente presa su sentimenti profondi, sempre presenti in ogni individuo e collettività organizzata: la quale, proprio per essere organizzata, tende a difendere i propri meccanismi d’interazione e quindi ad escludere tutto ciò che in essi non trovi agevolmente posto. Ciò non toglie che l’attuale momento storico è appunto regressivo: perché riporta indietro nel tempo, tende a distruggere tutte quelle forme istituzionali, pensate, nate e sviluppatesi per tentar di superare le barriere politiche dei singoli Stati, da sempre tra le prime ragioni di scontri e tensioni che di frequente hanno condotto – ed il Novecento ne è principale testimonianza – a scontri bellici ed ideologie disastrosi. Il voto della conservatrice Inghilterra è certamente da ascriversi a questi concetti, arricchiti da almeno due elementi propri del Regno Unito. Da una parte, il sentimento isolazionistico ha da sempre caratterizzato la storia anglosassone ed ha anche prodotto le caratteristiche riserve con le quali la Gran Bretagna ha dato la propria adesione all’Unione Europea. Dall’altro, quest’ultima, l’Ue – tipica aggregazione di lobbies incapaci di vincere i propri particolarismi in sintesi superiori – non è mai stata in grado di farsi apprezzare, né per efficienza, né per intelligenza delle cose, né per attitudine a produrre integrazione. A ciò s’aggiunga la miope quanto infantile strategia che i Governi nazionali hanno sempre attuato con lo scaricare tensioni ed impopolarità sulle istituzioni europee, sistematicamente accusate d’essere la causa dei provvedimenti poco graditi agli elettorati, in modo da deresponsabilizzare loro stessi. Sta di fatto che, nonostante ogni difetto, l’ambiente comunitario ha costituito un luogo di confronto istituzionalizzato, capace di creare regole e forme di contatto tra gli interessi nazionali, superando conflitti che altrimenti probabilmente avrebbero determinato tensioni tra le nazioni i cui esiti sarebbero stati certamente più dolorosi. E l’uscita dell’Inghilterra potrà produrre conseguenze anche molto più gravi, se l’Isola dovesse riuscire a trarre benefici dalla propria completa autonomia, attraendo ad esempio, come del resto sempre ha fatto, risorse cospicue nelle casse delle sue non esattamente cristalline istituzioni bancarie. Perché in quel caso sarebbe davvero difficile far comprendere ad altri Stati l’utilità di restare in Europa (e sarebbe assai facile illudere gli elettorati), in un’istituzione che per la propria farragine non riesce a dare prova visibile di quanto di buono fa e di quanto, soprattutto, molto di più potrebbe fare, sol che si scrollasse di dosso l’assetto burocratico-elitario ed avvertisse meglio i contenuti squisitamente politici della sua azione. Ma se l’Ue fallisse, porterebbe dietro di sé il crollo di ogni nobile più elevato fine cosmopolitico, di qualsiasi aspirazione al superamento dei più immediati egoismi territoriali e ne resterebbero accentuate le istanze antisolidaristiche. Mi rendo ben conto che proprio l’Ue non è stata in grado d’alimentare percorsi virtuosi e la prepotenza di taluni suoi membri ha sviluppato sentimenti d’ostilità radicale nei suoi confronti; ma la sua dissoluzione non costituirebbe un passo in avanti, bensì significherebbe un ritorno indietro di settant’anni, con effetti difficilmente salutari nella dimensione mondiale dei problemi attuali.

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LA STORIA

Mussolini previde questi tempi – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=nP9RafTKFBk

26 ago 2012 – Caricato da NERO ITALICO

Mussolini si confessa, di Georg Zachariae, pag.192 GUARDA E DIFFONDI TUTTI I VIDEO … Mussolini …

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DELL’EUROPA E ALTRO / 3 ( tratto dal “Secolo d’Italia” )
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L’analisi – Dopo-Brexit: centrodestra tra revisione dei Trattati e uscita dalla Ue

L’analisi – Dopo-Brexit: centrodestra tra revisione dei Trattati e uscita dalla Ue

martedì 28 giugno 2016

A Eton– la scuola aristocratica che ha formato Cameron e Johnson – non si insegnano cose che le élite di governo possono imparare solo sui marciapiedi della politica. Profondamente vissuta. Il miracolo all’incontrario di cui la “destra” inglese – considerata in senso molto molto lato – è responsabile, si spiega così. Se poi ai due conservatori aggiungete Mr Farage, avete il trio al completo on the right dei responsabili del più grande disastro politico della storia europea recente. Purtuttavia, il popolo della Gran Bretagna ha votato e il verdetto va rispettato. Poco peseranno ripensamenti, tentativi di tornare indietro, o le lacrime autentiche, come quelle degli elettori più giovani,  o di coccodrillo, come di coloro a cui è piaciuto giocare alla roulette russa, convinti che il colpo alla tempia del Leave non sarebbe mai uscito. Che poi il Labour non rida, non è di conforto e non riequilibra gli errori del primo ministro conservatore. Il leader laburista Corbyn adesso rischia di essere sfiduciato dai suoi per l’ambiguità con cui ha “condotto” la campagna pro Remain; francamente meraviglia tanto cinismo british miscelato a un furbismo che credevamo tipicamente italico e che, invece, ha grandi interpreti oltre la Manica. Meglio la coerenza di Cameron – il quale lasciando il numero 10 di Downing Street ha dato una lezione di stile – che il bifrontismo del leader laburista. Ma tant’è. Sono riflessioni che non cambieranno il risultato: Londra ha salutato Bruxelles.

Salvini e la mission impossible del referendum

E il centrodestra italiano? Cosa pensa della Brexit, dopo la Brexit? Come si comportano i partiti della vecchia alleanza alternativa alla sinistra? Cosa vogliono fare Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, dinanzi a un avvenimento epocale, che segnerà, come uno spartiacque, la storia e la geografia dell’Europa?
Il fronte non sembra compatto. Si avvertono differenze su un tema che – anche nella prospettiva di un comune programma di governo alternativo a Renzi – non sono questioni da poco. Il centrodestra, qui da noi, vuole davvero unirsi a quanti dopo l’exit della Gran Bretagna, vorrebbero fare uscire la Francia, l’Olanda, l’Austria. A Le Pen, Wilders, Hofer?  In realtà,  alle prime euforie per l’esito del referendum in Gran Bretagna, sembra seguire molta prudenza e un granello di Realpolitik. Un mix di entusiasmo e di astuzia. Da un lato, si vorrebbe cavalcare la tigre del populismo euroscettico che avanza nel Vecchio Continente; dall’altro si comprende che fare imboccare anche all’Italia la via dell’exit dall’Unione Europea, rischia di fare andare in rotta di collisione con l’interesse nazionale.
Matteo Salvini sembra il più deciso nel prendere la strada della “Itxit”, l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea. Ma, è proprio così? In realtà il leader del Carroccio aveva annunciato di volere fare votare anche gli italiani. Il 23 giugno, in coincidenza col referendum inglese, la Lega avrebbe dovuto istituire in tutta Italia i gazebo per consultare i cittadini. Ma, dopo averlo comunicato ai media, il giorno della Brexit di gazebo leghisti neppure l’ombra. Salvini ha rinunciato all’idea e non ha chiarito neppure perché. Dubbi? Timori per l’esito? Difficoltà organizzative? Non è stato spiegato. Certo è che il giorno della Brexit Salvini ha esultato: «Evviva il coraggio dei liberi cittadini! Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti. Grazie Uk, ora tocca a noi». E – come aveva lanciato l’idea poi inattuata dei gazebo – ha aggiunto che la Lega Nord inizierà una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che permetta agli italiani di esprimersi sui trattati europei. Salvini ha affermato di provare «invidia per il fatto che gli inglesi possano votare. Cosa che agli italiani è impedito. Io ho qua l’emendamento che più di una volta abbiamo presentato sia alla Camera sia al Senato in sede di riforma costituzionale che andava a permettere agli italiani di poter votare anche su trattati europei. Cosa che la Costituzione impedisce. Emendamento più volte bocciato da Renzi e dal Pd»; per questo – ha aggiunto – «noi riproveremo fuori da Parlamento a raccogliere le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che permetta agli italiani di votare».
Quindi la Lega è per un referendum popolare, previa modifica della Costituzione. Salvini sa bene che ci sono ostacoli quasi insormontabili per arrivare a questo risultato. Per cambiare la Costituzione, oggi occorre che Camera e Senato approvino la modifica con “due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione”: il procedimento previsto dall’articolo 138 della Carta, si rende necessario per sottoporre i trattati internazionali – quali sono quelli dell’adesione dell’Italia all’Unione Europea – a referendum abrogativo in quanto in atto l’articolo 75 non lo consente per questa materia. Il referendum non viene indetto se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere con il voto di due terzi dei suoi membri. Una “mission impossible”, visti i rapporti di forza in questo Parlamento. Se pure si raccogliesse una maggioranza semplice, si darebbe luogo a un referendum confermativo su una modifica che introdurrebbe il referendum abrogativo sui trattati internazionali per poi raccogliere le firme e indire un referendum abrogativo delle leggi che approvano l’adesione all’Ue: una cosa lunare.
Il segretario leghista dovrebbe, a questo punto, augurarsi che il referendum costituzionale sulla “legge Boschi” – fieramente avversato dal Carroccio – passasse la prova di ottobre, in quanto la riforma prevede l’introduzione di referendum popolari propositivi e d’indirizzo: nulla vieterebbe a quel punto di indirne uno su “Remain” o “Leave” dell’Italia nell’Unione, dopo l’emanazione di una legge d’attuazione della nuova norma costituzionale. Un paradosso che mostra tutta la  fragilità della proposta leghista.

Il referendum dimenticato dell’89: vinsero i “sì” all’Unione

In realtà – pochi lo ricordano – c’è stato in Italia un referendum d’indirizzo, unico nel suo genere; per indirlo ci volle una legge costituzionale (3 aprile 1989, n. 2) che il Parlamento varò all’unanimità come legge di iniziativa popolare; iltesto del quesito era il seguente: “Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?”. Un pronunciamento degli italiani, quindi, fu chiesto, sulla nascita dell’Unione Europea. Il referendum si tenne effettivamente il  18 giugno 1989, in contemporanea con l’ elezione del Parlamento Europeo. Parteciparono 37 560 404 votanti, pari all’80,68%. I favorevoli (“Sì) furono 29.158.656 pari all’ 88,03 %; i contrari (“No”) 964. 086    pari all’ 11,97 %. Gli italiani riponevano, con un voto esplicito e maggioritario, grandi speranze nell’ Unione Europea e nel suo Parlamento.Sono trascorsi 27 anni da quel referendum e sicuramente l’opinione degli italiani è profondamente mutata: i sondaggi ci dicono che l’ euroscetticismo ha fatto molti proseliti. Ma alla domanda perentoria circa l’uscita dell’Italia dalla Ue, non è affatto detto che la maggioranza degli italiani sia favorevole. Anzi. Un referendum del genere potrebbero vincerlo i sostenitori della permanenza nell’Unione.

Mollare l’Ue o scrivere nuove regole d’ingaggio?

Altra questione, più di merito. Ma Salvini è per uscire dall’Ue o per la revisione dei trattati ? Per rivedere le “regole d’ingaggio” o per mollare l’Ue ? Non è affatto chiaro. Ed è un’ambiguità voluta (speculare a quella di Grillo). Intervistato a Radio 24 da Giovanni Minoli, Matteo Salvini aveva dichiarato: “A gennaio presenteremo un piano comune con la Le Pen per la revisione di tutti i trattati. Da quello di Maastricht, a quello di Dublino, a quello di Schengen. Io voglio stare in Europa ma in una Europa diversa”. Era il 10 dicembre scorso.

La linea non era uscire dall’Ue, ma la revisione dei trattati. Una linea che, anche dopo il referendum inglese, il numero uno leghista non sembra volere abbandonare del tutto: “mi piacerebbe che i miei figli crescano in Europa. Se io fossi Renzi – ha sottolineato Salvini – oggi non sarei a Roma ma sarei a Bruxelles a prendere in mano i trattati internazionali, a rileggerli e a riscriverli”. Rilettura, revisione, riscrittura dei trattati, è questione ben diversa da referendum ed “exit”.  È l’opposto. È una strada “riformista”. Dall’interno. Sono contraddizioni non da poco. Che alimentano una percezione di incertezza o di ambiguità.

Le difficoltà della Meloni: licenziare Juncker o licenziarsi da Bruxelles?

Anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, mostra difficoltà a scegliere. Alla vigilia della Brexit, aveva detto: “Egoisticamente mi auguro che il Regno Unito non lasci la Ue perché il Regno Unito ha rappresentato da sempre un argine alla deriva tecnocratica di Bruxelles e alla cessione di sovranità nazionale. Senza il Regno Unito la situazione all’interno della Ue peggiorerebbe. Detto questo, condivido le ragioni dei britannici che vogliono uscire dalla Ue”. Una dichiarazione, pur non netta, in cui sembra prevalere l’interesse nazionale e una posizione contraria alla prospettiva di un’ uscita dell’Italia dall’Unione. Una posizione più chiara di quella di Salvini che allude anche alla “protezione” dei 600 mila italiani che vivono in Gran Bretagna e in particolare dei giovani che lavorano o studiano nel paese. Senza tenere conto del significato politico del voto prevalente per il “Remain” dell’ elettorato giovane. Ma questa tesi ora è appaiata dall’intervento che la presidente di Fdi ha fatto, qualche giorno fa, a Parma, alla convention riunita da Salvini, come cantiere di un centrodestra rinnovato. “Juncker e la commissione devono dimettersi, l’Unione Europa va chiusa e rifondata” ha detto la Meloni. ” I veri antieuropeisti – ha proseguito –  sono quelli che hanno trasformato le istituzioni europee in un comitato d’affari, basta guardare a Juncker e alla commissione nel suo complesso: io credo che dopo il risultato di ieri si dovrebbero dimettere. Questa Unione europea non può essere riformata, perché è marcia fino nelle fondamenta. Bisogna chiuderla e avviare un processo di integrazione fra nazioni libere basata sui bisogni e gli interessi dei popoli”.L’idea è quella di “una nuova Commissione che gestisca la chiusura della attuale Ue e la costituzione di una nuova Unione”, perchè le “istituzioni europee sono distanti anni luce dai problemi della gente. Ora vogliamo che in Europa torni la democrazia, che su questi temi siano sempre i popoli a scegliere e che le istituzioni europee vengano restituite alla gente e tolte dalla proprietà dei comitati d’affari. È una lezione di coraggio per tutti i popoli europei e un esempio che vogliamo seguire”. –Ok. E quindi ?  Bisogna licenziare “questa” Commissione  e “questa” Unione, non per licenziarsi da Bruxelles e tornare agli Stati nazionali sic et simpliciter; occorre fare un’Unione diversa. Così sembra di capire. Il che presuppone un impegno forte, ma nel sistema Eu, per modificarlo da dentro: la sostituzione della governance ci può stare. L’altra strada è più “radicale” e richiede un impegno deciso per fare  uscire il Paese dall’ Ue. Un’ambivalenza che anche l’attuale destra parlamentare è chiamato a sciogliere.

Berlusconi vuole rifondare: serve congresso Ppe

Infine, Forza Italia, pur nella consueta polemica con l’Europa germano-centrica e merkeliana, non va più in là della richiesta di Berlusconi di un Congresso straordinario del Ppe “per lanciare una proposta di rifondazione dell’Unione Europea”.Anche l’ex premier e il suo partito quindi assumono una tesi riformista: rifondare l’Unione. La possibilità che l’Italia lasci le attuali istituzioni comunitarie, non rientra nei programmi di FI, però offre un punto di partenza comune. “Quando Salvini dice che così l’Europa non va e che bisogna modificare tutti i trattati ci trova perfettamente d’accordo”, ha detto Giovanni Toti, governatore forzista della Liguria.Dopo la Brexit, probabilmente la revisione dei Trattati potrebbe diventare la base comune critica all’Unione Europea da parte del centrodestra. Il quale, ben difficilmente potrebbe adottare come proposta unitaria una “Itxit”. Anche perché sarebbe difficile spiegare agli italiani come e perchè rientri nel loro interesse nazionale.
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LA STORIA

Mussolini l’ultima intervista – YouTube

26 ago 2012 – Caricato da NERO ITALICO

L’intervento personale di Mussolini fece sì che le vittime fossero …. Nero Italico i tuoi video riescono …

 
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OGGI :
DELLA BREXIT E L’ITALIA ARTICOLI DI  ABBAMONTE BRIGUGLIO LIGNOLA LA STORIA E ALTRE NEWS [  “AZ.” – 7 LUGLIO 2016 ]
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“Azimut” – il presidente
Associazione Culturalsociale “Azimut” Napoli
info 340 3492379 
 
info 339 2004026
 azimutassociazione@libero.it
 “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
Tel. 081 7701332
“Azimut” – Ufficio Stampa
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
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