“LA NOSTRA STORIA” ( TRATTO DA “IL GIORNALE D’ITALIA” ) – ANNIVERSARI : 29 LUGLIO 1883 NASCE A DOVIA DI PREDAPPIO BENITO AMILCARE ANDREA “IL FIGLIO DEL FABBRO”


 
“LA NOSTRA STORIA” ( TRATTO DA “IL GIORNALE D’ITALIA” ) – ANNIVERSARI : 29 LUGLIO 1883 NASCE A DOVIA DI PREDAPPIO BENITO AMILCARE ANDREA “IL FIGLIO DEL FABBRO”

IN COPERTINA

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“LA NOSTRA STORIA” ( TRATTO DA “IL GIORNALE D’ITALIA” ) – ANNIVERSARI : 29 LUGLIO 1883 NASCE A DOVIA DI PREDAPPIO BENITO AMILCARE ANDREA “IL FIGLIO DEL FABBRO” [ “AZ.” – 6.08.’16 ]
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : AGOSTO 2016 ]
 
 
ANNIVERSARI : Benito Amilcare Andrea Mussolini ( Dovia di Predappio29luglio 1883 ) – La nascita del << figlio del fabbro >> – MEMENTO
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[ da “azimut archivio online” – alcuni link : 2014 / 2015 / 2016 ]
 

FATIDICO APRILE DELL’ITALIA “LIBERATA” – Associazione Azimut

https://azimutassociazione.wordpress.com/…/fatidicoapriledellitalialibe

14 apr 2016 – FATIDICO APRILE DELL‘ITALIA “LIBERATA” E LA GALERA MORALE PER MANDANTI E SICARI DELLA MATTANZA AL NORD E DELL’ …

69.MO DI INFAMIE E BARBARIE – 28 APR. 1945 “MUSSOLINI – ODE …

https://azimutassociazione.wordpress.com/…/69-mo-di-infamie-e-barbari…

anteprima di web : Associazione Culturalsociale “Azimut” – NAPOLI … Il suo popolo / come già fecero a Cola i romani / e ad Aniello i napoletani e com’è / d’ uso … Manes fu conciato e impagliato, | Così Ben e la Clara a Milano | per i calcagni a …

TRA BREVE IN RETE -… – Associazione Azimut | Facebook

Benito come già Cola ed Aniello ( 28 Aprile 1945 – 28 Aprile 2014 ) … bello esolare delineato / da piante ben messe,verdissime, /L’aria tersa era ancor più / resa …

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[ 2014-da “azimut archivio online” – da redazione ( a Cosenza ) per le Calabrie ]

[“AZ.” ]     (  DALLE CALABRIE – COSENZA – “MUSSOLINI – ULTIMO ATTO”….)

[ Olivieri Giancarlantonio  – Cosenza li 17.11.1981 (postPredappio) ….. ]

Benito come già Cola ed Aniello

ODE

 Cosenza 

Benito come già Cola ed Aniello


( 28 Aprile 1945 – 28 Aprile 2014 ) – << Senza essere richiesto e senza / guardarci il guardiano / additò il viale,mormorando / “in fondo,nella cripta” / Silenziosi e perplessi / imboccammo il largo viale, / bello e solare delineato / da piante  ben messe,verdissime, /L’aria tersa era ancor più / resa dal cielo limpido della / bella giornata d’autunno, / col sole tiepido e netto / All’ingresso della cripta,immane / il testone sovrasta il sarcofago, /sembriamo  soli non v’è  alcuno / a guardia o ad onore / Presenti! Bruno che lo precedè, / Rachele da poco,Rosa che lo / diede alla vita,Alessandro che lo nutrì a pane e socialismo / Colpisce il sarcofago corto,troppo, / ma rammentai che la bara è una / cassa d’imballo, che l’accolse / come grembo un feto / E lì rimase quiete dopo la furia, / calma dopo la tempesta, /  come cantò Erza,Ben e Clara / appesi per i piedi in Milano / Chi fu a farlo?Il suo popolo / come già fecero a Cola i romani / e ad Aniello i napoletani e com’è / d’uso in Italia nella sfortuna / La plebe lo ebbe il suo tribuno / e  lo uccise e con ciò? / L’aveva pur detto ai compagni / “Voi mi odiate perché mi amate”  >>

Olivieri Giancarlantonio  – Cosenza li 17.11.1981 (postPredappio) ….. ]

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IL VIDEO
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Risultati di ricerca

IL FASCISMO E’ PER SEMPRE – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=z83N0M2o8ng

03 giu 2015 – Caricato da NERO ITALICO

Il Fascismo è Eterno, c’era, c’è e ci sarà sempre. Perché …SEMPRE. NERO ITALICO … Rating is …

 
 
 
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“LA NOSTRA STORIA” ( TRATTO DA “IL GIORNALE D’ITALIA” ) 
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Giovanni Gentile ha condiviso il post di Emma Moriconi.
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“credere, obbedire, combattere”: non è solo un motto, è uno stile di vita

“Credere è l’occhio dell’intelligenza e lo spirito dei forti”; “Obbedire perché l’obbedienza è la virtù dei saggi”; ” Combattere perché combattere è un…
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STORIA

04/08/2016 06:07

Studiosi di terra, dell’aria e del mare, camicie nere della Rivoluzione Culturale

Riflessioni a posteriori, dopo le intense giornate romagnole

Studiosi di terra, dell'aria e del mare, camicie nere della Rivoluzione Culturale

“Credere è l’occhio dell’intelligenza e lo spirito dei forti”; “Obbedire perché l’obbedienza è la virtù dei saggi”; ” Combattere perché combattere è un dovere, e chi non combatte è un disertore”

“Credere perché la fede è l’occhio dell’intelligenza e lo spirito dei forti. Credere perché la fede è fiducia e la fiducia è costanza, e la costanza è la vittoria. Credere perché la fede è dei forti. Credere perché la fede è ciò che distingue l’uomo civile dagli animali e dalle cose. Credere perché la fede è la luce, e la luce illumina, segnando il cammino. Credere perché la fede è la seconda vita dell’uomo, che non ha solo la vita materiale. Obbedire perché l’obbedienza è la virtù dei saggi. Il mulo, che è testardo, non obbedisce, come l’ignorante che non capisce. Obbedire, perché l’obbedienza aiuta l’uomo nella propria elevazione materiale e morale. Obbedire perché l’obbedienza è una necessità per la conservazione dei nostri bisogni, che sono conseguenza della civiltà. L’obbedienza è virtù operante come quella degli atomi che formano l’atmosfera che noi respiriamo. Ma soprattutto l’obbedienza è una necessità per la elevazione morale e materiale dell’uomo, perché coll’obbedienza si acquista il diritto a essere ubbiditi. Obbedire perché l’obbedienza è indice di comprensione che la capacità e il valore altrui sono capacità e valore nostro. Combattere perché la vita è tutta una lotta per la esistenza e per il proprio miglioramento. Un popolo che non combatte è destinato all’inedia e alla fine. Combattere perché combattere è azione, e l’azione è nel divenire di ogni cosa, di ogni essere e di ogni avvenimento. Non si combatte solo colle armi, ma altresì con l’esempio, come pure con la parola, e col lavoro. Combattere perché la somma delle virtù cardinali dell’uomo è l’eroismo, e quando diciamo eroismo, vogliamo dire altruismo, perché è il sommo disprezzo di se stessi per il bene comune. Combattere perché combattere è un dovere, e chi non combatte è un disertore”.

Sono stralci, presi qua e là, dal libretto di cui vi raccontavo ieri, preso in prestito dalla scrivania di Palazzo Varano. Su quanto scrive l’estensore della pubblicazione – qui riportato per stralci ma da lui ben approfondito, e ci torneremo – vorrei dire alcune cose. Intanto che, anche da “questa parte della barricata”, si tende con una certa frequenza a far rimbalzare motti e citazioni ma forse a volte non se ne comprende appieno il significato. “Credere, obbedire, combattere” è uno di questi casi. Non è una frase fatta, non è un modo di dire entrato nell’uso, che si ripete a pappagallo. Di esso occorre percepire l’essenza, la profonda, profondissima essenza, la mistica persino. Si, dico davvero, sono concetti mistici, spirituali oltre che materiali, anzi prima spirituali e poi materiali. Credere. È la fede. Obbedire. È la civiltà. Combattere. È la necessità. Questo che avete letto sopra, perfettamente espresso dall’autore del nostro libretto, è una guida spirituale, è un manifesto culturale, intellettuale, morale, spirituale.

Vorrei fare un esercizio dialettico e adattare quanto detto sopra al mio mondo, alla mia gente: a ciascuno di noi, cioè, che dedichiamo la nostra vita allo studio, alla comprensione, all’esame e all’analisi di questo pezzo di storia nostra e non solo. “Credere è l’occhio dell’intelligenza e lo spirito dei forti”; “Obbedire perché l’obbedienza è la virtù dei saggi”; ” Combattere perché combattere è un dovere, e chi non combatte è un disertore”: e non è forse così?

Credere è la fede, fede in un ideale, in una battaglia di civiltà, fede nella volontà di raggiungere un traguardo, che è quello dell’onestà intellettuale di tutti, quelli che stanno “di qua” e quelli che stanno “di là”. Perché in fondo ciascuno di noi ha la sua Memoria, ciascuno ha i suoi Martiri, e ciascuno ha il dovere di difenderli con ogni mezzo. Ma ciascuno, quando arriverà al traguardo, potrà dire con fierezza che ha difeso i suoi, rispettando gli altri. Credere. Credere. Credere dunque.

Obbedire è civiltà, perché crediamo nella gerarchia, perché l’anarchia è disordine e la gerarchia è ordine, disciplina, pulizia morale, spirituale, dignità. Perché ci sono per ciascuno diritti e doveri, e questi hanno dei limiti. L’anarchia non rispetta questi limiti, è una questione di civiltà, di maturità. Obbedire, dunque: e solo quando si capisce che si deve obbedire a chi è sopra di te, si può sapere con certezza che chi sta sotto ti obbedirà. E non è classismo: nessuno è migliore dell’altro, semplicemente ciascuno di noi ha un ruolo. È così nell’Esercito, tanto per fare un esempio: pensate se non fosse così. Sarebbe il caos totale. Obbedire, allora, e con orgoglio: quando si riconosce un capo, questo è evidente. Quando lo si riconosce come guida, naturalmente.

Combattere: si combatte, dice il nostro volumetto, anche con la parola. Si combatte, aggiungerei, anche con la penna. Quello, insomma, che facciamo ogni giorno.

Tornando dalla calda Romagna nella mia Roma, insomma, insieme a questo volumetto ho portato con me anche queste riflessioni, che provengono da un sentimento di condivisione di queste giornate intense con i miei colleghi, che poi sono anche miei amici. Quelli che ho, scherzosamente ma non troppo, chiamati “studiosi di terra, dell’aria e del mare, camicie nere della Rivoluzione Culturale”. Quelli come me. Che siamo coloro che credono, che obbediscono, che combattono.

Emma Moriconi

 

Passeggiando in terra di Romagna

Predappio città del Duce 

Riflessioni ai piedi del fiume Rabbi e lungo i vicoli stretti di Dovia

Predappio, città del Duce. Mai affermazione è stata più vera. Mai un paese ha avuto cura di crescere, di conservare la civile cultura contadina, affiancando il tempo che corre, che chiede modernità, che vuole la novità del progresso Fascista. Proprio come successo a Predappio, provincia di Forlì, terra della Romagna intensa, così come la trovate dentro uno di quei bicchieri di Sangiovese.

Emma Moriconi mi ha portato ai piedi del fiume Rabbi. Ed è nel suo corso d’acqua che la nostra storia ha inizio. Un letto di pietre lavorato da secoli, quel suono che non puoi confondere nel silenzio abitato ai primi del Novecento. Lo stesso Benito Mussolini ne impara il significato e chissà gli sguardi che si sono scambiati.

Perché a pochi chilometri dal fiume Rabbi si trovava una frazione di campagna: poche case, un’osteria, un mulino e nemmeno una chiesa. Era Dovìa, che letteralmente significa “due vie”. E in una di queste case, località Varano di Costa, nasce il 29 luglio 1883 Benito Mussolini. Figlio del fabbro Alessandro, Socialista sanguigno, e di Rosa Maltoni, maestra.

E alla biforcazione fra le due vie, fra la strada di fondovalle che raggiungeva Premilcuore e quella che portava a Predappio, è possibile proseguire dove un tempo non sorgeva nulla, fino al borgo medievale di Predappio Alta.

In origine non era altro che l’unica Predappio. Un borgo fortificato, un fossato, un ponte levatoio, la piazza principale, scale, vicoli stretti. Economia semplice. L’unica risorsa vera era il Sangiovese, visto che la miniera di zolfo non era altrettanto generosa.

Nel 1923, Antonio Beltramelli scrive nel suo “L’uomo nuovo”, che la valle e la strada provinciale “seguono le bizzarre volute del Rabbi finché non si sbuca in una borgata di poche case allineate lungo la via maestra. Siamo a Dovìa”, scrive ancora Beltramelli, “chi parlava, prima, di questa borgata di niente?”.

E Benito Mussolini, il 15 aprile del 1923, visita i luoghi che lo hanno visto bambino, fino a giungere al cimitero di San Cassiano dove riposa la madre. Benito guarda poi il Rabbi, ascolta nuovamente quel suono. Come l’acqua forgia e modella le pietre, allo stesso modo Benito Mussolini intende dar forma a nuove opportunità, al progresso che domanda il nuovo. Senza mai abbandonare la terra, senza mai scordare le origini contadine, che affondano nel lavoro. Altrimenti neppure Predappio Nuova avrebbe avuto un futuro.

Il 30 agosto del 1925, Italo Balbo accompagna in Romagna il segretario del PNF Roberto Farinacci. Il mandato è preciso: fondare Predappio Nuova.

Si inizia con la posa delle prime pietre per la chiesa di Santa Rosa da Lima e per la costruzione delle case popolari. All’inaugurazione dei lavori viene inoltre posta una targa celebrativa sulla facciata della casa natale di Mussolini.

Nel maggio del 1926 Mussolini compie un vero e proprio sopralluogo per controllare i lavori. Chiama a rapporto Florestano Di Fausto, l’ingegnere progettista. E non mancano le critiche e le obiezioni. Mussolini chiede che venga tolta la targa commemorativa apposta da Farinacci sulla facciata della casa che lo ha visto nascere. La volontà di Benito Mussolini era una sola: lasciare nell’anonimato l’edificio. Solo in quel modo si sarebbe davvero potuto testimoniare le origini popolari dell’Uomo nuovo. Che era semplicemente figlio del popolo.

Nel febbraio del 1927, con un Regio Decreto Legge, si stabiliva il trasloco della sede municipale da Predappio Alta a Predappio Nuova. Come il Rabbi continuava il lavorio nel suo letto fatto di sasso, anche la città del Duce prendeva forma. E di fatto anticipò tutte le altre città di fondazione.

E in uno di questi giorni ho camminato stringendo il dente della pipa e buttando il fumo, nelle strade di un tempo. Che si apprezzano i luoghi se li attraversi sudando, nella calura che solo questa terra è capace di metterti addosso. E ho toccato con mano, senza che l’ardore della stagione riuscisse a piegarmi, la Casa del Fascio e dell’ospitalità (1934-1937), la chiesa di S. Antonio (1931-1934) il mercato viveri (1928-1929), Palazzo Varano (1926-1927).

Alessandro Russo

(Notizie storiche tratte dal libro “La Romagna del Duce in cartolina. Il paese di Mussolini”. Inoltre ho tratto spunto dalle chiacchierate con Emma Moriconi e il Sindaco di Predappio Giorgio Frassineti. Ricordate che si impara sempre. Non si sfugge mai a questa verità).

 

Pensieri e sentimenti

In vacanza con il Duce

La testimonianza di un diciannovenne che visita per la prima volta la terra di Mussolini

È la prima volta che vado a Predappio, il paese natale del Duce, e in base alle mie prime esperienze in questa avventura dove ho visitato questi luoghi, ho provato cosi tante emozioni che esprimerle a parole sarebbe una cosa impossibile. Ho visitato la casa dove viveva, a Villa Carpena, la casa natale dove è nato, il luogo dove ha passato la sua adolescenza, ed infine la cripta Mussolini, dove riposano la maggior parte dei membri della famiglia del Duce, ed è proprio in questo luogo che ho provato tante gioie ed emozioni; ho portato i fiori al Duce, scrivendo sul libro davanti alla tomba, svariate volte, che ero stato lì in quel determinato giorno. Tutto ciò non mi sembrava vero, ho atteso per più di cinque anni, forse di più. Nella casa natale del Duce, ho potuto vedere la stanza dove visse e nacque l’unico uomo che ammiro nel profondo e con pura fede, e al quale devo molto. A Villa Carpena ciò che ho potuto vedere mi ha lasciato senza parole, e con tanti pensieri per la testa che non sapevo cosa dire per esprimere una felicità cosi grande che solo io potevo sentire e capire: per tanti anni ho desiderato essere lì. Dentro alla villa ho potuto ammirare le stanze dove si è svolta la storia più importante d’Italia, dove hanno vissuto persone di cui ho letto la vita, e ho potuto vedere, sempre incredulo a causa delle molte emozioni, le stanze dove vissero il Duce, sua moglie ed i suoi figli; la casa al suo interno, ricca di oggetti che hanno un valore storico inestimabile, mi ha fatto capire l’importanza di questa dimora, che spesso è dimenticata da molti, nonostante essa rappresenti la storia del popolo italiano. Tra le molte stanze, quella più bella e che ha suscitato in me tante emozioni, è stato lo studio del Duce, dove lui lavorava per guidare – anche quando era in Romagna – il nostro Paese, e dove ho visto la poltrona su cui si sedeva, e alcuni oggetti che gli sono appartenuti in vita; fra tutte le stanze che ho visto, in quella in cui dormivano Mussolini e sua moglie Rachele, nello specchio della stanza, si dice che vi sia il volto del Duce. Si racconta che dopo aver riportato la sua divisa nella camera da letto, lo spirito del Duce si sia manifestato tramite questa apparizione allo specchio. Non sempre si riesce a vedere con chiarezza il volto completo del Duce, ma io appena entrato, e posando i miei occhi sullo specchio, ho visto perfettamente il volto di Mussolini in ogni suo dettaglio, cosi ho provato ha fare una foto con il telefono, e il volto era preciso come lo avevo visto; questo mi ha fatto pensare che Lui fosse lì in quel momento, e che in me abbia riconosciuto una fede profonda verso di Lui. Ogni luogo ha saputo darmi molte emozioni, ma quello che ho sentito dentro di me è stato qualcosa che andava oltre la felicità e la gioia, perché camminavo in luoghi dove aveva camminato il Duce e coloro che gli erano stati accanto. Soprattutto, ogni mio pensiero e sentimento andavano esclusivamente a Benito Mussolini, poiché senza di lui non avrei provato sensazioni ed emozioni mai provate prima di allora. Questa esperienza con lui ha accresciuto la mia fede in ciò in cui credo e nell’uomo che io adoro con tutta l’anima.

Roberto Donati


Riflessioni di un diciottenne

La Romagna, il Duce, il Socialismo

Visitare questa terra con frequenza significa emozioni, ma anche considerazioni e valutazioni

Il 29 luglio scorso si è festeggiato il 133esimo anniversario dalla nascita di Benito Amilcare Andrea Mussolini, Capo del Governo e Duce d’Italia, e poi figura di Statista alla guida della Repubblica Sociale Italiana dal 1943 al 1945. Una Repubblica, questa fondata da Mussolini stesso nel Nord Italia, per fungere da cuscinetto tra l’Italia e la Germania, che al tempo aveva annesso anche l’Austria portando i confini tedeschi al limite con quelli italiani. Uno Stato forse un po’ creato dalle circostanze del momento, ma senza alcun dubbio in esso fu il vero Fascismo/Socialismo che il Duce volle per l’Italia e che non fu in grado di realizzare appieno durante il Ventennio.

Le emozioni che accompagnano un viaggio nelle terre del Duce sono sempre tantissime, ma quando questi viaggi diventano usuali, insieme alle emozioni arrivano anche le riflessioni. Oggi è un giorno di riflessione, e l’analisi parte dal nome completo del Duce: Benito Amilcare Andrea. Questi tre nomi furono scelti da Alessandro, padre di Benito, ed ognuno di essi è di riferimento ad un socialista, come lo era Alessandro Mussolini, il fabbro di Dovia. Benito per Benito Juárez, capo rivoluzionario messicano; Amilcare per Amilcare Cipriani, patriota e socialista italiano e, da ultimo, Andrea per Andrea Costa, di Imola, capo del socialismo italiano, che nell’agosto del 1881 fondò il “Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna” a Rimini. Mussolini fu socialista, e se abbandonò il Partito fu proprio perché pensò che i socialisti fossero divenuti più un “partito” che il movimento nato per dare voce al popolo ed aiutarlo. Quello che succede dopo è noto: nel marzo del 1919, finita la guerra, Mussolini crea i “Fasci di Combattimento”, assume sempre più consenso tanto che nell’arco di tre anni, nel ’22, marcia su Roma, insieme ad alcuni dei personaggi che durante il Fascismo saranno figure importanti come Italo Balbo, e conquista il potere, divenendo il Duce d’Italia.

Ma torniamo un po’ indietro, a quando colui che sarebbe stato il Duce nasce. Benito è il maggiore di tre fratelli, gli altri due sono Arnaldo ed Edvige. Il padre, Alessandro Mussolini, è un noto socialista ateo, ma sua moglie Rosa è pia e molto religiosa, cristiana, cattolica, e si impone per sposarsi in chiesa e far battezzare tutti e tre i loro figli. Alessandro accetta solo per il grande amore che prova nei confronti della moglie; anche Benito fu molto cattolico, anche se molti sostengono i contrario. Non ebbe, invece, mai avuto dubbi sulla sua fede cristiana; lui stesso scrisse, in un articolo del 1909 su “Il popolo d’Italia”, di come gridava “nella solitudine della mia soffitta ‘il cantico delle creature’ di San Francesco d’Assisi e l’invocazione a Frate Sole, a Sorella Acqua, a Madonna Povertà”.

Benito assume i lineamenti dolci di sua madre Rosa, la mascella poderosa classica dei romagnoli del padre Alessandro, ed un forte ardore nella politica, come suo padre. D’altra parte, si sa, i romagnoli sono un popolo particolare: capaci di dare il cuore ad una persona alla quale tengono, appassionati di qualsiasi cosa facciano, nel lavoro, nella politica, e la cucina non è da meno.

Anche la Romagna come luogo è particolare, una regione che ha il mare, la montagna, le colline, ci si potrebbe perdere nei suoi boschi, alla ricerca e alla scoperta di ogni centimetro quadrato di questa terra meravigliosa capace, nei suoi luoghi silenziosi e riservati, di portare la pace nella mente, nel corpo e nello spirito di chiunque.

Il Duce è stato un insieme di tutto questo, il popolo italiano lo ha amato per questo ed ancora oggi la figura di Benito Mussolini attrae per come ha governato, per le opere compiute, per lo Stato Sociale che ha creato.

A questo pensa un ragazzo di 18 anni mentre lascia questa terra e torna a casa, a Roma, perché la sua vita è nella Capitale ma in Romagna lascia sempre un po’ del suo cuore. 

Marco Buonasorte

Emma Moriconi – Alessndro Russo – Roberto Donati – Marco Buonasorte

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VIDEI
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Inno dei Giovani Fascisti(ORIGINALE) – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=m__vicY…

23 mar 2012 – Caricato da Danilo D’Ambrosi

Inno dei Giovani Fascisti,l’ORIGINALE. BOICOTTA TECHNO BALILLA.

Canzoni fasciste Facetta nera avi – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=JgoSVZ7b14E

03 lug 2012 – Caricato da gustavo dandolo

Canzoni fasciste Facetta nera avi … Canti e saluti fascisti ai funerali di Rauti: l’ addio dei militanti …

CANZONE FASCISTA LA MARCIA DEL DUCE – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=tdmMVRvXBKo

12 ago 2011 – Caricato da DAVIDESAVERIOMIRANDA

TG 5 ULTIMO AGGIORNAMENTO SUL FASCISTA DAVIDE VORRARO DI FORZA NUOVA. … INNI E …

INNI DEL VENTENNIO – Ala Fascista – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=-FoNbzj2pWQ
17 set 2015 – Caricato da INNI E CANZONI DEL VENTENNIO

INNI DEL VENTENNIO – Ala Fascista. INNI E CANZONI DEL VENTENNIO …

Adua – Canto del Ventennio – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=qTsPM2TKw4Y

22 dic 2009 – Caricato da MASEnrico

La canzone punta molto sulla vendetta che le armate italiane hanno dato all’ esercito abissino ad …

La disperata. . . (The desperate) Canti del Ventennio Fascista – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=HWgkspBJ8q0

10 lug 2010 – Caricato da Quarktime

(The desperate) Canti del Ventennio Fascista … Sign in to add this video to a playlist. … Rating is …

Boia chi molla (canzone) Ufficiale benito mussolini – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=Kpt_vcw0q1U

21 ott 2009 – Caricato da Stefano Vergallo

Video ufficiale dell’unico vero duce d’italia benito mussolini. … tornate nei paesi dell est da dove …

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OGGI
“LA NOSTRA STORIA” ( TRATTO DA “IL GIORNALE D’ITALIA” ) – ANNIVERSARI : 29 LUGLIO 1883 NASCE A DOVIA DI PREDAPPIO BENITO AMILCARE ANDREA  “IL FIGLIO DEL FABBRO” [ “AZ.” – 6.08.’16 ]
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 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut”:   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
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