MALAUNITA’ LE “PRODEZZE” DI INVIATI DAI SAVOIA DELL’INFRANCESATO PER L’OCCUPAZIONE DEL SUD E NON SOLO A NAPOLI


MALAUNITA’ LE “PRODEZZE” DI INVIATI DAI SAVOIA DELL’INFRANCESATO PER L’OCCUPAZIONE DEL SUD E NON SOLO A NAPOLI  

 
 
MALAUNITA’ LE “PRODEZZE” DI INVIATI DAI SAVOIA DELL’INFRANCESATO PER L’OCCUPAZIONE DEL SUD E NON SOLO A NAPOLI  
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 11.08.’16 ]
 

Malaunità – Eddy Napoli / videoclip ufficiale (sottotitoli in … – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=J0zGmoWo9ns

05 gen 2012 – Caricato da Angelo Forgione

video del brano di Eddy Napoli sulla vera storia dell’unità d’Italia e del processo risorgimentale.

ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : AGOSTO 2016 ]
 
IN COPERTINA
 
 
 
———————————————————————————————————————————————————————————
PER LEGGERE TUTTO SUI FATTI DI BRONTE – VEDI : OLTRE
———————————————————————————————————————————————————————————
IL “TORMENTONE ITALICO”
DUE TRA I TANTI PROTAGONISTI DELLO SCIAGURATO “GIOCO DELLE PARTI”

 

Duro battibecco tra Monti e Di Battista con quest’ultimo che accusa il senatore a vita di aver fatto gli interessi della BCE e non degli italiani. La replica dell’ex premier è secca e accusa il grillino di non sapere come sono andate realmente le cose, l’Italia avrebbe fatto la fine della Grecia

10 agosto 2016
 
———————————————————————————————————-
E I << CORSI E RICORSI >> – MAI DIMENTICARE : IL NOSTRO AMATO SUD E L’ANNESSIONE VIOLENTA PER LA << GRANDE SPOLIAZIONE >> … (  OGGI SU BRONTE IN SICILIA – VEDI OLTRE ) – E LA STORIA SI RIPETE ANCHE SE IN ALTRE FORME E CON PROTAGONISTI DIVERSI…..
——————————————————————————————————————————————————————————–
1
oggi sul Roma.
I gufi di domani

I pagliacci di oggi

di Vincenzo Nardiello

Minimizzare. Nascondere. Parlar d’altro. Mentre il referendum costituzionale sarà una gigantesca arma di distrazione di massa, l’economia reale continua a soffrire maledettamente. Domani l’Istat pubblicherà i dati del Pil nel secondo trimestre 2016. I numeri non conterranno la correzione al ribasso per effetto della Brexit – si è votato solo il 23 giugno – che potrà essere conteggiata soltanto nel trimestre successivo. Un particolare che fa sperare Renzi che i dati non siano negativi, così da poter dare fiato alle trombe in vista della campagna referendaria.Si tratta di un atteggiamento irresponsabile. Il Governo, invece di riconoscere che la situazione è grave e agire di conseguenza, continua a nascondere la polvere sotto il tappeto. Indipendentemente dai numeri che saranno diffusi domani, infatti, non c’è dubbio che l’economia italiana sia in frenata. Lo certificano gli ultimi dati che danno in caduta libera produzione industriale, fatturato dell’industria e commercio al dettaglio. Se non ne siete convinti, guardate l’aumento continuo dei depositi bancari: gli italiani non sono fessi, hanno capito l’antifona e mettono i soldi da parte. La frenata, inoltre, rende più difficile ridurre lo stock di crediti deteriorati che zavorra i bilanci delle nostre banche. Risultato: la stretta sul credito alle imprese continuerà. È chiaro adesso quanto sia stata azzardata la mossa del Governo di prevedere un Pil nominale addirittura al 2,2%. Un numero che 4 mesi dopo è già sideralmente lontano dalla realtà. Nel Def di aprile l’Esecutivo aveva sì inserito una simulazione in caso di shock negativi sulla crescita, gonfiandola però all’1,6%. Per Bankitalia, che non è esattamente un istituto d’opposizione, probabilmente staremo addirittura sotto l’1%. Questo vuol dire che, se andrà bene, cresceremo poco più della metà della stima peggiore. Se poi i dati del Pil sul terzo trimestre – che arriveranno in piena legge di Stabilità e conterranno l’effetto Brexit – dovessero segnare un’ulteriore correzione al ribasso, sarebbe una vera e propria bomba per i nostri conti pubblici. Il Governo dovrebbe tornare col cappello in mano dalla Merkel a chiedere ulteriore flessibilità (leggi deficit, cioè debito) all’Ue. Non solo. I dati sul Pil hanno al loro interno gli effetti positivi dei tassi zero e degli acquisti della Bce: circa lo 0,5%. Ciò vuol dire che la crescita indotta dalle fantasmagoriche “riforme” renziane vale meno dello 0,5%. Che forza.Ricapitolando: i gufi non erano gufi, erano gli altri ad essere pagliacci. Mentre l’edilizia resta in crisi (nulla è stato fatto per risollevarla) e la manifattura pare tornata in recessione, a tenere ancora a galla la nostra economia sono rimasti Draghi, l’agricoltura e il turismo favorito dalla situazione in Medio Oriente.Mettendo in fila i dati è difficile essere ottimisti. Anche perché se noi cresceremo meno dell’1%, l’area euro farà +1,6% e il Regno Unito +1,7% (dati Fmi). Ciò conferma che l’euro è stato fatto male, anzi malissimo, ma che la causa principale dei nostri problemi sta in casa nostra.Quali siano questi problemi è noto: tassazione assassina; spesa pubblica abnorme; debito intollerabile; giustizia lenta e diritto incerto per non dire inesistente; politica creditizia non pervenuta; il Sud abbandonato al suo naufragio e un sistema in cui non paga più nessuno, a iniziare dallo Stato. Sono questi i nodi che Renzi avrebbe potuto e dovuto affrontare e non ha affrontato. Punto.Per tutto il resto ci sono «i burocrati di Bruxelles », l’euro, i mercati cattivi e Deutsche Bank. Chi si accontenta gode. Ma fino a quando?
 
2
 
—-Messaggio originale—-
Da: “longolegal@libero.it” 
Data: 10-ago-2016 10.10
A: ( . . . )
Ogg:INTRODUZIONE ALLA NATURA ECONOMICA DEGLI USA(di Ezra Pound)

http://www.lulu.com/shop/ezra-pound/introduzione-alla-natura-economica-degli-usa/paperback/product-22781925.html


3

 
sul “Secolo d’Italia”
«Così l’amico Renzi ci ha traditi». Intervista-verità con il sindaco Castelli

« Così l’amico Renzi ci ha traditi ». Intervista-verità con il sindaco Castelli

mercoledì 10 agosto 2016 

«Renzi ha tradito il messaggio che aveva lanciato alla nazione. Aveva promesso che avrebbe valorizzato i sindaci  e leautonomie locali che lui stesso aveva qualificato come la parte migliore e più sana d’Italia. Giocando sull’appellativo “sono il sindaco d’Italia” ed evocando le torri civiche e i fasci tricolari era riuscito a stimolare un certo fervore nell’Anci. Ma i risultati sono pessimi…». Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno, ex Msi ed An e ora Forza Italia, torna a puntare il dito contro il premier. A luglio, con la pubblicazione del suo e-book No, caro Matteo, aveva ragionato sulla perduta autonomia degli enti locali nell’era Renzi. E qui ci spiega perché illustrando i contenuti del suo libro.

Lei ha il dente avvelenato contro Renzi e non lo nasconde…
Sta perseguitando i Comuni. I provvedimenti normativi del governo hanno fortemente deteriorato l’autonomia dei Comuni e limitato la capacità di erogare servizi alle comunità. In qualche caso una parte considerevole della copertura finanziaria dei famosi 80 euro fu garantita proprio in virtù dei tagli ai bilanci comunali. Dopo l’esplodere della grande crisi, negli ultimi cinque anni  i Comuni hanno contribuito molto più di altri, con sedici miliardi al risanamento dei conti dello Stato. Rispetto a questo trend Renzi non solo non lo ha corretto, ma lo ha aggravato molto di più.
Renzi ha parlato spesso del superamento del patto di stabilità…
È una bufala che sventola come grande risultato. La realtà dice un’altra cosa: gli investimenti comunali nei primi sei mesi del 2016 sono diminuiti del 52%. Il crollo è dovuto alla riforma degli appalti che è stata fatta coi piedi.
Perché?
In appena tre mesi ha subito ben 170 modifiche pubblicate in Gazzetta Ufficiale, gettando nello sconforto i funzionari comunali che non sanno come orientarsi quando c’è da fare una gara. Questo è il classico esempio di come le riforme di Renzi vengono sbandierate come testimonianza della capacità di cambiare, ma in realtà mostrano spesso imperfezioni e gravi superficialità. Non basta cambiare, ma bisogna cambiare in meglio.
Quali potrebbero essere le conseguenze della riforma Boschi sui Comuni?
Al di là delle questioni ampiamente dibattute sul bicameralismo e su altre questioni note, c’è un pezzo della riforma che produce effetti molto negativi  sulle autonomie locali. La modifica dell’articolo 134 toglie ogni autonomia di spesa ai Comuni e introduce un neocentralismo che relega i sindaci al ruolo di sceriffi di Nottingham. Diventiamo esattori per conto di un potere centrale che ci priva di responsabilità e autonomia di spesa sul territorio.
Le riforme di Renzi stanno penalizzando tutti i primi cittadini, i sindaci del Pd condividono le sue critiche?
Ci sono sindaci schierati in maniera ideologica ma oltre a loro, molti sono disorientati e condividono questa mia impostazione. Tant’è vero che sempre più frequentemente, come hanno dimostrano le ultime elezioni amministrative, i sindaci uscenti hanno avuto difficoltà a essere riconfermati. Proprio per le obbiettive difficoltà a gestire le città che tendono a diventare più brutte e meno sicure a causa delle ridotte capacità di spesa.
Ma dai conti pubblici emerge che il debito dei Comuni si è ridotto…
Dal marzo 2015 al marzo 2016 il debito dei Comuni è diminuito di tre miliardi di euro. Ma nello stesso periodo lo Stato centrale lo ha aumentato  di cento miliardi. Ciò chiaramente dimostra che l’antica promessa di Renzi, di proporsi come sindaco d’Italia, si è persa per strada.
Con questa chiave di lettura il “no” alla riforma Renzi-Boschi è un passo obbligato…
Certamente e rappresenta una grandissima occasione  per il centrodestra. Vanno trovati motivazioni e uomini adeguati a costruire un’alternativa a un Renzi che non ha più la capacità di risultare credibile alla gente.

———————————————————————————————————-

——————————————————————————————————————————————————————————–
SUL NOSTRO SUD
———————————————————————————————————————————————————————————
Home » Primo Piano » La strage di Bronte dell’Agosto 1860: per non dimenticare le vergogne di Garibaldi e Nino Bixio
La strage di Bronte dell’Agosto 1860: per non dimenticare le vergogne di Garibaldi e Nino Bixio
Primo Piano

La strage di Bronte dell’Agosto 1860: per non dimenticare le vergogne di Garibaldi e Nino Bixio

di Ignazio Coppola

Sembra incredibile che, ancora oggi, la Sicilia non si sia ancora liberata dal ricordo di questi due assassini. Ancora oggi le statue (soprattutto di Garibaldi) campeggiano in tante città della nostra Isola. E ancora oggi scuole e vie portano i nomi di questi due gaglioffi. Ricordiamo, in questo articolo, una strage che ancora oggi brucia

Dal 6 al 10 Agosto del 1860 esattamente 156 anni fa, a Bronte, Nino  Bixio, su mandato di Giuseppe Garibaldi, si rendeva protagonista di un atto scellerato ed infame che la storia quella vera e non quella paludata della storiografia ufficiale e scolastica ci ha tramandato e condannato come “l’eccidio di Bronte”.

Ciò val bene per ricordare e non diminticare su come i “liberatori” alla Nino Bixio intendevano trattare i siciliani e soprattutto, i contadini illusi dalla promesse dei decreti garibaldini sulla assegnazione delle terre, convinti che, finalmente, con l’arrivo di Garibaldi e delle camicie rosse potessero legittimamente essere garantiti i principi di libertà e di giustizia sociale.

In quel maledetto e torrido Agosto del 1860 ai siciliani ed ai brontesi, speranzosi che per loro le cose sarebbero cambiate in meglio, mal gliene incolse. A farli ravvedere dalle loto aspettative provvide alla bisogna il paranoico generale garibaldino – il già citato Bixio – che certo dei siciliani non aveva gran considerazione e stima, se è vero che, alla moglie Adelaide, durante l’impresa dei mille, così ebbe tra l’altro testualmente  a scrivere a proposito della Sicilia e dei siciliani:

“Un paese che bisognerebbe distruggere e gli abitanti mandarli in Africa a farsi civili”.

E’ con questo stato d’animo e questa predisposizione nei confronti dei siciliani che Bixio si presentò a Bronte prendendo, per tre giorni, alloggio al collegio Capizzi. La mattina del 6 agosto, con due battaglioni di bersaglieri, Bixio decise di ristabilire l’ordine che era stato turbato nei giorni precedenti dai popolani e dai contadini-vassalli della ducea di Nelson che, illusi, si erano ribellati rivendicando il diritto all’assegnazione delle terre ed al riscatto sociale promesso loro dai truffaldini decreti garibaldini.

All’avanzata di Garibaldi in Sicilia e con l’illusoria promessa di una più equa distribuzione delle terre furono molti, infatti, i paesi della Sicilia che, come Bronte, insorsero al grido“Abbassu li cappeddi, vulimi li terri”. Tra questi, Regalbuto, Polizzi Generosa, Tusa, Biancavilla, Racalmuto, Nicosia, Cesarò, Randazzo, Maletto, Petralia, Resuttano, Montemaggiore, Capaci, Castiglione di Sicilia, Centuripe, Collesano, Mirto, Caronia, Alcara Li Fusi, Nissoria, Mistretta, Cefalù, Linguaglossa, Trecastagni e Pedara.

Le aspettative del popolo e dei contadini nei confronti dei “cappeddi” ( i latifondisti ed i ricchi proprietari terrieri) furono represse in quei paesi con il piombo e nel sangue da quei garibaldini che avevano promesso loro terre, libertà e giustizia. Quello stesso piombo che, 34 anni dopo, nel 1894, l’ex garibaldino Francesco Crispi, che era stato prima segretario di Stato e teorico della spedizione dei Mille e successivamente, dopo l’Unità, divenuto presidente del Consiglio, ordinò di scaricare sui contadini siciliani che rivendicavano le terre e reprimendo così nel sangue con centinaia di vittime innocenti l’epopea dei Fasci Siciliani.

A distanza di anni con pedissequa ferocia, di fatto, si riproponeva, ancora una volta, in un bagno di  sangue, la logica della difesa del privilegio e della conservazione perché nell’ottica gattopardiana nulla cambiasse, prima con Garibaldi e poi con Crispi

Ma torniamo ai fatti e al grido di libertà dei contadini e dei cittadini di Bonte. Su pressione del console inglese di Catania, John Goodwin, a sua volta sollecitato dai fratelli Thovez amministratori della ducea per conto  della baronessa Bridport, Garibaldi, costi quel che costi, per reprimere la rivolta di quei brontesi che avevano avuto l’impudenza di ribellarsi agli inglesi suoi protettori e finanziatori dell’impresa dei Mille, invia per risolvere la questione ed assolvere questo sporco lavoro, come era nelle sue attitudini ed abitudini, il suo fedele luogotenente Nino Bixio.

Appena giunto, come primo atto, il “liberatore” (degli interessi degli inglesi e non dei contadini e dei siciliani), Bixio decretò lo stato d’assedio e la consegna delle armi imponendo una tassa di guerra, dichiarando il paese di Bronte colpevole di “lesa umanità” dando inizio a feroci rappresaglie senza concedere alcuna minima garanzia e guarentigia  alla cittadinanza. I nazisti ottant’anni dopo prenderanno lezioni da questi metodi dei “liberatori” garibaldini.

Bisognava dimostrare ai “padroni” inglesi che nessuno poteva toccare impunemente i loro interessi. E il paranoico “servo” con i suoi metodi criminali li accontentò appieno. Si passò ad una farsa di processo e tutto fu liquidato in poco tempo senza riconoscere alcun diritto alla difesa discutendo e dibattendo il tutto in appena quattro ore.

Alla fine, alle 8 di sera del 9 Agosto, calpestando ogni simulacro  di garanzia, era già tutto deciso con la condanna a morte di cinque cittadini che niente avevano avuto a che fare con i tumulti e le rivolte delle precedenti giornate che avevano turbato la tranquillità ed il sonno degli inglesi in quel di Bronte.

I cinque, la mattina del giorno dopo il 10 agosto, nella piazzetta della chiesa di San Vito, finirono vittime innocenti dinanzi al  plotone d’esecuzione. L’avvocato Nicolò Lombardo notabile del paese che, da vecchio liberale, con tanta speranza aveva atteso lo sbarco garibaldino sognando un futuro migliore per la sua terra dovette ricredersi in quell’attimo che la scarica di fucileria spense quel suo sogno e per l’avvenire il sogno di tanti siciliani. Con lui morirono Nunzio Spitaleri Nunno, Nunzio Samperi Spiridione, Nunzio Longhitano Longi, Nunzio Ciraldo Fraiunco. Quest’ultimo era lo scemo del paese che sopravvisse alla scarica di fucileria e invocando vanamente la grazia fu finito cinicamente con un colpo di pistola alla testa dall’ufficiale che aveva comandato il plotone

Dopo la feroce esecuzione, a monito per la popolazione di Bronte, i corpi delle vittime rimasero esposti ed insepolti per parecchio tempo.

Ma non era finita. A questo primo processo sommario ne seguì un altro altrettanto persecutorio e vessatorio nei confronti di coloro che avevano arrecato oltraggio ai grossi proprietari terrieri e agli inglesi della ducea. Il processo che si celebrò presso la Corte di Assise di Catania si concluse nel 1863 con 37 condanne esemplari di cui  25 ergastoli. Giustizia era stata fatta. I poveracci non avrebbero più alzato la testa.

Il 12 Agosto, dopo avere fatto affiggere nei giorni precedenti, a suo nome, un proclama indirizzato ai Comuni della provincia di Catania con il quale invitava i contadini a stare buoni e a tornare al lavoro nei campi pena ritorsioni e feroci rappresaglie, Nino Bixio ribadiva:

“Gli assassini e i ladri di Bronte sono stati puniti e a chi tenta altre vie crede di farsi giustizia da sé, guai agli istigatori e ai sovvertitori dell’ordine pubblico. Se non io, altri in mia vece rinnoverà le fucilazioni di Bronte se la legge lo vuole”.

Proclami e avvisi tendenti ad rassicurare baroni, latifondisti, proprietari terrieri e soprattutto gli inglesi che, con Garibaldi e Bixio, non c’era alcun pericolo di rivolte sociali. La rivoluzione garibaldina aveva mostrato il suo volto. Gli interessi della borghesia, dei latifondisti, degli inglesi che facevano affari in Sicilia e di quei settentrionali che in nome di Vittorio Emanuele in futuro li avrebbero fatti erano salvi e salvaguardati dalle camicie rosse.

E dire che a questi personaggi, come Nino Bixio e Giuseppe Garibaldi, i siciliani con un masochismo degno di miglior causa, hanno dedicato una infinità di via strade, piazze, scuole, monumenti e quant’altro a significativa memoria che da sempre siamo affetti dalla sindrome di Stoccolma, ossia quella di innamoraci dei nostri carnefici.

E’ ora di finirla. Prendendo  coscienza e consapevolezza della nostra vera storia, è giunto il momento di buttare giù lapidi, e disarcionare dai monumenti questi personaggi che, dipinti come falsi eroi, ci hanno depredato della nostra economia, della nostra storia, della nostra cultura e della nostra identità. I tribunali della storia che per fortuna sicuramente non sono quelli dei processi sommari di Bronte alla fine certamente condanneranno per i loro crimini questi personaggi: anticipiamo sin da ora  le sentenze e buttiamoli giù dai loro piedistalli.

Per quanto riguarda infine Gerolamo Bixio detto Nino, pochi sanno che, alla fine la giustizia divina, per le sue malefatte, più di quella degli uomini, gli presentò un conto salato, facendolo morire tra atroci dolori, sofferenze e tormenti in preda alla febbre gialla ed al colera a bordo della sua nave (s’era dato ai commerci con l’Oriente) il 16 dicembre del 1873, a Banda Aceh, nell’isola di Sumatra, a quel tempo colonia olandese.

Il suo corpo infetto chiuso in una cassa metallica fu sepolto nell’isola di Pulo Tuan che nella lingua locale significa isola del Signore. Successivamente tre indigeni, credendo di trovare qualche tesoro, disseppellirono la cassa denudarono il cadavere e poi lo riseppellirono vicino ad un torrente. Due di loro, infettati dal colera morirono nel breve giro di 48 ore. Anche da morto Bixio era riuscito a fare delle vittime. Roba da Guinnes dei primati.

I pochi resti del suo corpo ed alcune ossa, grazie al terzo indigeno sopravvissuto alla maledizione, vennero ritrovati nel giugno del 1876. Il 10 maggio del 1877 quello che rimaneva dei resti del massacratore di Bronte veniva cremato nel consolato italiano di Singapore. Il 29 Settembre di quello stesso anno le ceneri giunsero a Genova e seppellite nel cimitero di Staglieno.

L’avvocato Nicolò Lombardo e le altre vittime di Bronte, per loro buona pace, si può dire che per la morte atroce del loro aguzzino e per ciò che ne conseguì, erano state vendicate, alla fine, dalla Giustizia divina.

10 agosto—————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT”  NAPOLI 

 
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut”:   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
Annunci

Un pensiero su “MALAUNITA’ LE “PRODEZZE” DI INVIATI DAI SAVOIA DELL’INFRANCESATO PER L’OCCUPAZIONE DEL SUD E NON SOLO A NAPOLI”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...