OGGI – L’EDITORIALE DI SETTEMBRE : BASTA CON IL POLITICAMENTE CORRETTO ( ARTURO STENIO VUONO ) – ALTRE NEWS E L’EDICOLA – “il Secolo d’Italia” –


OGGI – L’EDITORIALE DI SETTEMBRE : BASTA CON IL POLITICAMENTE CORRETTO ( ARTURO STENIO VUONO ) – ALTRE NEWS E L’EDICOLA – “il Secolo d’Italia” –

“La grande sostituzione” Immigrazione. La Gabbia 16/03/16 – YouTube

17 mar 2016 – Caricato da Contributo Informativo

“La grande sostituzione” Immigrazione. La Gabbia 16/03/16 … LA GABBIA-COSI`I MUSULMANI …

Immigrazione: LA GRANDE SOSTITUZIONE – YouTube

18 set 2015 – Caricato da NERO ITALICO

Chiamatelo per nome: GENOCIDIO! Chiamiamo le cose per nome: 

OGGI – L’EDITORIALE DI SETTEMBRE : BASTA CON IL POLITICAMENTE CORRETTO ( ARTURO STENIO VUONO ) – ALTRE NEWS E L’EDICOLA – “il Secolo d’Italia” –  [ “AZIMUT-NEWSLETTER” . 1 SETTEMBRE 2016 ]
 
IN COPERTINA
 
( da messaggi “postati” su facebook )
L'immagine può contenere: vestito elegante e una o più persone
( . . . )

27 agosto ( . . . ) · 

NON CI VOLEVO CREDERE !!!!!!

Questo deficiente matricolato, durante i funerali per le vittime del terremoto, smanetta col suo cellulare tenendolo nascosto sotto la cravatta.

Nemmeno l’ultimo degli esseri viventi merita di essere rappresentato da questo idiota.

La matita indica il punto dove i mezzi della nostra Marina militare sono andati a caricare 6.500 clandestini. Salvare? E mo’ basta prenderci per il culo!😠😠😠😠😠😠😈😈😈😈💩💩💩

Nessun testo alternativo automatico disponibile.
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[ “AZIMUT ” – IL POST DEL PRESIDENTE – L’EDITORIALE DI SETTEMBRE : BASTA CON IL POLITICAMENTE CORRETTO ( ARTURO STENIO VUONO ) 
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Giorgio Napolitano e Matteo RenziL’ultimo giorno di questo agosto, volato via, il bollettino delle riconfermate anomalie sui migranti in odore di complicità e altro – statistico – della deriva; rispettivamente quello della loro Italia in armi sul mare  che, ormai, pare la staffetta degli scafisti; negli ultimi quattro giorni : tredicimila – e rotti – sbarchi di paganti in dollari suonati, altro che disperati, i chiamati per travagliare e nidificare, e per la grande sostituzione al nostro lavoro e alla nostra prole, nel mentre che i veri disperati restano a crepare dove sono nati;e l’altro, a mò di dispaccio di regime, dei soliti arzigogoli dell’Istat che, snoccolando dati – in meno o in più – irreversibilmente da prefisso telefonico, non riesce più a coprire la realtà. Debito pubblico a quota più 350, rispetto al maturato di cinque anni orsono, e occupazione a circa meno 500 mila posti di lavoro, tralasciando tutto il resto.
E’ Il frutto della cosiddetta linea politico-economica di discontinuità, rispetto all’autunno del 2011, una vera e propria caporetto; Ci direte, come al solito, ch’è il nostro chiodo fisso e che finiamo, col reiterare le nostre dure critiche, a passare sempre per berluscones; ci sarebbero stati Altri, e non il cavaliere disarcionato e costretto – suo malgrado – in ostaggio, ugualmente , il risultato è sotto gli occhi di tutti; acclarato – e non più una congettura –  che vi fu la cospirazione antitaliana, il prosieguo incarnato, senza soluzione di continuità, dalla triade dei celebrati ligi a tutto: il professore, il nipote, il rottamatore, una vera iella per l’Italia, Un disastro innegabile e l’imperativo ch’è ora di reagire e a provvedervi prima che sia troppo tardi, altro che difesa di ufficio del berlusca. 
 
Ma cosa mai fanno – ci chiediamo – deputati e senatori , quelli che si pagano  in plù e quelli  che ci costano meno ( Ah, ineffabili – astuti – pentastellati ! ), i soliti giochini? La sovranità politica, la cui integrità dovrebbe essere garantita dal primato della politica – esercitato nelle due Camere -, se n’è andata a fottere, nuovi peones e veterani – di lungo corso – si fanno passare per lottatori continui, ad abbondanza per i grulli, nel cosiddetto ultimo schema tripolare ( è stato aggiunto un posto a tavola per il Grillo [s]parlante e compagni, nulla di più ), ma la consegna, l’unica e sola, oggettivamente è quella di arrivare al 2018, e costi quel che costi.
 
Non è solo questo che, sfacciatamente, elude il parlamento ovvero quel che ne resta, semplicemente un simulacro, e v’è tant’altro che pare non interessare la pletora dei vecchi e nuovi professionisti della politica, comunque sia a diaria consistente, che glissano e tirano il sasso per ritirarsi la manina : proclamano, affermano e negano, affogando nella quotidiana ignavia; troppa pazienza in un Paese ch’è allo sbando, tarda la reazione d’una Nazione ferita.
 
Tuttavia, contrariamente a quel che appare e con buona pace dei manipolatori – da pubblicistica mediatica iperservile  – che continuano a tirare la volata all’indefesso manovratore, Matteo Renzi – il rottamatore ( di chi ? ) – è, ormai, giunto al suo capolinea; le lancette dei tempi di prova sono inesorabili e segnano – che lo si voglia o no – l’inizio delle fasi del conteggio alla rovescia; se fossimo, noi, nei panni del Capo dello Stato la soluzione, quel che sia, è la predisposizione in tempo del passaggio della campanella; cosicchè da porre fine all’accanimento terapeutico sull’esecutivo in carica, uno dei peggiori della storia repubblicana, praticamente in una fruttuosa agonia, segnatamente per tutti coloro, i più zelanti e solerti sono transfughi da più gruppi, che lo puntellano – esclusivamente –  per il loro particulare.
 
Il logorroico e inutile personaggio da copia e incolla, di certo non all’altezza di premier, non si smentisce mai : studia, e ristudia, soluzioni con il cappello in mano financo onde sopperire a doveri, conseguenti all’ultimo disastroso sismo nel centritalia, per gli interventi e l’assistenza, per la ricostruzione; nel contempo si balocca, a tutto suo interesse, riguardo al commissariamento straordinario, in soluzioni non di scelta tecnica ma utilizzate per addolcire gli oppositori interni del Nazzareno.In un simile contesto, tutto di servaggio e da cupio dissolvi, a guida del subordinato a Li Superiori Ue, ovviamente se n’è andata a fottere pure la rivendicazione, già totalmente estranea alla cultura dell’inviato della Leopolda, del principio – mai così valido e inalienabile, come in questa dolorosa occasione, – di indipendenza economica. Un vero nano della politica o, meglio, della politica-politicante.
 
Si potrà – più o meno – non concordare con la nostra breve analisi, tentare di sostenere la diversa opinione, però difficile è il disconoscere che l’Italia, a parte i terremoti, è a pezzi; non emerge, certamente, un nostro bollettino della vittoria sul fiorentin bizzarro – per pregiudizio – semmai il rammarico per una situazione di degrado, un generale scollamento, che colpisce purtroppo un poco tutti i cittadini e privilegia le consorterie di ogni risma; e nella quale, in verità, si comprimono – sempre di più – tutti i bisogni e i diritti all’esistenza dignitosa;nella quale, a parte la non edificante tendenza a governare con una politica, congiunturale, al suono di bonus e regalie, e mance elettorali, e per ora con l’eliminazione – non dichiarata definitiva – di un solo pizzo, quello sulla casa – altri restano tutti -, il resto lo fa il flagello dell’euro : moneta a due velocità, redditizia per finanze e banche, e per i mercati, mortale per il paniere della spesa; l’euro che, ormai, non vale quasi nulla, in  quanto continua a disintegrare il valore del potere di acquisto;inginocchia l’economia delle famiglie e di piccole e medie imprese, spinge più ceti verso l’impoverimento generale  e verso l’aumento di nostri connazionali – e mai così sono stati tanti – sotto il limite di sopravvivenza – la soglia di povertà; in queste condizioni, dunque, se n’è andato  a fottere – anche – il concetto di giustizia sociale.
 
All’iniziato settembre, svanita l’effimera estate – che ispira ogni rinvio -, occorre mettersi in marcia per sloggiarli, prima possibile,  e per dire basta al politicamente corretto. Una volta per tutte.
 
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NAPOLETANI DEI QUALI NON S’HA DA PARLARE ( capito ? )
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[ tratto dal web ]
 
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Il gigante buono che ad Amatrice ha salvato un bimbo e altre vite

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E’ alto un metro e novanta e pesa oltre cento chili, una stazza ed una forza che hanno accompagnato il suo intento eroico. Forse se non era per questa forza, non ce l’avrebbe fatta.Lello Festa, 42 anni, elettricista, è napoletano e vive da oltre vent’anni ad Amatrice.La notte del terremoto, uscito fuori di casa dopo la scossa, si è fiondato nella casa di fronte, dove viveva un bimbo di 8 anni ed i suoi due nonni.Con un poderosa spallata ha sfondato la porta ed è entrato in casa portando fuori i tre e dunque salvandogli la vita.Poi ha forzato con la sua potenza un’altra porta, tirando fuori un altro nucleo familiare.Lui non si sente un eroe e voleva tenere nascosto le sue azioni di salvataggio. Ma la madre del bimbo di 8 anni, lo ha voluto ringraziare pubblicamente, portando tutto alla luce.“Non abbiamo più nulla, abbiamo perso tutto – ha dichiarato la donna –ma è rimasto la cosa più importante: il nostro bambino. E vogliamo ringraziare Lello per il suo grande gesto ed il suo coraggio“.Lello Festa, il gigante buono.

(La foto è stata presa dal sito  www.ilmeridianonews.it)

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L’EDICOLA
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L’EDICOLA
LA “CARRELLATA” 
ARTICOLI TRATTI DAL “SECOLO d’ITALIA [  31 agosto e 1 settembre 2016 ]
 
Ecco spiegata l’evoluzione “clinica” del comportamento di Renzi

Ecco spiegata l’evoluzione “clinica” del comportamento di Renzi

giovedì 1 settembre 2016 – 13:50

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Come noto da tempo teniamo d’occhio il comportamento psichico, dal punto di vista clinico, del nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Anche perchè tali osservazioni incidono pesantemente nella politica italiana. E’ assodato che la prima fase, quella che berlusconianamente sarebbe stata definita la sua discesa in campo (nazionale) dopo le esperienze locali di Presidente della Provincia e poi Sindaco di Firenze, è stata improntata alla spavalderia, l’onnipotenza e l’affermazione quasi arrogante delle sue tesi, aldilà del contenuto e della realistica sostenibilità . Certamente oltre due anni di Governo hanno logorato quell’immagine, seppur lui fa difficoltà ad accettarlo. Vale la pena osservare i mutamenti: 1) Contenuti del pensiero: all’inizio del mandato erano affermazioni apodittiche, inconfutabili. Era così e basta. Oggi emergono gli elementi di perplessità, succesivi alla sbornia onnipotente. Prima: “Se perdo il referendum costituzionale me ne vado via, la nuova legge elettorale è la migliore del mondo ! ” Oggi: “se perdo il referendum forse rimango, la legge elettorale, il Parlamento è libero di cambiarla.”

Cosa c’è dietro il cambio di passo di Renzi

Il cambio di passo è evidente, ma soprattutto la condizione psichica che c’è dietro di perdita di inossidabile certezza. 2) Fluidità dell’eloquio: prima discorsi rapidi, sintetici, con affermazioni forti. Ora ragionamenti logorroici e confusivi,  pieni di subordinate, ricchi di un dettagliamento eccessivo sui fatti, che fanno perdere di vista le conclusioni finali. Quasi un voler sfuggire al cuore del problema e alle previsioni, che prima apparivano invece circostanziate ed ineluttabili. 3) Mimica: è cambiata l’espressione del volto, da quella presuntuosa di sufficienza di chi ha in mano la matassa e sa strecciarla, alla mimica di sorpresa, paura e disgusto, talvolta quasi ebetoide (“l’ebetino” di grilliana memoria) per le critiche anche minimali. L’insofferenza verso qualsiasi contestazione è talmente forte che tra le sue priorità c’e’ quella di assumere il controllo dei mezzi di informazione, affinchè tutto sia filtrato e tacitato secondo le sue esigenze, a cominciare dai telegiornali Rai fino alle redazioni dei quotidiani di opinione. 4) Le decisioni piene di certezze incerte: ora ogni scelta viene prima annunciata, poi modificata, rivista e stravolta e alla fine molto frequentemente è l’inverso di quello che era stato  anticipato. Di fatto si è persa la barra del timone e tutto è diventato contorsionismo di Governo, ma sempre presentato come gestione esemplare. 5) I collaboratori: in genere durano poco. Vengono chiamati, strombazzati, portati sugli altari e poi mandati altrove o addirittura revocati come la famosa Capo di Gabinetto di Palazzo Chigi, ex capo dei Vigili Urbani di Firenze, Antonietta Manzione. Ma ormai i casi non si contano. Sono più le decapitazioni a tutti i livelli per nominare i fidati, tanto che ormai Renzi possiede quasi la totalità della nomenclatura, ma questa alla fine non gestisce le competenze, anche perchè la misura è solo la fedeltà al capo e non lo spessore delle persone. Esemplare è il tentativo di nomina del “compagno di merende” Marco Carrai (e per chi viene da vicino Scandicci è preoccupante) al vertice dei Servizi Segreti stoppata dal Presidente Mattarella e dai Servizi Segreti alleati della CIA e l’uscita di scena dell’ottimo Segretario Generale del Ministero degli Esteri Michele Valensise, conseguente alle tensioni e alla nomina del non-Ambasciatore di carriera Carlo Calenda; per la prima volta un incarico di grande rappresentanza istituzionale, quale la sede diplomatica italiana presso l’Unione Europea, ad un “laico”, rapidamente sostituito da un diplomatico di carriera per evidente inadeguatezza.

La “prognosi”

6) Cambio di immagine: prima fase, moglie profilo basso e quasi assente tranne in occasioni istituzionali. Forse su suggerimento del suo Staff, che percepisce che Renzi,  ormai ovunque si presenti, suscita emozioni sgradevoli, ai funerali di Stato delle vittime del terremoto, c’è il cambio: in primo piano viene fatta comparire la moglie Agnese, che invece suscita, proprio per il suo atteggiamento semplice e dimesso, sentimenti di simpatia e di consenso. In quel caso Renzi rilascia solo dichiarazioni  scontate e universalmente condivisibili soprattutto in una circostanza come quella. 7) La banalità del suo pensiero: le affermazioni sono vuote di sostanza concreta. “Fare le cose bene”, “arrivare fino in fondo”, “ascolteremo i cittadini”. Poi progetti perfetti “realizzeremo Casa Italia”, “mettiamo in sicurezza l’Italia dai terremoti”. Quando tutti sanno che l’Italia ha un patrimonio urbanistico-storico-monumentale talmente immenso che l’intervento sarebbe di centinaia di migliaia di euro; al contrario occorrono delle scelte molto parziali su una materia impossibile da prevedere quale le scosse sismiche. 8) Sta straripando l’ossessione sul suo controllo su tutto, addirittura sui suoi  nominati, sintomo però della perdita di onnipotenza (che si stia accorgendo che non è il centro dell’universo ? ). Eni, Finmeccanica, Rai, Ferrovie, Banche, Poste, Cassa Depositi e Prestiti, Protezione Civile, sedi diplomatiche, burocrazie ministeriali, lui deve stare dappertutto perchè la “macchina” deve girare  “nel verso giusto” ad ogni suo desiderio.

Prognosi: innanzitutto lui resisterà oltre ogni ragionevole avversità, dando interpretazioni di comodo, rassicuranti soprattutto per se stesso, ad ogni evento ostile. La colpa sarà sempre del nemico esterno, degli altri, magari dei suoi collaboratori che a quel punto verranno dannati, mai un’analisi introspettiva su se stesso, su errate valutazioni proprie. Quando cadrà, e cadrà, osserveremo tutti gli effetti di una depressione narcisista. Lui è stato perfetto, sono state le circostanze e i perfidi avversari, sia del PD che  dell’opposizione, nonchè una congiura internazionale ad aver distrutto un disegno meraviglioso uscito dal suo genio. A quel punto occorrerà assistenza e supporto clinico.

 
 
Sbarchi record, 4mila migranti al giorno: Sardegna e Sicilia al collasso

Sbarchi record, 4mila migranti al giorno: Sardegna e Sicilia al collasso

giovedì 1 settembre 2016 – 13:00

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Da Ragusa a Cagliari, da Catania a Reggio Calabria. I porti italiani sono al collasso sotto l’ondata migratoria. I numeri delle ultime 24 ore sono drammatici. Mercoledì, solo in Sicilia, sono sbarcati in circa 1500. Al porto commerciale diAugusta è arrivata nave Libeccio con a bordo 805 migranti,tutti subsahariani, soccorsi nel Canale di Sicilia. A Pozzallo è giunta, invece, la nave della Marina militare Sfinge con 688 migranti.  

“Troppi migranti, a rischio la sicurezza interna”

Questa mattina è invece attraccata, al porto di Salerno (molo 3 gennaio), la nave militare spagnola Reina Sofia con a bordo1050 migranti. Non nasconde le difficoltà il prefetto, Salvatore Malfi: «Bisogna essere solidali con chi è in difficoltà, ma è necessario pensare anche alla sicurezza dei nostri territori». Secondo il comandante della Capitaneria di Porto, Gaetano Angora, «con le condizioni meteo marine clementi, gli sbarchi si intensificano durante l’estate. In questo momento vi è una saturazione di tutti i porti siciliani, calabresi, pugliesi. La situazione geopolitica dell’Africa è nota. Gli sbarchi sono aumentati e ovviamente si sale con la latitudine dei porti che vengono interessati». In queste stesse ore è arrivata nel porto di Reggio Calabria la nave della Guardia Costiera italiana “Comandante Ubaldo Diciotti” con a bordo 651 migranti. A terra sono iniziate le operazioni di foto segnalamento e identificazione dei profughi, 261 dei quali provengono dalla Nigeria mentre i restanti da Sudan, Gambia, Camerun, Siria, Costa d’Avorio, Bangladesh e Eritrea. Il gruppo, soccorso in più operazioni, nei giorni scorsi, al largo delle coste libiche, è composto da 525 uomini, 98 donne, 25 bambini e 3 neonati, tutti accompagnati. Sbarco di migranti anche nel porto diCatania: 272 migranti sono giunti oggi sulla nave della Guardia costiera maltese P61 dopo essere stati salvati nel Canale di Sicilia.

Altri mille migranti in arrivo a Cagliari

Approderà invece domani intorno alle 8 al molo per le merci alla rinfusa del porto canale di Cagliari la nave Dattilo della Guardia costiera nazionale con a bordo 931 migranti soccorsi nei giorni scorsi a largo delle coste libiche. A bordo ci sono anche tre cadaveri. La Prefettura sta predisponendo l’accoglienza, cercando di arginare l’emergenza per i posti letto visto che già ieri le quote destinate all’isola sono state superate e l’altro ieri il Ministero le ha ritoccate aggiungendo 1.200 unità. Domani sbarcheranno dalla Dattilo 611 uomini, 102 donne, 191 minorenni maschi e 11 femmine, e 11 bambini. Diverse le nazionalità. Le maggiormente rappresentate sono Bangladesh (103), Gambia (115), Senegal (112), Nigeria (248), ma ci sono anche cittadini della Costa d’Avorio, del Pakistan, della Somalia, del Camerun e della Burkina Faso. Le strutture di accoglienza sarde sono al collasso. La Prefettura di Cagliari per tamponare l’emergenza ha già avviato un nuovo bando, ma le buste saranno aperte solo lunedì.

 
 
Raggi, ormai è fuggi fuggi: si dimettono anche i vertici di Ama e Atac

Raggi, ormai è fuggi fuggi: si dimettono anche i vertici di Ama e Atac

giovedì 1 settembre 2016 – 16:54

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Roma nel caos, giornata da dimenticare per Virgina Raggi. Cinque dimissioni in un giorno. Si è dimesso anche l’amministratore unico di Ama Alessandro Solidoro. Il manager era arrivato meno di un mese fa per sostituire il presidente Daniele Fortini. Altre tegole sulla sindaca Virginia Raggi in una giornata che si sta rivelando una débâcle per la sua squadra, che pèerde pezzi da novanta a soli 70 giorni dalle elezioni amministrative.

Solidoro era stato nominato appena il 4 agosto scorso al vertice della municipalizzata che si occupa di ambiente e rifiuti a Roma, dopo l’uscita di Fortini seguita da un braccio di ferro tra l’ex manager e l’assessore Paola Muraro. Il suo addio arriva dopo quello, nella mattinata,  dell’assessore Marcello Minenna, col quale aveva buoni rapporti e che aveva contribuito alla scelta di Solidoro per guidare la municipalizzata. Questa la nota dell’Ama: «Ama S.p.A. comunica che l’Amministratore Unico Alessandro Solidoro ha rassegnato le proprie dimissioni poiché, a seguito delle dimissioni dell’Assessore al Bilancio, dottor Marcello Minenna, ha ritenuto venute meno le condizioni per l’incarico affidatogli». Rumors anche su un possibile passo indietro di Stefano Bina, neo dg dell’Ama fortemente voluto al fianco di Solidoro da Minenna. Nel primo pomeriggio aveva scosso l’amministrazione Raggi un’altra defezione: l’abbandono dei vertici dell’Atac, l’azienda di trasporto pubblico capitolina. Dopo il direttore generale Marco Rettighieri,  ha lasciato anche l’amministratore unico Armando Brandolese. I due, secondo quanto si è appreso, hanno formalizzato le loro dimissioni. La sindaca Raggi ha scelto di non partecipare al consiglio comunale, ha annullato la Giunta e ha riunito la sua maggioranza in una riunione che i partecipanti hanno definito “molto accesa”. «Siamo al lavoro per trovare personalità di rilevo per il rilancio della città. Non ci fermiamo», ha detto la Raggi.

 
 
Fertility day, bufera sulla Lorenzin: la campagna è fascista. Anzi no, è solo brutta

Fertility day, bufera sulla Lorenzin: la campagna è fascista. Anzi no, è solo brutta

mercoledì 31 agosto 2016 – 16:18

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La ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha deciso di istituire una giornata di educazione alla fertilità il prossimo 22 settembre. Un’occasione, nelle intenzioni del ministero, per accendere i riflettori sull’emergenza denatalità. Un problema reale, visto che siamo arrivati al minimo storico di nuovi nati dall’unità d’Italia. Ma la comunicazione scelta dal ministero sta scatenando una polemica che pare destinata a non placarsi tanto facilmente. In questi giorni è stato lanciato il sitoFertility Day 2016: oltre al programma degli eventi e a vademecum come “I giorni fertili, quando farlo?”, c’è una sezione chiamata Fertility Game in cui, vestendo i panni di un avatar maschile o femminile, si ottengono punti evitando i principali fattori di rischio – vita sedentaria, alcol, fumo, droghe, infezioni e cibo spazzatura. Innanzitutto il manifesto: c’è una donna con una clessidra in mano, che rappresenta il tempo che passa inesorabile, e lo slogan: La bellezza non ha età. La fertilità sì. Una frase che pare un atto d’accusa contro quelle donne che scelgono i tempi della procreazione senza lasciare che sia la natura ad imporli. Ma, a parte l’uso ingiustificato dell’inglese, la campagna della Lorenzin viene messa sotto accusa perché ritenuta di “stampo fascista”, perché riecheggia insomma la propaganda del Ventennio di incremento demografico sulla base del principio che “il numero è potenza”. Ovviamente, la parentela ideologica non sussiste, è solo un riflesso condizionato che spinge a vedere un “precedente” in anni in cui le donne avevano esclusivamente il compito di essere madri. Inoltre, la campagna mussoliniana si basava su premi in denaro alle coppie prolifiche e sulla creazione di una filiera assistenziale di aiuto e informazioni alle mamme che per l’epoca (1927) era di assoluta avanguardia.

Ma archiviato l’azzardato paragone resta da capire il senso di una campagna fondata sulla “persuasione” (perché l’informazione è ormai alla portata di tutti e di tutte) che è difficile da comprendere nel 2016, sia perché la maternità ormai viene scelta e non imposta, sia perché proprio la classe politica per prima dovrebbe sapere che gli ostacoli alla maternità oggi risiedono nella totale assenza di politichefamily friendly e non certo nell’ignoranza sui tempi fertili delle donne. Su twitter in particolare la protesta è stata talmente accesa e diffusa – si va dall’accusa di fascismo a quella di avere distrutto in un attimo tutti i traguardi raggiunti dall’autodeterminazione delle donne – che il sito della campagna risulta inaccessibile: troppi contatti o un passo indietro dettato dalla prudenza? Gli slogan finiti sotto accusa sono “Sbrigati, non aspettare la cicogna”, di un’ingenuità disarmante, e “La fertilità è un bene comune”, che oggettivamente colpevolizza chi non riesce ad avere figli.

Resta da sottolineare, infine,  una contraddizione in tutta questa ansia di scagliarsi contro la Lorenzin: come mai pochi mesi fa veniva esaltato il diritto alla genitorialità delle coppie gay e oggi la campagna per fare figli viene invece bollata come un rigurgito di Medioevo? Mistero insolubile.

 
Fertility Day, Lorenzin ci mette una toppa: «Rivedremo due cartoline»

Fertility Day, Lorenzin ci mette una toppa: «Rivedremo due cartoline»

giovedì 1 settembre 2016 – 18:15

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”La campagna del Ministero della Salute per il Fertility Dayresta nella sua impostazione ma stiamo rivedendo le due cartoline che hanno fatto più scalpore, quella della clessidra e quella che dice datti una mossa. La direzione per la comunicazione sta valutando come ricalibrare la comunicazione”: è il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin a spiegarlo all’Ansa. ”Abbiamo 22 giorni per migliorare la qualità della campagna”, aggiunge.”Del resto sul sito mancavano le spiegazioni che erano state preparate per il retro delle cartoline che davano il senso dell’obiettivo che e’ solo di salute pubblica” ha aggiunto il ministro. Alle molte critiche, anche politiche, Lorenzin replica: ”La politica della natalità è una cosa da statisti, che deve essere realizzata con una serie di politiche intersettoriali, ma a chi dice che prima serve costruire asili nido rispondo che questi arrivano solo dopo la nascita dei bambini. Noi ci occupiamo di salute e quindi di preservare la fertilità, che e’ la possibilità di avere figli in futuro”.

“La campagna per il Fertility Day costa 28 mila euro per sei eventi”, aggiunge la Lorenzin, che rettifica le notizie diffuse in queste ore da Stefano Esposito, senatore del Partito Democratico, che aveva parlato di 200 mila euro. Per quanto poi riguarda le  critiche arrivate da Oliviero Toscani la Lorenzin risponde piccata: ”Le nostre sono campagne a basso costo, se vuole siamo felici di accogliere il suo aiuto gratuitamente per fare meglio. Siamo certi che ci aiuterà a trasformare questa campagna in qualche cosa di cui si parlerà per un anno e non solo tre giorni. Lo aspetto”.

 
Errani, una nomina per ricostruire… non le zone terremotate ma il Pd

Errani, una nomina per ricostruire… non le zone terremotate ma il Pd

giovedì 1 settembre 2016 – 13:56

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Errani serve, non alle zone terremotate, ma agli equilibri interni del Pd. È questo il duro commento del centrodestra alla notizia che il Consiglio dei ministri  ha ufficializzato la nomina dell’ex governatore dell’Emilia Romagna Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto del 24 agosto scorso. Vanno all’attacco i principali esponenti di Forza Italia.

Maurizio Gasparri giudica la  scelta di Errani un «errore». «Renzi lo ha nominato commissario per risolvere problemi di equilibri interni al Pd. È vergognoso». Il vicepresidente del Senato lo dice su twitter . Sulla stessa linea Renato Brunetta. Secondo il capogruppo di FI alla Camera si tratta di una «nomina di parte politica, partitica, finalizzata più alla ricostruzione del Partito democratico che delle zone terremotate». Brunetta lo ha dichiarato  parlando con i giornalisti a margine dell’audizione del sottosegretario Claudio De Vincenti sul sisma che ha colpito il centro Italia. «Renzi aveva chiesto coesione, unità, ma non ha chiesto nessun parere a nessuno e ha fatto come al solito, di testa sua, sulla base delle proprie esigenze politiche, di partito. Per questa ragione noi siamo totalmente in disaccordo, lo diremo nelle sedi parlamentari e faremo in modo che questo metodo renziano venga bloccato. Noi chiediamo trasparenza, responsabilità, non slogan. ‘Casa Italia’, un bel nome, uno slogan vuoto, non sappiamo cosa c’è dentro. Troppe chiacchiere, pochi fatti». «La lunga introduzione del sottosegretario De Vincenti – prosegue l’esponete azzurro – non ci ha affatto rassicurato». Brunetta chiede a Renzi: «Della messa in sicurezza delle scuole, che era un suo impegno di 30 mesi fa, che ne è stato? Dagli ultimi dati emerge che sono stati spesi solo 400 milioni di euro. Un totale fallimento. Questo è Renzi, questo è il suo opportunismo. Renzi comincia male, comincia con il piede sbagliato. Con il referendum gli italiani avranno modo di dire una parola definitiva su questa parentesi di governo, su questa parentesi di democrazia nel nostro Paese».

 


Trump va in Messico e lei no: Hillary schiuma di rabbia e ricorda i tweet di Donald

Trump va in Messico e lei no: Hillary schiuma di rabbia e ricorda i tweet di Donald

mercoledì 31 agosto 2016 – 18:30

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Colpo da maestro di Donald Trump, al contrario della sua rivaleHillary Clinton, che ha invece declinato l’invito del presidente messicano Nieto. Donald Trump va in Messico ad incontrare il presidente Enrique Pena Nieto e Hillary Clinton, schiumante di rabbia, stila la lista di tweet inviati dal rivale repubblicano nel corso della sua corsa per la Casa Bianca in cui ha commentato sul Messico e sui messicani spesso in maniera offensiva. «Ecco una bella e lunga lista di tweet che Donald Trump ha inviato sul Messico negli ultimi due anni», ha scritto sul suo profilo del social network la livorosa Hillary rilanciando un link che raccoglie appunto i commenti di Trump, la gran parte relativi all’immigrazione illegale.

In Messico Trump ha parlato con Nieto anche del muro

Donald Trump insomma è volato oggi in Messico, solo poche ore prima del suo discorso molto atteso sull’immigrazione. Il candidato repubblicano aveva annunciato su Twitter di attendere con molta impazienza di incontrarsi col capo di Stato messicano. Il viaggio, inatteso, arriva mentre Trump sta sta ribadendo la sua chiarissima posizione sull’immigrazione illegale, un argomento che è stato uno snodo fondamentale della sua campagna presidenziale. Il candidato repubblicano ha più volte proposto di espellere le persone che attualmente vivono negli Stati Uniti in maniera illegale e di costruire una muraglia lungo il confine con il Messico, storicamente uno dei più “caldi” a livello mondiale sul fronte dell’immigrazione. Ma in alcuni incontri recenti con supporter ispanici, Trump ha fatto intendere che potrebbe aprire al cambiamento del duro approccio avuto sulla questione durante le primarie. Trump e il presidente messicano hanno anche discusso gli aspetti logistici della costruzione del muro proposta dal candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti. Lo fa sapere il candidato vicepresidente di Trump, Vince Pence, che sottolinea anche come il viaggio in Messico dimostra che Trump è un «leader determinato», notando come il candidato repubblicano abbia risposto prontamente all’invito del presidente messicano al contrario della rivale democratica Hillary Clinton.

 
 
 
 
«Ciao, ciao, Dilma»: cacciata la Rousseff malgrado il sostegno del Papa

«Ciao, ciao, Dilma»: cacciata la Rousseff malgrado il sostegno del Papa

mercoledì 31 agosto 2016 – 18:38

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Il senato brasiliano ha approvato la destituzione della presidente Dilma Rousseff con 61 voti a favore e 20 contrari. Dilma decade definitivamente dalla carica e Michel Temer s’insedierà come 37esimo presidente della Repubblica brasiliano. «Tchau, tchau, Dilma», «ciao, ciao, Dilma»: lo slogan irridente degli oppositori al malgoverno dell’ex presidente brasiliana Dilma Rouseff, pupilla dell’altro ex presidenteIgnacio Lula da Silva, campeggia su tutti i social brasiliani e nelle dimostrazioni di piazza contro l’ex guerrigliera marxista. Il Senato brasiliano ha destituito la Rousseff, accusata di numerosi reati, tra cui quello di aver falsificato i dati economici per nascondere il disastro causato dal governo di sinistra, di Lula prima e della Rousseff dopo. Prima del voto, Il presidente della Corte suprema brasiliana, Ricardo Lewandovski, ha accolto la richiesta dei difensori della presidente Dilma Rousseff di separare il voto sulla destituzione da quello sull’interdizione dai pubblici uffici per otto anni. Si è votato pertanto prima sulla destituzione e poi sulla pena accessoria. Il quorum è sempre dei due terzi dei senatori, 54 su 81. La Rousseff è stata sottoposta a un procedimento di impeachment per aver avallato pratiche contabili illecite per mascherare il bilancio dello Stato.

L’ex guerrigliera comunista Rousseff è fuori

L’ex guerrigliera marxista ha assistito alla votazione assieme al suo predecessore e mentore politico, l’ex presidente Lula, e ad alcuni suoi ex ministri. La polizia ha transennato la zona davanti al parlamento, dove oggi sono attese 20 mila persone, in maggioranza per sostenere la presidente di sinistra. Sembra inoltre che Papa Francesco abbia fatto giungere una lettera di sostegno alla presidente brasiliana Dilma Rousseff, che oggi rischia di essere deposta con un voto del Senato, secondo quanto ha rivelato all’Ansa Leonardo Boff, uno dei padri della Teologia della liberazione brasiliana nonché amico personale del papa argentino. «Dilma ha ricevuto una lettera di sostegno da papa Francesco, del quale è diventata amica durante la Giornata mondiale della Gioventù di Rio. Ma per rispetto, la presidente non ha voluto renderne noto il contenuto. Ma so che contiene la condanna di un eventuale golpe e il sostegno alla democrazia di carattere sociale», ha detto l’ex frate francescano che negli anni Ottanta venne costretto a lasciare il saio per le sue posizioni vicine al marxismo dall’allora cardinale Ratzinger. Boff, che è anche docente di etica ed ecologia, avrebbe contribuito, inviando suoi testi al Papa, alla preparazione dell’enciclica Laudato sii di Bergoglio.

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