QUALCHE VOLTA RITORNANO : “I ROSSI” CONTRO ALBERTAZZI – E L’ARCHIVIO DELLE BARBARIE


QUALCHE VOLTA RITORNANO : “I ROSSI”  CONTRO ALBERTAZZI – E L’ARCHIVIO DELLE BARBARIE

—————————————————————————————————————————————————————————
QUALCHE VOLTA RITORNANO : “I ROSSI”  CONTRO ALBERTAZZI – E L’ARCHIVIO DELLE BARBARIE  [ LUNEDI’, 29 AGOSTO 2016 ]
 
IN COPERTINA – LINK  ( da messaggio “postato” su facebook )
—————————————————————————————————————————————————————————
( . . . )

( .. . )
Volterra, i partigiani: ‘un fascista’. La vedova: ‘un grande italiano’
LANAZIONE.IT|DI TITTI GIULIANI FOTI
—————————————————————————————————————————————————————————
I NOSTRI LIETI EVENTI
—————————————————————————————————————————————————————————
l'immagine del profilo di Ferruccio Massimo VuonoLA RICORRENZA
Risultati immagini per buon compleanno immagini BUON COMPLEANNO [ “TEAM AZIMUT ONLINE” ]
 28 AGOSTO 2016 : FERRUCCIO MASSIMO VUONO
[ “Azimut” : responsabile Ufficio Stampa ]
 
 
Ferruccio Massimo Vuono
( domenica, 28 agosto 2016 )

Grazie a tutti per gli auguri

L'immagine può contenere: 1 persona , occhiali_da_sole
—————————————————————————————————————————————————————————
“I ROSSI”…..E  A PROPOSITO : IL CAVALIERE DIXIT
( da messaggio “postato” su facebook )
—————————————————————————————————————————————————————————
( . . . )  un link.
  • Leonardo Martini
    ( . . . )

    Questo è il comunismo, l’unico a poterlo spiegare perfettamente non può che essere il Presidente Silvio Berlusconi nemico naturale di questa disumana ideologia.

————————————————————————————————————————————————————————–
BARBARIE – QUATTRO VICENDE ( da messaggi “postati” su facebook ) 
——————————————————————————————————-
DALL’ARCHIVIO DELLE BARBARIE / 1
—————————————————————————————————————————————————————————
 
 ( . . . ) il post ( . . . )
( . . . )
L'immagine può contenere: folla, una o più persone e spazio all'aperto
( . . . )

( . . . )

CORIANDOLI DI STORIA: la Volante rossa (1)

A Milano, a partire dall’estate del 1945 e fino all’inizio del 1949, fu attiva un’organizzazione paramilitare comunista, denominata “Volante Rossa”, entrata nella mitologia postresistenziale tuttora viva…le sono stati dedicati libri da Cesare Bermani (uno) e da Cesare Recchioni (due), fino ad uno più recente di Michele Tronti…

Ho finito di risfogliare quello di Bermani (“La Volante rossa, storia e mito di “un gruppo di bravi ragazzi”, Milano 2009) e vi racconto qualcosa…quelli di Recchioni sono meno interessanti, perché memorialistici, frutto di incontri con gli esuli cecoslovacchi, di quello di Tronti magari parlerò prossimamente….

Dunque: composta da una sessantina di effettivi ex partigiani (e un centinaio di “ausiliari”), con sede alla Casa del Popolo di Lambrate, iniziò la sua attività (omicidi di ex fascisti reduci dai campi di Coltano e simili) nell’estate del 1945, per essere poi ufficialmente “riconosciuta” dal PCI a partire dal 1947, e, in quanto tale partecipare come servizio d’ordine a Congressi, come guardia del corpo alla protezione di dirigenti in trasferta a Milano, come “prima linea di sfondamento” nelle manifestazioni di piazza, soprattutto in caso di scontri
Responsabile di innumerevoli (e mai tutti scoperti omicidi) di ex fascisti (“sono comunque molti i fascisti che scompaiono e che si pensa siano emigrati in Argentina, mentre i loro cadaveri finiscono nella colata della Breda, oppure in fondo a qualche stagno…zavorrati con una pietra assicurata a un cavo di ferro”) di pestaggi violentissimi (“la vittima prescelta viene circondata, fatta cadere a terra con uno sgambetto e percossa”), di distruzioni di sedi avversarie (plurime quelle della prima sede del MSI in via Santa Redegonda e del Meridiano d’Italia), di scontri di piazza con le forze dell’ordine, potè vantare come “fiori all’occhiello” i due assassinii commessi dopo l’ufficiale “affiliazione” al PCI: Franco de Agazio, direttore de Il Meridiano d’Italia (14 marzo ’47) e Ferruccio Gatti (4 novembre ’47,) che stava assumendo un ruolo di primo piano nell’organizzazione del neofascismo lombardo
Quando, nel 1949, dopo i due ennesimi omicidi di fascisti, la Magistratura si decise ad intervenire, il PCI favorì la fuga in Cecoslovacchia dei tre maggiori esponenti….ci pensò poi Pertini, nel 1978 a graziarli (senza che avessero nemmeno “iniziato” a scontare la pena, avessero riconosciuto le loro colpe, né avessero mai fatto formale domanda))
In verità, anche in questa occasione, il PCI, prima di favorire la fuga dei “volantisti”, manifestò il suo crudele cinismo…in un messaggio segreto del 16 marzo, riferito agli assassini di De Agazio, è scritto: 
“Attenuare e minimizzare impressione suscitata opinione pubblica Stop Cellule Questure (all’epoca le forze di polizia erano infiltrate da 15.00 ex partigiani ndr) provvedano inviare elenchi testi citati copie esiti indagini Stop Intimorire inquirenti fornire piste errate rintraccio esecutori Stop Provvedere loro opportuno rifugio temporaneo Stop PRESENTANDOSI NECESSITA’ IMPELLENTE PROCEDERE LORO ELIMINAZIONE Stop Dare assicurazioni Stop”

Come si vede, la soppressione dei compagni “scomodi” era tra le ipotesi

Questi, in estremissima sintesi, i fatti….in un prossimo post qualche aneddoto, sempre tratto dal libro di Bermani
——————————————————————————————————-
DALL’ARCHIVIO DELLE BARBARIE / 2
——————————————————————————————————-
( . . . )  il post di Associazione Memento.
( . . . )

Onore !

foto di Associazione Memento.
foto di Associazione Memento.
Associazione Memento ha aggiunto 2 nuove foto.

( . . . )

28-29 Agosto 1944: il Martirio della famiglia Ugazio

IL MARTIRIO DELLA FAMIGLIA UGAZIO
Augusto Pastore

La tragedia della famiglia Ugazio vien voglia di scriverla con l’inchiostro rosso. Un rosso sangue. E ci vorrebbero anche le tonalità espressive di Eschilo per rendere con chiarezza l’atmosfera allucinante nella quale venne consumata una strage orribile che lascia increduli, inorriditi. Le malvagità della sporca bestia umana toccano vertici sconosciuti alla bestia stessa. certo che al cospetto del calvario di Mirka, Comelia e Giuseppe Ugazio la più maledetta iena proverebbe un moto di sgomento.
Galliate è un grosso centro agricolo-industriale, posto ad una decina di chilometri da Novara. Si allunga a levante, fino alle rive del Ticino.
In questo pezzo di valle padana l’inverno è rigido, umido: una cappa pesante di nebbia avvolge tutto. D’estate l’afa, stagnante e le zanzare fanno attendere il calare del sole come una benedizione del Padreterno. Allora la gente esce di casa e si siede sui gradini. Aspetta il ristoro di un filo d’aria.
Anche la sera del 28 agosto 1944, dopo una giornata arroventata, a Galliate si aspettava il sollievo del tramonto.
Giuseppe Ugazio, un brav’uomo di 43 anni, segretario del Fascio locale, si intratteneva con alcuni amici presso la trattoria S. Carlo. Discuteva della guerra, delle terrificanti incursioni sul ponte del Ticino spaccato in due dalle bombe inglesi.
Cornelia, la figlia di 21 anni, simpatica e bella studentessa in medicina, si era recata da conoscenti che l’avevano pregata per alcune iniezioni.
Mirka, l’ultima creatura di Giuseppe Ugazio, era saltata sulla bicicletta e si divertiva a pedalare forte con la gioia innocente dei 13 anni!
Ma in quella sera del 28 agosto 1944, il destino di Mirka, Cornelia e Giuseppe Ugazio si compie. Una accolita di uomini, usciti dalla boscaglia, come lupi famelici attendono i tre.
Con un pretesto qualsiasi distolgono Giuseppe Ugazio dalla compagnia degli amici, poi, camuffati da militi della R.S.I. in borghese, fermano Cornelia. Mirka, la dolce bambina di 13 anni con le trecce avvolte sulla nuca e il vestitino bianco a fioroni rosa, viene spinta dalla camionetta in corsa sul bordo della strada. La raccolgono in fretta, senza dare nell’occhio, accorti come una banda di bucanieri. Una sporca e nodosa mano le comprime la bocca mentre l’automezzo si rimette in marcia. Il tragico appuntamento per le tre vittime è fissato presso la tenuta «Negrina», un cascinale isolato a mezza strada tra Galliate e Novara. Sono le 21 della sera del 28 agosto 1944, un cielo calmo, dolce, pieno di stelle. Dalle risaie si alza il concerto gracidante delle rane: alla tenuta «Negrina» incomincia invece la sarabanda, la macabra giostra. I partigiani, una ventina circa, hanno tanta fame e sete, ma per fortuna il pollaio è portata di mano e la cantina a due passi. Un festino in piena regola per tutti quanti ad eccezione dei tre prigionieri. La piccola Mirka piange ed invoca la madre. Cornelia, dignitosa come la donna di Roma di fronte alla orde barbariche, sfida con gli occhi quel banchetto di forsennati. Papà Ugazio è cereo in viso: avverte la tragedia immane che pesa nell’aria.
Il vino ha raggiunto l’effetto e a calci e a pugni la turba di delinquenti spinge Giuseppe Ugazio nel boschetto adiacente la tenuta. Lo legano ad un fusto, gli spengono i mozziconi di sigarette sulle carni e, sotto gli occhi terrorizzati di Mirka e di Cornelia, lo finiscono a pugni in faccia e pedate nel basso ventre. Il calvario dura più del previsto perché la fibra fisica dell’Ugazio resiste. La gragnuola di pugni infittisce, i calci si fanno più decisi. Ora si ode soltanto il rantolo: «Ciao Mirka, ciao Cornelia» e Giuseppe Ugazio spira.
Adesso inizia l’ignobile. Sono venti uomini avvinazzati su due corpi indifesi. Mirka è una bambina e non conosce ancora le brutture degli uomini degeneri. Dapprima non comprende, non sa, poi tenta un’inutile resistenza. Cornelia si difende ma è sopraffatta. Sette ore di violenze ancestrali, sette ore di schifo e di urla. Poi l’alba. Mirka e Cornelia non respirano più. Conviene togliere di mezzo i cadaveri e ritornare nella boscaglia. Si scavano venti centimetri di terra e si buttano le vittime. Le zolle fredde al contatto delle carni riaccendono un barlume di vita e i due corpi sussultano ancora. Ma è questione di un momento per i partigiani: a Cornelia spaccano il cranio con il calcio del mitra e sul collo di Mirka, la bambina, si abbatte uno scarpone che la strozza. La tragedia è finita. All’orizzonte si alza il sole, il sole insanguinato del 29 agosto 1944, a soli otto mesi dalla totale liberazione.

——————————————————————————————————-
DALL’ARCHIVIO DELLE BARBARIE / 3
——————————————————————————————————-
( . . . ) il post ( . . . )
( . . . )
foto di Pino Verardi.
foto di Pino Verardi.
foto di Pino Verardi.
foto di Pino Verardi.
foto di Pino Verardi.
+6
( . . . ) 10 nuove foto.

. PER NON DIMENTICARE

L’eccidio di Malga Bala è uno dei tanti episodi di disumana e feroce barbarie ad opera di partigiani comunisti; ormai ufficialmente confermata, malgrado tanti anni di falsità e menzogne divulgate da chi aveva interesse a negare anche questa strage, insieme a tantissime altre.

Sorpresi nel sonno, avvelenati e barbaramente trucidati: fu questo il tragico destino di dodici giovani Carabinieri, catturati dai banditi titini alle Cave dei Predil, nell’alto Friuli.

I 12 Carabinieri costituivano il presidio a difesa della centrale idroelettrica di Bretto. La sera del 23 Marzo 1944 i partigiani comunisti presero in ostaggio il Vicebrigadiere Dino Perpignano, Comandate dei presidio che stava rientrando negli alloggiamenti, sotto la minaccia delle armi, lo costrinsero a pronunciare la parola d’ordine e, con facilita’, una volta entrati nel presidio, catturarono tutti i Carabinieri, già in parte addormentati.

I partigiani comunisti della Jugoslavia di Tito erano in combutta con quelli italiani; capeggiati da Franç Ursic, nome di battaglia Josko, coadiuvati da Silvo Gianfrate, originario di Foggia, Ivan Likar, detto Socian, già operaio in miniera a Cave e dal commissario politico del territorio Lojs Hrovat, di Plezzo. In tutto 22 partigiani che costrinsero gli ostaggi a portare a spalla tutto il materiale trafugato dalla caserma, e si incamminarono lungo un percorso tutto in salita, nel bosco per raggiungere a tappe forzate Malga Bala.

Il lungo tragitto venne intervallato da poche soste, di cui l’ultima, la sera del 24 marzo, in una stalla sita sull’altipiano di Logje.

Qui venne loro somministrato minestrone a cui erano stati proditoriamente aggiunti soda caustica e sale nero, usato per il bestiame perché ad elevato potere purgante. Erano stati avvelenati e la loro agonia si protrasse fra atroci dolori per ore ed ore.

La mattina successiva (25 marzo) venne fatto percorrere ai prigionieri l’ultimo tratto di strada che li separava dal luogo della mattanza, un casolare sito su un pianoro, Malga Bala appunto, dove il Vicebrigadiere Perpignano venne arpionato ad un calcagno con un uncino, appeso a testa in giù e costretto a vedere la fine dei propri dipendenti; verrà finito a pedate in testa; gli altri militi vennero sterminati barbaramente, dopo essere stati incaprettati con filo di ferro, legato anche ai testicoli, così che i movimenti parossistici sotto i colpi di piccone amplificassero il dolore; ad alcuni furono tagliati i genitali e conficcati loro in bocca; ad altri vennero sbriciolati gli occhi; ad altri ancora venne poi sventrato il cuore a picconate.

Al termine dell’eccidio, i corpi vennero trascinati dai macellai titini a qualche decina di metri dal casolare ed ammucchiati sotto un grosso sasso, parzialmente ricoperti dalla neve.

I cadaveri dei militi vennero rinvenuti casualmente da una pattuglia di militari tedeschi e recuperati per essere ricomposti presso la chiesa di Tarvisio tra il 31 marzo ed il 2 aprile 1944. I funerali si svolsero presso la stessa chiesa il 4 aprile 1944. Al termine di solenne cerimonia funebre, i resti dei dodici Carabinieri furono seppelliti in località Manolz di Tarvisio.

Solo 65 anni dopo l’eccidio, tardivamente, il 14 luglio 2009, a Tarvisio (UD), sono state conferite le Medaglie d’Oro al Merito Civile alla Memoria ai Carabinieri caduti.

Oggi solo l’Arma dei Carabinieri rende gli onori e ricorda i Dodici Martiri Eroi di Malga Bala.

I Dodici Carabinieri trucidati dai comunisti titini:

– Vice Brigadiere PERPIGNANO Dino, nato a Sommacampagna (Verona) 17 agosto 1921;

– Car. DAL VECCHIO Domenico, n. a Refronto (Treviso) il 18 ottobre 1924;

– Car. FERRO Antonio, Rosolina (Rovigo) il 16 febbraio 1923;

– Car. AMENICI Primo, n. a Crespino (Rovigo) il 5 settembre 1905;

– Car. BERTOGLI Lindo, n. a Casola Montefiorino (Modena) il 19 marzo 1921;

– Car. COLSI Rodolfo, n. a Signa (Firenze) il 3 febbraio 1920;

– Car. FERRETTI Fernando, n. San Martino in Rio (Reggio Emilia) il 4 luglio 1920;

– Car. FRANZAN Attilio, n. a Prola Vicentina (Vicenza) il 9 ottobre 1913;

– Car. RUGGERO Pasquale, n. a Airola (Benevento) l’11 febbraio 1924;

– Car. ZILIO Adelmino, n. a Prozolo di Camponogara (Venezia) il 15 giungo 1921;

– Car. Aus. CASTELLANO Michele, n. a Rochetta S’Antonio (Foggia) l’11 novembre 1910;

– Car. Aus. TOGNAZZO Pietro, n. a Pontevigodarzere (Padova) il 30 giugno 1912.

 
——————————————————————————————————-
DALL’ARCHIVIO DELLE BARBARIE / 4
——————————————————————————————————-
( . . . ) la foto ( . . . )
( . . . )
L'immagine può contenere: cavallo e spazio all'aperto
‎( . . . ) a …( . . . ).

( . . . )

I MISTERI DELLA STORIA….
“In breve, il Comando decise di fare l’azione a via Rasella. Voglio di nuovo puntualizzare che non sapemmo allora, e non lo sappiamo ancora oggi, chi decise per via Rasella. La mia opinione è che sia stato il Comando Regionale, e Amendola successivamente, si è presa coraggiosamente tuta la responsabilità”
(Mario Fiorentini, “Sette mesi di guerriglia urbana”, Roma 2015)

Settantun anni dopo, ancora resta questo “buco nero”…nemmeno uno dei capi del gappismo romano è in grado di dire di chi fu “veramente” l’ordine….una strage dalle conseguenze terribili, della quale nessuno si assume la responsabilità

————————————————————
LA STORIA – ( FORSE ) NON TUTTI SANNO CHE…..
————————————————————
UN VIDEO
————————————————————

( . . . )

( . . . )
regia Mirko Adami, Vittoriale degli Italiani, documentario dell’ultima dimora di Gabriele d ‘Annunzio
YOUTUBE.COM
—————————————————————————————————————————————————————————
ESTATE ANOMALA E DOLOROSA – BUSSA SETTEMBRE !
—————————————————————————————————————————————————————————
PREPARIAMOCI A DARE IL “BUON SERVITO” A RENZI !
E A CHI NON CI STA…UNA DEDICA ( vedi : sotto )
URGE < SFRATTO >…”AD
 HORAS” ! ! !
Incendio all'impianto di Acerra, in fumo tremila balle di rifiuti
l’Italia
( E PAOLO BARNARD, PREVEDENDO,
 CHIARAMENTE DIXIT: ”…So
bene che non siete capaci di reagire, non lo fareste
neppure ad
appiccarvi fuoco, inutili vigliacchi. Non mi scrivete… )
 
 
[  “AMARCORD : DA “AZIMUT ARCHIVIO ONLINE” – SETTEMBRE 2012 ]
 C’ERA UNA VOLTA IL
< CENTRODESTRA >…
Arturo Stenio Vuono Arturo Stenio Vuono. [ “Azimut” – archivio – stralcio da editoriale – più volte pubblicato]
< …la repubblica dei nostri padri aveva trovato, dopo un lungo periodo di conflitto tra il  cosiddetto – supercitato –  <  paese reale  >   e il cosiddetto – tanto celebrato –  <  paese legale  >  , già all’indomani della “grande implosione” di circa vent’anni orsono, la concreta possibilità dell’aspirazione al realizzarsi ed all’inverarsi della vagheggiata  <  Grande Riforma  >  e per l’apostolato d’ una  <  Nuova Repubblica  >  , all’insegna dell’agognata  < modernizzazione  >  : dal presidenzialismo che avrebbe dovuto preparare l’esercizio di governo per mezzo dell’introdotto bipolarismo, e dalla notissima, chiarissima, formula della  < democrazia dell’alternanza  >  , territorialmente decentrata e “federalista”, con una destra non “patriottarda e sciovinista”, e una sinistra non più “ancorata ad una tradizione falsata se non ripudiata”, e senza più l’ambiguità del  < centrismo pendolare  >  , l’Italia, la nostra “Italia bella”, una nazione – ancora – non “pacificata”, appariva – finalmente – consegnata a una nuova “classe dirigente” perchè si costruisse, alfine, quella  <  casa comune  >  , veramente sentita e condivisa, ed il totale azzeramento dell’anacronistico, infantile e infertile, meccanismo – un “suicidio” di sempre – del reciproco delegittimarsi……Parve, a suo tempo, che il centrodestra avesse dato tale consegna, per una futura e felice prospettiva, a questo nostro “Popolo di fazioni e di guerra civile, di Guelfi e di Ghibellini” : ne avesse fatto, precisamente e prioritariamente, una missione e l’obiettivo principe; non era mai stato superato il passato più lontano, e quello più recente, specie in termini di ricaduta negativa – nel tempo e in precedenza –  come sulle subentrate e nuove generazioni; e. comunque, questa congerie di diversità ch’erano proprie della penisola, non solo tra il nord e il sud, checchè se ne dica, sempre sedimentate e profonde….”Berlusconi e il cosiddetto “vituperato berlusconismo”, sino a quando fu possibile, e in piedi i patti e le alleanze della coalizione di forze nuove – al governo dell’Italia -, sopirono passioni e misero in campo una nuova accettazione della  <  vittoria  >  – da parte di tutti – senza ( più ) offesa per gli “sconfitti”. Non offesero ( più ) gli “sconfitti” e non si limitarono a “parteggiare”esclusivamente, per quelli che, nei diversi tempi storici, furono detti i soli  e “in regola”  <<  unitari  >>  . Ciò, per me, faceva parte – pure – del  <<  Progetto  >> : quando, tutti, dicevamo : “per la Politica – che vola alta – occorre, sempre, avere un sogno”…Il mio ambiente, a partire da quel ch’era stato della lunga militanza “missina”, e poi di An, e ancora poi del “Polo” e con il PdL, identificò in Berlusconi,  nei Fini, Bossi e Casini, come legati a un patto indissolubile ( e – tra di loro –  ”chi non ha sbagliato, scagli la prima pietra” ), l’espressione più pacatamente di una solida alleanza ,”pacifica e casalinga”, stanca della solita apologia di martiri ed eroi – che escludessero ogni altro – per considerarsi, ormai, “un numero bastevole per  <  fare >  una Storia nazionale, per tener vivo lo scolastico amore di patria”… > …..
Associazione Azimut – DA SERVIZIO PUBBLICATO
—————————————————————————————————————————————————————————
LA STORIA – ( FORSE ) NON TUTTI SANNO CHE…..
da messaggio “postato” su facebook
——————————————————————————————————-
( . . . )  il post di  ( . . . )
( . . . )
L'immagine può contenere: 1 persona , sMS
—————————————————————————————————————————————————————————
LA STORIA – ( FORSE ) NON TUTTI SANNO CHE….. ( tratto dal web )
—————————————————————————————————————————————————————————

Ferragosto è una festa fascista

Fu istituita dall’imperatore Augusto, cade nel giorno dell’assunzione della Madonna. Ma il modo in cui la festeggiamo oggi lo dobbiamo a MussoliniLo diciamo subito: nel titolo l’abbiamo sparata grossa. Fino a un certo punto, però. Perché è vero, le origini del Ferragosto sono di qualche millennio antecedenti la marcia su Roma. Ma se il 15 agosto facciamo gite fuori porta, mangiamo al sacco e, soprattutto, nessuno lavora, lo dobbiamo al regime fascista, che ha istituzionalizzato la festa estiva per eccellenza così come la conosciamo oggi.Andiamo con ordine, però. Ferragosto, come termine, è di origine latina e deriva da feriae Augusti (riposo di Augusto) termine che indicava una festività istituita, per l’appunto, dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L’idea sottostante era quella di istituire una festa che collegasse le altre feste agostane come i Vinalia rustica o i Consualia. L’anello mancante, insomma, per consentire un lungo periodo di riposo dopo le fatiche del raccolto. Tutte assieme, queste ferie venivano chiamate augustali e se vi stavate chiedendo perché Agosto si chiama così, ora lo sapete.Durante quel periodo si svolgevano numerose sagre paesane e corse di cavalli. Una di queste, il Palio di Siena, ha luogo ancora oggi, tradizionalmente il 16 agosto. Se si chiama Palio dell’Assunta, tuttavia, è perché nel frattempo Ferragosto è diventata una festività cattolica, per l’appunto, quella dell’ascensione della Madonna al Cielo. Non a caso, fu proprio lo Stato Pontificio a istituzionalizzare nel calendario tale festività, dopo la caduta dell’Impero. Tuttavia – eccoci al punto – il Ferragosto non era veramente il Ferragosto che festeggiamo oggi, prima del Fascismo. Per dire, lo sapevate che il piatto tradizioale del Ferragosto, prima del 1925, era il piccione arrosto? Comunque, una volta salito al potere,  il regime decise di organizzare, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, centinaia di gite popolari.Di suo ci mise i treni popolari di Ferragosto – quelli che arrivavano sempre in orario – con prezzi fortemente scontati. Questo permise anche alle classi sociali meno abbienti di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine o montane. L’offerta era limitata al periodo tra il 13-15 agosto e poteva essere acquistata in due formule: la gita di un sol giorno, nel raggio di circa 50-100 km; e la gita dei tre giorni a 100–200 km di distanza massima.Durante queste gite la maggior parte delle famiglie italiane ebbe per la prima volta la possibilità di recarsi in villeggiatura al mare, in montagna e nelle città d’arte. Poiché che le gite non prevedevano il vitto, però, nacque anche la collegata tradizione del pranzo al sacco. Per la tradizionale grigliata di Ferragosto, bisognerà attendere il boom degli anni ’50. 

 ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

da messaggio “postato” su facebook

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

.

( FORSE ) NON TUTTI SANNO CHE…..
( . . . )  il post ( . . . )
( . . . )
L'immagine può contenere: sMS
( . . . )

Un bel risultato…

—————————————————————————————————————————————————————————
OGGI
QUALCHE VOLTA RITORNANO : “I ROSSI”  CONTRO ALBERTAZZI – E L’ARCHIVIO DELLE BARBARIE  [ LUNEDI’, 29 AGOSTO 2016 ]
IL SERVIZIO CONTINUA ( leggi tutte le altre notizie )
—————————————————————————————————————————————————————————
( tratto dal web )
 

Se trema “l’albero della razza”: perché Amatrice è l’Italia intera

107SHARES

image: http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2016/08/Terremoto-Amatrice-15.jpg

Amatrice, 24 agosto 2016 (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Amatrice, 24 agosto 2016
(ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Roma, 27 ago – Che l’Italia sia tutta a rischio sismico è cosa nota. E che ad ogni terremoto, sia in Sicilia o sia in Friuli, sia lecito dire “l’Italia è stata colpita” è sentimento comune. Tuttavia, questo nuovo, terribile terremoto dell’Italia Centrale ha una valenza “italiana” più forte, un surplus simbolico per cui la sola Amatrice, la località più colpita, si fa figura retorica dell’Italia stessa, per l’esattezza quella figura che si chiama sineddoche, dove la parte è usata per indicare il tutto.

Amatrice appartiene alla provincia di Rieti. E Rieti, per fortuna non toccata direttamente dal sisma, è ab antiquo considerata l’“ombelico di Italia”. Il Reatino, secondo le più antiche tradizioni italiche registrate dai classici greci e latini (Dionigi di Alicarnasso, Macrobio) fu il punto di irradiazione delle “primavere sacre”, migrazioni di giovani guerrieri che a varie ondate popolarono gran parte dell’Italia peninsulare, lungo quella stessa dorsale appenninica che è il corpo stesso del Drago tellurico che periodicamente scuote le nostre terre (ne parlò sapientemente Alessandro Giuli sul “Foglio” dopo il terremoto aquilano). E’ questa, sono sempre i classici che così parlano, la terra degli “aborigeni”: in altre parole, se la stessa Penisola italica conobbe già in età antica, preromana, varie migrazioni provenienti da Oltralpe e dal mare, è nell’area tra Lazio, Umbria e Piceno che si concepì la “matrice” più arcaica della stirpe italica, destinata più avanti ad assorbire i nuovi arrivati compatibili e a respingere gli incompatibili, i meri invasori, come i Punici.

Amatrice, come nome di luogo, sembra non esistere prima del Medioevo. Ma è assai curioso che uno studioso locale, Cesare De Berardinis, editasse nel 1932 proprio ad Amatrice un’opera dal titolo MA-TRV che si apre col capitolo intitolato “Aborigeni”,

image: http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2016/08/14111854_1036355633148210_23518184_n.jpg

14111854_1036355633148210_23518184_ndove già in prima pagina traccia quei nomi che oggi TUTTI gli Italiani hanno imparato a conoscere: Amatrice, Arquata del Tronto, Accumoli, Norcia… Il libro è di dubbia scientificità, molto giocato sulle cosiddette “false etimologie”. Eppure coglie, anche se in un estremismo localistico, la tradizione dei classici sul Reatino, e fa di Amatrice la “Matrix, l’alveo da cui discende la razza”. E non è forse un caso che qui, a Sant’Angelo di Amatrice, viva il più grande Cerro d’Italia (7 metri di circonferenza di tronco, 600 anni d’età), quasi eco naturale di quell’albero – da De Berardinis detto “albero della razza” – che si vede in uno dei due emblemi dell’antichissima famiglia amatriciana dei Novelli. Sempre tra i nomi antichi di famiglia del luogo vi è peraltro quello dei Vitelli, così che una tradizione amatriciana vorrebbe di qui pure la gente dell’imperatore Vitellio, gente che, secondo quanto narra Svetonio, discendeva “da Fauno, re degli Aborigeni, e da Vitella, adorata in molti luoghi come dea”. Ma Vitella adombra il nome stesso dell’Italia quale Viteliu, “terra dei vitelli”.

L’Italia – una Italia intera, con le sue isole, disegnata da un folto insieme di alberi piantati in epoca fascista – si può vedere come una grande macchia scura sul Piano grande di Castelluccio di Norcia, anch’esso colpito dal sisma, e con cui già si passa nella provincia di Ascoli Piceno, nella cui diocesi peraltro rientra anche Amatrice. Amatrice è infatti, pur se cittadina non grande, da sempre un importante crocevia tra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Sorge su un altopiano solcato dal Tronto, posto tra gli orientali monti della Laga e il settentrionale massiccio dei Sibillini; la via Salaria la lega alla valle reatina e a Roma stessa da un lato, ad Ascoli e all’Adriatico dall’altro. Se ne può quindi comprendere la focalità nelle antiche migrazioni italiche, quindi in quella ininterrotta azione pastorale della transumanza che è pure all’origine (lo si è molto ricordato in questi giorni) della “pasta all’amatriciana”. Da Amatrice, particolare importante, si va verso i monti della Sibilla. Siamo nel regno che esplorò in profondità Febo Allevi nella sua dotta opera Con Dante e la Sibilla ed altri (Milano 1965), mostrando come il mito della presenza della Sibilla in un antro del Monte Vettore è legato alla memoria, alla continuità, alle trasformazioni di antichissimi culti resi a divinità femminili, da Bona Dea a Cupra, da Venere a Cibele. Ma Cibele, la grande Madre dalla corona turrita, è probabilmente all’origine della stessa immagine allegorica dell’Italia. E secondo De Benardinis, la stessa Madonna di Filetta, patrona di Amatrice (venerata nel suo santuario del XV secolo), sarebbe la riproposizione cristiana di Cibele.

In piena seconda guerra mondiale, nel 1942, il “Corriere della Sera” pubblicò, il 12 settembre, un lungo reportage in due parti sulla cittadina oggi prima martire del sisma. L’autore era Indro Montanelli e il titolo Noi che siamo stati ad Amatrice. L’articolo destò l’attenzione di Arturo Reghini, l’esoterista pitagorico che fu il primo a coniare l’espressione, poi ripresa da Julius Evola, “imperialismo pagano”. In una sua lettera del 29 dello stesso mese all’amico Moretto Mori (lettera che si concludeva con la speranza che la guerra si concludesse, vittoriosamente, nel 1943) si legge: “Ho visto sul Corriere due interessanti articoli di Montanelli sopra Amatrice; non sapevo che Amatrice fosse rimasta tenacemente pagana sino a tardi; insieme agli altri elementi mostra che la tradizione di Amatrice ha una certa base” (in Dei Numeri pitagorici – Prologo, a cura di R. Sestito, Ancona 1991). In realtà, ad Amatrice e a tutta l’area oggi a noi tristemente familiare si deve guardare come una sorta di perno di tutto il “sacro” italico, precristiano e cristiano. Quelle stesse vie delle “primavere sacre” sono anche poi le vie di diffusione di quel monachesimo d’origine schiettamente italiana rappresentato prima dai benedettini (Norcia, non dimentichiamolo, è la patria di San Benedetto) e poi dai francescani, di cui Amatrice è stata nel Medioevo una roccaforte, ma come scriveva Febo Allevi, in un “sottofondo o stratificazione religiosa sibillina, il cui complesso oracolare pagano-ebraico-cristiano dalla più lontana antichità discende fino al secondo medioevo, insinunandosi nel pensiero e nelle idee degli ambienti gioachimiti, di Tommaso da Celano e nelle correnti spirituali francescane”.

Scarsa attenzione hanno dato i servizi televisivi alla Chiesa di San Francesco (XIII-XIV secolo) ad Amatrice, anch’essa gravemente colpita dal sisma. Qui, sulla parete di sinistra, vi è uno straordinario dipinto di scuola tardo-giottesca che raffigura l’Albero di Iesse. Dominato dall’immagine centrale di Maria, l’Albero, oltre i profeti ebraici sui rami, vede ai lati del tronco a destra Virgilio e la Sibilla, a sinistra Dante e Beatrice secondo una lunga tradizione locale, là dove gli studiosi contemporanei (Giuseppe Capriotti, Francesco Gangemi) vi vedono piuttosto il re Davide ed un angelo. Ipotesi, quest’ultima, che sarebbe avvalorata anche dal Dies irae di Tommaso da Celano, che congiunge notoriamente “David cum Sibilla” come profeti. E ricordiamo con Febo Allevi che Celano si trova “quasi all’inizio d’una linea retta che attraversando l’Aquila ed Amatrice, sale fin sopra la nostra montagna incantata”, la montagna appunto della Sibilla. Ma se è molto probabile che le figure di sinistra siano Davide e un angelo e non Dante e Beatrice, la protrattasi nel tempo identificazione popolare, locale, resta non di meno significativa, rimarca la centralità “italica” di Amatrice. Virgilio e la Sibilla tengono in mano dei testi: il primo i famosi versi della IV ecloga sull’avvento di una nuova era, la seconda l’oracolo attribuito alla Sibilla Tiburtina sull’avvento di Maria quale madre del Messia. Enigmatico, nel fusto dell’albero sta un trono vuoto. Per lo storico dell’arte F. Gangemi è il simbolo di una “regalità vacante”. Insomma, dalla Chiesa di San Francesco (di cui solo la prossima settimana sapremo più chiaramente il destino dell’interno) emerge dal nostro lontano Medioevo e forse da un tempo ancora più lontano un messaggio escatologico, che ricorda pure il mito del “rex venturus”. Qualcosa non c’è, è sparito, o deve tornare. Come la stessa Sibilla, di cui Allevi ancora negli anni 60 diceva che a Pretara di Arquata (altro sito martire) era viva la tradizione della discesa dal suo antro montano per aiutare gli abitanti, occultandosi poi a punizione degli stessi. Quella Sibilla il cui profilo era sembrato stagliarsi in una gigantesca ombra sul monte Priora fotografata nel settembre 2015 dai giovani del gruppo “The X Plan” in escursione, e che si può facilmente vedere in internet. Anche Julius Evola peraltro toccò il mito della Sibilla Appenninica (Sul “Roma”, nel 1956, con l’articolo Ancora esploratori alla ricerca della Sibilla), riconducendo “il luogo delle ultime Sibille” alle “tradizioni concordi di molti popoli” per cui “l’occultarsi in una sede sotterranea montana di un dato centro non è che un simbolo: il simbolo per il suo ritirarsi nell’invisibile e nel sovrasensibile”.

In tempi in cui dilagano interpretazioni forzate e più che fantasiose dei fatti più eclatanti, vorremmo astenerci dal suggerirne anche noi. Ci basta aver sottolineato il valore di “simbolo” che hanno i luoghi colpiti dal terremoto. E procedendo sul piano simbolico, sempre a sottolineare il nostro assunto iniziale (quello secondo cui forse mai come ora nei tempi ultimi è stata colpita l’Italia intera pur in un suo singolo territorio), non possiamo qui dimenticare che uno dei grandi crolli di questo sisma è quello di un albergo chiamato ROMA, albergo che ha pure singolarmente ospitato in passato la massima autorità dello Stato italiano (il presidente della Repubblica Ciampi) e la massima autorità della Chiesa Cattolica (il papa, nella persona di Giovanni Paolo II),

image: http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2016/08/14101842_1036355573148216_1971123731_n.jpg

14101842_1036355573148216_1971123731_nche entrambe come tutti sanno risiedono a Roma. Roma, che è forse pure la sede di quel trono vacante nella Chiesa di San Francesco, trono regale e sacerdotale insieme, come quello del Veltro, del Dux dantesco, col suo ruolo nazionale ed universale a un tempo.

Dicemmo di due emblemi della famiglia amatriciana dei Novelli. Il primo è l’“albero della razza” (quello oggi violentemente scosso, quello oggi drammaticamente avviato a non dare più foglie/figli per far posto a genti che non vengono dalla stessa “matrice”?); il secondo è una Fenice che fissa il Sole e risorge dalle sue ceneri. Ma la Fenice fu, è (anche nel MA-TRV di De Berardinis) simbolo dell’Italia, la “sempre rinascente”, e giustamente entrambi gli emblemi del ceppo nobiliare amatriciano hanno come motto POST FATA RESURGO.

Sandro Consolato

(Un sentito ringraziamento a Tommaso Alessandroni per l’aiuto prestato alla stesura di questo articolo).


Read more at http://www.ilprimatonazionale.it/cultura/amatrice-italia-49470/#1sQJG3wZOXFyjmBt.99

ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT”  NAPOLI 

 
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
 
 
JUNIO VALERIO BORGHESE – ULTIMO NOSTRO PREAVVISO SU FACEBOOK SERVIZIO TRA BREVE IN RETE [ “AZ.-NEWS” – 28.08.’16 ]
Associazione Azimut
Pubblicato da Arturo Stenio Vuono · 28.08.’16· 

JUNIO VALERIO BORGHESE – YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=bR3IaFnpdDk

JUNIO VALERIO BORGHESE MUORE A CADICE ( SPAGNA ) : 26 AGOSTO 1974 – FUNERALI A ROMA IL 2 SETTEMBRE – UN MEMENTO [ “AZ.-NEWS” : 28.08.’16 ] – [ anteprima di web – servizio monotematico ]
“AZIMUT” – IL PRESIDENTE Arturo Stenio Vuono – Ai lettori, tra le tante notizie e l’ampia serie di interventi tratti dal web, un documento – in esclusiva – ormai introvabile IL COSIDDETTO “GOLPE” (?) : “NOTTE DI TO

Altro…

Associazione Azimut
Pubblicato da Arturo Stenio Vuono · 28.08.’16 ·
RA TORA” (? ): 7 – 8 DICEMBRE 1970 ( VEDI “RACCONTO” PUBBLICATO NEL GENNAIO DEL 1971 ) CHE IL QUOTIDIANO “PAESE SERA” DI ROMA – OHIBO’ – “SVELA” SOLO IL 17 MARZO 1971 (!). [ RACCONTO FANTASCIENTIFICO ] * << FANTASMI A ROMA >>* [ TRATTO DAL QUINDICINALE FNCRSI ( Federazione Nazionale Combattenti Repubblica Sociale Italiana ) – ROMA : ANNO IV N. 1 GENNAIO 1971 ] – per leggere tutto : tra breve in rete –https://azimutassociazione.wordpress.com – VISITA IL NOSTRO SITO BLOG –
IL DOCUMENTO : IL “GOLPE” ( ? ) – [ tratto dal web ] – “…..Per averne conoscenza si dovette aspettare un anno e mezzo, fino al 17 marzo 1971, quando l’edizione serale di “Paese Sera” strillò la notizia in prima pagina. Nel piano denominato “Tora-Tora”…..” ( MA A BEN VEDERE, LE COSE NON STANNO PROPRIO COSI’ ! . . . ) – DA “AZIMUT ARCHIVIO ONLINE” : un documento – in esclusiva – ormai introvabile ( gennaio 1971 ) : pubblicato per corrispondenze con E.mail 18.06 2005 e in rete – con il servizio del 17 maggio 2013 ( fine )
Funerali del Comandante Junio Valerio Borghese Roma 2 settembre 1974
YOUTUBE.COM
JUNIO VALERIO BORGHESE – ULTIMO NOSTRO PREAVVISO SU FACEBOOK SERVIZIO TRA BREVE IN RETE [ “AZ.-NEWS” – 28.08.’16 ]
( . . . ) il post ( . . . )
Inno della Xa Flottiglia Mas con testo Materiale per la preparazione del film “Lupi sul Senio” Le sponsorizzazioni servono a sostenere il film Grazie del tuo…
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...