AGLI ITALIANI : LA LEGGE “RENZI-BOSCHI” (UNICO TESTO O A “PACCHETTI”) NON DEVE PASSARE – LA CONTRORIFORMA DA ELIMINARE: AL REFERENDUM NO !


AGLI ITALIANI : LA LEGGE “RENZI-BOSCHI” ( UNICO TESTO O A “PACCHETTI” ) NON DEVE PASSARE – LA CONTRORIFORMA DA ELIMINARE : AL REFERENDUM << NO >> ! [ “AZ.-NEWS” : 17 SETT. ’16 ]

AGLI ITALIANI : LA LEGGE “RENZI-BOSCHI” ( UNICO TESTO O A “PACCHETTI” ) NON DEVE PASSARE – LA CONTRORIFORMA DA ELIMINARE : AL REFERENDUM << NO >> ! [ “AZ.-NEWS” : 17 SETT. ’16 ]
Carlo Azeglio Ciampi. [ ultima dal web – sett,, 16 – 2016 )
E’ morto questa mattina a Roma Carlo Azeglio Ciampi. Aveva 95 anni. Nato a Livorno nel 1920, è stato presidente della Repubblica dal 1999 al 2006, per 14 anni, governatore della Banca d’Italia e presidente del Consiglio nel 1993. Ciampi era ricoverato da alcuni giorni nella Clinica Pio XI, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute. 
“Al di là del cordoglio” per la morte del Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, “politicamente è stato uno dei traditori dell’Italia e degli italiani, al pari di Napolitano e Prodi”. Così il segretario federale della Lega Matteo Salvini, in diretta da Pontida ai microfoni di SkyTg24 ha commentato la morte dell’ex presidente della Repubblica
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Vladimir Putin e Dmitry Medvedev (ANSA)Speciali.

“I regimi non cadono per la penuria di cannoni, ma perché viene a mancare il consenso”

[ ultima dal web – sett,, 16 – 2016 )
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” – NAPOLI.
"Sono contrario alle Olimpiadi a Napoli, ci sarebbe la gara al furto del rolex"
anteprima di web – servizio monotematico – https://azimutassociazione.wordpress.com
[ SE TROVI SPAZI BIANCHI – PROCEDI UGUALMENTE – IL SERVIZIO CONTINUA ]
OGGI – AGLI ITALIANI : LA LEGGE “RENZI-BOSCHI” ( UNICO TESTO O A “PACCHETTI” ) NON DEVE PASSARE – LA CONTRORIFORMA DA ELIMINARE : AL REFERENDUM << NO >> !
[ “AZ.-NEWS” : 17 SETT. ’16 ]
 

Referendum Costituzionale 2016 – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=JdPQyOiOJ2A
22 ago 2016 – Caricato da Muovere Le Idee

In questo video, vi presentiamo una spiegazione concisa ma ….. 176 vs 134 di Rutelli 2006: vittoria …

 

SERVIZIO TG3 – Le ragioni del SI e del NO al referendum – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=-kT5euLNz7I
01 lug 2016 – Caricato da Comitato per il NO

30 giugno 2016 – Servizio Tg3 – Referendum costituzionaleLe ragioni del SI e del No nell’incontro …

[“AZIMUT”-IL NOSTRO PUNTO DI VISTA E’ ABBASTANZA CHIARO-PER LEGGERE TUTTO VEDI OLTRE (CON L’EDITORIALE ODIERNO E ALTRO )-MA RISPETTIAMO IL PLURALISMO E NON TEMIAMO IL CONFRONTO – VEDI SOPRA]
IN COPERTINA
Risultati immagini per renzi il bugiardoRisultati immagini per matteo renzi il bugiardo
( foto di archivio in rete )
 
LO HA DETTO VERAMENTE…..
 
15/09/2016 – Riforme: Renzi, non le hanno fatte in 20 anni e ora vogliono fermare noi – Roma, 15 set. (AdnKronos) – “Quelli che per vent’anni potevano cambiare le cose e non lo hanno fatto, ora vorrebbero impedire a noi di farlo. Queste persone godono della nostra stima e rispetto, non parliamo male di loro ma se arriva il momento di cambiare le cose, noi le cambiamo”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi alla festa de L’Unità di Modena. – Adnkronos [ tratto dal web ]
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MEMENTO
“Azimut” il presidente Arturo Stenio Vuono
IL REFERENDUM E L’INSIDIA DELLA CONTRORIFORMA
Risultati immagini per ministro boschi e referendum
Matteo Renzi procede, disinvoltamente, capovolgendo la verità – secondo l’arcinoto protocollo menzognero della sinistra -, nell’autoproclamarsi campione delle riforme, verso la madre di tutte le battaglie-che lo voglia o no -,
il referendum, e da neo giacobino;contando sulla memoria corta degli italiani, ai quali è bene ricordare alcune, poche, cose. Era il 2006:il centrosinistra unito, con l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a capo del comitato referendario, invitò a bloccare la riforma della Costituzione, il testo riscriveva la seconda parte della Carta repubblicana e  Matteo Renzi si allineò con quelli che siglarono un documento di opposizione. Ma la sua Sinistra, per anni e anni, oltre che opporsi alla riforma, si oppose sempre – pregiudizialmente – a tutte le leggi di riforma che varavano i governi di centrodestra; l’attuale premier, si fa per dire, è stato sempre in buona compagnia degli ingessatori e degli esponenti della più becera conservazione. Si dirà che oggi ha cambiato opinione ma il suo riformare, apparentemente e nominalmente della Boschi, si muove invece sulla stessa lunghezza d’onda. Dal 2011, è in corso un piano ben preciso : azzerare il centrodestra;il via ai Monti, Letta nipote e Renzi; Beppe Grillo a monopolizzare l’intera area della protesta;maggioranza e opposizione l’unicum manovrabile,  addomesticabile e servizievole; sotterrare, definitivamente, ogni istanza di democrazia diretta che, a prescindere dalla pagina referendaria del 2006, avverso il premierato e l’impianto semipresidenzialista, la normativa antiribaltone e il decentramento federalista, eccetera, potenzialmente rappresenta sempre l’unico e vero pericolo per i poteri forti. In tal senso l’attuale riformucola, presentata come utile a garantire stabilità e a diminuire i costi della politica, nasconde tutto il resto d’una vera e propria controriforma, in un regime a sovranità limitata, che non deve passare; un testo – unico o a pacchetti – da eliminare, con un < No >.
 

Berlusconi: se vince il Sì al referendum deriva autoritaria – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=8RrqWJn8Psc
27 mag 2016 – Caricato da Vista Agenzia Televisiva Nazionale

(Agenzia VISTA) – Napoli, 27 Maggio 2016 – SilvioBerlusconi al teatro … Renzi e la …

 

Referendum 2006 e referendum per l’indipendenza – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=-MKnFNq4e4Y

17 dic 2013 – Caricato da Matteo Salvini

Intervento di Matteo Salvini a -Porta a Porta- Referendum 2006 e referendum per l’indipendenza …

 
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TUTTE LE RIFORME DEI GOVERNI BERLUSCONI
 LINK – clicca e leggi – vedi : sotto 
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L’operato del governo Berlusconi, contro chi sostiene che non abbia …

http://www.qelsi.it/…/loperato-del-governoberlusconi-contro-chi-sostiene-che-…

15 nov 2011 – Ecco perché, sperando di fare cosa gradita a tutti i lettori di Qelsi, abbiamo … Ecco l’elenco dei principali provvedimenti del IV Governo Berlusconi (8 maggio … ABOLIZIONE ICI: Da giugno 2008 non deve più essere pagata …

 
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I NO DEL 2006 CHE DIVENTANO I SI’ DEL 2016
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[stralci da “il fatto quotidiano” ]

Referendum, 10 anni fa dicevano “Salvate la Costituzione dalle riforme unilaterali”. Oggi sono schierati per il sì

Dal No al Sì – I fan del ddl Boschi un tempo erano contrari alle riforme di “chi vince le elezioni e possiede le istituzioni”
di Gianluca Roselli | 18 maggio 2016

A volte in politica avvengono strane coincidenze. Quest’anno, 2016, ( . . . ) si voterà il referendum confermativo sulle riforme costituzionali del governo Renzi. Dieci anni fa, il 25 giugno del 2006, gli italiani furono chiamati alle urne per il referendum sulle riforme del governo Berlusconi. ( . . . ) Se andiamo a ripercorrere le settimane prima di quel voto, si trovano molti appelli di esponenti politici e costituzionalisti ( . . . ), schierati per il No. ( . . . ) Per esempio Sergio Mattarella, allora deputato della Margherita, che il 12 marzo 2005 intervenne in Aula ( . . . ) Anche Stefano Ceccanti, oggi tra i più attivi costituzionalisti schierati per il Sì (ha partecipato all’elaborazione del ddl Boschi), all’epoca, firmava sul Corriere della Sera un accorato appello insieme ad Augusto Barbera per spiegare le ragioni del No.( . . . ) Quell’appello per il No era firmato anche da Antonio Polito (vice direttore del Corriere all’epoca senatore Ds) ed Enrico Morando, ora entrambi schierati col Sì. ( . . . ) Sulla stessa linea, ma senza eccedere visto il ruolo, pure l’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano, oggi tra i fan più sfegatati della riforma renziana. ( . . . ) Napolitano e Ceccanti sono in buona compagnia. Franco Bassanini, oggi reclutato dal premier nel comitato per il Sì, dieci anni fa firmò un appello, insieme a Leopoldo Elia, ( . . . ) Altro cooptato nella campagna per il Sì è Pierluigi Castagnetti. ( . . . ) Ma pure Walter Veltroni, Nicola Latorre, Andrea Orlando e Gennaro Migliore, tutti convertiti al riformismo renziano, all’epoca erano in prima linea ( … ) Rutelli e Violante. ( . . . )

[stralci da “il fatto quotidiano” ]

di Gianluca Roselli | 18 maggio 2016
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
[ SE TROVI SPAZI BIANCHI – PROCEDI UGUALMENTE – IL SERVIZIO CONTINUA ]
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Referendum costituzionale del 2006 in Italia

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
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[stralci da wikipedia]

Il secondo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana si è svolto il 25 e 26 giugno2006.[1] La maggioranza dei votanti ha respinto il progetto di riforma costituzionale del 2005/2006: esso era stato varato nella XIV legislatura su iniziativa del centro-destra ed era inerente ai seguenti cambiamenti nell’assetto istituzionale nazionale della seconda parte della Costituzione italiana:

La legge di revisione costituzionale, approvata a maggioranza assoluta dei membri del Parlamento, per quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione, aveva aperto la possibilità alla richiesta di conferma da parte di uno dei tre soggetti previsti dall’articolo. Tale richiesta è pervenuta da più di un quinto dei membri di una Camera, da più di cinquecentomila elettori e da più di cinque Consigli regionali.

Questo era il secondo referendum costituzionale sottoposto agli italiani, il primo è del 2001. A differenza dei referendum abrogativi, per i referendum costituzionali non è necessario il raggiungimento di un quorum di votanti.

Provvedimenti previsti nel progetto di revisione costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

  • Devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in alcune materie come organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria (le norme generali sulla tutela della salute tornano di competenza esclusiva dello Stato); secondo i sostenitori del SÌ al referendum, questo avrebbe portato a maggiore responsabilizzazione delle autonomie regionali, allocando contemporaneamente poteri decisori e poteri di spesa alle Regioni, riducendo le spese sanitarie che altrimenti avrebbero toccato punte elevate, comportando un aumento dell’addizionale Irpef in diverse Regioni; secondo i sostenitori del NO, la devoluzione avrebbe comportato un aumento del fabbisogno economico superiore ai possibili trasferimenti di risorse dallo Stato e, quindi, l’introduzione di nuove imposte nelle regioni meno “virtuose”;
  • Alcuni ambiti (come la sicurezza del lavoro, le norme generali sulla tutela della salute, le grandi reti strategiche di trasporto, l’ordinamento della comunicazione, l’ordinamento delle professioni intellettuali, l’ordinamento sportivo nazionale e la produzione strategica dell’energia) che, a seguito della riforma del 2001 erano regolati con leggi di principio statali e leggi di dettaglio regionali, sarebbero tornati di esclusiva competenza della legislazione statale. Secondo i sostenitori del SÌ, ciò avrebbe corretto talune storture della riforma del titolo V approvata dal centrosinistra nel 2001 che per alcune materie aveva già prodotto molti ricorsi alla corte costituzionale e per molte altre ne avrebbe causato a venire: a titolo di esempio, se l’ordinamento sportivo fosse rimasto competenza regionale, si sarebbe rischiata, per il futuro, l’illegittimità costituzionale dei campionati nazionali di calcio; secondo i sostenitori del NO, la Corte costituzionale aveva già interpretato il testo del titolo V in modo conforme alle esigenze prospettate da questa parte della revisione, rendendola non necessaria;
  • Fine del bicameralismo perfetto, con suddivisione del potere legislativo tra Camera dei deputati e Senato Federale. La Camera avrebbe discusso, in linea di principio, leggi di ambito nazionale (bilancio, energia, opere pubbliche, valori fondamentali, trattati internazionali, ecc.) e il Senato leggi che interessano materie a competenza regionale esclusiva o concorrente con lo Stato; secondo i sostenitori del SI, ciò avrebbe comportato maggiore velocità e incisività nell’approvazione delle leggi, perché in assenza della riforma l’approvazione delle leggi avrebbe continuato a richiedere il consenso sul medesimo testo sia alla Camera che Senato; secondo i sostenitori del NO, la ripartizione di competenze non sarebbe stata chiara e avrebbe provocato numerosi conflitti di competenza dinanzi alla Corte costituzionale tra Camera e Senato. Taluni sostenitori del SÌ hanno ribattuto che la parte della riforma relativa all’iter legislativo si sarebbe applicata solo a partire dalla prima legislatura successiva all’entrata in vigore della legge costituzionale (quindi, salvo elezioni anticipate, nel 2011) e nel frattempo eventuali lacune avrebbero potuto essere risolte dal Parlamento. Per i critici, inoltre, l’approvazione delle leggi da parte di una sola Camera avrebbe portato ad una minore ponderazione nell’elaborazione dei testi legislativi;
  • Riduzione del numero di deputati (da 630 a 518) e senatori (da 315 a 252), con decorrenza tra due legislature. I senatori sarebbero stati eletti contestualmente all’elezione dei consigli regionali; i senatori a vita sarebbero diventati “deputati a vita”; sarebbe diminuita l’età minima per essere eletti alla Camera (da 25 a 21 anni) e al Senato (da 40 a 25 anni). La riduzione sarebbe stata in vigore dalla XVI Legislatura e quindi non necessariamente nel 2016 come spesso riportato, ma certamente non sarebbe stata immediata;
  • Aumento dei poteri del Primo Ministro, con il cosiddetto “Premierato“; questi avrebbe potuto revocare i ministri, dirigere la politica degli stessi non più coordinando l’attività dei ministri ma determinandola; avrebbe potuto sciogliere direttamente la Camera (potere solitamente affidato al Presidente della Repubblica, non esercitabile però incondizionatamente, poiché egli può indire elezioni anticipate – secondo la migliore prassi – solamente ove riscontri l’impossibilità di una qualsiasi maggioranza); secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe aumentato eccessivamente i poteri del Primo Ministro, consentendogli di controllare la Camera, mentre storicamente è stato accettato il concetto secondo il quale dovrebbe essere lui a rendere conto al Parlamento. Inoltre la facoltà di revoca dei ministri, sempre secondo i sostenitori del NO, sarebbe stata puramente teorica in un sistema bipolare multipartitico, in cui l’estromissione di un ministro avrebbe come effetto la fine del sostegno del suo partito alla maggioranza; secondo i sostenitori del SÌ, la riforma avrebbe reso più incisiva l’azione di governo, dotando di effettivi poteri il premier;
  • Clausola contro i cambi parlamentari di maggioranza e obbligo di nuove consultazioni popolari in caso di caduta del governo, salvo la sfiducia costruttiva con indicazione di un nuovo Premier e senza cambi di maggioranza; la Camera avrebbe potuto quindi sfiduciare il Primo Ministro, ma, a meno che la stessa maggioranza espressa dalle elezioni ne indichi un altro nel termine di venti giorni, la Camera sarebbe stata automaticamente sciolta con la necessità di andare a nuove elezioni. La Camera sarebbe stata sciolta anche se la mozione di sfiducia fosse stata respinta con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni (norma cosiddetta Antiribaltone). Secondo i sostenitori del SI, ciò avrebbe reso più stabile il governo ed impedito che il Primo Ministro salvi una maggioranza instabile includendovi nuovi partiti e modificando le preferenze espresse dagli elettori; secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe reso molto più difficile, se non impossibile, la sfiducia al Primo Ministro;
  • Clausola di Interesse nazionale, espunta dalla riforma del 2001. Nel caso il governo avesse ravvisato in una legge regionale elementi in contrasto con l’interesse nazionale, entro quindici giorni dalla promulgazione avrebbe invitato la regione ad eliminare le disposizioni pregiudizievoli. Qualora entro i successivi quindici giorni il Consiglio regionale non rimuovesse la causa del pregiudizio, il Governo, entro ulteriori quindici giorni, avrebbe sottoposto la questione al Parlamento in seduta comune che, entro il termine di quindici giorni, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, avrebbe potuto annullare la legge o sue disposizioni. Secondo i sostenitori del NO, questa clausola era stata già recuperata in via interpretativa dalla Corte Costituzionale; secondo i sostenitori del SÌ l’esplicita previsione dell’interesse nazionale e soprattutto la previsione di un apposito meccanismo, a tutt’oggi mancante, avrebbe favorito il migliore perseguimento dello stesso;
  • Clausola di supremazia: lo Stato avrebbe potuto sostituirsi alle Regioni in caso di mancata emanazione di norme essenziali; secondo i sostenitori del NO, questo potere è ricompreso in quello attuale di sostituzione del governo nazionale alle regioni a tutela dell’unità giuridica ed economica della Repubblica e dei diritti fondamentali;
  • Il Presidente della Repubblica sarebbe divenuto “garante dell’unità federale della Repubblica”. Avrebbe nominato i presidenti delle autorità indipendenti, sentiti i presidenti delle Camere e fino ad un massimo di 3 deputati a vita. Avrebbe nominato Primo Ministro chi risultasse candidato a tale carica dalla maggioranza uscita dalle elezioni, senza più la libertà di scelta contemplata dall’art. 92 della Costituzione; avrebbe potuto sciogliere la Camera dei deputati solo su richiesta del Primo Ministro, in caso di morte, impedimento permanente o dimissioni dello stesso, se la Camera dei deputati avesse approvato una mozione di sfiducia al Primo Ministro senza che la maggioranza risultante dalle elezioni ne avesse espresso uno nuovo oppure se il voto di sfiducia fosse stato respinto con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni. L’età minima per essere eletto alla carica di Presidente sarebbe scesa da 50 a 40 anni;
  • La Corte Costituzionale avrebbe visto aumentare i giudici di nomina parlamentare da 5 a 7, mentre sarebbero diminuiti i giudici nominati dal Capo dello Stato ed eletti dalla Cassazione, dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti. Secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe ridotto di molto l’indipendenza della Corte. Secondo i sostenitori del SÌ la previsione di 4 giudici nominati dal Senato federale espressione delle Regioni avrebbe equilibrato i poteri in seno alla Corte;
  • Autonomia di Roma: Roma è la capitale della Repubblica e dispone di forme e condizioni particolari di autonomia, anche normativa, nelle materie di competenza regionale, nei limiti e con le modalità stabiliti dallo statuto della Regione Lazio (art. 114 terzo comma). Roma quindi avrebbe avuto forme di autonomia anche normative, nei limiti stabiliti dalla Regione Lazio.

Riforma costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

RISULTATI PER CIRCOSCRIZIONE NO
Italia + Estero 38,7% 61,3%
Italia 38,3% 61,7%
Italia settentrionale 47,4% 52,6%
Piemonte 43,4% 56,6%
Valle d’Aosta 35,7% 64,3%
Lombardia 54,6% 45,4%
Trentino-Alto Adige 35,3% 64,7%
Provincia autonoma di Bolzano 23,6% 76,4%
Provincia autonoma di Trento 42,6% 57,4%
Veneto 55,3% 44,7%
Friuli-Venezia Giulia 49,2% 50,8%
Liguria 37,0% 63,0%
Emilia-Romagna 33,5% 66,5%
Italia centrale 32,3% 67,7%
Toscana 29,0% 71,0%
Umbria 31,3% 68,7%
Marche 33,9% 66,1%
Lazio 34,5% 65,5%
Italia meridionale 25,2% 74,8%
Abruzzo 33,3% 66,7%
Molise 28,3% 71,7%
Campania 24,6% 75,4%
Puglia 26,6% 73,4%
Basilicata 23,1% 76,9%
Calabria 17,5% 82,5%
Italia insulare 29,4% 70,6%
Sicilia 30,1% 69,9%
Sardegna 27,7% 72,3%
Estero 52,1% 47,9%
Europa 45,3% 54,7%
America meridionale 62,9% 37,1%
America settentrionale e centrale 52,8% 47,2%
AsiaAfricaOceania e Antartide 53,4% 46,6%

Approvazione delle Modifiche alla Parte II della Costituzione.

Il testo del quesito referendario recita:

« Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente ‘Modifiche alla Parte II della Costituzione’ approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005? »

Affluenza alle urne[modifica | modifica wikitesto]

estero Italia totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 2.651.730[2] 47.120.776[3] 49.772.506[4]
Votanti 739.133[2] 25.371.792[3] 26.110.925[4] 52,46[4] (su n. iscritti)
Voti validi 611.005[2] 25.092.777[3] 25.753.641[4] 98,63 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 78.128[2] 279.015[3] 357.143[4] 1,36 (su n. votanti)
Astenuti 15.803[2] 85.626[3] 101.429[4] 0,20 (su n. iscritti)

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti %
RISPOSTA AFFERMATIVA 9.970.513[4] 38,71%[4]
RISPOSTA NEGATIVA NO 15.783.269[4] 61,29%[4]
bianche/nulle 357.143[4]
Totale voti validi 25.753.782[4] 100%
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Fine servizio
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————————————————————————————————————————————OGGI – AGLI ITALIANI : LA LEGGE “RENZI-BOSCHI” ( UNICO TESTO O A “PACCHETTI” ) NON DEVE PASSARE – LA CONTRORIFORMA DA ELIMINARE : AL REFERENDUM << NO >> ! [ “AZ.-NEWS” : 17 SETT. ’16 ]

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(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
 
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