VERSO IL 70° DI FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO ( IL MSI NASCE IL 26 DICEMBRE 1946 ) E ALTRE NOTIZIE


VERSO IL 70° DI FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO ( IL MSI NASCE IL 26 DICEMBRE 1946 )  E ALTRE NOTIZIE 

VERSO IL 70° DI FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO ( IL MSI NASCE IL 26 DICEMBRE 1946 )  E ALTRE NOTIZIE 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER : 29.09.’16 ]
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Non è mia…ma è come se lo fosse! Non fa una grinza, no?

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Uomini di altri tempi e di altra tempra. Onore a Biagio Pace !

Il barone Biagio Pace, di cui oggi ricorre l’anniversario della scomparsa, era colui che quel…
SECOLODITALIA.IT|DI ANTONIO PANNULLO
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MIA PROPOSTA PER IL 70° della Fondazione del. M.S.I. Alla c.a. del Sig.Presidente della Fondazione A.N. ROMA – Gentilissimo Presidente buongiorno, il 26 dicembre di quest’annoricorrono i 70 anni di fondazione del Movimento Sociale Italiano, ilpartito in cui moltissimi di noi hanno militato con coraggio edeterminazione per la nostra visione spirituale della vita e pertestimoniare la fedeltà alla nostra civiltà europea e mediterranea. Unpartito che ha testimoniato la fedeltà ad un’ideale che ha vistomigliaia di militanti lottare, soffrire, morire per l’amorevisceralenei confronti della nostra Patria : l’Italia. Un Movimento che hasaputo, con il congresso di Fiuggi, dove ero presente, evolversi con la costituzione di Alleanza Nazionale diventando forza di governo, non rinunciando alla nostra tradizione. Mi permetto, caro Presidente, di suggerire che questo anniversario venga degnamente ricordato con un convegno, da tenersi possibilmente a Roma, nella quale partecipino, conrelazioni, coloro che ne fecero parte delineando anche la nostra concezione ideale per il futuro. La ringrazio dell’attenzione e Le invio un cordiale saluto, Giovanni Gentile * *Fondatore a Pescia della Giovane Italia nel 1961 a 13 anni Segretario Sezionale Msi e consigliere comunale di Pescia del Msi e di A.N. dal 1983 al 1997
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TRATTO DAL “SECOLO d’ITALIA”
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Ricordo di Biagio Pace: presiedette la riunione del ’46 in cui fu fondato il Msi

Ricordo di Biagio Pace: presiedette la riunione del ’46 in cui fu fondato il Msi

mercoledì 28 settembre 2016

Il barone Biagio Pace, di cui oggi ricorre l’anniversario della scomparsa, era colui che quel 26 dicembre 1946 presiedette l’ormai storica riunione nello studio del padre di Arturo Michelini, a Roma, in cui venne fondato il Movimento Sociale Italiano. E non fu una scelta casuale, quella di indicare Pace come presidente: Pace, che era anche un archeologo di chiara fama, classe 1889, attraversò tutto il fascismo, aderendovi convintamente sin dall’inizio. Ricoprì numerose cariche di responsabilità, fu parlamentare per il Partito nazionale fascista per tre legislature, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Nato a Comiso, in provincia di Ragusa, da una famiglia nobiliare appartenente all’aristocrazia terriera, nel 1909 si iscrisse alla facoltà di Lettere di Palermo dove ebbe comune insegnanti, tra gli altri, Giovanni Gentile, Nicola Zingarelli, Gaetano Mario Columba. Nel 1913, per i suoi meriti scolastico, ottenne una borsa di studio dall’università di Atene, grazie alla quale poté dedicarsi alla sua passione di archeologo militante, non solo nell’Ellade, ma anche nella sua Sicilia, in Turchia, in Asia Minore e in altri importanti siti archeologici. Di tutte queste peregrinazioni ci ha lasciato un abbondante materiale pubblicistico e memorialistico non solo di carattere storico, ma anche politico-militare e diplomatico. Vicino ai nazionalisti, allo scoppio della Grande Guerra partì volontario combattendo come ufficiale sul Carso. Nel 1917 ottenne la cattedra di Archeologia all’università di Palermo ma non tralasciando il suo impegno politico, nel 1924 si candidò alla Camera e fu eletto, così come nel 1929 e nel 1934. Aveva aderito al fascismo nel 1922 e alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale l’anno successivo. Pur proseguendo la sua attività di docente di archeologia, a Pisa, a Napoli (dove fu preside) e Roma, Pace nel 1933 fu presidente del Consiglio superiore per le Antichità e le Belle Arti.

Biagio Pace varò due importanti leggi sulla tutela artistica

Ma il suo spirito continuava a essere diviso tra archeologia e impegno politico: così nel 1935 partì volontario per la guerra d’Etiopia come seniore delle Camicie Nere, combattendo al passo Uarieu. Raccontò anche questa esperienza nel libro Tembien, note di un legionario della 28 Ottobre in Africa Orientale. Contribuì profondamente all’elaborazione e al varo, nel giugno 1939, di due importanti leggi: quella sulla Tutela delle cose di interesse artistico o storico e quella relativa alla Protezione delle bellezze naturali. A detta di tutti, due rivoluzionari dispositivi normativi destinati a rappresentare per tutto il secolo, non solo in Italia, il punto di riferimento in materia di gestione dei beni culturali e ambientali. Nel 1943 gli fu assegnato dall’Accademia d’Italia il Premio Mussolini per le scienze morali e storiche. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale. Sottoposto dai vincitori a processo di epurazione per il suo impegno nella Rsi, fu sospeso dalle sue funzioni e incarichi. Ma il suo ricorso al Consiglio di Stato fu accolto, non ravvisandosi gli estremi per la sua epurazione, e nel 1949 fu reintegrato a pieno titolo. Morì improvvisamente nella sua città, Comiso, il 28 settembre 1955, lasciando la moglie Elisabetta, sposata nel 1926, e i due figli Salvatore e Carlo. Per finire, ci piace ricordare che si meritò due medaglia di bronzo al valor militare e due croci di guerra al valor militare. La scelta conseguente a tutta la sua vita non poteva che essere che quella di fondare un partito che raccogliesse tutti gli ex combattenti della Rsi e tutti gli italiani che avevano provato vergogna l’8 settembre. Nel 1947 fu eletto nella giunta esecutiva del Msi. Era di questa tempra e di questa qualità che erano fatti i padri fondatori della fiamma tricolore missina.

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NON CAMBIANO !
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Sempre spazzatura sono che si chiamino PCI ,PDS ,DS,PD—

Accade nel Salernitano. Al posto dell’ex segretario Msi l’intitolazione a Vittoria Titomanlio, deputata Dc che sostenne la battaglia di Scalfaro alle donne “scollate”
ILGIORNALE.IT
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Home  fascisteria  27 settembre 1956: nasce a Roma Peppe Dimitri

27 settembre 1956: nasce a Roma Peppe Dimitri

Peppe Dimitri

Oggi avrebbe compiuto 60 Peppe Dimitri, il “Comandante”, il leader più amato della piazza nera romana nella seconda metà degli anni Settanta. E’ morto dieci anni fa in un incidente motociclistico. I suoi funerali sono stati giustamente definiti l’ultima grande manifestazione fascista. Anche se il racconto di Nicola Rao – che a Dimitri era profondamente legato sul piano umano – è ineguagliabile, vi propongo qui il testo di Fascisteria.
Muore ancora giovane, alla soglia dei 50 anni, travolto con la sua motocicletta da un camerata che correva in ospedale per paura di essere stato colpito da un infarto. Sulla sua cerimonia funebre ha scritto pagine memorabili Nicola Rao, elevando l’episodio a evento simbolico della conclusione di un ciclo e di una vicenda storica, l’ultima grande manifestazione del neofascismo italiano (anche se pochi mesi dopo analoga cerimonia avrà valenza e caratteristiche in parte analoghe per Nico Azzi a Milano).
Sull’antefatto ricorriamo alla testimonianza di Daniele Liotta, che sarà uno degli “alfieri” della cerimonia:
Si devono organizzare le esequie, si dibatte sulle modalità. La sera a cena mi ritrovo a parlare con Stefano Delle Chiaie sull’opportunità di avvolgere Peppe con la bandiera di Avanguardia nazionale, ci sono titubanze, io sostengo che tutte le organizzazioni che hanno maggiormente caratterizzato la militanza politica di Peppe debbano donare il proprio simbolo distintivo con i dovuti onori al guerriero che giace. La bandiera con la Runa sarà posta dentro la cassa, così anche una spilla d’argento con il nodo di rune di Terza posizione che Gabriele Adinolfi apporrà la mattina durante il picchetto d’onore alla camera mortuaria.
La notte antecedente il funerale, Roma vede migliaia di persone di ogni età in strada ad attaccare dei maxi manifesti con raffigurata una quercia innevata e la scritta: “Combattere è un destino – Onore a Peppe Dimitri” , manifesti realizzati a tempo di record con i quali sono stati tappezzati i muri di Roma da squadre di attacchinaggio composte da 10/15 macchine colme di gente cadauna. Per chi lo fatto almeno una volta nella propria vita sa che è pazzesca una cosa del genere, di solito si esce con una macchina e 2/3 persone al massimo. Ricordo che si facevano i turni con le scope e la colla, tutti si voleva avere l’onore di mettere almeno un manifesto del Comandante. Si discute anche sull’opportunità di salutare Peppe col saluto romano durante le esequie, a qualcuno di Alleanza Nazionale il “presente” potrebbe creare problemi, io e Francesco Bianco siamo in macchina insieme, ed entrambi siamo dell’idea che a Peppe quest’onore non può essere negato, costi quel che costi. Il “presente” verrà poi eseguito.
L’appuntamento è per le 7 all’obitorio. Tra i vari capannelli ci si consulta e si definiscono i dettagli per lo svolgimento della cerimonia funebre. La famiglia ha organizzato una messa che si terrà alla Basilica degli Angeli, ai piedi del Campidoglio. Mi colpisce Barbara, per l’immensa dignità mostrata in questi giorni terribili, nei quali sembrava che il mondo si fosse fermato. È quasi lei a consolare gli altri. Le ricordiamo, e lei con onestà conviene, che Peppe avrebbe voluto una cerimonia “pagana”. Stabiliamo che ci si ritroverà dopo qualche giorno per quella particolare celebrazione. Intanto si organizzano 3 squadre che porteranno la bara in 3 momenti diversi: dall’obitorio al carro funebre, poi dal carro fin dentro la chiesa, ed al termine dalla chiesa al carro. Vi sarà un picchetto d’onore rappresentante due punte di freccia che scorteranno Peppe nel suo ultimo viaggio. Gabriele Adinolfi è il vertice della punta che avanza la bara, con me e Stefano Caponnetti alle estremità, Francesco Bianco è il vertice della punta che segue. Riccardo Mancini organizza e coordina il tutto, poi la bara di Peppe verrà tumulata nella sua cappella di famiglia, al cimitero di Prima Porta.
La cerimonia pagana si svlgerà regolarmente qualche giorno dopo. Altro momento celebrativo memorabile è l’evento organizzato per la ricorrenza di un anno dalla morte. In un capannone sulla via Portuense diverse centinaia di persone partecipano a una proiezione di immagini che ripercorrono la vita di Peppe, l’attivismo degli anni ’70 senza esclusione di colpi e la sua visione spirituale della vita che per lui meglio si esplicitava nella purezza delle vette. Roberto Maggi, commosso, spiega alla platea la necessità di perpetuare il suo esempio, parlando delle sue qualità umane. Liotta illustra la scelta di un particolare simbolo per quella serata, che incarni la personalità dello scomparso: una freccia che punta verso l’alto, la runa Tiwaz, il dio del cielo, Tyr che significa “luce fredda, splendore celeste” ripete il simbolo della Stella polare che è fissa, attorno al quale tutto il cielo ruota. La runa che senza ostentazione Dimitri si è tatuata su un polso. E’ la divinità più potente nell’ambito naturale, il dio della guerra (il Marte romano), protettore di chi lancia sé stesso, lucidamente, nella mischia. Si tratta della facoltà indispensabile per compiere indenni il completo viaggio nel “mondo di sotto”. La luminosità fredda simboleggia l’autodominio, ossia quel caratteristico “porsi a distanza” dalle vicende esteriori come pulsioni interiori ( cfr. il classico della cultura induista, la Bhagavad gita), che ha segnato il particolare percorso “ascetico” di Dimitri. Andrea Purgatorio salterà sul palco appropriandosi del microfono, raccontando un aneddoto nel quale quasi un vaticinio rivelerà a Peppe stesso che quella è proprio la sua Runa. C’è anche Mimmo Magnetta, giunto appositamente da Milano, che, dopo il discorso del suocero Giano Accame, comanderà un “presente” molto particolare, come ricorda Adinolfi:
La funzione religiosa a cerimoniale cristiano ha potuto legare strettamente a lui, in quel rituale di sacralità, i familiari e coloro che credono cristianamente; ma anche tutti quelli che, con Peppe, da sempre hanno un forte legame sacro e prisco con il sovramondo, legame che trascende i singoli veicoli di trasmissione dai quali non si lascia ossessionare. Dopo il concerto, in cui si è anche ascoltato il brano inedito arrangiato da Francesco Mancinelli su una poesia preparata per Peppe dal suo camerata Cesare [Massimo Ruggeri], è stato ricordato che la Falange quando acclamava i suoi morti li salutava uno a uno con il grido di “Presente!” Ma alla fine, nel chiamare José Antonio la sala si rivolgeva a lui gridando “Assente!” Si rifiutava di pensarlo morto e si attendeva che giungesse da un minuto all’altro per colmare quell’insopportabile vuoto. Così accade per Peppe: Roma antica e futurista gli ha rivolto lo stesso saluto di José Antonio. “Comandante Dimitri: Assente!”
 
 
Home  fascisteria  25 settembre 1942: nasce Massimo Abbatangelo

25 settembre 1942: nasce Massimo Abbatangelo

massimo abbatangeloIl 1984 è senza dubbio l’anno che ha segnato la vita di Massimo Abbatangelo [che oggi festeggia il 74esimo compleanno, ndb], l’unico deputato effettivamente arrestato dopo l’autorizzazione concessa dalla Camera ma la sua resta, nell’essenza, una vicenda kafkiana piuttosto che orwelliana. Perché nel corso del 1984 diventa definitiva la condanna per un antico attentato notturno (datato 1971) alla sezione del Pci di Fuorigrotta, uno dei quartieri napoletani in cui più aspra era la contesa per il controllo delle piazze: lui, consigliere comunale, era il proprietario dell’auto usata. Almirante lo accompagna alla porta del carcere in cui resterà chiuso per nove mesi per poi essere affidato ai servizi sociali. Intanto alla fine dell’anno, la notte tra il 23 e il 24 dicembre, nella stessa galleria in cui era esplosa una bomba a bordo del treno Italicus dieci anni prima, si è consumata quella che passerà alla storia come la strage di Natale. Una strage organizzata dalla mafia. Il “cassiere” Pippo Calò è stato condannato all’ergastolo (nella sua villa di campagna furono trovati congegni a tempo simili a quelli usati per l’innesco dell’ordigno usato), un paio di mesi fa Totò Riina ha ricevuto un ordine di custodia cautelare come mandante della strage. L’ipotesi accusatoria iniziale del pm PierLuigi Vigna è che per organizzare l’attentato Cosa nostra si fosse appoggiata a un clan camorristico (il treno partiva da Napoli) per la fabbricazione e il collocamento dell’ordigno. E’ così è arrestato, insieme a un paio di sodali, Peppe Misso, un bandito dalle dichiarate simpatie fasciste, grande rapinatore (suo, in collaborazione con il nipote di Gerlando Alberti, il colpo al Monte di pietà del Banco di Napoli). Il ragazzino accusato di aver piazzato la bomba sul treno, un pupillo di Misso, era invece morto ammazzato in quel lasso di tempo. Le indagini arrivano ad Abbatangelo: nel corso di una perquisizione della sua villetta di Marechiaro, in sua assenza, la Digos trova un borsone con armi ed esplosivo su un terrazzo di libero accesso. Un borsone che alcuni vicini confermano di non aver visto in precedenza.
 La giustizia italiana è notoriamente lenta, così Abbatangelo ha il tempo di rientrare in parlamento: primo dei non eletti nel 1987, era subentrato all’avvocato Mazzone eletto nel 1989 all’Europarlamento. I tempi delle procedure per l’autorizzazione inducono i giudici a stralciarlo dal processo principale. Un errore strategico: la sua posizione è intimamente connessa a quella degli imputati napoletani. Gli hanno trovato infatti, anni dopo, esplosivo simile a quello usato per la strage. E così la matassa si ingarbuglia. Il processo di primo grado ad Abbatangelo si svolge in contemporanea all’appello per mafiosi e camorristi. E la rigidità del sistema fa danni: così come per l’arresto dei fratelli Savi non blocca il rito per la banda Santagata, accusata a torto dei delitti della Uno bianca, l’assoluzione per la strage ottenuta da Misso e dai suoi non impedisce ai giudici di primo grado di condannare il giorno dopo all’ergastolo Abbatangelo. Una condanna umiliante e assurda: e infatti in secondo grado resta solo, come per gli altri napoletani, la condanna per armi ed esplosivo a sei anni di carcere. Condanna ulteriormente ridimensionata in Cassazione, senza rinvio: la detenzione di armi ed esplosivo non sussiste e resta solo un concorso in detenzione di esplosivo, a soli due anni. Intanto siamo giunti nella seconda metà degli anni Novanta, il Msi ha risciacquato i panni nelle acque di Fiuggi. Alle elezioni all’Europarlamento del 1994 Abbatangelo è stato il primo dei non eletti, per una manciata di voti (quindici) ma ancora una volta potrebbe subentrare: stavolta per più dolorose cicostanze, l’improvvisa morte di Spartaco Belleré che lo aveva preceduto di un sofio. Ma il nostro non vuole mettere in imbarazzo il partito e così rinuncia al subentro e si va a fare qualche altro mese di galera come residuo di pena.
 Un innocente perseguitato dalle toghe rosse, quindi? Non proprio. E’ lui stesso a riconoscerlo, in una drammatica autodifesa, davanti alla corte d’Assise d’appello, in cui rivendica con orgoglio la sua identità politico: “Non sono un terrorista, ma chiamatemi pure squadrista”. E in effetti negli anni Settanta non se n’era fatta mancare una: dall’assalto al palco del corteo studensco a colpi di bombe carta (a esser precisi era l’11 ottobre del 1969: per me fu il battesimo politico con la violenza fascista) alla maxirissa in consiglio comunale il 20 dicembre 1972. Quella sera Abbatangelo volò letteralmente dal suo banco tra il pubblico quando vide che il padre e il fratello si stavano afferrando con un compagno. Quella volta al grande picchiatore gli disse male: un giovane dirigente della Fgci, ancora minorenne, gli tirò a volo un cazzottone con il tirapugni sfregiandogli il volto. Finirono entrambi in prigione per pochi giorni. E i giornalisti parlarono di una ferita procurata da un morso … Era quella una seduta straordinaria del consiglio, convocata per condannare l’attentato fascista consumato il pomeriggio del 12 dicembre, contro il comizio indetto dal comitato antifascista nella “piazza nera” di Fuorigrotta, piazza San Vitale. I fascisti risposero mettendo una grosa bomba carta sotto il palco: i feriti furono colpiti dalle schegge della vetrata della vicina chiesa, infrante dall’onda d’urto. Il giorno dopo un gigantesco corteo antifascista si riprese la piazza. Lo guidavano gli operai dell’Italsider con i loro inconfondibili caschi gialli. Il proprietario del bar ritrovo dei fascisti inutilmente provò ad abbassare le saracinesche. Con qualche muletto portato dalla fabbrica furono divelte e in perfetta simmetria anche le sue vetrine finirono distrutte. Era quella la Napoli in cui Abbatangelo aveva militato e si era fatto conoscere ed apprezzare.
FONTE: FASCINAZIONE/UMT
 
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ALTRE NOTIZIE – PUNTI DI VISTA ( SU AMERICA E SIRIA )
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——– Original Message ——–

Subject: Trump : il prossimo Grande Satana ??
Date: Mon, 26 Sep 2016 16:13:02 +0200
From: <info@vincenzomannello.it>
To: ( . . . )


Trump promette a Netanyahu : “Gerusalemme sarà la capitale di israele”…In questo solo impegno è preconizzato il prossimo inferno mediorientale..come se, già oggi, tutta quella area non fosse un girone peggio che dantesco !!Promettere ad uno stato (per me e mezzo mondo “canaglia” vista la occupazione della Città Santa militarmente fin dal 1967) che gli Usa riconosceranno Gerusalemme come capitale dello stato ebraico, è una arrogante presunzione sul fatto che le armi possano avere la meglio sul diritto internazionale.Indiscutibile,visto che persino l’Onu (pecorella troppo spesso gregge degli americani) ha sempre condannato sia la occupazione manu militari sia la pretesa di Tel Aviv di farne la capitale ufficiale.Peraltro politica attuata con persecuzione etnica ai danni degli arabi abitanti nel settore est mediante rastrellamenti,arresti continui,espropri e creazione di quartieri ebraici nonché con centinaia di morti sparati a fronte di qualche vittima accoltellata per disperazione…Personalmente ho sempre ritenuto che,chiunque sieda alla Casa Bianca, altro non possa essere che espressione terrena di quella entità malefica magistralmente definita da Khomeini come “il Grande Satana”…portatore di guerra nel mondo fin dalla sua fondazione e passando anche dalla ferocissima guerra civile interna.Questo,per fermarsi soltanto alla interpretazione “terrena” del significato, vuol dire semplicemente che gli Stati Uniti hanno “dato” al mondo molti più guai e problemi di quanti vantaggi economici,politici e sociali abbiano ricavato per se stessi …Interpretazione forzata la mia ? Sicuramente per molti sarà così..ma non per tutti.Specie nel mondo “globalizzato” l’odio per gli “yankee” dilaga e, ad alimentarlo, non possono certo essere le mie sole opinioni…Tralasciando tutto il corposissimo resto,ritorno alla promessa di Trump…”Gerusalemme capitale di israele” …non credo proprio che,chiunque la abbia valutata, possa ritenerla attuabile se non con la forza delle armi…sioniste ed americane !!L’Onu non conta nulla,a maggior ragione per Tel Aviv che ha pure le “atomiche abusive”, ma troppi stati e troppe popolazioni non potranno mai accettare un simile sfregio alla ragione ed al diritto internazionale..Sono arcisicuro che il Grande Satana scatenerà con questo un altro inferno e non mi meraviglierei affatto se a farlo..fosse anche la Clinton !!

Grazie per l’attenzione

Vincenzo Mannello

Naturalmente è falso che il convoglio umanitario per Aleppo sia stato bombardato da siriani

di Maurizio Blondet – 21/09/2016

Naturalmente è falso che il convoglio umanitario per Aleppo sia stato bombardato da siriani

 

Naturalmente è falso che il convoglio umanitario per Aleppo sia stato bombardato da siriani.  Naturalmente il Dipartimento di Stato ne ha approfittato: “Data la patente violazione del cessate il fuoco, riconsidereremo le prospettive di collaborazione con la Russia” per il controllo della tregua: loro che l’hanno violata prima, massacrando una settantina di soldati siriani col bombardamento. Naturalmente,  i russi – che avevano seguito il convoglio con droni proprio perché passava vicino a zone tenute dai terroristi, cessando la sorveglianza quando il convoglio era arrivato, accusano gli Elmetti Bianchi, la strana organizzazione che ha sempre fotografi e telecamere al posto giusto nel momento giusto, e sempre al seguito di Al Nusrah:   è la oNG dei qaedisti, di fatto, che si fa’ passare  per una organizzaizione umanitaria. I russi dimostrano, con foto, che il convoglio non è stato bombardato dal cielo, bensì incendiato – appena giunto a destinazione.   Naturalmente Ban ki moon che ha accusato Assad di “aver  ammazzato più siriani di tutti”; è corrotto. Giusta è la risposta del governo di Damasco: il segretario generale “ è stato protagonista dello scandalo di ritirare il rapporto che ha condannato l’Arabia Saudita in cambio di un pugno di dollari”. Ricordiamoci che è stato Ban, con l’appoggio americano, a mettere l’ambasciatore saudita all’Onu alla  testa del Comitato consultivo per i Diritti Umani! C’è bisogno di altro per  dimostrare la  metamorfosi maligna che hanno subito le Nazioni Unite durante il mandato di Ban e  l’impero neocon?Perciò ho ripetuto “naturalmente”:  ogni smascheramento delle menzogne  di cui sopra richiederebbe lunghe spiegazioni, che risparmiamo al lettore.Basti questo: è da giugno che l’agenzia Petra News (giordana) ha rivelato che il principe ereditario saudita, Bin Salman, si è vantato di finanziare   il 20% della campagna elettorale di Hillary Clinton.  La notizia è stata poi ritirata dall’agenzia giordana (‘naturalmente’, basta immaginare le minacce); ma il testo originale è stato r ipreso e ripubblicato, e si trova qui:

http://www.zerohedge.com/news/2016-06-13/saudi-arabia-has-funded-20-hillarys-presidential-campaign-saudi-crown-prince-claims

Dove si apprende che il principe ha detto di aver  contribuito alla campagna di Clinton “con convinto entusiasmo”, anche se la percentuale non viene rivelata.Adesso Wikileaks ha diffuso un documento  confidenziale,  interno al Dipartimento di Stato quando segretaria di  stato era Hillary, datato agosto 2011,  che descrive con qualche stupefazione l’eccezionale attivismo della HRC (Hillary Rodham Clinton)  nello scavare la fossa a Gheddafi, e fare quindi  della Libia un buco nero lacerato dallo “Stato Islamico” wahabita, dove ha trovato la morte l’ambasciatore americani Chris Stevens con la sua scorta di Marines.  Il funzionario fa  notare  come “la S  [segretaria]  ha gestito  da  direttrice, amministratrice e proprietaria  la politica americana verso la Libia  dal principio alla fine”.“Presso la NATO e i gruppi di contatto HRC è stata la faccia pubblica degli Usa sulla Libia.  E’ stata determinante per ottenere l’autorizzazione, radunarla coalizione, stringere il cappio a Gheddafi”.E’ lei che ha voluto chiudere l’ambasciata  a Tripoli, e  quella libica a Washongton; è  lei che telefona a  tutti gli ambasciatori per ottenere “il varo sicuro della risoluzione 1970 dell’ONU”, che impone sanzioni a Gheddafi e alla sua famiglia.E’ lei che il 28 febbraio “viaggia a  Ginevra per consultazioni con i partner europei, e dichiara ai partner e servi: “Il colonnello Gheddafi e quelli attorno a lui devono essere tenuti responsabili di questi atti, che infrangono la legalità internazionale e la comune decenza. Con ciò, hanno perso la legittimità a governare.   E il popolo della Libia s’è espresso chiaramente: Gheddafi deve andar via senza altre violenze né ritardi”.

hillary-obbediscea-saud

Si noti: sono gli stessi termini ed accuse usati contro Assad : Assad must go,   il popolo siriano vuole la libertà…. Naturalmente. Stesse menzogne furono usate contro Saddam, e prima ancora contro i Talebani per invadere l’Afghanistan (ricordate? Siamo andati là per liberare le donne dal chador, spiegò Emma Bonino). Ora Obama comincia ad usare lo stesso linguaggio contro Vladimir Putin, segno sinistro.Hillary ha avuto cura anche di far espellere la Libia dal Consiglio dei Diritti Umani  –  quello dove entrerà l’Arabia Saudita.Ma perché tanto infaticabile zelo da parte della Segretaria? Gheddafi   era un ostacolo fermo  contro la diffusione del wahabismo; aveva contrastato  il terrorismo islamista; s’era scontrato apertamente con re saudita – ed era stato l’unico leader del mondo islamico a farlo (gli altri paesi islamici dipendono poco o tanto dai   miliardi sauditi), in quanto forte dei suoi introiti petroliferi (altro motivo di odio di Casa Saud, era un concorrente).Notoriamente, durante il vertice della Lega araba tenuto in Egitto il 2 marzo 2003, il re saudita Abdullah bin Al Aziz al Saud (morto nel 2015) minacciò apertamente il colonnello: “Non occuparti di cose che non ti riguardano. La menzogna è di fronte a te  – e la tomba è davanti a te”.Da quel momento in poi i presenti capirono che  la  sorte del colonnello era segnata, la minaccia reale.   La segretaria finanziata dai Saud ha fatto, l’operazione per  loro?  Lo zelo  esclusivo  “proprietario”, con cui lei si è occupata dalla devastazione della Libia al principio alla fine”, lo fa’ pensare.La   oscura e insindacabile Clinton Foundation,   in 15 anni, ha raccolto almeno  2 miliardi di dollari  (c’è chi dice il doppio) da “grandi donatori”, che avevano per questo “accesso speciale” al segretario di Stato.  Donald Trump,  ha accusato apertamente: “I Clinton  hanno messo su  un business per guadagnare dall’ufficio pubblico; accesso e favori erano venduti per contanti”.  Persino la CBS ammette che  i “legami” della Fondazione suscitano “preoccupazione dal punto di vista etico” (sic).A noi pare “naturale” che l’Anticiviltà chiamata Usa sia in combutta, e converga negli interessi e nelle menzogne, con   i  Saud, che incarnano l’Anticiviltà nel mondo islamico.

Infatti è stata l’Arabia Saudita la prima ad accusare il governo Siriano del bombardamento del convoglio umanitario Onu. Naturalmente.  Hollande, all’Onu, ha accusato la Russia e la Siria della “tragedia siriana – Il regime (di Damasco) è responsabile della rottura del cessate-il fuoco”.:  è il caso di ricordare che il ministro degli esteri di Parigi giudicava, nel 2012, che “sul terreno Al Nusrah”  ossia al Qaeda “sta facendo un buon lavoro”?  Hollande ha naturalmente accusato “i sostenitori   stranieri del regime” (russi, iraniani) della  responsabilità della spartizione e del caos in Siria.  Naturalmente a rincalzo di quel che aveva minacciato Obama: Mosca “tenta di ritrovare  la sua gloria passata attraverso la forza ;ciò degraderà il suo rango nel mondo e renderà le sue frontiere meno sicure”:  minaccia diretta,    di destabilizzazione esterna e interna – saranno usati i fantocci polacchi? – pari a quella che Saud pronunciò contro Gheddafi: “La tomba è davanti a te”: Naturale anche questo.

E’ stato l’ultimo discorso all’Onu per Obama e per Hollande. Fra pochi mesi spariranno  nelle fogne della storia, nullità di cui l’Anticiviltà   non ha più bisogno: e lo sanno. Allo stesso modo,  un medico specialista su Youtube ha dato ad Hillary Clinton un anno di vita: essa è gravissima , soffre di demenza vascolare, e tale è il decorso della patologia; essa non può non saperlo, ma continua a volere la presidenza – per un Altro che la sostituirà. Il video è anonimo,  e non  lo citeremmo se non ricordasse il detto apocalittico: il Dragone  “è pieno di furia, perché sa di avere poco tempo”.

 [ TRATTO DAL WEB ]

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L’EDICOLA

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——– Original Message ——–

Subject: 28 settembre – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Wed, 28 Sep 2016 05:35:13 +0200
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
To: “associazioneazimut@tiscali.it” <associazioneazimut@tiscali.it>
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it
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Mercoledì, 28 Settembre 2016
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«Faremo il Ponte sullo Stretto»: Matteo Renzi, il rottamatore è in difficoltà. A corto di idee e senza poter più sprecare denari pubblici, prova con le suggestioni. Pure con quelle datate. E perciò eccolo il Ponte sullo Stretto, per “togliere la Calabria dall’isolamento e far sì che la Sicilia sia più vicina”.                                                                                                                                                                                     Leggi tutto >
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Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma

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Subject: 27 settembre – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Tue, 27 Sep 2016 04:50:21 +0200
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Martedì, 27 Settembre 2016
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Il film che racconta il dramma degli immigrati e il fenomeno degli sbarchi lungo le nostre coste, “Fuocoammare”, è stato scelto dalla commissione di selezione, riunita presso la sede dell’Anica, tra sette film iscritti per la candidatura italiana all’Oscar per il miglior film in lingua non inglese.                                                                                                                                                                                                          Leggi tutto >
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Subject: 26 settembre – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Mon, 26 Sep 2016 05:13:09 +0200
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Lunedì, 26 Settembre 2016
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La civilissima Svizzera si interroga se sia giusto o meno garantire il lavoro prima ai propri cittadini e, poi, anche agli altri. Il tema, piuttosto caldo, è quello dei cosiddetti transfrontalieri che varcano il confine per andare a lavorare lì.                                                                                                                                                     Leggi tutto >
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