DALLA FRANCIA CON AMORE PER IL “NO” ( MARION LE PEN A FIRENZE : 25 NOV. ) – INTERVENTI TRATTI DA “ACCADEMIA DELLA LIBERTA”


DALLA FRANCIA CON AMORE PER IL “NO” ( MARION LE PEN A FIRENZE : 25 NOV. ) – INTERVENTI TRATTI DA “ACCADEMIA DELLA LIBERTA”

DALLA FRANCIA CON AMORE PER IL “NO” ( MARION LE PEN A FIRENZE : 25 NOV. ) – INTERVENTI TRATTI DA “ACCADEMIA DELLA LIBERTA” – [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 24.11.’16 ]
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4 DICEMBRE 2016
foto di Caterina Scarfone.
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IN COPERTINA
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( . . . ) il post di ( . . . )
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Venerdi 25 Novembre, Marion Le Pen è a Firenze per un incontro dibattito organizzato dalla Lega Nord e da Fratelli d’Italia….parteciperanno sia Salvini che la Meloni….

Ferruccio Massimo Vuono ( . . . )
23.11.2016

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Commenti!
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COMPARSO IN RETE MA NON LO RITENIAMO AUTENTICO E CI AUGURIAMO CHE NON SIA VERO
500 MILA SCHEDE GIA’ PREDISPOSTE CON IL “SI” – ( CHE IL NO AVANZA ) …..
LINK – CLICCA E LEGGI

Rignano sul Membro, trovate 500.000 schede gia … – Il Fatto Quotidaino

http://www.ilfattoquotidaino.it/rignanosullarnotrovate-500-000-schede-gia-se…

23 ore fa – Rignano sul Membro, trovate 500.000 schede gia’ segnate con ilvoto Si. … il fatto alle autorità competenti, spero si faccia luce sull’accaduto.â€.

Risultati di ricerca

BUFALA Rignano sul Membro, trovate 500.000 schede … – Bufale.net

http://www.bufale.net/…/bufala-rignano-sul-membro-trovate-500-000-schede-…

16 ore fa – Sono state infatti trovate ben 500mila schede elettorali già spuntate per il voto SI, così tante schede che sono serviti ben venti uomini per …

Mancanti: mambro
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Berlusconi: "Mediaset costretta ad appoggiare Renzi. Ecco perché"
CARO PRESIDENTE –  ATTENTI ALLE TRAPPOLE – TIRATI FUORI !
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“GRANDI MANOVRE” – ( CHE IL “NO” AVANZA ) – PER SCONGIURARE LA CADUTA DEL RENZI….
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DOMANDA DELLE CENTO PISTOLE :
MA IL CAPO DELLO STATO E’ ARBITRO O INDOSSA LA MAGLIETTA ?
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[ tratto dal web ] – ( . . . ) – Giro di colloqui nel pomeriggio per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricevuto sia il premier Matteo Renzi che Silvio Berlusconi. “Abbiamo parlato della situazione italiana – ha detto il Cavaliere riferendo del colloquio a Matrix – e se vince il no non cambia nulla, non succederà nulla e si apre la possibilità di una riforma della costituzione molto diversa e positiva”.“E’ indispensabile – ha aggiunto replicando a chi gli chiedeva se fosse disponibile a rimettersi al tavolo con Renzi – sedersi al tavolo per fare una nuova riforma e una nuova legge elettorale”. “C’è qualcuno che mette in giro a posta la storia del “ni”. Il mio è un no deciso e responsabile”, ha detto ancora il Cav. Dal segretario del Pd, intanto, un invito ad abbassare i toni. “La Costituzione va rispettata sempre sia da chi vuole cambiarla sia da chi vuole tenerla, l’art.138 dice che ci vuole un voto referendario sulla riforma. Alla sfida bisogna andare con leggerezza e con un sorriso. Ho detto ai miei: basta replicare alle accuse, rispondiamo nel merito”. Così Matteo Renzi, inaugurando il Camplus. “C’è un clima di polemiche, di accuse, peccato – ha detto Renzi – ma dall’altro è la democrazia. Cerchiamo di essere chiari: chi dice ‘peccato che così si divida l’Italia’ allo stesso tempo dicono ‘è un paese dove non si vota mai'”. “La vera sfida è di metodo: la costituzione prevede il referendum”, ha detto il premier. [ tratto dal web ] – ( . . . ) – ROMA : 23 Novembre 2016

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ACCADEMIA DELLA LIBERTA’

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Secondo canale di Accademia della Libertà . … Presentazione della rivista “L’ Uomo Libero” | Fiorini – Bianchi – Gaudenzi ( Parte 1 ) – Duration: 50 minutes.

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ARTICOLI TRATTI DA ACCADEMIA DELLA LIBERTA’
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LEGGI QUATTRO INTERVENTI ( VEDI : SOTTO ) OPPURE VISITA IL SITO
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La vendetta di Gheddafi si avvicina

NOVEMBRE 21, 2016 

Tunisie Secret 12 novembre 2016

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Dalla distruzione della Libia da parte del barboncino di Obama, Nicolas Sarkozy, e del cammello di Hillary, Hamad del Qatar, non ci sono più sicurezza, leggi o soldi. Un terzo dei libici, quasi 3 milioni, è rifugiato in Tunisia, Egitto, Africa ed Europa. Inoltre lo SIIL è ben consolidato in Libia, le milizie islamiste governano gran parte del Paese con terrore, saccheggio e traffico di ogni tipo. Una situazione caotica che ha favorito il ritorno in scena dei gheddafisti. Per la rivista Middle East Eye, Mathieu Galtier analizza questi sviluppi.

15170994Alla deriva da cinque anni, la Libia non ha ancora alcun modello politico permanente. Risultato, gli sconfitti di ieri rientrano nel gioco politico.
La situazione in Libia è così caotica che il neologismo “libianizzazione†prende piede. La combinazione fatale è tra balcanizzazione, divisione dello Stato in zone autonome, e somalizzazione, fallimento del governo a vantaggio delle milizie. Attualmente, il Paese ha tre governi. Negli ultimi cinque anni, la Libia ha vissuto due elezioni generali, un colpo di Stato abortito, l’arrivo dello Stato Islamico (SI) e conflitti etnici a bassa intensità. La crisi è tale che sempre più libici chiedono il ritorno della Jamahiriya (Stato delle masse) creato da Muammar Gheddafi. “Vogliamo liberare la Jamahiriya vittima del colpo di Stato della NATOâ€, afferma subito Franck Pucciarelli a Middle East Eye, un francese che vive in Tunisia ed è portavoce di un gruppo che riunisce i sostenitori dei comitati rivoluzionari libici e internazionali, che agisce da cinghia di trasmissione dell’ideologia di Gheddafi. Ha spiegato che i membri sono attivi dal 2012 dentro e fuori il Paese. L’organizzazione conterebbe 20000 aderenti in Libia e da 15-20000 ex-militare esiliati sarebbero pronti ad attivarsi. “Possiamo organizzare una rivolta popolare e se il caos prevarrà in Libia, sarà grazie alle nostre azioniâ€, dice il portavoce. Ahmad, ex-dirigente presso il Ministero degli Esteri, oggi residente in Tunisia, è più misurato. “Abbiamo approfittato dell’instabilità per tornare, ma non abbiamo fatto nulla, dice a MEE. I libici e la comunità internazionale dovranno semplicemente rendersi conto che la Libia non può che essere governata che solo con la Jamahiriyaâ€.

Tre tipi di gheddafisti
I due uomini si concentrano sull’organizzazione politica del Paese dopo la riconquista del potere: un referendum, o plebiscito, per il ritorno della Jamahiriya con la presenza della comunità internazionale per sorvegliarlo. Uno Stato delle masse modernizzato con un Senato che rappresenti le tribù, una camera e soprattutto una costituzione, assenti con Muammar Gheddafi. Uno scenario a cui sorride Qashana Rashid, direttore del Centro del Nord Africa per lo Studio sulla Libia, che ammette una ripresa solida dell’ideologia verde (il colore della Jamahiriya): â€œIl ritorno del vecchio regime si comprende soprattutto grazie al fallimento della transizione post-rivoluzionaria. Ed è proprio su questo fallimento che puntano gli ideologi gheddafisti per tornare in gioco, non il genuino sostegno popolare. I gheddafisti non potranno mai tornare al potere, ma avranno un peso significativo nelle alleanze strategiche nel futuro della Libia“. Mattia Toaldo, specialista dalla Libia del Consiglio europeo sulle relazioni internazionali, distingue tre tipi di gheddafisti: i sostenitori di Sayf al-Islam, figlio prediletto di Gheddafi, trattenuto dal 2011 nella città di Zintan, nell’ovest; i sostenitori del maresciallo Qalifa Balqasim Haftar, nell’est del Paese; e gli ortodossi della Jamahiriya. Franck Pucciarelli e Ahmad sono nell’ultima categoria, la più dura. Coloro che seguono Haftar hanno approfittato dell’amnistia approvata dal parlamento di Tobruq per i responsabili dei crimini durante la rivolta del 2011. Un testo che ha lo scopo di riportare gli esuli, tra 1,5 e 3 milioni, in maggioranza gheddafisti rifugiati in Tunisia e in Egitto. Il clan di Sayf al-Islam è probabilmente meglio strutturato e riunisce alcuni ortodossi. Anche se condannato a morte il 28 luglio 2015 in contumacia, a Tripoli, Sayf al-Islam vive ancora a Zintan. Ufficialmente prigioniero delle milizie locali, ha condizioni di detenzione molto tenue: circolerebbe liberamente in città e comunicherebbe molto con l’applicativo per la telefonia via Internet Viber.

Sayf al-Islam sta meglio del fratello Sadi
Fino a poco prima oscuro, il suo futuro è stato rilanciato indirettamente dai messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton, rivelati da Wikileaks, e dal rapporto del parlamentare Crispin Blunt. deputato conservatore, pubblicato a settembre, che ritraggono Sayf el-Islam da moderato possibilmente pronto a partecipare alla transizione democratica dopo suo padre. “Il coinvolgimento di Sayf Gheddafi avrebbe, forse, permesso a Lord Hague (ministro degli Esteri nel 2010-2014) di sostenere Mahmud Jibril e Jalil Abdul nell’attuazione della riforma in Libia senza dover sostenere i costi politici, militari ed umani del cambio di regime, ma non lo sapremo mai. Tali possibilità, tuttavia, avrebbero dovuto essere prese seriamente in considerazione, allora“, afferma il rapporto di Londra. I gheddafisti hanno buon gioco nell’evidenziare il profilo moderato ed istruito di Sayf al-Islam, laureatosi alla London School of Economics. Prevale sul fratello Sadi, imprigionato a Tripoli, divenuto religioso. I fratelli Hanibal, Muhamad e Aysha e la madre Safia esprimono silenzio dall’Oman, fin dall’ottobre 2012, dopo aver invocato dall’Algeria la contro-rivoluzione violenta, nei primi mesi dalla morte di Muammar Gheddafi. Non è questione se Sayf al-Islam prenda il potere apertamente, almeno per il momento, ma di manovrare nell’ombra per la riconfigurazione politica del Paese. Molte tribù nell’ovest temono l’avanzata di Haftar sostenuta dalle tribù orientali, a cominciare dalla gente di Zintan, anche se ufficialmente alleata del maresciallo. Ma oggi, la Tripolitania è divisa tra un gruppo islamisto e un governo di unità nazionale (GNA) debolissimo, nonostante il riconoscimento della comunità internazionale.

I gheddafisti invitati per la prima volta alle Nazioni Unite
Sayf al-Islam potrebbe essere la figura unitaria contro la Cirenaica, regione orientale della Libia, in piena avanzata grazie alle vittorie di Haftar. Sul terreno, i segnali positivi sono sempre più a vantaggio del figlio dell’ex-guida. Nel settembre 2015, il sedicente Consiglio supremo delle tribù libiche sceglieva Sayf al-Islam come legittimo rappresentante del Paese. Questo consiglio raccoglie essenzialmente le tribù fedeli a Gheddafi e non hanno peso istituzionale, ma il simbolismo è forte. Dalla primavera, Ali Qana, l’ex-capo dell’esercito nel sud con Gheddafi, lavora per la creazione di un esercito del Fizan (regione nel sud della Libia), i cui dati sono difficili da quantificare al momento. Ali Qana ha già annunciato che il suo gruppo non si affilierà a Tripoli o Tobruq, ma solo a un potere che riconoscerà la legittimità della Jamahiriya. Ad agosto, per la prima volta, l’ONU invitava dei noti gheddafisti, tra cui un ex-presidente del Congresso del Popolo (equivalente al parlamento nella Jamahiriya) per discutete sulla soluzione politica ed economica della crisi.

“Questo Paese è diventato una barzellettaâ€
La popolazione comincia anche a confrontare presente e passato, favorendo il passato. Nella banca Jamhoriya di Tripoli, Mahmud Abdalaziz aspetta da due ore di prendersi i 500 dinari (327 euro), permessi un paio di giorni a settimana. Le riserve valutarie sono calate da 107,6 miliardi nel 2013 a 43 miliardi a fine 2016. Sul mercato nero, il dollaro è scambiato a 5,25 dinari. “Questo Paese è diventato una barzelletta: c’è la guerra civile totale, non ci sono soldi e la migliore carriera possibile è aderire a una milizia“, denuncia Mahmud Abdalaziz a MEE, comunque grato alla rivoluzione per la libertà di critica, che sarebbe stata impossibile con Gheddafi, ammettendo tuttavia che si stava meglio prima, perché “la sicurezza è meglio della libertàâ€. Le milizie più rivoluzionarie di Tripoli hanno capito il pericolo di permettere che questa nostalgia dilaghi. A giugno uccisero a Tripoli dodici lealisti libici che avevano appena terminato la detenzione per crimini commessi nel 2011.14572990Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito

———————————————————————————————————-LA PROPAGANDA NON FUNZIONA PIU’

Renzi come Hillary: la propaganda non funziona più

DI MARCELLO FOA
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Il Cuore del Mondo
Ma perché Renzi non piace più? Perché non riesce più a convincere gli italiani? Me lo ha chiesto un giornalista de il sito ilsussidiario.net, Federico Ferrau, intervistandomi sulla campagna referendaria. Ne è uscita una bella intervista, che potete leggere integralmente qui.
La mia tesi è che Renzi stia ripetendo gli errori di Hillary Clinton, puntando soprattutto al controllo dei media mainstream. Controlla la Rai, Mediaset lo aiuta, i principali giornali sono favorevoli o comunque non ostili al governo, eppure questo non basta più a convincere la gente. Il modo di informarsi della popolazione è molto più diversificato rispetto al passato e va di pari passo con una crescente sfiducia verso la grande informazione, percepita come poco autorevole e ancor meno indipendente.
Esiste un problema di fiducia personale nei confronti del premier. Quando Oscar Farinetti, che per queste cose ha la vista lunga, dice “dobbiamo tornare ad essere simpatici†(Corriere della Sera, 6 novembre, ndr), tocca un nervo scoperto. Il problema è che il premier è vittima della sua stessa propaganda. Se chi sta al governo promette le riforme in cento giorni, dice che “l’Italia riparte†e fa ossessive accuse a gufi e rosiconi, ma poi la gente nella vita di tutti i giorni non vede un cambiamento reale, l’impressione che si genera nell’opinione pubblica è che chi sta al governo non dica la verità. E quello che Renzi paga, oggi, è proprio un fortissimo deficit di credibilità, che, combinato al fattore mediatico, spiega perché la propaganda messa in campo non riesce a suscitare quel consenso che invece sarebbe lecito aspettarsi.Con tutta l’energia che Renzi vi ha messo finora, il SI dovrebbe essere al 70 per cento e il No al 30. E invece non si schioda da percentuali deludenti e per ora minoritarie. La propaganda martellante diventa addirittura controproducente.
Insomma, la gente non gli crede più.
Quando c’era il monopolio dell’informazione la gente “beveva†tutto quello che diceva la tv, oggi la tv è vista in modo costante soprattutto dagli over 60-65. Il resto della popolazione si informa anche sui social media, sui blog, sui siti di informazione alternativa, integra da sola le fonti e i frammenti. Oggi il messaggio di propaganda pura, tradizionale, non è più efficace come prima. Le prove? Brexit, in cui tutti i media tradizionali erano schierati contro, in un clima di terrorismo psicologico. Poi il voto Usa: la stragrande maggioranza dei media era sicurissima del trionfo di Hillary e pronosticava sfracelli finanziari in caso di vittoria di Trump; e invece… Così anche gli italiani non credono più che il Paese andrebbe a catafascio se il Sì dovesse perdere il 4 dicembre.
La contro-informazione è molto più efficace di quanto si pensi, perché è one to one e per questo viene percepita da un numero crescente di italiani disillusi come più personalizzata e credibile dell’informazione ufficiale. televisiva ma non solo. Non è un caso che oggi i giornali assistano a un crollo delle vendite. Renzi sa comunicare molto bene, però è vittima della sindrome del Palazzo, come capita a quasi tutti i leader politici al governo nell’arco di due-tre anni: entrano in una bolla e non riescono più a capire il Paese, che si ribella, che diffida, che diventa impermeabile a ogni forma di propaganda.
 
Marcello Foa
ARTICOLO MOLTO IMPORTANTE, ma con alcuni LIMITI che vogliamo illustrare. Foa in questo articolo opinionistico si dimostra ambivalente: da una parte sappiamo che è per il NO. Dall’altra difende la categoria dei giornalisti che stanno perdendo in maniera drastica di CREDIBILITA’. Ma NON è soltanto per la poca credibilità di istituzioni governative, paragovernative o finto-antigovernative, che si dimostrano ogni giorno di più tali. Si tratta del risultato evidentissimo della diffusione della cultura alternativa.Chiariamoci meglio. Indipendentemente dal fatto che è possibile constatare quanto il regime che ha oggi Renzi come pagliaccio principale mostra in modo evidentissimo gli stracci da cui è coperto, la cultura che chiameremo ALTERNATIVA solo perché non è quella dichiarata ufficiale e schierata senza pudore alcuno al servizio del MOLTO PRESUNTO potere è quella vincente per due fondamentali ragioni. 1) Innanzitutto dice il vero. Cioè interpreta chiaramente ciò che gli italiani percepiscono giornalmente. 2) La cultura alternativa veicola una informazione messa a tacere nel nostro paese da qualche cinquantennio. E ripeto cinquantennio, e quando si apre qualche spiraglio, la VERITA’ irrompe sulla scena politica e nessun potere la può più imbrigliare.Questo è il ruolo della CULTURA. Ricordiamoci che la Rivoluzione Francese, coi suoi alti e bassi durati fino alla Comune di Parigi del 1871, è stata la conclusione di decenni di penetrazione alternativa ai dettami molto rigidi del sistema assolutista sostenuto dalla Chiesa. DUE ASSOLUTISMI. Nelle varianti che conosciamo. E quando cambia il FRAME hai voglia a recuperare! Il governo renzi, se così si può chiamare la sceneggiata di questo scugnizzo, è l’ultimo espediente del POTERE ECONOMICO-FINANZIARIO che, col consenso di Santa Madre Chiesa, impelagata fino al collo in traffici finanziari che l’hanno vista sull’orlo del COMMISSARIAMENTO ufficiale della Città del Vaticano, costituisce la truppa di estrema retroguardia di un esercito in RITIRATA disastrosa. Qui non si tratta solo di contorsioni sotto la duplice tenaglia del sistema finanziario ( globalista ed europeo) ma anche della fine di un certo tipo di credulità che ha sorretto il potere assolutista ( chiesa e stato) per secoli se non millennio. Tutte le credenza più popolari vanno in frantumi e NON ci sono miracoli da esibire nelle piazze o sulle colline. L’ultimo santo da sottoporre alla venerazione delle Masse è stato Padre PIo, ed anche in questo caso ciò che è emerso è stato più il travaglio che quest’uomo ha dovuto subire a causa dei PRETI che gli volevano estorcere il danaro da lui ottenuto dai SUOI FEDELI per l’edificazione dell’ospedale che oggi è il vanto del SUD italiano. OGGI non resta che la MADONNA DEI DEBITORI. Quando crolla un sistema, in se stesso coerente, di credenze che a loro volta generano valori o presunti tali, crolla tutto e non ci sono puntelli di sorta. Infatti oggi, grazie all’enorme allargamento di conoscenze relative all’archeologia antropologica, emergono in maniera incalzante le prove della assoluta inattendibilità dei miti biblici sui quali per millenni IL POTERE SI è RETTO. In un certo senso COME quando, nel pieno sviluppo dell’umanesimo, l’umanista Lorenzo VALLA dimostrò la falsità della Donazione di Costantino. Il crollo è imminente ma, al contrario di quanto CREDONO i soliti illusi, NON SARà PARZIALE. Cadrà anche la CREDEULITA’ che il sistema finanziario e bancario sia invincibile. Ed llora la cittadella del potere sarà totalmente nuda. Maria Elena! Preparati allo spogliarello. GV 
A: 
 
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“Trump†dell’apocalisse

NOVEMBRE 21, 2016 

Alessandro Lattanzio, 21/11/2016

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mystery-plane-over-denver-metabunkIl 16 novembre, un cosiddetto “velivolo dell’apocalisseâ€, ovvero l’aereo-comando Boeing E-6B Mercury, utilizzato per scatenare l’attacco nucleare, veniva avvistato su Denver, in Colorado, dopo essere decollato da una base aerea presso San Diego, in California. L’US Navy possiede 16 di tali velivoli “da giorno del giudizioâ€. Il velivolo avvistato su Denver, denominato Iron99, sorvolò l’area diverse volte, allarmando la popolazione, prima di dirigersi verso l’Oklahoma. Una stazione televisiva locale ne aveva ripreso il sorvolo. Il giornalista che aveva riportato l’evento, riferì che Federal Aviation Administration (FAA), US Northern Command (NORTHCOM), US Strategic Command(STRATCOM) e North American Aerospace Defense Command (NORAD) non potevano confermare il volo. Inoltre, gli ufficiali di una dozzina di basi aeree avevano dichiarato che il volo dell’aereo non era stato notificato presso le rispettive torri di controllo del traffico aereo. Iron99 appartiene alla squadriglia dell’aeronautica navale della Marina degli Stati Uniti, la VQ-3 Ironmen, di stanza nella Tinker Air Force Base, in Oklahoma.
Il Boeing E-6B Mercury (TACAMO – “Take Charge And Move Out and Move Out“) svolge un ruolo estremamente importante per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti: viene impiegato principalmente per trasmettere istruzioni alla flotta di sottomarini lanciamissili balistici dell’US Navy, in caso di guerra nucleare; ma anche per supportare o sostituire i 4 Boeing E-4BS NAOC (National Operations Alternative Center) che svolgono funzioni da ABNCP (Airborne Command Post), ovvero di posti di comando volanti in caso di attacco nucleare (da cui il soprannome di “aerei dell’apocalisseâ€). Le missioni che svolgono sono del tipo Looking Glass (ovvero doppiare il Centro comando della base aera di Offutt); comunicare con i sottomarini; emanare l’ordine di lancio per gli ICBM (missili balistici intercontinentali) tramite il Sistema aeroportato di controllo dei lanci, e svolgere operazioni C3 (Comando, Comunicazioni e Controllo) per le forze di teatro e i bombardieri strategici degli Stati Uniti nelle missioni di attacco nucleare globale. I velivoli possono comunicare su praticamente ogni banda di frequenza radio, e tramite satelliti commerciali ed Internet. Il velivolo di solito compie voli circuitali per impiegare le antenne di bordo o un particolare satellite geostazionario nelle radiocomunicazioni.
Secondo la portavoce dell’US Navy, tenente Leslie Hubbell, il velivolo sarebbe decollato dalla Travis Air Force Base, nel nord della California, ma gli ufficiali della Trevis AFB avevano negato che il velivolo fosse decollato dalla loro base. Inoltre, la FAA, l’amministrazione aeronautica degli USA, dichiarava di non aver avuto alcun contatto con il velivolo avvistato su Denver, che a quanto partecipava a un’esercitazione classificata ed organizzata dal dipartimento della Difesa riguardante la sorveglianza elettronica, a cui partecipavano diverse agenzie d’intelligence degli USA.
mystery_plane_topL’8 marzo 2016, un velivolo E-6B impiegò il nominativo Trump per una missione di volo dall’Offutt Air Force Base, nel Nebraska, sorvolando a 12000 metri di quota Nebraska, Kansas, Oklahoma e Texas. Il nominativo Trump non erano mai stato utilizzato prima.
Va ricordato che ad ottobre, Pentagono e comunità dell’intelligence avevano chiesto al presidente Obama di rimuovere il direttore della National Security Agency e dell’US Cyber Command, l’Ammiraglio Michael S. Rogers. Ma Rogers sarebbe preso in considerazione dal neopresidente Donald Trump, che vorrebbe candidarlo a direttore dell’intelligence nazionale, in sostituzione proprio di Clapper, che supervisiona le 17 agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. E con una mossa inaudita, Rogers, senza avvertire i superiori, si recava a New York per incontrare Trump, il 17 novembre, allarmando i vertici dell’amministrazione Obama. Casa Bianca, Pentagono e direttore della National Intelligence si rifiutavano di commentare il caso, così come anche la NSA. Rogers guida la NSA dall’aprile 2014, nominatovi a seguito dello scandalo sulla sorveglianza delle comunicazioni dell’agenzia svelato da Edward Snowden. Inoltre, sono state scoperte altre violazioni, durante la direzione di Rogers, da parte di agenti della NSA. Un caso riguarda l’impiegato della Booz Allen Hamilton, Harold T. Martin III, accusato di furto di materiale classificato governativo ad agosto. Tra il materiale trafugato vi era il codice di un software, sconosciuto, che sarebbe utilizzato per prendere il controllo di firewall e reti. Il secondo caso riguarda una violazione avvenuta nell’estate 2015 da parte di un agente dell’unità di hackeraggio della NSA, la Tailored Access Operations (TAO). L’agente fu arrestato, ma il caso non venne reso pubblico. L’individuo si ritiene abbia consegnato il materiale a un altro Paese.
Rogers doveva esser sostituito prima delle elezioni dell’8 novembre, ma il senatore neo-con John McCain, presidente del Comitato dei Servizi Armati del Senato, minacciò di bloccare la nomina di qualsiasi sostituto di Rogers, se la Casa Bianca non procede a certe riforme della NSA e dell’US CyberCommand. McCain appoggia Rogers perchè quest’ultimo aveva affermato, il 15 novembre, che c’era stato “Uno sforzo consapevole da parte di uno Stato-nazione per tentare di ottenere un effetto specifico†durante le elezioni presidenziali statunitensi.

Rogers

Michael S. Rogers

Fonti:
Express
The Aviationist
The Aviationist
The Denver Channel
Wwashington Post

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ESCLUSIVO / ECCO COSA ACCADREBBE SE L’ITALIA AVESSE ANZICHE’ LO SCIAGURATO EURO, UNA NUOVA VALUTA SOVRANA

mercoledì 23 novembre 2016

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Mentre la data sul referendum costituzionale si avvicina, si moltiplicano le dichiarazioni allarmistiche da parte dei grandi istituti bancari e degli analisti sul futuro dell’Italia in caso di vittoria del NO, dimostrando in tal modo come i “mercatiâ€, che altro non sono che una ristretta cerchia di squali della finanza, non abbiano perso il vizio di entrare a gamba tesa nella sovranità degli stati nonostante le sonore scoppole prese con la Brexit e con la vittoria di Trump negli USA.

A proposito, vi ricordate le catastrofi annunciate in caso di vittoria della Brexit? Bene: dopo Honda e Nissan, anche IBM ha annunciato che investirà in nuovi insediamenti industriali nel Regno Unito, mentre il dollaro si è rafforzato sull’euro e Wall Street è cresciuta 7 giorni su 8 dopo la vittoria di Trump, ovvero l’esatto contrario di quanto pronosticato dagli analisti “qualificatiâ€.

Sempre i suddetti analisti hanno preconizzato l’uscita dall’euro dell’Italia in caso di vittoria del NO, puntando a spaventare gli elettori e piegarli a votare per il sì, assieme alla martellante ed inqualificabile campagna portata avanti dal premier non eletto in spregio al ruolo super partes che dovrebbe ricoprire il presidente del consiglio.

Ma cosa accadrebbe, se l’Italia uscisse dall’euro e tornasse a battere moneta propria con relativa sovranità monetaria, ovvero cancellando quello scempio economico e giuridico creato dal duo Andreatta – Ciampi introducendo il divieto per la banca d’Italia di fungere da prestatore di ultima istanza per lo stato?

La nuova moneta, che per evitare confusioni con la vecchia lira, chiameremo con il nome di fantasia di “ducato†si svaluterebbe di circa il 15-20% rispetto all’euro, riequilibrando il rapporto di cambio ora totalmente sballato rispetto al marco tedesco, di cui l’euro è semplicemente il paravento. Vediamo ora, nel concreto, quello che potrebbe accadere, supponendo un cambio iniziale di 1 “ducato†per 1 euro e successiva svalutazione.

Ci ritroveremmo con la benzina a 30 “ducati†il litro? Ovviamente no: calcolando che sul prezzo alla pompa il costo della materia prima è circa il 30% (il resto sono gabelle messe dallo stato), una svalutazione del 15% inciderebbe complessivamente per pochi centesimi di euro / “ducatoâ€: ipotizzando un prezzo alla pompa attuale di 1,45 euro, si trasformerebbe in aumento di 0,065 euro. Un litro di benzina, quindi, verrebbe a costare 1,51 “ducatiâ€: nulla di tragico e, soprattutto, nulla che non si potrebbe gestire tagliando una parte delle accise. Questo significa che l’aumento dei carburanti avrebbe un impatto quasi ininfluente sull’inflazione che, al momento, è addirittura con segno negativo.

Vediamo ora il debito pubblico: molti analisti “qualificati†parlano della sua esplosione, perché se il “ducato†si svalutasse del 15% rispetto all’euro, esso crescerebbe di altrettanto. Premesso che da quando è arrivato Monti, il debito pubblico è cresciuto in una percentuale ben superiore, dobbiamo tenere presente che anch’esso verrebbe convertito in “scudiâ€, esattamente come il debito pubblico in lire venne ridenominato in euro.

La speculazione internazionale potrebbe tentare di attaccare il debito pubblico giocando sullo spread, ma con una banca centrale in grado di acquistare il debito pubblico come prestatore di ultima istanza, il tasso d’interesse verrebbe comunque calmierato. Non è un caso, infatti, che nel 1980, prima del “divorzio†bankitalia – tesoro, il debito pubblico italiano fosse del 54% e che oggi continui a crescere nonostante un avanzo primario dello stato (entrate – uscite al netto degli interessi pagati). Ovvero il debito cresce solo a causa degli elevati tassi di interessi che paghiamo alla speculazione internazionale per non avere una banca centrale sovrana.

Passiamo ora al comparto produttivo: l’uscita dall’euro e la svalutazione del “ducato†avrebbero due importanti vantaggi: migliorare la competitività delle esportazioni e rendere più convenienti i prodotti italiani sul mercato interno rispetto a quelli prodotti all’estero. E questo è esattamente ciò che la Germania, la “virtuosa†Germania non vuole, dato che si troverebbe di nuovo un temibile avversario sui mercati esteri e non potrebbe più esportare così facilmente i suoi prodotti da noi. E’ opportuno ricordare che Berlino attua da anni una politica economica predatoria che prevede lo sfruttamento di mano d’opera a basso costo nel proprio territorio, per esportare all’estero i propri beni a danno delle altre industrie. Non è un caso che i consumi interni dei tedeschi siano al palo da più di un decennio e che milioni di lavoratori vivano di sussidi pubblici al limite della povertà.

A proposito, vi ricordate la famosa svalutazione della lira del 1992? Bene, sapete di quanto crebbe il pil nel 1994 e nel 1995? Rispettivamente del 2,2% e del 2,9%: più di tre volte quanto annunciato trionfalisticamente dal premier non eletto per il 2016!

Aumento dell’export e maggiore competitività dei prodotti made in italy sul mercato interno significano una sola cosa: maggiori possibilità di occupazione e di lavoro per i milioni di disoccupati italiani.

Vediamo un ultimo aspetto, quello dell’inflazione: oggi siamo in una fase di pericolosissima deflazione, quindi anche se vi fosse una ripresa del fenomeno, i problemi sarebbero del tutto relativi rispetto ai vantaggi.

Ora vi lascio con un piccolo spunto di riflessione: gli anni 80 e parte dei 90 sono stati un periodo di grande benessere, secondo solo al boom economico degli anni 60 (non solo in Italia) e chi oggi ha tra i 50 ed i 60 anni se li ricorda decisamente bene.  E non è un caso che proprio questa fascia di età, con punte anche tra i quarantenni, siano i più contrari al nuovo modello turboliberista che ha portato solo misera, disoccupazione e diseguaglianze sociali.

Una massa elettorale che alla prima occasione ha votato in massa coloro che sono contro questo “paradiso in terra†rappresentato dalla ue e dalla banda Clinton negli USA. E mai come oggi i media di regime si sono scagliati contro il voto popolare e soprattutto contro il voto dei “vecchi†colpevoli di “rubare†il futuro ai giovani, che avendo vissuto solo questo inferno, non hanno minimamente idea di come si possa star meglio al di fuori di esso.

Pensateci bene, ed il 4 dicembre fate un grande regalo a voi ed ai vostri figli, votando NO al potere delle oligarchie finanziarie incarnato da questo governo (una legge pro banche ogni due mesi), dalla ue e dai suoi suggeritori interessati. I fautori del sì dicono che in caso di vittoria del NO si tornerebbe indietro di 30 anni. Loro stessi lo ammettono, dimenticandosi di aggiungere che 30 anni fa si viveva decisamente meglio di oggi. Non lasciatevi rubare il futuro dalle élites finanziarie.

Luca Campolongo

Fonti

http://stat.kushnir.mk.ua/it/gdp/it.html

http://www.corriere.it/cronache/16_gennaio_23/euro-imposte-ogni-litro-italia-benzina-piu-cara-d-europa-abacbd4e-c19d-11e5-b5ee-f9f31615caf8.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/27/legge-di-bilancio-i-regali-alle-banche-nella-bozza-dai-650-milioni-per-gli-esuberi-alle-esenzioni-fiscali-per-le-sgr/3124435/

http://finanzapolitica.blogspot.it/2012/07/la-produzione-industriale-in-italia-e.html

http://vocidallagermania.blogspot.it/2016/11/poverta-per-legge-hartz-iv.html

http://scenarieconomici.it/studio-sulle-prospettive-in-italia-germania-francia-e-spagna-e-simulazione-di-dissulazione-delleuro-e-ritorno-alle-valute-nazionali/

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DALLA FRANCIA CON AMORE PER IL “NO” ( MARION LE PEN A FIRENZE : 25 NOV: ) – INTERVENTI TRATTI DA “ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ ”
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Risultati immagini per referendum 4 dicembre barra il no
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FINE INTERVENTO
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