SU FIDEL E CUBA – ALEPPO SIRIA E PUTIN – IRAQ ISIS E TRUMP – E ALTRO – SEMPRE PER IL “NO” [ 1 DIC. ’16 ]


SU FIDEL E CUBA – ALEPPO  SIRIA  E PUTIN – IRAQ  ISIS E TRUMP – E ALTRO – SEMPRE PER IL “NO” [ 1 DIC. ’16 ]

PRIMA L’ITALIA
l'immagine del profilo di Lorenzo Fabio Romano
———————————————————————————————————-
SU FIDEL E CUBA – ALEPPO  SIRIA  E PUTIN – IRAQ  ISIS E TRUMP – E ALTRO – SEMPRE PER IL “NO” [ 1 DIC. ’16 ]
———————————————————————————————————-
 
( . . . )
REFERENDUM  4 DICEMBRE 2016
VISITA IL SITO E LEGGI TUTTO – clicca link
 
———————————————————————————————————-
IN COPERTINA
———————————————————————————————————-
( . . . )  la foto di Lealtà – Azione.

Onore a Codreanu e alla Legione !

L'immagine può contenere: 1 persona , sMS
Lealtà – Azione

Cornelio Zelea Codreanu

13 settembre 1899 – 30 novembre 1938

“Per noi non esiste sconfitta e capitolazione, giacché la forza di cui vogliamo essere gli strumenti è invincibile per l’eternità”

—————————————————————————————————————————————————————————
IL SERVIZIO ODIERNO
—————————————————————————————————————————————————————————
( . . . )  il post PER LEGGERE TUTTO – AL TERMINE DEL SERVIZIO
( . . . )

Franco Cardini, insigne storico e grande studioso di Medio Evo , fiorentino, ci narra una sua esperienza di 50 anni fa.

( . . . )

Un articolo in forma epistolare di Franco Cardini a Fidel Castro: una riflessione sull’attenzione dei fascisti nel novecento per l’esperienza …

Un articolo in forma epistolare di Franco Cardini a Fidel Castro: una riflessione sull’attenzione dei fascisti nel novecento per l’esperienza cubana e una analisi…
BARBADILLO.IT
———————————————————————————————————-
DAL “SECOLO d’ITALIA”
———————————————————————————————————-
LEGGI QUATTRO ARTICOLI TRATTI DAL QUOTIDIANO
———————————————————————————————————-
SU FIDEL E CUBA
———————————————————————————————————-
Fidel è morto, i suoi fallimenti restano: i suoi fans italiani si rassegnino

Fidel è morto, i suoi fallimenti restano: i suoi fans italiani si rassegnino

martedì 29 novembre 2016

Per il barbuto patriarca caraibico, dopo il lungo autunno, infine, è arrivato l’inverno e il buio. Questa volta non si tratta di un romanzo del sopravalutato Marquéz ma della contradditoria vicenda umana e politica di Fidel Castro Ruz, di professionecaudillo, e del presente di Cuba. Castro non c’è più ma il castrismo, come sogno e mito, è morto da tempo, sepolto dai suoi errori, dai suoi fallimenti, dai suoi crimini. Da decenni per i cubani il regime è sinonimo di razionamento — la famigeratalibreta —, polizia politica — la seguridad — , burocrazia corrotta e ingorda. In quella che doveva essere “l’isola della libertà” convivono malamente due società: chi può accedere al dollaro americano (per lo più i creoli) e chi si arrangia con il peso cubano (soprattutto i neri).

Castro non c’è più ma i suoi fans italiani ed europei non si rassegnano. Indifferenti ai prigionieri politici, al disastro economico, al turismo sessuale, alle persecuzioni antireligiose, alle tante balle del Lìder maximo, in tanti oggi piangono il “presidente eterno”. Nulla di strano. Per alcuni Cuba è un ricordo della gioventù perduta, quando il miraggio del “socialismo tropicale” riscaldava i cuori. L’Havana, la Conferenza Tricontinentale, il terzomondismo, il mito guerrigliero, Sartre, il rhum erano di gran lunga più attraenti di Mosca, del vecchiacci del Pcus, dei tanks di Praga e delle trabant di Berlino Est. Peccato che il teatrino castrista si sia presto consumato nella strampalata spedizione boliviana del Che — un pasticcione romantico quanto sanguinario —, nelle inutili guerre in Africa, nelle trame del narcotraffico, nelle purghe interne (Ochoa fucilato e Robaina emerginato), nella deriva senile del vecchio Capo.

Per la sinistra un’illusione, l’ennesima. Tra le righe, oggi, qualcuno con fatica lo ammette, salvo rilanciare una volta di più il mito di una Cuba antiimperialista e ribelle, povera ma fiera. L’Havana contro Washington. Davide contro Golia. Una narrazione ideologica che seduce tutt’oggi anche alcuni segmenti destristi. Nulla di nuovo. Già negli anni SessantaMaurice Bardeche e i ragazzi di Jeune Europe, affascinati da un’estetica rivoluzionaria, guardavano con interesse verso l’esperimento cubano e vi intravedevano potenzialità “nazional-popolari” : in Castro, sotto la patina marxista, alcuni ritrovavano gli appelli di José Martì , Maximo Gomez e Antonio Maceo, ossia il cubanismo, un’idea romantica della patria, del sacrificio, dell’onore e della morte

Una prospettiva non del tutto errata ma incompleta e, in fondo, ingenua. L’ex alunno dei gesuiti fu anche questo, ma anche tanto altro: nella sua lunga vita Castro ha detto tutto e il contrario di tutto. Al di là delle contingenze, delle alleanze e delle ideologie, l’unica cosa che per lui contava era il potere. Assoluto e totale. Dopo il crollo del comunismo, recuperò il nazionalismo delle origini e l’antimericanismo più duro: urla, proclami, canzoni di lotta, mentre l’isola galleggiava sul turismo di bassa qualità, i puttanieri e le tardone europee e le rimesse degli emigrati.

Persino dopo l’intervento chirurgico del 2006, quando ha dovuto lasciare la presidenza al grigio fratello Raùl, Fidel non ha mollato lo scettro e ha continuato ad impicciarsi in modo catastrofico della gestione di un Paese sempre più povero e isolato. Negli ultimi tempi aveva persino ritrovato una vena messianica e volle riapparire, malato e ieratico, ad annunciare la fine del mondo. Convinto che il mondo senza di lui non avesse più senso.

———————————————————————————————————-

ALEPPO  SIRIA  E PUTIN 

——————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————

 
Aleppo, mentre l’Occidente strilla, Putin manda gli ospedali mobili

Aleppo, mentre l’Occidente strilla, Putin manda gli ospedali mobili

martedì 29 novembre 2016

L’Occidente e l‘Onu tentano di strumentalizzare la liberazione di Aleppo politicamente, e intanto Putin fa i fatti. «Praticamente metà dei quartieri conquistati dai miliziani ad Aleppo est negli ultimi anni sono stati completamente liberati» da parte delle truppe di Damasco: lo ha detto il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa di Mosca, alleata del controverso presidente siriano Bashar al Assad. «La situazione è cambiata drasticamente nell’ultimo giorno grazie alle azioni ben preparate e accurate delle truppe siriane», ha dichiarato il generale russo. Secondo il ministero della Difesa russo, il territorio di Aleppo est conquistato dalle truppe di Damasco ospita circa 90.000 abitanti e 310.000 abitazioni. Inoltre – sempre stando a Mosca – nelle ultime 24 ore 507 miliziani avrebbero lasciato Aleppo e deposto le armi e 484 di loro sarebbero stati amnistiati.

Mosca interviene della crisi umanitaria di Aleppo

Per affrontare l’emergenza umanitaria, Vladimir Putin ha ordinato ai ministeri russi della Difesa e delle Emergenze di trasportare urgentemente in Siria i loro ospedali mobili e da campo per fornire assistenza sanitaria ai civili ad Aleppo e nelle zone limitrofe: lo riferisce il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, precisando che questo compito dovrà essere eseguito in tempi brevi. Lo riporta la Tass. Secondo Peskov, il ministero della Difesa russo invierà un team medico speciale con un ospedale multifunzionale per 100 pazienti dotato di un reparto pediatrico. Intanto l’Occidente piange e strilla al solo scopo di attaccare Putin: la Francia chiede una riunione immediata del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per rispondere alla catastrofe umanitaria ad Aleppo. «È più che mai urgente attuare una cessazione delle ostilità e permettere un accesso senza ostacoli all’aiuto umanitario», scrive il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, in una nota diffusa a Parigi, in cui chiede la riunione al Palazzo di vetro per «esaminare la situazione di questa città martire e i mezzi per fornire soccorso alla popolazione». Consultazioni sulla Siria sono già previste per oggi alle Nazioni Unite.

———————————————————————————————————-

IRAQ  ISIS E TRUMP

——————————————————————————————————————————————————————————————————————–

 
Iraq, i lealisti incalzano l’Isis nel nord. Baghdad: «Ora Trump ci aiuterà»

Iraq, i lealisti incalzano l’Isis nel nord. Baghdad: «Ora Trump ci aiuterà»

martedì 29 novembre 2016

Le forze irachene, sostenute da milizie sunnite, hanno lanciato l’assalto su Hawija, la roccaforte per l’Isis a sud di Kirkuk. Lo riferiscono i media iracheni. Violenti combattimenti sono in corso a nord della città: le forze di Baghdad affermano di aver liberato già due villaggi. L’attacco ha aperto un nuovo fronte per l’assalto alla città. Hawija era un tempo denominata la “Falluja del nord” e dal 2003 è l’epicentro delle rivolte armate all’insegna dell’estremismo radicale. Intanto si apprende che sono 990 i jihadisti dell’Isis uccisi finora nell’offensiva lealista in corso dal 17 ottobre in Iraq per riconquistare Mosul. Lo ha detto il comandante delle forze anti-terrorismo, generale Abdul Ghani al Asaadi, ammettendo che l’avanzata verso il centro della città è stata rallentata perché i combattimenti hanno incominciato ad investire aree densamente popolate e c’è il timore di alte perdite tra i civili. A questo proposito, il sindaco di Mosul, Hussein Hashim, ha detto che sono almeno 50 i civili uccisi e 300 quelli feriti dall’inizio dell’offensiva. Inoltre, due o tre civili continuano a morire ogni giorno e numerosi altri a rimanere feriti a causa dei bombardamenti con i mortai compiuti dai miliziani dello Stato islamico sui quartieri nell’est della città da cui si sono ritirati.

Baghdad: Trump ci aiuterà contro l’Isis

Il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi, a questo proposito si è detto convinto che i jihadisti dell’Isis non potranno resistere a lungo a Mosul, la loro “capitale” in territorio iracheno, per la cui riconquista le forze lealiste stanno conducendo un’offensiva che dura ormai da sei settimane. Abadi, che parlava in un’intervista all’agenzia Ap, si è anche detto convinto che con Donald Trump alla Casa Bianca il sostegno degli Usa a Baghdad nella lotta contro lo Stato islamico si rafforzerà e ha definito il presidente eletto «un uomo pragmatico». L’Isis, ha detto il premier iracheno, «non ha più il coraggio e la motivazione per combattere come faceva prima». Ma Abadi non ha precisato quante siano state le perdite tra le forze lealiste nell’offensiva su Mosul, in corso dal 17 ottobre, e che finora ha permesso di riconquistare solo alcuni quartieri orientali, pari a non più di un decimo della città. Quanto a Trump, il primo ministro ha ricordato la telefonata avuta con lui dopo la sua vittoria elettorale: «Mi ha assicurato – ha detto – che il sostegno degli Usa non solo continuerà, ma sarà aumentato».

——————————————————————————————————————————————————————————————————————–

E ALTRO

——————————————————————————————————————————————————————————————————————–

Un video rilancia la notizia del sequestro in Siria di un italiano: ma è giallo

Un video rilancia la notizia del sequestro in Siria di un italiano: ma è giallo

martedì 29 novembre 2016 

La notizia è stata confermata da fonti investigative e di intelligence e arriva direttamente dal fronte siriano: ed è quella del sequestro di Sergio Zanotti. Un caso, a quanto si apprende anche da fonti dell’Unità di crisi della Farnesina, che le autorità italiane – a conoscenza degli ultimi sviluppi – stanno seguendo. E il caso è quello del cittadino italiano, Sergio Zanotti appunto, originario di Brescia, di cui mesi fa si sono perse le tracce in Turchia e che sarebbe prigioniero di un gruppo armato non identificato in Siria dall’estate scorsa. Una drammatica vicenda che in queste ore si aggiorna alla notizia – rilanciata proprio oggi dal sito russo Newsfront – di un video che mostrerebbe l’ostaggio mentre chiede l’intervento del governo italiano per evitare una sua «eventuale esecuzione». 

Il sequestro di Sergio Zanotti, italiano rapito in Siria

Non solo: investigatori e 007 riferiscono che, oltre al video, anche altri riscontri oggettivi confermano il sequestro di Sergio Zanotti. Quanto ai rapitori, invece, non c’è alcuna conferma che si tratti di terroristi, dal momento che l’uomo potrebbe essere anche finito nelle mani di delinquenti comuni che punterebbero a ottenere un riscatto. Riscatto che, al momento, non risulta ancora essere stato chiesto. Le notizie, insomma, arrivano frastagliate e prive di dettagli: tra queste, l’aggiunta che il Copasir, a quanto si apprende, sarebbe stato informato dall’intelligence sulla vicenda del rapimento e che gli 007 si sarebbero messi tempestivamente al lavoro per arrivare ad una soluzione sul caso del nostro connazionale che l’Unità di crisi della Farnesina sta seguendo e per cui, fin dall’inizio, è in stretto contatto con i familiari – in particolare con l’ex moglie e la figlia – e con le altre articolazioni competenti dello Stato italiano.

Sequestro Zanotti, le immagini dell’ostaggio dalla Siria

Nel video che accelera le evoluzioni sul caso si vede l’uomo, con una lunga barba e vestito con una tunica bianca, in ginocchio all’aperto tra alcuni ulivi. Alle sue spalle compare un altro soggetto, vestito di nero e con il volto coperto, che gli tiene puntato contro un fucile mitragliatore. In mano l’uomo inginocchiato tiene un cartello con una data, apparentemente il 15 novembre 2016. In un’altra foto postata dallo stesso sito il presunto ostaggio è in piedi, scalzo, e tiene in mano lo stesso cartello. Poco sotto viene mostrata la copia del passaporto, intestato a Sergio Zanotti, nato nel 1960 a Marone, in provincia di Brescia. «Mi chiamo Sergio Zanotti – dice l’uomo mentre è inginocchiato, parlando in italiano con un accento bresciano – e da sette mesi sono prigioniero qui in Siria. Prego il governo italiano di intervenire nei miei confronti prima di una mia eventuale esecuzione». Un rapimento, quello di Sergio Zanotti, considerato un «sequestro anomalo»: e in base a quanto riferito da fonti investigative, l’anomalia starebbe soprattutto nel fatto che, come anticipato poco sopra, «nessuno ha denunciato la scomparsa dell’uomo e che al momento non c’è richiesta di riscatto».

Il video e la ricostruzione della sua provenienza

Non solo: A quanto riferisce lo stesso sito russo che ha rilanciato il video e il caso del sequestro, sarebbe il responsabile dell’edizione inglese di Newsfront ad aver ricevuto un messaggio su Facebook da un profilo col nomeAlmed Medi, con allegato il video dell’italiano rapito in Siria.Newsfront spiega che l’autore del messaggio si è descritto come un jihadista siriano e si è presentato col nome di Abu Jihad. I rapitori avrebbero minacciato di uccidere l’italiano se il Governo italiano non agirà. Non è precisata nel messaggio il tipo di azione chiesta al Governo. «Prima di uccidere qualcuno – si legge nella corrispondenza tra l’agenzia e l’autore del messaggio, che sembra parlare anche di altri prigionieri – comunichiamo sempre con i media»…

Il video da una settimana in circolazione sul web

Non solo: il mistero sulla sorte di Sergio Zanotti si infittisce in considerazione del fatto che il video – secondo quanto accertato finora dagli investigatori italiani – girerebbe sul web da circa una settimana, e in più destrebbe qualche dubbio in considerazione del fatto che il nostro connazionale, presunto ostaggio, per quanto con la barba lunga, non apparirebbe nelle immagini particolarmente provato dai presunti sette mesi di prigionia. Per ora, insomma, ansia e dubbi si intersecano vicendevolmente, mentre la prima certezza, riscontrata nei fatti di questa intricata vicenda, e già verificata dagli investigatori è quella secondo cui, ricostruendo i movimenti dell’uomo, è stato accertato che effettivamente alcuni mesi fa Zanotti è partito dall’Italia per la Turchia, dove poi si sono perse le sue tracce. Fino a qualche giorno fa. Fino al video in circolazione in rete e rilanciato in queste ore dal sito russo…

——————————————————————————————————————————————————————————————————————–

Franco Cardini, insigne storico e grande studioso di Medio Evo , fiorentino, ci narra una sua esperienza di 50 anni fa.

( . . . )

Un articolo in forma epistolare di Franco Cardini a Fidel Castro: una riflessione sull’attenzione dei fascisti nel novecento per l’esperienza …

——————————————————————————————————————————————————————————————————————–

La storia (di F.Cardini). Quando noi fascisti eretici incontrammo Castro nel 1956

Pubblicato il 30 novembre 2016 da Franco Cardini
Categorie : Esteri Politica
Patria o muerte, slogan castrista a Cuba

Patria o muerte, slogan castrista a Cuba

Un articolo in forma epistolare di Franco Cardini a Fidel Castro: una riflessione sull’attenzione dei fascisti nel novecento per l’esperienza cubana e una analisi sulla statura del leader della rivoluzione del 26 luglio

Carissimo,

poche righe, perché di più sarebbero troppe.

Ho stentato a credere che anche Tu fossi mortale. Ormai ci eravamo abituati alla tua presenza lontana e smagrita, alla tua lunga vita che giorno dopo giorno sembrava non finire mai.

Accompagnavi la mia vita da tanto tempo, dalla fine degli Anni Cinquanta. T’incontrai, anzi T’incontrammo, più di mezzo secolo fa: allora eravamo uno sparuto gruppo di eversivi in cerca di una via. Alcuni cattolici, altri atei ostentatamente e poco convintamente tali o neopagani immaginari: il comunismo sovietico non ci piaceva, l’Occidente liberaldemocratico non ci soddisfaceva. Ma c’era la “guerra fredda”, che confondeva i contorni di qualunque verità e che impediva di valutar correttamente quanto stava accadendo nel mondo. Oscuramente, comprendevamo che l’ostilità delle due superpotenze nascondeva un inganno: ch’era la maschera di una sorda e cupa complicità, il trucco per mantenere l’egemonia del mondo attraverso una brutale partnership. Era stato l’autunno del fatidico 1956, esattamente cinquant’anni fa, a strapparci la benda dagli occhi: per quanto non ci fossimo ancora abituati alla luce. La crisi di Suez e la rivolta ungherese, quasi contemporanee, ci avevano fatto capire che non solo all’ovest, ma nemmeno all’est ci sarebbe mai stato niente di nuovo perché Washington e Mosca, mimando la loro irremissibile inimicizia, si sostenevano in realtà a vicenda. Cercavamo una nuova strada: credemmo d’intravederla nell’ipotesi che nascessero terze vie, terze forze. De Gaulle, in qualche modo, ci aveva indicato un cammino possibile: quello che avrebbe potuto condurre verso un’Europa libera e unita. Il fronte dei “non-allineati”, che andava da Nasser a Tito a Nehru, sembrava il primo passo d’una risposta innovatrice sul piano dell’equilibrio del mondo. Comprendevamo che il genere umano aveva fame di libertà, ma anche che essa non coincideva necessariamente con quella offerta e ostentata dal cosiddetto “Mondo Libero”; e, nonostante allora quasi per niente se ne parlasse, quel che cominciava ad accadere – o che accadeva da tempo: ma i media tacevano…– dall’Africa all’America latina mostrava che la sua fame non era soltanto di libertà politica, era anche fame vera, quella nel senso primario del termine, la fame di cui parla il grande Knut Hamsun in un suo libro celebre. Cominciavamo, in ritardo, a comprendere la lezione delle “quattro Libertà”, e che a quelle “di” non possono non accompagnarsi quelle “da”. Libertà dalla fame, libertà dal bisogno, libertà dalla paura.

Ne facemmo di gaffes; ne prendemmo di granchi. Arrivammo a tifare per l’OAS contro i patrioti algerini, per il Congo di Ciombe e dell’Union Minière (ci piaceva la romantica disperazione dei mercenari ch’essa arruolava), per il Sudafrica dell’Apartheid. Scorgevamo con lucidità le contraddizioni e le ipocrisie di quella che allora veniva definita la “decolonizzazione”, ma pensavamo che l’Europa, senza il dominio dell’Africa, non sarebbe sopravvissuta (senza nemmeno poter immaginare la durezza e la ferocia con la quale le lobbies occidentali stavano preparando una ricolonizzazione di quel continente ben più infame dei vecchi modelli coloniali).

Ma qualcosa nel mondo stava cambiando. Non capimmo nemmeno quel che succedeva nella Chiesa, tra Vaticano II e “teologi della Liberazione” in America latina; eppure la crisi dei missili sovietici a Cuba, la guerra nel Vietnam che ci obbligava – all’inizio controvoglia – a prender giorno dietro giorno le parti dei Vietcong, il joli mai a Parigi e altrove, la “Primavera di Praga” e i magic bus verso Kabul, la morte del “Che” Guevara e la nascita del suo mito (Aprendimos a quererte…) ci andavano insegnando che il ventre del vecchio mondo, quello fondato con la nefasta “Conferenza di Parigi” del 1919-20 e  ribadito un quarto di secolo più tardi dai trattati di Yalta che sancivano la spartizione del pianeta e l’impossibilità della costruzione di un’Europa unita, stava ormai scoppiando per partorire qualcos’altro, Messia o Anticristo che fosse.

Ti abbiamo amato, Ti abbiamo seguito. Non come Ti amava e Ti seguiva la maggior parte dei tuoi sostenitori. Conoscevamo almeno in parte i Tuoi errori e anche i tuoi crimini. Eppure comprendevamo che, al di là delle forme totalitarie e feroci, sotto certi aspetti perfino démodées del tuo regime, la tua era  un’Isola di Libertà che resisteva, senza piegarsi per quanto sottoposta a un embargo disumano. Un’isola di pescatori e di agricoltori, che produceva solo zucchero, rhum, tabacco e bella musica. L’isola che Ernest Hemingway ci aveva descritto in quel capolavoro inimitabile ch’è Il vecchio e il mare. L’isola che aveva umiliato la superpotenza, ne aveva fermato l’arroganza sulla spiaggia della Baia dei Porci e da equivoco “paradiso” del gioco d’azzardo e dei bordelli si era trasformata in un austero laboratorio politico. L’isola nella quale si viveva al limite della sopravvivenza e dove tuttavia si andava costruendo un sistema sanitario sociale modello per tutto il mondo; dove l’istruzione era diventata il primo capitolo del bilancio statale e i laureati in buone università erano più numerosi che altrove. Per mezzo secolo Cuba, che non aveva petrolio, ha esportato in tutta l’America latina medici e insegnanti. Non ci è mai del tutto piaciuto, il Tuo regime: ma non siamo caduti nella trappola tesaci dalle caricature di esso, come quella che Hitchcock ha proposto nel film Topaz. 

Perseguitavi la Chiesa, e ciò non ci piaceva per quanto sapessimo che, in tutta l’America latina, la gerarchia cattolica si era spesso messa al servizio di pessime cause. Ma Tu eri stato educato dalla Compagnia di Gesù, e Ignazio di Loyola aveva ragione quando affermava “Datemi un bambino, e sarà di Cristo per sempre”. Lo intuimmo quando Ti presentasti dinanzi a Giovanni Paolo II senza vestir né la tuta color oliva del guerrigliero, né la ridicola divisa di taglio sovietico da generalissimo di un piccolo esercito, ma impacciato in un modesto abito blu da prima comunione, timido come uno scolaretto: eppure, dinanzi a quel papa meraviglioso e terribile, rivendicasti la dignità della Tua esperienza, la Tua isola di ospedali che funzionano e di scuole dove finalmente i poveri avevano potuto studiare. Ti abbiamo visto poi, con Benedetto XVI e con papa Francesco. E ci siamo chiesti che cosa davvero pensavi, che cosa davvero credevi o eri tornato a credere.

Stamattina, Comandante, ero nella “mia” Bari, una città che amo. Sono andato alla prima messa nella basilica di San Nicola, splendida dopo l’ultimo restauro. Ho pregato per Te; forse – ebbene, sì – ho pianto. Credo di conoscere almeno in parte il fardello di peccati che Ti sei portato dietro; e ho pregato Dio di dimostrarTi che la Sua misericordia è infinitamente più grande del grosso paniere di delitti che Tu hai umilmente deposto ai Suoi piedi. Più tardi, dinanzi a un teatro Petruzzelli inverosimilmente gremito, nel quale mi apprestavo a parlare – e di che cos’altro sennò? – di Federico II e di Castel del Monte, non ho potuto fare a meno di dedicare qualche parola alla Tua memoria: e ho sentito che la mia voce s’incrinava per la commozione. Temevo il gelo, mi aspettavo la protesta. E’ arrivata quasi una standing ovation. 

Qualche ora dopo, all’aeroporto di Fiumicino, mi hanno colpito il titolo e il sottotitolo ignobili di un giornalaccio che un tempo – quand’era ben altra cosa – ho amato e sul quale ho a lungo scritto: Morto Fidel Castro. CUBA LIBRE. Dittatore sanguinario molto amato dai salotti della sinistra italiana. Con lui si spegne finalmente l’incubo del comunismo. Beh, io non so se esistano ancora i “salotti della sinistra italiana”: certo è che io non ci ho mai messo piede e me ne vanto. Quanto all’”incubo del comunismo”, mi sembra che oggi se ne stiano profilando altri ancora peggiori: e forse hanno ragione coloro i quali dubitano che il comunismo sia scomparso dalla faccia della terra o quasi proprio quando si cominciava a sentirne sul serio il bisogno.

Ho superato la ripugnanza che mi procurava l’idea di regalare un euro e mezzo alla cricca che gestisce quel tal giornalaccio e me ne sono portato a casa una copia: a futura memoria. E lì mi sono imbattuto nell’articolo “di fondo”, L’Isola che non c’è. I castristi ciechi di casa nostra, che ho cominciato a leggere con dolore e con imbarazzo: perché è firmato da un mio caro e fraterno amico, un giornalista di gran razza e uno dei migliori “scrittori di viaggi” che abbiamo in Italia. Alludo a Stenio Solinas. In verità, l’articolo è un’analisi di un vecchio e famoso libro di Saverio Tutino che si chiude sul “falò delle vanità e delle illusioni”. Solinas è più giovane di me, ma abbiamo condiviso molte idee e molte amicizie; capisco che il suo mestiere ha delle regole, e sono a mia volta abbastanza giornalista sia pur solo pubblicista – sono uno dei pochi in regola con i versamenti all’INPGI – per rendermi conto che scrivere su un giornale è cosa che assoggetta volenti o nolenti a certe regole. Credo di conoscere abbastanza bene Stenio per sapere che egli non si trova d’accordo con molte idee sostenute dalla testata sotto la quale egli scrive: e lo dimostra in quanto di solito si limita a corrispondenze di viaggio, sempre molto belle. Temo che lo scrivere di Castro, e immediatamente dopo la sua scomparsa, sia stato un piccolo rospo che egli ha dovuto mandar giù: e lo ha fatto con eleganza, magari dicendo perfino alcune cose che pensa, ma forse tacendone altre. Ma non credo che ci siamo reciprocamente allontanati al punto che la morte di Fidel ci abbia indotti a reazioni tanto lontane da come si potrebbe giudicare dal suo articolo e dalle mie parole. La realtà è sempre molto più complessa di quel che sembra.

E ora, Comandante, mi accomiato da Te. Forse avresti meritato un Lorca o un Neruda per dedicarTi un llanto adeguato alla Tua immagine. Le mie sono parole di un vecchio che si rende conto che, con Te, muore un’epoca: che si va spegnendo un tempo, il Tuo, ch’è stato anche il suo. Con Te – ha ragione Solinas – muoiono molte illusioni. E Ti sopravvivono molte realtà atroci e infami, contro le quali hai lottato per tutta la vita. Perché, come diceva una vecchia canzone dei tuoi miliziani, l’inno in onore di Ho Chi Minh,

“La dignitad del hombre es – más alta que el pan – más alta que la gloria – más más alta que la propria supervivencia”.

A questo hai creduto per tutta la vita: anche se ti è accaduto spesso, nelle tue prigioni, di contravvenire a quello in cui credevi. Ma i Tuoi avversari che adesso si preparano a tornare da Miami nella Tua isola sperando di ridurla di nuovo a un paradiso di bische e di bordelli, quelli che con l’indecente senatore Rubio hanno ballato una danza indecente d’insulti sul Tuo cadavere, resteranno spero delusi. Non troveranno più ad aspettarli la massa di miserabili derelitti che hanno lasciato sull’isola quando sono fuggiti nel continente portandosi dietro quel che potevano del frutto delle loro ruberie. Troveranno un popolo di gente povera ma dignitosa, gente che è andata a scuola e che sa benissimo chi sono loro e come vanno trattati. Intendiamoci: non parlo qui dei tanti Tuoi oppositori leali e coraggiosi, quelli che Tu hai fatto imprigionare, torturare e ammazzare come da che mondo e mondo hanno sempre fatto i Tuoi colleghi (taluni oggi onorati con targhe e monumenti nel Mondo Libero). Parlo dei mestatori, dei profittatori, dei corruttori/corrotti che fuggirono dall’isola proclamando di cercare la Libertà laddove stavano cercando, invece, solo l’impunità dai loro innumerevoli volgari crimini. Adesso, nel team del presidente Trump, è attivo l’avvocato Mauricio Claver-Carone, nato a Miami nel 1975 e attivissimo “leader-emergente” degli ambienti cubano-statunitensi contrari a eliminare l’embargo a Cuba e tutte le concessioni che dal 2014 l’ormai già rimpianto presidente Obama (che i deputati repubblicani USA hanno “diffidato” dal partecipare all’Avana al Tuo funerale) aveva fatto a Cuba dal 2014 in deroga agli aspetti più odiosi dell’embargo stesso (quelli che riguardavano i medicinali e i prodotti alimentari). Trump, che si avvale anche dell’appoggio del periodico del KKK, “The Crusader”, che si avvale della collaborazione del generale Flynn, il quale ha cofirmato il libro The field of fight col noto intellettuale di punta della destra statunitense, Michael Ledeen, già sostenitore dell’aggressione all’Afghanistan del 2001 e di quella all’Iraq del 2003, a sistemato a capo della CIA tale Mike Pompeo, nome e aspetto fisico da mafioso ma dotato di idee ancora peggiori, il quale milita apertamente contro la chiusura del carcere di Guantanamo ed è ben deciso a ostacolare qualunque intesa con l’Iran; nuovo ministro della Giustizia sarà Jeff Sessions, fautore della lotta senza quartiere ai clandestini, che a quelli del KKK, del resto da lui definiti “bravi ragazzi”, rimprovera solo il consumo della marijuana. In che mondo ci hai lasciati, Comandante?

Del resto, non sei morto da vincitore. Non avevi concluso la Tua opera, che probabilmente non Ti sopravviverà. Poi, la storia dei vincitori ti coprirà forse di contumelie e ti piazzerà a forza nella galleria dei mostri da sbattere in prima pagina, quelli che servono a nascondere sempre dietro la loro ombra gigantesca le brutture del mondo squallidamente privo di giustizia e di misericordia che non Tu, bensì i Tuoi nemici hanno contribuito a edificare fondandovi i loro grassi, immondi profitti. Non so se la Storia, quella vera, Ti renderà mai davvero giustizia. Non so a dire il vero nemmeno se esista, quella Storia.

Ma io Ti ringrazio. Per quello che mi ha insegnato e per le cose che mi hai fatto sperare. Non per i Tuoi fallimenti e la Tua tirannia, ma per il Tuo sogno di un Domani più giusto e per la gente ai quali i Tuoi ospedali hanno salvato gratuitamente la vita mentre altrove, nel Mondo Libero delle Mirabili Sorti e Progressive, si lasciano morire gli ammalati privi di carta di credito in regola e si gioisce ogni volta che un gommone carico di disgraziati si rovescia nel Mediterraneo e il suo contenuto di sofferenze cala a picco. La Tua dittatura è stata ben più accettabile e dignitosa di quella delle Banche, delle Borse e dei media ad esse asserviti.

Ora, riposa in pace. Che Nostra Signora del Cobre e Santiago Ti proteggano, Tu che sei cubano e gallego. Che siano loro ad accompagnarTi dinanzi al Trono di Dio e a pregare per Te. Hasta siempre, Comandante.

@barbadilloit

———————————————————————————————————-
SU FIDEL E CUBA – ALEPPO  SIRIA  E PUTIN – IRAQ  ISIS E TRUMP – E ALTRO – SEMPRE PER IL “NO” [ 1 DIC. ’16 ]
———————————————————————————————————-
———————————————————————————————————-
 
SEMPRE PER IL “NO”
“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
FINE SERVIZIO
Annunci

2 pensieri su “SU FIDEL E CUBA – ALEPPO SIRIA E PUTIN – IRAQ ISIS E TRUMP – E ALTRO – SEMPRE PER IL “NO” [ 1 DIC. ’16 ]”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...