SCENARIO ITALIA PAESE LEGALE E PAESE REALE IL CONFLITTO E LA LEZIONE IGNORATA


SCENARIO ITALIA PAESE LEGALE E PAESE REALE IL CONFLITTO E LA LEZIONE IGNORATA

SCENARIO ITALIA PAESE LEGALE E PAESE REALE IL CONFLITTO E LA LEZIONE IGNORATA [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : GIOVEDI’ 8 DICEMBRE 2016 ]
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Risultati immagini per festa dell'immacolata 2016 C’ERAUNAVOLTA…..
C’ERA UNA VOLTA LA VIGILIA DELLA SANTA VERGINE ch’era una sorta di prova generale della vigilia del Santo Natale : giorno di riunioni familiari e di convivio di amici, prima occasione di lieti incontri nel segno di augurali inizi del periodo più sacro, in uno con le usanze della tradizione popolare, gustando per l’occasione prodotti e cibarie,da ricette antiche casalinghe,pensando già alla venuta del BIMBO.
TANTO PIU’ FORTE E SENTITA NEL NOSTRO SUD :
( . . . ) un link.
( . . . )

Grande canzone di Enrico Granafei su immagine di Cosenza. Si narrano le squisitezze del cuddruriaddru cosentino……
YOUTUBE.COM

Cantori Cosentini A’ Strina Cusentina 2009 – YouTube

03 feb 2010 – Caricato da CantCosentini

Strina Cusentina. … Cantori Cosentini A’ Strina Cusentina2009. CantCosentini …

a strina cusentina – YouTube

13 nov 2010 – Caricato da lupokkiotto96

tipica canzone tradizionale che si canta in calabria durante le feste natalizie per portare augurio e buon …

‘a strina calabrese – YouTube

24 dic 2010 – Caricato da svanzoo

‘a strina calabrese. svanzoo. SubscribeSubscribedUnsubscribe 3636 …. Strina Cosentina By …

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( da messaggio “postato” su facebook )
( . . . ) la foto di Frate Indovino.
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Oggi celebriamo l’Immacolata Concezione… Buona festa a tutti con Maria, a cui possiamo chiedere abbondanti grazie!!!

Giovedì 8 Dicembre 2016
IMMACOLATA CONCEZIONE della Beata Vergine Maria

Non bisogna distendere i piedi più in là della coperta

Il sole sorge alle 07.27 Il sole tramonta alle 16.34

IMMACOLATA CONCEZIONE della Beata Vergine Maria

L’8 dicembre ricorre l’importante solennità di Colei che è Regina di tutti i Santi: l’Immacolata Concezione di Maria. Il dogma fu proclamato da Papa Pio IX, nel 1854, confermando una devozione molto antica, entrata nella tradizione popolare. I Padri della Chiesa d’Oriente, esaltando la Madre di Dio, l’avevano posta al di sopra del peccato e la chiamavano “più pura degli Angioli, giglio purissimo…”. In Occidente, vi era una certa resistenza, perché affermare che Maria era immacolata, quindi concepita al di fuori del peccato originale, voleva dire che Ella non aveva bisogno della Redenzione, e questa non si poteva dire universale. Il beato Giovanni Duns (Scoto) intuì che la Madonna era stata redenta da Gesù con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo; preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Dopo questa ispirazione dottrinale, la devozione verso la Vergine si diffuse ancora con più fervore, fino alla proclamazione del dogma, quando Pio IX la definì “donna vestita di sole”, l’Immacolata. Qualche anno dopo, a conferma di questo grande gesto, la Madonna, “tutta bella; piena di grazia” priva di ogni macchia del peccato originale, apparve a Lourdes e dal suo cuore fece piovere abbondanti grazie sull’umanità.

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Il governo Renzi è finito, presentate le dimissioni formali a Mattarella. La crisi è aperta

[ tratto dal web ] – ( . . . ) – Renzi si è dimesso, aprendo così la crisi di governo. Una crisi difficile, che si apre a due settimane dal Natale. La prima del settennato di Sergio Mattarella. Da giovedì, alle 18, partiranno le consultazioni con il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini e il presidente emerito Giorgio Napolitano. Le consultazioni saranno chiuse sabato con Forza Italia, M5s e Pd.Dopo la direzione del Pd, Renzi è salito al Colle ed ha lasciato il Palazzo del Quirinale dopo un colloquio di quasi tre quarti d’ora con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. ( . . . . ) –
 
“Azimut” – il presidente Arturo Stenio Vuono
AVVISO AI NAVIGANTI
foto di Arturo Stenio Vuono. Altro che “dimissioni irrevocabili”, semmai il “mi dimetto in gioco” : è il vero programma di Renzi; che ci prova : o un governo di tutti oppure immediate elezioni dopo la pronuncia della Consulta, sulla nuova legge elettorale, in gennaio. A parte quest’ultima combinata del Renzi, i Palazzi giocano con il fuoco, giochi e giochini – manovre e manovrette – per durare sino al 2018. Questo è il vero scopo, altro che governo di scopo ! Continuando così, irresponsabilmente, si alimenta sempre di più l’evidente e montante conflitto tra il paese legale e il paese reale; e la lezione del 4 dicembre , com’è evidente, viene totalmente ignorata. Come se nulla fosse accaduto, e come se tutto fosse come prima. Se si vuole l’ennesimo braccio di ferro, Lor Signori facciano pure; loro la responsabilità di durare, continuare ad ignorare la generale situazione di degrado in cui versa la Nazione, il prosieguo di pannicelli caldi congiunturali ed avviarsi per il restar in sella al loro suicidio assistito.Cosa si vuole, dopo il “No”, l’assalto ai forni e una più che legittima reazione popolare? Democrazia sospesa, e democrazia di minoranza, con formule prive di decisionalità elettorale, non sono più tollerabili! Ok!
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L SERVIZIO ODIERNO – SCENARIO ITALIA…..
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[ tratto dal web ] – ( . . . ) – Matteo Renzi è arrivato al Quirinale per rassegnare le dimissioni al presidente Mattarella poco dopo la direzione del Pd. “Siamo il partito – ha detto nel discorso di fronte al partito – di maggioranza relativa.Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi” di governo “nelle modalità che individuerà”. Lo dice Matteo Renzi alla direzione Pd. “Un passaggio interno” di riflessione sul risultato del referendum “sarà molto duro nella chiarezza che deve contraddistinguere il Partito democratico, ma dovrà arrivare dopo la crisi di governo che si dovrà aprire adesso”. “Propongo – ha detto Renzi facendo intuire che lui non farà parte della delegazione – che ci sia una delegazione al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari, Guerini, dal presidente” Matteo Orfini “e dai due capigruppo” Ettore Rosato e Luigi Zanda. “Propongo che la direzione sia convocata in modo permanente per consentire alla delegazione di venire a riferire quando vi saranno elementi di novità”, aggiunge.“Noi – ha detto Renzi in un altro passaggio – non abbiamo paura di niente e nessuno, se gli altri vogliono andare a votare, dopo la sentenza della Consulta, lo dicano perché qui si tratta tutti di assumersi la responsabilità. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti”. Intanto il Movimento cinque stelle ha presentato una proposta di legge per applicare l’Italicum anche a Palazzo Madama. E il leader della Lega, Matteo Salvini è tornato ad attaccare: “o voto o piazza” –  “Tra una settimana, se non ci saranno risposte chiare sul voto, noi scendiamo in piazza: il 17 e il 18 dicembre siamo pronti per una raccolta firme per elezioni subito. Questa la nostra risposta a Renzi e Mattarella se pensano di farci perdere ancora del tempo”. Così il segretario della Lega commenta il discorso del premier che al termine del suo intervento alla direzione del Pd è salito al Quirinale per le dimissioni. “Noi non intendiamo far passare inutilmente – prosegue Salvini – ore e settimane: anche questa giornata è stata sacrificata sull’altare dei litigi del Pd. Basta. Vogliamo che gli italiani votino il prima possibile. Renzi continua a prenderci in giro: noi non siamo disponibili ad alcun governo di larghe intese e non intendiamo sprecare ancora giorni in sterili dibattiti su questioni assolutamente irrilevanti”, conclude.A meno di mezz’ora dall’inizio della direzione Renzi aveva già anticipato le sue intenzioni nella sua e-news e la linea è: o governo di responsabilità con il sostegno di tutti o voto. “Toccherà – sottolinea Renzi – ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte”. “Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”.Intanto il governo ha ottenuto la fiducia sulla legge di bilancio al Senato.La manovra è legge.”Non sono io – scrive ancora Renzi – a decidere ma devono essere i partiti – tutti i partiti – ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”, aggiunge Renzi.“Io sono pronto – sottolinea Renzi – a cedere il campanello al mio successore, con un abbraccio e l’augurio di buon lavoro. Stiamo scrivendo un dettagliato report da consegnare e stiamo facendo gli scatoloni. Scatoloni che ci fanno spuntare molti sorrisi e qualche ricordo amaro. Ma la storia di questi mille giorni non la faranno i rancorosi commenti di queste ore”. “Troveremo un modo – sottolinea – per non disperdere la bellezza di quello che avete fatto. Di quello che siete. Ci sono milioni e milioni di italiani che credono a un altro modello di politica. Li abbiamo visti alle Europee, li abbiamo visti al Referendum, li vedremo anche in futuro. Ora però un passo alla volta e soprattutto: si può perdere un referendum, ma non il buonumore, mai! È già tempo di rimettersi in cammino”. “Gli oltre 13 mln di voti raccolti sono stati insufficienti a farci vincere”, osserva. ( . . . . ) –

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DAL “ROMA” ( martedì, 6 dicembre 2016 )
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Quella crisi infinita, nelle pieghe del No

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Non sorprende il successo del No. Sorprendono, invece, le dimensioni di questo trionfo largamente annunciato. Diciotto punti di distanza (59% contro 41 ) sul piano nazionale sono un abisso inatteso, un burrone dove precipitano non soltanto le logiche governative di Renzi ma anche una serie di proclami che sembravano essere le parole d’ ordine per una nuova, moderna agenda del Paese. Il segretario del Pd ha voluto ricaricare, inopinatamente, la sua legittimazione. Non ce n’era bisogno. Nessuno glielo aveva chiesto. Dopo aver vinto varie mani era sicuro di poter giocare, senza problemi, sul tavolo verde della politica, l’intera posta. Ma è stata una semplice illusione. La gente non gli ha perdonato l’overdose di presenza e di comunicazione di questi lunghi mesi, quell’ autoelegia fatta di risultati poco palpabili, spesso imperscrutabili, la percezione di un racconto che non corrispondeva oggettivamente alla realtà. Insomma, tra anni di governo più rappresentato che esercitato, tra le pieghe di una crisi economica crescente che ha ridotto largamente i margini di vivibilità, tanto in Italia quanto in tutta l’Unione Europea. Non è un caso che, accanto a Renzi, affondi anche Hollande, mentre la Brexit cambia il volto del vecchio continente, la Merkel ha seri rischi di riconferma e negli Stati Uniti il vento di cambiamento, con l’arrivo di Trump, sia già soffiato forte. E non è più un problema di destra o di sinistra. La crisi non ha bandiere esplicite ma travolge tutto, chiedendo dovunque di voltar pagina. Una crisi di rigetto puntualmente confermata dal voto di domenica. Sbagliano nuovamente i sondaggisti che predicavano un successo del No intorno al quattro, cinque per cento. Ma appare chiaro, anche in questa occasione, che la gente preferisca evitare ogni forma di controllo, dichiarandosi a favore di chi comanda, per poi condannarlo nel segreto dell’ urna. Napoli e la Campania si iscrivono, nel panorama nazionale, per l’ ennesima volta, come la punta di un iceberg legata ad un malcontento chiaro, inequivocabile, manifesto. Qui dove il Sì non raggiunge il 32%, la sensazione di distacco economico, sociale, culturale è assai avvertita e nemmeno il dinamismo politico di De Luca poteva invertire questa evidente tendenza. Il crepuscolo della legislatura, ora, si tinge di fosche previsioni. Non è un caso che, in questo contesto, la direzione del Pd di oggi sia slittata ulteriormente. Nessuno, in realtà, sa esattamente quale sbocco dare alla situazione. In teoria, si dovrebbe andare avanti ancora, per almeno sette, otto, mesi per provare a cambiare la legge elettorale. Ma non ci sono certezze. Troppi gli interessi in campo e troppe le richieste di voto anticipato. Votare con l’antico proporzionale potrebbe essere, oggi, qualcosa in più di una semplice tentazione. 

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GIANCARLO LEHNER – DA ROMA
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——– Original Message ——–

Subject: Lehner: notizie buone e cattive dal “no” referendario
Date: Wed, 7 Dec 2016 10:52:24 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To: ( . . . ) 


Una notizia buona ed una cattiva scaturite dal “no” referendario. La buona è che il senza quid e senza quorum perderà la poltrona del Viminale e magari il degno fratello lo stipendione delle Poste. La cattiva è che riciccia il nulla eterno della sinistra, di nome Pisapia.C’è, infine, una terza notizia né buona né cattiva, ma solo oggettiva: per aggiornare la Costituzione, non basterebbe neppure una nuova marcia su Roma. Già Mussolini, del resto, preso atto dei poteri forti, delle caste faraoniche e delle invulnerabili corporazioni, rinunciò all’eversione verticale, in nome di un compromesso: l’autoritarismo di massa con tanto di benedizione del Papa e dei Savoia,  altro che rivoluzione fascista e  totalitarismo.

Giancarlo Lehner

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SCENARIO ITALIA PAESE LEGALE E PAESE REALE IL CONFLITTO E LA LEZIONE IGNORATA [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : GIOVEDI’ 8 DICEMBRE 2016 ]

UNA “PARTITA A TRE”…..? ? ?

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Benvenuti al "Manicomio Italia" del post Referendum. E Renzi sembra il più matto di tutti

? ? ? 

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DAL “SECOLO d’ITALIA”
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L’analisi / La destra, il referendum e la decisione di votare No

L’analisi / La destra, il referendum e la decisione di votare No

martedì 6 dicembre 2016

Il popolo italiano, con quasi il 60 per cento dei voti espressi, si è pronunciato in modo chiaro e inequivocabile: ha bocciato la riforma Renzi-Boschi che intendeva cambiare 47 articoli della Costituzione. Adesso che il risultato del referendum celebrato il 4 dicembre è un dato storico, oltre che politico, e che il fuoco della polemica lascia il campo ai suoi effetti – primo fra tutti le dimissioni di Renzi e del suo governo – vale la pena fare qualche riflessione. Perché la Destra si è schierata per il No nel referendum costituzionale del 4 dicembre? Tutta la Destra. Innanzitutto quella parlamentare rappresentata da Fratelli d’Italia, ma anche quella minore (Azione Nazionale), ha fatto una campagna appassionata contro la riforma Renzi- Boschi.

Perché No: da Almirante a Giorgia Meloni

A Giorgia Meloni, erede visibile del patrimonio politico, culturale ed elettorale del Msi e di Alleanza Nazionale, si potrebbero porre molte domande sul perché di questa posizione che ha dato un contributo notevole di idee e consensi al fronte del No. Già, perché? Almirante si battè per una grande riforma istituzionale, era contro il bicameralismo paritario, avrebbe voluto cambiare la Carta del ’48 che il Msi non votò (non c’era) in Assemblea Costituente. E la Destra – grazie all’impegno di Pinuccio Tatarella che ci credeva come percorso di legittimazione – aveva svolto un ruolo significativo nella Commissione D’Alema, bloccata in finale dal veto di Berlusconi. Senza dire che An aveva fatto, con Berlusconi premier, la riforma costituzionale bocciata poi dal referendum del 2006. E allora perché, al di là della dinamica maggioranza-opposizione questa battaglia che ha visto la “rive droit” impegnata in una battaglia condotta senza esclusione di colpi?
La domanda va oltre i contenuti della riforma bocciata, approssimativa e a volte irragionevole nei contenuti: una “frittura di pesce”, per usare il lessico del governatore campano De Luca, risultata indigesta agli italiani. È vero: il progetto della destra politica italiana nel dopoguerra è stato quello di una grande riforma delle istituzioni; ed è anche vero che il bicameralismo paritario è stato oggetto di una critica, forte e documentata – si leggano i due bei volumi di Giorgio Almirante “Processo al Parlamento” (Centro Editoriale Nazionale) – fin dai tempi del Msi. E allora ?
Dal nostro punto di vista, ci sono state molte ragioni, tutte non superficiali, che hanno indotto Giorgia Meloni e tutto il mondo della destra “nazionale” – l’area di consenso maggioritaria in continuità con Msi e An – a schierarsi per il No. Anche al di là della contingenza e dell’opposizione al governo Renzi.

Destra repubblicana e popolare: dal referendum del ’46 alla legge-truffa

Ma il primo, quello prioritario, è sicuramente la difesa del suffragio universale. Paradosso ? Per nulla. Leggetevi (o rileggetevi) l’ottimo saggio di Ernesto Galli della Loggia “Intervista sulla destra” (Laterza). Galli fa risalire alla Francia post-rivoluzionaria e alle tre destre catalogate da Renè Remond ( La destra in Francia, Mursia) la scelta della destra più moderna – quella bonapartista – di accettare il suffragio universale come via alla contemporaneità e di abbandonare le nostalgie dell’Ancient Regime, della tentazione reazionaria del “Trono e Altare”, del ritorno del Re. Dalla Francia post ’89 all’Italia post-fascista. Non fecero forse la stessa scelta i “profughi” del fascismo nell’immediato dopo-guerra? Prima “trattarono” il loro voto in cambio dell’amnistia voluta da Togliatti, nel referendum tra Monarchia e Repubblica, scegliendo quest’ultima. Avevano tante ragioni per farlo, certo, non ultime la continuità finale della forma repubblicana con la Rsi e l’odio contro Casa Savoia. Ma con quella scelta e poi con la nascita di una forza politica, il Msi, che si misurò subito – impensabile – nelle elezioni politiche del 1948 (oltre mezzo milione di voti, 6 deputati e 1 senatore) scelsero il terreno del suffragio popolare, non quella di un nuovo duce, della dittatura, della soppressione delle libertà democratiche. Una scelta che segnò per sempre, positivamente, il cammino della destra italiana fino al governo del Paese. Da quel momento l’articolo 1 della Costituzione “la sovranità appartiene al popolo”, è stata per la destra politica non solo una opzione irreversibile, ma una scelta etica e culturale, una costituency morale: una visione della società e dello Stato non scindibile dalla sua identità. In tal senso si può parlare, a ragione, di un “patriottismo costituzionale” della destra. Quando poi nel 1953, Alcide De Gasperi fece approvare – con notevoli forzature parlamentari e istituzionali – la famigerata “legge truffa” che dava un premio di maggioranza alla coalizione che avesse superato il 50 per cento dei voti, missini e comunisti scatenarono, fianco a fianco, una durissima battaglia, in Parlamento e nelle piazze, contro la legge. Nelle elezioni nazionali, che si tennero in quell’anno, il premio di maggioranza non scattò. Furono determinanti i voti raccolti dal Movimento sociale italiano: alla Camera 1.582.154, il 5,84% e 29 seggi; al Senato 1.473.645, il 6,07%, 9 seggi. A pochi anni dalla fine della guerra, Togliatti riconobbe ai post-fascisti il contributo che diedero in quell’occasione perché il voto popolare non venisse stravolto da un premio che – intendiamoci – era molto meno traumatico e distorsivo di quello dell’Italicum: per conseguire il 65% dei seggi la coalizione avrebbe dovuto comunque acquisire oltre metà dei suffragi elettorali. Lo schieramento guidato dalla Dc si fermò al 49,2%. E fu la fine politica di De Gasperi.
Cosa difese allora la Destra? Il suffragio universale. E la sovranità popolare, nella declinazione dell’uguaglianza – ma guardate un po’ – dei voti espressi. Contro il privilegio riconosciuto ai voti dati a un partito o a uno schieramento vincente di “pesare” più di quelli dati ad altre forze e coalizioni politiche.
Crediamo che gli elettori di destra abbiano votato, quasi tutti, No nel referendum per la stessa ragione: la difesa del voto e della sovranità del popolo. La quale non dovrebbe avere bisogno di tutele, tanto è legata all’idea di democrazia politica. E invece no.

Senato non elettivo firmato dal Venerabile: verso l’abolizione del suffragio universale

La proposta di sottrarre ai cittadini la loro sovranità nella formazione di una delle due Camere – il Senato – non poteva passare nell’elettorato di destra. A maggior ragione perché nella riforma non era previsto il passaggio dal bicameralismo al monocameralismo, ma la conservazione del Senato, pur trasformato in Senato delle Autonomie. Un’istituzione però non più eletta dai cittadini, ma nominata da una parte della “casta politica”: consiglieri regionali e sindaci. Un modello di Senato immaginato da Licio Gelli nel suo Piano di Rinascita Democratica: “di rappresentanza di secondo grado, regionale” ottenuto “diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di
nomina presidenziale”.
Agghiacciante coincidenza? Davvero? E da quale altro ordinamento istituzionale, la ministra Boschi ha preso i 21 (troppo simili ai 25 “gelliani”!) senatori a vita che c’erano nel suo progetto originario poi cancellati in tutta fretta? Da dove? Il tutto è suonato intollerabile al “popolo di destra”. Troppo urticante per la sensibilità di “movimento” – o se si vuole “populista” – che la destra della Meloni ha oggi assunto nel network delle nuove destre in Europa.
Al di là dei contenuti della “riforma”, gli italiani di destra hanno visto in pericolo lo stesso principio del suffragio universale. E non a torto. Affatto. Giorgio Napolitano, che come Presidente della Repubblica ha custodito per quasi dieci anni la nostra Costituzione, ha detto:”La vittoria di Trump è fra gli eventi più sconvolgenti della storia della democrazia europea e americana, e del suffragio universale che non è sempre stata una storia di avanzamento… Ma anche foriero di grandissime conseguenze negative per il mondo”. Incredibile, ma vero. È lo stesso Napolitano considerato come il vero padre della riforma bocciata dal referendum. E che in queste ore si è chiuso in un dispettoso silenzio. Che conferma il suo recente giudizio nei confronti del voto popolare. Peraltro, uno degli aedi del renzismo, che si fa passare per fine analista nei salotti televisivi, Fabrizio Rondolino, lo dice ancora più chiaro:”Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà una occidentale”. Una linea di pensiero sostenuta anche da Massimo Gramellini, vicedirettore progress della Stampa: “Dirò una cosa aristocratica solo in apparenza. Neppure le sacrosante primarie bastano a garantire la selezione dei migliori. Per realizzare una democrazia compiuta occorre avere il coraggio di rimettere in discussione il diritto di voto. Non posso guidare un aeroplano appellandomi al principio di uguaglianza: devo prima superare un esame di volo. Perché quindi il voto, attività non meno affascinante e pericolosa, dovrebbe essere sottratta a un esame preventivo di educazione civica e di conoscenza minima della Costituzione? E adesso lapidatemi pure”. Insomma, a sinistra si fa strada la tesi di cancellare il suffragio universale: un obiettivo ostacolo alla globalizzazione e alle sue esigenze

Cessioni di sovranità e poteri forti

Un’ispirazione che la riforma aveva recepito anche laddove “cedeva” quote di sovranità all’Ue. Illuminante l’articolo 117 della mancata riforma che rinchiude la potestà legislativa dentro la gabbia dei “vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea”. È così l’articolo 119 che avrebbe costituzionalizzato “l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea”. Un altro trasferimento di sovranità dai rappresentanti eletti dal popolo a burocrazie europee non elette ed estranee al sentimento popolare. Aggiungeteci tutti i tentativi “esterni” di condizionare il voto pro riforma da parte di soggetti che non avevano titolo ad esprimersi: dalle banche d’affari a uomini-Ue, da governi stranieri ad agenzie di rating, alla stampa estera. In cima ai cosiddetti “poteri forti” c’è JP Morgan. Guardate un po’ cosa scrive la società finanziaria newyorkese nota per la gigantesca truffa dei mutui subprime: «I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».
Chiaro, no? Tanto chiaro che, dinanzi a questi attentati alla sovranità nazionale e alla libertà di voto, gli italiani di destra sono andati in massa a votare No. In nome di un’apparente ironia della Storia e di un’eterogenesi dei fini. In realtà hanno seguito il filo di una cultura politica che viene da lontano. Che coincide con la lettura “populista” della società contemporanea.
 
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DA MESSAGGIO “POSTATO” SU FACEBOOK
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L’Ignoranza del parlamento dei nominati e la lezione di diritto che viene dal referendum https://t.co/dGAq1Hh4oZ via @phastidio

di Luigi Oliveri Egregio Titolare, senza entrare nel merito della complessa analisi del voto, tuttavia una lezione chiara sembra possa essere tratta da quanto avvenuto. La lezione è piuttosto semplice e nota…
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di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

senza entrare nel merito della complessa analisi del voto, tuttavia una lezione chiara sembra possa essere tratta da quanto avvenuto. La lezione è piuttosto semplice e nota anche agli studenti che si approcciano per la prima volta al diritto, ma sfuggita per distrazione a Parlamento e Governo: c’è un ordine gerarchico tra Costituzione (sovraordinata) e leggi (sottordinate). Pertanto, è grandemente opportuno e necessario che prima, se lo si vuole e soprattutto se vi si riesce, si modifichi la Costituzione e poi, solo poi, si modifichino le leggi ordinarie, per adeguarle alla Costituzione riformata.Invece, in questa legislatura in almeno tre casi eclatanti si è seguito un percorso paradossale: legiferare come se la riforma della Costituzione, che era chiaro da subito sarebbe passata per l’ordalia referendaria visto che non c’era la maggioranza necessaria a farla passare direttamente in Parlamento, fosse già stata in vigore. Ora se ne vedono le conseguenze.La più grave è la mancanza di una legge elettorale per il Senato. Siccome si è celebrato il funerale di Palazzo Madama prima che defungesse, si è pensato bene (anzi, molto male) di riformare la legge elettorale (per la verità lasciandola quasi uguale al Porcellumincostituzionale), ma solo per la Camera. Nessuno ha minimamente pensato alla lezione di Calamandrei. Quando questo Padre della Patria affermava che i governi non debbono ingerirsi nella Costituzione, parlava a ragione veduta. Se un Governo si impegna direttamente in una riforma che, invece, spetta solo al Parlamento, laddove detta riforma sia rigettata a furor di popolo in un referendum, poi è ovvio che tale Governo si ritrovi di fatto sfiduciato e delegittimato. Nessuno ha colto il rischio del gioco d’azzardo del referendum e Governo e Parlamento hanno, di conseguenza, prodotto una legge elettorale che, adesso, al di là dei suoi evidenti problemi di costituzionalità, mette il Paese in difficoltà, perché carente delle regole per eleggere una delle due Camere. E procedere adesso, tra le macerie referendarie, certo non sarà una passeggiata di salute.Un altro ambito nel quale Governo e Parlamento hanno dato per scontato che la riforma della Costituzione non solo passasse, ma di fatto fosse già vigente, è quello del mercato del lavoro. Uno dei capisaldi dei fantasmagorico Jobs Act, il d.lgs 150/2015, ha ridisegnato le competenze del collocamento (più raffinatamente, delle politiche attive) prevedendone il riaccentramento verso lo Stato, ritenendo acquisita la riconduzione della potestà legislativa in merito a quella esclusiva dello Stato, a discapito delle regioni. Allo scopo, è stata costituita, dopo lungo penare di quasi un anno e mezzo, la mitica Agenzia per le politiche attive del lavoro (Anpal), con compiti di definizione centrale delle politiche del lavoro che probabilmente, dato l’esito del referendum, non potranno mai essere esercitate. Infatti, le regioni mantengono la potestà legislativa concorrente sulla materia e, dunque, l’autonomia organizzativa dei servizi. L’azzardo costituzionale, dunque, non riesce minimamente a garantire il potenziamento di servizi che sarebbero fondamentali per un Paese avanzato. Ma ci ha regalato, caro Titolare, l’ennesima Agenzia. Niente abolizione del Cnel, in cambio dell’Anpal: non male.Terzo drammatico caso: quello delle province. Sono state riformate, meglio, devastate, strozzate nei bilanci e mortificate nelle competenze, con la privazione del diritto di voto dei cittadini, con la transumanza di circa 20.000 dipendenti trasferiti senza ordine e senso in miriadi di enti (e il processo non è ancora finito), mediante la devastante legge Delrio, adottata, come in essa si trova esplicitamente scritto, in attesa della riforma del Titolo V della Costituzione. Un precedente pericolosissimo: una legge ordinaria ha stravolto l’ordinamento istituzionale nella presunzione di poter anticipare gli effetti di una riforma costituzionale non vigente e che, poi, si è scoperto non entrerà mai in vigore. Pensi, Titolare: un simile modo di agire potrebbe indurre qualche facilone frettoloso al Governo, un domani, di eliminare Senato, Magistratura, diritti, semplicemente con una legge ordinaria, giustificata dall’attesa di una riforma costituzionale non approvata. Basterebbe questa ragione perché, prima ancora di un intervento della Consulta allo scopo, il Parlamento eliminasse per sempre simile obbrobrio giuridico.Come dice, Titolare? La voglia di rivincita che si respira nelle aree del giglio e l’assalto disorganizzato e improvvisato delle opposizioni che urlano “al voto al voto”, senza un programma chiaro, non lasciano ben sperare? Probabilmente sì. Ma, la lezione degli elementi basici del diritto è stata data. Speriamo che ad apprenderla non siano solo questi pixel.

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L’EDICOLA

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——– Original Message ——–

Subject: 8 Dicembre – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Thu, 8 Dec 2016 5:52:47 +0100
From: Secolo d’Italia <newsletter@secoloditalia.it>
To: associazioneazimut@tiscali.it
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it
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Giovedì, 8 Dicembre 2016
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«Siamo il partito di maggioranza relativa. Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi di governo nelle modalità che individuerà». Nel giorno delle dimissioni, Matteo Renzi parla alla direzione del Pd e mostra le carte nell’e-news.                                                                                                                                                                                                                       Leggi tutto >
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L’IDEA DI DESTRA DEL GIORNO

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Secolo d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma

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Subject: 7 Dicembre – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Wed, 7 Dec 2016 5:47:47 +0100
From: Secolo d’Italia <newsletter@secoloditalia.it>
To: associazioneazimut@tiscali.it
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it
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Mercoledì, 7 Dicembre 2016
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Due ore e mezza ad Arcore: tanto è durato il vertice in cui Silvio Berlusconi, in riunione con i dirigenti del partito, ha analizzato la situazione politica dopo il referendum.                                                                                                                                                                                                                        Leggi tutto >
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DALLE CALABRIE – COSENZA

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( . . . )  la foto di Stenio Vuono.
COSENZA IERI E OGGI

L'immagine può contenere: montagna e spazio all'aperto
Stenio Vuono a Il senso del tempo, il valore di un posto. Cosenza.

( . . . ) 

Cosenza viale Trieste

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SCENARIO ITALIA PAESE LEGALE E PAESE REALE IL CONFLITTO E LA LEZIONE IGNORATA [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : GIOVEDI’ 8 DICEMBRE 2016 ]

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“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
FINE INTERVENTO 
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3 pensieri su “SCENARIO ITALIA PAESE LEGALE E PAESE REALE IL CONFLITTO E LA LEZIONE IGNORATA”

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