CORRISPONDENZE E ATTUALITA’ : LEHNER LIGNOLA ARCHIFRESS – DELLA DESTRA – ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ – L’EDICOLA


CORRISPONDENZE E ATTUALITA’ : LEHNER  LIGNOLA  ARCHIFRESS – DELLA DESTRA – ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ – L’EDICOLA 

CORRISPONDENZE E ATTUALITA’ : LEHNER  LIGNOLA  ARCHIFRESS – DELLA DESTRA – ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ – L’EDICOLA 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 22 DIC. ’16 ]
 
IN COPERTINA – LA STORIA  [ E’ COSA BUONA E GIUSTA RICORDARE ….. ]
da messaggio “postato” su facebook  la foto di Associazione Memento.
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Una pagina di Storia

22 dicembre 1942: Arbusow il «Vallone della morte»

Un episodio leggendario circa l’ardimento dei militari italiani, si ebbe il 22 dicembre 1942 (tre giorni prima di un altro Natale di guerra). All’epoca i superstiti della Divisione Torino, durante la ritirata si trovarono completamente accerchiati, nella conca di Arbusow (Russia Bianca) dove, in un mare di ghiaccio e continue tempeste di neve, la temperatura spesso raggiungeva i 50 gradi sotto lo zero. Tutto concorreva a suscitare un’impressione orribile di scompiglio e di morte. In un contesto tanto drammatico, non per niente i nostri militari chiamarono Arbusow: «Vallone della morte», improvvisamente dal blocco dei soldati italiani all’addiaccio, partirono al galoppo due cavalieri che, come «Valchirie», invitavano gli altri a seguirli contro il nemico. Uno dei due era il Carabiniere Giuseppe Plado Mosca, di anni 24, l’altro Mario Iacovitti. In una mano stringeva il nostro Tricolore che divenne subito simbolo di riscossa per tutti. Su questi due intrepidi militari si scatenò il fuoco nemico, ma intanto il loro gesto aveva rianimato le energie superstiti di tutti i soldati che, combattendo anche all’arma bianca, riuscirono a rompere l’accerchiamento. Placatasi la furia della battaglia «riapparve», tra lo stupore di tutti, il cavallo del Carabiniere «trascinatore». Era ferito ed aveva la groppa macchiata con il sangue del suo cavaliere. Alla memoria del Carabiniere Giuseppe Plado Mosca, fu concessa una Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Iacovitti Mario, nato nel 1921 a Tufillo (Chieti)Esperto meccanico si arruolò volontario a 18 anni presso l’auto-centro a Torino e nel maggio 1940 fu destinato al btg. chimico militare. Dopo la breve parentesi delle Alpi occidentali nel luglio 1941 partiva con la prima compagnia del primo btg. Chimico “A” d’armata destinato a far parte del Corpo di spedizione italiano in Russia rimanendovi per oltre un anno e mezzo. Durante il ripiegamento del dic. 1942 Iacovitti fu protagonista, ad Arbusow, il cosiddetto “Vallone della morte” di un singolare atto di valore.

Dalla menzione della medaglia d’oro: “Volontario in durissimi combattimenti difensivi, mentre l’unità di cui faceva parte, completamente circondata, era premuta da soverchianti forze nemiche, sfinito da più giorni di combattimento e con gli arti inferiori menomati da principio di congelamento, in un disperato ritorno di energie, riusciva a montare su di un cavallo e, tenendo alto sulla destra un drappo tricolore, si lanciava contro il nemico, trascinando con l’esempio centinaia di uomini all’attacco. Incurante della reazione avversaria, attaccava ripetutamente. Alla quinta carica,rimasto miracolosamente illeso, dopo che una raffica di mitragliatrice gli aveva abbattuto il cavallo, si trascinava ancora avanti, carponi, verso una postazione di arma automatica nemica, della quale, con fredda astuzia e straordinario coraggio, riusciva a d impadronirsi con lancio di bombe a mano. Nel prosieguo della lotta disperata, travolto dalla marea nemica veniva catturato. – Arbusow (Russia), 22 dicembre 1942”. Sopravvissuto alla prigionia, anche perché aveva imparato il russo, giunse a Milano fra i primi rientri, il 26 novembre 1945.

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DAL << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>
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Un governo è meglio di una strage islamica

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, la scorsa settimana, alle prese con le mie personali vicende giudiziarie felicemente risolte, mi sono limitato a qualche cenno sommario sul nostro nuovo governo. Sono costretto a ritornarci, anche se ci sono stati la strage ai mercatini berlinesi e l’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia. Ordinaria amministrazione, ovviamente, anche se i soliti malevoli attribuiscono all’Islam questi fatterelli di cronaca, dei quali le autorità responsabili e i commentatori più autorevoli stanno ancora ricercando la matrice; beh, anche un buddista o un mormone può gridare Allah Akbar mentre spara (ammesso che anche buddisti e mormoni ora si mettano ad ammazzare la gente) e in Pakistan non ci sono soltanto musulmani sunniti, amche se gli altri non hanno diritti. E, poi, la vogliamo finire con queste storie che le minacce e le rivendicazioni del Califfo provano qualcosa? Lo sanno tutti, che è soltanto propaganda. Ma torniamo a noi e al nostro nuovo governo, che non so ancora se si possa definire il più bello del mondo, perché Benigni si è preso un pochino di meritata vacanza. Certo, il fatto che non ci sia Petrusiniéllo Renzi è un aspetto altamente positivo: io ho cominciato a leggere le sue gesta in un libro che vi consiglio (Belpietro – I segreti di Renzi) e ne sono estasiato. Manca l’evangelista Matteo, resta la pia donna Maria Elena che, lungi dall’accettare il consiglio di impegnarsi nella creazione di calendari per il 2017, è diventata sottosegretario (Boldrina mi perdoni il maschile, perché trattare la Boschi da segretaria di seconda fila mi sembra riduttivo) alla Presidenza e, quindi, Eminenza grigia (ma è anora castana) del nuovo governo. Meno male che c’è lei, perché il nuovo ministro della pubblica istruzione, Valeria Fedeli, non sembra avere altre qualità oltre quella di essere “fedele” a Petrusiniéllo e, in ogni modo, fa rimpiangere Rosy Bindi. Infatti è finita in primo piano in una vignetta, circolante asul web, che raffigura la famiglia Adams. A proposito di questa vignetta, ci siamo chiesti a lungo chi fosse lo zio Fester in seconda fila, finché un quotidiano con la foto del nuovo ministro degli interni ci ha illuminato. Il problema vero della Fedeli, però, non è di natura estetica: è, invece, il titolo di studio, che non è affatto la “laurea in scienze sociali”, che avrebbe indotto Mazzarella e Gentiloni a chiamarla “dottoressa” nella cerimonia d’insediamento. Anzi, non è neppure un diploma di maturità, bensì un diplomino in un corso per diventare assistenti sociali. Il ministro (insisto con il maschile, anche se a Valeria non piace), ammette, bontà sua, in una lettera a “L’Unità”: “C’è stata – evidentemente – una leggerezza, da parte mia, un errore nella cura e nella gestione del racconto di un passaggio della mia vita, quello del titolo di studio”. Si è scritto, d’altra parte, che anche Benedetto Croce, altro ministro della P.I., non era laureato. Guagliu’, ma overamènte facimmo? Certo, come sta combinata oggi la cultura in Italia, può pure succedere che qualcuno paragoni Valeria Fedeli a Benedetto Croce. Po’, però, s’avéss’a ì’ a ‘nnascónnere! Resta la “leggerezza”. Richard Nixon fu cacciato dalla Casa Bianca non per aver spiato gli avversari ma per aver commesso una “leggerezza”, dicendo una bugia al Congresso. In Germania, poi, perchè un ministro si dimetta è sufficiente che abbia scopiazzato la tesi di laurea: è capitato nel 2011 a Karl Theodor zu Guttenberg e nel 2013 a Annette Schavan (Annette, come Valeria, è donna ed era ministro della pubblica istruzione). Nel governo Gentiloni, tuttavia, c’è di peggio. Il ministro del lavoro Giuliano Poletti, già presidente della Lega Coop (ricordate, quella struttura capitalistica di cui si è parlato anche a proposito di mafia capitale e dei campi profughi), parlando della fuga dei cervelli all’estero (oltre centomila ogni anno), ha dichiarato: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. No comment. Consoliamoci, amici lettori: un governo, persino quello italiano, non è certamente peggiore di una strage islamica (pardon: di una strage di matrice non ancora esattamente stabilita), anche se ha come unico serio programma l’accoglienza degli invasori che nessun altro in Europa vuole.

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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
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——– Original Message ——–

Subject: Letterina ai Giornali
Date: Thu, 22 Dec 2016 18:02:02 +0100
From: archifress@tiscali.it
To: associazioneazimut@tiscali.it
HO MANDATO QUESTA LETTERINA AI GIORNALI
Gentile direttore, perfettamente d’accordo che lo Stato impegni somme enormi per salvare le banche, poiché dentro vi sono i nostri soldi. Nulla da eccepire. Però c’è modo e modo. Per esempio un modo che mentre salva il denaro di persone, famiglie e aziende, non salvi i banchieri autori dei dissesti. Il modo c’è ed è questo in cinque mosse:
  1. Lo Stato diventa proprietario delle banche aiutate/salvate proporzionalmente al denaro prestato;
  2. Quindi lo Stato, che è bene non gestisca nulla di tal genere, rivende sul mercato finanziario internazionale quelle quote di proprietà delle banche acquisite con gli aiuti elargiti;
  3. La proprietà delle banche aiutate/salvate passerà così a soggetti i più vari: cinesi, messicani, coreani, irlandesi, etc;
  4. Così facendo lo Stato rientrerà delle forti somme esborsate nel mentre i risparmiatori rimarranno parimenti garantiti nei loro depositi;
  5. Gli unici a saltare come i tappi a Natale saranno quei coglioni di banchieri che negli anni hanno preferito, invece di finanziare il lavoro, puntare sui giochi di carta, rimanendone alfine bruciati.
Dubitiamo fortemente che la politica, fortemente amica dei banchieri, abbia il coraggio di una tale strategia.
Ma questa strategia deve essere uno dei punti qualificanti della nuova formazione politica che urge oggi creare in Italia.
Luigi arch. Fressoia, pg
 
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GIANCARLO LEHNER – DA ROMA
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——– Original Message ——–

Subject: Lehner: responsabili italiani della strage di Berlino
Date: Thu, 22 Dec 2016 08:10:05 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )

La belva stragista di Berlino riguarda direttamente gli italo-imbecilli. 

Questo mostro l’abbiamo salvato in mare – meglio sarebbe stato lasciarlo affogare -, alloggiato, stipendiato e smartphonizzato a Lampedusa. Ci disse, mentendo, d’essere minorenne e noi abboccammo senza controllare. Come sempre.

Rapinò, violentò e rubò, eppure, lo lasciammo uscire di galera sei mesi prima, giusto il tempo perché, nonostante il decreto di espulsione, si recasse in Germania a prendere ordini stragisti dall’imam “fratello musulmano” – in Italia chi denunciò la pericolosità dei “fratelli” è stato condannato per diffamazione e, in aggiunta, il Pd veltroniano li difese ed imbarcò -.

Insomma, meglio sgozzati e trucidati che passare per islamofobici.

Ebbene, a parte le colpe della Merkel ricattata e plagiata da Hussein Obama (figlio di padre islamista e fratello di un “fratello musulmano”) è, forse, esagerato attribuire almeno la responsabilità morale dei 13 morti di Berlino, fra i quali l’abruzzese Fabrizia Di Lorenzo, ai Franceschiello I, agli Alfano, ai buonisti organizzati che lucrano fior di soldi sull’accoglienza, all’informazione al servizio del pensiero unico?

Sicuramente, non è esagerato considerarli tutti responsabili del rafforzamento dell’estrema destra.

Chi ragiona e conserva memoria storica sa che fascismo, nazismo e, quindi, il nazicomunismo furono, in primo luogo, il frutto diretto delle cretinate criminali di sinistre ideologizzate, dogmatiche, incapaci di leggere la realtà, ostinate nel reiterare gli  stessi errori.

Giancarlo Lehner

——– Original Message ——–

Subject: Lehner: la jihad con la frittura di pesce
Date: Wed, 21 Dec 2016 08:46:49 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )

Allarme terrorismo in Campania. L’imam salernitano Vincenzo De Luca, già noto all’antiterrorismo, ha minacciato Jihadistiche eversioni istituzionali attraverso sindaci-kamikaze addestrati alla guerra bio-chimica a base di micidiali fritture di pesce. Per nostra fortuna, procuratori e GdF vigilano e lanciano blitz preventivi. Non siamo un Paese normale, bensì begalino e vegano.

Giancarlo Lehner

——- Original Message ——–

Subject: Lehner: euro-nazicomunismo e terrorismo islamico
Date: Tue, 20 Dec 2016 09:16:36 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )

Gli eredi dell’euro-nazicomunismo, compresi alcuni collaboratori di Kgb o di Stb tuttora in vita ed in Rai, ora tutti sedicenti liberals, trasfigurano il dna antisemita nella demonizzazione del sionismo e nel boicottaggio di Israele, mentre seguitano a negare o ad edulcorare il pericolo mortale dell’invasione islamica. Gli ebrei buoni per loro sono soltanto quelli morti; gli islamici, invece, sono buoni, pacifici, comunque giustificabili. 

Ci sono certi professori di Cambridge, già filiale della Lubjanka, che impunemente mandano allo sbaraglio in Egitto giovani ricercatori per sostenere l’opposizione dei fratelli musulmani.

Gli islamisti uccidono e terrorizzano, ma in luogo di definizioni chiare e nette sui crimini contro l’umanità in nome di Allah, l’informazione spesso tende a derubricare gli assassini a poveri disturbati mentali. 

Ammazzano dodici innocenti a Berlino, ne feriscono cinquanta, ma il problema per i mass media è se Angela Merkel sarà costretta all’accoglienza in modica quantità o se avrà problemi ad esser rieletta. Quei pochi che usano parole di verità vengono classificati ed ammutoliti come “destri”, quando, davanti a siffatte epocali emergenze, non sono suicidarie le astrazioni ideologistiche, essendo necessari soltanto buon senso e razionalità, perché in gioco non è questo o quel fantasma di partito, bensì la sopravvivenza e la difesa delle radici giudaico-cristiane del Vecchio Continente.

Gli eredi del patto Molotov-Ribbentrop e gli amici di Franceschiello sono complici dell’islamizzazione in divenire, cioè del binomio morte e sottomissione.

Giancarlo Lehner 

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DELLA DESTRA – 1
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Reportage. Viaggio nelle sedi storiche del Msi-An da Trieste a Roma Napoli e Bari

Pubblicato il 1 ottobre 2015 da
Categorie : Politica Rassegna stampa Reportage non conformi
La sede del Msi-An Catania

La sede del Msi-An Catania

  • Da Milano a Trieste, passando per Roma e Catania: tutto lo stivale è disseminato di ex sedi della Fiamma. Sono, in larga parte, quelle che Giorgio Almirante acquistò con i risparmi dei contributi del finanziamento pubblico, perché – soprattutto negli anni ’70 – in tanti si rifiutavano di affittare locali ai postfascisti. Questo immenso patrimonio ora è al centro della querelle sul futuro della Fondazione An: sono decine e decine di appartamenti, spesso inutilizzati o chiusi da anni, dopo esser stati palestra di creatività, cultura e giornalismo.
  • Marco Valle, giornalista e leader dei giovani del Msi a Milano e nel Nord Italia negli anni ’80, fotografa la situazione meneghina: «Il cuore della politica giovanile era via Mancini: il partito aveva acquistato una villetta, zona semi centrale. Due piani più garage. Due anni fa l’ho visitata con Massimo Corsaro: era decadente. Ci vorrebbero almeno 150mila euro per rimetterla in sesto». La cifra è confermata da Ignazio La Russa, che è il custode dei locali. «Via Mancini non era una tradizionale sezione – aggiunge Valle – lì c’era un vero laboratorio culturale, con riviste originali che vennero citate su Linus e Panorama per l’anticonformismo. Era dedicata a Sergio Ramelli. Ora solo le scritte rosse dei compagni e le tapparelle abbassate».
  • La sede del Msi di Via Piccinni a Bari: sullo sfondo una foto di Almirante con Tatarella
  • La sede del Msi di Via Piccinni a Bari: sullo sfondo una foto di Almirante con Tatarella
  • «La sede di Bari vive». Salvatore Tatarella, già europarlamentare, sorride ed enumera aneddoti. «In Via Piccinni, nel pieno centro, nei locali del Msi-An c’è la fondazione Giuseppe Tatarella». Come è avvenuta l’assegnazione? Tatarella mostra la corrispondenza con la Fondazione An: «Quando il custode era Francesco Divella scrissi a Donato Lamorte dicendogli che prendevo possesso della sede, «senza autorizzazione». Puntualizzai: «ma fatemi sapere a chi devo corrispondere un fitto». Italimmobiliare, che gestisce le sedi, mi ha scritto che la mia è «un’occupazione senza titolo». Vero. Ma le trattative per fissare il canone non sono mai state portate a termine…». A Bari la «federazione», come veniva chiamata dai ragazzi del Fuan, è attualmente anche sede della biblioteca della destra pugliese e del centro studi Araldo Di Crollalanza.
  • «Essere convocati nella sede di via Sommacampagna a Roma, per una riunione coi quadri del Fronte , era davvero un premio alla milizia»: Massimo Romeo, imprenditore, in gioventù consigliere d’amministrazione alla Sapienza con An, prova nostalgia per le serate trascorse tra volantini, riunioni e note di musica identitaria. «Lì è conservata la scrivania sulla quale Paolo Di Nella preparava i manifesti. In uno di quei locali Teodoro Buontempo animava Radio Alternativa, esperimento per colonizzare l’etere da destra», rammenta con emozione Romeo, scandagliando negli scrigni della memoria. Adesso in quei locali ci sono le organizzazioni giovanili di Fdi.
  • Fabio Scoccimarro, iscritto al Msi dal 1974, offre un report da Trieste: «I locali di via Crispi, dove c’era il Fdg e tanti ricordi di Amerigo Grilz, e la sede di Via Goldoni sono chiusi da anni. Quest’ultima sede fu acquistata con le donazioni di operai, anziani, disoccupati negli anni ’90», puntualizza Scoccimarro. In Emilia Romagna, resta «la sede di Carpi. A Bologna siamo in fitto. Magari avessimo una fondazione che funziona per fare cultura differente in una città rossa come la nostre», argomenta Galeazzo Bignami, candidato sindaco di Fi.
  • «Del Msi-An a Napoli cosa resta? La sede di Via Bellini è stata dismessa. L’ultimo luogo storico missino è mio». Come? «Ho preso in affitto la sezione Arenella, garantendo la continuità dal 1946. E lì ho sistemato l’ufficio del Modavi»: questa è la testimonianza di Alessandro Sansoni, consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, già dirigente di Azione Giovani. Infine la Sicilia orientale.Fernando Adonia, giornalista di Live Sicilia, da ragazzo attivista del Fronte: «In Corso Sicilia, in pieno centro di Catania, restano abbandonati due appartamenti immensi, una volta dei giovani e del partito. Le finestre sono rotte. Da luogo di idealità sono diventati simbolo di decadenza».
  • Il murales di Mikis Mantakas, martire europeo del Msi nella sezione Prati di Via Ottaviano
  • Il murales di Mikis Mantakas, martire europeo del Msi nella sezione Prati di Via Ottaviano
  • Intanto a Roma la polizia ha provato a sgombrare la sezione di Prati, in Via Ottaviano, dedicata alla memoria di Mikis Mantakas, ma gli occupanti hanno rinviato lo sfratto. Alfredo Iorio, segretario della sezione, accusa la dirigenza della Fondazione An «troppo impegnata nella spartizione del patrimonio per poter intervenire in nostra difesa». Ma il vicepresidente della Fondazione,Francesco Biava, raccolta la richiesta, ha invitato i vertici di Via della Scrofa a intervenire. (da Il Tempo)
  • @barbadilloit
 
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DELLA DESTRA – 2
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andrea santoro

(AGENPARL) – Napoli, 21 dic 2016 – “I tempi sono maturi per ritrovarci intorno a Giorgia Meloni, penso che con senso di responsabilità il centrodestra può tornare ad essere vincente. Sarà un onore rappresentare il partito nel consiglio comunale della terza città d’Italia”. Così il consigliere comunale di NapoliAndrea Santoro, annunciando il suo ingresso in Fratelli d’Italia nel corso di una conferenza stampa all’Hotel Ramada, che ha visto la presenza della leader di FdI-An, Giorgia Meloni e il coordinatore regionale, Antonio Iannone.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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TRATTO DA ACCADEMIA DELLA LIBERTA’
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biscotto da 20 miliardi

Il governo Renzlione proprio mezz’ora fa ci ha preparato per mano del di lui Padovan (VEDASI CURRICUUM) un biscottino (sempre sotto feste quando il popolo è distratto, ma lo è sempre) di 20 miliardi dicasi venti…. miliardi per salvare forse MPS…..!!!! con denaro pubblico……. ma cosa significherà mai “denaro pubblico?” Forse che il popolo ha una sua banca????? Venti miliardi di debito che si aggiungono ai 100 dei 100 giorni di Renzie che si aggiungono ai 2100 miliardi maturati dal 1981 in poi ovvero da quando si decise di scollegare la Banca di Italia dal ministero del tesoro e si abbraccio la linea del “neoliberismo usuraio”…….. e qualcuno ancora guarda alle briciole…..!!! e ai tagli di stipendi!!! Amen e BUONE FESTE (CHE CI FANNO)

Banche, Gentiloni vara il Salvarisparmio: “20 miliardi di nuovo debito per liquidità e aumenti di capitale”

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[ MAURIZIO BLONDET ]

Vedete? Anche la polizia e i  servizi tedeschi imparano presto. Prima si lasciano scappare  il terrorista della strage di Natale; ma il giorno dopo, guardando meglio, scoprono  che  –  come tutti i terroristi  islamici –  ha lasciato nel vano porta-oggetti il suo documento  di prolungamento della permanenza in Germania (Duldungsbescheinigung) che è praticamente la prova   della sua identità.

Lo ha fatto uno dei fratelli Kouachi dopo aver sparato a  quelli di Charlie Hebdo; hanno cambiato auto,  ma nella prima hanno dimenticato la carta  d’identità di Said.

kouachi

E lo stragista di Nizza, Lahouaiej-Bouhlel?  Anche lui, prima di lanciarsi nella folle corsa omicida e suicida, ponenizzain bella vista patente di guida, carta d’identità, telefonino, persino carte di  credito.

I primi documenti recuperati sono stati quelli di un paio di terroristi dell’11 Settembre.

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Da allora, è una certezza per gli investigatori: cercate bene  sui sedili, sotto la cenere, nella guantiera, e smetterete  di brancolare nel buio.  Potrete  diffondere ai media la vera e certa identità del mostro e, se è un fuggiasco,  procedere alla sua cattura. In questi casi sempre conclusasi con l’uccisione del mostro, che invariabilmente risponde al fuoco gridando Allah Akhbar!  Sicchè non ne vien preso vivo uno.  Succederà, possiamo profetizzarlo, anche al “tunisino “ identificato dalla polizia tedesca.

Un amico mi chiede: ci prendono per scemi al tal punto da ripetere continuamente lo  stanco trucchetto sapendo che la massa se la  berrà comunque – o almeno i giornalisti ce  la fanno bere – oppure magari, questo  è  “un messaggio” che i perpetratori lasciano a chi deve intendere?

Penso  che, senza escludere la prima, sia giusta la seconda ipotesi. Le smagliature nella narrativa  di cui sono sparsi i crimini della strategia della tensione, non sono goffaggini, non sono sfuggiti; sono voluti, e sono una sorta di “firma”.  Il servizio sta dicendo “siamo stati noi”, ai servizi altri.

Per esempio, si  è appreso che Daesh ha rivendicato la strage di Berlino – come di consueto, attraverso il SITE di Rita Katz. E’ appunto una “firma”.

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Stato Islamico, AL Qaeda, Bin Laden ai suoi tempi, hanno sempre garantito al SITE l’esclusiva dei loro messaggi. Copio e incollo quel che ne scrive il sito Panamza.

 
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Gratta il “democratico”…..

Gratta il democratico e troverai il trinariciuto.
Come essere democristiani non è appartenenza ad un partito che fu, ma una forma malata della mente, così essere “democratici” in Italia è una carnevalata, una mascherata, un imbroglio.
Comunisti lo si è per virus contratto. E’ un po’ come l’anilina: puoi metterci sopra sei mani di biacca bianca, ma il rosso affiora sempre. Essere comunisti è un po’ come il battesimo (absit injuria verbis),: marchia per tutta la vita, per sempre.
Di prove ce ne sono migliaia, in tutta la storia “resistenziale” che si dipana del tempo della distruzione della nostra Penisola. Da settanta anni, cioè.
Ultime figurine dell’album dell’orrore, è la riedizione di un governo piddino, dopo i calci nel sedere che il referendum ha pitturato sul rotondo lato B della Boschi che lo propose, e di Renzi che lo sbandierò.
Fateci caso: Renzi e la pin up ministeriale toppano in modo clamoroso. Dimissioni  (formali, vivaddio”, siamo in Italia!). Nuovo governo. Proposto dall’ex ministro degli esteri. I media ci vanno a nozze: la frase più gettonata è “governo fotocopia”. Uno schifo, sparitocratico, o, meglio sparticorrentizio.
Quello che fu il ministro degli Interni passa agli esteri. Oh bella! Proprio il dicastero che fu del precedente ministro cattocomunista. Evidentemente Gentiloni ha contezza della forte personalità, del cervello al calore bianco, della spina dorsale che non si piega mai, se nessuno starnutisce, di Alfano. Meglio tenerlo sotto controllo stretto, prima che ripeta agli Esteri i danni epocali che ha fatto agli Interni. Disponibili e comprensivi sì, ma non oltre il limite dell’autolesionismo…..
Riconferma anche della Madia: il fallimento decretato dalla Consulta è titolo di merito, evidentemente. Oppure c’è altro?….
Ma il capolavoro dell’ipocrisia, della nullità politico-morale la si raggiunge con la protagonista del paginone centrale del “Playboy” politico di dicembre 2016: la pin up Maria Elena Boschi (sempre Etruria dipendente). Dicono le male lingue che abbia fatto il diavolo a quattro per “rientrare”. Deve aver agitato tutto quello che poteva agitare: avvertendo la marea montante di antipatia che dentro e fuori il Palazzo montava contro di lei, ed ha preteso una posizione di assoluto privilegio: Sottosegretario unico alla Presidenza del Consiglio. Indifferente alla figuraccia fatta con il suo referendum, si è proposta nel ruolo che io definisco di “Commissario Politico” del governo. In perfetto stile NKVD, o, per gli immemori, del KGB (anche se oggi ha cambiato nome). I Commissari Politici avevano più potere dei Generali, nell’armata rossa. I Commissari politici rispondevano solo al Segretario del PCUS, attraverso  la Lubjianka , covo del terrore.
La Pin  Up  Commissario risponde solo a Renzi e gli tiene in caldo il posto per quello che sperano sia il “gran rientro”.
Ma tra il dire ed il fare….
Fra il dire ed il fare ci saranno di mezzo le elezioni. Che i trinariciuti tentano disperatamente di non fare, di rimandare, di posporre. Ma come una letale cambiale politica, prima o poi arriveranno. Preparate gli scarponi chiodati, gente. Vi serviranno per raggiungere con adeguata forza e pesantezza il lato B di quella canea di trinariciuti che ci ha ridotti in uno stato pietoso e ridicolo.
La fregatura vera è che anche dall’altra parte….. Se Atene piange, Sparta non ride!
E allora?
Allora le Forze Armate cosa fanno?
Io, vero maligno, una proposta la avrei…..
Martedì 13 dicembre 2016
 
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L’EDICOLA
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Subject: 22 Dicembre 2016 – Leggi le principali notizie di oggi
Date: Thu, 22 Dec 2016 5:24:41 +0100
From: Secolo d’Italia <newsletter@secoloditalia.it>
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Giovedì, 22 Dicembre 2016
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«I nostri cuori e le nostre preghiere sono con i familiari delle vittime del terribile attacco terroristico di Berlino». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Civili innocenti sono stati uccisi nelle strade mentre si preparavano a celebrare il Natale».   

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Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma
 

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Subject: 21 Dicembre – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Wed, 21 Dec 2016 5:06:59 +0100
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Mercoledì, 21 Dicembre 2016
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Potenza del Mattarellum ma la ruggine tra i “due Matteo” sembra essersi dissolta come d’incanto: «Renzi lo sentirò per gli auguri di Natale», ha annunciato tra il serio e il faceto il leader leghista da Radio Padania.                                                                                                                                                                             Leggi tutto >
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L’IDEA DI DESTRA DEL GIORNO

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Secolo d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma
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CORRISPONDENZE E ATTUALITA’ : LEHNER  LIGNOLA  ARCHIFRESS – DELLA DESTRA – ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ – L’EDICOLA 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 22 DIC. ’16 ]
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“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
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(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
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