IERI : MSI 26 DICEMBRE 1946 LA DATA NEL CUORE – OGGI : POVERA PATRIA DEI PASTICCI E ALTRO


IERI : MSI 26  DICEMBRE 1946 LA DATA NEL CUORE – OGGI : POVERA PATRIA DEI PASTICCI E ALTRO [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 1 GENN. 2017 ]

IERI : MSI 26  DICEMBRE 1946 LA DATA NEL CUORE – OGGI : POVERA PATRIA DEI PASTICCI E ALTRO [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 1 GENN. 2017 ]

 
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Ferruccio Massimo Vuono con Arturo Stenio Vuono.
26 DICEMBRE 2016 · 

26/12/1946…………………

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DEI PASTICCI

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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OGGI : POVERA PATRIA DEI PASTICCI [ “AZIMUT” ] – tratto dal web –
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Italicum, un pasticciaccio brutto. La “migliore legge del mondo” secondo i suoi autori, che ora tutti, anche Renzi, nella riunione di domenica della Direzione del suo partito dopo la batosta referendaria, dichiarano di voler cambiare. Col mistero di ciò che era contenuto nel famoso foglietto consegnato a Cuperlo, non mettendosi d’accordo sul come.

Mentre incombe l’udienza della Corte costituzionale, chiamata a decidere sulla sua legittimità costituzionale da cinque Tribunali italiani, a seguito di iniziative processuali proposte nell’ultimo anno dal gruppo degli avvocati c.d. anti-italikum, nell’ambito del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale che ha promosso anche il comitato referendario per il No, con esclusione di ogni interferenza di partiti, gruppi o movimenti politici.

La decisione della Corte Costituzionale di fissare l’udienza nel termine più vicino e rispettoso dei termini minimi a difesa ha scongiurato l’avventura di elezione di un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale, il quarto dopo i tre eletti con il porcellum: un colpo mortale alle nostre istituzioni democratiche e repubblicane.

Fatti e cause di una impasse o sospensione della democrazia parlamentare? Che sempre deve prevedere una legge elettorale immediatamente operativa, non essendo ammessi vuoti normativi, intrinsecamente pericolosi per il sistema democratico.

6 maggio 2015, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, firma senza manifestare alcun dubbio e perplessità, la nuova legge elettorale. approvata definitivamente lunedì 4 maggio con 334 voti a favore e 61 contrari e dopo alcune mozioni di fiducia imposte dal Governo.

Il 1 luglio 2016 l’italicum, mai sinora applicato, è divenuto operativo. Valido solo per la Camera, giacché per il Senato della Repubblica eletto a suffragio universale diretto, art.58 Costituzione, nel 2015 era ancora in discussione la legge di riforma costituzionale che pretendeva di celebrarne il funerale, prima che defungesse.

Solo un anno dopo, 12 aprile 2016, la Camera ha dato il via libera al ddl Boschi/Renzi di riforma costituzionale, passato con 361 voti favorevoli e 7 contrari. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 15 aprile 2016.
Il 4 dicembre i cittadini italiani a grandissima maggioranza celebrarono il funerale non già del Senato eletto dai cittadini, ma della riforma costituzionale che negava loro il voto, con una valanga di No.

Venuto, nuovamente, al pettine il nodo della totale disomogeneità tra sistema elettorale della Camera, Italicum ipermaggioritario e iperpremiale con sostanziale mutamento della forma di governo parlamentare sostituita da un modello di premierato assoluto in capo al vincitore della lotteria di un ballottaggio senza soglia, e il c.d. consultellum al Senato di impianto proporzionalistico, sia pure con soglia di sbarramento (quale risultante dalla sentenza della Corte costituzionale n.1/2014 che dichiarò l’illegittimità del porcellum).

Il resipiscente presidente Matterella, re melius perpensa, fu tenuto a sollecitare “e comunque sollecito” la necessità di armonizzare i due sistemi prima di andare al voto. Impasse al cubo, mentre frullano diverse ipotesi, più che proposte, dei diversi gruppi politici e il partito di maggioranza al governo riesuma un mattarellum problematicamente corretto dalla rediviva neo ministra per i rapporti col parlamento, Anna Finocchiaro, che a suo tempo fu in prima linea con italicum e riforma costituzionale.

Un Mattarellum in cui alla quota proporzionale del 25% non solo si toglie lo scorporo ma – addirittura – si applica un premio di maggioranza a chi raggiunge il 40% (inedito e costituzionalmente più che discutibile uninominale accoppiato a maggioritario). È di queste ore la notizia, peraltro da verificare alla prova dei fatti, di aspettare, da parte del Pd, la decisione della Corte.

Decisione forse anche dettata dalla difficoltà di capire che fare e da divisioni interne e nella coalizione e con altri partiti. Dopo che un ineffabile Tonini, naturalmente solo dopo la vittoria del No, si era lamentato, dimenticando di esserne anche egli tra i responsabili, che “fino al 24 gennaio siamo senza legge elettorale”. Chi è causa del suo mal..

Fu Renzi a imporre l’italicum con la fiducia eliminando il senato eletto dai cittadini senza fare i conti con l’oste.
Come volevasi dimostrare il No ora obbliga a eliminare l’italicum. È certo un cul di sacco che può togliere ulteriormente prestigio all’Istituzione parlamentare e alle Istituzioni in genere e diminuire la fiducia dei cittadini.

O forse, meglio, segno di relativa impotenza di un Parlamento sostanzialmente illegittimo nella composizione numerica alterata dall’incostituzionale premio di maggioranza del porcellum, che quantomeno sconsiglierebbe nuove avventure normative.

“La Consulta non può riscrivere l’Italicum”, dice il 9 dicembre in un’intervista a Il Giornale il presidente emerito della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo. “La Consulta potrebbe e dovrebbe dichiararsi incompetente”. È questo il primo scenario che rilancerebbe problematicamente la palla sul parlamento.

Il secondo scenario, in linea con la sentenza 1/2014 della Corte sul porcellum, appare molto più probabile, ragionevole e auspicabile per la salus rei publicae. Quando si ha lesione del diritto al voto libero, diretto e uguale? Nel caso del diritto di voto è corretto dire che è leso solo dopo che ho votato?

La sentenza 1/2014 non preclude e anzi presuppone la tutela permanente del fondamentale diritto al voto, escludendo che ci si debba limitare ad assistere impotenti allo stravolgimento di esso per evitare un pregiudizio del principio democratico, legittimando i necessari e auspicabili interventi di manutenzione dell’architettura costituzionale della stessa Corte, prima che il danno si verifichi con effetti irreversibili e anche potenzialmente pericolosi.

Interventi di manutenzione che possono generare un sistema elettorale sostanzialmente autoapplicabile tenutosi conto della legge di risulta, c.d. consultellum, derivante dalla sentenza 1/2014, a eccezione di eventuali piccoli adeguamenti tecnico applicativi, ed è il secondo scenario. O quantomeno, ed è il terzo scenario, indicazione specifica di principi per i legislatore elettorale da rendere omogenei e operativi a opera del Parlamento.

Da un massimo a un minimo di chirurgia correttiva. Tra le questioni di cui si occuperà la Corte vi è, così come proposta in particolare dal Tribunale di Messina, gli altri sono Torino, Perugia, Trieste e Genova, quella relativa alla irragionevolezza dell’italicum a Costituzione vigente per il Senato, che è ora palesemente all’ordine del giorno e può portare a declaratoria generale di illegittimità costituzionale, radicale su questo profilo.

I cittadini elettori sarebbero chiamati a esprimere il loro voto, con ineliminabile disorientamento, in base a due leggi elettorali non soltanto diverse, ma anche eterogenee, conflittuali e anche contraddittorie per “ratio” e finalità.

Mentre la legge per la Camera appare ispirata (unicamente) a ragioni della governabilità, mediante criticati meccanismi del premio di maggioranza e del ballottaggio e delle liste bloccate con indicazione del “premier” sulla scheda, quella vigente per il Senato supera radicalmente questo criterio, mantenendo un sistema proporzionale di lista con (almeno una) preferenza, sia pure con sbarramento in accesso, sulla base della disciplina risultante dalla sentenza n. 1-2014, volta a assicurare in primo luogo le ragioni della rappresentatività mediante un “meccanismo in ragione proporzionale delineato dall’art. 1 del d.p.r. n. 361 del 1957, depurato dall’attribuzione del premio di maggioranza” (Corte Cost. n. 1/2014).

Il prof. Valerio Onida, novella Cassandra, presidente emerito della Consulta, in un sua ccorata riflessione sulla legge elettorale n. 52-2015, ha evidenziato a suo tempo che con l’italicum si è operato “come se la Costituzione fosse stata già cambiata”, e ha aggiunto. “Ma le leggi si fanno a Costituzione vigente, non supponendo già in vigore una nuova Costituzione” (Il Sole24Ore, 31.07.2016).

Davvero improvvido oltre che avventuroso ciò che è avvenuto. Le altre, fondamentali, questioni all’esame della Corte, per restituire agli italiani pienezza del diritto di voto, sono le violazioni del principio della rappresentanza territoriale e del voto diretto; del principio della rappresentanza democratica per illegittimità costituzionale del premio di “maggioranza”, della soglia di sbarramento del 3% per l’accesso alla ripartizione dei seggi, dei criteri di calcolo della soglia, della mancanza di soglia minima, per il ballottaggio e dello stesso ballottaggio ipermaggioritario; infine, del principio della libera scelta dei deputati da parte degli elettori, per illegittimità costituzionale dei capilista bloccati, della pluricandidabilità dei capilista e della assoluta discrezionalità delle opzioni post-voto dei plurieletti.

Per uscire da una stagione di riforme mal ponderate e inconcludenti, dannose e approssimative, restituendo ai cittadini sovranità e rafforzare o anche recuperare l’identità repubblicana messa a dura prova da una riforma che si è cercato di imporre dividendo il paese a colpi di maggioranza, vero lascito del No referendario, la parola alla Corte, è il caso di dirlo!

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IERI : 26  DICEMBRE 1946 LA DATA NEL CUORE
 
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(G.p) Oggi 26 dicembre 2016 ricorrono i settanta anni di fondazione del Movimento Sociale Italiano, principale partito italiano di “dest…
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CATEGORIA: MEMENTO

Msi E La Fiamma, Una Storia Di Destra

 
(G.p) Oggi 26 dicembre 2016 ricorrono i settanta anni di fondazione del Movimento Sociale Italiano, principale partito italiano di “destra”. Infatti Il 26 dicembre del 1946 un gruppo, composto da pochi pionieri, reduci dalla sconfitta della seconda guerra mondiale fondarono, a Roma, il Movimento sociale Italiano.
Per ricordare questo importante evento della storia politica del nostro paese riproponiamo un articolo del collega Antonio Rapisarda,pubblicato su Il Tempo,giusto un anno fa, storico quotidiano romano, nel quale ci descrive vita, morte e miracoli di questo storico partito, dal ’48 agli exploit del ’72 e del 93, il successo del 27 marzo 1994 con tre ministri di cultura e provenienza missina nel primo governo Berlusconi, fino ai nostri giorni, dove il partito unico della destra, di tradizione post missina non esiste più e ci sono diversi soggetti politici che si richiamano a quella esperienza.
Sessantanove anni fa veniva accesa la fiamma che rappresenterà la casa per la vasta comunità degli sconfitti italiani – o «esuli in Patria» – della Seconda guerra mondiale e che ancora oggi rappresenta un patrimonio guardato con rispetto e nostalgia da un’ampia fetta di Paese e come un testimone da rivendicare da parte dei suoi epigoni in diaspora. In quel 26 dicembre 1946 con il Movimento sociale italiano i pionieri (molti dirigenti del regime fascista ma soprattutto reduci della Repubblica Sociale Italiana), riuniti nello studio del gerarca romano Arturo Michelini, firmavano l’atto costitutivo del movimento che rappresenterà per cinquant’anni la destra politica in Italia e che fin dal nome si richiamava all’esperienza radicale e «rivoluzionaria» della Repubblica di Salò. La genesi del partito, diretta espressione dell’esperienza appena conclusa del Ventennio, è preparata dai forum aperti da riviste molto vivaci: dal Meridiano d’Italia a Rataplan , fino a Rivolta ideale . Fin dalla sua fondazione il Msi sarà animato dalla caratteristica che lo differenzierà dai movimenti nostalgici: quella di porsi, cioè, come movimento che agisce pienamente all’interno del regime democratico. Non a caso – dopo un inizio burrascoso, reso per lo meno agibile dall’amnistia di Togliatti – fin dal primo momento inizia a conquistare porzioni sempre più importanti di opinione pubblica.
PRIME AFFERMAZIONI E MICHELINI Nel 1948, ad esempio, alle Politiche conquisterà il 2,1% alla Camera, ossia sei deputati. Accanto alla battaglia parlamentare e testimoniale, il Msi nel suo sviluppo si caratterizzerà per le campagne a sostegno di cause dimenticate (o ostracizzate) dai grandi partiti di allora: lo si vedrà a cavallo tra gli anni ’50 e i ’60 in prima fila alle manifestazioni per Trieste italiana così come a sostegno dell’identità tricolore di Bolzano. All’interno del Msi, pur nella ridotta agibilità politica, si sviluppa fin da subito una dialettica vivace tra le anime della famiglia post-fascista: caratteristica che rappresenterà una costante della particolarità missina. Ha fatto scuola, ad esempio, la convivenza tra le anime antinomiche che diventerà staffetta: dopo la prima segreteria del «socializzatore» Giorgio Almirante, infatti, è Arturo Michelini dal 1954 a occupare la segreteria. Uomo mite e preoccupato di far entrare la destra nel gioco politico ufficiale quest’ultimo, esponente della sinistra missina, colto e radicale il primo, la stagione dell’«entrista» Michelini si schianterà davanti al primo vero successo di strategia politica: l’appoggio al governo del democristiano Tambroni, rovinato dalla scelta di tenere il congresso missino della «vittoria» a Genova nel 1960.
LA SEGRETERIA ALMIRANTE Segue una stagione di forte isolamento per i missini (sorge l’arco costituzionale) e la nascita di fatto dell’antifascismo sistematico di massa. Con la scomparsa del moderato Michelini tocca nuovamente ad Almirante (che era stato di fatto il primo segretario dal ’47 al ’50) gestire un partito tenuto scientificamente ai margini del sistema. Proprio qui Almirante dimostrerà quelle capacità che lo hanno reso il leader scolpito nell’immaginario della destra: a parte le grandi doti oratorie, il segretario dal 1969 alternò politica antisistema a progetti visionari di «grande destra». Ciò portò al «trionfo» delle elezioni del 1972 – con il Msi, diventato Msi-Destra nazionale grazie all’alleanza con i Monarchici – che arrivò a sfiorare il 9% con picchi a due cifre al Centro-Sud e a Roma. Vittoria di Pirro, però, in quanto non bastarono questi risultati per accreditare il Msi all’interno dell’arco: veniva ancora percepito come estraneo al sistema democratico, e non bastarono gli innesti di personalità non legate al passato fascista per rompere l’isolamento. Assieme a questo Almirante dovette far fronte da una parte alla drammatica scissione interna (rimasta di vertice) di Democrazia nazionale, dall’altra all’odio antifascista riversatosi violentemente contro i giovani del Fronte della Gioventù e contro quadri e dirigenti missini.
FINISCE UN’ERA. ARRIVA FINI Gli anni ’80 e l’avvento della stagione Craxi rappresentano la prima riapertura di canali ufficiali per l’Msi: la riforma in senso presidenzialista, ad esempio, avvicinava non di poco i due segretari, mentre nelle scuole gli studenti missini ricominciavano a mietere affermazioni in nome del «contropotere studentesco». Poco prima della sua morte Almirante indicò Gianfranco Fini, allora segretario del Fdg, come suo delfino ed erede. Dall’87, passando per la caduta del Muro di Berlino, fino al congresso di Fiuggi – a parte la breve parentesi di Pino Rauti alla segreteria – sarà Fini a traghettare il Msi dalla onorata marginalità antisistema al sogno considerato irrealizzabile: diventare forza di governo. Il banco di prova – dopo aver cavalcato la protesta giustizialista con Tangentopoli – arriva alle elezioni comunali del ’93: qui Fini registrò l’exploit personale sfiorando addirittura il successo al secondo turno contro Francesco Rutelli a Roma. La grande occasione è solo rimandata: saranno le Politiche del 1994 a sancire l’arrivo del Msi al governo del Paese con tre ministri nel primo governo Berlusconi. Secondo i dirigenti missini del tempo, però, quel traguardo richiedeva la creazione di un nuovo soggetto politico inclusivo a partire dalla destra: con questo spirito nel gennaio del ’95 si tenne il congresso di Fiuggi che sancì il passaggio (non senza traumi, fuoriuscite e infinite polemiche) dal Msi ad Alleanza nazionale.
E OGGI? Dopo lo scioglimento di An nel Pdl, avvenuto nel 2009, e ben tre esperienze di destra di governo, la destra italiana oggi è priva del suo partito unico. Gli eredi della Fiamma, infatti, sono divisi in diversi soggetti che si richiamano direttamente a quella tradizione che riacquista ulteriore valore dopo il non esaltante «ventennio di governo». Segno, questo, che quel simbolo possiede ancora valore, peso specifico e suscita non solo fascino tra gli eredi di una storia nata quel 26 dicembre del ’46.
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ALTRO ( riceviamo e pubblichiamo )
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—-Messaggio originale—-
Da: “LUCIANI NINO” <nino.luciani@alice.it>
Data: 23/12/2016 9.42
A: <omniadc1151@impegnopoliticocattolici.bo.it>
Ogg: finanziamento assemblea dei soci della DC storica, convocata dal Tribunale Civile di Roma per 25/26 feb 2017
Centro studi per l’
IMPEGNO Politico dei CATTOLICI 
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7
Direttore Prof. Nino Luciani
Ordinario di Scienza delle Finanze, Universita’ 
Oggetto: Dopo che il Tribunale civile di Roma ha disposto la convocazione Assemblea dei Soci del partito della Democrazia Cristiana storica
              Problemi di finanziamento della convocazione, a carico dei soci e dei  sostenitori
1.- COMUNICATO n. 2
Di seguito a precedente comunicato che il Tribunale Civile di Roma ha disposto la convocazione della assemblea dei soci del partito della DEMOCRAZIA  CRISTIANA storica, per il 25/26 febbraio  2017 presso l’Hotel ERGIFE di Roma, via Aurelia 619
sono a dare agli INTERESSATI il numero di IBAN per dare il contributo libero e legale, per fare la convocazione. Servono € 20.000 (ventimila circa) per le lettere raccomandate AR e per la sala (per due assemblee, a distanza di un mese l’una dall’altra)
Sono a dire a tutti il mio profondo disagio personale per aver dovuto mettere il mio nome per fare l’ IBAN, ma ormai ci sono dentro.
Questi sono i dati bancari per il contributo personale:
LUCIANI NINO, presso banca INTESA SAN PAOLO, IBAN IT 10B0638567684510301829810 ;
CAUSALE: contributo spese convocazione assemblea partito DEMOCRAZIA CRISTIANA storica.
 
2.- STORIA. Il provvedimento del Tribunale arriva dopo numerosi eventi politici e giuridici catastrofici, per la DC, in un periodo di 20 anni.
   Precisamente, dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana, avvenuto il 29 gennaio 1994, si levarono varie iniziative per raccoglierne la eredita’  (patrimonio e simbolo), da parte di nuovi partiti istituiti ad hoc, ma tra i quali sorsero molte controversie, finite in tribunale, e tutte concluse solo nel 2009 con una sentenza della Corte di Appello di Roma, approvata dalla Corte di Cassazione nel dicembre 2010.
   Secondo la Corte di Appello, confermata dalla Cassazione, non e’ mai esistito un problema di successione alla DC, perche’ lo scioglimento fu disposto da un organo che non avevo il potere di legge per farlo e dunque, giuridicamente, la Democrazia Cristiana esiste tuttora.
   Sulla base della Sentenza della Cassazione, nel 2012 fu attivato un procedimento di auto-convocazione (da parte di alcuni associati) del Consiglio nazionale, e poi ci fu un procedimento che convoco’ il XIX congresso per la nomina degli organi (perche’ erano tutti decaduti). ll congresso del 2012 fu concluso con la nomina del nuovo Consiglio Nazionale e del Segretario Nazionale nella persona di Gianni Fontana;
   Ma successivamente il Tribunale di Roma annullo’ sia il Consiglio nazionale sia il Congresso, perche’ convocati in modo illegittimo
   Adesso lo stesso Tribunale Civile di Roma (anzi lo stesso giudice che annullo’ il Consiglio nazionale) convoca la Assemblea dei soci della Democrazia Cristiana, con piena garanzia della osservanza delle norme di legge.
   Per particolari e notizie, clicca su: www.impegnopoliticocattolici.bo.it e su:http://www.universitas.bo.it/FORUM5.htm#PARTITO
Bologna, 22 dic. 2016
 
—-Messaggio originale—-
Da: nino.luciani@alice.it
Data: 20-dic-2016 16.01
A: <universitas4@universitas.bo.it>
Ogg: Il Tribunale Civile di Roma ha disposto la convocazione della assemblea dei soci del partito della DEMOCRAZIA CRISTIANA storica
Centro studi per l’
IMPEGNO Politico dei CATTOLICI
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7
Direttore Prof. Nino Luciani
Ordinario di Scienza delle Finanze, Universita’
1) COMUNICATO
Il Tribunale Civile di Roma ha disposto la convocazione della assemblea dei soci del partito della DEMOCRAZIA  CRISTIANA storica, per il 25/26 febbraio  2017 presso l’Hotel ERGIFE di Roma, via Aurelia 619
Per iL DECRETO  e i particolari organizzativi
 
2) COSA PENSA IL PAPA, di un partito di cattolici ?
3. STORIA. Il provvedimento del Tribunale arriva dopo numerosi eventi politici e giuridici catastrofici, per la DC, in un periodo di 20 anni.
   Precisamente, dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana, avvenuto il 29 gennaio 1994, si levarono varie iniziative per raccoglierne la eredita’  (patrimonio e simbolo), da parte di nuovi partiti istituiti ad hoc, ma tra i quali sorsero molte controversie, finite in tribunale, e tutte concluse solo nel 2009 con una sentenza della Corte di Appello di Roma, approvata dalla Corte di Cassazione nel dicembre 2010.
   Secondo la Corte di Appello, confermata dalla Cassazione, non e’ mai esistito un problema di successione alla DC, perche’ lo scioglimento fu disposto da un organo che non avevo il potere di legge per farlo e dunque, giuridicamente, la Democrazia Cristiana esiste tuttora.
   Sulla base della Sentenza della Cassazione, nel 2012 fu attivato un procedimento di auto-convocazione (da parte di alcuni associati) del Consiglio nazionale, e poi ci fu un procedimento che convoco’ il XIX congresso per la nomina degli organi (perche’ erano tutti decaduti). ll congresso del 2012 fu concluso con la nomina del nuovo Consiglio Nazionale e del Segretario Nazionale nella persona di Gianni Fontana;
   Ma successivamente il Tribunale di Roma annullo’ sia il Consiglio nazionale sia il Congresso, perche’ convocati in modo illegittimo
   Adesso lo stesso Tribunale Civile di Roma (anzi lo stesso giudice che annullo’ il Consiglio nazionale) convoca la Assemblea dei soci della Democrazia Cristiana, con piena garanzia della osservanza delle norme di legge.
Bologna, 20 dic. 2016
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ALTRI LINK
M.S.I. E NON SOLO ( PRO E CONTRO )
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6 dicembre 1946, il sogno non muore: nasce il Movimento Sociale …

http://www.secoloditalia.it/…/26dicembre1946-sogno-non-muore-nasce-mov…

26 dic 2014 – Il 26 dicembre 1946 nasceva il Movimento Sociale Italiano. … Dopo pochissimi mesi, se non settimane, il Msi era già una realtà solida, strutturata, … Degrado a Roma: ecco il topo che passeggia a piazza Navona (video)

Mancanti: youtube

Nascita del Movimento Sociale Italiano – Skuola.net

http://www.skuola.net › Superiori › Appunti › Storia › Storia Contemporanea

 Valutazione: 3 – ‎1 voto

Il Movimento Sociale Italiano nasce ufficialmente il 26 dicembre del 1946, ma ha … Nel 1946 Michelini propone al neonato MSI di allearsi con la Democrazia …

Accadde oggi – 26 dicembre 1946 • Radio Rock Revolution Anni 70

glianni70.it/accadde-oggi-26dicembre1946/

Accadde oggi – 26 dicembre 1946 La nascita dell`MSI Nasce a Roma, nello …YouTube. Twitter. RSS. Facebook. AboutMe · Radio Rock Revolution Anni 70.

26-12-1946 nasce il Movimento Sociale | FASCISMO DEMOCRATICO

fascismodemocratico.altervista.org/…/26-12-1946nasce-il-movimento-s…

26 dic 2012 – 1946, il 26 dicembre, nasce il Movimento Sociale, la sua storia ha coinciso con la storia del fascismo italiano del dopoguerra. Ma lo stesso MSI …

MICHELINI, Arturo in “Dizionario Biografico” – Treccani

… studio romano divenne la sede degli incontri tra gli esponenti del neofascismo che il26 dic. 1946 portarono alla nascita del Movimento sociale italiano (MSI).

Gente di Destra – Facebook

Nasce il Movimento Sociale Italiano – 26 dicembre 1946. Il MSI nasce ufficialmente a Roma, nello studio dell’ex vicefederale romano, … come dice alla fine del videoquesta gente va a votare ed è convinta che è giusto farlo. … youtube.com …

Rai Storia

Accadde oggi26 dicembre … La nascita dell`MSI … Tra i due attentati a Fiumicino del 17 dicembre 1973 e quello del 27 dicembre 1985 … Video del giorno …

Alle origini del Movimento Sociale Italiano – Viqueria

06 nov 2014 – copertina msi almirante de marsanich …. Roma in via Rovereto (la sede dove il 26 dicembre sarebbe nato il ufficialmente il Movimento Sociale) …

QUARTO REICH, il nuovo libro di Guido Caldiron | Rifondazione …

28 feb 2016 – … senza contare, ad esempio, che in Italia, dal canto suo, il neofascistaMsi nasce tranquillamente e ufficialmente il 26 dicembre 1946 (1946, …

GIUSEPPE PARLATO – Fascisti senza Mussolini | ILDUCE.NET …

21 gen 2014 – A soli venti mesi dalla fine del fascismo e della guerra civile, il 26 dicembre 1946 nasceva a Roma il Movimento sociale italiano. … e il Msi si inserirono bene nella politica della Guerra fredda, dove, … E allora, perché a venti mesi dal 25 aprile nasce un partito di fascisti? …. RSS Facebook Twitter YouTube …

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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IERI : MSI 26  DICEMBRE 1946 LA DATA NEL CUORE – OGGI : POVERA PATRIA DEI PASTICCI E ALTRO [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 1 GENN. 2017 ]
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 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)

 

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