PLURALISMO SALE DELLA DEMOCRAZIA PARLANO GLI ALTRI – INTERVISTA AD AMEDEO LABOCCETTA – RASSEGNA STAMPA E ALTRE NEWS


PLURALISMO SALE DELLA DEMOCRAZIA PARLANO GLI ALTRI – INTERVISTA AD AMEDEO LABOCCETTA – RASSEGNA STAMPA E ALTRE NEWS

PLURALISMO SALE DELLA DEMOCRAZIA PARLANO GLI ALTRI – INTERVISTA AD AMEDEO LABOCCETTA – RASSEGNA STAMPA E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 04/01/2017 ]
( anteprima di web – servizio tra breve in rete
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IN COPERTINA
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 © EPA ARRIVA L’AMERICA DI TRUMP . PER LEGGERE LE ULTIME SUL NEO PRESIDENTE – VEDI : OLTRE
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IL NOSTRO SUD ( ALTRO FILONE DEL MERIDIONALISMO )
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Mimmo Della Corte ha condiviso un link.

Giovani, Agricoltura, agroalimentare, prodotti tipici, made in Sud, turismo, beni culturali, archeologia, porti, aeroporti, ambiente: queste le eccellenze su cui puntare. Ma politica, Confindustria, Srm e Svimez, pensano solo a tenerci buoni con un poco di elemosina. Sveglia Italia del Sud, prima che sia troppo tardi!

Occorre puntare su noi stessi. I giovani hanno già cominciato a farlo e sono vincenti. Nel 2016, Start Up Innovative + 38,6%
ILSUDSIAMONOI.IT

Il nostro futuro: Macroregione autonoma “Italia del Sud”

Occorre puntare su noi stessi. I giovani hanno già cominciato a farlo e sono vincenti. Nel 2016,  Start Innovative meridionali + 38,6%

di Mimmo Della Corte

Per il Sud dell’Italia, la storia si ripete, immutabile, ininterrotta e senza soluzione di continuità. Tant’è che anche il 2016 è finito, esattamente come il 2015, con l’ormai rituale e ripetitivo “Check UP Mezzogiorno”, messo a punto da Confindustria e da SRM (Centro Studi e Ricerche Mezzogiorno, filiazione del Gruppo Intesa Sanpaolo-Banco di Napoli). Dal quale l’ annuncio che, proprio come nel 2015, il “Sud riparte ma a passo lento” ma che “il suo ritmo si mantiene ancora contenuto” e che, tanto per essere sempre fedeli a se stessi ed alle proprie idee (o meglio quelle di Confindustria ed Intesa Sanpaolo” “per accelerare nel 2017” bisogna necessariamente “puntare sulle imprese”. Ovviamente, ricorrendo alle solite ricette pro imprese: 1)le agevolazioni agli investimenti, che nel 2015 sono cresciuti “in linea con il resto del Paese (+0,8%) ma “ancora con estrema lentezza” perché proprio il 2015 è stato l’anno “in cui più basso è stato il volume di agevolazioni concesse (860 milioni di euro) e di agevolazione erogate al Sud (meno di 1,3 miliardi euro); 2)misure di sgravio per le assunzioni a tempo indeterminato (meglio a tutele crescenti che non sono necessariamente esenti da rischio licenziamento).

Soltanto il solito “deja vu”, insomma, Il cui unico risultato sarà anche stavolta quello di sprecare altre risorse,  liberandosi la coscienza, con la scusante di spenderle per aiutare il Sud a crescere. Certo, in questo modo, sarà possibile  offrire un minimo d’ossigeno ad un’economia asfittica come quella meridionale e si faranno felici le imprese, che queste misure continuano a chiederle ininterrottamente,  senza, però, che il territorio ne tragga alcun beneficio, reale e duraturo.  Perché, da sole, insufficienti – soprattutto,  in un’area, come quella meridionale, a crescita “stabilmente” negativa – a produrre quel + 2 di sviluppo “stabile”, al di sotto del quale – come insegna la teoria economica – non nascono – anzi, si distruggono quelle esistenti –  nuove opportunità di lavoro, dal momento che basta l’aumento di produttività dei lavoratori già occupati a soddisfare l’aumento della domanda.  Al massimo si trasformano quelli a termine, in contratti a tutele crescenti. Così l’impresa, al momento, può trarne  vantaggi economici  e se, in futuro. le cose non dovessero migliorare potrà sempre licenziare. Tant’è che a dispetto del miglioramento della produttività del settore manifatturiero nel 2015 (+3,5 per cento), nessun miglioramento della condizione generale del Mezzogiorno è stato registrato.  A cominciare dalla disoccupazione diminuita di pochissimo e ferma ancora al 18,6% e dall’occupazione rimasta praticamente stabile ad appena il 44%  – come sottolineato nella stessa analisi confindustrial-bancaria – e non certo per le nuove opportunità occupazionali prodotte dalle imprese in attività, bensì grazie al coraggio dei “sudisti”, in particolare dei più giovani che, stanchi di aspettare, hanno deciso, e giustamente, di puntare su se stessi. Basta pensare che sono aumentate di ben il 36,8%, rispetto al 2015, le Start Up innovative del Mezzogiorno.

Di conseguenza – come già successo nel passato, quello recente, ma anche quello lontano – da qui a tre anni,   finiti i bonus, esaurite le risorse a disposizione ,  senza sviluppo, preda del degrado ed ancora privo  delle infrastrutture socio-economiche necessarie ad avvicinarlo  all’Europa ed a renderne competitive le aziende, il Meridione sarà punto e a capo, con sulle spalle un’accusa in più: aver sprecato altri fondi, e sempre più prossimo ai Paesi sottosviluppati che a quelli avanzati.  Perché continuerà a mancare quel piano  complessivo per lo sviluppo dell’Italia del Sud che tenga conto delle sue potenzialità intrinseche che Confindustria e Srm fingono di non vedere, nonostante anche il “Check Up Mezzogiorno” da loro messo a punto per il 2016, confermi come anche questo leggerissimo ed impercettibile miglioramento sia la risultante  della notevole crescita dell’esportazione (+9,6”) rispetto al 2015, grazie alle affermazioni sui mercati internazionali di: agroalimentare, automotive, “made in”, apparecchiature e farmaceutica. In pratica delle eccellenze meridionali. Cui vanno aggiunti: il turismo che ha prodotto una crescita della spesa in Italia dei visitatori internazionali di 250milioni di euro, nonché del consumo dei prodotti tipici, della fruizione di spettacoli e beni culturali e dell’incremento dei traffici portuali, sia crocieristico (con quasi 3.5milioni di visitatori in più) che relativamente ai traffici commerciali, ma anche di quelli aeroportuali  passeggeri (+3,4%) ed a forte componente internazionale.

Ebbene, com’è possibile che, nonostante questi risultati, “lorsignori” continuino a non capire che il Sud, per crescere, non ha bisogno di soldi da spendere “tanto per…”, bensì di un “sogno vero” su cui investire?  Per carità, lo sanno benissimo, ma non gli interessa. Loro preferiscono il Sud colonia e faranno di tutto per impedirne la trasformazione in macroregione autonoma Italia del Sud, perché è l’unico modo per poter continuare a sfruttarlo ed impoverirlo. Un disegno perverso che solo gli Italiani del Sud, unendosi e scendendo in campo in maniera unitaria e compatta, possono sventare. Cosa aspettiamo?

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INTERVISTA AD AMEDEO LABOCCETTA ( spaziando su Fini e altro…. ) 
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Ferruccio Massimo Vuono ha condiviso un link.
(G.p) Il Tribunale del Riesame di Roma ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Amedeo Laboccetta. L’ex …
FASCINAZIONE.INFO
 
 

Amedeo Laboccetta E Il Bluff Di Gianfranco Fini: “Sapeva Tutto Della Casa Di Montecarlo, Confessi”

«Fini non è un allocco, né il coglione che vuol far credere. Sapeva tutto della casa di Montecarlo pagata da Corallo. Ora deve confessare». L’ex deputato del Pdl Amedeo Laboccetta ha deciso di raccontare quello che sa sulla vicenda che ha segnato la fine politica dello storico leader di An. Da venerdì è tornato in libertà, dopo che il 13 dicembre scorso era stato arrestato dal gip di Roma con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte, insieme ad altre 4 persone, tra cui il magnate Francesco Corallo, concessionario da parte dello Stato del 40% del gioco d’azzardo lecito in Italia. «C’entro come il cavolo a merenda in questa vicenda. Non so nulla delle attività e dei rapporti di Corallo».
Il suo arresto ha creato molto rumore, più che per le cose che le si addebitano, per il rapporto dei Tulliani con il suo amico Corallo e la storia della casa di Montecarlo. Leggendo l’ordinanza emergono cose incredibili: giri di soldi milionari al cognato e al suocero di Gianfranco Fini, i 739 mila euro della vendita della casa sul conto di Elisabetta. È sorpreso?
«Assolutamente no. Conosco da una vita Gianfranco Fini. Vuol far credere di essere un allocco o un coglione, come lui stesso si è definito. Ma ritengo che non lo sia affatto, almeno in certi tipi di rapporti. Sul piano politico è stato un grande sprovveduto, un ingenuo, che si è fatto illudere da Giorgio Napolitano. Ma su altri piani non è quello che è riuscito per tanto tempo a camuffare con gli italiani. È un’altra persona Fini, tutto da scoprire. Diamo tempo al tempo, vediamo dove arriveranno gli inquirenti che stanno attivando una serie di meccanismi investigativi, anche in questa direzione».
Come mai Corallo ha fatto quel bonifico da 2,4 milioni a Sergio Tulliani con la causale «decreto legge 78 del 2009»?
«Questo bisogna chiederlo al signor Francesco Corallo. Non disconosco l’amicizia con lui, ma evidentemente se ha fatto questi bonifici non è che me ne ha reso partecipe. Nel senso che non so per quale motivo Corallo si è mosso in questa direzione: a me non l’ha mai detto».
All’epoca Fini era presidente della Camera. Che lei sappia ha fatto pressioni o è intervenuto sui parlamentari del suo partito (compreso lei) per favorire Corallo con l’approvazione di quel decreto?
«Su di me non ha fatto nessuna pressione, perché sa che sono una persona che non accetta nessun tipo di sollecitazione “particolare”. Poi tra l’altro Fini si muove in maniera indiretta, utilizzando forse altri esponenti, in questo caso non saprei dirle chi. È una persona che si muove con passi felpati, cerca di non apparire. È un subacqueo, viaggia molto sott’acqua».
Né sa che ruolo hanno avuto i suoi ex colleghi parlamentari citati nelle carte dell’inchiesta: Soglia, Ventucci e Milanese?
«Soglia non lo conosco, mentre non mi risulta che ci siano stati interventi su Milanese. Poi tutto è possibile».
È vero che è stato Corallo stesso a dettare le modifiche al decreto “Abruzzo”, quello con cui gli è stato permesso di installare 10 mila videolottery in Italia?
«Mi sembra un po’ esagerato che Corallo possa aver addirittura dettato un decreto legge. Nei miei confronti comunque non ha fatto nessun tipo di sollecitazione perché io potessi svolgere un ruolo funzionale ai suoi interessi».
Lei e Fini eravate legatissimi, poi avete litigato per le sue scelte politiche.
«Abbiamo sempre avuto un rapporto di alti e bassi. Quando Almirante decise la successione non fui d’accordo, lo rappresentai all’allora segretario del partito Msi, lui mi rassicurò. Purtroppo un anno dopo Almirante finì e da quel momento Fini si è rivelato per quello che era: un soggetto che con la politica ha ben poco a che fare. È stato molto fortunato, ha avuto una grande carriera. Poi, a distanza di tempo, si è rivelato per come ormai gli italiani lo conoscono: incapace, oltre che una persona inaffidabile».
Oggi però viene da pensare che se lei non lo ha mai attaccato sulla casa di Montecarlo o non ha mai parlato col nostro direttore Chiocci che all’epoca fece un’inchiesta su quell’appartamento, forse perché eravate sulla stessa barca.
«Io nel libro che ho scritto, dico che se Fini vuole raccontare la verità su Montecarlo è bene che lo faccia. Posso aiutarlo su qualche particolare, ma non sarò io a parlare per primo. Non perché debba nascondere chissà quali misteri. Che la famiglia Tulliani avesse sempre avuto l’aspirazione di acquistare una casa a Montecarlo mi era noto. Me lo dicevano nei vari incontri a casa sua, ai quali ho partecipato. Sapevo di questo progetto, ma non sapevo che le loro mire fossero sull’appartamento di proprietà del nostro ex partito. Evidentemente Fini avrà suggerito ai suoi familiari che c’era questa opportunità e allora è scattato questo secondo piano, che poi si è realizzato».
Dica la verità: Fini sapeva che era stato Corallo a pagare la casa di Montecarlo ai Tulliani?
«Fini lo sapeva perfettamente. Fini sa tutto di questa storia. Deve confessare, deve raccontare la verità. Inutile che fa ancora questi atti di ridicola resistenza. Spiegasse questo grave errore della sua vita. Visto che la sua storia politica è finita, racconti tutto oramai».
E lei lo sapeva?
«Oggi glielo direi, ma io sinceramente non sapevo che era stato Corallo a pagare la casa ai Tulliani».
Quindi è stato Fini a presentare a Corallo i Tulliani?
«Sì, è stato lui».
Resta comunque il mistero del perché Corallo abbia deciso di pagare quella casa ai Tulliani.
«Questo ve lo farete spiegare da Corallo. Tutti questi particolari li ignoro. Posso dire però che anche nei miei confronti Fini, tentò di convincermi ad acquistare, per conto di Corallo, un immobile a Roma che mi veniva proposto dalla società di suo cognato. Io non l’ho fatto perché era un immobile che non aveva le condizioni di presentabilità e Fini se n’è pesantemente risentito. Tra l’altro me l’aveva presentato durante un pranzo al circolo Antico Tiro al Volo dicendomi che era un amico. Poi scoprii io, dopo qualche giorno, che era il cognato».
Avrà visto sui giornali che anche Elisabetta Tulliani è indagata per riciclaggio. Che ruolo ha avuto in questa vicenda?
«Questo non lo so. So che Elisabetta e il fratello sono molto uniti, sono quasi la stessa persona direi, hanno un rapporto carnale».
Cosa la convince e cosa no di questa inchiesta?
«Rispetto il lavoro degli altri, ma non si può giocare con la libertà delle persone. Per me questi 20 giorni a Regina Coeli sono stati un’esperienza durissima, destinata a lasciare un segno pesantissimo nella mia vita e in quella della mia famiglia. Per fortuna è scattata una solidarietà straordinaria con i detenuti. Resta però il fatto che il riscaldamento e l’acqua calda non c’erano, se non per poche ore al giorno. Sono cose che all’esterno non si possono capire».
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ARRIVA L’AMERICA DI TRUMP ( tratto dal web )
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Ford annulla la costruzione di una nuova fabbrica da 1,6 miliardi di dollari in Messico e destina 700 milioni di dollari per espandere lo stabilimento di Flat Rock, in Michigan. Lo comunica il colosso Usa dell’auto, spiegando che il piano di investimento di 1,6 miliardi di dollari previsto per lo stabilimento di San Luis Potosi, in Messico, è stato cancellato. L’annuncio arriva poche ore dopo l’attacco via twitter di Donald Trump a GM per la sua decisione di produrre un modello di auto in Messico anziché in Usa.

“Ford cancella fabbrica in Messico, investe in Michigan grazie alle politiche di Trump”: il presidente eletto è lesto nel cogliere il successo delle sue minacce alle aziende Usa contro la delocalizzazione, rilanciando un tweet del suo staff poco dopo l’annuncio della casa automobilistica.

“General Motors sta inviando un modello di Chevy Cruze, fatto in Messico, ai concessionari Usa esentasse. Faccia (le auto, ndr) negli Usa o paghi pesanti tasse doganali!”. Aveva infatti scritto poco prima il presidente eletto Donald Trump in un tweet. Le azioni di Gm hanno registrato una flessione di circa l’1% dopo il tweet di Trump. Il presidente eletto aveva già minacciato la Ford allo stesso modo. Lo scorso novembre Gm aveva annunciato l’intenzione di licenziare 2000 dipendenti in due fabbriche, inclusa una a Lordstown, Ohio, dove costruisce la compact Chevrolet Cruze. La casa automobilistica, secondo alcune fonti del settore, avrebbe pianificato di realizzare la Cruze hatchback in Mexico e di continuare a costruire la Cruze sedan in Ohio. L’industria automobilistica di Detroit tende a produrre le auto piccole per il Nord America in Messico sfruttando il minore costo della manodopera, preferendo impiegare i piu’ costosi operai americani per realizzare veicoli piu’ redditizi, come i suv e le auto di lusso.

Trump: pronto a muro Messico, richiesti dati per costruzione – Donald Trump sembra fare sul serio sul muro al confine col Messico e sul rafforzamento della sorveglianza anti immigrazione: il transition team ha chiesto un mese fa al dipartimento dell’Homeland security (corrispondente al ministero dell’interno, ndr) di valutare tutti gli asset disponibili per la costruzione della barriera, nonche’ le capacita’ di aumentare la detenzione degli immigrati e di attuare il programma di sorveglianza aerea che era stato ridimensionato da Barack Obama. Lo scrive la Reuters sul proprio sito. Chiesti anche altri chiarimenti, ad esempio se i dipendenti federali hanno alterato le informazioni biografiche di immigrati conservate dal dipartimento per timori legati alle loro liberta’ civili. In risposta alla richiesta, le dogane e lo staff della protezione dei confini hanno identificato oltre 400 miglia tra Usa e Messico dove potrebbe essere eretta una nuova barriera. Quanto alla sorveglianza aerea, si tratta della Operation Phalanx, che autorizza 1200 piloti della Guardia nazionale a monitorare il confine meridionale contro il traffico di droga e l’immigrazione illegale. Sotto George W.Bush il programma autorizzava sino a 6000 piloti, ma Obama lo ha ridotto.

Intanto è scontro tra Trump e Obama su Guantanamo: il presidente eletto dice stop alle scarcerazioni, ma la Casa Bianca prevede altri rilasci prima del 20 gennaio. “Non dovranno – dice Trump – esserci altre scarcerazioni da Guantanamo. Sono persone estremamente pericolose e non si deve consentire che tornino sul campo di battaglia”. Cosi’ il presidente eletto Donald Trump interviene oggi su Twitter anche sul dossier Guantanamo, a pochi giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca e mentre si riunisce per la prima volta il nuovo Congresso eletto l’8 novembre. ”Mi aspetto a questo punto che ulteriori trasferimenti vengano annunciati prima del 20 gennaio’, è la replica del portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Trump, ha aggiunto, “avrà l’occasione di mettere in atto la politica che giudica più efficace quando entrerà in carica il 20 gennaio”. 

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ULTIMO NOSTRO POST PREAVVISO DI SERVIZIO ( su facebook )
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2017 INIZIAMO PROPRIO MALE FATTI & MISFATTI…..

Comunismo: UNA MALATTIA MENTALE! – YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=OJTCE_qMHaM

2017 INIZIAMO PROPRIO MALE ( CON QUALCHE ECCEZIONE ) – FATTI & MISFATTI E ALTRE NEWS – VISITA IL SITO :  https://azimutassociazione.wordpress.com
NELLA << REPUBBLICA NAPOLITANA >> E NEL “PROTETTORATO ITALIA” – NEL “BELPAESE” SOTTO SCHIAFFO UEISTA…SOLIDARIETA’ : NIET !   [“AZ.” : 3 GENN. ’17] anteprima di web ( tra breve in rete ) – ULTIMI NOSTRI DUE SERVIZI IN RETE LINK [ E I VIDEI ] – COMUNISMO MALATTIA – RISCOSSA DEL SUD – L’EDICOLA E ALTRE NEWS 3 gennaio 2017 LETTERA AL CONSIGLIERE COMUNALE DI NAPOLI ANDREA SANTORO PER IL NOSTRO SUD – LA GIUSTA BATTAGLIA PER IL 2017 : REVISIONE STORICA DIGNITA’ E RIPARAZIONI – L’INVITO A ROMPERE IL MURO DELLE MENZOGNE E DELLA DISINFORMAZIONE ( DA OLIVIERI GIANCARLANTONIO ) ALTRE NEWS – 2 g
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RASSEGNA STAMPA : << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>
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Subject: Mercoledì 4 Gennaio – Leggi le notizie di oggi
Date: Wed, 4 Jan 2017 5:37:45 +0100
From: Secolo d’Italia <newsletter@secoloditalia.it>
To: associazioneazimut@tiscali.it
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it
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Mercoledì, 04 Gennaio 2017
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Beppe Grillo non lo cita mai ma Enrico Mentana, a nome di tutti i giornalisti, annuncia che porterà il leader dei Cinquestelle in tribunale, per quella offesa a tutta la categoria, definita “fabbrica di notizie false”.

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Sabato 7 Gennaio a befana solidale vola su #VillaSanLorenzo.
Vi aspettiamo!!!!!

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 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
FINE INTERVENTO
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