TANTO PER NON DIMENTICARE : 2011 / 2016 IL QUINQUENNIO DELLO SFASCIO BANCAROTTE COSPIRAZIONI E TRADIMENTI MA FINIRANNO CON IGNOMINIA !


TANTO PER NON DIMENTICARE : 2011 / 2016 IL QUINQUENNIO DELLO SFASCIO BANCAROTTE COSPIRAZIONI E TRADIMENTI MA FINIRANNO CON IGNOMINIA ! 

TANTO PER NON DIMENTICARE : 2011 / 2016 IL QUINQUENNIO DELLO SFASCIO BANCAROTTE COSPIRAZIONI E TRADIMENTI MA FINIRANNO CON IGNOMINIA ! 

[ “AZ.” – 05/01/2017 ]
 
[ ULTIMA DAL WEB  ] – ( . . . ) – Smirne: almeno un poliziotto e un dipendente del tribunale sono morti nell’attacco al palazzo di giustizia della città, oltre ai 2 terroristi uccisi in scontri a fuoco con la polizia. Lo riporta l’agenzia statale Anadolu. In precedenza, il bilancio parlava di 11 feriti. L’attentato è stato compiuto prima con un’autobomba e poi con un assalto armato all’edificio da parte di almeno 3 terroristi, 2 uccisi, un altro risulta in fuga.[ ULTIMA DAL WEB  ] – ( . . . )
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IN QUESTO NUMERO – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:Dottor Liza, l’angelo dei bambini vittime della guerra e degli ultimi, è volata via.di Enrico Vigna [ vedi:oltre ]
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IN COPERTINA
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Tratto da “Tiscali” : il link sulla Befana – clicca e leggi tutto 
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LA “BANCAROTTA ROSSA” E LA GENERALE COMPLICITA’
[ leggi l’articolo –  [ << Roma ( “il Giornale di Napoli” ) >> ]
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Un Monte di bugie, e ora fuori i nomi

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Affacciatevi. Affacciatevi un attimo fuori dall’Italia e ascoltate cosa dicono di noi. «Monte Paschi di Siena è sopravvissuto all’inquisizione, all’unificazione dell’Italia, al fascismo e a due guerre mondiali. Non è riuscito a sopravvivere alla cattiva gestione e alla corruzione di banchieri e politici del XXI secolo». Le parole di Marco Elser, della società d’investimento britannica Lonsin Capital Ltd., disegnano bene il buco nero nel quale una crisi bancaria potrebbe precipitarci. Con il decreto da 20 miliardi, l’Italia ha varato il più grande intervento pubblico dai tempi del Duce. Correva l’anno 1933. Non è roba da poco, visto che quello di Mps si candida a diventare, per dimensioni e conseguenze, il più grande scandalo italiano dall’Unità ad oggi. E allora ci sono alcune domande semplici che richiedono risposte rapide. Che succederà se i soldi stanziati non basteranno a mettere in sicurezza Mps, le due banche venete e le altre situazioni potenzialmente a rischio? «I soldi sono sufficienti», ha fatto sapere il ministero dell’Economia. Ma è lo stesso che ancora a luglio copriva il fianco a Renzi quando quest’ultimo andava in giro a raccontare la barzelletta della «banca risanata» e dell’affare che avrebbe fatto chiunque ci avesse investito. Come sia finita è sotto gli occhi di tutti. E fu sempre il Governo ad avallare l’iper svalutazione dei crediti deteriorati di Banca Etruria e delle altre 3 banche minori risolte prima di Mps; in quel modo furono aperte voragini nei bilanci degli istituti, gettando le basi per il crollo delle loro capitalizzazioni in Borsa. La manovra salva banche impatterà sul Bilancio 2017: attendiamo fiduciosi che Gentiloni ci spieghi che cosa accadrà ai nostri già precari conti pubblici. Ora che dovranno garantire con i loro soldi, gli italiani hanno il diritto di sapere una cosa semplice: a chi la banca targata Pci- Pds-Ds-Pd ha dato 40 miliardi oggi considerati crediti deteriorati? Quali criteri sono stati seguiti nell’assegnare quei soldi? Perché Renzi, che pure denunciò le generiche colpe «della sinistra» nella gestione dell’istituto, non si assume da segretario del Pd la responsabilità di un’operazione di trasparenza? Forse perché spunterebbero i nomi di potenti e facoltosi amici del suo partito? E come possono restare al loro posto gli stessi vertici Mps che fino a 9 giorni fa facevano credere agli italiani di poter trovare sul mercato i capitali necessari al salvataggio? La situazione è più grave di quella che ci raccontano. La Bce ha adottato per il Monte gli stessi criteri utilizzati per le banche greche. Ma la Grecia è fallita, noi no. Eppure dal Governo nessuno ha fiatato. Per caso c’è qualcosa che dobbiamo sapere? In questi anni non c’è stato ministro, banchiere o Governo che non abbia ripetuto il mantra delle «banche solide ». E mentre il coro cantava, le sofferenze si accumulavano su impieghi che la crisi trasformava man mano in crediti inesigibili. Questo ha spento sul nascere qualsiasi velleità di ripresa economica, bloccando ulteriormente il già zoppicante meccanismo del credito. L’austerità non c’entra, e solo invocarla nella Nazione che ha un debito mostruoso e una spesa pubblica fuori controllo dovrebbe bastare a seppellire con una risata coloro che lo fanno soltanto per nascondere le proprie colpe. La (ex) terza banca italiana va a carte quarantotto per l’inettitudine di politici e banchieri. Fuori i nomi di chi ci ha imposto questo salasso.

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DA “AZIMUT ARCHIVIO ONLINE”

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[ PER LEGGERE L’ARTICOLO – VEDI : OLTRE ]
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[ TRATTO DAL WEB ] 

La lettera

Napolitano: “Complotto su Monti? Solo fumo”

Ecco il testo della lettera del presidente dell Repubblica al Corriere della Sera dopo le rivelazioni di Alan Friedman sui contatti tra il Colle e Monti nell’estate del 2011, cinque mesi prima della fine del governo Berlusconi

Gentile Direttore,
posso comprendere che l’idea di “riscrivere”, o di contribuire a riscrivere, “la storia recente del nostro Paese” possa sedurre grandemente un brillante pubblicista come Alan Friedman . Ma mi sembra sia davvero troppo poco per potervi riuscire l’aver raccolto le confidenze di alcune personalità (Carlo De Benedetti, Romano Prodi) sui colloqui avuti dall’uno e dall’altro – nell’estate 2011 – con Mario Monti, ed egualmente l’avere intervistato, chiedendo conferma, lo stesso Monti.

Naturalmente non poteva abbandonarsi ad analoghe confidenze (anche se sollecitate dal signor Friedman), il Presidente della Repubblica, che “deve poter contare sulla riservatezza assoluta” delle sue attività formali ed egualmente di quelle informali, “contatti”, “colloqui con le forze politiche” e “con altri soggetti, esponenti della società civile e delle istituzioni” (vedi la sentenza n.1 del 2013 della Corte Costituzionale).

Nessuna difficoltà, certo, a ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011, e non solo in estate: conoscendo da molti anni (già prima che nell’autunno 1994 egli fosse nominato Commissario europeo su designazione del governo Berlusconi), e apprezzando in particolare il suo impegno europeistico che seguii da vicino quando fui deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. Egli appariva allora – e di certo non solo a me – una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese.

Ma i veri fatti, i soli della storia reale del paese nel 2011, sono noti e incontrovertibili. Ed essi si riassumono in un sempre più evidente logoramento della maggioranza di governo uscita vincente dalle elezioni del 2008. Basti ricordare innanzitutto la rottura intervenuta tra il Pdl e il suo cofondatore, già leader di Alleanza Nazionale, il successivo distacco dal partito di maggioranza di numerosi parlamentari, il manifestarsi di dissensi e tensioni nel governo (tra il Presidente del Consiglio, il ministro dell’economia ed altri ministri), le dure sollecitazioni critiche delle autorità europee verso il governo Berlusconi che culminarono nell’agosto 2011 nella lettera inviata al governo dal Presidente della Banca Centrale Europea Trichet e dal governatore di Bankitalia Draghi.

L’8 novembre la Camera respinse il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato, e la sera stessa il Presidente del Consiglio da me ricevuto al Quirinale convenne sulla necessità di rassegnare il suo mandato una volta approvata in Parlamento la legge di stabilità. Fu nelle consultazioni successive a quelle dimissioni annunciate che potei riscontrare una larga convergenza sul conferimento a Mario Monti – da me già nominato, senza alcuna obiezione, senatore a vita – dell’incarico di formare il nuovo governo. Mi scuso per aver assorbito spazio prezioso sul giornale da lei diretto per richiamare quel che tutti dovrebbero ricordare circa i fatti reali che costituiscono la sostanza della storia di un anno tormentato, mentre le confidenze personali e l’interpretazione che si pretende di darne in termini di “complotto” sono fumo, soltanto fumo.

Con un cordiale saluto. Giorgio Napolitano
presidente della Repubblica
[ TRATTO DAL WEB ]

FORZA ITALIA INSORGE CONTRO NAPOLITANO DOPO LE RIVELAZIONI-BOMBA DEL CORRIERE DELLA SERA (E HA RAGIONE! FU UN GOLPE!)

lunedì 10 febbraio 2014

ROMA – Le rivelazioni di Alan Friedman sul ruolo giocato nella crisi del governo Berlusconi destano “forti dubbi sul modo di intendere l’altissima funzione di Presidente della Repubblica da parte di Napolitano”. Cosi’ i capigruppo di FI di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, che chiedono “urgenti chiarimenti e convincenti spiegazioni”.

“Apprendiamo con sgomento – si legge nella nota congiunta – che il Capo dello Stato, gia’ nel giugno del 2011, si attivo’ per far cadere il governo Berlusconi e sostituirlo con Mario Monti. Lo conferma lo stesso Monti. Le testimonianze fornite da Alan Friedman non lasciano margine a interpretazioni diverse o minimaliste. Tutto questo non puo’ non destare in noi e in ogni sincero democratico forti dubbi sul modo di intendere l’altissima funzione di Presidente della Repubblica da parte di Giorgio Napolitano”.

“Ci domandiamo se sia rispettoso della Costituzione e del voto degli italiani preordinare un governo che stravolgeva il responso delle urne, quando la bufera dello spread doveva ancora abbattersi sul nostro Paese. Chiediamo al Capo dello Stato di condurre innanzitutto verso i propri comportamenti un’operazione verita’. Non nascondiamo amarezza e sconcerto, mentre attendiamo urgenti chiarimenti e convincenti spiegazioni”, concludono Romani e Brunetta. 

“Le anticipazioni sul ‘Corriere della Sera’ di oggi del libro di Alan Friedman mettono il sigillo dei fatti su quelle che fino a ieri venivano liquidate come congetture o supposizioni. La dimissioni del premier Silvio Berlusconi, nel novembre 2011, furono invece il risultato di una trama politica, secondo le cronache di Friedman, che ebbe una lunga gestazione sotto la regia del presidente della Repubblica”. Lo scrive su Facebook Mariastella Gelmini, vicecapogruppo vicario di Forza Italia alla Camera dei deputati.

“Se gia’ nel giugno di tre anni fa Mario Monti, non ancora senatore a vita, aveva ricevuto segnali dal presidente Napolitano ed era stato interpellato sulla sua eventuale disponibilita’ a formare un nuovo governo, e’ di tutta evidenza che l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi era finito nel mirino di chi aveva interesse a spodestarlo. Al libro di Friedman manca per cosi’ dire il cote’ europeo o, se vogliamo, franco-tedesco. Sono sicura che l’ottimo giornalista sapra’ colmare presto questa lacuna. L’unica considerazione che al momento viene da fare e’ che la stabilita’ di governo non era ancora, nel 2011, venerata come un totem”.

“A distanza di oltre due anni, lo scenario che prende forma dalle pagine del Corriere della Sera, con le anticipazioni del libro di Alan Friedman, conferma una gravissima e inquietante verita’. Il presidente Berlusconi denuncia da tempo l’operazione di destabilizzazione esterna, con complicita’ in Italia, che ha portato alle sue dimissioni nel novembre 2011”. Lo dichiara, in una nota, la responsabile comunicazione di Forza Italia Deborah Bergamini “Ci hanno detto di tutto, ci hanno accusati di tutto. La realta’ e’ che avevamo ragione: il nome di Mario Monti come presidente del Consiglio era gia’ pronto in estate, mesi prima delle dimissioni del nostro governo. C’e’ stata una manovra alle spalle della democrazia, contro la democrazia e contro gli italiani. Un fatto di eccezionale gravita’ che richiede molte, moltissime spiegazioni e un’approfondita riflessione”, conclude. 

Fonte: agenzie stampa. 

Nota.

Invito a rileggere l’articolo che ho scritto il 22 novembre dell’anno scorso. Il piano di Napolitano su Monti  rimbalzò in Germania, infatti proprio nell’estate del 2011 (agosto!) la Deutsche Bank annunciò che avrebbe venduto tutti i titoli di Stato italiani che possedeva. Ora che emerge questo allucinante retroscena di Napolitano che ordì in segreto il piano per abbattere il governo Berlusconi – piaccia o no, legittimamente al potere su ampio mandato elettorale – esattamente poco prima dell’attacco mortale tedesco alle finanze pubbliche italiane, la conclusione è una sola: siamo di fronte al più grave attacco alla Repubblica italiana dalla data della sua proclamazione. 

Questo, l’articolo:

C’è una notizia – che non per caso abbiamo pubblicato – capace di riscrivere di botto gli utlimi due anni della politica italiana. Berlusconi nell’ottobre del 2011, da presidente del Consiglio in carica perchè legittimamente eletto dagli italiani in regolarissime e democraticissime elezioni politiche nazionali, andò in Europa, e precisamente a Bruxelles, a incontrare i vertici dell’Unione Europea, e quindi Barroso e i suoi sodali, per “trattare” l’uscita dell’italia dalla zona euro.  La notizia non trapelò, e questo la rende – se fosse necessaria una conferma, ma non serve – assolutamente veritiera. Dico non serve, perchè la fonte che oggi l’ha resa pubblica è tedesca, non italiana. Un altissimo funzionario di una prestigiosa istituzione germanica l’ha comunicata alla platea di un convegno economico svoltosi a Berlino e organizzato da un autorevole quotidiano tedesco, il Sueddeutsche Zeitung. I tedeschi c’erano a quell’incontro. E capirono. Capirono che bisognava in ogni modo e con qualsiasi mezzo abbattere Berlusconi e il suo governo, anche a costo di rimetterci dei soldi. Anche tantissimi soldi. Era un prezzo accettabile, se in cambio fossero riusciti a fermare l’italia in fuga dalla disastrosa valuta unica europea. Disastrosa per il Bel Paese, ovviamente, ma ottima, meravigliosa, eccezionale per l’economia della Germania. Così, nel volgere di poche settimane, precisamente due, l’ordine arrivò diretto dalla Cancelleria di Berlino alla Deutsche Bank e alle sue sorelle in terra di Germania: vendete i tutoli di Stato italiani a più non posso. Fate esplodere lo spread, attaccate al cuore l’Italia. Il governo deve morire. Accadde. Il mercato dei bond venne scosso da un terremoto alle fondamenta del debito pubblico italiano, epicentrato in Germania, che fece traballare tutta Europa e cadere rovinosamente Berlusconi al suolo. Al suo posto, la grande finanza tedesca – dove albergano molte delle famiglie che negli anni Trenta appoggiarono e finanziarono il Reich di Hitler (si vada a cercare i nomi, verranno trovati) chiamò al potere in italia il servo sciocco, quel Monti già amico loro e fedele servitore di più d’una associazione segreta. Il Bilderberg, ad esempio. 

Il resto è storia nota. E’ la storia di una tragedia senza fine. Centinaia di suicidi in italia, famiglie depredate dallo Stato con tasse assassine, aziende depredate da banche fameliche. Il popolo in ginocchio, disoccupato. La povertà che dilaga. Tutto questo – ma l’ho già scritto – ha prodotto rabbia e disperazione. Sono sorelle della violenza, la violenza di massa si chiama guerra. Sarà presto. In Europa.

max parisi

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M5S, Letta: "Tolleranza eccessiva". Napolitano: "Preoccupato" Berlusconi: "Barbarie giudiziaria contro di me"
 [ L’ARTICOLO – LEGGI ]
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February 11, 2014  – Su Napolitano – il << Roma >>
L’opinione di
Vincenzo Nardiello
Il fumo e l’arrosto dell’attacco all’Italia

Non c’è nulla da spiegare. Niente da chiarire. Mario Monti conferma, chi dovrebbe smentire non smentisce: fin dal giugno 2011 l’Italia fu al centro di manovre tese a disarcionare il Governo liberamente scelto dai cittadini nel 2008. Lo comprovano anche Carlo De Benedetti e Romano Prodi, il cui pedigree antiberlusconiano garantisce la genuinità delle rivelazioni. Quanto racconta Alan Friedman – Giorgio Napolitano avrebbe sondato la disponibilità di Monti a diventare premier già a giugno 2011 – conferma ciò che da tempo era ormai chiaro: quell’anno la caduta dell’esecutivo Berlusconi non fu dettata dallo spread, ma dalla volontà di sovvertire l’esito democratico delle urne. Una volontà proveniente dall’estero, e in particolare da Germania e Francia, già al corrente della devastante crisi finanziaria (provocata attraverso la disastrosa gestione del caso greco) che di lì a poco si sarebbe abbattuta sull’Europa del Sud, a tutto vantaggio dei Paesi del Nord. Volontà assecondata da chi, in Italia, aveva l’interesse politico di togliersi dai piedi il Governo di centrodestra. Ora, se fosse confermata la rivelazione che addirittura retrodata l’inizio di questo progetto a giugno 2011, sarebbe dimostrata tutta la premeditazione. In quei giorni, infatti, lo spread viaggiava sotto i 200 punti (più basso di oggi), per poi salire poco oltre quella soglia e ridiscendere a fine mese, senza giustificare alcun “piano d’emergenza”, che tutt’al più si sarebbe dovuto discutere col Governo in carica, certo non con un prof della Bocconi. Inoltre, l’Ue aveva approvato il Def dell’Italia, mentre la famigerata lettera della Bce arriverà solo il 5 agosto. Possibile che in giugno qualcuno a Roma fosse già al corrente di quella missiva? Se così fosse, non sarebbe certo uno scandalo se il Presidente si fosse adoperato per “parare il colpo” in tempo. Se invece la lettera fosse stata utilizzata come strumento per far fuori un Esecutivo legittimato dalle urne, il discorso cambierebbe. E molto. Non è escluso, ad esempio. che lo stesso Capo dello Stato possa essere rimasto vittima del lavorìo di ambienti interessati all’indebolimento economico e industriale dell’Italia. Un quadro nel quale si innestarono la rottura di Fini, lo scontro Berlusconi- Tremonti, le iniziative giudiziarie contro il Cavaliere e il logoramento della maggioranza. Mercoledì scorso, a Strasburgo, Napolitano si è difeso dalle accuse di chi considera i governi Monti e Letta « quasi inventati per ca priccio del Presidente della Repubblica », sostenendo che invece non si trattò di nomi diversi da quelli emersi «nel corso delle consultazioni ». La discrasia evidente tra quelle parole e le rivelazioni di queste ore appare qualcosa di più del «f umo » denunciato da Napolitano. La storia va riscritta.

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governo Monti, finanza, etc., da “Archivio Azimut – online”, video intervista ( tratta dal nostro servizio del 2 luglio 2012 – vedi : sotto),  più volte replicata in rete ]

 30:59Guarda più tardi  1° parte intervista ad Arturo Stenio Vuonodi arturo stenio vuono157 visualizzazioni

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TANTO PER NON DIMENTICARE : 2011 / 2016 IL QUINQUENNIO DELLO SFASCIO BANCAROTTE COSPIRAZIONI E TRADIMENTI MA FINIRANNO CON IGNOMINIA !

 
IN QUESTO NUMERO : RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO : Dottor Liza, l’angelo dei bambini vittime della guerra e degli ultimi, è volata via. di Enrico Vigna
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[ “AZ.” – 05/01/2017 ]
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IN COPERTINA
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 L’AEREO RUSSO CADUTO SUL MAR NERO – V’era a bordo anche il  Dottor Liza, l’angelo dei bambini vittime della guerra e degli ultimi ( . . . )
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
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—-Messaggio originale—-
Da: associazioneazimut@tiscali.it
Data: 5-gen-2017 17.49
A: “Azimutassociazione”<azimutassociazione@libero.it>
Ogg: Fwd: Dottor Liza, l’angelo dei bambini vittime della guerra e degli ultimi, è volata via. di Enrico Vigna

——– Original Message ——–

Subject: Dottor Liza, l’angelo dei bambini vittime della guerra e degli ultimi, è volata via. di Enrico Vigna
Date: Thu, 5 Jan 2017 10:14:00 +0000 (UTC)
From: Enrico <enricoto@yahoo.it>
To: Enrico Vigna <enricoto@yahoo.it>

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CLICCA L’ALLEGATO E LEGGI TUTTO
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Il 25 dicembre 2016 è caduto sul Mar Nero in Russia un aereo Tupolev TU –154 del Ministero della Difesa russo con 92 persone a bordo, tutte decedute.

Era diretto in Siria per portare un carico di aiuti umanitari destinati all’Ospedale Tishreen e a quello di Lattakia. A bordo c’era una parte del coro dell’Armata Rossa, che avrebbe cantato il 31 dicembre in un concerto per le truppe russe. Sull’aereo vi erano anche 9 giornalisti tra cui tre reporter del Canale Uno di Russia e tre del canale televisivo Zvezda Tv. …. 

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CLICCA L’ALLEGATO E LEGGI TUTTO
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[ “AZ.” – 05/01/2017 ]
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A PRESTO !
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“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
FINE INTERVENTO 
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