PIETRO GOLIA VERSO IL TRIGESIMO – INTERVENTI DI ARCELLA DE MARCO SCHIFONE VUONO E ALTRI


PIETRO GOLIA VERSO IL TRIGESIMO – INTERVENTI DI ARCELLA DE MARCO SCHIFONE VUONO E ALTRI

VISITA IL SITO

Associazione Azimut | Raccolta di e-mail dell … – WordPress.com

https://azimutassociazione.wordpress.com/

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut.

———————————————————————————————-
IL SERVIZIO ODIERNO – anteprima di web tra breve in rete
PIETRO GOLIA VERSO IL TRIGESIMO – INTERVENTI DI ARCELLA DE MARCO SCHIFONE VUONO E ALTRI [ “AZ.” – 05/02/2017 ]
———————————————————————————————-
Nessun testo alternativo automatico disponibile. PIETRO GOLIA VERSO IL TRIGESIMO
[ “AZ.” – 05/02/2017 ]
 

Se Tornasse Ferdinando II di Borbone (Valerio Minicillo … – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=TeBaZVnDYbg

10 lug 2011 – Caricato da Ilovenaples2007

Per ordinare il CD da cui è tratta la canzone scrivere a: infovaleriominicillo@gmail.com La canzone ..

 
———————————————————————————————-
PARLO CON PIETRO ( “Azimut” – il post del presidente )
———————————————————————————————-
Risultati immagini per esequie di pietro golia a napoli “AZIMUT” –  VERSO IL TRIGESIMO DELLA TUA DIPARTITA – PARLO CON PIETRO [ Arturo Stenio Vuono ]
———————————————————————————————-
<< Perchè cercate tra i morti colui che è vivo ? >> . Questa la sconvolgente rivelazione dei Vangeli sul Risorto; spazzò via il dubbio, le incertezze e le incredulità che, attraverso i secoli, avevano costruito con l’insidia delle consorterie del male. D’altronde, prima e dopo, non vi fu mai popolo che negasse la vita oltre la vita. Vorrà pur dire qualcosa ? In questo lasso di tempo, tra la tua dipartita e verso il trigesimo, non potrò fare a meno di cercarti, desiderare di averti in sogno; pensiero ricorrente che tu possa parlarmi; stupidamente, ipotizzando un fuori da me, nel mentre già ti ho dentro. E ora lo so con certezza, l’irriducibile – come amavi chiamarmi – ti custodirà nelle idee che hai seminato, sino a quando sarà e a Dio piacendo, per l’incrociarsi delle domande e delle risposte che mi darò, perchè me li darai.La Resurrezione del Cristo e la nostra Rinascita – attraverso il viaggio verso la Grande Luce – sono le due verità che non sarà mai possibile sopprimere. Certe anime elette, come la Tua, dal percorso terreno fatto tutto per gli altri, e senza risparmiarsi, hanno avuto il premio del perimento fisico, secondo giustizia e amore, già inverandosi in cosa buona e giusta; sei mancato, addormentandoti – nella stanchezza dell’ennesima correzione di bozze dei tuoi tomi – in sede della tua vera casa, dentro la casa editrice dove ti sei attardato – come d’uso – in camera ardente; hai avuto un tributo, silenzioso e raccolto, cristiano autentico; sei passato, avvolto nel vessillo del Sud, dal tuo circolo – trincea e avamposto di riscosse e, poi, hai proseguito come d’uso. Dovrò fare a meno dei nostri colloqui telefonici e delle tue esortazioni al prosieguo di editoriali e post, di tutte le tue condivisioni; delle chiamate al citofono di casa, senza preannuncio, quasi sempre al primo pomeriggio delle domeniche, per consegnarmi e consigliarmi libri, riviste e altro; per prendere un caffè e uno scambio di idee sulle ultime. Ne dovrò fare a meno, ma – stattene certo – farò ugualmente quello che ancora mi ispirerai e che potrò fare. In fede.
 
———————————————————————————————-
[ TRATTO DA EreticaMente  – AL SUO POSTO DI COMBATTIMENTO ]
———————————————————————————————-
 

L’eredità culturale di Pietro Golia – ANDARE AVANTI PER LA TRADIZIONE VIVENTE – Stefano Arcella

 

 
 
 

Al suo posto di combattimento

E’ morto così com’era vissuto, al suo posto di combattimento: nella sua casa editrice, fra i suoi libri e i suoi giornali, nel mentre preparava nuove iniziative culturali. E’ morto facendo ciò che amava compiere, ciò cui aveva dedicato realmente tutta la sua vita. Hanno trovato le bozze di un testo a fianco a lui, le bozze che stava leggendo. Chi è stato nel pomeriggio di mercoledì, alla sede della casa editrice, ha vissuto un momento tragico, ma anche l’esperienza di un mondo che si ritrova e che vive.

Il nostro incontro

Lo avevo incontrato lunedì sera, 30 gennaio, presso la libreria Controcorrente. Pietro mi aveva comunicato la data della “grande presentazione” del mio ultimo libro e la conferma della disponibilità della sala. L’appuntamento successivo era per giovedìì 2 febbraio per esaminare la bozza dell’invito e ragionarci insieme. Pietro interpretava il suo ruolo di editore in un modo peculiare; non lasciava nulla all’improvvisazione, curava con attenzione tutti i dettagli, dalla scelta del titolo dell’evento alle immagini, ai simboli, fino al cromatismo. E quest’attenzione era un iter condiviso, elaborato, maturato insieme all’autore del libro, in un rapporto sempre diretto. Ogni evento, ogni testo, ogni invito stampato si caricava di una forte impronta di consapevolezza, maturata nella comune riflessione, nella discussione costruttiva, talvolta vivace, ma sempre feconda.

Ci conoscevamo sin dal 1972, nella militanza politica giovanile, quando lui era segretario provinciale del Fronte della Gioventù, ed io ero il fiduciario d’istituto del nucleo FdG al liceo Genovesi. Ricordo bene che già allora Pietro si distingueva per un modo diverso, più maturo e consapevole, di concepire la politica giovanile, con uno spiccato senso critico e una capacità d’attenzione e di profondità nel leggere i fatti e i “segni” dell’epoca; era una capacità che non s’incontrava facilmente, in un momento storico molto difficile, in cui si agiva spesso sulla base di spinte emotive, pienamente comprensibili, ma non sempre supportate dalla lucidità intellettiva.

1975: nasce la Libreria

Quando poi, nel 1975, fu aperto Controcorrente, il centro di diffusione libraria, io fui presente nel momento in cui veniva montata l’insegna della libreria, quell’insegna che oggi è un vero e proprio cimelio storico. Avevo vent’anni e per me, che ero molto sensibile al momento culturale della dimensione politica, quello fu un evento importantissimo, come lo fu per tutto l’ambiente dell’area non-conforme e di “destra” in senso ampio. Erano gli anni in cui si teorizzavano gli organismi paralleli, l’attenzione all’impegno culturale e si cercava di trovare una via d’uscita costruttiva alla logica degli opposti estremismi in cui il sistema cercava d’intrappolarci.

Pietro aveva compreso che non si fa una seria politica – nel senso più alto della parola, come politèia – senza un adeguato retroterra culturale, che significa studio, pensiero, creatività intellettuale, tutti elementi che danno respiro, spessore e indicano le linee di vetta di una battaglia politico-culturale.

Dalla libreria alla Casa Editrice

Ci incontravamo periodicamente in libreria (sono un bibliofilo sin da ragazzo), soprattutto dalla metà degli anni Novanta, per la favorevole concomitanza di due fatti nuovi: la promozione assidua dell’attività editoriale per cui Controcorrente diventava sistematicamente casa editrice e, quasi in contemporanea, la mia nuova sede di lavoro, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, che rendeva più agevole e frequente la possibilità d’incontrarci. Pietro spesso veniva a trovarmi in biblioteca, anche per le informazioni bibliografiche che gli interessavano e per i testi che voleva consultare e sui quali chiedeva il mio aiuto.

La svolta: I Misteri del Sole.

La svolta avvenne nel 2000, quando tenni una conferenza all’Archeoclub di Napoli (ospitato presso il Goethe Institut) sui Misteri di Mithra in età imperiale romana. Pietro venne ad ascoltarmi e, terminata la mia  esposizione, mi trasse in disparte e mi disse: “Stefano, tu non puoi sciupare una tematica così vasta e che conosci così bene in una conferenza. Devi scriverne un libro, un libro pensato bene e fatto bene. Penso io a pubblicartelo”.

Nacque così un sodalizio culturale ed un’avventura che è stata al tempo stesso intellettuale, esistenziale, umana, amicale; non si trattava solo di un “lavoro” in senso tecnico. I Misteri del Sole (2002) erano e sono tuttora (e lo saranno ancora di più in seguito) una ricerca interiore ed il mio rapporto con Pietro era giocato sul registro di una comprensione intuitiva. Il titolo fu una mia idea che Pietro approvò compiaciuto. “Esatto!” mi disse, con quell’aria gagliarda che sprigionava energia, l’energia di una figura carismatica. I contenuti del libro erano il frutto di un mio lavoro decennale, iniziato alla fine degli anni ’80. La veste grafica, le foto, il cromatismo, tutto ciò era lavoro di Pietro. Lui mi disse che quel libro avrebbe avuto un futuro ed un suo forte seguito. Il libro ha suscitato molti apprezzamenti e di quell’argomento ho parlato per molti anni, nelle mie conferenze.

Poi curai e introdussi l’opera di Julius Evola La Via della realizzazione di sé secondo i Misteri di Mithra (2007), trasformando un opuscolo di trenta pagine della vecchia edizione del 1982 in un libro di 170 pagine, con l’appendice sul Rituale Mithriaco, che egualmente introdussi sotto il profilo storico-culturale. Pietro apprezzava molto lo studio serio, approfondito, scrupoloso, ove il senso della Tradizione quale richiamo interiore e l’attenzione ai miti ed ai simboli si coniuga con il rigore scientifico. E ci furono poi le prefazioni e i saggi introduttivi ai libri di altri autori, le interviste pubblicate in testi collettanei. Tutte esperienze che hanno lasciato in me una traccia permanente e un vivo ricordo.

Promotore culturale

Nei numerosissimi colloqui privati che abbiamo avuto nel corso degli anni, posso testimoniare che Pietro era severo, giustamente esigente nei confronti di chi proponeva le bozze di un suo libro in modo superficiale, improvvisato, pressapochistico. So di libri che non sono stati mai pubblicati perché l’editore non era convinto della qualità del testo, perché non era soddisfatto dell’accuratezza della ricerca. So di bozze di libri inizialmente impresentabili che sono stati trasformati, facendo maturare gli autori, grazie alla supervisione di Pietro e di chi collaborava con lui a sovraintendere con grande impegno alla limatura dei contenuti.

Pietro era capace di seguire tutto con grande attenzione. Egli era, incarnava lo spirito militante nella battaglia culturale per la Cultura della Tradizione che per lui non è – adopero di proposito il tempo presente – una rievocazione nostalgica e sterile del passato ma riscoperta di valori da vivere e attualizzare oggi e da proiettare nel futuro.

La Tradizione per lui è Tradizione vivente.

Misteri Antichi e Pensiero Vivente

Nel 2014, gli presentai il testo del mio ultimo libro Misteri Antichi e Pensiero Vivente; il testo che presentavo all’editore era impegnativo, trattandosi di un ampio excursus sui culti misterici del mondo antico e sulla possibile attualizzazione del retaggio misterico in forme e con modalità adatte al mutamento antropologico del ricercatore spirituale moderno.

Pietro comprese al volo che il mio pensiero, partendo dalla lezione di Julius Evola, si era aperto a nuovi orizzonti ed io stavo percorrendo una nuova via di possibile realizzazione interiore e non solo di orizzonte speculativo.  Nell’ultimo capitolo mi richiamo, infatti, alla lezione di Massimo Scaligero ed anche a quella di Rudolf Steiner, di Giovanni Colazza, di Pio Filippani Ronconi.

So che il libro ha suscitato discussioni – com’è bene che sia – e so con certezza (essendomi stato riferito da più fonti e da lui personalmente) che Pietro spiegava a tutti che “Stefano va avanti, Stefano non si ferma” e invitava tutti a leggerlo. Ho detto non a caso “a leggerlo”; non era solo la sollecitazione all’acquisto, ma proprio a soffermarsi e a riflettere sui contenuti perché Pietro non era soltanto un editore, ma un vero promotore culturale che credeva in ciò che faceva.

Centralità marginali

In quel momento (esattamente un anno addietro, febbraio 2016) Pietro dimostrò tutta la sua apertura mentale e la sua perspicacia che peraltro aveva già dimostrato quando, tempo prima, aveva accolto la proposta di Luciano Arcella, di pubblicare un libro collettaneo sulla metropoli come fenomeno mondiale con le sue aree marginali e propose un titolo capace di far trasalire tutto l’ambiente tradizionalista: “Centralità marginali. Cinque saggi di antropologia urbana”.

Pietro lo lesse e comprese tutta l’importanza e l’attualità di quella tematica. Il libro usci nel 2010(coi contributi di Luciano Arcella, Stefano Arcella, Carlo Gambescia, William Gonzales, Salvatore Santangelo), riscuotendo molti apprezzamenti, anche presso ambienti diversi, come, ad esempio, quello dell’Associazione Nazioanle Sociologi ove fu presentato su iniziativa del critico d’arte Maurizio Vitiello (benemerito promotore di molte mie conferenze).

Il libro fu anche presentato anche alla Biblioteca del Ministero dei Beni Culturali a Roma, nel settembre del 2011, in Via del Collegio Romano, ove Pietro parlò insieme a Gianfranco De Turris. E nel contesto di quel libro, io diedi un mio contributo, con un saggio su Santa Maria Francesca, la Santa dei Quartieri Spagnoli, dal titolo: “Un culto della fecondità nei Quartieri Spagnoli di Napoli fra religiosità popolare e degrado sociale”.

L’editore comprese pienamente e condivise l’attenzione verso un culto popolare e femminile di cui indagavo le radici antiche, precristiane, nella prospettiva di una diffusione della coscienza delle nostre tradizioni e dei retaggi antichissimi, addirittura arcaici, da cui esse traggono origine. Era una strada per riscoprire e riaffermare la Tradizione come tradizione vivente, concretamente storicizzata, attuale e proiettata nel futuro.

Iniziative meritorie

E’ difficile riassumere in modo esaustivo un’attività così intensa e variegata. Ricordo che fu Controcorrente a organizzare la presentazione a Napoli (febbraio 2008), insieme all’avv. Valerio De Martino, dell’ultimo libro di Filippini Ronconi “Zarathustra e il Mazdeismo”, o le conferenze con Marco Tarchi, o quella sull’esoterismo nelle canzoni di Lucio Battisti e Mogol, con Marco Rossi (allievo di De Felice), solo per citarne alcune.

Fondamentale è stato l’apporto di Pietro – unitamente all’impegno, altrettanto importante, di Edoardo Vitale, direttore dell’importante e storica rivista L’Alfiere – del famoso convegno annuale di Gaeta sulla storia del Regno di  Napoli cui hanno partecipato studiosi, scrittori, giornalisti, artisti di varia formazione, e i convegni a Palazzo S. Teodoro a Napoli, sempre sullo stesso filone.

E’ tutto un mondo, di idee, valori, revisioni storiografiche, elaborazioni culturali, ma anche una comunità umana, fatta di legami, amicizie radicate, ricordi, emozioni, dibattiti, iniziative.

Solo ora, nel mentre scrivo, mi accorgo di come e quanto Pietro abbia dato un impulso importantissimo nel creare tutto un mondo.

E quindi occorre allargare la prospettiva, per avere una visione d’insieme sulle “linee di vetta” del suo pensiero e della sua opera.

 

La lezione di Pietro Golia

Al di là del mio rapporto con Pietro Golia, di un comune itinerario esistenziale e intellettuale che è ormai parte integrante del patrimonio culturale di una comunità e di tutto un mondo, giova soffermarsi sul senso complessivo della suo impegno

.

Controcorrente – e Pietro Golia che né è stato il promotore e animatore per oltre quaranta anni  – è la storia della Cultura della Tradizione, della cultura identitaria e non conformista di Napoli, del Meridione, dell’Italia.

Pietro ha avuto il grande e indiscutibile merito di pubblicare autori importanti, italiani e stranieri, da Julius Evola(ricordo gli Ultimi scritti con introduzione del compianto Gabriele Marzocco) a Pino Rauti, da Alain De Benoist ad Alexander Dugin, alla monumentale opera di Solgenitsin “Storia degli Ebrei in Russia”, fino al filosofo neo-marxista Costanzo Preve.

E poi la feconda letteratura, con numerosi Autori, di revisionismo storiografico sul Risorgimento, sul Regno delle Due Sicilie,  sulle insorgenze cattoliche e controrivoluzionarie del 1799, sul cardinale Ruffo, sul Sanfedismo, sul cosiddetto “Brigantaggio”dopo l’unità d’italia, del quale  ha rivalutato le motivazioni culturali e sociali.

Pietro aveva capito che un popolo inteso come comunità di destino, come senso del “noi” comunitario, può esistere solo a partire da una consapevolezza  della propria storia e delle proprie radici. In una parola: della sua Cultura, nel senso spengleriano della Kultur, della civiltà organica.

 E tale consapevolezza presuppone lo studio, la lettura, l’esercizio di un pensiero perspicace, dinamico, agile, penetrante. Un pensiero libero e spregiudicato, anticonformista. Un pensiero controcorrente, che non caso era il nome della sua casa editrice. La Kultur presuppone anche unità di pensiero e di stile di vita, valori incarnati, inverati e vissuti nel quotidiano, nelle azioni e nei fatti.

Per circa mezzo secolo Pietro – e la sua Controcorrente – è stato un punto di riferimento, di dibattito, di creatività, di elaborazione culturale e  di azione costruttiva,  nel solco della Cultura della Tradizione.

E il messaggio che ci lascia in eredità è quello di non fermarsi, di continuare la sua battaglia.

Nel mentre scrivo queste righe, mi risuonano nella mente e nel cuore le parole con le quali spesso mi salutava, al termine dei nostri colloqui, con quella sua Vis di trascinatore: “Stefano! Andiamo avanti, per andare più avanti ancora! ”

Ed io, scherzosamente, gli rispondevo: ”Purché andiamo avanti in vita, altrimenti sembra una cosa lugubre ….”.  E lui sorrideva.

E so, sento che, dal mondo superiore in cui ora si trova ora, sta vedendo questo scritto e  mi sta dicendo “Esatto!”, con quella sua aria gagliarda, unita a un sorriso di bonomìa partenopea.

Stefano Arcella

 ———————————————————————————————————————

DAL << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>

———————————————————————————————————————-

Pietro Golia e il timore di interrompere l’Opera

Opinionista: 

Luciano Schifone

L’incredulità ed il dolore dominavano il sentimento della moltitudine di amici e camerati che ha affollato la basilica di San Ferdinando per la liturgia funebre per Pietro Golia. Quella chiesa, voluta da Re Ferdinando, ha assunto nel tempo la funzione di luogo simbolico della città come comunità. Lì si svolgeva il Te Deum di fine d’anno, lì sono stati accolti per l’ultimo abbraccio gli uomini illustri e gli artisti più amati dai napoletani, quello il luogo giusto per Pietro. Lì accanto, nella sede storica di “Controcorrente” in via De Cesare, ha sviluppato interamente il suo percorso terreno, partendo dalla militanza politica e finendo con l’identificarsi con la Storia di Napoli come Capitale di un Regno dell’anima di un popolo che abbraccia tutto il Sud. Ma in quella Chiesa, intesa propriamente come assemblea, con la testimoniava della stima per l’uomo, non c’era solo incredulità per la circostanza improvvisa ed il dolore per la morte di una persona cara, c’era anche un sentimento di preoccupazione, quasi di timore se non di paura; quel sentimento che ti accompagna e ti pervade quando un evento ti sconvolge perché rischia di determinare l’interruzione di qualcosa che dai per scontato che esista. Un evento che mette in discussione la prosecuzione di un percorso qualcuno faceva anche per te! Serpeggiava, insomma, con il dolore anche il timore che con la sua scomparsa si potesse disperdere il frutto dell’enorme lavoro svolto con l’azione tenace, costante, e coerente delle edizioni di Controcorrente. Un lavoro straordinario che ha dato certamente una spinta propulsiva determinante alla poderosa opera di revisione storiografica della vita del Regno ed in particolare alla ricerca delle verità nascoste o negate del processo di unificazione di Italia o “dell’invasione piemontese” come diceva lui. Se da una parte anche questo sentimento dimostra il riconoscimento della sua attività, discreta e lontana da presenzialismi vanesi ma sempre presente laddove c’era da sostenere, anche con passione e virulenza, le ragioni del popolo del Sud, nei più piccoli e sperduti paesini dell’Irpinia o della Basilicata, dall’altra parte, come ha detto giustamente il suo fratello ideale Gigetto Branchini, pone a tutti coloro che hanno condiviso in tutto o in parte, con più o meno forza o partecipazione, la sfida e l’obbligo morale di non far finire questa eccezionale opera. Non solo per affetto, ma principalmente per l’importanza storica e politica della azione che Pietro ha contribuito a costruire. La funzione culturale di una casa editrice coraggiosa ed indipendente come Controcorrente è fondamentale per garantire la possibilità di espressione anche a chi è contro o fuori dal pensiero unico e dal politicamente corretto. In definitiva non possiamo permetterci di perdere Controcorrente come luogo di verità e di battaglia culturale per il riscatto della dignità del popolo meridionale.

———————————————————————————————-

TRATTO da BARBADILLO.IT

———————————————————————————————-barbadillo.it

La tradizione napoletana “controcorrente” e Pietro Golia

La figura esemplare di Pietro Golia, distintasi per il suo straordinario impegno ultra quarantennale, prima con il centro di diffusione libraria “Controcorrente”…

Il ricordo. Pietro Golia e la tradizione politica napoletana “Controcorrente”

Pubblicato il 4 febbraio 2017 da Marco Francesco De Marco
Categorie : Cultura
Pietro Golia, editore e uomo libero

Pietro Golia, editore e uomo libero

La figura esemplare di Pietro Golia, distintasi per il suo straordinario impegno ultra quarantennale, prima con il centro di diffusione libraria “Controcorrente” e poi con le edizioni omonime, si afferma in un preciso contesto ideale, politico e metapolitico, rappresentato dalla “tradizione napoletana”, sviluppatasi nel dopoguerra (e non solo a Napoli) in particolare all’interno di Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, e poi nel MSI e Fronte della Gioventù. In questo originale milieu ideale, foriero di prospettive metapolitiche altrettanto particolari, si fondono elementi soltanto in apparenza contrastanti. La particolarità di quella che abbiamo definito “tradizione napoletana”, sta in un superamento dello schema manicheo applicato alla Storia d’Italia: superamento avvenuto grazie a studi e pubblicazioni che si sono succedute nei decenni, posizionando il livello dell’analisi su di un piano alto, degno, serio, traendo la storia d’Italia dal pantano della propaganda e dell’ideologia, per consegnarla al suo giusto ambito: la memoria degli avi, dei popoli d’Italia che, con splendore, uniti o divisi, vissero per secoli sotto bandiere diverse dal tricolore. Tale superamento si è realizzato attraverso la fusione della storia Patria post-unitaria con quella precedente. Fusione che si è potuta realizzare attraverso la storicizzazione degli eventi unitari, liberati dalla fanfara risorgimentalista e post-risorgimentalista. Inutile dire che Pietro Golia è stato un gigante, un protagonista assoluto di questa opera, coincidente in pratica con la sua stessa vita. Qualcuno si è chiesto, per riassumere, come sia stato possibile assistere ai saluti romani dedicati al “Presente” di Pietro Golia, con il contemporaneo sventolio della bandiera del Regno delle Due Sicilie. Tra costoro, i perplessi, vi sono molti che considerano la storia, alla maniera dei partigiani dell’ANPI, un proscenio nel quale si sono eternamente esibiti solo i buoni ed i cattivi: un manicheismo infantile che perdura e che, purtroppo, rischia di produrre ancora danni. Ai napoletani, in particolare a coloro che vissero l’inizio della stagione del revisionismo storico sull’unità d’Italia, questa “commistione” non appare per nulla blasfema o contraddittoria. In quella piazza piangente ed orgogliosa di uno dei campioni della dedizione ideale, nella folla di camerati che si è raccolta attorno a Pietro Golia, attraverso cinque generazioni o cicli di militanti, l’idea di Patria e di riscrittura della storia, gli ideali del Fascismo e l’orgoglio per il passato duosiciliano e napolitano, convivono attraverso la consapevolezza della propria storia: consapevolezza che è tale proprio grazie a quella scuola napoletana che Pietro da decenni valorizzava e della quale era egli stesso uno degli esponenti di punta. A Napoli, in larga parte del sud, ma per il vero anche a Roma ed in tante parti del nord, non esiste lo schema poco pregiato dei “cattolici” difensori dei Borbone e di “presunti ” pagani difensori del risorgimento “ufficiale”. No, la scuola napoletana ha visto convivere gli ideali del Fascismo con l’orgoglio del proprio passato pre-unitario, in tutti gli ambienti. Evoliani, tradizionalisti romani, seguaci della “”Religio Patrum”. Cattolici, “lefevriani”, laici, socialisti nazionali. Tutti hanno superato il risorgimentalismo propagandistico, senza naturalmente abbandonarsi a degenerazioni di segno opposto.

Con orgoglio ricordiamo e rivendichiamo, quale perfetta incarnazione di questa visione degli eventi storici, il sodalizio realizzatosi tra “Controcorrente” ed “il Solco”, il giorno in cui l’indegno carignano Vittorio Emanuele volle rimettere piede in Italia, toccando il suolo napoletano. Stampammo dei manifesti, affissi con la consueta allegria, come sempre preceduta da cene e momenti comunitari, e distribuimmo migliaia di volantini con le due sigle dei nostri sodalizi affiancate: “Contro i Savoia senza se e senza ma”: E lo striscione recitava “1861 massacratori, 1943 traditori”. Giornate indimenticabili, scolpite nel cuore e nella memoria. Ma la lungimiranza, l’amore per quanto ci è proprio, la superiore lucidità politica di Pietro Golia, fecero si che identico trattamento fu da egli dedicato, sia in qualità di “diffusore di cultura” che di editore, anche ad ambiti culturali ed ideologici diversi. Pietro, ancora una volta avanguardista (in tutti i sensi) fu tra i primi a trattare gli aspetti relativi alla Sovranità Monetaria, all’abbrutimento globalista e di ogni altro fenomeno che, con il suo fiuto, prima di ogni altro, intuiva e subito traduceva in tema politico e culturale. I meriti di Pietro, che diffuse e pubblicò testi di storia, politica, economia, spiritualità, non si esauriscono nella sua opera politica e culturale, ma si completano attraverso la dimensione dell’esempio, della dedizione totale, dell’identificazione tra la propria vita e la quotidiana, incessante, inarrestabile lotta ideale che egli seppe incarnare meglio di chiunque altro. Ci piace pensare che, al di là delle sue capacità personali, della sua personalità forte, tutto il valore che egli espresse possa essere stato anche frutto dell’appartenenza ad una scuola. Un filone prezioso di conoscenza, capace di guardare al passato ed al futuro con la particolare saggezza di un popolo: della parte nobile (in senso etico) del popolo napolitano, della quale egli faceva parte sia per sangue che per meriti speciali. Se, come speriamo, apprestandoci a contribuire all’opera, la scuola napoletana avrà un futuro altrettanto pregno di valore, ricordiamoci che sarà stato principalmente merito di Pietro Golia, morto tra i suoi libri, mentre, come tutti i giorni, si dedicava alle sue idee ed i suoi ideali.

P.s. Tanti sarebbero dovuti essere i nomi di personalità che hanno dedicato la loro vita alla fondazione ed alla affermazione di questa scuola di pensiero. Ma oggi, ricordando Pietro Golia, a soli due giorni dall’inizio del suo ultimo viaggio, abbiamo pensato che fosse giusto fare un solo nome, il suo.

@barbadilloit

Di Marco Francesco De Marco
 

Si svolgeranno oggi, alle 15, nella chiesa San Ferdinando di Napoli in piazza Trieste e Trento, i funerali di Pietro Golia, meridionalista appassionato, giornalista e editore che ha fondato, negli anni novanta, le edizioni Controcorrente. Amico leale e combattivo, ha sposato con entusiamo il progetto di crowdfunding Sos Partenope, per la traduzione in italiano del libro di Jean-Noël Schifano, Dictionnaire amoureux de Naples,  che diffonde lautentica immagine di Napoli, contro stereotipi e pregiudizi. E il 14 novembre 2016  ha  coordinato un dibattito per lanciarlo, con Eugenio Bennato come ambassador, alla Fondazione Made in Closter. A lui dedichiamo queste immagini.Facebook

Twitter

———————————————————————————————-
TRATTO DAL WEB
———————————————————————————————-
( . . . ) Pietro Golia, meridionalista appassionato, giornalista e editore che ha fondato, negli anni novanta, le edizioni Controcorrente. Amico leale e combattivo, ha sposato con entusiamo il progetto di crowdfunding Sos Partenope, per la traduzione in italiano del libro di Jean-Noël Schifano, Dictionnaire amoureux de Naples,  che diffonde l‘autentica immagine di Napoli, contro stereotipi e pregiudizi. E il 14 novembre 2016  ha  coordinato un dibattito per lanciarlo, con Eugenio Bennato come ambassador, alla Fondazione Made in Closter. A lui dedichiamo queste immagini. Vola in alto tra nuvole, felice, sorridente, leggero. Si sente sollevato da ogni peso,  malgrado sottobraccio abbia un bel mucchio di libri. I suoi libri controcorrente. Che scavano nel pensiero non uniformato, libero, capace  di mettere a nudo le ipocrisie di un mondo monocorde, controllato dal successo del denaro e dei banchieri. Pietro è felice perché se ne è andato come ha vissuto, dicendo la verità, senza mezze misure, disadorna di aggettivi e avverbi. Guardando tutti diritto negli occhi.Adesso, di fronte a lui, c’è un veliero sospeso nell’aria carico di  bambini che lo accolgono con la spontaneità di chi non ha ancora in testa categorie di esclusione. Destra, sinistra, bene, male, buoni , cattivi. Sfiora il Vesuvio che  finalmente si è svegliato, disegnando la spuma bianca di un saluto. Pietro sale, agita la mano per ricambiare la gentilezza di quella sorpresa. E Il Vulcano non si fa attendere, espandendo nell’atmosfera la sua voce cavernosa:  «Ti sono grato per aver sempre difeso i valori di questa terra martoriata dalle bugie. Ma la tua voce non sarà dispersa. Troverà sempre qualcuno che raccoglierà la  stessa passione per l’onestà storica, aperta alle ragioni di tutti, rendendo giustizia ai vinti e alla forza dei loro ideali».Lui non risponde, ma il suo viso si illumina. E’ la luce del coraggio di abbracciare sempre idee scomode. Compagne eterne della mente. In foto, Pietro Golia (con il microfono) al dibattito organizzato per il progetto Sos Partenope,  Fondazione Made in Cloister
———————————————————————————————-
PIETRO GOLIA VERSO IL TRIGESIMO – INTERVENTI DI ARCELLA DE MARCO SCHIFONE VUONO E ALTRI [ “AZ.” – 05/02/2017 ]
———————————————————————————————-
“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
FINE INTERVENTO

 

Advertisements

2 pensieri su “PIETRO GOLIA VERSO IL TRIGESIMO – INTERVENTI DI ARCELLA DE MARCO SCHIFONE VUONO E ALTRI”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...