IL DIBATTITO : L’ETERNA BATTAGLIA PER IL MEZZOGIORNO


IL DIBATTITO : L’ETERNA BATTAGLIA PER IL MEZZOGIORNO



 
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OGGI [ anteprima di web -servizio tra breve in rete ] – IL DIBATTITO : L’ETERNA BATTAGLIA PER IL MEZZOGIORNO [ “AZIMUT-NEWS” : 09/02/2017 ]

Malaunità – Eddy Napoli / videoclip ufficiale (sottotitoli in … – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=J0zGmoWo9ns

05 gen 2012 – Caricato da Angelo Forgione

video del brano di Eddy Napoli sulla vera storia dell’unità d’Italia e del processo risorgimentale.

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GLI INTERVENTI SONO TRATTI DAL << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >> -DA “IL SUDSIAMONOI.IT“-DALLE PAGINE FACEBOOK (Pietro Diodato-Carmine Ippolito)
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IN COPERTINA
L’INDIMENTICABILE PIETRO GOLIA
L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta UN’EREDITA’ DA NON DISSIPARE
IL RICORDO ( PIETRO LIGNOLA – vedi : al termine del servizio )
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 IL DIBATTITO : L’ETERNA BATTAGLIA PER IL MEZZOGIORNO
 << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>

1 Giornata della Memoria”: Caro Lignola, Le scrivo……

L’obiettivo è comune: Italia del Sud autonoma. Non dividiamoci, è quello che vogliono, per tenere il Sud sotto scacco

 

di Mimmo Della Corte

Con  “Un appello per la memoria storica”, apparso sul “Roma”, Pietro Lignola, ha risposto – in maniera garbata, ma, com’è suo solito, determinata – al mio “Prima la marcoregione Italia del Sud, poi penseremo alla memoria”, da me pubblicato nel sito “ilsudsiamonoi.it”, nel quale contestavo le proposte (in verità, una soltanto, quella che  chiede l’istituzione di una giornata della memoria per ricordare il genocidio del popolo delle Due Sicilie) contenute nel “manifesto-appello del Gruppo Azione meridionale, mentre per le altre due:  Rimozione dei monumenti ed il cambio dei toponimi dedicati ai criminali di guerra savoiardi; e quella relativa alla Modifica dei testi e dei programmi scolastici al fine di trasmettere la verità storica alle giovani generazioni, sono assolutamente d’accordo. Ne sottolineavo, però, e lo ribadisco l’inutilità. Forse avremo contribuito, come spiegano i proponenti, a perfezionare il processo di unificazione civile della nazione nell’autentico e comune sentire di tutte le popolazioni che ancora e comunque aspirano a farne parte” e, quindi,  “l’unificazione economica, sociale, civile e non solo geografica” dell’Italia. Ma quando tutto questo dovesse realizzarsi: e – per grazia ricevuta dall’alto ed in conseguenza della “giornata della memoria” – noi meridionali saremo universalmente, ufficialmente ed eternamente riconosciuti come vittime dell’aggressione savoiarda (cosa di  cui, ormai, sono piene le librerie e le vie del web e solo chi non vuole rendersene conto, può non accorgersi); le nostre strade non saranno più intitolate  a Vittorio Emanuele II, ma a Carlo di Borbone; e nelle nostre piazze non ci saranno più monumenti equestri di Giuseppe Garibaldi, bensì quelli di Federico II (cosa, per altro che, volendolo, le amministrazioni locali del Sud potrebbero fare già oggi, senza dover chiedere il permesso ad alcuno); e, quando i docenti decideranno (visto che l’adozione dei testi dipende da loro e non dal Ministero e dagli Uffici Scolastici Regionali) che è arrivato il momento di scegliere quelli che raccontano la verità  e rifiutare quelle che continuano a propalare menzogne (cosa aspettano a farlo, visto che, per fortuna, oggi, di libri che raccontano la verità storica ce ne sono in giro tantissimi?);  per il Sud non cambierà alcunchè. Se non in peggio. Continuerà ad essere una colonia del Nord, come lo è stato finora. E i governi centrali continueranno – come hanno fatto in questi 156 anni – a depredarlo del futuro dei suoi figli.

E quando ho adombrato che potesse trattarsi di proposte finalizzate a ricavare possibili ritorni elettorali, non intendevo riferirmi a Lignola che non sapevo neanche essere fra gli estensori del documento, bensì soltanto un sospetto (che, per altro,  ribadisco), sulla scorta di precedenti e fallimentari esperienze.

Detto questo, caro  Lignola, personalmente la battaglia per l’autonomia del Sud, non l’ho cominciata adesso, ma da qualche decennio, come dimostrano le centinaia, di articoli, da me firmati e pubblicati, anche sul Roma, sul Secolo d’Italia, Il Borghese, Chiaia Magazine ed altri, nonchè i libri pubblicati con Controcorrente e Iuppiter, fra cui “SUPERSUD – quando eravamo primi”, nei quali ho sempre ripetuto che il rilancio (non il riscatto, perché  non ha niente di cui doversi far perdonare) del Sud, passa per la riconquista della sua autonomia e, quindi, da una battaglia unitaria, senza colori politici e con un unico obiettivo: riconquistare al Mezzogiorno quei primati che già erano suoi e che gli furono barbaramente strappati. Certo, non sarà facile e neanche veloce, ma è tempo di cominciare e con determinazione. Prima, però, che sia troppo tardi. Anche perché, sono perfettamente d’accordo, il prima ed il dopo, non contano, Purtroppo, anche se quel prima dovesse arrivare oggi, sarebbe già, sempre e comunque, troppo tardi   Mentre se non cominceremo subito a combattere insieme, probabilmente, anche quel dopo non arriverà MAI.

Leggi qui l’articolo completo di Pietro Lignola

<< ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>

2 La memoria storica: appello in 3 richieste

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, anche se mi è stato impossibile partecipare alla conferenza stampa della scorsa settimana, mi onoro di essere tra i fondatori del “Gruppo Azione Meridionale” e tra gli estensori del manifesto-appello per il riconoscimento, a tutti i livelli, della realtà storica riguardo alla conquista delle Due Sicilie e al massacro della sua popolazione. Per chi sia ancora all’oscuro dell’iniziativa, riassumo le tre richieste contenute nell’appello: 1) Istituzione di una “Giornata della memoria” per ricordare il genocidio del popolo delle Due Sicilie. L’appello è stato trasmesso all’Unesco oltre che, ovviamente, alle maggiori autorità italiane. 2) Correzione dei testi scolastici, oggi infarciti di menzognera retorica risorgimentale, perché le nuove generazioni possano conoscere la verità su quanto accadde fra il 1860 e il 1871 nei territori del Regno conquistato. L’appello è stato indirizzato al Ministero della Pubblica istruzione e alle autorità scolastiche delle regioni interessate. 3) La modifica delle intitolazioni delle strade e la rimozione dei monumenti che ricordano personaggi responsabili delle spoliazioni e dei massacri perpetrati in danno del popolo meridionale. L’appello è stato indirizzato ai sindaci di Napoli, di Palermo e di tutti gli altri comuni che erano compresi nel Regno delle Due Sicilie. Si è fatto appello, infine, a tutti i componenti delle istituzioni locali e a tutti i cittadini meridionali e siciliani “affinché aderiscano a queste iniziative e le sostengano per dare inizio a un movimento di rinascita delle nostre terre – troppo a lungo spogliate, sfruttate e ingiustamente oppresse e discriminate – che persegua l’obiettivo della parificazione economica, sociale e civile della Nazione”. Mimmo Della Corte ha scritto sul web un articolo critico sull’iniziativa. Egli ritiene le “Proposte – (la seconda e la terza) decisamente condivisibili, la prima molto di meno – indubbiamente suggestive, soprattutto in fatto di possibili ritorni elettorali, ma che rappresentano in termini reali l’ennesima dimostrazione di debolezza e di arrendevolezza nei confronti dell’alt( r)aitalia, di un Mezzogiorno che continua a cercare di camminare in avanti, ma con la testa costantemente rivoltata all’indietro”. Auspica, piuttosto, “una riforma federalista su base macroregionale della Costituzione” e promette che, poi, “la revisione dei testi e dei programmi scolastici e la desavoiardizzazione di strade e piazze, la faremo noi dell’Italia del Sud”. Caro Della Corte, a me non interessano per nulla i “possibili ritorni elettorali”: non mi sono cimentato nei ludi cartacei quando avevo l’età e non mi sognerei mai di farlo adesso. Constato che siamo d’accordo sull’obiettivo di restituire alle terre già borboniche la necessaria autonomia (che appare, ormai, questione di sopravvivenza). Il problema è nei tempi. Se vogliamo soltanto sognare, allora tanto vale farlo in grande: le Due Sicilie tornate regno sotto Carlo IV. Poi ci svegliamo. Quanto tempo ci vuole per la riforma federalista e quante probabilità ci sono? Non mi va di sognare in piccolo. E allora la prima cosa da fare è tenere alta la bandiera e consegnarla alle prossime generazioni, che non debbono aver bisogno di contestare le menzogne insegnate nelle scuole. Una giornata mondiale servirebbe anche a questo: a ricordare, cioè, ai giovani, quelle cose orribili che realmente accaddero. Oggi i campi di sterminio nazisti sono pane quotidiano per gli scolari e non solo; gli altri genocidi, quelli degli amerindi, degli aborigeni australiani, degli armeni e, ovviamente, dei patrioti delle Due Sicilie non sono ricordati e, quindi, pochi ne hanno notizia. Casalduni, Pontelandolfo e Fenestrelle dovrebbero essere nomi familiari (al posto di Goito e Custoza) a tutti i meridionali e non soltanto a pochi (anche se in numero crescente) cultori delle nostre radici. La rimozione dei toponimi e dei monumenti della vergogna, per sostituirli con nomi e fatti meritevoli di ricordo o, anche, con gli antichi nomi, è cosa più facile delle altre, specie ove si consideri che la sollecitiamo a tutti coloro che, sul territorio dell’antico Regno, hanno la possibilità di operare in tal senso. Restituire al Corso Vittorio Emanuele il nome della regina che volle l’apertura della strada non è cosa difficile: se il Comune di Napoli volesse farlo, potrebbe. L’idea, anzi, potrebbe solleticare il Dema, sempre alla ricerca dei voti borbonici. L’importante, caro Della Corte, è cominciare subito, senza aspettare la macroregione. Ben venga, poi, quest’autonomia per continuare la ricostruzione dell’anima del Sud, libero dall’oppressione di Torino, Roma e Milano (oltre che Bruxelles). E, ovviamente, anche per iniziare la ricostruzione del corpo di questa nazione immiserita e costretta, ancora una volta, a cercare fortuna altrove. Conditio sine qua non, la fine della camorra e della mafia, portate al potere da Garibaldi, dai colonizzatori piemontesi e dei “galantuomini” loro amici (che ancora governano quel che resta del Sud). Sono d’accordo con te che bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare tutti insieme. Facciamolo, senza tante inutili discussioni sul prima e sul dopo. Forse anche i quotidiani che si dicono napoletani cominceranno ad accorgersene. 

PAGINE FACEBOOK (Pietro Diodato-Carmine Ippolito)

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Questo è il documento-appello presentato alla stampa stamattina.
1)Per la istituzione della Giornata della Memoria che ricordi il genocidio delle popolazioni meridionali tra il 1860 ed il 1871 ad opera dell’esercito sabaudo.
2)Per la rimozione dei monumenti ed il cambio dei toponimi dedicati ai criminali di guerra savoiardi.
3)Per la modifica dei testi e dei programmi scolastici al fine di trasmettere la verità storica alle giovani generazioni.
4)Per l’obiettivo della unificazione economica,sociale,civile e non solo geografica.
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“IL SUDSIAMONOI.IT

Prima la macroregione “Italia del Sud” poi … – Il Sud siamo Noi

www.ilsudsiamonoi.it/2017/01/27/macroregione-2/

27 gen 2017 – di Mimmo Della Corte. Di seguito le tre proposte contenute nel documento-appello, inviato all’Unesco, al Capo dello Stato, al presidente del ..

Prima la macroregione “Italia del Sud” poi penseremo alla “memoria”

Sudisti basta con lamentazioni e proposte “con le quali e senza le quali”, per il Sud, “tutto resta tale e quale”. Anzi, peggiora

di Mimmo Della Corte

Il Sud siamo Noi

Per crescere il Sud ha bisogno di autonomia decisionale, autodeterminazione e macroregione “Italia del Sud” e non, come propone il “Gruppo Azione Meridionale”, di una innocua “desavoiardizzazione” delle nostre città e della mestizia di “una giornata delle memoria” in onore dei nostri caduti nel 1861 e tantomeno di restare agganciato ad un’Italia che da 155 anni continua a trattarlo solo come un bancomat.

Sudisti basta con lamentazioni e proposte “con le quali e senza le quali”, per il Sud, “tutto resta tale e quale”. Anzi, peggiora.
Proposte – (la seconda e la terza) decisamente condivisibili, la prima molto di meno – indubbiamente suggestive, soprattutto in fatto di possibili ritorni elettorali, ma che rappresentano in termini reali l’ennesima dimostrazione di debolezza e di arrendevolezza nei confronti dell’alt(r)aitalia, di un Mezzogiorno che continua a cercare di camminare in avanti, ma con la testa costantemente rivoltata all’indietro. Per cui, non accorgendosi degli ostacoli, inciampa e cade in continuazione e, ciò nonostante, prosegue imperterrito, senza mai girare la testa dal verso giusto. Ebbene, mi domando e, soprattutto lo domando ai proponenti, ammesso che “lorsignori” aderiscano alle richieste, quando – per grazia ricevuta dall’alto  ed in conseguenza della “giornata della memoria” – noi meridionali saremo universalmente ed eternamente riconosciuti come vittime dell’aggressione savoiarda; le nostre strade non saranno più intitolate  a Vittorio Emanuele II, ma a Carlo di Borbone; e nelle nostre piazze non ci saranno più monumenti equestri di Giuseppe Garibaldi, bensì quelli di Federico II, cosa cambierà, in concreto per il Sud? Praticamente nulla, se non in peggio. Continuerà ad essere una colonia del Nord, come lo è stato finora. E i governi centrali continueranno – come hanno fatto in questi 155 anni – a depredarci del futuro e non avremo neanche il diritto di protestare. Amici del Sud, parliamoci chiaro, fino a che saremo disponibili ad accettare il predominio dell’alt(a)Italia, e ci contenteremo delle loro concessioni non andremo da nessuna parte e ci impoveriranno sempre di più. Ormai la storia ed il successi del Regno delle Due Sicilie; che quell’epopea si sia conclusa, com’è finita – grazie anche al tradimento di meridionali al soldo dei Savoia – con un genocidio – nonostante libri e testi scolastici continuino a nasconderli – ormai è noto a tutti. Quindi a cosa servirebbe che questi signori ci facessero la concessione di riconoscerlo? Anzi, c’è anche il rischio, diciamocelo, che – proprio perché non cambierebbe alcunché – questi signori, potrebbero anche accettarle, sapendo che – così, facendo – avranno iscritto un’altra ipoteca sul domani di questa terra. A chi torna utile tutto ciò? Non certo, al Mezzogiorno che per crescere ed uscire dalla situazione di colonia del Nord e di procurato ritardo di sviluppo ha bisogno di una cura da cavallo, come l’istituzione della Macroregione autonoma Italia del Sud, e non di una semplice aspirina, come un riconoscimento postumo dei soprusi subiti. Un obiettivo, indubbiamente, non facile, perché passa attraverso una riforma federalista su base macroregionale della Costituzione e, per riuscirci ha bisogno che tutti i “sudisti” degni di questo nome e che amano davvero la propria terra, si rimbocchino le mani e lottino tutti insieme: parlamentari del territorio, consiglieri regionali, istituzioni locali e semplici cittadini, per conquistarlo. Poi,  il resto la revisione dei testi e dei programmi scolastici e la desavoiardizzazione di strade e piazze, la faremo noi dell’Italia del Sud. Lasciando, ovviamente, ad altri “la triste e mesta ricorrenza” della “giornata della memoria”.
 
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<< ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>
5 L’INDIMENTICABILE PIETRO GOLIA
UN’EREDITA’ DA NON DISSIPARE
IL RICORDO ( PIETRO LIGNOLA )
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UN’EREDITA’ DA NON DISSIPARE,
Cari amici lettori, voi sapete quanto mi ripugni la parte del corista. Il complimento che più spesso mi viene rivolto è quello di essere “una voce fuori dal coro”. Il problema è che il coro è, di solito, quello orribilmente stonato del “politicamente corretto“. Oggi, pertanto, farò eccezione alla regola, unendomi al coro che celebra e rimpiange Pietro Golia (soltanto su queste colonne ne hanno già scritto Novi e Schifone).Pietro Golia è stato,

sull’altro lato della barricata, quello che è stato Gerardo Marotta per la sinistra giacobina. Un uomo di cultura e, soprattutto, un operatore culturale. Un Uomo con la maiuscola, che aveva le idee chiare e lottava per esse. Un uomo modesto, che non amava mettersi in mostra, ma era sempre presente quando c’era un impegno da assumere. Un uomo che viveva per la Politica, ma, dopo una breve presenza in consiglio comunale, rifuggì sempre la politicuccia delle poltrone e degli affari poco puliti.Io l’ho incontrato, per l’ultima volta, il venti di gennaio, a una riunione intesa a lanciare una richiesta: la giornata del ricordo per i patrioti duesiciliani massacrati dall’invasore piemontese.Pietro è stato un pioniere della revisione storica contro gli stereotipi risorgimentali, quando questi sembravano ancora incrollabili. Ma egli amava tutta la storia del nostro paese. Io conservo, ad esempio, i volumi di Francisco Elias de Tejada che rivalutano l’epoca spagnola, comunemente detta vicereale.Io sono stato molto manchevole nei suoi confronti e, oggi, ne sono molto addolorato. Pietro mi aveva invitato, infatti, a dargli un mio scritto tradizionale (un lavoro teatrale in lingua napoletana) ed io, immerso nella mia naturale pigrizia, non sono stato capace di completarne in tempo l’introduzione.Pietro, invero, era un tradizionalista nel senso migliore della parola. Voleva che la Tradizione vivesse in questi tempi che provano in ogni modo a distruggerla e, a questo scopo, pubblicava opere attualissime di pensatori, anche stranieri, che combattono il globalismo e le altre idee inumane che dominano questo tempo finale di Kali-Yuga.Le persone come Pietro sono molto rare e non è facile sostituirle. Dobbiamo sperare, però, che in qualche modo questo avvenga. Sarebbe un danno irreparabile se la fiaccola da lui mantenuta accesa in tutti questi anni dovesse spegnersi. Io penso che sia necessario e urgente chiamare a raccolta tutti quelli che possono offrire un contributo per la continuazione di questa indispensabile lotta culturale. Sarà molto difficile, però, trovare qualcuno che abbia le sue infaticabili capacità organizzative.Preghiamo per il suo Spirito e chiediamo alla Provvidenza che anche la sua opera possa avere una nuova vita.

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Santuario Diocesano SS. Crocifisso – Frati Minori Cappuccini – Cosenza

#NuovoConsiglioProvincialeOfmCapCalabria

Auguri a Fr. Pietro Ammendola, nuovo Ministro Provinciale, a Fr. Giovanni Loria, eletto Vicario, ed ai nuovi Consiglieri della Provincia Cappuccina di Calabria Fr. Ippolito Fortino, Fr. Antonello Castagnello e Fr. Francesco Donato.

Gesù Crocifisso li benedica e li custodisca nel Suo Amore.
Il Padre Serafico ottenga loro tutto l’ardore per essere servi operosi e fedeli.

Ad maiora semper!

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Giovedì, 9 Febbraio 2017
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Tra chi cerca il congresso, chi vuole le primarie, chi sogna le elezioni e chi teorizza lo status quo, il primo partito italiano somiglia ad una maionese impazzita. Le alleanze interne che hanno finora consentito a Renzi di fare il bello e il cattivo tempo nel Pd sono in procinto di saltare.

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L’EDIZIONE DEL GIORNO

Il “Secolo d’Italia” è il quotidiano on line della destra italiana: fondato a Roma nel 1952, nel 1963 divenne l’organo di partito del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e nel 1995 di Alleanza Nazionale.

Nel 2009 è stato uno dei quotidiani del Popolo della Libertà. Attualmente è organo della Fondazione Alleanza Nazionale.

 

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(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
FINE INTERVENTO
 
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