I CULI DI PIETRA SE NE FREGANO DEL POPOLO E BRIGANO PER GUADAGNARSI UN PASSAPORTO SINO AL 2018 – L’EDICOLA E ALTRE NOTIZIE


I CULI DI PIETRA SE NE FREGANO DEL POPOLO E BRIGANO PER GUADAGNARSI UN PASSAPORTO SINO AL 2018 – L’EDICOLA E ALTRE NOTIZIE 

I CULI DI PIETRA SE NE FREGANO DEL POPOLO E BRIGANO PER GUADAGNARSI UN PASSAPORTO SINO AL 2018 – L’EDICOLA E ALTRE NOTIZIE 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 11 FEBBRAIO 2017 ]
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da post su facebook

A 18 anni dalla morte!
Pinuccio Tatarella,un maestro di politica,che avrebbe dato alla destra italiana il ruolo che le spettava in Italia ed in Europa.

L'immagine può contenere: 4 persone, vestito elegante e notte
IL SERVIZIO ODIERNO
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I CULI DI PIETRA SE NE FREGANO DEL POPOLO E BRIGANO PER GUADAGNARSI UN PASSAPORTO SINO AL 2018 – L’EDICOLA E ALTRE NOTIZIE 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 11 FEBBRAIO 2017 ]
 
AH ! QUESTI ITALIBANI – ASSUEFATTI E RASSEGNATI !
Incendio all'impianto di Acerra, in fumo tremila balle di rifiuti
l’Italia.

( E PAOLO BARNARD, PREVEDENDO, CHIARAMENTE DIXIT : “…So bene che non siete capaci di reagire, non lo fareste neppure ad appiccarvi fuoco, inutili vigliacchi. Non mi scrivete… )

I nuovi scontri a Bologna © ANSA SCONTRI A BOLOGNA…

AH ! QUESTI ANTAGONISTI…SI BALOCCANO CON I TORNELLI E IL RESTO OK…

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LA COMMEMORAZIONE PROTOCOLLARE ED OVATTATA….
 
[ LA NOTIZIA – tratto dal web : link ]
 
Foto d'archivio delle foibe (ANSA)Politica.

Centinaia di studenti ospitati in Aula insieme a componenti delle associazioni degli esuli in Aula a Montecitorio. Mattarella: “Foibe espressione degli orrori del ‘900”

 
CARO MATTARELLA : ESPRESSIONE – SEMMAI – DELL’ORRORE COMUNISTA E DELLA BARBARIE ROSSA CHE CONTA NUMEROSI EREDI… [ “AZIMUT” – NAPOLI ]
 
NON SOLO FOIBE – MEMENTO
( . . . )  il post di Comunità MIlitante La Deceris.
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..
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COSI’ IN RETE – POST E LINK
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( . . . . ) il post i ( . . . )
·
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Lorenzo Ligato ha aggiunto 3 nuove foto — con Lorenzo Liga.
9 ore fa · 

#Foibe,per non dimenticare le atrocità subite dagli #italiani della #VeneziaGiulia, dell’#Istria e della #Dalmazia… #SiamoItaliani 🇮🇹

 
( . . . ) la foto di Treccani.it.
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Nel #GiornoDelRicordo si commemorano le vittime delle foibe, usate durante la 2° guerra mondiale per liberarsi dei corpi >http://www.treccani.it/encicl…/foibe_(Dizionario-di-Storia)/

 
( . . . )  il post ( . . . )
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I CULI DI PIETRA SE NE FREGANO DEL POPOLO E BRIGANO PER GUADAGNARSI UN PASSAPORTO SINO AL 2018 L’EDICOLA E ALTRE NOTIZIE
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—-Messaggio originale—-
Da: “Controcorrente” <info@controcorrentedizioni.eu>
Data: 06/02/2017 14.30
A: “Controcorrente”<info@controcorrentedizioni.eu>
Ogg: Pietro vive!
 
Ringraziamo tutti coloro
che ci hanno voluto manifestare
i sensi del loro affetto e della loro vicinanza.
La casa editrice Controcorrente
continuerà il suo percorso
nel solco tracciato da Pietro Golia
e secondo i suoi insegnamenti.
Siamo grati fin da ora
a quanti vorranno continuare a incoraggiare
e sostenere il nostro lavoro.
PIETRO VIVE!
VISITA IL SITO

Associazione Azimut | Raccolta di e-mail dell … – WordPress.com

https://azimutassociazione.wordpress.com/

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut.

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L’ITALIA DEI “PALAZZI” SE NE FREGA : DOPO LE MOTIVAZIONI DELLA CORTE SULLE MODIFICHE ALL’ITALICUM – TIRANNICUM : UN VERO CAPOLAVORO DI “EQULIBRISMO” E LE “RACCOMANDAZIONI”…CHE NON IMPONGONO UN BEL NULLA, LA “MANGIATOIA” PROSEGUIRA’; CHE DEL POPOLO SE NE FOTTONO!
 
IN COPERTINA
La Farnesina sotto attacco hacker per mesi. Cosa faceva Gentiloni e chi è sospettato dello spionaggio IL “GENTILE GENTILONI!” – ALIAS “LA CARAMELLA” – LEADER DI TUTTO RISPETTO DEI CULI DI PIETRO CHE, A PARTE LE “SCENEGGIATE” SULLA LEGGE ELETTORALE, SI GUARDERANNO BENE DAL LASCIARE GLI SCRANNI PRIMA DEL 2018. LA LORO ITALIA HA SUPERATO OGNI LIMITE DELLA VERGOGNA E DELL’INDECENZA. UN VERO SCHIFO !
 
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TRATTO DA  << ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ >>
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L’Italia nell’Ue finirà all’inferno: così parlò Craxi, 20 anni fa

Unione Europeauguale: declino, per l’Italia, la prima vittima dell’euro, grazie a un certo Romano Prodi. E il contesto è chiaro: si scrive globalizzazione, ma si legge impoverimento della società e perdita di sovranità e indipendenza. Sono alcune delle “perle profetiche” di quello che Vincenzo Bellisario definisce «l’ultimo statista italiano», ovvero il vutuperato Bettino Craxi, spentosi 17 anni fa nel suo esilio di Hammamet. Un uomo che «bisognava eliminare a tutti i costi», scrive Bellisario, sul blog del “Movimento Roosevelt”, ricordando alcuni punti-chiave del vero lascito politico del leader socialista, eliminato da Mani Pulite alla vigilia dell’ingresso italiano nella sciagurata “camicia di forza” di Bruxelles, i cui esiti si possono misurare ogni giorno: disoccupazione dilagante e crollo delle aziende, con il governo costretto a elemosinare deroghe di spesa per poter far fronte a emergenze catastrofiche come il terremoto. «C’è da chiedersi perché si continua a magnificare l’entrata inEuropacome una sorta di miraggio, dietro il quale si delineano le delizie del paradiso terrestre», scriveva Craxi oltre vent’anni fa. Con questi vincoli Ue, «l’Italia nella migliore delle ipotesi finirà in un limbo, ma nella peggiore andrà all’inferno».
«Ciò che si profila, ormai – profetizzava Craxi – è un’Europain preda alla disoccupazione e alla conflittualità sociale, mentre le riserve, le preoccupazioni, le prese d’atto realistiche, si stanno levando in diversi paesi che si apprestano a prendere le distanze da un progetto congeniato in modo non corrispondente alla concreta realtà delle economie e agli equilibri sociali che non possono essere facilmente calpestati». Il governo italiano, visto l’andazzo, «avrebbe dovuto, per primo, essendo l’Italia, tra i maggiori paesi, la più interessata, porre con forza nel concerto europeo il problema della rinegoziazione di un Trattato che nei suoi termini è divenuto obsoleto e financo pericoloso». Rinegoziare Maastricht? Nemmeno per idea: «Non lo ha fatto il governo italiano. Non lo fa l’opposizione, che rotola anch’essa nella demagogia europeistica. Lo faranno altri, e lo determineranno soprattutto gli scontri sociali che si annunciano e che saranno duri come le pietre». A tener banco, ancora, saranno «i declamatori retorici dell’Europa», ovvero «il delirio europeistico che non tiene conto della realtà». Sbatteremo contro «la scelta dellacrisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione», un disastro che – secondo il “profeta” Craxi – è stato quindi accuratamente programmato.
L’euro? No, grazie: «Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro». Già, il mondo globalizzato: «La globalizzazione non viene affrontata dall’Italia con la forza, la consapevolezza, l’autorità di una vera e grande nazione, ma piuttosto viene subita in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza». Questo mortificante mutamento, aggiunge Craxi, si colloca «in un quadro internazionale, europeo, mediterraneo, mondiale, che ha visto l’Italia perdere, una dopo l’altra, note altamente significative che erano espressione di prestigio, di autorevolezza, di forzapoliticae morale». Non è certo amica della pace questa «spericolata globalizzazione forzata», in cui ogni nazione perde la sua identità, la consapevolezza della suastoria, il proprio ruolo geopolitico.
«Cancellare il ruolo delle nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire». Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione, aggiunge Craxi, si avverte «il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare», opportunamente “accolti” da politici perfettamente adatti a questo nuovo ruolo di maggiordomi. Un nome? Romano Prodi. «Nel vecchio sistema – scrive Craxi – il signor Prodi era il classico sughero che galleggiava tra i gruppi pubblici e i gruppi privati con una certa preferenza per quest’ultimi ed una annoiata ma non disinteressata partecipazione ai palazzi dei primi». Come presidente dell’Iri non era nient’altro che «una costola staccata dal sistema correntizio democristiano» e, lungo il cammino, si era dimostrato «poco più di un fiumiciattolo che rispondeva sempre, sulle cose essenziali, alla sua sorgente originaria». Il “signor Prodi”, come leader politico? «Nient’altro che il classico bidone». Infatti se ne sono accorti tutti. Vent’anni dopo.

Unione Europea uguale: declino, per l’Italia, la prima vittima dell’euro, grazie a un certo Romano Prodi. E il contesto è chiaro: si scrive globalizzazione, ma si legge impoverimento della società e perdita di sovranità e indipendenza. Sono alcune delle “perle profetiche” di quello che Vincenzo Bellisario definisce «l’ultimo statista italiano», ovvero il vutuperato Bettino Craxi, spentosi 17 anni fa nel suo esilio di Hammamet. Un uomo che «bisognava eliminare a tutti i costi», scrive Bellisario, sul blog del “Movimento Roosevelt”, ricordando alcuni punti-chiave del vero lascito politico del leader socialista, eliminato da Mani Pulite alla vigilia dell’ingresso italiano nella sciagurata “camicia di forza” di Bruxelles, i cui esiti si possono misurare ogni giorno: disoccupazione dilagante e crollo delle aziende, con il governo costretto a elemosinare deroghe di spesa per poter far fronte a emergenze catastrofiche come il terremoto. «C’è da chiedersi perché si continua a magnificare l’entrata in Europa come una sorta di miraggio, dietro il quale si delineano le delizie del paradiso terrestre», scriveva Craxi oltre vent’anni fa. Con questi vincoli Ue, «l’Italia nella migliore delle ipotesi finirà in un limbo, ma nella peggiore andrà all’inferno».

«Ciò che si profila, ormai – profetizzava Craxi – è un’Europa in preda alla disoccupazione e alla conflittualità sociale, mentre le riserve, le preoccupazioni, le prese d’atto realistiche, si stanno levando in diversi paesi che si apprestano a prendere le distanze Bettino Craxida un progetto congeniato in modo non corrispondente alla concreta realtà delle economie e agli equilibri sociali che non possono essere facilmente calpestati». Il governo italiano, visto l’andazzo, «avrebbe dovuto, per primo, essendo l’Italia, tra i maggiori paesi, la più interessata, porre con forza nel concerto europeo il problema della rinegoziazione di un Trattato che nei suoi termini è divenuto obsoleto e financo pericoloso». Rinegoziare Maastricht? Nemmeno per idea: «Non lo ha fatto il governo italiano. Non lo fa l’opposizione, che rotola anch’essa nella demagogia europeistica. Lo faranno altri, e lo determineranno soprattutto gli scontri sociali che si annunciano e che saranno duri come le pietre». A tener banco, ancora, saranno «i declamatori retorici dell’Europa», ovvero «il delirio europeistico che non tiene conto della realtà». Sbatteremo contro «la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione», un disastro che – secondo il “profeta” Craxi – è stato quindi accuratamente programmato.

L’euro? No, grazie: «Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro». Già, il mondo globalizzato: «La globalizzazione non viene affrontata dall’Italia con la forza, la consapevolezza, l’autorità di una vera e grande nazione, ma piuttosto viene subita in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza». Questo mortificante mutamento, aggiunge Craxi, si colloca «in un quadro internazionale, europeo, mediterraneo, mondiale, che ha visto l’Italia perdere, una dopo l’altra, note altamente significative che erano espressione di prestigio, di autorevolezza, di forza politica e morale». Non è certo amica della pace Romano Prodiquesta «spericolata globalizzazione forzata», in cui ogni nazione perde la sua identità, la consapevolezza della sua storia, il proprio ruolo geopolitico.

«Cancellare il ruolo delle nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire». Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione, aggiunge Craxi, si avverte «il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare», opportunamente “accolti” da politici perfettamente adatti a questo nuovo ruolo di maggiordomi. Un nome? Romano Prodi. «Nel vecchio sistema – scrive Craxi – il signor Prodi era il classico sughero che galleggiava tra i gruppi pubblici e i gruppi privati con una certa preferenza per quest’ultimi ed una annoiata ma non disinteressata partecipazione ai palazzi dei primi». Come presidente dell’Iri non era nient’altro che «una costola staccata dal sistema correntizio democristiano» e, lungo il cammino, si era dimostrato «poco più di un fiumiciattolo che rispondeva sempre, sulle cose essenziali, alla sua sorgente originaria». Il “signor Prodi”, come leader politico? «Nient’altro che il classico bidone». Infatti se ne sono accorti tutti. Vent’anni dopo.

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FORSE NON HA TORTO – PUNTI DI VISTA
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( . . . ) il post di Cosimo Recupero.
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Cosimo Recupero ( . . . )

Faccio una premessa: non mi piacciono per niente i grillini, anzi li detesto proprio, sul piano politico, ovviamente. Tuttavia trovo assurda una prima pagina come questa. Essa è la prova che in Italia, dove tutti si sciacquano la bocca con parolone grosse come “meritocrazia”, poi basti essere particolarmente banali per arrivare persino a dirigere un giornale (chiamamolo così) di tiratura nazionale. Detto questo, mi dissocio completamente da questo tipo di giornalismo, utilizzato però anche contro Berlusconi in passato e per il quale nessuno (forse solo io e pochi altri) si scandalizzava. Devo però fare un’altra considerazione e cioè che, come dice un detto fin troppo noto, chi di spada ferisce, di spada perisce. Credo che Grillo e i suoi, quelli che chiaamano Berlusconi lo psiconano e Renzi l’ebetino, non dovrebbero oggi stupirsi di ricevere un trattamento simile da certa carta stampata. In altre parole, hanno torto tutti. E questo conferma, per la millesima volta, la mia teoria: BISOGNA TORNARE ALLA POLITICA VERA, QUELLA DI VENTI ANNI FA, QUELLA DI PRIMA DI MANI PULITE. Ma ve lo immaginate voi un giornale come l’Avanti o il Popolo che apostrofano così un avversario politico?

 
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DELLO STATO DELL’ARTE – NARDIELLO SUL “ROMA”
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sul “Roma”.9 Feb 2017
Vincenzo Nardiello
NAPOLI. E meno male che il problema erano Silvio Berlusconi e il suo Governo. Nelle ultime ore, con lo spread risalito pericolosamente a quota 200 punti e la manovra correttiva da 3,4 miliardi chiesta dall’Ue all’Italia, i riflettori sono tornati ad accendersi sul nostro debito pubblico. 
le cifre. I numeri, però, parlano chiaro: a novembre 2011, quando l’ultimo Esecutivo di centrodestra fu defenestrato a furor di spread, il debito pubblico italiano era fermo a 1.904,8 miliardi di euro. A novembre 2016, in base all’ultimo dato reso noto dalla Banca d’Italia, è arrivato a 2.229,4 miliardi. Insomma, un aumento secco di 324,6 miliardi in 5 anni. Cinque anni durante i quali si sono succeduti ben tre governi – Monti, Letta e Renzi – che avevano promesso un’azione di risanamento per riportare sotto controllo i conti pubblici e, in particolare, il livello d’indebitamento. 
Ma soprattutto si tratta di anni durante i quali, a differenza di quanto accadde durante la fase più acuta della crisi dei debiti sovrani – con l’allora premier Berlusconi chiuso in ciò che restava del fortino di palazzo Chigi ad invocare l’intervento della Bce – l’istituto guidato da Mario Draghi ha fatto di tutto per tenere bassi i tassi d’interesse, aumentando costantemente gli acquisti di Btp. Stando ai calcoli effettuati ieri dal Centro Studi di Unimpresa, nell’ambito delle operazioni di politica monetaria della Banca centrale europea, Bankitalia è passata dai 95 miliardi di bond italiani comprati a febbraio 2013 ai 266 miliardi di fine 2016, con un incremento del 174% dall’inizio della legislatura. 
IL MEDICO STUDIA, IL MALATO MUORE. L’Italia «ha un debito molto elevato e ci siamo impegnati a cominciare a farlo scendere, a iniziare dal 2016». Era il 7 giugno del 2016 e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, annunciava nel salotto di Porta a Porta che il debito italiano sarebbe diminuito. Qualche giorno prima, il 25 maggio, lo stesso Padoan annunciava che il debito italiano «si è stabilizzato, è riconosciuto da tutti e comincerà a scendere molto rapidamente». 
Ebbene, è lo stesso, ineffabile ministro che l’altro ieri, di fronte ad uno spread schizzato nuovamente a 200 punti, ha dichiarato che «le vicende di questi giorni e di queste ultime ore ci ricordano in modo sgarbato come un Paese ad alto debito non possa non occuparsi della sua discesa». E chi avrebbe dovuto occuparsene, se non lui e il governo Renzi?
renzi DA record. Se non fosse tutto scritto, nero su bianco, sarebbe difficile finanche da credere. D’altra parte non occorreva una laurea in Economia per capire che il debito pubblico certo non si sarebbe ridotto a colpi di bonus elettorali. Che adesso ci presentano un conto salatissimo, al punto da far rischiare all’Italia addirittura una procedura d’infrazione. Quando si è dimesso, Renzi ha lasciato ogni cittadino italiano indebitato per 2.617 euro in più. Nessuno ha fatto peggio di lui: 2.110 miliardi quando l’ex Rottamatore si è insediato, 2.230 miliardi pochi giorni prima del referendum. 
Risultati del genere demolirebbero la credibilità di qualsiasi politico. Ma Renzi no. L’illusionista di Rignano, lungi dal fare un minimo di autocritica, preferisce scaricare la colpa sugli «ottusi burocrati di Bruxelles» e la «politica di austerity sbagliata dell’Europa». 
Ora, a dimostrazione che chi semina vento raccoglie tempesta, a migliorare la situazione «non hanno inciso come sperato gli acquisti di titoli di Stato da parte della Banca d’Italia», spiegavano ieri gli analisti di Unimpresa. Da febbraio 2013 a novembre 2016, infatti, il buco nelle finanze statali è passato da 2.018 a 2.229 miliardi, con un incremento che solo in questa legislatura finora è stato superiore a 211 miliardi (+10%). Piccoli statisti crescono.
A Napoli sofferenze bancarie record, ma l’83,3% dei soldi non restituiti appartiene ai gruppi imprenditoriali più importanti
 
Crediti bloccati per 6,5 miliardi:
così le grandi imprese bloccano le pmi
Vincenzo Nardiello
 
NAPOLI. Sei miliardi e mezzo di crediti in sofferenza. Un volume di soldi enorme, che fa di Napoli la terza città d’Italia per finanziamenti bancari la cui riscossione è incerta. In valore assoluto, infatti, solo grandi metropoli come Roma e Milano, con tessuti economici ben più forti di quello all’ombra del Vesuvio, riescono a fare peggio. Per la precisione sono 6 miliardi e 462 milioni i crediti bancari lordi il cui recupero è tutt’altro che certo per gli istituti che hanno erogato i finanziamenti. Numeri pesantissimi che testimoniano le grandissime difficoltà in cui le aziende napoletane continuano a dibattersi, con sempre più soggetti debitori che si trovano in stato d’insolvenza (anche non accertato giudizialmente), oppure in situazioni che sono sostanzialmente equiparabili. Non solo. Tale livello di sofferenze ha messo in difficoltà serie gli istituti di credito napoletani e spiega – anche se solo in parte – la progressiva stretta creditizia avvenuta in questi anni di crisi. Una morsa che ha provocato una forte contrazione dei prestiti all’economia reale partenopea, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: aziende sempre più in difficoltà, occupazione che fatica a risalire la china, ricadute sociali sempre più pesanti. Non riuscendo a recuperare i crediti erogati, le banche hanno deciso di rischiare sempre meno, negando prestiti e finanziamenti a chi magari li avrebbe meritati, dopo averli concessi allegramente negli anni precedenti. Sì, perché è proprio questo il punto.
 
LE GRANDI IMPRESE INSOLVENTI… Analizzando i dati della Banca d’Italia elaborati dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, infatti, si scopre che a Napoli la quota dei finanziamenti per cassa ottenuta dal primo 10% di affidati è pari nientemeno che al 73,5%. Cosa significhi questo dato è presto detto: il primo 10% di affidati non è altro che la clientela del segmento alto, ovvero grandi imprese, famiglie importanti, gruppi societari di primo livello: tutti soggetti economici che le banche considerano di grandissima affidabilità. Peccato, però, che poi si scopra come proprio i soggetti che i banchieri e i loro manager considerano maggiormente affidabili siano responsabili di ben l’83,3% delle sofferenze totali.
 
… E LE PMI A SECCO. Ricapitoliamo: grandi imprese e gruppi economici importanti assorbono a Napoli il 73,5% dei finanziamenti, ma al tempo stesso sono responsabili dell’83,3% dei crediti non restituiti. Per tutti gli altri – commercianti, lavoratori autonomi, artigiani e piccoli imprenditori – restano solo le briciole. Ciò accade nonostante, in proporzione, questi ultimi siano responsabili di una quantità molto inferiore di sofferenze. Cioè sono più puntuali nei pagamenti.
È evidente che c’è qualcosa che non quadra. Una distorsione che spesso è dovuta al fenomeno del cosiddetto credito relazionale, ovvero soldi che negli anni passati sono stati prestati ad amministratori, soci, amici e amici degli amici senza troppi controlli e senza tante garanzie. Non di rado con la complicità di chi aveva il dovere di controllare. Una situazione grave, visto che le colpe di alcuni hanno di fatto paralizzato l’erogazione del credito a Napoli, compromettendo ancor di più la ripresa dell’economia.
Il fenomeno, ovviamente, non riguarda soltanto la città all’ombra del Vesuvio, ma l’Italia intera, con un’incidenza al Sud che è particolarmente rilevante. Proprio nel Mezzogiorno, infatti, «il primo 10% degli affidati ottiene meno credito delle rispettive fasce presenti nel resto d’Italia, ma genera una quota di sofferenze quasi in linea con il dato medio nazionale», spiega la Cgia. Questo vuol, dire che, pur ottenendo volumi di finanziamento minori, al Sud grandi imprese e grandi gruppi sono più insolventi che al Nord.
 
LA CAMPANIA. In questo quadro, appare particolarmente grave la situazione della Campania, dove i crediti in sofferenza sono il 73,7% del totale dei finanziamenti erogati dalle banche, contro una media nazionale del 37,6%. Praticamente il doppio. Un mare di soldi bloccati che soffoca l’economia e pone la regione addirittura al secondo posto in Italia, preceduta in questa tutt’altro che lusinghiera classifica soltanto dalla Calabria che registra il 76,2% delle sofferenze. Se poi guardiamo alla quota di debiti non restituiti da parte delle grandi imprese campane, scopriamo che anche qui la percentuale sfonda il muro dell’80%, salendo all’81,7%. Allo stesso tempo i grandi gruppi assorbono ben il 70,4% dei prestiti concessi alle aziende in tutta la Campania.
Insomma, i grandi gruppi sono stati finanziati – con la complicità delle banche – anche quando non avrebbero avuto i requisiti, salvo non restituire i soldi, provocando così il blocco del credito alle pmi che, a differenza dei primi, di quei prestiti hanno un disperato bisogno per sopravvivere. Cornuti e mazziati.
 
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I CULI DI PIETRA SE NE FREGANO DEL POPOLO E BRIGANO PER GUADAGNARSI UN PASSAPORTO SINO AL 2018 – L’EDICOLA E ALTRE NOTIZIE
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GIANCARLO LEHNER – DA ROMA
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——– Original Message ——–

Subject: Lehner. come l’Urss anche Santa Romana Ecclesia imploderà
Date: Thu, 9 Feb 2017 13:07:43 +0000
From: Giancarlo Lehner
To:  ( . . . )

Giuseppe Garibaldi, uno dei grandi massoni che fecero l’Italia, giurò: ““Se sorgesse una nazione di Satana, che combattesse i preti, mi arruolerei nelle sue file.” 

Ebbene, quella nazione è sorta.Crocefissi a falce e martello, Jorge Mario materialista dialettico, l’altra devastante argentina – la suora che racconta le 50 sfumature di sesso tra Maria e Giuseppe -, sacerdoti pedofili ed ebofili, nonché cardinali e vescovi agitprop, ce la stanno mettendo tutta, e con maggiore efficacia degli anticlericali storici, per realizzare l’augurio del nizzardo: Delenda Romana Ecclesia.

Giancarlo Lehner

——– Original Message ——–

Subject: Lehner: a quando l’antidoping in Rai?
Date: Fri, 10 Feb 2017 10:33:10 +0000
From: Giancarlo Lehner
To:  ( . . . )

Da antifascista civilizzato, nulla a che fare con i Moranino od i negazionisti delle foibe, ritengo che il volgare delirio di Asia Argento versus la Meloni richieda due immediati provvedimenti: 

1) non sperperare mai più denaro pubblico in favore di Asia Argento et similia, tanto meno nelle trasmissioni Rai sulla violenza sulle donne, visto il femminicidio verbale perpetrato dalla stessa Argento; 

2) istituire immediatamente il controllo antidoping in Rai, a partire dalla dirigenza sino ai conduttori, agli showmen ed agli ospiti.

Giancarlo Lehner

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LA CONSEGNA : “SMINUIRE” ! [ notizia tratta da “Il Fatto Quotidiano” ]
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Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 
26-05-2016 - Roma - Italia 
Cronaca
I candidati sindaco al comune di Roma partecipano alla tribuna politica del Tgr. Nella foto Mario Adinolfi
26-05-2016 - Rome -  Italy
The candidates for mayor to the municipality of Rome participate to the Tgr political forum.

Sanremo 2017, la protesta del Popolo della Famiglia di Adinolfi: “L’utero in affitto crea orfani”

di  | 9 febbraio 2017
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Più informazioni su: Festival di Sanremo 2017Sanremo
Quindici persone. Età media 60 anni almeno. Gli attivisti del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi provano a sfruttare l’onda mediatica del Festival manifestando contro “l’ideologiagender nelle scuole”, “l’utero in affitto che crea orfani” e tutto l’armamentario ormai consueto delle sparute truppe adinolfiane.

00:31
Tra cartelli apocalittici e signore attempate che si riparano dal vento gelido che spira in riviera, il più attivo è l’unico giovane del gruppo, calabrese d’origine ma trapiantato al Nord da anni. Cerca di usare un approccio moderato e dialogante, ma la discussione si interrompe su una scoglio insormontabile: “Ma davvero secondo voi discendiamo dalle scimmie?”. Ecco, appunto.

protesta-sanremo

Peraltro Adinolfi ai microfoni della Zanzaraaveva già attaccatoSanremo per la presenza di “troppi gay” sul palco. E a gennaio, quando erano stati annunciati Tiziano Ferro eRicky Martin come ospiti del Festival, aveva detto aRadio Cusano: “Il costo di Sanremo è di 16 milioni di euro, presi dai soldi delle famiglie italiane per pagare Tiziano Ferro e Ricky Martin”. E ancora, giusto per rincarare la dose: “Io il figlio dell’utero in affitto che si compra Tiziano Ferro non lo voglio pagare con il mio canone. Avrà un cachet di 250-300mila euro, esattamente il costo di un utero in affitto in California”.
 
 
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ALTRE NEWS
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NAPOLI
( . . . ) il post — ( . . . )
L'immagine può contenere: sMS
Pietro Diodato con Andrea Santoro e altre 95 persone.

Di nuovo pronti alla lotta!
Se qualcuno pensa di spaventarci con il terrorismo psicologico ha sbagliato di grosso.
La legge è dalla nostra parte,la ragione ci sostiene,la determinazione ci fortifica.