BERLUSCONI ( INTERVISTA SU “REPUBBLICA” ) – INEDITO SU PADRE PIO ( O FRA GINEPRO ? ) – BEPPE NICCOLAI ( CANZONE DEL BATTAGLION TOSCANO ) – IL SAMURAI DI FIUME


BERLUSCONI ( INTERVISTA SU “REPUBBLICA”  ) – INEDITO SU PADRE PIO ( O FRA GINEPRO ? ) – BEPPE NICCOLAI ( CANZONE DEL BATTAGLION TOSCANO ) – IL SAMURAI DI FIUME

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OGGI : BERLUSCONI ( INTERVISTA SU “REPUBBLICA”  ) – INEDITO SU PADRE PIO ( O FRA GINEPRO ? ) – BEPPE NICCOLAI ( CANZONE DEL BATTAGLION TOSCANO ) – IL SAMURAI DI FIUME [ “AZ.” – 15/02/2017 ]
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IN COPERTINA 
UNA DELLE ULTIME IN WEB – LINK ( vedi : sotto )
CORTE DEI CONTI, NEL 2016 PRIMO PATRIMONIO “IN ROSSO” DELL’INPS…..
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Tito Boeri (ANSA)Economia.

Allarme della magistratura contabile,  il patrimonio netto per la prima volta dalla nascita dell’ente va in negativo per 1,7 miliardi. ‘Non rinviabile la riforma della governance’ 

 
“Azimut” – commento
ORA TOCCA ANCHE ALL’INPS – COME I SESSANTOTTINI : “FASCIO TI SFASCIO”…SFASCISTI ALL’OPERA – DA PIU’ DI 70 ANNI – PROCEDONO ALLA DEMOLIZIONE DI QUEL CHE FU – STORICAMENTE INCANCELLABILE – LO STATO SOCIALE E IL MODELLO – CHE TUTTO IL MONDO CI INVIDIO’ – DELLA INNOVATIVA << IDEOLOGIA ITALIANA >> . IL TRIONFO DELLE CAVALLETTE !! !
 
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TRATTO DAL WEB
La mia intervista su la Repubblica di oggi.
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Presidente lei vuole ricandidarsi davvero?
« Non dipende da me, dipende dai giudici di Strasburgo. Sono in attesa di una sentenza che mi restituisca il diritto di presentarmi al giudizio degli elettori, rimediando a una grave ingiustizia che ritengo di aver subito ».
La sentenza è stata emessa dai tribunali italiani. Ma chi glielo fa fare di rimettersi in pista?
« Non posso ignorare la richiesta pressante che mi giunge dai militanti e dagli elettori di Forza Italia. Quindi, in un modo o nell’altro, alle elezioni sarò presente. I giudici di Strasburgo tengano presente che la loro sentenza non riguarda un privato cittadino, cosa che sarebbe comunque importante, riguarda la democrazia in un grande Paese europeo ».
Quindi preferisce non tornare al voto subito. A giugno è possibile?
« Mi pare complesso. Ci vorrebbe un grande accordo sui meccanismi elettorali che per ora non vedo. È importante, anzi è essenziale, che gli italiani possano tornare al voto al più presto, e scegliere finalmente da chi vogliono essere governati. L’ultima volta che questo è accaduto è stato nel 2008, con il governo Berlusconi. Ma occorre ragionevolezza, è meglio impiegare due-tre mesi in più ed arrivare al voto con una legge elettorale che funzioni, piuttosto che votare subito in una situazione come l’attuale, senza aver neppure armonizzato i sistemi elettorali di Senato e Camera, come ha giustamente chiesto il Capo dello Stato ».
Ma lei appoggerebbe con il Pd una legge elettorale che preveda il premio alla coalizione?
« Nella realtà di oggi qualsiasi premio di maggioranza significherebbe consegnare il governo del Paese a una minoranza relativamente ristretta. Il premio di coalizione è forse meno irragionevole del premio di lista, che indurrebbe a forzature senza senso, ma non è la soluzione del problema. Vede, qualunque tipo di correttivo maggioritario ha senso in uno scenario bipolare. Quando si confrontano due schieramenti omogenei, ed uno dei due vince avvicinandosi al 50%. Oggi in Italia lo scenario è tripolare e quindi il polo che prevalesse poco al di sopra del 30% necessiterebbe di un premio vicino al 25%, assolutamente eccessivo ».
Quindi lei vuole un sistema completamente proporzionale?
« È quello che chiediamo. Se gli elettori decideranno di dare la maggioranza a un partito o a uno schieramento, questo legittimamente governerà, e naturalmente ci auguriamo di essere noi; se non decideranno questo, sarà inevitabile successivamente al voto fare qualche tipo di coalizione ».
Certo, i vostri rapporti con Lega e Fdi non sono idilliaci. Vi presenterete ancora insieme?
« Credo che il centro-destra sia il solo schieramento politico in grado di far uscire il Paese dalla crisi. Essere uniti è importante, purché su un progetto davvero condiviso. Il centro- destra non può pensare di avere un futuro soltanto intercettando le paure e il malcontento degli italiani. Lo scetticismo degli elettori si batte con la serietà delle proposte e delle idee ».
Salvini però vuole essere il leader di questo schieramento.
« Con Salvini e Meloni ci siamo visti. Va tutto bene. In privato Matteo mi abbraccia, dice che ho ragione io. Poi in pubblico fa un po’ lo sbruffoncello. Ma ormai lo conosco. Lui lo sa che non può essere il candidato premier. Sul programma siamo d’accordo al 95%. Solo sull’uscita dall’euro siamo in disaccordo ».
Non è una cosa da poco. La Lega ne sta facendo un cavallo di battaglia.
« Sono stato molto critico sul modo nel quale l’Italia è entrata nell’Euro. Forse è stato sbagliato entrarci. Ma oggi uscire dall’Euro sarebbe velleitario, l’Italia ne avrebbe ripercussioni gravissime per il suo debito pubblico e anche per le aziende e per il risparmio degli italiani. I tassi d’interesse schizzerebbero in su, l’inflazione ripartirebbe galoppante, ondate speculative travolgerebbero la nostra moneta. Quello che potremmo studiare però è la possibilità di una moneta italiana con una doppia circolazione di moneta, euro e lira, in modo da riacquisire una parziale sovranità monetaria. L’Europa, però, deve cambiare strada con urgenza altrimenti la fine non solo dell’Euro ma dello stesso sogno europeista sarà inevitabile ».
È sicuro che l’idea di una moneta parallela sia praticabile?
« Ne ho discusso con tanti professori e economisti. Lei forse non ricorda che dopo la guerra in Italia c’era l’Am-Lira. Quando mia madre mi mandava a fare la spesa, pagavo con quella moneta. Funzionava benissimo ».
Quindi una sorta di “Am-euro”?
« Oggi ovviamente si chiamerebbe lira e basta ».
Lei prima faceva riferimento alle alleanze dopo il voto. In caso di stallo darebbe i suoi voti a un governo presieduto da un esponente del M5S?
« Ovviamente no. Mi pare che il M5S dimostri ogni giorno di più di non essere in grado di governare il Paese. La vocazione totalitaria travestita da antipolitica preoccupa davvero. Non so quale sia il vero obbiettivo di Grillo e Casaleggio, so però che i toni e il linguaggio del comico genovese ricordano fenomeni di totalitarismo. D’altra parte Grillo è certamente abile nell’intercettare situazioni di malessere che esistono. La proposta di reddito di cittadinanza, per esempio, come la declina lui è impraticabile, ma coglie un problema reale, il dilagare della povertà che riguarda ormai, in forme più o meno gravi, 15 milioni di italiani. Stiamo studiando una formula che possa funzionare anche in Italia, partendo dagli studi sull’imposta negativa sul reddito del grande economista liberale Milton Friedman ».
Quindi non resta altro che il ritorno alle larghe intese. Sosterrebbe di nuovo un governo guidato dal Pd?
« Sinceramente preferisco pensare di dare i nostri voti a un governo guidato da una figura indicata dagli elettori di Forza Italia e del centro-destra ».
Matteo Renzi ha ancora un futuro politico?
« Dipende da lui. Renzi ha commesso tanti errori. Ha creduto che essere brillante nei dibattiti e avere la battuta pronta, significhi avere un progetto in grado di convincere gli italiani. Di fatto ha svuotato di significato il Pd senza modernizzarlo. Oggi è in evidente difficoltà, anche nel suo partito. Può uscirne ma deve capire che in politica non basta essere brillanti, occorre avere delle idee e dei valori nei quali credere con forza ».
Le piace Gentiloni?
« Gli riconosco uno stile e un garbo dei quali nella vita pubblica italiana si sentiva decisamente il bisogno. Sul piano personale ne ho stima, sul piano politico non posso dimenticare che guida un governo espressione del Pd e quasi fotocopia di quello di Renzi. Quindi siamo coerentemente, e ragionevolmente, all’opposizione ».
Parlava di economia in crisi. Qualche problema ce l’ha pure Mediaset. La cederà?
« La mia famiglia considera Mediaset assolutamente incedibile. E’ una storia industriale italiana della quale sono orgoglioso di essere il fondatore e sono ancor più orgoglioso di come i miei figli e i miei collaboratori hanno continuato la mia opera facendo crescere l’azienda e mantenendole il ruolo di protagonista dell’informazione e dello spettacolo nel nostro Paese. Il destino della famiglia Berlusconi e quello di Mediaset sono indissolubilmente legati ».
È possibile un accordo con Vivendi?
« Noi non abbiamo mai voluto la guerra con nessuno. Ma è necessario che tutti stiano ai patti, alle regole e alle leggi. Su queste basi, ma solo su queste basi, gli accordi sono sempre i benvenuti ».
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DALLA PAGINA FACEBOOK DI GIOVANNI GENTILE
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 ( . . . ) il post di Giacinto Reale.
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Ripubblico – perché mi sembra interessante – questo post che mi viene riproposto da “Accadde oggi”. Devo però precisare, che a suo tempo, alcuni approfondimenti permisero di accertare – con una qualche sicurezza – che dietro lo pseudonimo di “Padre Pio Cappuccino” si celava Fra Ginepro e non Padre Pio….anche le riviste più paludate sbagliano

PADRE PIO E LA RSI

Su un vecchio numero di Nuova Storia Contemporanea, in un interessante articolo di Federico Robbe “Il neofascismo delle origini e l’ossessione antibritannica” trovo una notizia fin qui assolutamente inedita:

“Sul giornale di Caporilli (si tratta di “Asso di bastoni”, fondato nel 1948 ndr) fu anche pubblicato un estratto …di un racconto di Francesco Forgione , meglio noto come Padre (ora San) Pio da Pietrelcina. Probabilmente la richiesta era arrivata tramite Caradonna, dato che il frate era amico di famiglia e aveva convertito il padre Giuseppe, ras del fascismo pugliese, che nel 1938 si oppose alle leggi razziali. Il titolo del racconto era “Meglio essere la madre di un assassinato che di un assassino” e narrava l’uccisione ad opera dei partigiani di Alba di un giovane mistico di 19 anni (evidenti i riferimenti autobiografici) chiamato Egidio Martini, Sergente Allievo Ufficiale dell’Esercito della RSI”

Il racconto fu pubblicato sul giornale del 9 gennaio 1949, ed era firmato “Padre Pio Cappuccino”

Sarà il caso di ricordare che già nel 1920, dopo le elezioni amministrative, il frate era stato accusato di guidare una formazione paramilitare (“clerico-fascista” secondo alcuni) significativamente chiamata “Gli Arditi di Cristo” protagonista di scontri con i socialisti che, alla fine, provocarono 14 morti a S Giovanni Rotondo

( . . . ) il post di Giacinto Reale.

Onore ai toscani ed a tutti coloro che che combatterono l’ultima battaglia per l’Onore d’Italia come l’amico e camerata Beppe Niccolai, qui ritratto in foto, uomo di grande cultura e fede !

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UNA DELLE PIÙ BELLE CANZONI DELLA RSI***

“o battaglion toscano / il più bello sei tu

di tutta la Repubblica / la meglio gioventù

qualcuno arriccia il naso / vorrebbe biasimar ma noi non si fa caso / si tira a camminare con in testa il nostro comandante / lo seguiremo lungo il suo cammin canta mitraglia la rumba fulminante / che legionari siam di Mussolin a noi la morte non ci fa paura / ci si fidanza e ci si fa l’amor se poi ci avvince e ci porta al cimitero / s’accende un cero e non se ne parla più”

( . . . )  un link.

Onore !

Poeta, letterato, docente universitario e traduttore di Dante e di D’Annunzio, fu persino l’organizzatore della prima trasvolata Italia-Giappone
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Il samurai di Fiume

Poeta, letterato, docente universitario e traduttore di Dante e di D’Annunzio,
fu persino l’organizzatore della prima trasvolata Italia-Giappone

Harukichi Shimoi

Pubblicato il 13/02/2017
ANDREA CIONCI

A Milano si è chiusa, ieri, l’ultima edizione del Festival dell’Oriente, una grande kermesse internazionale volta a far conoscere ai visitatori italiani (e non solo) lo sconfinato mondo delle tradizioni orientali: dalle arti marziali alla musica, dalla poesia, fino, naturalmente, alla gastronomia.  

 

Ma c’è un personaggio, che – ci permettiamo di suggerire agli organizzatori – potrebbe essere riscoperto per la prossima edizione, dato che fu un assoluto precursore dello scambio culturale fra Italia e Giappone. Si tratta di Harukichi Shimoi, “il Samurai di Fiume”, poeta, letterato, docente universitario e traduttore di Dante e di D’Annunzio, fu persino l’organizzatore della prima trasvolata Italia-Giappone. Per quanto fosse molto piccolo di statura, aveva un coraggio indomabile e, nel 1917, durante la Grande guerra, si arruolò volontario nelle truppe scelte dell’epoca, gli Arditi, combattendo sul Carso e insegnando il karate ai propri commilitoni.  

 

Harukichi Shimoi in divisa da Ardito (Gentile concessione de Il Vittoriale degli Italiani)  

 

In Italia è stato completamente dimenticato, ma non nella sua patria d’origine, come spiega Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani: “In Giappone, Shimoi è molto noto fra gli studiosi e le persone di cultura. Io stesso, nel 2014, presi parte a due convegni su di lui, a Tokyo e a Kyoto. La letteratura italiana trasferita da Shimoi nel Sol levante ha lasciato un segno profondo nella cultura giapponese tanto che Yukio Mishima conobbe D’Annunzio per suo tramite e, innamoratosi del poeta abruzzese, decise di imparare l’italiano per leggere le sue opere in lingua originale. Imparò così bene la nostra lingua, tanto da tradurre in giapponese, poi, Il Martirio di San Sebastiano (opera di D’Annunzio del 1910-’11 n.d.r.)”.  

 

Harukichi Shimoi era nato Fukuoka nel 1883 da un’antica e nobile famiglia di samurai, e, dopo gli studi in patria, si era trasferito in Italia, trentaduenne, per studiare Dante e insegnare la sua madre lingua all’Istituto Orientale di Napoli.  

 

Harukichi Shimoi in divisa da Ardito (Per gentile concessione Il Vittoriale degli Italiani)  

 

Poco si sa di come avvenne il suo incontro con il Vate, ma la loro amicizia scoccò sicuramente sotto le armi, mentre i due si trovavano al fronte per dare prova – mettendo a rischio la loro incolumità fisica – di credere fino in fondo all’ideale estetizzante del “poeta guerriero”.  

 

Il terreno era fertile per la nascita di questo sodalizio: già durante la sua giovinezza romana, infatti, Gabriele D’annunzio si era innamorato della cultura nipponica, tanto che il Vittoriale è ancor oggi colmo di “giapponeserie”: porcellane, stoffe, kimono, soprammobili etc.  

 

Sono tante, e coinvolgenti, le lettere che Harukichi Shimoi scrisse, in perfetto italiano, dal fronte. In esse rivivono le sue avventure, le sofferenze della guerra, con partecipazione profondamente umana e momenti di ispirata poesia: “Massa di gente che si vede vagare nel buio, sul letto vastissimo del Piave veloce – scoppi, cannoneggiamenti, incendi, riflettori che danno di continuo un chiarore sinistro al cielo nero nero – campo zeppo di cadaveri, dove dovevamo passare, muti, calpestandoli […] tutto questo mi sembrava come se m’avessi trovato nell’Inferno di Dante. La solennità, la grandiosità del Poema divino l’ho potuta sentire pienamente in quella sera sul Piave”.  

 

Il 3 novembre del 1918, Harukichi Shimoi è fra i primi ad entrare in Trento liberata, con la coccarda tricolore sul petto, e si reca subito a visitare il monumento di Dante: “Mezzanotte era passata, venne la pioggia sottile sottile. Nel cielo oscuro il monumento sorgeva nero e altero. E sul marmo lucido del suo piedistallo si inginocchiò e si inchinò reverente, un piccolo giovane che è venuto dall’Estremo oriente, lasciando lontano i suoi cari, sfidando il mar tempestoso, guidato solo dalle divine parole del Poeta”. 

 

Fedele come un vero samurai al suo amico e comandante D’Annunzio, dopo la fine della Grande guerra, lo seguì a Fiume in quell’impresa che ancor oggi, troppo spesso, viene erroneamente identificata come una mera anticipazione della Marcia su Roma, ma che, in realtà, fu un vero esperimento sociale, per certi versi anticipatore delle istanze più rivoluzionarie del ’68.  

 

Shimoi fu accolto con entusiasmo dai legionari e di fronte ad essi il Vate pronunciò in suo onore un discorso di benvenuto, augurando un avvenire luminoso al Giappone: “Da Fiume d’Italia, porta d’Oriente, salutiamo la luce dell’Oriente estremo”.  

 

Le tappe della trasvolata Roma – Tokyo  

 

Per D’Annunzio, il Giappone era, infatti, il luogo dei sogni, la meta inarrivabile per eccellenza tanto che, per raggiungerla, insieme a Shimoi, organizzò, nel 1920, l’impresa del volo Roma-Tokyo alla quale, tuttavia, non poté prendere parte direttamente perché coinvolto nell’impresa fiumana. (C’è anche da ricordare come il Vate soffrisse terribilmente il mal di mare e che un suo primo tentativo di raggiungere per nave il Giappone fu stroncato proprio da questo disturbo. Non a caso aveva promesso a se stesso di raggiungerlo in aereo). Shimoi avrebbe partecipato ugualmente al volo, ma gli ambasciatori giapponesi glielo impedirono: senza il poeta italiano, la sua partecipazione non avrebbe avuto senso.  

 

(Il raid venne comunque portato a termine e coinvolse, tra gli altri, i piloti Arturo Ferrarin e Guido Masiero, che furono i soli, tra undici, a giungere a Tokyo. È da ricordare che il solo Ferrarin, con il motorista Gino Cappannini, raggiunse la capitale nipponica dopo 112 ore effettive di volo).  

 

 

Trasvolata Roma Tokyo  

 

Grandi imprese, ma anche momenti umoristici. Di quelle folli ed entusiastiche giornate fiumane, Shimoi ricorda gli scherzi di D’Annunzio: “Una sera, dopo cena, mi bisbigliò velocemente all’orecchio: “Alzati in piedi e, con voce chiara, affila dieci, venti parole giapponesi, e dì quello che ti pare: buongiorno, arrivederci, grazie. Vedrai che farò sbalordire tutti”. Shimoi recita così frasi slegate, filastrocche, lettere dell’alfabeto e D’Annunzio finge di tradurle all’impronta improvvisando versi su fiori caduti, stille di rugiada e nuvole vaganti, dando a intendere a tutti di conoscere molto bene il giapponese.  

 

Giapponeserie di D’Annunzio al Vittoriale  

 

Shimoi non fu solo scrittore di lettere, ma anche il latore di quelle del suo comandante. A Fiume, il suo passaporto diplomatico, e i tratti somatici orientali, gli consentirono di aggirare il blocco militare imposto dal generale Caviglia e fare da collegamento tra D’Annunzio e Mussolini (di cui divenne amico) che all’epoca era direttore del Popolo d’Italia e capo dei Fasci di combattimento.  

 

Dopo l’esperienza fiumana, aderì entusiasticamente al Fascismo, partecipando alla Marcia su Roma. Questo fu probabilmente fatale alla memoria della sua figura intellettuale, almeno in Italia: il poeta giapponese vedeva nel nuovo movimento la naturale prosecuzione delle istanze risorgimentali. Per quanto riconoscesse nel Fascismo numerosi punti di contatto con l’etica del Bushido, la Via del Guerriero, lo considerava un’esperienza unicamente tricolore, del tutto non esportabile in Giappone.  

 

Tornato nella sua terra natale, fu instancabile divulgatore della cultura italiana tanto da promuovere la costruzione di un tempio dedicato a Dante Aligheri, a Tokyo, e da dedicare alle rovine di Pompei una delle sue opere poetiche più note: “Shinto Ponpeo o tou tame ni”. Nel secondo dopoguerra fece amicizia con Indro Montanelli e lo guidò, in Giappone, per diversi suoi reportage.  

 

Il cuore di Harukichi Shimoi, ardente di passione per la nostra lingua e cultura, si fermò nel 1954, all’età di settantuno anni. Nonostante l’Italia lo abbia, a torto, o a ragione, dimenticato, proviamo a salutarlo così: “Watashiga ataeta monode juubun des”, la traduzione in giapponese del motto dannunziano “Io ho quel che ho donato”.  

 

 
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04 lug 2015 – Caricato da Verità Menzogna

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La Commissione Trilaterale – YouTube

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23 nov 2016 – Caricato da Mileva013Tv

La Trilaterale nasce nel 1973, su iniziativa di David Rockefeller. … europea, della Banca mondiale e …

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ULTIME DEL WEB
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ULTIME DEL WEB ( vedi : sotto link ) – UN COPIONE SPREZZANTE E SQUALLIDO, SERVILE E VERGOGNOSO  – DA “TUTTO VA BEN MADAMA LA MARCHESA” – NEL BUGIARDO PROSIEGUO DEL “TUTTO IN ORDINE E NIENTE A POSTO”; TRA CIFRE DI PRESUNTA CRESCITA DA PREFISSO TELEFONICO E RICHIAMO ALLA LINEA DI RIFORME CHE IL POPOLO HA BOCCIATO. L’INEFFABILE SOLITA UERSS ( UNIONE EUROPEA DELLE REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE ) AGGIUNGE IL RESTO : BENEDICE E ADDITA  I SOLI RISCHI OVVEROSIA CONTINUARE PERCIO’ A RIMPINGUARE I FORZIERI DELLE “POVERE BANCHE” E  DURARE NEL RINVIO – SISTEMATICO – D’UNA QUALSIASI CHIAMATE ALLE URNE. AHINOI !
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Un operaio metalmeccanico al lavoro in un'immagine d'archivio (ANSA)Economia.

In linea con Ue, oltre le stime del governo. E’ la crescita più alta dal 2010. Gentiloni: ‘Avanti con riforme’. Bruxelles: ‘Bene impegno Roma su conti. Rischi dal sistema bancario e dall’incertezza politica’

 
 
 
Economia.

Ma a dicembre si registra un calo rispetto a novembre. Entrate tributarie in aumento a 438 miliardi

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– “AZ.” : 15/02/2017

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