LEHNER SU FINI – LA RISCOPERTA DI GEORGES BERNANOS ( DAL SITO DI MAURIZIO BLONDET ) – “AZIONE NAZIONALE” E “LA DESTRA” INSIEME A CONVEGNO ( ROMA : 18 E 19 FEBBRAIO ) E ALTRE NEWS


LEHNER SU FINI – LA RISCOPERTA DI GEORGES BERNANOS ( DAL SITO DI MAURIZIO BLONDET ) – “AZIONE NAZIONALE” E “LA DESTRA”  INSIEME A CONVEGNO ( ROMA : 18 E 19 FEBBRAIO ) E ALTRE NEWS

 
LEHNER SU FINI – LA RISCOPERTA DI GEORGES BERNANOS ( DAL SITO DI MAURIZIO BLONDET ) – “AZIONE NAZIONALE” E “LA DESTRA”  INSIEME A CONVEGNO ( ROMA : 18 E 19 FEBBRAIO ) E ALTRE NEWS [ “AZ..” – 17/02/2017 ]
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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut.

IN COPERTINA
Dalle uova al tegamino al vortice della passione con Elisabetta. Ascesa e caduta di Gianfranco Fini
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nella foto : Gianfranco Fini e Elisabetta Tulliani
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l’articolo e l’intervento di Giancarlo Lehner
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L’ex leader di An quando acquistava abiti nelle boutique rifiutava anche gli sconti. Poi è arrivata Tulliani e per uno degli uomini più potenti d’Italia è iniziata la discesa

Gianfranco Fini e Daniela Tulliani
di Monica Setta – 16 febbraio 2017 “Tiscali Redazione” –
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Adesso lo vedete così – smunto malgrado l’abbronzatura levigata, quasi una seconda pelle ormai, gli occhi che roteano liquidi galleggiando in un bianco color albume, due bottoncini ancora vivi di rabbia – ma Gianfranco Fini è stato un uomo di potere vero. Anche un marito felice, nella precedente vita, di una militante di destra come Daniela Di Sotto, chiodo di pelle e sciarpa bianco celeste per tifare Lazio allo stadio, casa coniugale ad Anzio, una figlia, Giuliana.
“Gianfranco è stato un marito premuroso quando ero incinta” ricorda lei “non ha mai saputo cucinare, ma siccome io avevo le nausee e non potevo mettermi ai fornelli, mi preparava un uovo al tegamino”. Altri tempi, momenti di una passione – quella fra Daniela e Fini – che si frantuma dopo la malattia di lei, alla fine di un lungo e penoso tunnel fatto di incomprensioni e dolore. Nell’atelier di Fausto Sarli passato poi nelle sagge mani di Carlo Alberto Terranova, ancora vanno indietro con la memoria all’epoca – fine anni 90 – in cui Daniela Fini andava a rifarsi il guardaroba. Sceglieva, modificava, abbelliva con un bijoux elegantissimi blazer da sera, poi passava il marito a saldare. E se gli proponevano, come facevano a volte, uno sconto, l’ex presidente della Camera storceva la bocca mettendo immediatamente mano al portafoglio.
“Grazie, ma preferisco di no”. Fotografie sbiadite di amori trapassati, didascalie scontate, come si cambia, dice una canzone di Fiorella Mannoia. Purtroppo Fini è cambiato in modo radicale dopo l’incontro con Elisabetta Tulliani, venti anni meno di lui, una verve incandescente destinata a fare breccia su quel desiderio appannato, sopito, silente. É stato uno dei primi uomini politici a perdere la testa per una donna mandando contemporaneamente in fumo nell’ordine: una carriera, una famiglia formata da moglie e figlia, l’ex Polo della libertà ovvero la coalizione (allora vincente) di centro destra. Prima di lui, solo un altro si era innamorato in modo scomposto, totale, ma non era mai arrivato al punto di abbandonare l’amata consorte Anna. L’altro, era Bettino Craxi e la donna che gli frantumó il cuore a pezzetti piccoli -come cristalli appuntiti dopo essere stati rovesciati da un’ondata violenta di vento -si chiamava Ania Pieroni.
Ora ci chiediamo, smarriti, ma era davvero consapevole fin dal principio dei rischi che stava correndo? Sì insomma, Fini, volendo, si sarebbe potuto proteggere? Quasi tutti lo avevano messo in guardia, da Silvio Berlusconi a Vittorio Sgarbi, nessuno aveva usato parole pietose per convincerlo a non cadere in quel favoloso, pericoloso, irrefrenabile gorgo dell’amore. “Gianfranco stai attento, Elisabetta ha già alle spalle una storia con padre e figlio Gaucci, conosce i meccanismi della seduzione e potrebbe esserti fatale”, dicevano.
Ma Fini non voleva sentire ragioni, per quella fanciulla dallo sguardo sghembo – apparentemente innocuo- lui sarebbe andato in capo al mondo. “La amo profondamente e voglio costruire con lei una famiglia” confidò alla sua amica del cuore Renata Polverini, ex governatore della Regione Lazio, la prima a sapere che la Tulliani era incinta, la sola a starle vicino in quei difficili momenti di trapasso quando Finì ufficializzava la separazione da Daniela Di Sotto per accogliere le gioie della nuova, tardiva paternità.

Due figlie da Elisabetta e la vita con i ” Tullianos”. Di figlie, da Elisabetta, l’ex presidente della Camera ne ha avute due ( Carolina & Martina ) e quella famiglia a cui ambiva, l’ha trovata nei voluttuosi parenti della consorte, i  Tulliano’s – ovvero i Sopranos ” de noantri “- che lo hanno avvolto, giorno dopo giorno, nel loro giro affettuoso ed infernale. Un giro fatto pare anche di riciclaggio per una cifra che supera i 7 milioni di euro. A tanto ammontano, infatti, secondo la guardia di finanza, i profitti illeciti accumulati da Sergio e Giancarlo Tulliani, suocero e cognato di Gianfranco Fini, insieme alla moglie Elisabetta. 

 

A loro, i finanzieri hanno sequestrato beni per 5 milioni di euro. A Fini é stato consegnato un avviso di garanzia. L’iscrizione nel registro degli indagati scaturisce dalle perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani eseguite a dicembre 2016, per fatti che risalgono al 2008. Gli accertamenti bancari e finanziari sui rapporti intestati alla famiglia Tulliani, avrebbero portato alla luce nuove condotte di riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio posti in essere da Sergio, Giancarlo, Elisabetta Tulliani e Gianfranco Fini. “L’avviso di garanzia è un atto dovuto”, ha commentato Gianfranco, “Ho piena fiducia nell’operato della magistratura”. ” Non sono un corrotto, probabilmente sono stato ingenuo, ma non altro” ha aggiunto

 
È quell’aggettivo (ingenuo) a scartavetrare la patina formale di quello che fu l’erede di Giorgio Almirante, adorato da Donna Assunta, l’uomo che dichiarava orgogliosamente ” Sono innamorato della politica, nella vita non ho fatto praticamente altro ma ho seguito i miei ideali e non me ne pento”. Un Capo della destra addirittura illuminato perciò amato anche a sinistra per il suo antiberlusconismo dichiarato o per un certo giustizialismo ” strong” che lo annoverava automaticamente fra i Fans di Magistratura democratica. Quando inizió la gavetta facendo il praticantato al Secolo d’Italia, era la madre ad appoggiarlo. Il padre era meno contento, gli preferiva smaccatamente il fratello Massimo, medico. In ogni caso, entrambi i genitori gli consigliavano, nei durissimi anni di piombo – quelli della gioventù di Gianfranco- cautela nella politica e nella vita. Il sogno di Fini era quello – allora- di portare il partito in Europa e al governo passando alla storia come il leaders moderato del terzo Millennio senza Fiamma (nel simbolo ) e con una mano tesa agli ebrei. Tutto giusto, tutto perfetto, se non fosse per la ” femme fatale” di nome Elisabetta. É di oggi la notizia che durante la perquisizione dei finanzieri in casa Tulliani ē stato rinvenuto un sacco pieno di carte triturate con un fiocco oltre alla cassaforte vuota. Giancarlo, il fratello di lady Fini, é al sicuro, ma al mondo della politica resta un interrogativo cruciale: si poteva evitare il crash esistenziale dell’ex numero uno della Camera?

Un pericolo di nome Corallo. C’é un nome, in particolare, a rendere inquietante la vicenda: quello di Francesco Corallo, un impero milionario fondato su slot, video lottery e giochi online e ceduto per ragioni poco chiare per qualche centinaia di migliaia di euro a Sergio Tulliani. Chi é Francesco Corallo? Corallo è figlio di Gaetano, condannato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in occasione della gara per l’aggiudicazione dell’affidamento in concessione della gestione del casinò di Campione d’Italia e considerato vicino alla mafia siciliana di Nitto Santapaola.Ed è proprio Corallo la figura chiave dell’inchiesta: il padre Gaetano aveva trasferito le sue fortune all’estero, nelle Antille e le aveva fatte crescere esponenzialmente grazie al settore dei casinò e degli investimenti immobiliari. Al suo fianco, fin da giovane Francesco, impara a gestire il denaro di famiglia fino a quando, nel 2004 si mette in proprio e nel giro di pochi anni, si accaparra il 40 per cento dell’intero mercato delle slot legali in Italia: un patrimonio con potenzialità miliardarie del quale sposta all’estero i ricavi, senza pagare tasse e imposte dovute. Le perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani, eseguite nel corso dell’operazione di dicembre, e l’esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri della famiglia Tulliani hanno svelato nuove presunte condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio messe in atto da Sergio, Giancarlo ed Elisabetta.

 
I Tulliani dopo aver ricevuto, direttamente attraverso le loro società offshore, enormi trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo ed operati da Rudolf Baesten, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, avrebbero trasferito e occultato, con frazionamenti e movimentazioni ad hoc, il profitto illecito dell’associazione utilizzando conti accesi in Italia e all’estero. L’ombra della corruzione. Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l’altro, sono stati i 2,4 milioni di euro, direttamente ricevuti da Francesco Corallo e, successivamente, trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari a Roma e provincia. Nonché il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Francesco Corallo, il quale aveva anche provveduto all’intera creazione delle società offshore dei Tulliani. L’acquisto della casa di Montecarlo, in boulevard Princesse Charlotte 14, fu al centro di un’inchiesta giudiziaria che coinvolse anche l’ex presidente della Camera. 

Un fiume di soldi sui conti dei Tulliani. I 2,4 milioni di euro arrivarono dalle società di Corallo sui conti dei Tulliani in coincidenza con l’approvazione del decreto 78/2009 che rinnovò la disciplina del settore del gioco d’azzardo a vantaggio delle società finite nell’inchiesta. Insomma, un vorticoso giro di soldi. Secondo gli inquirenti, i Tulliani dopo aver ricevuto, direttamente attraverso le loro società offshore, enormi trasferimenti di denaro, disposti da Francesco Corallo, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, avrebbero trasferito e occultato tutto. “Non sono corrotto, al limite sono scemo” ripete Fini. Ma credergli non ē semplicissimo. Intanto, perchē Corallo sembra uno di ‘ famiglia”: partecipa anche al compleanno della prima figlia di Gianfranco ed Eliabetta che si svolge nell’appartamento di Montecitorio riservato al presidente della Camera. E pur volendo soprassedere sul fatto che a quell’epoca Giancarlo ed Elisabetta Tulliani avevano già beneficiato di molto denaro da Corallo perchē usare una residenza ufficiale per una festa privata? Quanta acqua sotto i ponti di Fini dalla prima gravidanza della prima moglie Daniela che lui aveva strappato ad un altro giovane ” fascista” che la amava in modo pazzo e tumultuoso. Sembra un secolo – erano gli anni 70- che Fini, studente di pedagogia, passava le giornate nel covo di via Sommacampagna, quartier generale del Fronte della gioventù con Teodoro Buontempo detto Er pecora. Correva l’anno di grazia 1977 e Gianfranco ( che porta il nome di uno zio misteriosamente scomparso dopo la Liberazione) viene scelto proprio allora da Almirante come suo delfino. Gli ultrà non lo amavano, Giorgio invece sì, lo aveva preferito a tutti per quelle grisaglie perfettine che lo avevano ribattezzato l’uomo in Lebole. Secondo Marcello Veneziani era un borghese moderato, assomigliava a volte a Pippo Baudo ed alte a Mike Buongiorno, la piega impeccabile dei pantaloni e gli occhiali Ray Ban, eleganti in un ambiente dove l’eleganza era sconosciuta. ” Fará carriera” pronosticava Almirante. E non sbagliava se non fosse per il fatto che Fini era davvero borghese, ma piccolo, piccolo. Molto piccolo.

 
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GIANCARLO LEHNER – DA ROMA
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——– Original Message ——–

Subject: Lehner: non partecipo al linciaggio di Gianfranco Fini
Date: Thu, 16 Feb 2017 12:29:40 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )


Gianfranco Fini l’ho combattuto politicamente, non risparmiandogli satire quotidiane e chiose velenose. 

Ora, che è sommerso dalla marea del circo mediatico-giudiziario, da garantista sempre, comunque, e verso ogni cittadino, evito di partecipare al linciaggio. 

Credo che Gianfranco sia cosciente dell’errore umano, culturale e politico, d’aver sposato, nel 2010,  il tristo guicciardinismo della contesa politica portata avanti non dai partiti, bensì dalla magistratura. 

Qualcuno molto in alto lo spinse agire, facendogli credere che avrebbe tramato pro domo sua. 

Ebbene, non si rese conto d’essere, invece, instrumentum regni dell’alto suggeritore e della corporazione togata. 

Ora che non serve più, lo gettano via, distruggendolo anche come persona.

Non mi associo al massacro.

 

Giancarlo Lehner

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a Roma – 18 e 19 febbraio 2017
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
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“Azione Nazionale” e “La Destra”
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——– Original Message ——–

Subject: Congresso di Fondazione
Date: Wed, 15 Feb 2017 12:22:41 +0000
From: Gianni Alemanno <segreteria.congresso2017@gmail.com>
To: <associazioneazimut@tiscali.it>
Reply-To: <segreteria.congresso2017@gmail.com>
AZIONE NAZIONALE E LA DESTRA
VERSO IL POLO SOVRANISTA
Se non visualizzi le immagini clicca qui
Carissimo/a,
Il 18 e 19 febbraio si terrà a Roma il Congresso nazionale di fondazione di Azione Nazionale e La Destra per creare un nuovo Movimento unitario di tutte le sigle di destra che credono nella Sovranità nazionale e popolare.
Il Congresso si svolgerà al Marriott Park Hotel (via Colonnello Tommaso Masala n. 54). Alle ore 8:30 di sabato 18 febbraio cominceranno gli accrediti, mentre alle 10:00 partiranno i lavori in sala che dureranno tutta la giornata fino a esaurimento del dibattito. Domenica 19 febbraio i lavori riprenderanno alle 9:30 per concludersi alle ore 13:00, subito dopo cominceranno le votazioni per eleggere gli organi del movimento. 
L’intervento di Francesco Storace è previsto alle ore 16:30 di sabato 18 febbraio, quello di Gianni Alemanno alle ore 11:30 di domenica 19 febbraio.
Puoi partecipare iscrivendoti al Movimento, oppure come gradito ospite. Ne approfitto per allegarti le Tesi Congressuali e le indicazioni logistiche per raggiungere il Marriott Park Hotel.
Ti aspetto,
Gianni Alemanno

SCARICA I MODULI DI PRENOTAZIONE ALBERGHIERA E LE INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE L’EVENTO
Tesi per le Assemblee congressuali Regionali

Scarica Documento

Programma Completo del Congresso di Fondazione

Scarica Programma 

a Roma – 18 e 19 febbraio 2017
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ALTRE NEWS [ DA MESSAGGI “POSTATI” SU FACEBOOK ( LINK )
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 —  il post …

Oggi 16.02.2017 

Oggi siamo alla Camera! Diretta WEB 

Con noi, per portare lo loro testimonianza, ci saranno: Max Tresoldi, Sylvie Menard, Sara Virgilio, Roberto Pannella e Pietro Crisafulli

Vi aspettiamo! Notizie Provita

 … il suo post.
….

La mamma coraggio che ha zittito Saviano che come al solito voleva sfruttare ( speculare ) anche questa occasione di dolore, neanche il tempo di seppellire quel

Altro…

La nuova bussola quotidiana quotidiano cattolico d’opinione
LANUOVABQ.IT
… il post.

Immagini/video fortissime/scioccanti e ricche di significato da non sottovalutare!

ABORTO, QUELLO CHE NON TI HANNO MAI MOSTRATO Un titolo ambizioso che potrebbe racchiudere intere biblioteche. Abbiamo voluto, al contrario, renderne la comprensione il più…
NOTIZIEPROVITA.IT
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LEHNER SU FINI – LA RISCOPERTA DI GEORGES BERNANOS ( DAL SITO DI MAURIZIO BLONDET ) – “AZIONE NAZIONALE” E “LA DESTRA”  INSIEME A CONVEGNO ( ROMA : 18 E 19 FEBBRAIO ) E ALTRE NEWS 
[ “AZ..” – 17/02/2017 ]
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UNA PROFEZIA SULLA GLOBALIZZAZIONE – DELOCALIZZAZIONI – ECCETERA
[ “AZIMUT” ]
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DAL SITO DI MAURIZIO BLONDET
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Nel 1944 Georges Bernanos, il tormentato scrittore cattolico (il suo capolavoro è il Diario di un curato di campagna) pubblica una  furibonda raccolta di invettive contro la società industriale.  Vista la data, è  dir  poco definirlo profetico fin dal titolo: “La France contre le robots”.  Gridava ai contemporanei di diffidare del benessere  promesso dalle industrie di massa, liberatrici dei poveri: “Ci sarà sempre più da guadagnare a soddisfare i vizi dell’uomo che i suoi bisogni”.  E’ un’agghiacciante verità che  possiamo comprendere noi,  70 anni dopo, nell’epoca del Viagra, delle droghe “ricreative”, dei gay pride, del diritto al piacere,  e della pornografia di massa.

“Un giorno – annunziò –  si getteranno nella rovina da un momento all’altro famiglie intere  perché a migliaia di chilometri di distanza potrà essere prodotta la stessa cosa a due centesimi in meno alla tonnellata”:  come se avesse visto in una sfera di cristallo  la globalizzazione, le delocalizzazioni feroci, le de-industrializzazioni  d’Europa.

Adam Smith,  ha sancito in una celebre sentenza: « Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti del loro stesso interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo loro delle nostre necessità ma della loro convenienza. »  L’illusione che dall’intreccio degli interessi ossia egoismi venga una società armoniosa grazie alla mano invisibile del mercato,  è tuttora   un dogma creduto da molti.  Bernanos ,  con impressionante anticipazione, scrisse:

“Non importa, si dicevano gli imbecilli, sappiamo bene che la cupidigia non è una virtù; ma il mondo non ha bisogno di virtù, esige confort – e la cupidigia senza freni dei mercanti finirà, grazie al gioco della concorrenza, per fornirgli questo confort a basso prezzo, a prezzo sempre più basso. […] Questi sciagurati  erano incapaci di   prevedere che niente avrebbe fermato le cupidigie scatenate,  che avrebbero finito per disputarsi la clientela a  colpi di cannone: “Compra o muori!”.   

Quegli imbecilli, rincarava Bernanos, “non prevedevano nemmeno che non tarderebbe a venire il giorno in cui il calo dei prezzi, fosse pure degli oggetti indispensabili alla vita,   sarebbe considerato come un male maggiore  – per la semplice ragione  che un mondo nato dalla speculazione non può organizzarsi che per la speculazione.”

�Un mondo dominato dalla Forza è  abominevole, ma il mondo dominato  dal Numero è ignobile. La Forza presto o tardi fa sorgere dei rivoltosi, genera lo spirito di Rivolta, fa  degli eroi e dei Martiri.  La tirannia abietta del Numero è  un’infezione lenta che non ha  mai provocato questa febbre. Il Numero crea una società a sua immagine:  una società di esseri non già eguali, ma di equivalenti, riconoscibili solo dalle impronte digitali” –  come fece a vedere  70 anni prima la nostra società di omologati,  di   copie conformi intercambiabili,  e  in più passivamente incapaci di rivolta  verso le oligarchie   che li asserviscono?

E  con che precisione ci dipinge, noi suoi posteri: “Inchiodato a se stesso dall’egoismo, l’individuo non appare più  che come una quantità trascurabile, sottomessa alle leggi dei  grandi numeri […]  grazie  alla conoscenza delle leggi che li reggono.  Così il progresso non è più nell’uomo,  è nella tecnica,  nel perfezionamento dei metodi capaci  di permettere un utilizzo ogni giorno più efficace del materiale umano”.

Georges Bernanos, 1888-1948.

“Ahimé, il modo rischia di perdere la libertà , di perderla irreparabilmente, per non aver conservato l’abitudine ad usarla…”: questo nel 1944.  L’Unione Europea,  orwelliana  prigione dei popoli  consenzienti, non  era nemmeno al più lontano orizzonte.

Quando  la fede cattolica  ci rendeva in anticipo sui tempi

Ed ecco l’esattissima previsione sulla immane perdita di identità e culture degli europei,  che allora non era immaginabile: “La civiltà delle macchine non ha per niente bisogno della nostra lingua. La nostra lingua è il fiore e il frutto d’una civiltà  assolutamente differente dalla civiltà delle macchine.  Inutile disturbare Rabelais, Montaigne, Pascal [noi: Dante, Ariosto, Machiavelli] per esprimere una concezione sommaria della vita, il cui carattere sommario costituisce precisamente  la sua efficienza.  La lingua francese [italiana]  è un’opera d’arte, e la civiltà delle macchine non ha bisogno per i suoi uomini d’affare, come  per i suoi diplomatici,  che di uno utensile, niente di più”.

Da dove sorgeva  in  George Bernanos una così acuta preveggenza – anzi chiaroveggenza – della rovina che oggi incombe su di noi?  Salta in mente una sentenza di Chesterton, altro credente senza complessi: “Questo è il prezzo che pago in nome del cattolicesimo, e cioè il fatto che è sempre in anticipo sui tempi”.

Ahimé, oggi la Chiesa “progressista” è regolarmente in ritardo culturale sulle mode ideologiche (El Papa ha appena tenuto un incontro terzomondista, invocando terra ai contadini e diritti ai popoli indigeni, un po’ di teologia della liberazione…)  ed è incapace di leggere i segni dei tempi, anche i più incombenti. Se ha ragione Chesterton,   anche noi siamo meno chiaroveggenti nella misura in cui la nostra fede cattolica è posticcia,  un abito esterno anziché una  spada affondata nel cuore.

Quella  che ci resta è tuttavia sufficiente a renderci delle Cassandre derise.  Ci rimane infatti  ancora una briciola della coscienza che Bernanos espresse nel ’44 con impressionante nettezza.

“Non si capisce assolutamente niente della civiltà moderna se non si ammette fin dal principio che è una cospirazione universale contro ogni specie di vita interiore”.   Georges Bernanos, La France contre les robots (1944).

E forse si deve  a questo chiaroveggente cristiano (ancor letto e studiato) se  nella Francia ridotta a quel che è, restano ancora coscienze della  deriva sempre più  maligna delle “conquiste”  del presente.  Escono libri intitolati appunto “Apocalisse del Progresso”, dove Pierre de la Coste, giornalista che è stato ghost writer di vari ministri,  pone questioni come: “Dagli Ogm a Chernobil, dalla schedatura digitale della popolazione a Fukushima  – è venuto il momento di dirsi che il Progresso, come  moto ineluttabile dell’Umanità verso il Bene, ed  è stato forse una religione di sostituzione,  è diventato oggi un incubo”.

Escono saggi intitolati “La Sregolazione morale dell’Occidente”, dove il filosofo Philippe Bénéton   denuncia “quello che è il pensiero coltivato dall’Unione Europea dagli anni 2000: ciò che unisce gli europei,  sono solo le regole che implicano i diritti dell’uomo e della “concorrenza libera e non falsata”. Ma così, a ciò che fu una civiltà comune si impone una tabula rasa.

L’idea burocratica è   naturalmente  che le identità e differenze culturali e storiche debbano essere omogeneizzate perché ostacolerebbero, poniamo, l’accoglienza verso i  musulmani immigrati; e per giunta, le masse si vogliono “emancipate  dai tabù” religiosi ossia morali.  Ma attenzione, denuncia il filosofo, “la democrazia liberale prende  un senso nuovo; diventa una semplice meccanica,  si definisce unicamente per le procedure”, le regole invece dei valori. Ma “in un mondo dove le procedure regnano e le virtù svaniscono in  nome del relativismo dei valori, gli attori non si sentono “tenuti”. Sicchè  la  crisi morale tocca la politica  come tocca i media, l’economia, la scienza, i rapporti quotidiani..”.

Questi europei dell’ultima ora che si vantano della propria “liberazione” morale, “a ciascuno i suoi valori, ogni individuo è libero e sovrano, viva la libertà, abbasso il vecchio ordine morale – e poi si indignano perché il politico ruba,  il capitalista froda i salari de localizzando, il giornalista pubblica notizie false a pagamento per la Cia  – ma non sono anche loro degli individui “liberati”?  Se il vecchio ordine morale è schernito e  demitizzato, la conseguenza politica e sociale non può essere che quella. La violazione di “regole” e procedure, dopotutto, non valori.

Ma  ancor peggio, in questo relativismo   di massa  si  è infiltrato un moralismo di massa, ipocrita e non riconosciuto, e ferocemente  censorio:  “la modernità tardiva vuol definire la buona e cattiva   maniera di vivere. Il “Male” e la “colpa” non sono scomparsi, si incarnano nelle parole e negli atti accusati, a torto o ragione, di razzismo, di sessismo, di xenofobia, di omofobia… queste nuove regole puntano alla divisione morale dell’umanità: da una parte gli araldi di una società aperta , avanzata, i progressisti,  le femministe, i ‘gay’ –  dall’altra a i retrogradi, quelli del vecchio mondo, i partigiani di una società “chiusa” e “tribale”, i custodi del vecchio ordine morale,  gli ultra-conservatori, i reazionari, i populisti, gli xenofobi:  in breve, è la divisione tra gli amici e i nemici dell’umanità.  Questa visione manichea non è certo in favore della libertà.

E   fa un esempio, Béneton:

“Se uno dice in un dibattito tv: “il populismo è il pericolo principale del nostro tempo”, non sarà interrotto, né  richiesto di spiegarsi sulle sue intenzioni.  Se invece uno dichiara: “populismo è una parola incerta e mal definita, inventata dagli Importanti per indicare, con la sua connotazione peggiorativa, che non è bene criticare gli Importanti”,  chi parla viene bombardato di sospetti sulla sua intenzione: sareste anche voi populista? Reazionario? L’opinione   corretta funziona in questo modo: non discutete mai, accusate.  Il nostro  tempo che  tanto denuncia “il moralismo”,  non fa altro che moralizzare  continuamente.  La messa  sotto accusa della persona sostituisce il dibattito delle idee : “Ah, lei cade nell’omofobia, lei fa’ il gioco del conservatorismo,  lei  nutre ancora dei pregiudizi!”. In breve, il  fondo del dibattito  non viene più trattato, non c’è più  un dibattito  ma un accusatore e un accusato, un tribunale e un reo”.

http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2017/02/10/31001-20170210ARTFIG00247-philippe-beneton-le-monde-occidental-ne-sait-plus-qui-il-est.php

Da noi in Italia, nulla di questa  coscienza  del Progresso come apocalisse.  Solo progressisti censori  alla Boldrini.

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una simpatica e originale iniziativa
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A MUGNANO DI NAPOLI
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da post su facebook
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Vi aspettiamo in villetta il prossimo 26 febbraio!!!

L'immagine può contenere: sMS
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LEHNER SU FINI – LA RISCOPERTA DI GEORGES BERNANOS ( DAL SITO DI MAURIZIO BLONDET ) – “AZIONE NAZIONALE” E “LA DESTRA”  INSIEME A CONVEGNO ( ROMA : 18 E 19 FEBBRAIO ) E ALTRE NEWS [ “AZ..” – 17/02/2017 ]
 
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“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
FINE INTERVENTO

 

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