LA DIPARTITA DEL REGISTA SQUITIERI – PD : LA BARAONDA DEGLI “SFASCISTI” E L’ITALIA A ROTOLI – L’EDICOLA E ALTRE NEWS


LA DIPARTITA DEL REGISTA SQUITIERI – PD : LA BARAONDA DEGLI “SFASCISTI” E L’ITALIA A ROTOLI – L’EDICOLA E ALTRE NEWS 

 

 
LA DIPARTITA DEL REGISTA SQUITIERI – PD : LA BARAONDA DEGLI “SFASCISTI” E L’ITALIA A ROTOLI – L’EDICOLA E ALTRE NEWS 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 18/02/2017 ]
———————————————————————————————————-
IL LUTTO ( LINK ) – tratto dal web – LA DIPARTITA DEL REGISTA SQUITIERI
———————————————————————————————————-
 
Cinema .

Il regista era nato a Napoli nel 1938, lungo sodalizio con Claudia Cardinale

Pasquale Squitieri con Claudia Cardinale (ANSA)Pasquale Squitieri con Claudia Cardinale

FILM – VIDEI
 

Li chiamarono Briganti – film completo – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=Uw4cO5fTk2E

07 apr 2012 – Caricato da ONDA DEL SUD

Li chiamarono Briganti – film completo … Bronte, cronaca di un massacro che i libri di storia non …

Pasquale Squitieri (Venice Film Festival 2007)-parte 1 by … – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=_3PdS5BaUws
17 set 2007 – Caricato da atypici

Walter Ciusa incontra Pasquale Squitieri al Lido di Venezia, in concomitanza con il Festival del …..

Napoli – ”L’altro Adamo”, il nuovo film di Pasquale Squitieri … – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=pgNiLIhFsqw

28 nov 2014 – Caricato da Pupia Campania

http://www.pupia.tv – Napoli. Il grande regista Pasquale Squitieri presenta “L’altro Adamo”, storia …

“CLARETTA” 1985 di Pasquale Squitieri Con C.Cardinale … – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=ZIiy6Hzw5rE

22 lug 2015 – Caricato da CaraVecchia TV

Info DVD ; CaraVecchiaTV@tiscali.it Gli ultimi mesi di vita della … “CLARETTA” 1985 di Pasquale …

Claretta (1984; Pasquale Squitieri) – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=bLaWeVB1NTE

24 gen 2012 – Caricato da Cavaradossi87

Claretta (1984) by Cavaradossi87 [Giordano Giannini] Un film di PasqualeSquitieri Interpreti …

IO e DIO – Pasquale Squitieri – YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=RSYKHlD66I8

22 dic 2011 – Caricato da wamione

IO e DIO – Pasquale Squitieri (1969) (Parte finale) Trama: Parroco di un misero villaggio di montagna ..

———————————————————————————————————-
VISITA IL SITO

Associazione Azimut | Raccolta di e-mail dell … – WordPress.com

https://azimutassociazione.wordpress.com/

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut.

———————————————————————————————————-

IN COPERTINA
LA BARAONDA DEGLI “SFASCISTI” E l’ITALIA A ROTOLI…..
 
Risultati immagini per partito democratico Risultati immagini per sfascisti
NON CAMBIANO..
 
Dietro la guerra a Renzi c'è di più: vogliono il comunismo in salsa grillina. Addio merito e modernità 
 
I DUE PD…..
Matteo Renzi e Michele Emiliano in una elaborazione (ANSA) Risultati immagini per la baraonda

ZOOM

 
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI-L’ULTIMA DELLE COMBINATE E L’ENNESIMA CAPRIOLA:”.Nuova carta per tentare di evitare la rottura all’assemblea di domani. Il presidente del partito, Matteo Orfini, lancia la proposta di avviare il congresso ma con una ampia fase programmatica… [OHIBO’!]
———————————————————————————————————-
“AZ.” – IL FILOSOFO PARTENOPEO GIUSEPPE CACCIATORE  NEGAZIONISTA DELL’ETERNA CATASTROFE DELLE SINISTRE ( SENZA NECESSITA’ DI RICORDARE LE MOSTRUOSITA’ COMUNISTE  – leggi l’articolo – vedi : sotto )
———————————————————————————————————-
[ dal << Roma ( “il Giornale di Napoli” ) >>

Tradizione socialista: è in crisi profonda

Opinionista: 

Giuseppe Cacciatore

Sono in molti a chiedersi se esista ancora in Italia un partito di sinistra e non mi riferisco a quelle formazioni minoritarie che tentano di costruire un nuovo soggetto politico alternativo al Pd e che già prima di celebrare il congresso (mi riferisco a Sinistra Italiana) hanno dato vita a una ennesima scissione, ma a quel partito che sembra aver cancellato non solo dal suo nome, ma anche dal suo programma e dalle sue scelte politiche, qualsiasi parvenza di socialismo riformatore. Certo la tradizione socialista europea non gode di buona salute in questa fase storica: è in crisi profonda in Francia, è in caduta libera di consensi in Spagna, mostra qualche sintomo di ripresa, ma ancora flebile in Germania, appare surclassata dal partito conservatore in Gran Bretagna, ha vita grama in quasi tutte le nazioni dell’ex blocco sovietico. Mi si potrebbe obiettare che le politiche non si definiscono e non si costruiscono solo con una denominazione, tant’è che anche il partito di Hitler aveva nel suo nome la parola socialista. Eppure io credo che nel caso italiano l’abbandono del nome a favore di denominazioni sempre più neutre, prima Partito democratico della sinistra (Pds), poi Democratici di sinistra (Ds), infine Partito Democratico (Pd), nato da quella che Macaluso giustamente definì una fusione a freddo tra i reduci del comunismo italiano e i reduci della democrazia cristiana, abbia corrisposto a una parallela sterilizzazione di tutto ciò che dovrebbe caratterizzare l’azione politica di una forza di sinistra, sia pur moderata e riformatrice. L’elenco delle scelte e dei comportamenti che hanno snaturato questa sinistra sarebbe lungo. Mi limito a citare le politiche sul lavoro sempre più convinte della giustezza di un presupposto rivelatosi fallimentare e cioè che un maggior profitto delle imprese e l’abolizione dell’art. 18 avrebbero prodotto un incremento dell’occupazione ed invece hanno provocato non solo l’aumento del numero dei senza lavoro, ma anche una vergognosa politica di sfruttamento e precarizzazione, il cui simbolo è diventato l’impressionante incremento dei voucher. Non meno significativo è il fatto che sia stato un esponente figlio del vecchio Pci, il ministro degli interni Minniti, a proporre una serie di provvedimenti che, al di là delle buone intenzioni – ammesso che siano tali – finisce per restringere ancora di più la già scarsa dote di diritti a disposizione dei migranti. Si ha tanto l’impressione che il decreto Minniti non abbia, lo vogliamo concedere, solo come fine quello di snellire le procedure di rimpatrio o di identificazione, ma anche e soprattutto quello di fare concorrenza nella ricerca di consensi elettorali alle posizioni della destra di Salvini e Meloni e al populismo di Grillo. Resto convinto che se la sedicente sinistra impersonata dal Pd continua a spendere le sue energie in dibattiti tutti interni alla logica della conquista e del mantenimento del potere dentro e fuori il partito, in bizantinismi relativi alla data del congresso e delle elezioni, finirà per perdere del tutto il contatto con la drammatica realtà delle ingiustizie sociali, della miseria crescente di fette rilevanti della popolazione, dell’aumento delle ingiustizie e delle iniquità che nel terzo mondo si commettono a danno dei più deboli e degli oppositori di regimi dittatoriali spietati. Qualcuno potrebbe osservare quanto siano ideologiche le mie posizioni. La cosa non mi turba più di tanto perché sono in buona compagnia di un prete di nome Bergoglio, meglio noto come Papa Francesco, l’ultimo socialista.

Facebook0 

————————————————————————————————————————————-
LA DIPARTITA DEL REGISTA SQUITIERI – PD : LA BARAONDA DEGLI “SFASCISTI” E L’ITALIA A ROTOLI – L’EDICOLA E ALTRE NEWS 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 18/02/2017 ]
 
———————————————————————————————————-
GIANCARLO LEHNER – DA ROMA
————————————————————————————————————————————-

——– Original Message ——–

Subject: Lehner: forse, ne uscirò vivo, nessuna parentela con Renzi
Date: Fri, 17 Feb 2017 09:26:16 +0000
From: Giancarlo Lehner <
To:  ( . . . )

Lehner

Indagato il babbo di Renzi… A pensar male si potrebbe supporre che, stante la scissione in divenire nel Pd, anche la magistratura di lotta e di governo possa patire guerre fratricide, tra rossi rosei e rossi sanguigni, favorendo, come già fa Bersani, l’ascesa del grillismo, financo in toga.

Alla fine, Cinquestelle la trionferà e, in luogo dei filosofi o della poesia, al potere andranno analfabeti,  avanspettacolo, trash, ovviamente sotto l’alta tutela della casta faraonica.

Spero di sbagliarmi sul Guitto dell’Avvenire, ma, intanto, mi godo l’idea di uscirne vivo, data la mia totale distanza parentale con Renzi.

 Giancarlo Lehner

———————————————————————————————————-
NELL’ITALIA CHE FU PATRIA DEL DIRITTO
———————————————————————————————————-
Leggi l’articolo sul “Secolo d’Italia” ( vedi : oltre )
———————————————————————————————————-

E 25 mila innocenti in carcere nel giro di quindici anni sono il segnale di un paziente che sta giungendo allo stadio terminale. Allora il paziente la cui vita è in gioco qui non è solo l’incolpevole, ma la nostra libertà: e se questa non dovesse superare la notte, ne saremmo privi tutti, non solo le vittime di malagiustizia.

In Italia 55mila detenuti: il 17% non ha alcuna condanna e 1 su 3 è straniero

In Italia 55mila detenuti: il 17% non ha alcuna condanna e 1 su 3 è straniero

venerdì 17 febbraio 2017 

Ci sono circa 55mila detenuti nelle carceri italiane, di cui quasi la metà concentrati in quattro regioni. In Lombardia c’è il record di popolazione carceraria straniera. Sono alcuni dei dati che emergono nella ricerca di Eupolis Lombardia, presentata a San Vittore in occasione di un convegno sul tema delle carceri organizzato dal Consiglio regionale lombardo.

Il 34% dei detenuti è straniero

Al 31 dicembre 2016 sono 54.653 le persone ristrette, in crescita rispetto ai 52.164 alla fine del 2015. I detenuti si concentrano in Lombardia (7.814), Campania (6.887), Lazio (6.108) e Sicilia (6.032): insieme raggiungono il 49% della popolazione detenuta in Italia. La presenza di stranieri incide in media per il 34%, con la più bassa che si registra in Campania (13,1%) e più alta in Lombardia (46%). Nelle carceri bresciane ci sono detenuti di circa 50 nazionalità diverse.

Il problema del sovraffollamento 

Omogeneo, territorialmente, il problema del sovraffollamento: a fronte di una capienza regolamentare  complessiva di 50.228 posti, il tasso di sovraffollamento è pari al 108,8%, valore inferiore rispetto al 168%
raggiunto nel 2010. Nelle carceri lombarde questo tasso è del 127,7% con notevoli differenze a seconda dell’istituto: da Sondrio (20 detenuti per 29 posti, 69%), al carcere milanese di San Vittore (932 persone per 750 posti regolari, 124,3%) alle situazioni più critiche a Como (398 persone per 221 posti, 180,1%) e a Brescia -Verziano (130 persone per 72 posti regolari, 180,6%).

Solo il 66% ha una condanna definitiva

Il 17,1% dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di primo giudizio e il 66,7% ha una condanna definitiva, secondo i dati della ricerca. In Lombardia la percentuale non è molto dissimile: il 15,1% sono in attesa del primo processo e il 66,7% ha ricevuto una condanna definitiva. Tra i detenuti in attesa di primo giudizio gli stranieri rappresentano il 42,6% in Italia e il 59,2% in Lombardia. Complessivamente, tanto in Italia quanto in Lombardia, più del 50% dei detenuti con una condanna definitiva ha un residuo di pena da scontare fino a un massimo di tre anni. In Lombardia il 21,4% dei detenuti con una condanna definitiva – pari a 1.116 persone – deve scontare al massimo un anno di pena, e rappresenta la stima più immediata della potenziale domanda di interventi finalizzati al reinserimento. Mentre in Italia l’incidenza degli stranieri sui detenuti che devono scontare una pena sino a tre anni è pari al 38,2%, in Lombardia è pari al 50,2%. In particolare, in Lombardia gli stranieri rappresentano il 54,2% delle persone con un residuo di pena fino a un anno e il 49,1% di chi deve scontare da uno a due anni di pena.

ALCUNI LINK

Carcere (Italia) – Wikipedia

Un carcere, (formalmente casa circondariale, casa di reclusione o istituto di pena ) in Italia, … istituti di custodia cautelare(156 istituti con 50.447 detenuti nelle case … di cui 28.662 condannati definitivamente, di regola a pene inferiori a tre anni); ….. situazione carceraria italiana evitando il provvedimento dell’indulto, ma che, …

Torna a crescere il numero dei detenuti in Italia (28/07/2016) – Vita.it

28 lug 2016 – L’aumento della popolazione penitenziaria riguarda essenzialmente la quota deidetenuti in custodia cautelare. “I numeri salgono a …

Le statistiche della giustizia minorile riguardano l’utenza dei servizi minorili e … Detenuti per titolo di studio – 31 Dicembre 2016 · Detenuti per numero di figli – 31  …

————————————————————————————————————————————————
SUL << GIUSTIZIALISMO >> ( TRATTO DAL WEB )
————————————————————————————————————————————————
Antonio Di Pietro in aula (ANSA)
Don Giussani e Mani Pulite: “Giustizialismo anticristiano”

17-02-2017
Don Luigi Giussani

AddThis Sharing Buttons

StampaInvia ad un amicoScarica il PDFRSS

Ai tempi di “tangentopoli”, quando la mentalità giustizialista servì a un disegno di potere che mirava a sovvertire quello costituito, don Luigi Giussani, giudicò con forza e ripetutamente l’errore insito in un atteggiamento che in nome della giustizia, giustificava la violenza. Ecco alcune sue riflessioni che oggi appaiono straordinariamente profetiche. 

Intervista a Panorama il 4 agosto 2000
La debolezza dell’uomo è riconoscibile come cosa che sta al limite estremo del nulla. Questo rende eminentemente vera la scena che, nel momento più acuto del IV atto di Brand, il dramma di Ibsen, il protagonista grida: «Per raggiungere la salvezza non basta tutta la volontà umana?». Chi è quell’uomo che non sente la stolidità di frasi come s’udirono nel ‘92 e ancora dopo gridate (o anche scritte su giornali) di taluni gestori di Mani pulite, che si ritenevano tra le persone più perfette della società? È per questo che allora dicemmo che un’azione che per punire colpevoli distrugge un popolo, come coscienza unitaria e come raggiunto benessere, ha almeno nella sua modalità di attuazione qualcosa di ingiusto. I suggeritori di Mani pulite forse potrebbero appartenere a una società di uomini che pretendono fissare loro il sommo bene per la società, identificato normalmente col favore dato a un assetto sociale in cui il bene salvaguardato si identificasse con quello che vogliono essi stessi. (…). Potrei semplificarlo con l’immagine di una crepa apertasi nel fondamento della nostra società, un imbroglio nel cui polverone non si può certo riconoscere il mattino di un giorno più benevolo. 

Messaggio di don Luigi Giussani alla Fraternità di Cl, dopo il pellegrinaggio a Lourdes, 11 marzo 1993
Di fronte al dissesto totale del nostro Paese non possiamo non essere provocati ad un giudizio: un’azione che per punire colpevoli distrugge un popolo, come coscienza unitaria e come raggiunto benessere, ha almeno nella sua modalità di attuazione qualcosa di ingiusto. Proprio tutto questo disagio, cui intensamente partecipiamo, diventa per noi grave e forse estremo richiamo di Cristo a una autenticità di figliolanza al Padre, cui tutti, in svariatissimi modi, abbiamo mancato. “Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.” (1 Gv 1,8). Negli Esercizi Spirituali ci è sempre stato richiamato che non possiamo stabilire un rapporto né con le persone, né con noi stessi, né con le cose se non partendo dalla coscienza di essere peccatori: in ciò sta il richiamo alla umiltà. La memoria, che è l’espressione sintetica della fede che viviamo, non ci lascia in tale umiltà né dimentichi, né passivi. Perciò nel dolore di non avere riconosciuto adeguatamente Cristo e il Suo Mistero negli interessi della vita (…) preghiamo la Madonna che il nostro cuore sia pronto a riprendere ogni giorno. Attraverso di Lei l’invocazione della grazia di Cristo risulti più decisiva e potente che l’attaccamento ai nostri criteri, il cedimento ai nostri calcoli e il soggiacere ai nostri istinti.

Preghiamo per l’Italia in pericolo, Intervista a don Luigi Giussani di Pierluigi Battista 1996
Una parte esigua di tutto il popolo si erige a maestro illuminato e a giudice di tutti. È il concetto caratteristico di qualsiasi tentativo rivoluzionario. Da questa pretesa deriva la sovrapposizione di una “classe” a tutto il popolo, l’esasperazione di un particolare che crea nel popolo l’immagine del magistrato come il “puro” per natura, come accadde tra i maestri catari e albigesi. È la fanatizzazione di un particolare, per cui facilmente si trascurano le leggi che il progresso della civiltà ha pensato proprio per salvare l’azione di questo particolare in rapporto all’utilità del tutto. Ma l’esaltazione di un particolare fa dimenticare le regole; si annullano diritti della persona e quasi ogni sentimento di pietà, assicurando una idolatria agli attori in scena. No. Tutto questo non annulla la necessità di indagare e punire i colpevoli. L’avere assolto, sia pure in modo manomesso, questo compito, è l’apporto di utilità realizzato dagli esponenti di questa “rivoluzione”. (….) La situazione è grave per lo smarrimento totale di un punto di riferimento naturale oggettivo per la coscienza del popolo, per cui il popolo stesso venga spinto a ricercare le cause reali del malessere e a salvarsi così dagli idoli. Questo smarrimento comporta una inevitabile, se non progettata, distruzione dello stato di benessere, che risulta così totalmente minato nella tranquillità del suo farsi. Perché riprendere, bisogna pur riprendere!

Dal temperamento un metodo, don Luigi Giussani, Bur, pag 83
C’è un magistrato che da quando è scoppiato l’affare di « Mani pulite» è diventato di una presunzione così ripugnante, così senza capacità di flessione non ostile, così senza l’ombra alcuna di pietà, così duro: per uno che lo accosta, è come se non lo avesse fatto Dio, è come se l’avesse fatto il male! Non è la domanda di essere coerenti – perfezione «Coerente?! Tu, coerente? Ma tu non sai quel che stai dicendo!» -, vale a dire la domanda di non esser deboli in nulla; è una domanda disumana, non è una domanda umana! Una domanda umana è la domanda che Dio generi perfezione e coerenza dentro la dinamica fragilissima e totalmente incoerente, quotidianamente incoerente, dell’uomo. Insomma, come Simone ha risposto alla domanda di Gesù: « Mi ami tu? » era totalmente scevro, spoglio di qualsiasi calcolo o pretesa; ed era domanda di quello che affermava. Per questo Gesù gli ha detto: « Pasci le mie pecorelle» , dirigi il mio gregge. Mandy, dire tutte queste cose vuol dire affermare un altro concetto di morale, che nessuno sa. Per tutti la morale è una coerenza con quelle leggi, cioè con quella descrizione delle dinamiche che le forze della natura, a qualsiasi livello, hanno. Rispettare queste leggi vuol dire essere coerenti ad esse. Quando uno si accorge che non è possibile essere coerenti, o diventa cinico – afferma cinicamente che la perfezione è un’illusione, anzi è una presunzione, e il trionfo è attribuito a ciò che, istante per istante ( hic et nunc), emerge con più violenza ( perciò la violenza diventa la legge della convivenza in tutti i campi e a tutti i livelli: guerra) – o domanda a Dio che renda avvenimento anche in sé quel che è già accaduto. 

L’Attrattiva a Gesù, Bur, pag 206-310
Il concetto di morale cristiana è una rivoluzione intollerabile ai «sapienti di questo mondo» , diceva san Paolo. O così come a tanti giudici che «sono loro la giustizia» ( a mio avviso hanno tentato di distruggere il tessuto della coscienza di un popolo). L’ho già detto: solo due mesi dopo il «caso Chiesa» ( dopo tre o quattro mesi scoppiò il problema di Tangentopoli), un personaggio di Mani Pulite a un nostro amico ha detto: «Oramai avete perso: abbiamo vinto politicamente» . Se questo fosse rappresentato su uno schermo cinematografico, documentabile in tutta Italia, dovrebbe lui essere messo in prigione, lui che ha giudicato tanti! (…)Poi un giorno si è trovata lì le cinque (lei aveva in mano il libretto delle ore) , una di loro le dice: «Ma tu dici le preghiere? Ma allora tu sei cristiana?». «Sì» Il giorno dopo l’avevano licenziata. Comunque, questo avverrà a scrosci e a cascata dai sintomi che oramai abbiamo: questo attacco sistematico e intollerante, senza nessun pudore neanche dal punto di vista della menzogna patente, della contraddizione con l’evidente. Tutti i giornali, tutta la stampa del mondo occidentale, hanno incominciato come a rispondere a un ordine dato chissà da dove. È il dove, è il donde nasce anche la tangentopoli d’Italia, i tribunali francesi, spagnoli: è tutta un’azione contro la cultura e contro il benessere economico, cioè contro la totalità della fisionomia degli Stati fatti da cristiani, degli Stati ancora cristiani, in cui l’influsso cristiano è ancora sufficientemente determinante.

Una presenza che cambia, Bur, pag 335
Tutta Tangentopoli è fondata su questo moralismo, tutta!: il kantismo – dice Péguy – è una filosofia dalle mani pure, e infatti per Kant un uomo perfetto non può neanche sbagliare una parola, soltanto – aggiunge Péguy – che non ha le mani, cioè non è in rapporto con la realtà.  Che è proprio l’opposto del cristianesimo, perché per il cristiano, per il cristianesimo, anche un capello ha un valore. Accorgersi di queste parole è accorgersi di questo tipo di mentalità o di impostazione… Per esempio, la moralità come tensione salva tutti, salva chiunque, eccetto chi non voglia il bene apertamente: uno non deve volere il bene, non deve volere Dio, non deve volerlo, deve essere satanico, c’è soltanto il satanismo. Altrimenti, se uno vive una tensione – la moralità come tensione -, è moralmente buono. Perciò il cristianesimo è realmente una salvezza universale.

————————————————————————————–
SULLA NATO E NON SOLO…. 
( TRATTO DAL SITO DI MAURIZIO BLONDET )
——————————————————————————————————————————————————————————–
 

La NATO sospende le operazioni in Siria”, titola Thierry Meyssan nel suo blog. Più precisamente, l’Alleanza ha sospeso i voli degli aerei radar AWACS che hanno sorvegliato i campi di battaglia siriani fin  dal 2011 (quando l’invasione NATO contro Assad  sembrava imminente,caldeggiata fortemente da Hollande, sauditi  e Erdogan; Obama  vi rinunciò in extremis),  e che da allora hanno continuato ad operare: a favore “dei gruppi jihadisti”, fornendo loro informazioni “che hanno permesso loro di fuggire all’armata araba siriana”; dice Meyssan, che sicuramente è credibile perché ha buoni contatti con l’intelligence di Damasco.  Aggiunge: “Ritirando gli AWACS, la NATO intenderebbe  non prendere posizione  nel conflitto che attualmente oppone i curdi fra loro”.

Non mi attento a interpretare questa laconica frase (i curdi si combattono fra loro?), se non per rilevare quanto gli americani coi  loro doppi giochi pro-ISis  ed Erdogan coi suoi, abbiano ormai attorcigliato l’orrendo gomitolo che hanno provocato in Siria. (1)

Solo poche ore prima, mentre era in corso il vertice NATO con il nuovo  capo del Pentagono “mad dog” Mattis, lo stesso Pentagono faceva filtrare la notizia che “stava valutando di inviare truppe da combattimento regolari in Siria per accelerare la lotta contro l’Isis”, dunque  a  dare una mano allo SDF (forze democratiche siriane), ossia diecimila curdi male armati (fra cui  il primeggiano  quelli del  PKK, che Erdogan vede  come suo nemico mortale)  a  cui  la “coalizione” Usa aveva dato il compito di liberare Raqqa, la “capitale dell’IS”, e che non stanno cavando un ragno dal buco.  Del resto gli americani hanno impiantato una vera e propria base di aerei ed elicotteri della 101 Divisione aerotrasportata a Rmelan, territorio controllato dallo SDF. Lo scopo ultimo di un intervento  Usa è sempre quello di ritagliare dalla Siria la sospirata no-fly zone  per farne un santuario per  i suoi islamisti preferiti,  fino allo smembramento della Siria (secondo l’antico Piano Kivunim sionista)  in staterelli.

Ora,  questa intenzione, di mettere “scarponi   sul terreno”, pare in contrasto con la decisione NATO di sospendere i voli AWACS sulla Siria.

 

Naturalmente tutto ciò  va  valutato insieme all’improvvisa  uscita di Trump secondo cui Mosca deve “restituire” la Crimea all’Ucraina, alla quale l’ha “presa”,  e le assicurazioni di Mad Dog Mattis  a Stoltenberg ( e agli ansiosi europei) che la NATO, è  sì  obsoleta, ma in quanto   deve essere rapidamente trasformata, da alleanza difensiva,  in forza di aggressione, pardon di «proiezione di stabilità oltre i nostri confini». Il nuovo «Hub per il Sud», che verrà realizzato a Napoli, costituirà la base operativa per la proiezione di forze terrestri, aeree e navali in una «regione» dai contorni indefiniti, comprendente Nordafrica e Medioriente ma anche aree al di là di queste. È disponibile per tali operazioni la «Forza di risposta» della Nato, aumentata a 40mila uomini, in particolare la sua «Forza di punta ad altissima prontezza operativa», che può essere proiettata in 48 ore «ovunque in qualsiasi momento» (Manlio Dinucci).

Il tutto poi andrebbe in qualche modo conciliato con il primo incontro, a Bonn, di Lavrov con il nuovo segretario di stato, Tillerson,  il quale ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a collaborare  con  la Russia se ci sono aree di cooperazione  (se?!); non dimenticando  di aggiungere che la Russia deve contribuire  ad  una de-escalation nel Donbass:  dove – come ha riconosciuto l’OCSE, ed è tutto dire – è Kiev che ha riscatenato il conflitto con armi pesanti  e  financo missili per fare strage di civili.

Nave dell’Iran.E poi, proviamo anche a mettere nel quadro il piccolo particolare rivelato dal New York Times il 12 febbraio: che il nuovo capo del Pentagono Mattis aveva chiesto alla Marina di vedere se, nel Golfo, poteva abbordare  una nave iraniana, salire a bordo e controllare che non portasse armi  per gli  Houti in  Yemen. Gli aspetti di diritto internazionale – abbordare una nave in acque internazionali – non hanno avuto peso nella finale rinuncia all’atto. Ci si è invece domandati che effetto politico e mediatico avrebbe avuto sulla troppo fresca amministrazione Trump, che   già aveva ordinato quell’assalto di commandos   in Yemen di  fine gennaio,  conclusosi  malissimo  con una strage di donne e la figlia di 8 anni di  Al Awlaki  ma anche con la morte di un americano e   la perdita di un velivolo,  un’altra impresa che sarebbe finita quasi certamente in una  battaglia navale con la Marina da guerra dell’Iran e i suoi barchini d’assalto superveloci….

http://russia-insider.com/en/revealed-trump-aborted-operation-would-have-provoked-war-iran/ri18909

Qualche giorno dopo, il segretario di stao Rex Tillerson ha smentito, di fronte ai giornalisti, che l’America di Trump voglia rinegoziare (o stracciare) l’accordo nucleare con Teheran, firmatoda Obama, e che Trump ha proclamato di voler azzerare.

N, Germany: U.S. Secretary of State Rex Tillerson said on Thursday he did not suggest to French Foreign Minister Jean-Marc Ayrault that Washington planned to scrap the Iranian nuclear agreement.

 

Putin: “Ci provocano continuamente”.

Aggiungiamo che sotto la nuova amministrazione “amica di Putin” la NATO non solo ha rafforzato l’accumulo (cominciato da Obama) di truppe e carri armati in Romana  e Bulgaria,  che non  confinano con la Russia e non chiedono (al contrario del baltici) di essere protette all’aggressivo mostro Putin, un  rafforzamento che sembra piuttosto un’occupazione  militare dei due paesi neo-“alleati”.

Qualche carro armato in RomaniaNon solo:  la NATO ha voluto, parola di Stoltenberg,  costituire e insediare una flotta da guerra permanente  nel Mar Nero, onde  configgere con la base navale di Mosca in Crimea, magari superando due insignificanti dettagli:   la Convenzione di Montreux, il trattato internazionale del ’36 (firmato anche da Washington) che limita  a  21 giorni la presenza nel Mar Nero di navi da guerra appartenenti a paesi che non si affaccino su  quel mare (Bulgaria, Romania e Turchia),  e  la recisa resistenza della Bulgaria, che ha detto esplicitamente che le sue navi non sono disponibili per questa impresa,   con le spese connesse.

E  tutto ciò (anzi anche più) ad opera di un’amministrazione che i media americani ed europei continuano a bollare come “amica di Putin”; anzi sua cliente; da un Trump  è in piena lotta interna con lo Stato profondo, una lotta che sta perdendo – perdendo anche i pezzi, come il generale Flynn, e dove la Cia lo minaccia apertamente di ucciderlo oppure di “farlo morire in galera” dopo impeachment.   Putin  ha dichiarato la settimana scorsa, in un discorso all’FSB (ex Kgb) che la NATO “ci provoca costantemente per coinvolgerci  in un confronto”, denunciano anche “i tentativi in corso di interferire nei nostri affari interni e  destabilizzare la situazione politica e sociale in Russia” (si badi: tentativi “in corso”).

 

http://russia-insider.com/en/putin-natos-primary-objective-provoke-confrontation-russia/ri18950

 

Il capo di Hezbollah, Nasrallah, il 14 febbraio ha ringraziato Trump con queste parole: “Non siamo preoccupati, ma anzi molto ottimisti, perché quando un idiota risiede alla  Casa Bianca è l’inizio del sollievo per gli oppressi del mondo”.

Un sollievo e serenità  che il Cremlino  non sembra condividere. Anzi  (secondo Foreign Policy)  arriva a domandarsi se l’irrazionalità e la follia o scemenza non siano parte dela nuova strategia americana: le cui decisioni, incoerenti,  diventano più indecifrabili.

Di certo “quel che i russi temono di più oggi, è che Trump sia cacciato o ucciso. La sua partenza, dicono fonti interne al Cremlino, allineerebbe a Washington repubblicani ai democratici in una campagna virulenta anti-russa. Di conseguenza e  stranamente, Putin è divenuto ostaggio della sopravvivenza e  del  successo di Trump.  Questo restringe gravemente le opzioni politiche della Russia.  I russi sanno bene che i democratici vogliono strumentalizzare il babau russo per  screditare e destituire Trump mentre i repubblicani vogliono utilizzare il babau russo  per disciplinare e mettere in linea Trump. Beninteso, il governo russo non teme solo la caduta di Trump, ma anche la possibilità che, per opportunismo politico, assuma una linea antirussa “dura per fare la  pace con i  dirigenti repubblicani del Congresso, superfalchi”.

 

http://foreignpolicy.com/2017/02/13/the-kremlin-is-starting-to-worry-about-trump/

In questo senso, anche Wayne Madsen nota che i movimenti di destra trumpiani (al-Right, gruppi neonazi)   si sono uniti a Georges Soros e  ai suoi gruppi di  manifestanti anti-Trump nella campagna  anti-Russia, che assume sempre più (dice Stephen Cohen, il russologo) i toni paranoici di un nuovo maccartismo.

Tutto è nuovo infatti a Washington. E  tutto peggio.

http://russia-insider.com/en/top-russia-scholar-stephen-cohen-us-rapidly-descending-mccarthy-era-paranoia-podcast/ri18956

http://www.strategic-culture.org/news/2017/02/05/trump-alt-right-movement-joins-soros-russia-bashing.html

 

Conclusione provvisoria. Sembra che  siamo entrati in una fase generale   di rinuncia  alla razionalità o anche alla  ragionevolezza del potere, in qualunque sede ed alta poltrona. Questa mi sembra la ulteriore (ed ultima) “emancipazione” dei poteri globali: che, dopo  aver scosso da sé da gran tempo le norme morali, e poi anche i trattati internazionali sottoscritti, si liberano l’ultimo ostacolo alla piena liberazione: la ragione, l’intelletto, l’intelligenza, il principio di non-contraddizione, le norme della logica, sostituite dagli impulsi neurologici.   Si può fare molto più  e meglio senza testa,  quando si ha il potere:  evitare la coerenza, che è un limite. Evitar di motivare.  Infischiarsene del senso di responsabilità.  Come ha avuto modo di illustrare  El Papa ad un capo dipartimento che gli chiedeva perché gli avesse ingiunto  di licenziare in tronco  due suoi buoni dipendenti,  gli ha risposto: “…e io sono il Papa, non ho bisogno di dare ragioni di ciò che decido”. Inutile dire quanto questo sia un sintomo  caotico terminale,  apocalittico.  E anticristico, visto che Cristo è il Logos.

 Nota  1

Per dare solo un esempio, sembra  ti poter dire che   l’offensiva   per catturare Al Bab in cui Erdogan ha impegnato 1300 soldati, ed una sessantina di carri armati e  porta truppe in appoggio a duemila islamisti della cosiddetta ”Armata Libera Siriana”  –  naturalmente  gettandoli in Siria senza il permesso di Damasco, e con la dichiarata  intenzione di annettere la zona alla Turchia  –  abbia conosciuto  un sostanziale fallimento. I cinquemila  guerriglieri dell’IS hanno responto gli attacchi e inflitto gravi perdite.   Erdogan è stato salvato dall’umiliante disastro  – tenetevi forte –   da Damasco. Conclusa la liberazione di Aleppo,  Assad, con la mediazione di Putin, ha concluso un accordo   verso fine dicembre con Erdogan: e la sua armata è venuta in soccorso alle truppe turche,  penetrando per 25 chilometri di profondità e stringendo Al Bab che ora è (o pare) del tutto accerchiata e non può essere più rifornita.  L’aviazione russa ed anche siriana hanno fornito appoggio aereo ai turchi, che son riusciti a strappare all’IS (o chi sia)  l’ultimo suo  territorio nel  governatorato di Aleppo.

[ IL SERVIZIO CONTINUA ]
———————————————————————————————————-
tratto da “Libero” quotidiano
———————————————————————————————————-
Vittorio Feltri: "Fini rovinato dalla patata"
 
———————————————————————————————————-
 
Complimenti alla magistratura, che per indagare Gianfranco Fini (riciclaggio) ci ha messo sette anni, pochi in confronto all’ eternità. Non sappiamo come andrà a finire, però siamo a conoscenza di come tutto cominciò. Era il 2010. Dirigevo il Giornale (sissignori, quello della famiglia Berlusconi) dove scrissi articoli critici sul conto dell’ allora presidente della Camera, rimproverandogli di essere troppo duro nei riguardi del centrodestra, con i voti del quale egli era stato eletto ai vertici di Montecitorio, e troppo tenero verso la sinistra, che si esercitava quotidianamente nel tiro al bersaglio, vittima il Cavaliere, allo scopo di far cadere il governo. Fini infatti ogni giorno colpiva il suo socio in affari politici, Silvio, ricevendo gli applausi dei progressisti, ben felici di avere un amico tra i nemici.
I miei pezzi un po’ acidi innervosirono parecchio la terza carica dello Stato, al punto che decise di querelarmi per diffamazione. Nel processo di primo grado fui condannato a 1500 euro di multa. In quello d’ appello, celebratosi molto più tardi, quando il querelante non era più neanche parlamentare, venni assolto. Segno che non avevo torto. Ma questo è un episodio marginale, non per me bensì per il lettore che se ne fotte della mia trascurabile persona.
Lo stesso anno, il 2010, in estate fui messo al corrente da un grande giornalista, Livio Caputo, che Gianfranco aveva venduto per pochi soldi una casa a Montecarlo ricevuta in eredità da una nobildonna bergamasca. Motivo della donazione: finanziare la buona causa della destra.
Fini invece alienò il quartierino per altri scopi meno chiari. Tant’ è vero che l’ immobile risultò nella disponibilità di Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, convivente o moglie del presidente. L’ operazione secondo le nostre fonti era avvenuta in modo tale che l’ appartamento rimanesse della famiglia e non fosse destinato interamente a foraggiare il partito. Una manovra scorretta, per usare un linguaggio delicato.
Fini negò risolutamente ogni nostra affermazione, respingendola addirittura con indignazione quasi si trattasse di attacco a sfondo politico. Seguirono dibattiti televisivi in cui fui accusato di essere un servo di Berlusconi, colui che gestiva la macchina del fango facendo l’ interesse sporco del premier. Daria Bignardi, ora direttrice capace di Rai3, mi invitò al suo programma, Le invasioni barbariche, e mi tese un agguato: tu sei il giornalista che infanga il presidente della Camera. Poiché sul display del mio cellulare avevo la foto di un gatto purtroppo morto da mesi, mi sfotté: come si fa a tenere l’ effigie di una carogna anziché quella dei propri figli? Inutile dire che gliene dissi di tutti i colori. La registrazione della trasmissione si trova ancora su internet. Guardare per credere.
La stampa in blocco d’ altronde faceva il tifo nella circostanza per Gianfranco e si divertiva a bistrattare il Giornale e il suo vituperato direttore. Giuseppe D’ Avanzo, divo di Repubblica, una specie di pm prestato all’ editoria, mi strapazzò e coprì di insulti perché a suo giudizio mi inventavo ogni schifezza per sputtanare gli avversari di Berlusconi. Altri commentatori lo emulavano.
Una gara a chi picchiava più forte sul Giornale e su di me. Una manifestazione pubblica e clamorosa di imbecillità degli scribi che, invece di accertare la veridicità della nostre notizie sullo scandalo di Montecarlo, si mobilitavano onde smontarle pur di proteggere Gianfranco, meritevole di appoggio in quanto anti-berlusconiano militante.
Trascorre oltre un lustro da quei tempi bui e la magistratura non solo scopre che avevamo ragione noi negletti, sul famigerato appartamento di Montecarlo, ma apre una inchiesta su altre delicate questioni che ha portato al sequestro di beni per 5 milioni della coppia Fini-Tulliani. La vicenda è collegata ai traffici di Corallo (giochi d’ azzardo e similari) ormai noti e sotto la lente degli inquirenti. Ogni commento ulteriore sarebbe superfluo, tranne uno: il problema è sempre la patata più o meno bollente. Anche il povero Giancarlo quanto lo stesso Silvio è cascato sulla gnocca. Come si è invaghito di Elisabetta, tardivamente, si è rovinato e difficilmente riuscirà a salvarsi.
Sessismo o non sessismo, vari uomini si buttano via per inseguire gonnelle. La storia della Raggi è diversa. Di solito sono i maschi a mettersi nei guai per proteggere la signorina segretaria. Il caso della sindaca di Roma è singolare e si inquadra nel femminismo: lei è la prima donna che inciampa a causa del suo segretario. È l’ evoluzione della specie, bellezza.
di Vittorio Feltri
 
———————————————————————————————————-
NEGAZIONISTI – NON CAMBIANO….
———————————————————————————————————-
 
da messaggio su facebook  il post ( . . . )
L'immagine può contenere: sMS
( . . . )
 
———————————————————————————————————-
———————————————————————————————————-
LA STORIA
———————————————————————————————————-
da messaggi “postati” su facebook
———————————————————————————————————-
dalla pagina di Giovanni Gentile
———————————————————————————————————
 
Giovanni Gentile ha condiviso il post di Claudio Santellani.
L'immagine può contenere: 3 persone, persone sedute

 a 

Al volante della Lancia Astura è mio padre Emilio, che accompagna il Duce e Pavolini al Lirico il 16 dicembre ’44

..
Giovanni Gentile ha condiviso il post di Giacinto Reale.
L'immagine può contenere: 5 persone, persone in piedi e spazio al chiuso
Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 a 

 
UNA MATTINATA IN CASA……
Ho letto da qualche parte che la Storia “va camminata”, oltre che letta, e sono d’accordo….questo è facile quando si parla di luoghi “aperti” (penso ai teatri di battaglie o anche ai monti della nostra prima guerra mondiale), diventa più difficile quando ci addentriamo nelle città, dove i mutamenti sopravvenuti hanno cancellato le tracce di ciò che c’era
Qualche mese fa , sulla scia di un libro dedicato al primo fascismo romano, mi divertii a cercare e fotografare luoghi simbolo (o, perlomeno, quelli che era presumibile fossero, dopo tanti anni)di quell’esperienza…stamattina ci sono ricascato (e proseguirò sabato)
Dunque: nella prima notissima foto (che, tra l’altro mi piace molto, perché mostra il futuro ”Duce” senza pennacchi e stivaloni) l’arresto di Mussolini durante una manifestazione interventista…questo dicono in genere le didascalie
Leggendo, poco fa, il libro di Domenico Mario Leva dedicato allo squadrismo romano, ne scopro di più: la foto è fatta a Roma, il 12 aprile del 1915; in quel giorno gli interventisti si riunirono a piazza Fontana di Trevi e Mussolini parlò dalla scalinata della chiesa dei Santi Vincenzo e Costanzo che lì affaccia, dopo di che si avviarono, in barba alle forze dell’ordine, per un corteo
Percorsero, tra colluttazioni e accelerazioni “tattiche”, via di San Vincenzo, via della Stamperia, via del Cavatore (che oggi non c’è più, o ha cambiato nome), arrivarono in piazza Barberini, si fermarono per ricomporre le fila davanti all’hotel Bristol, dove Mussolini arringò di nuovo la folla, proseguirono per via della Purificazione (e qui il direttore del Popolo d’Italia fu arrestato, come nella foto) , e poi terminarono il corteo in via del Tritone 
Sono luoghi ben noti ai romani, comunque, nella seconda foto, una piantina che indica il percorso
Sabato ci faccio un salto…vediamo se c’è rimasto ancora qualcosa nell’aria….
Giovanni Gentile ha condiviso il post di Giacinto Reale.
L'immagine può contenere: 1 persona, primo piano

 a 

“NOI SIAMO STATI FASCISTI….e continuiamo ad esserlo
“Noi siamo stati fascisti, sissignori, e continuiamo ad esserlo
Ma sapete qual è il nostro fascismo ? E’ quello che è entrato nella storia della Nazione, con le opere, con le leggi, con le istituzioni sociali, con la bonifica, con gli stadi, con le strade, con l’incremento dei traffici, col potenziamento delle industrie, con lo sfruttamento intensivo del limitato suolo della Penisola, con la previdenza, con l’assistenza per il popolo, con quello che gli Inglesi hanno chiamato il miracolo della civilizzazione dell’Etiopia, che era stato preceduto da quello che tutto il mondo aveva chiamato il miracolo della colonizzazione libica.
Di questo fascismo non ce ne vergogniamo”
(Bruno Spampanato, “parliamo tra Italiani”, Il Messaggero del 27 gennaio 1944)
..

“Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede. Il mondo me scomparso, avrà ancora bisogno dell’idea che è stata e sarà la più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee. La storia mi darà ragione.” (B.M.)

[ TRATTO DAL WEB  – da “il Giornale” di Milano ]
 

Così i fascisti di Salò furono macellati: ecco le foto segrete

Da un vecchio fascicolo riemergono carte e istantanee riguardanti l’inchiesta sulla fucilazione del 28 aprile ’45, a Dongo, di 15 gerarchi

Mario Cervi – Gio, 31/01/2013 

Riemerge dalle nebbie del passato uno dei momenti più cruciali e crudeli di quella tragedia che fu la fine del fascismo. Il momento è quello in cui, sul lungolago di Dongo, il 28 aprile 1945, quindici prigionieri furono messi a morte spicciativamente, per i loro trascorsi fascisti, dopo un simulacro di giudizio.

Tra i quindici erano gerarchi maggiori o minori – Alessandro Pavolini e Ferdinando Mezzasoma in particolare -, un bizzarro ex comunista e perseguitato dal regime come Nicola Bombacci, poi riavvicinatosi a Mussolini, e un personaggio, Marcello Petacci, sul quale Walter Audisio (il «colonnello Valerio») aveva messo gioiosamente le mani. Credeva fosse Vittorio Mussolini, il primogenito del Duce. Chiarito lo scambio di persona, il colonnello ritenne che comunque il Petacci meritasse la pena capitale, per essere fratello di Claretta, assassinata poco prima. E ancora il capitano pilota dell’aeronautica militare Pietro Calistri – del quale ancora oggi non si capisce perché sia finito a quel mondo – e il segretario del Duce, Luigi Gatti.
All’esecuzione spietata e affrettata seguirono, per i ricorsi di familiari degli uccisi, inchieste e processi. Che ebbero la sorte toccata infallibilmente a tutte quelle vicende giudiziarie: la rubricazione come atti di guerra e l’archiviazione, nel 1967. Ai processi per gli ammazzamenti s’intrecciò l’interminabile e inutile processo sull’oro di Dongo. Insieme al sangue vi furono certamente passaggio e poi dispersione e trafugamento di denaro, bagagli con valori incamerati così come gioielli, sterline d’oro e marenghi a migliaia. Il Pci, che aveva gestito l’operazione Dongo, affettò sorpresa e indignazione quando si trattò di rendere conto del «tesoro».
Il faldone in cui era conservata quella documentazione – con testimonianze anche di Palmiro Togliatti, Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Enrico Mattei – è stato salvato da una possibile distruzione, come ha raccontato ieri il giornalista Stefano Ferrari sulle pagine del quotidiano La Provincia di Como. E con i documenti sono state salvate tre agghiaccianti fotografie – rarissime, una addirittura inedita – scattate pochi istanti prima che la scarica del plotone d’esecuzione falciasse le vittime. Per la verità almeno uno dei giustiziati, proprio il medico Marcello Petacci, non fu abbattuto insieme agli altri. Il Petacci era arrivato a Dongo, con spaventosa incoscienza, insieme alla compagna Zita Ritossa e ai due figli. I fascisti duri e puri non lo vollero insieme a loro, considerandolo non un fedele del Duce ma un profittatore del regime. Forse riteneva che l’avrebbero risparmiato perché nulla di grave poteva essergli addebitato. Quando s’accorse che i giustizieri erano risoluti a farlo fuori, sfuggì a chi lo custodiva – era giovane e robusto – e tentò la fuga gettandosi nel lago. Lì fu crivellato di colpi. La compagna e i bambini lo videro morire da una finestra dell’albergo dove erano alloggiati.
Le istantanee di quel 28 aprile 1945 sono terribili. Nessuna pietà, nessuna parvenza di umanità e di vera legittimità. Furono giorni di una mattanza spietata e volubile insieme: Ferruccio Parri la definì «macelleria messicana». La sorte dei fascisti braccati dipese spesso da circostanze fortuite (o da decisioni fortunate, come quella del maresciallo Rodolfo Graziani che evitò astutamente l’autocolonna diretta a Dongo e riuscì a consegnarsi agli angloamericani). Fu un periodo che ebbe l’ambizione d’essere rivoluzionario, che da molti anche oggi viene descritto come rivoluzionario ed eroico, ma che della rivoluzione spartì solo in minima parte i connotati positivi: l’ardore del nuovo, la genuinità delle convinzioni e delle passioni, la speranza del futuro. Ne ebbe invece i connotati peggiori, la ferocia e la vendetta.
A chi sottolinea gli aspetti truci, e in casi non rari delinquenziali, della purga post-liberazione viene opposto un argomento ritenuto decisivo e che tale non è. L’ansia di eliminare fisicamente i fascisti catturati, la volontà di non consegnarli agli alleati – quasi che gli alleati avessero combattuto in favore del fascismo – derivarono dalle nequizie di cui i «repubblichini» si erano resi responsabili. Anche loro con messe a morte crudeli. La grande purga fu probabilmente inferiore alla cifra – trecentomila morti è a fantastic exaggeration secondo gli angloamericani – suggerita da certa pubblicistica nostalgica. Ma Giorgio Bocca, non certo un estimatore del Duce, ritenne verosimile il bilancio di quindicimila uccisi. Che è di per sé impressionante soprattutto perché è un bilancio «a guerra f
———————————————————————————————————-
LA DIPARTITA DEL REGISTA SQUITIERI – PD : LA BARAONDA DEGLI “SFASCISTI” E L’ITALIA A ROTOLI – L’EDICOLA E ALTRE NEWS 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 18/02/2017 ]
———————————————————————————————————-
L’EDICOLA
———————————————————————————————————-
Sabato, 18 Febbraio 2017
Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata

C’è troppa violenza nelle nostre città. Ma anche nel linguaggio. Non si parla più: si grida, si insulta. La denuncia viene da papa Francesco, in visita agli studenti dell’Università Roma Tre.    

Image
Image
Image
Image
Image

L’EDIZIONE DEL GIORNO

 

Il “Secolo d’Italia” è il quotidiano on line della destra italiana: fondato a Roma nel 1952, nel 1963 divenne l’organo di partito del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e nel 1995 di Alleanza Nazionale.

Nel 2009 è stato uno dei quotidiani del Popolo della Libertà. Attualmente è organo della Fondazione Alleanza Nazionale. 

 

Image
Email
Facebook
Twitter
Google+
Secolo d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma
———————————————————————————————————-
CORRISPONDENZE
———————————————————————————————————-
Subject: “Italiani” n. 188: GRAZIE ANCHE ALLA CGIL
Date: Sat, 18 Feb 2017 08:07:03 +0100
From: archifress@tiscali.it
To: associazioneazimut@tiscali.it
———————————————————————————————————-
 
———————————————————————————————————-
“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
FINE INTERVENTO
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...