BENEDETTO ( BETTINO ) CRAXI IL TESTAMENTO INEDITO – ANCORA SUL “TORMENTONE DEMOCRAT” – ASSEMBLEA “DC STORICA” 25/26 FEBBRAIO L’EDICOLA ALTRE NEWS


BENEDETTO ( BETTINO ) CRAXI IL TESTAMENTO INEDITO – ANCORA SUL “TORMENTONE DEMOCRAT”  – ASSEMBLEA “DC STORICA” 25/26 FEBBRAIO L’EDICOLA  ALTRE NEWS

 
anteprima di web – servizio tra breve in rete
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IN COPERTINA
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IL TESTAMENTO INEDITO DI BENEDETTO ( BETTINO ) CRAXI – UN LINK
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CRAXI il testamento inedito – YouTube

13 dic 2016 – Caricato da Erma Warner

Benedetto Craxi : il testamento inedito / [intervista di Luca Josi] Le immagini che descrivono la vita e la …

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( ALMIRANTE – BERLUSCONI E CRAXI )
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SEGUIRONO – IN REPUBBLICA – A SERVIRE LA CAUSA DEL PROPRIO POPOLO ( COME FECE GIA’ BENITO MUSSOLINI ) ; SI PUO’ CONDIVIDERE TUTTO / PARTE, O MENO, DEL LORO OPERATO ( MA QUESTO E’ ALTRO PROBLEMA ) PERO’ E’ INNEGABILE CHE A QUESTO SI SONO ISPIRATI; COMPRESO SILVIO BERLUSCONI CHE TUTTORA RESTA IN CAMPO ( SI VEDRA’ SE LA SUA PAGINA E’ CHIUSA… ) ; NON A CASO – TUTTI – BERSAGLIO DELLA CANAGLIA ROSSA E DEI TANTI UTILI IDIOTI – “RIVOLUZIONARI” ( SI FA PER DIRE ) CHE, IN OGNI TEMPO, FUNZIONANO DA GUARDIE BIANCHE DEL SISTEMA DI POTERE E FANNO PARTE, DA SEMPRE, DEL FRONTE ANTITALIANO E IN SUBORDINE AI POTERI FORTI, ECCETERA….. [ “AZIMUT – NAPOLI ]
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I LINK – ALCUNE DELLE DIVERSE PRESENTAZIONI IN RETE
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21 feb 2016 – Caricato da Paulus Marzic

Stefania Craxi a “LaGabbia OPEN”: «le profezie sull’euro di mio padre» – 05/07/2016 – Duration: 11 …

CRAXI il testamento inedito – YouTube

13 dic 2016 – Caricato da Erma Warner

Benedetto Craxi : il testamento inedito / [intervista di Luca Josi] Le immagini che descrivono la vita e la …

CRAXI – il testamento inedito – YouTube

16 ott 2016 – Caricato da Cristian Cantin

Craxi e gli anni ’80-’90: il racconto di Carpeoro BN STORY – Duration: 22:14. Border Nights 2,381 …

Benedetto Craxi: il testamento inedito (2010) Streaming | Italia-Film

25 feb 2016 – Benedetto Craxi: il testamento inedito. L’intervista più completa al segretario socialista Bettino Craxi, durante gli anni del suo elisio tunisino.

Benedetto Craxi -Il testamento inedito Streaming – Casacinema

L’intervista più completa al segretario socialista Bettino Craxi, durante gli anni del suo elisio tunisino. Luca Josi, all’epoca segretario dei giovani.

ACCADEMIA DELLA LIBERTA’: Benedetto Craxi Il testamento inedito …

26 ott 2016 – Benedetto Craxi Il testamento inedito ( da ascoltare almeno due volte ed inviare a 10 conoscenti). An error occurred. Try watching this video on …

Benedetto Craxi detto “Bettino” e la sua eredità inedita. : La vita di tutti …

12 set 2016 – Benedetto Craxi detto “Bettino” e la sua eredità inedita. … Clicca per vedere il filmato su “Bettino” Craxi: Benedetto Craxi e il testamento inedito.

ScopriRete – Benedetto Craxi : il testamento inedito

Benedetto Craxi : il testamento inedito / [intervista di Luca Josi] . – [S.l.] : Einstein Multimedia Group, 2010. – 1 DVD Video (45 min.) : color., son. ; 12 cm.

BENEDETTO CRAXI Il Testamento Inedito Intervista Hammamet 1997 …

www.ebay.it › Film e DVD › DVD e Blu-ray

BENEDETTO CRAXI Il Testamento Inedito Intervista Hammamet 1997 DVD | Film e DVD, DVD e Blu-ray | e

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NAPOLI / 1
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TRATTO DAL << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>
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Napoli, il Pd è finito ai tempi di Bassolino

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Che il Pd a Napoli sia un guazzabuglio, un po’ come la leggenda metropolitana del “facite ammuina” della flotta borbonica, lo sanno ormai anche le pietre della strada. Fino a qualche tempo fa, il “nostromo” era Renzi con la sua ciurma. Poi, con la sua defenestrazione da Palazzo Chigi, se a livello nazionale siamo quasi alla scissione, a livello locale il clima è da pesci in faccia. Da quando Antonio Bassolino, dietro la spinta di una “casta” che non si è mai rassegnata ad aver perso potere, divani e poltrone, si è ripresentato lo scorso anno come candidato sindaco di Napoli ma è stato sconfitto alle primarie dalla sua ex allieva Valeria Valente, candidata ufficiale del partito, viviamo ormai in un permanente guerriglia. A dimostrarlo, ancora una volta, in questi giorni è stata la incresciosa vicenda delle “candidature false” nelle liste di Valeria Valente, che, anche se dichiaratasi estranea a ogni combine, s’ è dovuta caricare il peso dello scandalo. Fin qui la storia degli ultimi tempi. Quali sono però le anomalie e i paradossi odierni di una guerra, su cui si stanno innestando, insane ambizioni e vili speculazioni, è che coloro che sono stati la causa remota, meglio dire esiziale, della bancarotta napoletana del Pd, oggi mirino addirittura a tornare a galla, alla loro “restaurazione”. È tempo che qualcuno dica una buona volta “apertis verbis”: il Pd non è finito oggi, è finito otto anni fa per il fallimento politico di Bassolino, che non fu un incidente di percorso ma la conseguenza di un andazzo scandaloso, di un potere egemonico, incapace di ammodernare la città, di renderla competitiva, di creare una classe dirigente. La sua uscita di scena fu solo l’esito di una esemplare bocciatura popolare verso un sistema di potere blindato, fondato su un solo uomo al comando e una rete di “valvassori”. Come può rinascere a Napoli il Partito democratico, quando oltre allo sfascio ereditato, covano ancora sotto le cenere risentimenti, un insolente riproporsi da parte di un manipolo di irresponsabili, che hanno remato e remano contro, perché non sono più loro a dare le carte? La riprova è venuta anche nell’ultima assemblea del partito, in cui un Bassolino “casual”, maglione arancione e jeans, ha aperto di nuovo il “fuoco amico” chiedendo testualmente: «Chi comanda il partito da sette anni a questa parte faccia autocritica». Senti chi parla: chi, dopo essere stato il responsabile di un declino graduale di Napoli – da Bagnoli a Napoli est – (ricordo che nel 1999 non incoraggiò gli investimenti decisivi di un gruppo di imprenditori emiliani) – si arroga oggi anche il diritto di fare le paternali. Renzi avrebbe dovuto prima usare il lanciafiamme per fare “terra bruciata” e poi puntare a Napoli sui suoi “polli”. Così oggi ci avrebbe evitato gli “show” di ridicoli e smemorati moralizzatori.

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NAPOLI / 2

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CONDONI EDILIZI, SANTORO (FDI-AN): INCONTRI PROFICUI SU NUOVE PROCEDURE MA RESTA IL NODO ECONOMICO SU INDENNITÀ DI OCCUPAZIONE

23 Feb 2017
Il consigliere comunale di Napoli Andrea Santoro (FDI-AN) ha rilasciato la seguente dichiarazione a margine delle Commissioni congiunte riunite sul tema dei condoni edilizi e delle acquisizioni fatte negli anni ’70/’80 ed all’incontro avuto ieri tra Sindaco e delegazione dei cittadini.
«L’Amministrazione d e Magistris ha recepito gran parte delle nostre istanze sulla procedure di semplificazione delle procedure utili alla cancellazione delle vecchie acquisizioni. Resta però un problema di fondo: noi continuiamo a ritenere non dovute le indennità di occupazione che il Comune ha richiesto attraverso la Napoli Servizi per i 6.000 immobili coperti da condono edilizio. Lo dice chiaramente la legge 724/94: le acquisizioni possono essere cancellate in presenza di domanda di condono. E non possono produrre effetti economici a favore del Comune perché in realtà non sono mai state perfezionate con una dichiarazione di interesse di pubblica utilità che andava prodotta entro il 1 dicembre 1994. Oggi il Comune di Napoli è fuori tempo massimo, quindi l’unica cosa da fare è cancellare queste vecchie trascrizioni di acquisizioni e dedicarsi alla definizione delle 30.000 domande di condono che da quarant’anni aspettano di essere esaminate e che potrebbero far introitare al Comune 150.000.000 di euro».


 
 
 
 
 
 
 
 
 
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NAPOLI / 3 ( LINK – CLICCA E LEGGI )
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( . . . ) un link.

A 50 ANNI DALLA MORTE, A NAPOLI NON APRE IL MUSEO DI TOTÒ

Un appello su Facebook nell’anniversario della morte del grande artista dal gruppo “Noi amiamo Totò” che conta oltre 1.200 iscritti al link: http://www.face…
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SPAZIO LIBERO  – APERTO A TUTTI – SENZA FILTRI O CENSURE
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NINO LUCIANI DA BOLOGNA
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—-Messaggio originale—-
Da: “NINO LUCIANI” <nino.luciani@alice.it>
Data: 24/02/2017 16.23
Ogg: In attesa dell’ASSMBLEA della DC del 25/26 feb a Roma. Lettera Ing. Amaturo
Centro studi per l’ IMPEGNO Politico dei CATTOLICI
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7
Direttore Prof. Nino Luciani
Ordinario di Scienza delle Finanze, Universita’
   
– Ai Soci DC iscritti nell’ultimo elenco disponibile, convocati dal Tribunale a Roma il 25/26 feb 2016, per assemblea dei soci ex-art. 20 c.c.;
– Ad Altri interessati
Oggetto:  1) Assemblea dei soci DC per elezione del presidente della Associazione: LETTERA ING. COSIMO AMMATURO
                2) RENDICONTO FINALE raccomandate e…
1) Mi e’ pervenuta una lettera dell’Ing. Cosimo AMMATURO (socio).
   Giro a tutti (la trovate in fondo) anche questa lettera, come contributo importante al dibattito per l’elezione del Presidente dell’Associazione DC.
   Mi sono pervenute anche alcune telefonate: “E’ vero che tu sostieni FONTANA ? “. La cosa e’ stata dedotta dal fatto che ho girato a tutti la lettera di GIANNONE. In realta’ e’ una strumentalizzazione dovuta alla mia ingenuita’, di dare spazio libero alle lettere, senza sindacare sul contenuto (come e’ giusto che sia).
   In privato, ho detto ad alcuni che (per trovare il Presidente) dobbiamo lavorare di fantasia, puntando sui giovani (a parte che i nostri giovani hanno dai 50 ai 60 anni). Ma niente rottamazione: tutti hanno diritto di rendersi disponibili.
   In termini formali le candidature vanno presentate alla Assemblea, e ogni candidato dovrebbe fare una dichiarazione di intenti (come proposto da GUBERT).
   Il voto dovrà essere segreto (non per alzata di mano). In particolare non dovranno accadere mai piu’ le cose vecchie, ricomparse anche nel congresso del 2012.
  Prevedo che l’assemblea possa durare fino alle ore 16,00, perche’ (per la elezione del Presidente del partito), ci deve essere un vero dibattito.
2) Per guadagnare tempo, anticipo il rendiconto relativo alle spese di convocazione dei soci (raccomandate, ecc.):
3) Per il rendiconto relativo alla sala Ergife, so che Leo Pellegrino ha saldato il conto (€ 7.200), a titolo di prestito.
   Gli esprimo tutta la gratitudine, a nome di tutti. So che l’On. Alessi ha dato un contributo a Di Sangiuliano per l’acquisto di materiale per lo svolgimento dell’Assemblea.
RENDICONTO DI LUCIANI. Totali spese: €  8.508,16 (anticipate da LUCIANI)
[ AZIMUT” : OMISSIS ]
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LETTERA ING. COSIMO AMMATURO:
Preg. mo Prof. Luciani,
Non ho potuto essere presente a Bologna per esprimere in quella sede il mio pensiero, ma ritengo opportuno che Lei conosca ciò che io ed i tanti amici intendiamo per azione di rilancio della DC, anche alla luce delle lettere che cortesemente mi ha mandato.
All’indomani dell’illegittimo scioglimento della DC, si sono delineati diverse singolarità, che hanno ritenuto di esserne i naturali eredi, e precisamente:
– Chi ha creato piccoli partiti ad uso personale sfruttando la residua potenzialità elettorale dello Scudo Crociato;
– Chi si è detto, o lo era realmente, depositario giuridico del simbolo, ed ha usato poteri interdittivi di fronte a chiunque si diceva pronto a rifare la DC;
– Chi ha usato il simbolo camuffato più o meno abilmente tra altri simboli, per convogliare su se stessi consensi funzionali unicamente ad aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti degli emergenti del momento ( Centro Destra – Centro Sinistra );
Oggi si dice che, finalmente riconosciuta la illegittimità dello scioglimento, si può dare continuità politica all’azione della DC.
Bene, se così è, sia chiaro che non si ritiene che si debbano fare operazioni più o meno mascherate e funzionali ad un probabile imminente momento elettorale, ma si debba dire con chiarezza se, e come, si vuole rilanciare l’azione politica della DC, che non ha bisogno di essere definita, perché la sottende un pensiero politico ancora di grande attualità.
Non credo, quindi, che si possa procedere all’elezione del Presidente, senza che vi sia stato un chiarimento di fondo su ciò che si vuole fare, nella consapevolezza che non vi è nulla da inventare perché è tutto chiaro e definito nella stessa definizione di Democrazia Cristiana, sia nelle prassi da seguire, sia nei valori di riferimento.
Se vogliamo essere seri, dobbiamo uscire allo scoperto con una grande proposta di rilancio dell’immagine e della proposta politica della DC, se si vuole essere riferimento della Società Civile nella sua attuale configurazione.
Ho vissuto personalmente tutte le stagioni dei Sandri, Rotondi, Casini, Follini, Cesa, Pizza, Fontana, ecc , tutti amici degnissimi ma che devono smettere di ritenere la DC “Cosa Loro ” e restituire questo grande patrimonio culturale e politico agli’Italiani.
Solo la loro piena disponibilità e la scelta di una nuova rappresentanza credibile, autorevole, sganciata da diretti rapporti con il passato e che non presti il fianco ai tanti che si metteranno alla ricerca dei possibili ” Scheletri nell’Armadio ” ed agni possibile aggancio a Tangentopoli od ad altre vicende postume, potrà spianare la strada verso un ritorno della DC capace di risvegliare l’ardore della vecchia militanza unitamente all’attenzione della Società Civile, nell’era del digitale, e dei tanti Giovani che a ciò fanno riferimento.
Ogni altro surrogato non avrebbe senso, ed allora, sarebbe il caso di consegnare alla Storia questo grande Partito che non merita nessuna forma di mediocrità né di azione, né di rappresentanza!
In tal caso io ed i tanti amici che ho sentito e che sono disponibili solo per un discorso serio continueremmo a stare a casa, come abbiamo fatto in questi ultimi decenni.
Scusatemi la schiettezza ma questa è la stagione della verità!.
Ing. Cosimo Ammaturo.
Francavilla Fontana 21.02.2017                       
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Post

Associazione Azimut
Pubblicato da Arturo Stenio Vuono · 24/02/2017

PASSATEMPI DEI DEMOCRAT
“Tre briganti e tre somari” – Modugno, Franco e Ciccio – YouTube
Video relativi a tre somarelli video youtube▶ 3:19
https://www.youtube.com/watch?v=8kRMhv6jmO0
23 ott 2011 – Caricato da MrBigFaber

Altro…

“Tre briganti e tre somari”, conosciuta anche come “Siamo Rimasti in tre”… —Testo— Siamo rimasti in tre, tre briganti e tre somari sulla…
 
PASSATEMPI DEI DEMOCRAT

“Tre briganti e tre somari” – Modugno, Franco e Ciccio – YouTube

23 ott 2011 – Caricato da MrBigFaber

“Tre briganti e tre somari”, conosciuta anche come “Siamo Rimasti intre”… —Testo— Siamo …

 
“CONGRESSO” PD : LE PRIMARIE 30 APRILE E L’ASSEMBLEA NAZIONALE PER LA PROCLAMAZIONE DEL NUOVO SEGRETARIO ( OPPURE PER L’EVENTUALE BALLOTTAGGIO ) IL 7 MAGGIO. — IN CORSA : ANDREA ORLANDO MATTEO RENZI MICHELE EMILIANO ( E CARLOTTA SALERNO ) MA LA  VERA CONTA SARA’ PER I PRIMI TRE. — TRA DELIRIO DI ONNIPOTENZA RICERCA DEL LEADER ABBONDANZA DI VENTRILOQUI E DERETANI DI PIETRA — STRETTA SORVEGLIANZA DELLA UE OVVERO DELLA UERSS ( L’ UNIONE EUROPEA DELLE REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE ) — QUESTO PASSA IL CONVENTO NELLA << REPUBBLICA NAPOLITANA >> E NEL “PROTETTORATO ITALIA” DOVE, PER ULTIMO ( ? ), OPERA IL QUARTO “RIFORMATORE” ( SIC ) IL GENTILE GENTILONI — VASSALLI VALVASSORI E VALVASSINI DI TUTTA ITALIA UNITEVI ! IL GRIDO DI BATTAGLIA DEI LIVREASERVENTI — IL POTERE A CHI ? A NOI ! IL “RESTAR IN SELLA” A CHI ? A NOI ! — PER LEGGERE TUTTO SUI DEMOCRAT E ALTRO TRA BREVE IN RETE 2 SERVIZI  https://azimutassociazione.wordpress.com
AVVISO AI NAVIGANTI : ATTENTI ! CHE IL “SANTO MANGANELLO” NON FUNZIONA A LUNGO L’EDICOLA E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 23/02/2017 ] – IL CAPO DELLO STATO IN CINA MA IL VENTO CAMBIA DOVE VA IL MONDO? AMERICA FRANCIA ITALIA RUSSIA VATICANO L’EDICOLA E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 24/02/2017 ]
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“TORMENTONE DEMOCRAT”
IN FRANCIA DEVE PROPRIO VINCERE MACRON “AZIMUT” NAPOLI  – IN TRE ( O QUATTRO ) COME SEMPRE SOTTO L’OMBRELLO… I “SOTTOMESSI”…
 
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TERMINANDO LA TRASFERTA DEL MATTEO IN CALIFORNIA AVVERSO I POPULISTI ( OHIBO’ ! ) – ALTRO TURNO ALTRO GIRO ED ALTRA GIOSTRA….
PASSATEMPI DEI DEMOCRAT…I TRE ! ( CANDIDATI ALLA GUIDA PD )
( la quarta, nulla aggiunge e nulla toglie… )
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Renzi tra Orlando (sx) ed Emiliano (dx) © ANSA A “CONGRESSO” !
 
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Commenti
Max Fati
Max Fati Dalla commedia musicale “Rinaldo in campo” di Garinei e Giovannini del 1961. In occasione delle celebrazioni dei 100 anni dell’unità d’Italia, la RAI la trasmise in diretta TV dal teatro. Mitico !
Max Fati
Max Fati Nella prima edizione del 1961 non c’erano Ciccio e Franco, ma altri due attori caratteristi siciliani. Ecco il filmato https://youtu.be/zOlLHeLL8es
Arturo Stenio Vuono
Arturo Stenio Vuono GRAZIE PER LA SEGNALAZIONE CORDIALI SALUTI
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LA SOLITA << REPUBBLKAS >> SCOPRE L’ACQUA CALDA…..
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24/02/2017 · la Repubblica · 

Incredibile! Persino “la Repubblica” si accorge che la sinistra sta finendo di distruggere l’Italia. Ma chi, insieme a re Giorgio, li ha voluti assolutamente al potere? Chi, al tempo del ditino, sosteneva Gianfranco Fini? Vuoi vedere che domani diventeranno (a chiacchiere, ovviamente) sovranisti e oorporativi? Mi hanno fatto sorgere il sospetto che la vecchiaia mi abbia completamente rincoglionito. Infatti, sono d’accordo con l’articolista.

Quello di Gentiloni, allo stato attuale, è quasi un governo senza padri: non possiamo permettercelo.
 Non è più tempo di una politica cieca e sorda che spreca giorni preziosi
L’ARTICOLO
Crisi Pd, piovono pietre sull'Italia. E manca l'ombrello
Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni (ansa)
Sarebbe un grave errore liquidare come una fastidiosa “grana burocratica” il monito della Commissione Ue, che ci impone una manovra aggiuntiva e torna a considerarci un “pericolo” per la tenuta dell’Eurozona. L’Italia affonda, tra proteste sociali da vecchio Sudamerica (sobillate nei Palazzi tremebondi dal nuovo peronismo de’ noantri) e diaspore politiche da Prima Repubblica (propiziate nei partiti moribondi dal rigurgito neo-proporzionalista).
L’ultimatum di Bruxelles va dunque condiviso, al di là dei suoi precetti contabili. E va trasformato nella “chiamata” finale a un’intera classe dirigente che, di fronte ai giganteschi problemi del Paese, pensa ad altro.
Con il trascorrere dei giorni, e con lo scorrere dei veleni, sta venendo al pettine il nodo vero e irrisolto della fase. Chi governa l’Italia? Per quanto tempo? E per fare che cosa? Tutti noi abbiamo a cuore i destini della sinistra italiana, che vive il suo ennesimo, penosissimo cupio dissolvi. Ma l’accanimento terapeutico intorno al corpo martoriato del Pd, oltre a monopolizzare le già scarse energie delle nomenklature e a disperdere le già ridotte speranze degli elettori, produce effetti collaterali nefasti su Palazzo Chigi.
Quello di Gentiloni, allo stato attuale, è quasi un governo senza padri. Matteo Renzi è fuggito oltre Oceano, e con il sole in tasca della California cinguetta i suoi soliti slogan: «Il futuro prima o poi ritorna». Ma il leader di quello che resta comunque il più importante partito della maggioranza nulla dice sul futuro del “suo” governo. Mentre lui visita la Silicon Valley, i suoi luogotenenti al Nazareno continuano ad adoperarsi per il voto anticipato (neanche il 24 settembre, insieme alle elezioni tedesche, ma a metà giugno, insieme alle amministrative). In compenso, alla direzione della settimana scorsa, l’ex segretario ha tenuto una severa e umiliante lezioncina al premier e al ministro del Tesoro, spiegando loro come “non” devono fare la manovrina richiesta dalla Ue (né accise sulla benzina, né tasse sui giochi, né privatizzazioni).
Sul fronte opposto, e per puro paradosso, le “guardie rosse” di Gentiloni dovrebbero essere i fuoriusciti del Pd. Bersani e D’Alema, Rossi e Speranza, vogliono che il governo arrivi alla fine della legislatura. Ma al tempo stesso, per dimostrare che la scissione nasce dalla difesa dei veri valori della sinistra, e non dalla difesa dei soliti seggi in Parlamento, chiedono a Gentiloni l’impossibile: reintrodurre l’Imu sulle case dei ricchi, smontare il jobs act, riscrivere la buona scuola. Un “vaste programme”, direbbe De Gaulle, che implicherebbe una sconfessione totale dei tre anni di “renzismo”.
Per questo il presidente del Consiglio si ritrova già quasi “orfano”. Se passa la linea Renzi ha le settimane contate. Se passa la linea Bersani ha le mani legate. In tutti e due i casi, il suo diventa un governo di puro galleggiamento. Un gabinetto “balneare”, per usare una formula che fu cara ai Fanfani e ai Forlani.
Se questo è dunque lo scenario che ci aspetta, dobbiamo dire forte e chiaro che non possiamo permettercelo. Non è più tempo di una politica cieca e sorda che spreca giorni preziosi, in un confronto auto-riferito nel quale l’unica cosa che conta alla fine è la conservazione di un esecrabile spicchio di potere. Non è più tempo di un’antipolitica cinica e rabbiosa che diffonde e moltiplica il virus dell’odio sociale, in uno scontro tra poveri nel quale l’unica cosa che conta alla fine è l’incasso di un miserabile dividendo elettorale.
L’ultimatum della Commissione europea ci sbatte in faccia tutti i temi che l’establishment (sempre più sconnesso dal sentire comune della gente) rimuove, ignora o trascura. Entro un mese dobbiamo fare una correzione dei conti pubblici da 3,5 miliardi, pena una procedura d’infrazione che avrebbe effetti devastanti sul nostro bilancio: come e dove li troveremo, senza deprimere ulteriormente l’economia? Il nostro debito pubblico nel 2016 è salito a quota 2.218 miliardi, 45 in più dell’anno precedente: come pensiamo di ridurlo, visto che la spesa corrente non si taglia e ora anche le privatizzazioni sono ormai state archiviate persino dal “liberale” Renzi?
Ancora. Le sofferenze delle banche sono tornate a crescere del 24,6%, a fine dicembre siamo tornati a quota 86,8 miliardi, mentre Mps resta in mezzo al guado, le due banche venete senza più il sostegno di Atlante sono costrette a chiedere il salvataggio dello Stato: come si fronteggia l’immane fardello sommerso dei “non performing loans” degli istituti minori, per i quali non basta certo il decreto da 20 miliardi varato a fine anno?
Potremmo continuare. Potremmo parlare dell’inquietante vandea dei tassisti e degli ambulanti, che un governo in confusione e una Camera in balia delle sue croniche inadempienze non riescono a domare. Potremmo parlare della legge sulla concorrenza, che dovrebbe farci risparmiare 2 miliardi sulle assicurazioni, sui notai e sulle bollette, e che staziona inutilmente a Montecitorio da due anni. Potremmo parlare del buco nero di Alitalia, che senza più azionisti né pubblici né privati continua a perdere 1 milione d’interesse a zero e del “Quantitative easing”, che finora ci hanno messo al riparo dai disastri. Quando l’ombrello di Mario Draghi si sarà chiuso, sull’Italia pioveranno pietre. Il tempo non c’è più. Ma la politica c’è ancora?
di euro al giorno. Potremmo parlare dei voucher e delle norme sugli appalti, su cui pendono i due referendum e su cui nessuno, tra Palazzo Chigi e Parlamento, ha ancora indicato una via d’uscita di tipo legislativo. Potremmo parlare delle misure di lotta contro la povertà, che a fine anno qualche incauto ministro aveva invocato addirittura per decreto, e che invece sono scomparse dall’agenda, mentre 6 milioni di italiani stanno scivolando sotto la soglia di sussistenza.
Volendo, potremmo parlare persino della riforma elettorale, che secondo vincitori e vinti del referendum costituzionale si sarebbe dovuta fare in due settimane, senza neanche aspettare la Consulta, e invece dopo due mesi giace ancora nel limbo, con 18 proposte diverse e una commissione che neanche è riuscita a riunirsi, perché il Pd non trova l’accordo sulla sostituzione di Anna Finocchiaro.
C’è un Paese che ha bisogno di essere governato, qualunque sia la data del voto. C’è un Paese che non può permettersi un’escalation come quella che nel novembre 2011 ci portò a un passo dalla bancarotta. L’inflazione sta risalendo. Nel giro di qualche mese la Bce dovrà archiviare la fase dei tassi
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ALTRE NEWS
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Francesco Verderami sul Corriere della Sera, con uno stimolante fondo, s’interroga ed interroga i lettori sulle assenze dei liberali. La critica dell’autore…
Commenti
Arturo Stenio Vuono
IN PARTE VERO E IN PARTE NON PROPRIO DA CONDIVIDERE

Francesco Verderami sul Corriere della Sera, con uno stimolante fondo, s’interroga ed interroga i lettori sulle assenze dei liberali. La critica dell’autore giustamente si riferisce in modo principale all’area del centro destra. La storia italiana infatti, da oltre un secolo, si è incaricata di dimostrare che non vi è spazio per i liberali a sinistra, dove predominano statalismo e collettivismo e quindi un’istintiva ostilità verso le idee liberali. Ancora più antitetica appare la componente cattolico democratica, che deriva dalla sinistra democristiana, da sempre politicamente filocomunista ed erede del non expedit di Pio lX. A tale gruppo si iscrive l’autoritarismo renziano, che ha tentato di imporre una riforma costituzionale illiberale, fortunatamente respinta dagli italiani ed alla quale i liberali si sono opposti con determinazione, contribuendo al positivo risultato referendario.

Una ulteriore osservazione, che ad un conoscitore della scienza politica come  Verderami non può sfuggire, riguarda la differenza, non modesta, che esiste tra liberalismo e liberismo. Basterebbe ricordare sul punto la vecchia polemica intellettuale fra Croce ed Einaudi, che si concluse con il riconoscimento da parte del grande economista, che il filosofo aveva sostanzialmente ragione. Nel tempo moderno tale divaricazione si è accentuata nelle diversificate posizioni di due pensatori di formazione liberale, John Maynard Keynes da una parte e Milton Friedman dall’altra. Il primo, schierato sul fronte del liberalismo britannico classico, ha sostenuto che non si possa escludere, in determinati momenti o per determinati settori, l’intervento dello Stato con propri capitali per rianimare l’economia ed espandere i consumi, mentre il secondo ha assunto il ruolo di sostenitore di quel turbo liberismo, risultato responsabile della speculazione finanziaria e della conseguente recente drammatica crisi economica mondiale.

Sin dalla fondazione della Repubblica, l’Italia non ha mai avuto un partito che volesse chiamarsi conservatore. La Democrazia Cristiana, che federava diversi orientamenti di pensiero, ha sempre rifiutato di definirsi tale, anche se raccoglieva la maggior parte dei voti di quel mondo. Altrettanto il Partito di Berlusconi, che pure includeva, come la DC, molte componenti diverse, si è  proclamato liberale, mentre semmai era liberista, quindi conservatore, pur registrando i consensi elettorali del vasto mondo liberale, principalmente in nome dell’anticomunismo e dell’antistatalismo.

Oggi, di fronte al dilagare del sovranismo putinista e trumpista, i liberali non possono che ribadire con forza la loro vocazione europeista, nel solco della tradizione del manifesto di Ventotene e ricordando che il Ministro degli Esteri italiano del tempo, Gaetano Martino, fu il vero artefice dei Trattati di Roma, di cui ci accingiamo a festeggiare il sessantesimo anniversario. Se in Francia Martine La Pen dovesse vincere le elezioni rappresenterebbe la fine dell’Unione, che travolgerebbe in una crisi rovinosa rutto il vecchio continente. All stesso pericolo sarebbe esposta l’Italia se dovesse prevalere la irrazionale ventata anti euro e contraria all’UE, pur con tutte le critiche che si possono legittimamente fare ad un’Europa dominata da burocrati e senza più  lo slancio ideale del momento della sua fondazione.

Per molto tempo, ormai un ventennio, abbiamo tenuto in vita, a scopo di testimonianza culturale e morale prima ancora che politica, il Partito Liberale Italiano, nella continuità di una grande storia con radici profonde, che vanno da Cavour a Giolitti, da Gobetti a Malagodi. La esistenza di tale soggetto politico è stata ignorata dai media di sinistra, perché ne erano  gli antagonisti e da quelli di destra per perpetuare la falsa convinzione che un partito padronale e composito come Forza Italia, potesse rappresentare il mondo liberale.

L’emergere di forze qualunquiste, sovraniste ed autoritarie, insieme alla caduta dell’illusione che il Partito berlusconiano potesse rappresentare i valori, le idee, i sentimenti dei liberali, oggi restituisce al PLI il posto che gli compete di casa legittima dei liberali senza altre aggettivazioni e ne postula un ruolo preciso nell’area del Centro, insieme ai cattolici liberali, ai liberalsocialisti ed ai conservatori liberali.

Liberalizzazioni e privatizzazioni per ridurre il debito pubblico, insieme alla riduzione della asfissiante e costosa dittatura burocratica, nonché alla necessaria riduzione di una pressione fiscale espropriativa che produce evasione, sono il nostro orizzonte, insieme ad un rinnovato anelito alla competizione, intesa come stimolo ad investire in cultura ed innovazione, in vista del trentesimo Congresso Nazionale, che si terrà a Roma il 28/29/30 aprile. In tale occasione il PLI intende assumere il ruolo che gli compete nella società italiana in rappresentanza del mondo di partite IVA, imprenditori, commercianti, artigiani e professionisti.

Spero che Francesco Verderami nel suo prossimo articolo, come in genere la stampa indipendente e democratica, vogliano semplicemente informare gli italiani, che ne sono stati tenuti colpevolmente all’oscuro, dell’esistenza del PLI. Come undicimila cittadini romani che, sia pure nel più assordante silenzio mediatico, hanno voluto votare la lista Liberale alle recenti amministrative, sono convinto che molti altri in tutto il Paese, passata la fase deleteria dei partiti fatti in casa ad uso di un padrone o dei partiti populisti ed autoritari, di cui tutti dovremmo avere un infausto ricordo, vorranno riconoscersi nel Partito della libertà, solo che venga compiuto il dovere,  che sarebbe logico in democrazia, di segnalarne l’esistenza. Molti italiani, principalmente tra i più  giovani, sono liberali ed hanno il diritto di sapere che esiste un partito che rigorosamente ne interpreta la tradizione identitaria e ne condivide le aspirazioni e le speranze. Democrazia liberale significa non soltanto il rito periodico del voto, ma il più delicato compito di  informare   correttamente i cittadini  e chiamarli all’attiva partecipazione.

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L’ARTICOLO ( TRATTO DAL WEB )

“Tre miliardi di euro l’anno pagati alle banche di affari, non destano nessun allarme? Chi ha sbagliato a stipulare contratti capestro sulla pelle del Paese, degli esodati e dei giovani senza futuro per favorire le banche di affari – che col sistema collaudato di porte girevoli con il ministero dell’Economia, hanno ricambiato i favori – ed ingrassare i banchieri, deve andare a casa ripagando i danni e qualora non avesse tale sensibilità, deve essere immediatamente dimissionato dal capo del Governo”.

E’ quanto affermano Elio Lannutti presiente di Adusbef e Rosario Trefiletti presidente di Federconsumatori. “E’ intollerabile parlare di 3 miliardi di euro l’anno sottratti alla fiscalità generale, come ha fatto oggi la responsabile del debito pubblico Maria Cannata in una intervista, come fossero bruscolini.

Si tratta – ha testualmente affermato in una intervista – di un costo di 3 miliardi circa l’ anno, cioè del 3,5 – 3,7% del costo complessivo della gestione del debito che è di circa 80 miliardi l’anno, ma ci rendiamo conto del danno? Ed è una spesa già prevista nelle proiezioni del Def!. Non ci sono allarmi da assecondare, non ci saranno né buchi né sorprese, ha detto! Come se 3 miliardi di euro l’anno buttati così fossero quattro monetine.

“Ed è scandaloso – evidenziano Lannutti e Trefiletti – che tali piccoli ed inamovibili oligarchi incollati alle poltrone possano tenere all’oscuro il Parlamento, che approva i pubblici bilanci con legittimi sospetti di falsità, sulla genesi dei contratti con banche e banchieri ‘amici’, costati nel quadriennio 2011-2014 ben 15,3 miliardi di euro (mentre altri Paesi come Francia, Belgio ed Irlanda, dai derivati hanno guadagnato almeno 5 miliardi di euro), negando la necessaria trasparenza ai rappresentanti del popolo italiano e dei cittadini consumatori, per presunte ‘informazioni sensibili volte ad evitare la speculazione sui nostri titoli’, senza invocare un segreto di Stato”.

Ora, Adusbef e Federconsumatori in una lettera indirizzata al Capo del Governo, chiedono “di conoscere i dirigenti del Tesoro che si sono assunti la responsabilità di stipulare contratti capestro con le banche di affari per 160 miliardi di euro, in controtendenza con le tutte stime ed analoghe concordanti previsioni economiche sulla discesa dei tassi, con perdite potenziali (mark-to-market) negativo per almeno 42 miliardi di euro, quali convenienze abbia avuto il Paese da tali scelte dannose e scellerate”, chiedendo “l’adozione di misure urgenti verso tutti quei responsabili, che non possono continuare a farla franca, dopo aver prodotto danni enormi all’erario ed ai tartassati consumatori- contribuenti”.

“I consumatori e le famiglie strangolati dalla crisi sistemica prodotta dai banchieri, vessati e perseguitati dal fisco e da una pressione fiscale insostenibile, oltre a pretendere che i pubblici dirigenti che sbagliano vengano cacciati, oltre al diritto sacrosanto ad essere informati, invocano la necessaria trasparenza su contratti capestro stipulati con le banche di affari per pagare i lauti pasti dei banchieri, la cui segretezza propria delle cosche e delle attività criminali, confligge con il dovere di conoscenza e legalità” concludono Lannutti e Trefiletti.

Fonte: ilnord.it

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L’EDICOLA
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Sabato, 25 Febbraio 2017
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In 4 anni (2013-2016) le domande di accoglienza presentate sono state 297.646, ben 222.123 quelle esaminate. L’Italia, dopo la Germania, è il secondo Paese europeo per numero di pratiche esaminate. 

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Nel 2009 è stato uno dei quotidiani del Popolo della Libertà. Attualmente è organo della Fondazione Alleanza Nazionale.

 

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