“ANCHE SE TUTTI…NOI NO” GOLIA MEMORIAL – TORMENTONE DEMOCRAT – GRILLINI “DA BARBONI A POSSIDENTI” E ALTRE NEWS


“ANCHE SE TUTTI…NOI NO” GOLIA MEMORIAL – TORMENTONE DEMOCRAT  – GRILLINI “DA BARBONI A POSSIDENTI” E ALTRE NEWS

“ANCHE SE TUTTI…NOI NO” GOLIA MEMORIAL – TORMENTONE DEMOCRAT  – GRILLINI “DA BARBONI A POSSIDENTI” E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 05/03/2017 ]

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IN COPERTINA [ FRA LUI E L’ALTRO….. ]

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta,non donna di province, ma bordello!

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NON SE NE PUO’ PIU’ !

GRILLO SPOT E RENZISCOOP [ IL GIOCO DELLE PARTI – PER I GONZI… ]

FARANNO LA “RIVOLUZIONE”…CAMPA CAVALLO CHE L’ERBA CRESCE…

REPETITA IUVANT

Luigi Bobbio

Da barboni a possidenti!?

Non mi sembra che vivano per la politica ma DI politica!

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IL TORMENTONE DEMOCRAT / 1

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Gennaro Sangiuliano

( . . . ) · Twitter ·

Nello Stato di diritto la legge è uguale per tutti, dire: “a mio padre il doppio”, è una enunciazione di cattivo gusto. La sanzione penale deve essere uguale senza distinzione di razza, censo, culto o peggio ancora di qualificazione soggettiva.

Se si voleva adoperare un paradosso per affermare la propria onestà e moralità non era questo l’artificio dialettico giusto. La percezione che se ne ricava è, a dir poco, quella di una caduta di stile. L’Italia avrebbe bisogno di un grande scatto di qualità, di classe dirigente capace di visione strategica in un contesto globale difficile e duro. Liti da cortile, che richiamano atteggiamenti infantili non servono.

da facebok il post ( . . . )

Alfredo Morganti

3 marzo 

‘Repubblica’ di lotta e di governo. Dopo Folli, oggi Claudio Tito

È in corso una specie di escalation. E riguarda l’informazione italiana, presso cui il caso Consip prende piede e produce smottamenti. Ieri su ‘Repubblica’ Stefano Folli aveva detto di sentirsi ‘sconvolto’, dinanzi al “reticolo di un sistema di potere forse ancora artigianale […] ma senza dubbio famelico”. “Quel che conta, da oggi in poi – aveva aggiunto – sarà la capacità del segretario del PD di dissipare ogni dubbio”. Claudio Tito oggi fa un passo in più, e sostiene che “l’ex presidente del Consiglio ha il dovere di spiegare o almeno di sottoporre ai suoi elettori e ai militanti del PD un chiarimento”. Non basta insomma ‘aver fiducia nella magistratura’: per un ex premier è il minimo sindacale.

Se ci arriva ‘Repubblica’ a questi esiti, vuol dire che nel Paese stiamo già un pezzo avanti, ben più avanti degli editorialisti del quotidiano mainstream. Qualcuno comincia a capire che il 4 dicembre non fu un venticello, ma una tempesta. Che non si trattò dei ‘soliti’ populisti e della ‘solita’ protesta antisistema, che non si trattò di uno smottamento globalizzato che colpiva residualmente il nostro Paese, ma di un’onda politica, di un giudizio che andava maturando sui tre anni di governo renziani, sul suo stile di governo, sui problemi che si riproponevano nonostante la propaganda di regime caduta a fiotti. Un vero e proprio giudizio politico che anche i giornali iniziano a vedere nei suoi contorni reali. Che ha prodotto anche una scissione. E che emerge con più forza e più consistenza sull’onda dell’inchiesta Consip.

‘Repubblica’ muove, insomma. Si ‘riposiziona’ lentamente ma decisamente. E così l’informazione in genere. Segnali che lasciano intravedere un riassetto di potere in corso, una ricollocazione delle forze in campo e anche un mutamento dei rapporti e delle relazioni oggi in auge. Basta questo a dire che Renzi è più debole e dunque lo si può battere alle primarie? E che dunque era meglio star dentro che fuori? Io dico di no. Il punto non è la debolezza di Renzi: qui c’è ancora un visione tatticista, di cortissimo respiro, post renziana. Il punto è: il PD è la cosa che è. Ossia uno pseudo partito, senza una strategia e con una classe dirigente logora oppure inesperta o peggio fuori contesto.

Un partito ‘mutato’, svuotato, dove si dà dello ‘sciacallo’ a un suo dirigente, solo perché pronuncia un’opinione in tv in merito alle responsabilità di chi sta al governo, un’opinione pure sin troppo pacata. Un partito che non ha futuro, dove è difficile avere spazio, dove anche la ‘base’ è mutata, riplasmata antropologicamente dagli anni di renzismo. E dunque bene hanno fatto coloro che hanno deciso di riprendere il progetto fuori da quel recinto, magari facendo tesoro di errori e inciampi precedenti. Una nuova fase costituente, non una ‘scissione’. Perché la sinistra è nella melma, lo vedete tutti. Altro che palude. Per uscirne serve un nuovo atto fondativo, mica bazzeccole. Dal PD non aspettatevi più nulla. Adesso è ancora più evidente a tutti.

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Grr

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IL SERVIZIO CONTINUA

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DA POST SU FACEBOOK

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IL TORMENTONE DEMOCRAT /2

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interessante, esilarante, bene il commento; e un piccolo neo : tutto a posto se non fosse che si esercita il solito vizietto – antiberlusca….

Guglielmo Donnini

domenica 05/03/2017

Memorie di Tiziano

di Marco Travaglio

Dobbiamo prepararci a porgere le nostre scuse a B. e all’avvocato Ghedini. Da anni sghignazziamo sulla loro linea difensiva in Mignottopoli, imperniata su quattro capisaldi: B. credeva che Ruby, marocchina, fosse nipote di Mubarak, egiziano; ad Arcore nessun bungabunga, solo cene eleganti; lui pagava la giovane prostituta perché non si prostituisse e le olgettine perché disoccupate a causa della sua persecuzione  giudiziaria; e comunque è innocente perché fu al massimo l’utilizzatore finale delle mignotte. Ma ora, dinanzi alle difese di babbo Renzi e dei compagni di merende, dobbiamo cospargerci il capo di cenere: B. al confronto aveva un alibi di ferro. Anzi, di acciaio inox. Il padre pellegrino. Il renziano Luigi Marroni, ad di Consip nominato da Renzi, racconta ai pm di aver incontrato babbo Tiziano che, con Carlo Russo, gli fece pressioni e ricatti per favorire Alfredo Romeo in un mega-appalto; e che ad avvertire i vertici Consip delle indagini furono i generali Del Sette e Saltalamacchia, il sottosegretario Lotti e il presidente di Publiacqua Vannoni (che conferma), così lui fece rimuovere dagli uffici le microspie piazzate due giorni prima e rovinò l’indagine. Ma babbo Renzi nega pressioni e ricatti, giura di non conoscere Romeo (invece il commercialista di Romeo parla di un pranzo fra i due in una bettola) e accusa Russo di “abuso del mio cognome”. Poi cala l’arma segreta: incontrò due volte Marroni, ma per parlargli della Madonna di Medjugorje e aiutarlo col parroco che lo guardava storto perché separato dalla moglie. La prima chiese a Marroni di “mettere una statua della Madonna di Medjugorje davanti all’ospedale pediatrico di Firenze”. La seconda, dopo oltre un anno di macerazione interiore, Marroni gli comunicò che “la statua non si poteva mettere per una questione di rispetto delle altre religioni”. Più che il padre del premier, il padre pellegrino: diceva ”Maria” e l’altro capiva “Romeo”; diceva “miracolo” e l’altro capiva “soldi”.

Mister Pirl. Il 7 dicembre, tre giorni dopo la disfatta referendaria,

Tiziano parte da Rignano in auto per l’aeroporto di Fiumicino:

300 km all’andata e 300 al ritorno per un colloquio di 40 minuti

con Mister X nel parcheggio dell’area riservata. Al suo rientro,

Russo viene chiamato da Roberto Bargilli detto Billy, già autista

del camper di Matteo alle primarie 2012, ora assessore a Rignano,

che gli dice a nome del “babbo” di “non chiamarlo e mandargli sms”.

Gli investigatori deducono che Mr. X sia dei servizi o dell’Arma

(ha accesso all’area riservata e a notizie riservate sulle indagini).

E che sia incaricato di fornire al padre dell’ormai ex premier nuovi

particolari su intercettazioni e pedinamenti per salvare lui, Russo & C.

da guai peggiori. Tutti timori infondati. Tiziano infatti non c’entra

con Marroni, Romeo e gli appalti: lui si occupa solo di Madonne e di

parroci. Dunque Marroni si suicida sputtanando il padre di Renzi

(che l’ha nominato), due alti ufficiali e un ministro di Gentiloni

(che l’ha riconfermato) ed esponendosi al rischio di una raffica di

querele per calunnia (che però non arrivano) e alla sicura cacciata

(che però non arriva): il tutto per niente. Oppure, in alternativa, i vertici

dell’Arma e l’allora sottosegretario Lotti si rovinano la reputazione

(la carriera no, ci mancherebbe) per allertare la Consip sulle microspie

appena piazzate e proteggere così quel sant’uomo del babbo dell’allora

premier, sospettando (i malpensanti) che si stia occupando di affari e

di tangenti, mentre quello è tutto preso dai pellegrinaggi mariani e dalle

statuette della Vergine. E che dire di Mister Pirl che convoca d’urgenza

il pio Tiziano per tappargli la bocca, ignaro del fatto che lui parla solo

della Madonna di Medjugorje (che fra l’altro secondo il Vaticano neppure

esiste)? E che pensare di quel frescone di Romeo, convinto che babbo

Renzi lo stia aiutando “ai massimi vertici politici” e si accinge a stipendiarlo

con 30 mila euro al mese (più 5 mila a bimestre per il fido Russo), mentre

il padre pellegrino si occupa solo dei massimi vertici celesti?

ProvinciaLotti. Sentito in tutta fretta, a sua gentile richiesta, dai pm di

Roma il 27 dicembre, il neoministro dello Sport Luca Lotti racconta

un episodio davvero curioso occorsogli appena sei giorni prima. Il 21

dicembre, alle 6.30 del mattino, si trova alla stazione di Firenze davanti

al Frecciarossa in partenza per Roma. E chi ti incontra, “casualmente”?

Il presidente di Publiacqua Vannoni, amico suo e di Matteo, a sua volta

in partenza per Napoli. I due non si vedono “da sei mesi”. Vannoni sta

andando dai pm di Napoli a testimoniare sulla fuga di notizie Consip,

ma a Lotti non lo dice, anche se non è un segreto. Nel pomeriggio Lotti è

in un corridoio di Palazzo Chigi e chi ti reincontra? Vannoni. Toh, che combinazione: per sei mesi niente, poi due volte in un giorno, prima e dopo il pasto. Vannoni è lì per dirgli ciò che non gli ha detto al mattino: è stato dai pm. E per spifferargli il suo verbale che, a differenza della convocazione, è top secret: “Imbarazzato e concitato, Vannoni mi ha informato di aver riferito a Woodcock di aver ricevuto da me informazioni sulle indagini Consip; alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, ha ammesso di aver mentito e si è scusato imbarazzato”. Al che Lotti narra di avergli detto: “Non ti do una testata per rispetto del luogo nel quale siamo”. Cioè: per rispetto del luogo in cui sono, un ministro indagato per violazione del segreto minaccia un testimone che sta violando il segreto. Poi che fa? Si precipita in Procura a denunciare Vannoni per calunnia, o dal sindaco Dario Nardella per farlo cacciare da Publiacqua? Nossignori: sta fermo e zitto per due giorni, finché il 23 dicembre il Fatto gli rivela che è indagato. Allora scrive su Facebook che la notizia “non esiste”, poi chiede ai pm di esser interrogato perché la notizia esiste.

L’Insaputo. Intanto, nel Giglio Fracico, c’è solo un uomo che non sa nulla:

Matteo Renzi. Delle indagini Consip sanno suo padre Tiziano

(e forse anche sua madre Lalla, al secolo Laura Bovoli, new entry

grazie alla telefonata di Russo con Romeo su una Srl a cui destinare

o meno certi soldi), l’amico Russo, gli amici Marroni e Vannoni, l’amico

e finanziatore Romeo, probabilmente gli amici generali Del Sette e

Saltalamacchia, persino l’amico Billy, autista del suo camper, ma nessuno

gli dice mai nulla. Nemmeno il suo tesoriere Francesco Bonifazi, che ha i

ncontrato Russo per parlare dell’eventuale salvataggio dell’Unità a opera

del solito Romeo. Nemmeno il tesoriere della sua fondazione Open-Big Bang

(che raccoglie i finanziamenti alla corrente renziana e alla Leopolda,

compresi quelli di Buzzi e quelli di Romeo), l’amico avvocato Alberto Bianchi,

che lavora da quattro anni per la Consip per la modica cifra di 300 mila euro.

E Matteo non è mica un tipo curioso, infatti non chiede nulla a nessun

genitore né amico, nemmeno quando il Fatto racconta tutto. Che ragazzo

riservato. Solo Vannoni sostiene che anche Matteo sapeva dell’inchiesta

e gli disse di “stare attento a Consip”, ma chi potrebbe mai credere a

un teorema così bislacco? Chi potrebbe mai sospettare che qualcuno dei

suoi famigliari o fedelissimi parlasse con lui dell’indagine che avrebbe potuto

segnare la fine prematura della sua carriera? Al massimo, sapeva ma a

sua insaputa. Rovesciando il detto socratico: non sapeva di sapere.

Ps. Tutti i protagonisti del caso, grazie alla rocciosa credibilità delle loro

versioni, restano al loro posto: Lotti ministro, Del Sette comandante generale

dei carabinieri, Saltalamacchia capo dell’Arma in Toscana, Marroni a

Consip, Vannoni a Publiacqua, Bargilli assessore del Pd a Rignano.

Tutti, tranne i carabinieri del Noe che, avendo scoperto lo scandalo,

non possono continuare a investigare un solo giorno di più. Ieri la Procura

di Roma, così distratta sulle fughe di notizie su Muraro, Marra, Raggi,

Di Maio e Romeo (l’altro, Salvatore, quello delle polizze), li ha sollevati

dall’incarico. Le indagini saranno trasferite, per competenza, a Medjugorje.

© 2017 Editoriale il Fatto S.p.A. C.F. e P.IVA 10460121006

LA MIA OPINIONE

A MEDJUGORJE

Verremo mai a capo di questa situazione dal punto di vista penale?

Forse non basteranno dieci anni, secondo il costume della giustizia

nostrana.

Il discorso politico richiede risposte rapide, che in parte potrebbero

venire dalle prossime elezioni amministrative.

Facciano pure, nel Pd e cespugli, tutte le primarie barzelletta che

ben conosciamo, con votanti plurimi e cinesi cammellati.

Il popolo non s’incanta più, dopo la tranvata del 4 dicembre 2016:

consultazione spartiacque in piena temperie populistica, secondo

gli ottimati  dell’establishment che scoprono il populismo quando

perdono il potere.

L’ultimo dei gattopardi della Balena bianca, sotto le false spoglie

del grande innovatore, sta perdendo potere e clientele ad ogni curva.

Gli imbonitori passano, ma il Paese resta con tutti i suoi problemi.

Assistiamo a uno spettacolo deprimente, ma potremmo tornare in tempi

brevi protagonisti del nostro futuro, dopo mille giorni di bambola incredibile.

Adda passa’ ‘a renziata…

NON ABBASSIAMO LA GUARDIA!

NON LASCIAMOCI SCAPPARE LA FRIZIONE!

STIAMO ALLEPRATI!

ABBASSO IL BOMBALIERE!

guglielmo donnini

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PIETRO GOLIA – TRIGESIMO E CONVEGNO ( NAPOLI : 4 MARZO 2017 )

ANCHE SE TUTTI……NOI NO!!!!! – YouTube

▶ 5:09

https://www.youtube.com/watch?v=-xAXLWASTQQ

05 apr 2013 – Caricato da Thanoiser07

Vecchia e bellissima canzone della “Compagnia dellanello“, molto, molto attuale nel testo.

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<< Roma ( “il Giornale di Napoli” ) >>

Convegno Pietro Golia

Vincenzo Nardiello

 

NAPOLI. Gli spiriti parlano. Ma solo se hanno qualcosa da dire. E Pietro Golia di cose da dire ne ha ancora tantissime. Per rendersene conto basta entrare nell’affollatissima Antisala dei Baroni del Maschio Angioino e ascoltare quello che il ricercatore storico Gianni Turco definisce « il lascito » di quest’uomo dalla vita straordinaria. Un’avventura vissuta fuori da ogni conformismo e all’insegna del coraggio e della sfida. Nel trigesimo della scomparsa, a ricordare in un convegno il giornalista ed editore di Controcorrente sono i suoi amici di una vita e i collaboratori più stretti. Dopo una messa di suffragio, sulle note di “Anche se tutti… noi no!”, della Compagnia dell’Anello, un’affollatissima platea si stringe come una comunità attorno al proprio leader.

Tra ricordi personali e l’impegno ad « andare avanti per andare più avanti ancora », come amava ripetere lui, gli interventi appassionati si snodano in un continuo dialogo tra passato, presente e futuro. « Pietro ci lascia un’incommensurabile eredità morale e politica », dice un commosso e commovente Luigi Branchini, presidente di “Mediterranea 2000”, che richiama alcuni degli insegnamenti di Golia: « Credo e crederò in un mondo che non crede più ». Questo editore di pensieri e battaglie è stato molte cose. Un pensatore antimoderno che non ha esitato a denunciare il volto oscuro della globalizzazione, ma anche un uomo « di grande capacità profetica » sottolinea Emiddio Novi, ricordando come Golia sia stato « un precursore del populismo inteso come una visione del mondo ». Sotto accusa ci sono «l a tecnica spinta all’estremo che sradica e distrugge le identità ». Il giornalista ed ex parlamentare non ha dubbi: « Pietro è stato uno straordinario monaco guerriero della cultura e della militanza. Un uomo che ha avuto grande coraggio nelle piazze e come imprenditore », ricordando che « non volle mai un solo euro di contributi pubblici ».

Golia « è stato uomo di pensiero senza mai essere un intellettuale chiuso nelle biblioteche », aggiunge Marina Simeone, presidente dell’associazione “Generoso Simeone” di Benevento.

A porre l’accento « sull’eredità da raccogliere » è Turco, che ne sottolinea tre elementi: « L’attitudine cavalleresca, il primato dell’attività intellettuale, perché senza pensare non si va da nessuna parte, e l’istanza del permanente ». Tratteggiando il pensiero dell’intellettuale in guerra per la sua terra, Turco rimarca come « Pietro sia stato l’opposto del borghese alla maniera di Sombart », mettendone in evidenza «l a dedizione e la rinuncia ».

Edoardo Vitale ne ricorda l’impegno meridionalista e la battaglia per la verità storica sul Regno delle Due Sicilie. Il magistrato e direttore dell’Alfiere rimarca come L’Alfiere e Controcorrente siano «l e due ruote della stessa bicicletta », proprio per questo « dobbiamo andare avanti ». Pietro « rifuggiva il nostalgismo e il borghesismo », sosteneva « che l’economia non può guidare la nostra vita, ma deve seguire i dettami dell’etica ». « Napoli è l’ultimo baluardo della civiltà antica. Per questo è attaccata continuamente », conclude Vitale.

Il convegno si scioglie. Nella mente di tutti risuonano le note della Compagnia dell’Anello: « Cambian le facce signori, gira la ruota del tempo/Ma la mia vecchia canzone si alza ancora nel vento ». Si alza e si alzerà.


da facebook  un link.

In memoria di Pietro Golia, nel trigesimo, per continuare la battaglia delle idee

L’esperienza di Controcorrente, dalla politica nazional popolare alla casa editrice di Giuseppe(Pino) Marro Nel ricordare Pietro, Emi…

FASCINAZIONE.INFO

CATEGORIA: MEMENTO

In Memoria Di Pietro Golia, Nel Trigesimo, Per Continuare La Battaglia Delle Idee

Giuseppe Parente Sabato, Marzo 04, 2017

L’esperienza di Controcorrente, dalla politica nazional popolare alla casa editrice

di Giuseppe(Pino) Marro

Nel ricordare Pietro, Emiddio Novi ha scritto che “la sinistra armata degli anni Settanta era letteralmente terrorizzata dall’armata Golia, una sessantina di diciottenni che difendevano con coraggio legionario la loro agibilità”. Ero uno di quei diciottenni (diciassettenne per la precisione), quando, nel 1975, l’intelligenza politica di Emiddio e le capacità attivistiche di Pietro diedero vita al Centro Culturale Controcorrente. Fu laboratorio politico, luogo di incontro e confronto (e talvolta scontro) di diverse sensibilità culturali.

Come non ricordare le sere e le notti di dibattito, spesso acceso, tra gentiliani ed evoliani, catto – integralisti e neo – pagani; tutti però rigorosamente poundiani! Sensibilità diverse, comunque accomunate da una visione spirituale del mondo e dell’uomo. Eravamo i populisti ante litteram, i sovranisti, gli identitari, che combattevano la battaglia culturale e politica contro la marea montante del conformismo politicamente corretto, per la giustizia sociale contro l’usura monetaria, per la verità storica contro la menzogna orwelliana. Anticipammo di quarant’anni la cronaca politica di questi giorni che vede finalmente i popoli, impoveriti dalla globalizzazione e dall’usura monetaria, ribellarsi – seppur confusamente – alla dittatura del pensiero unico liberista (della destra mercantilista) e liberal (della sinistra del capitale).

Noi, ragazzini terribili dei primi anni Settanta, poche decine in tutto, eravamo mossi da un tale fuoco interiore che moltiplicava le forze: un plotone dalla forza attivistica, politica e culturale di una brigata. Pietro Golia era l’anima di quella brigata. Un leader naturale, non solo perché di qualche anno più grande, ma per l’esempio, la dedizione assoluta, l’essere sempre il primo ad attaccare e l’ultimo a indietreggiare.

Eravamo giovanissimi, ma avevamo già capito tutto dei reali assetti di potere. Avevamo la chiarezza delle idee forti e la realistica visione degli scenari: dalla geopolitica alla politica monetaria, dalla revisione storica di quel fenomeno di bieco colonialismo che fu il 1860 alla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, dalla denuncia del signoraggio bancario al mito di un’Europa dei popoli e non dei tecnocrati. Anticipammo di quarant’anni temi che oggi sono sulla bocca di tutti. Possiamo dire orgogliosamente che le nostre idee stanno vincendo.

Eravamo i fustigatori di una destra politica parolaia e perbenista, nostalgica e pantofolaia, che già allora non ci piaceva. Era parva mataeria per il nostro impeto. Era troppo poco. Teorizzammo la nascita di un movimento nazional – popolare, anticipando di alcuni decenni l’ondata populista che, da una parte all’altra del pianeta, sta per travolgere il sistema mafioso dell’usurocrazia mondialista e globalizzata.

Pietro in testa, ci ribellammo. Con intelligenza, con cognizione di causa, con spavalderia. Fondammo la prima radio libera non conformista (Radio Sud 95), la prima lista di disoccupati organizzati non omologati a sinistra (Diritto al Lavoro), la prima libreria di testi di autori revisionisti ed eretici (Controcorrente, nei Quartieri Spagnoli dov’è tuttora). Io ed altri, contestualmente, fondammo nelle scuole del quartiere Chiaja dapprima il Gruppo Sturmer (prendendo spunto dallo “Sturm und drang” del romanticismo tedesco) e poi il Fronte d’Azione Studentesca (Fas). Ci opponemmo così alla faziosità dei programmi scolastici e alla ottusa violenza dei rossi, che sprezzantemente definivamo mazzieri di complemento del sistema. Oggi i degni eredi di quei cialtroni sono conosciuti come i “Soros boys”: demenza allo stato puro ammantata di ipocrisia buonista, con spiderino sotto casa e futuro assicurato da tagliatori di teste e furfanti in banche o multinazionali o da manipolatori dell’informazione nelle ricche redazioni del potere capitalistico.

Con Pietro alla guida, fummo i primi a paragonare l’epopea patriottica e irredentista dei cosiddetti Briganti a quella dei Pellerossa amerindi. Gli unici a sputare sulla sottocultura catto – comunista imperante, forti dello spessore delle nostre argomentazioni e dei nostri studi.

Pietro Golia fu l’anima instancabile di tutto ciò. Poi ciascuno prese la sua strada, talvolta continuando la battaglia delle idee in altri contesti (per quanto mi riguarda, nell’attività pubblicistica e in quella sindacale). Pietro continuò da solo fino a fondare – nel 1994 – le Edizioni Controcorrente. Basta scorrere il catalogo per comprenderne la coerenza con quelle battaglie giovanili: autori come Solgenitsin, Pound, Evola, De Benoist, Dugin; testi di revisione storica sul risorgimento e il brigantaggio, di macroeconomica e di politica monetaria, di geopolitica e di critica sociale.

Ora che Pietro è passato ad altra vita, tocca a noi veterani raccoglierne il testimone per passarlo ai giovani. Lo dobbiamo alla sua memoria. Lo dobbiamo al nostro onore.

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LINK

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( . .  . )

Inno Due Sicilie – YouTube

▶ 3:25

https://www.youtube.com/watch?v=pI8XzP6d250

16 feb 2008 – Caricato da Lega Sud Ausonia

Inno delle Due Sicilie. … Inno Due Sicilie. Lega Sud Ausonia. SubscribeSubscribedUnsubscribe …

Commemorazione di Pietro Golia in Consiglio Comunale

https://www.facebook.com/andreasantoro.it/videos/1862742307341017/

https://azimutassociazione.wordpress.com

I primati del Regno delle Due Sicilie prima dell’occupazione …

▶ 9:11

https://www.youtube.com/watch?v=89Z8u2cNltk

11 lug 2011 – Caricato da FelicitaAnnoZero

L’Italia è una creazione dei Rothschild! Prima dell‘occupazione piemontese il Regno delle Due …

Malaunità – Eddy Napoli / videoclip ufficiale (sottotitoli in … – YouTube

▶ 4:55

https://www.youtube.com/watch?v=J0zGmoWo9ns

05 gen 2012 – Caricato da Angelo Forgione

video del brano di Eddy Napoli sulla vera storia dell’unità d’Italia e del processo risorgimentale.

Napolincanto – Canto dei Sanfedisti – YouTube

▶ 5:07

https://www.youtube.com/watch?v=a8qie5g-xaE

30 giu 2010 – Caricato da PasqualinaNives

A tutti i patrioti, definiti per spregio “lazzaroni”, che lottarono e morirono per Dio, la Patria e il Re contro …

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DA POST SU FACEBOOK

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Gabriele Limido

5 MARZO 1943 : nasce a Poggio Bustone (Rieti) LUCIO BATTISTI, uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi.

UN MITO per intere generazioni.

Straordinarie le Sue canzoni.

Indimenticabile LA COLLINA DEI CILIEGI :

“…..Planando sopra boschi di BRACCIA TESE….”….

Altro…

Lucio Battisti – La Collina Dei Ciliegi

Lucio Battisti – La Collina Dei Ciliegi

YOUTUBE.CO

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FONDAZIONE ALLEANZA NAZIONALE

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——– Original Message ——–

Subject: comunicazione 24.2017
Date: Fri, 3 Mar 2017 11:53:25 +0000
From: “Segreteria – Fondazione AN” <segreteria@fondazionean.it>
To:

Carissimi,

 

sabato 11 marzo alle ore 10.00, presso la nuova sala convegni della Fondazione AN, in via della Scrofa 43 si terrà la cerimonia conclusiva del secondo corso di Formazione Politica durante la quale sarà svolta la valutazione finale degli elaborati e la consegna dei diplomi ai giovani che quest’anno, ancora più numerosi, hanno partecipato alle lezioni ed ai vari momenti di ulteriore approfondimento politico-culturale.

 

Interverranno i Consiglieri di Amministrazione, il Presidente del Comitato Scientifico ed altre personalità invitate.

 

Qualora i tuoi impegni personali e professionali lo consentano mi farebbe piacere la Tua presenza.

 

Un caro saluto

 

Franco Mugnai

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L’EDICOLA

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Domenica, 5 Marzo 2017
Tensione Germania-Turchia. Erdogan: “Berlino favorisce il terrorismo”
La Germania ”deve essere messa a processo per favoreggiamento del terrorismo”. Recep Tayyip Erdogan ha reagito alla decisione delle autorità tedesche di vietare i comizi dei ministri turchi della Giustizia e dell’Economia, in programma rispettivamente a Gaggenau e Frechen, in vista del referendum costituzionale previsto in Turchia il 16 aprile.

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Morto il generale dell’Arma Domenico Gasparri, padre di Maurizio

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Nel 2009 è stato uno dei quotidiani del Popolo della Libertà. Attualmente è organo della Fondazione Alleanza Nazionale.

 

Secolo d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma

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“ANCHE SE TUTTI…NOI NO” GOLIA MEMORIAL – TORMENTONE DEMOCRAT  – GRILLINI “DA BARBONI A POSSIDENTI” E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 05/03/2017 ]

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FINE INTERVENTO

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