STRAGE DI BOLOGNA DOPO TRENTASEI ANNI ALTRA INDAGINE – ITALY E LA SINISTRA TIRANNIA – NAPOLI RICORDA PIETRO GOLIA E ALTRE NEWS


STRAGE DI BOLOGNA DOPO TRENTASEI ANNI ALTRA INDAGINE – ITALY E LA SINISTRA TIRANNIA – NAPOLI RICORDA PIETRO GOLIA E ALTRE NEWS 

STRAGE DI BOLOGNA DOPO TRENTASEI ANNI ALTRA INDAGINE – ITALY E LA SINISTRA TIRANNIA – NAPOLI RICORDA PIETRO GOLIA E ALTRE NEWS 
[ “AZ.” – 05/03/2017 ]
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Associazione Azimut | Raccolta di e-mail dell … – WordPress.com

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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut.

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Risultati immagini per alfano angelinoSperanza: "Luca Lotti deve dimettersi da ministro. Ma il Governo vada avanti"
SINISTRA TIRANNIA
E VECCHIE E NUOVE STAMPELLE VERSO IL 2018
DA ALFANO A SPERANZA
( foto : tratte dal web )
 
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STRAGE DI BOLOGNA – TRENTASEI ANNI SENZA LA VERITA’…
A VOLTE RITORNANO…..
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Risultati immagini per paolo bolognesi presidente associazione famiglie delle vittime strage di bologna
l’on.Paolo Bolognesi (Pd), presidente dell’Associazione familiari vittime della strage di Bologna [ a riguardo dell’ennesima iniziativa della Procura di Bologna che  ha riaperto l’indagine ma sempre sull’unico “filone nero” che esclude altre direzioni… ] 
E A PROPOSITO
la tua immagine del profilo, L'immagine può contenere: 1 persona “AZIMUT” – IL POST DEL PRESIDENTE
Arturo Stenio Vuono
Ci permettiamo osservare che la vera verità non potrà mai venire alla luce, e non solo per Bologna, sino a quando ogni indagine poggerà sulla condizionante architrave, a perenne impedimento, che ogni strage ha da essere farina del nostro sacco e progettata, consumata, come cosa di casa nostra, e “roba fascista” [ sic ]; e da anni, ormai, che si escludono –  tassativamente – responsabilità, come i possibili mandanti ed esecutori, del terrorismo internazionale agente in un quadro di scontri, sul nostro territorio, già consentito da una nostra condizione di sovranità limitata. D’altronde, com’è noto, l’on. Paolo Bolognesi è da sempre sostenitore della pista ortodossa e ha sempre respinto, pregiudizialmente, le inchieste  giornalistiche-con ampie documentazioni-per così dire eterodosse e opposte ad “ufficialità” consentita.
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LEGGI LA NOTIZIA

[ Ultima dal web ] – ( … ) – L’ex Nar Gilberto Cavallini, 64 anni, ergastolano a Terni, è indagato per concorso nella strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti per la bomba nella sala d’aspetto di seconda classe, per la quale sono stati condannati gli altri ex Nar Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. La Procura di Bologna ha riaperto l’indagine su di lui, dopo un’archiviazione del 2013, sulla base del dossier presentato nel luglio 2015 dall’Associazione familiari vittime e ora ha notificato in carcere a Cavallini la chiusura indagini. Nell’ipotesi che abbia fornito quantomeno i covi in Veneto alla latitanza dei Nar condannati per la strage e dunque partecipato alla sua preparazione. Il dossier, fatto di atti di vari processi, fa nomi e cognomi di presunti mandanti, complici e strutture di una ‘insurrezione armata’ contro lo Stato. Un filone, che riguarda militari, con l’aggravante dell’Alto tradimento, è stato da tempo trasferito a Roma. [ Ultima dal web ] – ( … ) –

Appello familiari vittime: “Ora non si fermino i pm” – “Speriamo che ora non li fermino. Che li lascino indagare fino in fondo. A Bologna come a Roma. Da membro della Commissione Moro ho visto troppi segnali strani, in 40 anni. Messi insieme danno l’idea che qualcuno è d’accordo nel volere chiudere la partita sugli anni di piombo”. Cosi l’on.Paolo Bolognesi (Pd), presidente dell’Associazione familiari vittime della strage di Bologna, dopo la notizia della riapertura dell’indagine sul concorso all’attentato di Gilberto Cavallini. “E’ il segno – ha detto all’ANSA – che hanno analizzato con attenzione il dossier che abbiamo presentato, chiedendo non solo di revocare la precedente archiviazione di Cavallini, ma indicando nomi e cognomi di mandanti e finanziatori. Un secondo filone, che ipotizza l’alto tradimento di militari coinvolti, comporta la competenza della Procura di Roma, che si occupa di quel filone. Ora spero che ai nostri atti, presi dai vari processi, si possano aggiungere atti secretati e dossier nascosti. E che le inchiesta non siano fermate”.

 TRENTASEI ANNI DOPO, ANCORA SI CERCA LA VERITA’

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L’ATTACCO ATLANTICO AL CUORE DELLA TERRA (HEARTLAND)… E DIFESA

marzo 3, 2017
 

L’ATTACCO AL CUORE DELLA TERRA
Una strategia di lunga durata.
Riflessione di filosofia politica e di geopolitica.

Una mia conferenza, tenuta il 10 luglio 1995 nel chiostro monumentale di Santa Maria La Nova di Napoli, oggi pubblicata dal sito EURUS.

Altro…

La geopolitica ha sempre espresso due tipi ideali di potenze territoriali, che si possono considerare anche come degli archetipi, ma sono esistiti ed esistono…
 
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 La geopolitica ha sempre espresso due tipi ideali di potenze territoriali, che si possono considerare anche come degli archetipi, ma sono esistiti ed esistono nella realtà storica: la tellurocrazia, ovvero una potenza terrestre, che controlla un vasto territorio, continentale o bi continentale; la talassocrazia, una potenza che ha il controllo degli oceani e che s’insedia in vari punti della Terra con domini più o meno permanenti.
A ben vedere, non si tratta soltanto di concetti geopolitici, ma anche filosofici, come ci dice Carl Schmitt in due opere fondamentali: “Il nomos della Terra” (1950) e soprattutto “Terra e mare” (1942). Al pensiero di Schmitt si riallaccia, poi, Aleksandr Dugin, sia pure con peculiarità che gli derivano dalla sua appartenenza al mondo slavo.
Proprio di Dugin va ricordato un volume, di recente pubblicato dalle edizioni Controcorrente di Napoli, dal titolo “Eurasia. Vladimir Putin e la grande politica”, in cui il filosofo russo discute con Alain de Benoist sui temi dell’assetto del mondo contemporaneo e dei rapporti tra Europa occidentale e Russia.
La filosofia politica conosce un’altra dicotomia che è sinonimo di quella soprindicata, e cioè Occidente-Oriente, dove Occidente e Oriente sono considerati non in quanto semplici nozioni geografiche, ma come blocchi di civiltà, filosofie di vita. L’Occidente, secondo la dottrina geopolitica, equivale al Mare, l’Oriente alla Terra.
Il Mare, ossia la civiltà del Mare, è l’incarnazione della mobilità permanente, del “fluire“ cioè del “divenire” e dell’assenza di un centro stabile. La Terra, ossia la civiltà della Terra, al contrario, è l’incarnazione della costanza, della stabilità, della Tradizione. Soltanto la civiltà della Terra offre salde fondamenta a stabili sistemi di valori sacri, giuridici ed etici.
Ancora per restare a cavallo tra geopolitica e filosofia politica, possiamo indicare altre dicotomie: la Terra (Oriente) è ordine. Il Mare (Occidente) è dissoluzione. La Terra (l’Oriente) è Tradizione. Il Mare (Occidente) è contemporaneità. E così via.
Ma anche dal punto di vista politico-sociale è possibile individuare un’ulteriore dicotomia che attiene alla dialettica del “lavoro” contro il “capitale”, degli uomini. In particolare, possiamo dire che:
Il Lavoro è fisso, il Capitale è liquido. Il Lavoro-Oriente è sinonimo di creazione di valori, nascita, risurrezione (“l’Oriente”, Vostok, significa letteralmente “sorgere” in russo). Il Capitale-Occidente è sinonimo di sfruttamento, alienazione, caduta dei valori ovvero decadenza (“Occidente”, Zapad, significa letteralmente “cadere” in russo).
Le società del Mare sono quelle del liberalismo. La civiltà della Terra è quella dei socialismi di sinistra o di destra (corporativismo), per adoperare queste dizioni improprie che però rispondono al lessico comune.
Perciò, da un lato, si può formulare la seguente sequenza di sinonimi: Eurasia, terra, Oriente, socialismo, corporativismo, comunità e solidarietà. Dall’altro lato, quest’altra sequenza: atlantismo, mare, occidente, capitalismo, liberalismo, mercato.
Ne conseguono destini diversi e perfino contrapposti: il Destino del lavoro è il Destino della Terra, dell’Oriente; il Destino del capitale è il Destino del Mare, dell’Occidente.
Ma, passando dalla teoria ai fatti della storia, dobbiamo ricordare che questa ci mostra vari esempi di talassocrazie: l’impero spagnolo del “secolo d’oro” (XVI e XVII) sul quale “non tramontava mai il sole”, quello portoghese, l’impero britannico il più esteso, ed infine l’attuale impero americano che gode di basi in ogni parte del mondo e che esercita un controllo diffuso del pianeta anche grazie a strumenti di tipo finanziario. Invece, la storia ci mostra un solo esempio di tellurocrazia: la Russia che si estende dall’Europa fino allo stretto di Bering.
Halford J. Mackinder a cavallo tra ‘800 e ‘900 formulò una teoria geopolitica globale, che, all’epoca, corrispondeva, in sostanza, alla peculiare visione ed agli interessi dell’impero britannico. Sua la teoria geopolitica dell’Heartland (traducibile come Cuore della Terra), cioè di un’area geografica centrale nelle terre emerse, il cui controllo avrebbe consentito di dominare l’intero mondo. La zona in questione era individuata al centro (pivot) del supercontinente Eurasiatico, costituito dall’unica massa tettonica Europa-Asia. Tutt’oggi, con il termine Heartland si suole indicare la zona centrale del continente Eurasia, corrispondente all’incirca alla Russia e alle province limitrofe.
In particolare, l’Heartland era descritto da Mackinder come il territorio delimitato ad ovest dal Volga, ad est dal Fiume Azzurro, a nord dall’Artico e a sud dalle cime più occidentali dell’Himalaya. Heartland è il “cuore” pulsante di tutte le civiltà di terra, connotato da stabilità e perennità, in quanto logisticamente inavvicinabile da qualunque talassocrazia.
Ma attorno all’Heartland, i geografi individuano una vasta fascia marittima e costiera che lo circonda, e che essi chiamano Rimland, ovvero “terra del bordo”, che, a sua volta, si divide in 3 zone: fascia europea; fascia del Medio Oriente; fascia asiatica.
La definizione di Rimland è dello studioso statunitense Nicholas John Spykman, che negli anni trenta rivisitò la teoria geopolitica, così come essa era stata concepita da Halford J. Mackinder. In sostanza, Mackinder e Spykman hanno due visioni molto simili, ma focalizzano la loro attenzione su due diverse zone, il primo sull’Heartland e il secondo sul Rimland.
La teoria che i due geopolitologi sviluppano è quella di un’area-anello, che, dal bordo, permetterebbe il completo controllo di tutto il “cuore della Terra”.
« Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland: chi controlla l’Heartland comanda il mondo ». Quest’affermazione di Mackinder ci pone interrogativi circa la politica estera britannica dall’800 in poi e successivamente su quella americana. La preoccupazione britannica ed americana è stata ed è quella di evitare che i paesi dell’Europa centro-orientale (e la Germania tra questi) si saldino alla Russia in un’unità di interessi strategico-economici. Se ciò avvenisse, l’Heartland non sarebbe più conquistabile da parte della talassocrazia angloamericana. Di qui la costante azione della Gran Bretagna e degli Usa protesa a staccare l’Europa occidentale dalla Russia e di contrapporle tragicamente.
La prima guerra mondiale causò una frattura all’interno del continente euroasiatico, a tutto vantaggio dei britannici e degli americani, che poterono anche iniziare il controllo di buona parte del Rimland e, quindi, la strategia di lunga durata di accerchiamento dell’Heartland. Quel conflitto mondiale comportò pure la distruzione impero ottomano, che controllava tutta la fascia mediorientale del Rimland. La Gran Bretagna, in particolare, operò affinché il mondo arabo si ponesse in conflitto con l’impero turco (l’insurrezione e la guerriglia araba condotte da Lawrence d’Arabia), sicché, a guerra finita, britannici e francesi si erano insediati dei territori dell’ex impero ottomano, che lungi di ottenere la promessa indipendenza, ne divennero “mandati” (in sostanza colonie) o comunque stati controllati (Siria, Palestina, Iraq, Giordania, Arabia Saudita, ecc.). Ma la prima guerra mondiale fu soltanto una tappa della “strategia di lunga durata” per il controllo del Rimland.
Ma il “cuore della Terra” non è facilmente aggredibile e conquistabile.
Nella storia millenaria del continente euroasiatico, vari sono stati i tentativi di conquista del “cuore della Terra”, da ovest e da est.
Da ovest, questi tentativi sono miseramente e tragicamente falliti. Ricordiamo:
a) gli svedesi e i tedeschi battuti da Aleksandr Nevskij (battaglia della Neva, 1240 e poi nel 1258),
b) i Cavalieri teutoni, respinti ancora da Aleksandr Nevskij (battaglia del Lago ghiacciato, 1242),
c) Napoleone, respinto dal “Generale Inverno”,
d) Hitler, respinto dall’Armata Rossa, alleata al “Generale Inverno”.
Per cui si può ipotizzare che, da ovest, l’Heartland non è conquistabile.
Da Oriente ci fu l’avanzata dei mongoli di Genghis Khan fino alla Rus’ di Kiev (1228-1480), ma le condizioni storico-politiche erano diverse da oggi. Basti pensare che non esisteva uno Stato unitario dei russi, come poi si è formato nella storia successiva (impero zarista, Urss, ed oggi Federazione russa), bensì una pluralità di principati, disuniti e sovente in lotta tra loro. Inoltre, non va dimenticato che Alexandr Nevskij, con abili accordi e trattative, riuscì ad evitare l’assoggettamento delle terre russe ai mongoli dell’Orda d’oro, che le invadevano da est.
Piuttosto il punto debole dell’Heartland è a sud.
E’ evidente la strategia di assedio al “cuore della Terra”, attraverso:
a) l’avanzamento della NATO nell’Europa orientale (repubbliche baltiche, Polonia, Romania, Bulgaria e con mire sull’Ucraina),
b) l’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan,
c) l’installazione di basi americane in Asia centrale (Kazakistan), ecc.
In questa strategia s’inquadrano anche le cd. “primavere arabe”, scientificamente organizzate dagli Usa, che hanno destabilizzato tutto il nord Africa ed il medio oriente e miranti alla caduta della Siria (alleata della Russia e dell’Iran). Ma il vero obiettivo di tutto ciò è l’Iran. E’ ipotizzabile che in Iran, gli americani attueranno la medesima strategia che hanno attuato in vari paesi: dapprima con la destabilizzazione, con il fomentare lotte interne e poi con un ipocrita intervento di “pacificazione”. A tal fine le ONG, organizzazioni non governative, finanziate da oscuri centri finanziari, sono già all’opera per provocare e destabilizzare.
Infatti, caduto l’Iran ed insediatevi le basi americane, sarebbe possibile portare un attacco da sud alla Russia. Un “cuneo” da sud spaccherebbe la Russia in due o più tronconi, a loro volta facilmente conquistabili.
Ma perché le basi americane assediano la Russia da sud? Per i motivi storici a cui abbiamo accennato in precedenza, i quali dimostrano che il “cuore della Terra” non è conquistabile da ovest, ma può essere più facilmente aggredibile da sud.
E’ evidente che, come dice sovente Papa Francesco, stiamo vivendo una “guerra mondiale a pezzetti”. Sul punto, l’opinione pubblica è disorientata e l’informazione dei “media” ci nasconde il quadro d’assieme, limitandosi a riferire (peraltro in maniera distorta) su singoli episodi, che presi singolarmente non lasciano capire dove stiamo andando. D’altro canto, le “riforme” economico-sociali (liberalizzazioni, privatizzazioni, precarizzazioni, ecc.) attuate dai governi europei da un ventennio stanno producendo una larga fascia di giovani disoccupati, precari sfruttati, e “dislocati” (il termine sociologico “dislocati” sta ad indicare persone o gruppi sociali che hanno rotto con la stabile cultura sociale e che sono disponibili ad accettare qualsiasi avvenimento) e, quindi, destinati ad essere “carne da cannone”, utilizzati sui fronti di una prossima guerra sul suolo europeo.
La guerra bussa alle porte dell’Europa? È probabile. Evidenti sono gli scopi strategici delle talassocrazie contemporanee che lasciano presagire un prossimo futuro drammatico:
* Avanzare le basi USA fin sotto la Russia.
* Costruire un nuovo “muro” in Europa (Ucraina)
* Separare per sempre Europa occidentale e Russia
Non dimentichiamo che la politica estera americana si è sempre fondata sulla “teoria del domino”: provocare la caduta di un componente per causare la caduta a catena di tutti gli altri componenti geopolitici.
Sicché oggi è previsto:
1 – destabilizzazione e controllo dei paesi arabi (già fatto con le cd. primavere arabe e distruzione della Siria – insediamento Usa in Iraq).
2 – utilizzo dell’islamismo radicale
3 – creazione del Kurdistan
4 – istigazione alla guerra civile in Iran, come è stato in Siria, e conseguente caduta dell’Iran.
In questo quadro, la Cina è la grande incognita.
Da un lato, secondo la visione euroasianista (che, per certi aspetti, è condivisa dagli attuali governanti russi) la Cina dovrebbe essere considerata quale parte essenziale dell’ex blocco sino-russo e, quindi, integrata nell’Heartland. Invece, secondo la visione americana, contrapposta a quella russa, la Cina farebbe parte del Rimland e sarebbe una pedina essenziale per l’accerchiamento dell’Heartland. Ma la Cina tace ed attende, confucianamente seduta sulla riva del fiume, che passino i cadaveri dei suoi concorrenti: Russa ed Usa.
Ma come scongiurare la guerra in Europa? Innanzitutto è necessario che nell’opinione pubblica si rafforzi la visione euroasiatista e si diffonda la diffidenza verso la talassocrazia angloamericana. Inoltre, è necessario integrare le economie dell’Unione Europea e dell’area russo-asiatica, evitando inutili e dannose sanzioni. Smettere di provocare la Russia come l’occidente sta facendo in Ucraina. Infine, dialogare con la Cina e consentirle di sviluppare la sua potenza navale, che la proietterebbe nell’Oceano Pacifico e nell’Asia meridionale (come fece il Giappone), anziché verso la Russia siberiana. Ma soprattutto occorre che le nazioni europee pongano la comune civiltà cristiana come base dell’alleanza russo-europea. Oggi la Russia, lungi dall’essere “l’impero del male” sta riscoprendo la propria tradizione cristiana. La “santa madre Russia” è tornata sulla scena della storia.

Massimo Scalfati

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IL SERVIZIO CONTINUA

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SU PIETRO GOLIA
[ TRATTO DA BARBADILLO.IT
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Il ricordo. Pietro Golia e la politica come atto di amore per il popolo e la terra

Pubblicato il 4 marzo 2017 da Marina Simeone

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NAPOLI : 4 MARZO 2017 

Pietro Golia Oggi è stata promossa a Napoli una giornata per celebrare la vita di impegno culturale e politico di Pietro Golia, fondatore delle edizioni Controcorrente, editore e uomo libero: nell’Antisala dei Baroni, nel Maschio Angioino, si è tenuto il convegni “CONTROCORRENTE Andare avanti per andare più avanti ancora”, con Luigi Branchini, Emiddio Novi, Marina Simeone, Gianni Turco e Edoardo Vitale.

Qui di seguito il ricordo di Marina Simeone

E’ trascorso un mese dalla morte di Pietro Golia eppure ancora il tempo non è stato sufficiente per trovare le parole adatte a salutarlo degnamente.

Ci sono delle assenze che è difficile colmare e alla fine vi si rinuncia semplicemente per seguire il naturale corso della vita, cercando nel conforto del ricordo di affollare il vuoto lasciato. Quando penso a Pietro Golia io inevitabilmente penso al sud, alle sue energie, al suo sole, alla sua gente loquace e originale; a quel sud povero nei mezzi ma ricco nella essenza fantasiosa. Il sud insomma che proprio Pietro Golia ha descritto nei suoi testi editi con coraggio e con convinzione. Dal colore delle copertine alla coerenza delle pagine descrittive la ricerca storiografica sulla vera Unità d’Italia divulgata da Controcorrente ha contribuito a rivalutare la figura di protagonisti trattati come sconfitti senza spessore, nella storiografia ufficiale

Le stesse titolature dei libri editi da Controcorrente sono accorte e incisive senza scadere nel melanconico e nel piagnucoloso, perché in fin dei conti si parla di gente che ha lottato e che merita l’onore delle armi. Pietro glielo ha concesso. Questi uomini e queste donne, come la Regina Maria Sofia, vivono nei suoi libri ascoltati e non ignorati per viltà.

Negli anni il lavoro svolto dai ricercatori che hanno scritto per Controcorrente ha fatto diventare questa piccola casa editrice napoletana un faro accogliente, per chi volesse sostare nel porto di una controstoria doverosa. A Gaeta annualmente si sono incontrate intelligenze, idee, presenze ed esse hanno dialogato per costruire la riscossa della nostra terra.

Ma Pietro è stato anche pensatore anticonformista e antimoderno. Numerose le riflessioni proposte per svelare i condizionatori della nostra società, trasformata in materialista, anti classica, priva di misura, senza famiglia, senza spiritualità, deserto di pruni in cui le oasi sono sempre più miraggi. Accusatore lucido e irrefrenabile Pietro Golia ha denunciato il volto oscuro della democrazia e della globalizzazione sinonimo di uniformità dei costumi, dei sapori, delle idee. La sua versatilità gli ha permesso di individuare in ogni campo l’atteggiamento di resistenza da innescare. A partire dalla dieta mediterranea, che marcia sicura del sostegno scientifico contro le mode anglosassoni o l’astensione spiritualistica; continuando sulle indicazioni date nel tema della famiglia e del suo rapporto con la società. Insomma dalla filosofia alla storia, dalla scienza alla cucina, dalla medicina alla religione, dalla musica al teatro, Controcorrente ha tracciato un percorso da seguire, una visione da affermare, divulgando la presenza e l’azione di una parte del popolo che non si è riusciti a raggirare.

Proprio per questo il suo merito più grande rimane per me la insuperabile capacità di azione. Nonostante il suo fardello culturale consistente, Pietro per me non è mai stato intellettuale da biblioteca, chiuso e protetto nell’amenità di luoghi solitari. La sua curiosità lo ha portato a contatto con gli ambienti più diversi con i luoghi più nascosti, lì dove lo sguardo del progresso non è arrivato ad appiattire le differenze. Erano questi i posti in cui sentiva la forza della sua terra. Era a suo agio seduto alla tavola di un agricoltore o nell’anticamera di un ministro e dinanzi ad ognuno sapeva mantenere immutata la sua gentilezza, educazione e sensibilità. Correva instancabilmente in lungo e largo, non risparmiandosi, come solo sa fare un soldato politico. Non ricordo un suo rifiuto ad un invito a parlare, non ricordo un suo diniego al confronto e al dibattito. Ci ha spinto a studiare ma anche a capire, ci ha spinto a vivere al di là del bene come del male, incolumi dalla rassegnazione cui vorrebbe condurci il materialismo positivista del nostro tempo.

 Gli devo molto, l’associazione Generoso Simeone di cui faccio parte gli deve molto. Con lui abbiamo camminato ad una velocità che da soli non potevamo raggiungere. Ci ha insegnato a capire il nostro tempo e a fare della lotta politica un’aggressione del presente e non una manifestazione del passato. Per primi abbiamo portato sul territorio la discussione sulle trivellazioni e sull’emergenza inquinamento in Basilicata, in nome di nessun ambientalismo urlato, ma per amor di verità.

Uomini come Pietro vivono ai margini del proprio tempo per poterlo osservare e capire, trasmettendo dei messaggi che diventano pietre miliari per chi ha l’ardire di seguirli. Non troveremo appunti sulla sua vita scritti di suo pugno, né ci ha lasciato libri a parlarci della sua esistenza terrena. Ha dedicato il tempo che aveva a disposizione a far parlare gli altri, a far applaudire gli altri, a scorgere il merito lì dove questa società cieca non ha avuto l’acume di riconoscerlo.

Era un politico, uno dei pochi ancora degni di questo significato. La sua politica però non ha sentito la necessità di nutrirsi di poltrone, di corruzione, di clientela, di superficialità riformatrice, di odio e di rancore. La sua politica è stato un atto d’amore, verso la sua terra e verso il suo popolo. Il suo sorriso rimarrà per me l’ultima immagine fissata nella mente; quel sorriso beffardo di chi va oltre le mediocre contingenze del tempo, sicuro di avere l’irriverenza di fare ogni giorno quello che deve essere fatto.

@barbadilloit

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DA PAGINA FACEBOOK – PIETRO LIGNOLA
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L’ARTICOLO E IL LINK
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Pietro Lignola ha aggiunto 2 nuove foto.

RIPUBBLICO QUESTO MIO ARTICOLO DI TRE ANNI FA. TANTO PER CAMBIARE, NON E’ CAMBIATO GRAN CHE. CAMBIO IO QUALCOSA, RICORDANDO CHE L’INTERVENTO DEI RUSSI FU GIA’, A SUO TEMPO, IMMAGINATO DAL PRINCIPE DI CANOSA, UNA DELLE POCHE MENTI LUCIDE DEL PRIMO OTTOCENTO.
La seconda guerra della Crimea.
Articolo pubblicato sul “Roma”
Mercoledì 5 marzo 2014.
La scena internazionale si è ulteriormente oscurata per effetto delle vicende ucraine. La trama dello spettacolo ondeggia fra la tragedia

e la farsa, ma non promette nulla di buono. Ci vorrebbe un demiurgo in grado di trovare la soluzione, ma purtroppo il nostro amatissimo e abilissimo sindaco è troppo impegnato nello studio di un programma atto a risuscitare il Largo di Palazzo. Colpa di noi napoletani che abbiamo tanto insistito perché facesse qualcosa in proposito e lo abbiamo distolto da più impegnativi coinvolgimenti.
Non possiamo, certo, sperare che il rimedio lo trovi Obama, il quale già nell’affrontare la questione siriana ha fatto “na fiura ‘e sèi sòrde”.
Io desidero precisare, innanzitutto, che sono sentimentalmente vicino ai patrioti ucraini che a Piazza Maidan hanno combattuto e vinto la loro battaglia non, com’è stato detto, per l’Unione Europea, ma per la nazione ucraina. Una battaglia ma non, purtroppo, la guerra. Mi piacerebbe che i cittadini delle Due Sicilie avessero lo stesso coraggio e riprendessero la lotta già intrapresa nel decennio immediatamente seguente l’invasione anglo-piemontese. Mi piacerebbe che la lotta partisse proprio dal Largo di Palazzo, che non ha nulla da invidiare a Piazza Tienanmen, a Piazza Tahrir o a Piazza Maitan. Il Largo, purtroppo, non si riesce nemmeno ad accenderlo di luminarie, figuriamoci se ci riesce ad accenderlo d’amor patrio.
Il buon senso, tuttavia, m’induce a riconoscere le buone ragioni di Putin. La Russia non può perdere il controllo del Mar Nero e nemmeno quello dei gasdotti che, al momento, transitano per l’Ucraina. Bisogna comprendere, d’altra parte, che se gli ucraini non gradiscono la dominazione russa, i russi di Crimea e i cosacchi del Don non hanno alcuna intenzione di sottomettersi agli ucraini.
L’Europa, che ha attizzato la rivolta, adesso non sa che pesci pigliare. La Merkel, bravissima a mostrare la faccia feroce ai servi sciocchi (leggi: governi italiani), si defila se si tratta di competere con l’orso russo. Federica Mogherini, al contrario, ha fatto dichiarazioni ferme e decise. Putin, a quanto sembra, è rimasto un po’ incerto fra il manzoniano “chi era costui?” e il moderno “Magherini chi?”, poiché, come tutti noi, non aveva mai sentito parlare, prima, di questa graziosa signora, che sarebbe, poi, il nostro attuale ministro degli esteri.
La diplomazia statunitense, ha avuto un’idea geniale: non invitare la Russia al prossimo G8. Si da il caso, purtroppo, che il prossimo G8 in programma dovrebbe svolgersi a Sochi e questa città, come ben sanno tutti gli spettatori televisivi delle Olimpiadi invernali, si trova in Russia. L’idea mi sembra, perciò, alquanto peregrina.
I precedenti non lasciano sperare nulla di buono per la causa del popolo ucraino. Sei anni fa la Georgia, fidandosi degli alleati occidentali, tentò di ribellarsi all’egemonia russa; perse le regioni russofone del Sud Ossezia e dell’Abcasia, ottenendo da Usa, Europa, Nato e Onu soltanto manifestazioni verbali di solidarietà. All’epoca il ministro degli esteri italiano Frattini (quello della guerra libica voluta insieme a Napolitano), dichiarò che l’Italia avrebbe partecipato a un intervento militare occidentale, ma fortunatamente ciò non accadde.
Un precedente storico, in effetti, c’è. Nella prima guerra di Crimea Cavour mandò i bersaglieri per ingraziarsi gli inglesi; tutti, però, ricordano soltanto la famosa carica dei seicento, nella quale si sacrificarono i lancieri di Sua Maestà Britannica. Renzi potrebbe imitare Cavour e mandare altri bersaglieri contro i Russi, ma io non credo che questo convenga; il precedente dell’Armir m’induce a sperare che anche in questo caso il sindaco fiorentino si limiti alle chiacchiere.
Al contrario, noi del Sud potremmo mandare un piccolo contingente duo siciliano a sostenere la causa russa. Putin, infatti, merita rispetto. Egli non ha reagito come i suoi predecessori ai moti ungheresi, cecoslovacchi e polacchi, mandando i carri armati in Piazza Maitan. Il padrone del Cremlino, nonostante le sue origini di capo del KGB, si sente erede di Ivan il terribile e di Pietro il Grande, non dei dittatori sovietici: questo, fra l’altro, gli permette di mancar di rispetto sia alla Georgia, patria di Stalin, che all’Ucraina di Kruscev.
E poi, vuoi vedere che in cambio Putin ci manda una spedizione dei Mille all’incontrario per liberarci dal giogo italiano?
Pietro Lignola
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Anche io faccio parte di quelli che credono.

È istruito e svolge professioni di medio o alto rango. Non è attirato da un cattolicesimo cupo con tentazioni millenariste, né al contrario da un…
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UNA BUONA LETTURA ! A PRESTO !
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STRAGE DI BOLOGNA DOPO TRENTASEI ANNI ALTRA INDAGINE – ITALY E LA SINISTRA TIRANNIA – NAPOLI RICORDA PIETRO GOLIA E ALTRE NEWS 
[ “AZ.” – 05/03/2017 ]
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“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
 
FINE INTERVENTO

 

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