LA “CONSEGNA” : ASSE PUTIN – TRUMP NIET ! ( CAPITO ? ) SU SIRIA E GAS LA MACCHINA MEDIATICA LA GRANDE MENTITRICE LA GRANDE MERETRICE


LA “CONSEGNA” : ASSE PUTIN – TRUMP NIET ! ( CAPITO ? ) SU SIRIA E GAS LA MACCHINA MEDIATICA LA GRANDE MENTITRICE LA GRANDE MERETRICE

LA “CONSEGNA” : ASSE PUTIN – TRUMP NIET ! ( CAPITO ? ) SU SIRIA E GAS LA MACCHINA MEDIATICA LA GRANDE MENTITRICE LA GRANDE MERETRICE 
[ “AZ.” – 08/04/2017 ]
 
IN QUESTO NUMERO ( MONOTEMATICO )  : SU SIRIA E GAS E ALTRO [ LEGGI ] QUATTRO ASPETTI DELLA << QUESTIONE >> …..
 
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Donald Trump © AP CI RIUSCIRANNO?
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AZIMUT” – GRANDI MANOVRE  E LA GRANDE CAMPAGNA MEDIATICA DELLA MACCHINA DI “INFORMAZIONE” : LA GRANDE MENTITRICE – LA GRANDE MERETRICE. NEL NOSTRO PICCOLO NON CI PRESTIAMO ! ! !
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( tratto dal web ) – ( . . . ) –
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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( tratto dal web ) – ( . . . ) –
Siria © ANSA  TRATTO DAL WEB
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( tratto dal web ) – ( . . . ) – Gli Stati Uniti vareranno a breve nuove sanzioni contro la Siria. Ad annunciarlo è il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, parlando con i giornalisti a Mar-a-Lago.

“Penso che, naturalmente, ciò che è accaduto inciderà negativamente sui negoziati di Astana e Ginevra. E’ un vero peccato che questa cooperazione e spinta in avanti effettivamente siano a rischio. Speriamo si possa arrivare alle discussioni pratiche sulle opzioni suggerite dall’inviato speciale dell’Onu per la Siria Staffan de Mistura nel corso del prossimo turno dei negoziati”. Così il vice ministro degli Esteri Gennady Gatilov in un’intervista a Interfax.
Kerry appoggia i raid Usa: ‘Bene azione rapida’
L’ex segretario di Stato, John Kerry, si schiera con Donald Trump e il raid in Siria. Secondo fonti citate dai media americani, Kerry “sosterebbe in pieno” l’attacco contro la base di Shayrat e sarebbe soddisfatto della “rapida azione”. Kerry starebbe seguendo la situazione per vedere se saranno condotti altri raid e riterrebbe che “se eseguita correttamente e chiaramente, un’azione militare potrebbe ravvivare i canali diplomatici”.
Salvini: ‘No se Trump spara missili a casaccio’
“Se Trump fa quello che ha promesso in campagna elettorale, è il benvenuto, se spara missili a casaccio come facevano Obama e i suoi predecessori, complicando la situazione in Medio Oriente, che poi paghiamo noi sulla nostra pelle, non mi piace assolutamente”. Così il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, oggi a Torino per una iniziativa del Carroccio.
Il popolo di Trump si spacca, per molti è “un traditore”
Il popolo di Donald Trump si spacca sull’attacco in Siria. Se parte dei suoi sostenitori plaude all’iniziativa, molti lo accusano di essere un ‘traditore’. Le parole più dure sono quelle dei suoi più ferventi sostenitori di estrema destra, coloro che l’hanno appoggiato incondizionatamente durante la campagna elettorale. E che ora gli girano le spalle dopo il raid in Siria. L’accusa e’ chiara: Trump ha tradito i suoi elettori con un attacco che per anni ha condannato, e che ha condotto senza l’autorizzazione del Congresso. A dare sfogo alla propria rabbia sui social media e’ il piccolo ma influente movimento nazionalista. ”E’ un altro pupazzo neocon. Sono ufficialmente fuori dal suo carro” tuona Paul Joseph Watson, direttore di Infowars. Richard Spencer, l’attivista di destra che ha coniato il termine ‘alt-right’, condanna l’attacco e lascia intravedere la possibilità di sostenere nel 2020 un altro candidato, Tulsi Gabbard, un democratico che ha incontrato il presidente della Siria, Bashar al-Assad, in gennaio.( tratto dal web ) – ( . . . ) –
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TRATTO DAL WEB 
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LEGGI
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UNA CORTINA DI GAS PER CELARE LA CAPRIOLA DI TRUMP IN SIRIA? (aggiornato)

  • 5 aprile 2017

 

 

(aggiornato alle ore 20,00 del 6 aprile)

Il gas nervino torna protagonista in Siria e ancora una volta più dei danni provocati sul campo di battaglia o tra i civili pesano gli effetti mediatici e politico-strategici. Da anni le armi chimiche sono diventate uno strumento più utile alle battaglie della propaganda che a quelle campali. Il presidente Barack Obama incautamente ne definì l’impiego da parte del regime di Bashar Assad il “filo rosso”, superato il quale gli Stati Uniti sarebbero intervenuti militarmente contro Damasco.

Dichiarazione che venne messa alla prova nell’agosto 2013 dalla strage di Ghouta, quartiere di Damasco in mano ai ribelli dove un attacco chimico compiuto con razzi provocò un numero di vittime variabile tra qualche centinaio e oltre 1.700, a seconda delle fonti. Basterebbe l’incertezza di questi numeri a evidenziare le difficoltà riscontrate da osservatori indipendenti non solo ad attribuire la paternità di quell’attacco ma anche a verificare il numero di vittime.

La crisi, che vide Usa, Francia e Gran Bretagna pronti a bombardare Damasco, venne risolta dall’intervento di Mosca che si fece garante dello smantellamento dell’arsenale chimico di Bashar Assad poi trasferito nel porto italiano di Gioia Tauro e distrutto a bordo di una nave speciale statunitense sotto l’egida dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac).

Come per la strage di martedì a Khan Sheikhun, nella provincia di Idlib, anche a Ghouta i ribelli mostrarono foto di bambini cadaveri o agonizzanti con l’evidente intento di indignare l’opinione pubblica occidentale favorendo un intervento militare che avrebbe portato alla vittoria le milizie ribelli sostenute dalle monarchie del Golfo Persico e soprattutto da Qatar e Arabia Saudita.

Già quattro anni or sono fonti vicine all’intelligence britannico espressero perplessità circa il fatto che il gas impiegato a Ghouta provenisse dagli arsenali delle forze governative. Circostanza che non venne denunciata esplicitamente neppure dall’Opac e nei mesi successivi apparve chiaro che armi chimiche di vario tipo, soprattutto cloro, yprite e gas nervini come il Sarin erano in possesso anche dello Stato Islamico e di altre milizie ribelli.

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L’Isis le avrebbe recuperate da alcuni depositi dell’esercito di Saddam Hussein, altre milizie potrebbero averle ricevute dai loro alleati arabi per provocare stragi di civili da attribuire al regime siriano: in un’intervista risalente proprio al 2013 il comandante di una milizia salafita filo saudita ammise di confezionare ordigni chimici con gas nervino ricevuto dai servizi segreti di Ryadh.

Il rischio non è però solo che le armi chimiche vengano utilizzate dalle milizie jihadste ma che i depositi o centri di produzione (in genere ricavati nei centri urbani senza alcun tipo di misure di sicurezza) vengano colpiti dai raid aerei o di artiglieria disperdendosi nell’ambiente.

Cui prodest?

Nella ridda di accuse e smentite filtrate attraverso le ambiguità della propaganda che accompagna tutte le guerre, occorre chiedersi cui prodest? Chi si avvantaggia all’uso di armi chimiche nel conflitto civile siriano?

Non il regime di Assad, che si è dotato in passato di un poderoso arsenale chimico per bilanciare le testate nucleari israeliane contro le quali l’unico deterrente praticabile per Damasco era riposto nella capacità di colpire lo Stato Ebraico con un gran numero di missili e razzi dotati di testata chimica.

Nelle operazioni a bassa intensità che caratterizzano la guerra civile siriana l’uso di queste armi non ha alcun senso tattico poichè miliziani e civili vengono agevolmente soppressi con ordigni convenzionali che, a quanto pare, inorridiscono meno degli aggressivi chimici l’opinione pubblica occidentale. Come se la vita di un bambino dilaniato dalle schegge di una granata ad alto esplosivo valesse meno di quella di un bambino ucciso dal Sarin.

A fine marzo i raid aerei statunitensi su Mosul hanno ucciso almeno 150 civili (secondo alcune fonti “centinaia”), inclusi donne e bambini, senza che nessuno chiedesse la convocazione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Semmai, nel caso del raid aereo a Khan Sheikhun, un impiego dell’arma chimica teso a terrorizzare la popolazione avrebbe richiesto un attacco ben più massiccio. Gli aggressivi chimici sono armi di distruzione di massa e un attacco aereo con queste armi avrebbe senso solo se condotto su vasta scala, saturando l’intera cittadina di Khan Sheikhoun e uccidendo migliaia di persone. Basti ricordare la strage compiuta nel marzo 1988 dai i jet Mig e Mirage di Saddam Hussein contro la cittadina curda di Halabja in cui yprite e gas nervini uccisero tra i 3.500 e i 5mila civili.

In un conflitto che ha già mietuto oltre 310 mila vittime (per oltre un terzo combattenti governativi) se le forze di Assad avessero voluto uccidere qualche decina di civili avrebbero potuto impiegare armi convenzionali senza rischiare condanne internazionali.

2014_11_14_syrian_air_force

Quattro anni or sono ci si doveva chiedere che interesse avesse Assad a bombardare con i gas Ghouta, ad appena 2 chilometri dall’hotel che ospitava gli osservatori dell’Opac giunti in Siria proprio per verificarne l’eventuale impiego.

Allo stesso modo occorre chiedersi oggi quali vantaggi avrebbe tratto Assad dall’utilizzarli su scala limitata nella sacca di Idlib, ultima ridotta dei ribelli jihadisti, le milizie non appartenenti allo Stato Islamico che hanno rifiutato di aderire ai colloqui di pace, sostenute da sauditi, qatarini e fino a pochi mesi or sono anche dai turchi.

Milizie in parte fuggite da Aleppo Est dopo la sua caduta che a Idlib combattono una battaglia senza speranze a meno che il mutevole gioco delle alleanze che ha caratterizzato sei anni di guerra civile siriana non venga nuovamente modificato sull’onda dello sconcerto internazionale determinato dall’uso di armi chimiche da parte di Damasco.

 La macchina della propaganda

Un’ipotesi credibile a giudicare dalla genesi della notizia del raid aereo con i gas. La notizia l’ha diffusa (come quasi tutte le news dalla Siria in fiamme) l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nome altisonante per una ong che ha sede a Londra ed è schierata con i cosiddetti “ribelli moderati”.

L’Ondus ha reso noto martedì  che raid aerei siriani o russi con l’impiego di armi chimiche hanno provocato 58 i morti, fra cui 11 bambini, e decine i feriti. Medici e attivisti hanno riportato che più tardi alcuni aerei hanno lanciato razzi sulle cliniche locali che stavano curando i sopravvissuti.

Hussein Kayal, un fotografo dell’agenzia pro-opposizione Idlib media center – Emc (erede dell’Aleppo media center che diffondeva le notizie dei qaedisti del Fronte al-Nusra), ha detto all’AP di aver trovato persone a terra paralizzate e con le pupille ristrette. Secondo Mohammed Rasoul, capo di un servizio d’ambulanza ad Idlib, i morti sarebbero 67 mentre l’agenzia Step news, anch’essa vicina ai ribelli, afferma che le vittime sono cento, tutte colpite da gas nervino Sarin.

Syrian-Air-Force

La risposta di Damasco e Mosca non si è fatta attendere: i russi hanno smentito loro attività aerea su Idlib mentre il comando siriano ha precisato che le forze armate “non hanno e non useranno mai questi materiali in nessun luogo o momento” e aggiungendo che “ritiene responsabili per l’uso di sostanze chimiche e tossiche i gruppi terroristi e quelli che sono dietro a loro”.

Nell serata di martedì il Ministero della Difesa russo ha reso noto che i jet siriani hanno colpito nella zona di Khan Sheikhoun una fabbrica-deposito di armi chimiche dei ribelli: gas (ma non ne viene precisato il tipo) che si sarebbero dispersi nella zona in seguito ai raid e che avrebbero quindi colpito i civili.

Si tratterebbe di munizioni e installazioni produttive già impiegate dai ribelli ad Aleppo e trasferiti nella provincia di Idlib dopo la caduta della città poiché, dicono ancora le fonti militari russe. I sintomi sui civili colpiti ieri sono uguali a quelli registrati in un caso analogo ad Aleppo.

I ribelli hanno già impiegato yprite e altri gas e le informazioni sono state definite complete e verificate dal portavoce del ministero russo, il generale di divisione Igor Konashenkov le cui dichiarazioni non sembra abbiano avuto molto spazio sui media occidentali così come non lo ebbero le rivelazioni del comando russo che a metà marzo denunciò l’uso di armi chimiche da parte dello Stato Islamico a Mosul.

La diffusione localizzata e relativamente poco estesa del gas a Khan Sheikhoun sembrerebbe rafforzare la valutazione russa che sia stato colpito un deposito a terra di aggressivi chimici dei ribelli. Un attacco aereo con armi chimiche avrebbe visto colpita un’area molto più vasta con l’impiego di molti ordigni e un numero di vittime molto più elevato.

Inoltre le foto diffuse dagli organismi vicini ai ribelli mostrano soccorritori privi di di protezioni o limitate a mascherine e guanti di gomma che sarebbero del tutto inadeguati in presenza di gas nervino.

E’ quindi sorprendente che la comunità internazionale non abbia atteso verifiche o gli esiti di inchieste e ispezioni affidate a organizzazioni neutrali o non abbia ascoltato le perplessità di molti esperti circa gli eventi di Khan Sheikhoun prima di mobilitarsi subito contro Damasco con una rapidità e una sequenza che è difficile non valutare come ben pianificate.

Non si può neppure escludere che i ribelli jihadisti abbiano volutamente  atteso un raid aereo governativo per disperdere agenti chimici e provocare vittime civili da attribuire alle forze Assad. Del resto i ribelli e i loro sponsor arabi, turchi e occidentali sono gli unici a trarre vantaggio da un attacco chimico contro la popolazione nella provincia di Idlib.

Non sarebbe certo la prima volta che l’Occidente va alla guerra sull’onda emotiva di una notizia falsa o costruita. Nel 1995 la Nato attaccò e sconfisse i serbi di Bosnia dopo la strage del mercato di Sarajevo provocata non dai serbi ma bensì (come dimostrarono i rilievi dei radar campali del contingente Onu francese) dai mortai dei bosnico-musulmani che sterminarono la loro stessa gente per accusare i serbi, creando il pretesto per l’intervento della Nato. Nel 1999 ancora la Nato attaccò di nuovo i serbvi in Kosovo dopo il rinvnimento di una fosse comune a Racak dove erano stati messi cadaveri raccolti in tutta la regione a cui era stato sparato un colpo alla testa post-mortem per giustiftcare l’indignazione che aprì le porte all’ennesima guerra a Belgrado. Anche in Libia intervenimmo contro Gheddafi sollecitati da notizie di stermini di massa da parte del regime mai esistiti ma abilmente propagandati da attivisti con l’aiuto delle emittenti arabe legate ai Paesi del Golfo Persico che sostenevano la rivolta.

Quanta fretta!

Anche la notizia del gas impiegato da Assad a Idlib ha i suoi fans non certo disinteressati. Il governo turco, che per anni ha addestrato e armato ribelli di ogni fazione per far cadere Assad, ha subito accusato Damasco di crimini contro l’umanità, ha tacciato l’Occidente di ipocrisia e di non fare nulla contro Bashar Assad, le cui forze militari hanno negato decisamente l’impiego di armi chimiche.

Nelle accuse a Damasco, Ankara è stata seguita a ruota dall’Europa e soprattutto dalla Francia, la cui politica in Medio Oriente è dettata a tal punto dai petrodollari del Golfo (Parigi è oggi la capitale europea più prona ad Arabia Saudita e Qatar) che ha chiesto la riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in cui la condanna a Damasco e la pretesa di istituire una commissione d’inchiesta hanno subito il veto di Mosca.

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Neppure il tempo per effettuare verifiche su quanto accaduto e anche Washington si è allineata alla versione dei ribelli siriani nonostante l’Opac non si sia ancora espressa neppure sulla natura del gas impiegato e molti esperti esprimano dubbi sull’accaduto, come Matteo Guidotti, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie molecolari del CNR, che consiglia “una certa cautela nell’affermare che nell’attacco chimico è stato utilizzato il gas Sarin”.

Gli Stati Uniti sembrano pronti a cogliere l’occasione per buttare alle ortiche il riavvicinamento a Mosca e Damasco teso a sconfiggere lo Stato Islamico, che pure è stato un cavallo di battaglia di Donald Trump.

Solo pochi giorni fa l’amministrazione avevano annunciato che la caduta di Assad non era più una priorità per gli USA e che il suo futuro lo avrebbero deciso i siriani.

Ieri invece il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, non ha esitato ad accusare Damasco. “Queste azioni atroci del regime di Bashar Assad sono una conseguenza della debolezza e dell’indecisione della precedente amministrazione” con un riferimento al mancato intervento militare di Obama contro Assad caldeggiato a lungo dai repubblicani.

Lo stesso Spicer ha detto mercoledì che il presidente ha suggerito che è “nel miglior interesse” dei siriani che Assad non guidi più il Paese mebntre oggi lo stesso Trump ad alcuni membri del Congresso (e ruferito dalla CNN), ha detto che sta considerando la possibilità di un’azione militare in Siria come rappresaglia per l’attacco con armi chimiche.

Un rovesciamento delle posizioni di Trump che piacerà al senatore John McCain e ai tanti “falchi” repubblicani anti-russi. Se la strage coi gas di Idlib aprirà la strada al radicale mutamento della politica statunitense sul fronte siriano, riportandola al muso duro con Damasco e Mosca, avremo più chiara la risposta alla domanda “cui prodest?”

Foto: Reuters, Idlib Media Center, Web e Aeronautica Siriana

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DA “AZIMUT ARCHIVIO ONLINE”
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DALLA NOSTRA REDAZIONE DELLE CALABRIE [ COSENZA ]
[ foto e notizia tratta dal web ]

Gioia Tauro: trasferite le prime armi chimiche

Gioia Tauro: trasferite le prime armi chimiche – Foto – Video

guarda il video Idrolisi per neutralizzare le armi

E A PROPOSITO ( E NON SOLO )…L’INTERVENTO
( dal nostro collaboratore online delle Calabrie – Cosenza )
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 Friday, July 04, 2014
Sul gas siriano, ma che non è siriano, sul mare nostrum-fogna loro, sull’Italia prona.
Il cargo danese Ark Futura è giunto il 2 luglio u.s. al porto di Gioia Tauro,carico di gas siriano o di Assad,per dirla con i giornali che peraltro ci rassicurano anche del suo pronto trasbordo sulla nave Usa Cape Ray la quale,con i potenti mezzi “americani” lo distruggerà tramite “idrolisi”. Fin qui la notizia,per come ci era stata preannunciata e data,il ministro Mogherini ha definito l’operazione come una riuscitissima collaborazione danese-usa-italiana e qualche altra nazione che non ricordo,anzi come l’unica riuscita cooperazione che brilla intensa nell’oscuro affare della guerra siriana,contenta lei contenti tutti. Dicono si tratti di gas nervino e non meglio precisati precursori di gas sarin (l’ormai famosa mostarda)definiti agenti chimici,non si evince peraltro lo stato in cui essi vengono trasportati,se si tratti di proiettili o comunque vettori pieni di gas pronto all’uso o preparati di base per la produzione di gas da innescare per essere usati,meno di niente si sa sui pericoli insiti nella movimentazione di tali agenti. L’Italia si è prestata all’operazione dopo che almeno altre quattro nazioni avevano detto no alla richiesta degli Stati Uniti di “ospitare” l’ingombrante gas siriano che per intanto siriano non è affatto e tanto meno di Assad,come cercano di convincerci i giornali. La Siria non è una nazione produttrice di agenti chimici bellici i quali,come Saddam Huissein insegna,furono venduti abbondantemente al terzo mondo dall’industria chimica bellica occidentale,statunitense in particolare,non certo per concimare i campi,è probabile che sugli imballaggi ci sia ancora la provenienza,ma per gli asini distratti,come noi italiani questo passa per essere un segreto di cui non dobbiamo impicciarci. D’altronde in questa storia di gas i segreti sono molti come molte sono anche le cose incomprensibili della vicenda, proviamo a ragionarci su con la nostra testa,per analizzarne qualcuna. Innanzitutto l’operazione ad iniziare dal sequestro del gas alla Siria è una farsa immonda che Obama ha tirato avanti per non perdere la faccia innanzi al mondo e sopratutto per dare un contentino all’attuale governo israeliano. Ormai tutti sanno difatti che non fu Assad ad usare il gas sui civili a Damasco nell’agosto 2013,bensì furono i ribelli salafiti ed alqaidisti armati dal turco Erdogan e finanziati dagli emirati e per i quali,è lecito aggiungere,han sempre simpatizzato i governi dell’UE. Chi non vuole ammettere certe verità prenda visione del rapporto dalla Siria del premio Pulitzer americano Seymour Hersh,partecipe della commissione internazionale d’inchiesta all’epoca della strage a Damasco e delle informative dell’Intelligence statunitense allo stesso presidente Obama che citano Erdogan come responsabile organizzatore,al fine di spingere gli Usa ad intervenire in Siria contro Assad. Questi documenti sono pubblici e disponibili sul Web basta cliccare il nome di Seymour Hersh su un qualsiasi motore di ricerca ed è di per sè vergognoso che gli Usa e gi alleati Nato,pronti ad intervenire se fosse stato Assad,non hanno neanche formalmente deprecato i ribelli,come dire che esistono crimini “buoni” da ignorare e sui quali si può chiudere gli occhi soprassedendo e crimini “cattivi” da reprimere costi quel che costi in termini di vittime e risultati. Chi può dimenticare all’epoca la frenesia dell’Italia nell’acquistare armi (F35 in primis),che dovevano vederci principali attori nella guerra di “liberazione della Siria”,chi dimenticherà l’attivismo del governo Monti col ministro Terzi in testa nel propugnare la guerra santa e chi può dire mai,informazione ufficiale in testa,io non c’ero. Bastava questo ad autorizzare l’Italia a dire di no a qualsiasi richiesta americana di collaborazione in questa storia del gas,ma figuriamoci se Letta prima e Renzi dopo con Napolitano sempre avrebbero contradetto il premio Nobel per la pace che ha sempre ragione,o perchè è presidente americano o perchè è di colore o perchè è democratico scegliete voi,per il governo italiano Sigonella è un deprecabile errore frutto di tempi da dimenticare. Ma soprassediamo su questo che se vogliamo è un motivo di ordine morale ed in politica si sa la morale è un lusso non sempre perseguibile,perciò accettiamo il concetto come buono. Ma allora se proprio bisognava prenderlo questo gas in Siria,perchè la Cape Ray questa nave dei miracoli in grado di “distruggere” i gas letali non è andata a prenderseli in Siria per portarli direttamente in “acque internazionali”,dicono al largo di Creta, e “distruggerli”? Non era tutto molto più semplice e diretto con meno spese,meno mezzi coinvolti,meno esposizioni delle popolazioni ed in sintesi potenzialmente meno rischi e pericoli? Poi perchè la “distruzione” non è stata organizzata a terra in un luogo adeguatamente protetto e deserto anzichè in mare aperto ed inoltre perchè l’informazione ufficiale (vedi Rai TV gionali e ministri) usa nell’occasione un linguaggio abusato e studiato tale da  rassicurare,ad esempio dicono i gas saranno DISTRUTTI da papà Usa in ACQUE INTERNAZIONALI,la procedura non presenta problemi irrisolti ed è esente da rischi. Ma è proprio così?Partiamo da quel che è certo e cerchiamo di dedurre per logica un pò di verità,non fosse altro per impedire a questo affare di prendere la piega propagandistica e apologetica di lotta del bene contro il male che sta  prendendo,anche ad opera d’anime pie imbeccate e non informate,come i ministri Mogherini e Giannetti coaudaviati  dalle varie testate nazionali che se non mentono sottacciano molti aspetti del problema. Per intanto l’idrolisi non distruggerà affatto gli agenti gassosi tossici al più li neutralizzerà,parlare inoltre di acque internazionali nel laghetto che è diventato il Mediterraneo è solo ridicolo,non mette al sicuro i paesi costieri dal pericolo d’inquinamento e l’idrolisi di gas in queste quantità è un processo diffcile lungo e fortemente contaminante dell’ambiente circostante. Infatti per quel che si sa l’idrolisi necessita essenzialmente di acqua riscaldata (a 90°C) in grande quantità (fino a 24 volte la quantità di gas trattato),di un catalizzatore come cloruro di sodio (ecco il perchè dell’acqua marina) e con tale processo si ottiene la scissione dei componenti dell’agente gassoso base e la sua neutralizzazione,con produzione ovviamente di moltissimo residuo naturalmente fortemente inquinato. Ponendo ad esempio a 10 volte la produzione di residuo,540 tonnettale di gas da trattare (alcuni dicono sia molto di più) produrrebbero 5.400 tonnellate di residuo,in pratica acqua marina sovraccarica d’inquinanti,per capirci composti di cloro di fluoro ed altre diavolerie letali per l’uomo e per ogni organismo. Nondimeno ci rassicura il soavissimo Galletti Gianluca,nostro ministro dell’ambiente,che questi residui saranno stivati nella Cape Ray e trattati definitivamente altrove niente sarà gettato in mare(sic!),ma chiunque si accorge guardandola solo in foto che la Cape Ray non è una petroliera,peraltro i precedenti storici noti indicano che gli Usa hanno sempre usato,all’occorenza,il mare come tomba di scorie mortali,da quelle atomiche a quelle chimiche. Per finire la durata dell’operazione,la Cape Ray per ammissione ufficiale è in grado di trattare da 4 a 9 tonnellate di gas al giorno,allora quanto tempo questo laboratorio pestifero dovrà lavorare,se comincia subito,ci hanno già detto, almeno 3 mesi e chi gli assicurerà la sicurezza e la scorta,qui sono pronto a scommettere che la flotta italiana oltre all’opera “salvifica” dei migranti offrirà anche assistenza e tranquillità alla nave dello zio Sam,sempre che si fidi di noi e non abbia nulla da nasconderci. Cos’avranno allora da rallegrarsi e rassicurarci i ministri Mogherini e Giannetti,nell’occasione punte di diamante del governo,non lo capisco ma capisco ancor meno l’apatia rassegnata o peggio disinteressata degli italiani di fronte a fatti di questo genere e sono tanti ormai, che vedono l’Italia ignorare i propri interessi e la propria sicurezza in nome di alleanze datate e tutto sommato inutilmente onerose. Certo non fregherà nulla a nessuno ma io nel prossimo futuro non mangerò pesce se ancora ce ne sarà e mi auguro che i miei connazionali indipendentemente dal colore assumino l’interesse nazionale come preminente su tutti i giochi politici di ogni portata e riacquistino,dalla memoria persa,il concetto che allorcchè si permette ad estranei di coltivare  e di raccogliere nel proprio orto allora può capitare che  “scappa ‘u citrulu e và ‘nculu all’urtulano”.
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 “AZIMUT” – NAPOLI. GRANDI MANOVRE – UTILIZZANDO NUOVAMENTE LA SIRIA – PER SCONGIURARE QUEL CHE SI PROFILAVA COME LA FESTA FINITA PER UNA POSSIBILE INTESA PUTIN-TRUMP. PER ORA RIEMERGE IL DISEGNO DEI TANTI CIRCOLI ( IN USA – EUROPA – ETC. ) CHE, EVIDENTEMENTE, NON INTENDONO FARLA FINITA CON I TAGLIALAGOLE CHE ERANO, ORMAI, ALLA FRUTTA. IL RESTO NON MERITA ALCUN COMMENTO… ( OK ! ) – E IN CONTO CHE IL TERRORE DILAGHI IN EUROPA….SULL’ARSENALE CHIMICO DI ASSAD – OGGI UNA VERA E PROPRIA BUFALA – GIA’ ABBIAMO DETTO E RIPETUTO…( ARMI CHIMICHE SEMMAI IN USO PIU’ VOLTE DAI “RIBELLI”… ) – per leggere tutto e tutte le altre notizie visionare ascoltare e riflettere : prossima pobblicazione in sito. Boona domenica!

una cortina di gas per celare la capriola di trump in siria? – Analisi Difesa

2 giorni fa – Dichiarazione che venne messa alla prova nell’agosto 2013 dalla strage di … Non il regime di Assad, che si è dotato in passato di un poderoso … che interesse avesse Assad abombardare con i gas Ghouta, ad appena 2 ..

SUL “GAS SIRIANO” (OLIVIERI GIANCARLANTONIO) – LE …

Post su SUL “GAS SIRIANO” (OLIVIERI GIANCARLANTONIO) – LE COMBINATE DI RENZI … Associazione Culturalsociale “Azimut ” – NAPOLI – July 04, 201

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