NOI NON FESTEGGIAMO IL 25 APRILE – L’EDICOLA E ALTRE NEWS


NOI NON FESTEGGIAMO IL 25 APRILE – L’EDICOLA E ALTRE NEWS 
[ “AZ. – 22/04/2017 ]

 
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anteprima di web – servizio tra breve in rete
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IN COPERTINA
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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut.

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Risultati immagini per testamento biologico
 
[ ULTIMO NOSTRO SERVIZIO IN RETE – LINK ]
 
 
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foto di Giancarlo Lehner.
DALLA PAGINA FACEBOOK DI GIANCARLO LEHNER
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Un po’ di sapere per gli ignoranti e/o ipocriti accoglisti:
il JIDAD AL HIJRA (جهاد الهجرة), JIHAD DELL’EMIGRAZIONE NELLE TERRE DEGL’INFEDELI (Dar Al Hijra دار الهجر), SI REALIZZA CONQUISTANDOLE CON Il JIHAD DELL’UTERO (الجهاد ).
Per quanti rivendono l’islamismo come messaggio di pace ricordo che nel Corano si trovano, chiare e nitide, almeno duecento esortazioni ad ammazzare gli infedeli
 
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DALLA PAGINA FACEBOOK DI CARMINE IPPOLITO
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 ( . . . ) un link.

La raffinata regia degli sbarchi. I fondi a disposizione di Mare nostrum e Frontex sono esauriti da tempo e così le relative missioni:gli sbarchi sulle coste italiane continuano, però, senza sosta. Grazie ad imprenditori privati che dirigono le famigerate ong ( organizzazioni non governative) Questi filantropi ” benefattori” raccolgono finanziamenti senza dichiarare bene da dove, e con le loro navi fanno spola tra le coste libiche e quelle italiane dove sbarcano migranti

in quantità industriale. Della loro costosissima opera approfittano scafisti e trafficanti di vite umane che, sentitamente, ringraziano! Le autorità inquirenti hanno aperto fascicoli conoscitivi: e’ del tutto evidente, però, che, laddove si scrive ong, si legge associazioni a delinquere finalizzate a favorire l’immigrazione clandestina e la tratta di vite umane. Vero è che dietro questi salvataggi si muovono vere e proprie flotte private che operano con efficienza militare e che tali soccorsi siano tutt’altro che casuali ma il risultato di una sofisticata regia. Se ormai delle flotte private ci consegnano più profughi di quelli raccolti dalla guardia costiera deve esserci qualcuno che evidentemente ha interesse che questo accada. Chi finanzia queste organizzazioni che hanno costi di all’incirca 400-500.000 euro mensili?

Indagine conoscitiva sulle ong che “aiutano” gli immigrati nel mediterraneo. La procura di Catania: “Quali sono le fonti di finanziamento?”
ILGIORNALE.IT
 
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DALLA PAGINA FACEBOOK DI PIETRO LIGNOLA
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Nihil sub sole novi. Come sempre, dopo un anno, nulla è cambiato in meglio. Ora conosciamo i nomi di alcuni personaggi legati a Soros che lucrano sull’invasione, vuoi gestendo una società di navigazione attiva nel traffico fra le coste libiche e quelle italiane, vuoi dedicandosi a propaganda sociale, letteraria e cnematografica sgradita a Erdogan (non gli ricordate i curdi, per carità!). Tutti costoro avranno, prima o poi, un seggio in Parlamento o, in caso di incidenti

sul lavoro, l’intitolazione di una stanza a Montecitorio o a Palazzo Madama.

Non parliamo della giustizia, Sappiamo chi ringraziare per i terroristi espulsi e riespulsi che continuano a circolare in Italia (come in Francia, in Belgio e altrove in Eurabia). 
Non parliamo del governo. Sappiamo chi ringraziare per i molto pubblicizzati accordi con governi africani che non contano nulla: accordi che dovrebbero fermare l’invasione, mentre, invece, il numero degli invasori sbarcati continua ad aumentare in modo esponenziale.
Sappiamo che la mia e la vostra sono voces clamantes in deserto. Poveri nipoti nostri, che triste futuro li attende! Ma, poi, ce l’hanno ancora un futuro?
 

IL CONTESTO E NULLA PIU’
Carissimi amici lettori, questa settimana avrei voluto intrattenervi sullo sfascio della giustizia italiana. Sfascio che, in questi giorni, è stato reso evidente dalla sentenza dell’Alta Corte europea che ha condannato l’Italia per aver ingiustamente perseguitato il povero Contrada, da quella della Cassazione che ha confermato l’orientamento consolidato per cui i fatti che hanno portato alla condanna di Berlusconi non sono reato, dalla strage nel palazzo di giustizia milanese e dal caos infernale che si è, conseguentemente, verificato agli ingressi di quello napoletano.
Non posso. Mi sembrerebbe di affannarmi a tamponare una perdita d’acqua in cucina mentre l’intero palazzo crolla. Uno stato d’animo che comprenderete agevolmente, leggendo il riassunto delle più recenti cronache dell’invasione islamica.
Martedì 14 aprile. Per la seconda volta nel 2015 i trafficanti di carne umana hanno sparato contro le unità della “Triton” per recuperare un barcone dal quale erano stati prelevati i migranti: operazione riuscita, poiché, ovviamente, il rimorchiatore italiano Asso 21 e il mezzo della marina islandese (???) Tyr non erano armati e in grado di resistere. I motoscafi usati dalla mafia islamica sono stati predati alla marina libica e, forse, erano quelli donati dall’Italia perché il governo libico fermasse le partenze.
Sempre martedì e sempre per la seconda volta nell’anno. Sul web compare un filmato di minacce in lingua italiana. “Da te verremo con scempi e morte… affidiamo ai coltelli il compito di sventrare e sgozzare”. Verosimile, perché le macellerie islamiche per esseri umani funzionano a pieno ritmo e non sempre osservano le rigide norme previste per la macellazione dei bovini.
Mercoledì 15 aprile. Sbarcano a Palermo, soccorsi dal mercantile Ellensborg, migranti provenienti da diversi paesi africani. I superstiti cristiani, provenienti da Nigeria e Ghana, raccontano piangendo che dodici loro connazionali sono stati gettati in pasto ai pesci da quindici migranti musulmani di Costa d’Avorio, Mali e Senegal; essi sono sopravvissuti resistendo, con il formare una catena umana, fino all’arrivo dei soccorsi. Uno degli assassini è stato identificato anche per una lesione all’alluce destro, cagionatagli da una vittima che lo aveva addentato, in un estremo tentativo di difesa, prima di essere sommerso.
Giovedì 16 aprile. La Marina militare libera il peschereccio Airone, catturato con tutto l’equipaggio da un mezzo del califfato libico.
Venerdì 17 aprile. Laura Boldrini “presidenta” della camera dei deputati della repubblica italiana (le minuscole sono volute), dichiara che “I 12 clandestini cristiani buttati in acqua dagli islamici vanno contestualizzati” (sic!); tenta poi di negare la matrice islamica della strage, dicendo che sui barconi non si fanno discussioni teologiche. Si dà il caso, peraltro, che l’aggressione sia avvenuta al grido di “Allah akbar”, che gli assassini sono tutti musulmani e le vittime erano tutte cristiane. E poi, che cazzo vuol dire contestualizzare? In quale contesto vuole inserirsi la Boldrini? In quello dei barbari che distruggono i Buddha afgani e le mura di Ninive, come essa pretende di scalpellare la scritta “Dux Mussolini” dall’obelisco del Foro Italico? Quella è lo scandalo! La “presidenta” non cura questioni di minore importanza
Sempre venerdì 18 aprile un intervento di segno opposto. Un sindaco veneto del Pd minaccia le dimissioni e ottiene che un gruppo di profughi non sia spedito nel suo comune. “Abbiamo chiuso un semestre europeo nel quale l’Italia non ha fatto nulla, abbiamo un commissario, la Mogherini, mi chiedo a che serva”, sbotta il sindaco, Francesco Vezzaro da Vigodarzere, per la cronaca: democrat sì, ma fesso no.
Sabato 19 aprile. Circolano notizie su un naufragio nel quale sarebbero periti 400 migranti. Nella notte fra sabato e domenica, però, ce n’è uno peggiore, 120 miglia a sud di Lampedusa: le vittime sono 700 secondo gli ottimisti, 900 secondo i pessimisti, affogate come topi in gabbia sotto lo scafo ribaltato di un peschereccio. La più grande tragedia di sempre nel Mar Mediterraneo? Tutti cominciano ad accorgersi che c’è un problema. Non è vero che tout va bien, madame la marquise, come da tempo si affanna a ripetere Matteo il petrusiniéllo. S’incomincia a sospettare che, forse, sarebbe stato meglio bloccare i migranti prima dell’imbarco. Era quello che stabiliva il trattato stipulato tra Berlusconi e Gheddafi, prima che Sarkozy (oggi di nuovo in auge) e Napolitano avessero la felice idea di eliminare il cattivo dittatore e restituire la libertà alla Libia.
Domenica 20 aprile. Dodici cristiani copti di nazionalità etiopica vengono sgozzati (come i 20 copti egiziani pochi mesi fa a Sirte) in una località costiera della Libia (Barka in Cirenaica), altri sedici ammazzati con colpi di pistola alla nuca nel sud (Fezzan) di quel paese felicemente liberato dalla dittatura del rais. Lo si vede in un video intitolato “Finché non giunga la Prova Evidente” (Sura 98 del Corano). Si trattava di migranti che si erano rifiutati di convertirsi all’islam o di pagare la jizya dovuta dai dhimmi (non musulmani monoteisti).
Lunedì 21 aprile, un tempo Natale di Roma (oggi ci si chiede quanto tempo manca prima che la Città non più Eterna cada sotto i colpi dello jihad). Si fanno i conti. L’Huffington Post stima in 34 miliardi annui il fatturato degli schiavisti. Centoventimila i migranti sbarcati nel 2015. Duecentomila quelli previsti per la prossima estate. Un milione i profughi che, in Africa, attendono, pronti a sbarcare in Europa. Centoventicinque sono i jihadisti arrestati da gennaio ad oggi fra coloro che hanno varcato illegalmente i confini. Si comincia a pensare al da farsi. Diatruzione degli scafi a terra? Blocco navale? Di intervento militare non si parla, tanto il dittatore non c’è più. Ma si incomincia a sospettare che la Libia liberata da Sarkozy e Napolitano non sia un paese ideale.
Altra gente, oltre Matteo il petrusiniéllo, comincia a fare chiacchiere. C’è chi pensa che l’Onu debba fare qualcosa. Dimenticano che quel nobile consesso dedito alla logorrea e allo spendere (per lo più in Via Condotti) i nostri quattrini condanna l’Australia perché, con una seria politica di respingimento, ha ridotto del 90% gli arrivi e scongiurato, così, disastrosi naufragi nelle proprie acque. C’è chi invoca l’Europa. Qualcuno, addirittura, pensa che debba provvedere l’Italia. Come? Andando a recuperare i migranti fin nel Mali e nel Burkina Fasu? È persino possibile. Combattendo la mafia islamica degli schiavisti? E come? Smobilitato l’esercito (a parte le indispensabili (!) missioni di pace, demotivata la polizia torturatrice, non resta che la Giustizia. Quella cui accennavo all’inizio. C’è davvero da fidarsi!
Pietro Lignola
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IL NEMICO NON E’ MARINE [ “Secolo d’Italia” – Giovanni Trotta – 22/04/2017 ]
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IL NEMICO NON E’ MARINE “Dopo l’attentato a Parigi i soliti esponenti dell’intellighenzia oggi si interrogano sul fatto che il grande pericolo di questo ennesimo attentato del fondamentalismo islamico sia la possibile vittoria di Marine Le Pen alle prossime elezioni francesi. Le curiose priorità di certa politica: non combattere il fondamentalismo islamico ma combattere chi prova a combattere il fondamentalismo islamico”. Lo scrive la presidente dei Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, commentando su Facebook le preoccupazioni espresse da esponenti della sinistra francese per le ripercussioni che gli atti di terrorismo avranno sulle elezioni a favore della destra lepenista. Le fa eco Matteo Salvini: “Spero che i francesi votino con orgoglio, con libertà, guardando al futuro, pensando al lavoro. Le Pen garantirebbe più prevenzione, non dico rischio zero, perché nessuno può garantirlo. La cosa grave è che c’è l’ennesimo sangue innocente sparso da un terrorismo islamico che qualcuno continua a ignorare”. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, replica a chi gli chiede se l’attentato di ieri a Parigi possa favorire la candidata Marine Le Pen nella corsa all’Eliseo e sottolinea che la leader dell’estrema destra “li ha contro tutti”. 
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L’ATTUALITA’ – UN LINK ( clicca e leggi )
LA STORIA DI GABRIELE DEL GRANDE, SCRITTA DI SUO PUGNO (tratto dal web )
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Interpretazione autentica.

Il giornalista e documentarista recluso dal 10 aprile in un carcere turco si era raccontato su il numero di Vita del luglio 2014. Dalle prime ricerche da giovane studente, ai viaggi in giro per il mondo, fino al film “Io sto con la sposa” che lo…
VITA.IT
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DALLA PAGINA FACEBOOK DI GIOVANNI GENTILE
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PERCHE’ NON FESTEGGIAMO IL 25 APRILE.

Da moltissimi anni, quando arriva la fine di aprile, invece di essere contento per il freddo inverno ormai trascorso, il risveglio della natura ed il sopraggiungere di lunghe giornate piene di sole mi assale un profondo senso di tristezza, ricordando i tragici eventi che seguirono il 25 aprile 1945.
Quest’anno i corifei dell’antifascismo, molti dei quali, in questi lunghissimi anni, hanno ottenuto incredibili riconoscimenti e prebende, festeggeranno in pompa magna il 72° della cosiddetta liberazione mantenendo intatto lo steccato tra vincitori e “vinti” senza alcuna volontà di arrivare ad una concreta pacificazione nazionale.

Come può la nostra Patria dividersi ancora tra i “bravi vincitori” ed i reietti della cosidetta“parte sbagliata”? Sicuramente sarebbe stata molto più positiva una riconciliazione tra vincitori e vinti, che senza rinnegare i loro valori ed ideali, avessero contribuito assieme al progresso morale e civile italiano in linea con i Valori romani e cristiani della nostra tradizione bimillenaria.

Bisognerebbe prendere esempio dalla civilissima Spagna che dopo la sanguinosissima guerra civile ha sepolto nell’abbazia benedettina della Santa Cruz nella Valle de los Caidos Josè Antonio Primo de Rivera, fondatore e martire della Falange assieme a 33872 Caduti, di ambo le parti del conflitto, a perpetuo ricordo di entrambi gli opposti schieramenti.

Ma l’odio di una certa parte ha prevalso specialmente per gli oltre 800.000, tra uomini e donne che arruolandosi nella R.S.I.. hanno difeso l’onore d’Italia subendo decine di migliaia di Caduti a guerra ormai finita, per non parlare delle innumerevoli angherie ed ingiustizie subite dalle loro famiglie.

Come disse il principe Junio Valerio Borghese, medaglia d’oro al V.M. comandante della Xa Mas,

“In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore.
Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà.
La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo”. Lo stesso Generale Eisenhower, comandante delle forze Alleate in Europa, scrisse nelle pagine del suo diario che “il tradimento dell’Italia è stato un brutto affare e una delle pagine più buie della storia di questa guerra, solo il sacrificio dei militi della RSI ha permesso di mantenere all’Italia un briciolo d’onore .
Nonostante ciò a guerra ormai finita l’odio cieco e sanguinario di coloro che sognavano per l’Italia una repubblica popolare di stampo sovietico si abbattè su oltre 50.000 inermi ignorando le clausole del trattato di Ginevra sui prigionieri politici. Uccisioni, torture stupri episodi di una crudeltà disumana dopo il 25 aprile furono all’ordine del giorno per molti mesi quando si poteva essere uccisi non solo per essere fascisti o loro familiari, ma anche sacerdoti, possidenti,anticomunisti, partigiani bianchi, persone che non accettavano questa incredibile esplosione di cruda violenza.
E’ per questa ragione che non festeggiamo il 25 aprile, ma ricordiamo commossi in un religioso e silenzioso momento di raccoglimento i nostri Caduti.
Ricordiamo i 25000 di Trieste, Istria e Dalmazia infoibati in quelle italianissime terre per non aver voluto tradire i loro sentimenti d’amore per l’Italia;
Ricordiamo le centinaia di ausiliare che immolarono le loro giovani vite dopo stupri e sadiche torture;
Ricordiamo i 50000 combattenti della RSI e le loro famiglie che pagarono con la vita la loro scelta di Onore e di Fedeltà ;
Ricordiamo i 126 militi dei battaglioni Bologna e Romagna e i giovani allievi ufficiali barbaramente trucidati ad Oderzo ;
Ricordiamo i 136 trucidati dopo inumane torture a Codevigo, narrate nel recentissimo film Il segreto d’Italia, ed in particolare il sottotenente Gnr Gino Lorenzi, crocefisso come nostro Signore, per non rinnegare la sua fede;
Ricordiamo i duecento giovani soldati della divisione San Marco assassinati sul Monte Manfrei dopo che l’Ufficiale in comando pattuì, a guerra finita, il disarmo dei propri uomini coi partigiani:
Ricordiamo le torture e le uccisioni nella cartiera Burgo di Mignagola di Carbonera (Tv) dove persero la vita molti tra i fascisti o presunti tali rastrellati nella zona dai partigiani garibaldini dove i corpi rinvenuti occultati nei dintorni furono 83, senza tener conto di quelli uccisi altrove o gettati nel fiume Sile. 
Ricordiamo gli uccisi nel triangolo della morte ed a San Possidonio, la strage dei 60 militi della Leonessa e del battaglione Perugia, lestragi del carcere di Schio, di Avigliana, di Agrate Conturbia, nel biellese e nel vercellese ad opera del sanguinario Moranino,le uccisioni di coloro che difesero i confini orientali dai comunisti titini, le stragi di Varese, Pavia,Bologna,Modena, della colonia di Rovegno dove furono uccisi 129 tra militi e civili,i martiri di Cavezzo (Mo) e di Argenta crocefissi alle porte delle stalle dopo sadiche torture come il sottotenente della GNR Walter Tavani, i 43 giovanissimi militi trucidati a Rovetta, l’eccidio di Cadibona, di Lovere e le altre cento stragi dimenticate dei quali non esiste nemmeno una pagina nei libri scolastici di questa Repubblica “nata dalla resistenza”.
Ricordiamo le angherie subite dagli alleati nei Fascist Criminal Camp come quello di Hereford in Texas, dove molti eroici soldati preferirono morire di malnutrizione e di pestaggi per non rinnegare il loro credo politico,
Ricordiamo i 3000 franchi tiratori di Torino che spararono sino all’ultimo colpo prima di essere passati per le armi tali da rendere, come disse un testimone oculare, il Po di color rosso sangue ed il loro eroico comandante Giuseppe Solaro di Torino, giovane fervente credente nel socialismo nazionale della RSI che seppe morire da eroe impiccato dai suoi carnefici.
Ricordiamo per ultima, ma prima per l’importanza,la giovane tredicenne Giuseppina Ghersi di Savona, pestata a sangue torturata e stuprata da un branco di partigiani per un tema che aveva ricevuto il plauso di Mussolini che riposa nel piccolo cimitero di Zinola.
Tutti uccisi barbaramente dopo il 25 aprile per sadiche e sanguinarie vendette senza che fosse tenuta in alcun conto la convenzione di Ginevra che tutela le condizioni dei prigionieri.
Tutti ignorati da coloro che si ammantano di essere gli alfieri della democrazia repubblicana ,nata dal tradimento badogliano e dal sangue dei nostri Martiri che non hanno mai fatto un gesto di riconciliazione o di un loro ricordo, mentre noi onoriamo tutti i Caduti, da una parte o dall’altra, che in buona fede e coraggiosamente si sono immolati per il loro ideale.
Per queste ragioni non festeggiamo il 25 aprile che per noi rappresenta solo la festività dell’ Evangelista San Marco,al quale tra le altre cose è intitolato, oltre la splendida basilica veneziana, uno di corpi d’eccellenza della nostra Marina Militare.
Giovanni Gentile-Presidente Uncrsi Continuità Ideale Valdinievole
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PARIGI
La Francia blindata al voto con la paura di altri attacchi © AP
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FRANCIA BLINDATA AL VOTO ( TRATTO DAL WEB )
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Panico tra la folla questo pomeriggio alla Gare du Nord di Parigi quandoun uomo ha tirato fuori un coltello e si è avvicinato minacciosamente ad una pattuglia di gendarmi, che lo hanno fermato. L’episodio è avvenuto in mezzo a centinaia di passeggeri che affollano la stazione il sabato pomeriggio e che, dopo l’attentato di giovedì, sono stati colti dal panico e sono fuggiti lasciando a terra i bagagli.  L’episodio ha provocato soltanto molta paura ma non ha avuto conseguenze. I militari hanno tenuto a distanza l’uomo con il coltello, l’hanno fermato e portato via. Artificieri e unità cinofile sono poi arrivati per il controllo dei bagagli che erano stati abbandonati a terra dai passeggeri presi dal panico, fuggiti e nell’impossibilità di rientrare per il perimetro di sicurezza subito stabilito con divieto di accesso. Una fonte della polizia ha detto a Bfm-Tv che l’uomo si aggirava con il coltello in mano perché “temeva per la sua vita”. Secondo la stessa fonte, non avrebbe mai assunto un atteggiamento davvero minaccioso e quando i gendarmi gli hanno ordinato di stendersi a terra non ha opposto alcuna resistenza.

Voto blindato, circolare segreta degli 007 –  E’ un voto blindato quello di domani in Francia per il primo turno delle presidenziali, a tre giorni dall’attacco sugli Champs-Elysées a una pattuglia della polizia. Lo conferma una circolare segreta dei servizi francesi, pubblicata in esclusiva dal quotidiano Le Parisien. Nella nota “confidenziale”, al primo posto fra i rischi previsti c’è “la minaccia jihadista, costante e sostanziale”. Per questo, nei seggi, considerati i luoghi più vulnerabili domani, si definisce “indispensabile la presenza della polizia all’apertura”, con un contatto permanente anche “nelle prefetture e nei luoghi di spoglio”. Per avere uomini a sufficienza sono stati predisposte “restrizioni nei permessi” di polizia, gendarmi e militari. Altro rischio previsto, “violenze urbane per raduni più o meno importanti dopo l’annuncio dei risultati”, in particolare se dovesse risultare qualificata al ballottaggio la coppia Le Pen-Melenchon. Infine, incombe la minaccia informatica, in vista della quale è stato “rafforzato” lo scudo anti-hacker del ministero dell’Interno.

Il killer di Parigi nel mirino da anni, flop degli 007  – Quindici anni di processi, di condanne, di soggiorni in carcere. Per tre volte, Karim Cheurfi, 39 anni, era finito in cella per aver attentato alla vita di poliziotti. Erano il suo obiettivo e alla Dgsi, i servizi, lo conoscevano bene per questo, non per la radicalizzazione. Eppure, per un inspiegabile flop dei controlli, a tre giorni dalle elezioni è riuscito a procurarsi le armi e a compiere il più spettacolare degli attentati, sugli Champs-Elysées. Questo e molti altri sono i punti oscuri di un’inchiesta che segna il passo a 24 ore dall’assalto. Mistero assoluto sulla rivendicazione dell’Isis arrivata ieri sera: ‘Abu Yusuf al Beljiki’, ovvero “il belga”, questo l’uomo al quale lo Stato islamico ha reso omaggio attraverso i suoi canali più abituali. Forse sbagliando, forse attribuendo l’azione a qualcuno che potrebbe aver fornito le armi a Cheurfi, ispirandolo e tenendo i contatti dal Belgio con i vertici Isis. Il procuratore Francois Molins, solitamente accuratissimo nell’elencazione dei fatti e dei particolari dell’inchiesta, non ne ha fatto menzione nella sua dichiarazione alla stampa di oggi pomeriggio, né della rivendicazione né dell’ipotetica presenza di un complice.

200 compagne di poliziotti protestano a Tour Eiffel  – Erano circa 200 questo pomeriggio a Champs de Mars, vicino alla Tour Eiffel, a protestare per l’insicurezza e le condizioni di lavoro dei mariti e compagni: il collettivo ‘Compagne delle forze dell’ordine’ aveva organizzato una manifestazione festosa, con distribuzione di dolci, ma dopo l’attentato costato la vita a un poliziotto giovedì sera a Parigi il raduno ha assunto toni gravi, con momenti di tensione ed emozione. Alla vigilia di un voto ad alta tensione, dove poliziotti e gendarmi saranno chiamati ad una nuova giornata di massima mobilitazione, il collettivo “denuncia le condizioni di lavoro, la mancanza di considerazione e di mezzi”. E chiede di ascoltare “lo smarrimento delle mogli, delle figlie o delle madri degli agenti”. Fra gli slogan, “sotto l’uniforme c’è un papà, un marito”, “Cittadini, con noi”, “poliziotti a rischio, cittadini minacciati”. I sindacati di polizia hanno espresso ieri la loro preoccupazione chiedendo più fermezza della giustizia contro i sospetti pericolosi nel corso di un incontro urgente con il ministro dell’Interno, Matthias Felk.

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Nell’unico sondaggio realizzato dopo l’attacco nell’avenue simbolo della République Le Pen guadagna un punto percentuale, resta seconda dietro Emmanuel Macron ma distanzia Fillon e Mélenchon. L’indagine Odoxa-Le Point vede il leader di ‘En Marche!’ al 24,5%, Le Pen al 23%, Fillon e Mélenchon entrambi al 19%. Qualsiasi siano i qualificati al ballottaggio, Macron esce sempre vincitore, Le Pen sempre perdente. Dopo l’assalto Macron si è detto pronto a “proteggere i connazionali”. Mélenchon, leader della sinistra radicale, ha voluto mantenere il suo ultimo intervento nel Parco di Belleville di Parigi col leader di Podemos Pablo Iglesias. Sui social ha scritto “Pensiero commosso per il poliziotto morto e per quelli feriti e le loro famiglie. Gli atti terroristici non saranno mai impuniti”. Solidarietà anche dal socialista Benoit Hamon. L’estate scorsa, l’ex procuratore antiterrorismo, Marc Trévidic, aveva previsto un campagna di sangue durante la corsa per l’Eliseo: “Sarà un anno spaventoso, per l’Isis la tentazione di colpirci sarà fortissima”.

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L’INCONTRO [ PER NON DIMENTICARE ]

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( . . . )  la foto di Progetto Firenze Dinamo.
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Progetto Firenze Dinamo

«Lo aggredirono mentre legava il motorino e gli sfondarono il cranio a colpi di chiave inglese. 47 giorni durò l’agonia di Sergio, in un alternarsi di speranze e paure fino a quando, alle 10 del mattino del 29 aprile il suo cuore cessò di battere».

Venerdì #28Aprile ore 21:00 ricorderemo Sergio Ramelli attraverso un incontro comunitario fatto di letture, momenti di raccoglimento, storie e proiezioni video delle passate commemorazioni.

Durante la serata verrà allestita anche la mostra “Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura”.

Vi aspettiamo quindi al #Rifugio in Via M. Pagano 12, #Firenze (zona Cure).

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TRATTO DAL << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>
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 “Giacchino mettètte ’a legge e Giacchino fuje ’mpiso”
[ GIOACCHINO EMISE LA LEGGE E GIOACCHINO FU IMPICCATO ]
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Si faccia giustizia per la mia Napoli

Opinionista: 

Mimmo Falco

Egregio Direttore, nei nostri incontri ormai quotidiani sul lungomare di Napoli, parliamo della città dei suoi mille volti, degli infiniti problemi, delle potenzialità inespresse della sciatteria di chi comanda, di quello che la città dovrebbe essere e non è. Noi amiamo Napoli più di ogni altra cosa, ci dilunghiamo nel discutere spesso sulla incultura imperante, sulla mancanza di progetti e di prospettive per rendere Napoli Capitale del Mediterraneo. Discutiamo a tutto campo, senza preclusioni ideologiche o appartenenze partitiche. Vorremmo che i napoletani avessero lavoro, che le periferie fossero rese vivibili, che il Centro storico fosse valorizzato al massimo. Ebbene le nostre discussioni alcune volte, si soffermano sui grandi personaggi, quali Salvator Rosa, Vincenzo Gemito, Luca Giordano, ed ancora Benedetto Croce, Matilde Serao e via discorrendo. Ci rammarichiamo, quando altri trattano la città una schifezza e prendiamo anche atto della sotto cultura ormai imperante. Ricordiamo solo alcuni come Gianbattista Vico, Tommaso Campanella, Alessandro Dumas, Johann Wolfgang Ghoete che sono rimasti estasiati di Napoli. Per non parlare di poeti come Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Ferdinando Russo che Napoli l’avevano nel cuore. O di attori e autori come Eduardo, Peppino De Filippo, Nino Taranto, Totò, e di cantanti come Sergio Bruni, Maria Paris, Franco Ricci, Giacomo Rondinella, Nunzio Gallo e tantissimi altri che Napoli la onoravano con la loro arte. Ebbene caro Direttore, attraverso le colonne dello storico e prestigioso giornale che dirigi, voglio essere tra i primi ad utilizzare lo strumento dell’Amministrazione comunale di Napoli “Difendi la città”, chiedendo che vengano individuati e perseguiti secondo la legge quanti hanno ridotto la città nello stato in cui si trova. Strade prive di illuminazione pubblica decente, manti stradali senza manutenzione alcuna, rifiuti abbandonati nelle strade principali della città, periferie ghettizzate, trasporto pubblico al collasso. Centro storico abbandonato a se stesso. E stendo un velo pietoso su Napoli-Est e Bagnoli. Insomma chiedo giustizia per Napoli. E non vorrei essere frainteso ma ricordo un antico detto napoletano: “Giacchino mettètte ’a legge e Giacchino fuje ’mpiso”.

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IL RICORDO
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ANCORA SU ANTONIO LOMBARDI : L’AVVERSARIO DIALOGANTE CHE NON CI FU MAI NEMICO – ” ( . . . )  gli intellettuali locali li abbiamo avuti da subito contro. Ha iniziato il Psi, ma appena dieci anni dopo lo stesso problema lo abbiamo avuto con il Pci, perchè le cose che facevamo, proponevamo, diffondevamo, non erano molto in sintonia con la linea di Berlinguer ( … ) ” [ ANTONIO LOMBARDI – COSENZA ]
 
[ GIA’ NE ABBIAMO SCRITTO E PUBBLICATO NEL NOSTRO BLOG – LINK : RICORDO DI ANTONIO ( TOTONNO ) LOMBARDI L’ERETICO COSENTINO DELLA SINISTRA IL TOTALE DEL DIALOGO

15 aprile 2017

13 aprile 2017 ]

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1975 COSENZA MONDO NUOVO Antonio LOMBARDI chiede aiuto a …

http://www.ebay.it › Collezionismo › Autografi › Altri Autografi
1975 COSENZA MONDO NUOVO Antonio LOMBARDI chiede aiuto a Silvio PAOLICCHI | Collezionismo, Autografi, Altri Autografi | eBay!
 

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“Mondo Nuovo” a Cosenza – CSDIM

La situazione culturale, non solo quella 
cinematografica, a Cosenza in quel … 
 
 
La nascita di questa rivista, “Mondo Nuovo”, mi incuriosì 
fortemente, anche perchè …
 
 
 
 
 
 
 L’attività cinematografica del circolo “Mondo Nuovo”

di Antonio Lombardi*

Gli anni Sessanta
La nostra avventura “mondonuovista” comincia all’inizio del 1960, anche se nel ’59 si erano fatte della esperienze con Umile Peluso, un nostro ex professore di Lettere, per tentare di creare a Cosenza un circolo cinematografico. La prima iniziativa si realizzò nella primavera del 1959 con la presentazione della Terra trema di Visconti (in edizione integrale) al cinema Aurora, alla quale parteciparono circa duecento persone tra studenti, lavoratori e intellettuali della città. 
La situazione culturale, non solo quella cinematografica, a Cosenza in quel periodo era un vero pantano. Un tentativo era stato fatto da un gruppo di intellettuali di sinistra, di area comunista e socialista, nei primi anni ’50 con il Circolo De Sanctis che non superò la drammatica e tragica crisi di “quell’indimenticabile 56”, come scrisse Pietro Ingrao in un famoso editoriale sull’Unità.
In quanto ex studenti disoccupati avevamo delle idee, ma non avevamo i mezzi per realizzarle. Senza l’aiuto del professore Gino Picciotto – segretario della Federazione Comunista negli anni ’50 – che ci diede la possibilità di utilizzare la sede dell’ex Circolo De Sanctis ormai in disuso, probabilmente ci saremmo persi per strada.
Sostanzialmente la mia fonte di informazione per le attività cinematografiche di Mondo Nuovo è stata per molto tempo la rivista “Cinema Nuovo”, diretta da Guido Aristarco, di cui mi feci anche, per così dire, diffusore, in quanto la ritenevo straordinaria. Riuscii a far sottoscrivere l’abbonamento a cinque persone, che nella Cosenza di fine anni ’50 era un record assoluto. Sempre alla fine degli anni ’50, fu una novità di grossa rilevanza la nascita di “Mondo Nuovo”, un settimanale della sinistra socialista. Allora nel partito socialista (1956) era in corso la battaglia della corrente di sinistra di Morandi e di Basso contro la corrente socialdemocratica rappresentata da Nenni.
La nascita di questa rivista, “Mondo Nuovo”, mi incuriosì fortemente, anche perchè la pagina cinematografica era curata da uno studioso di notevole valore per la sua critica militante e fortemente politicizzata che per tutti noi fu un autentico maestro: Tommaso Chiaretti.
A Cosenza, ma anche in altre città, negli anni che vanno dal ’59 al ’61-’62, per iniziativa di alcune case distributrici di film di avanguardia, furono riproposti ad un pubblico di massa, nel circuito commerciale, una serie di film classici che circolavano solo nelle cineteche e nei cineclub. Per cui in un arco di tempo relativamente breve, avemmo la possibilità di vedere alcuni dei film più importanti della storia del cinema, per esempio due film di Ejzenstein (la prima e la seconda parte di Ivan il terribile), La passione di Giovanna D’Arco di Dreyer; Un condannato a morte è fuggito di Bresson; M il mostro di Dusseldorf di Lang; Les enfants du paradis di Carné-Prevert che rivedemmo nel ’61, a circa 15 anni di distanza dalla prima proiezione del ’45.
Non avendo una cineteca o un cineclub, questo fu un fatto molto importante che ci permise di colmare, sebbene in modo parziale, un vuoto di conoscenza, e nello stesso tempo fummo stimolati nel continuare il nostro discorso, affiancandoci anche alle proiezioni che venivano fatte in città. Non è un caso che cominciammo la nostra attività nel circolo Mondo Nuovo nel febbraio del 1960 con un dibattito sulla Dolce Vita di Fellini, un film che a me fece una grossa impressione.
E il cinema nel 1960, anno di costituzione del gruppo, fu un elemento trainante. Dalla Dolce Vita alla Ciociara di De Sica, al Grande Dittatore di Chaplin, da La lunga notte del 43, un esordio quasi straordinario di Florestano Vancini, a L’avventura di Antonioni. In un anno il cinema occupò un posto di rilievo nell’ambito delle nostre attività, anche perchè c’era una grande voglia di confrontarci e l’occasione ci era data dalla proiezione di questi film.
Per altri versi la possibilità di fruizione cinematografica a Cosenza era soddisfacente: negli anni ’60 c’erano tante sale: l’Aurora, il Citrigno, l’Astra, il Supercinema, l’Isonzo, il Morelli, sei sale ma, purtroppo, i pochi film di qualità avevano una breve permanenza, di due-tre giorni. Inoltre nel periodo estivo c’era la buona usanza di riproporre vecchi film per colmare il cosiddetto “vuoto estivo”, quindi per noi si presentava l’occasione di vedere film che altrimenti non avremmo potuto vedere.
Il cinema per la famiglia media cosentina occupava un ruolo importante. La mia famiglia non può essere considerata termine di paragone, visto che mio padre aveva lavorato come macchinista teatrale, e con la sua professione aveva avuto modo di conoscere i più grandi attori che erano passati dal nostro teatro, sia di prosa che lirici, come Beniamino Gigli e Raffaele Viviani. Nella mia famiglia l’amore per lo spettacolo è stato sempre grande e il cinema era pane quotidiano. Mio padre era un grande ammiratore di Marléne Dietrich e fu lui a farmela scoprire.
Il primo decennio di Mondo Nuovo fu segnato fortemente dal cinema: successivamente con un gruppo di Catania, pubblicammo una rivista che si chiamava “Giovane Critica”. Seguirono un percorso simile al nostro, anche se loro erano di provenienza universitaria, invece noi eravamo di provenienza di base. Ci rendemmo conto che Mondo Nuovo non era un fenomeno particolare, perché esperienze simili esistevano in molte città italiane.
C’è da sottolineare, però, che Mondo Nuovo non era un circolo cinematografico come quelli che esistono ora in Italia, ma un circolo di cinema militante che si interessava sia di cinema che di storia contemporanea, di politica e di filosofia. Tutto questo fu dovuto ad una situazione eccezionale, per molti aspetti irripetibile. L’elemento importante sul piano sociale è che i componenti che fondarono il gruppo provenivano tutti da studi tecnici ed erano di estrazione proletaria o semi-proletaria. Eravamo espressione di classi subalterne che cercavano una loro identità; il più “borghese” del gruppo era Giuseppe Pallone, musicista e pittore di qualità, perchè il padre era maestro elementare.
Ritornando a Mondo Nuovo, oltre all’interesse per il cinema, la storia e la teoria del mondo operaio – dall’Ottobre alla Rivoluzione Cubana, passando per la Spagna e per la Cina – sono state un elemento fondamentale delle nostre attività attraverso letture collettive. A quei tempi i libri costavano molto e non erano nemmeno facilmente reperibili. Io ero uno dei pochi che cominciava ad acquistare libri e riviste sia di cinema che di storia del movimento operaio e credo di essere stato l’unico a Cosenza, insieme a Natalino La Cava, segretario dei Comunisti internazionalisti, ad essere abbonato alla “Rivista Storica del Socialismo” diretta da Luigi Cortesi e Stefano Merli.
Le letture collettive sono state una grossa base formativa e di approfondimento. Per il primo seminario sul cinema utilizzai diversi testi di autori vari che scrissero sul cinema italiano. Importante in questo primo decennio lo studio di Lukàcs, durato circa due anni, dal ’64 al ’65, di cui studiammo le Basi di logica di avanguardia, testo discutibile ma fondamentale, Il significato del realismo critico e tanti altri saggi importanti.
La nostra città ha una grande tradizione culturale, ma negli ultimi anni Cinquanta non ha prodotto niente (parlo di personalità di matrice progressista, non cattolico-liberale). C’era una personalità importante come Fausto Gullo, una persona in cui il rigore scientifco, intellettuale, politico e la coerenza morale andavano di pari passo. C’era anche una personalità di rilievo che era Giacomo Mancini, socialista, con il quale ho litigato per trenta anni. Quando abbiamo aperto Mondo Nuovo, Giacomo Mancini era un dirigente di primo piano della sezione socialista cosentina e aveva promosso dirigente Salvatore Frasca. Quando Mondo Nuovo fu inaugurato invitammo Lucio Libertini che aveva preparato una relazione dal titolo La crisi della DC e del mondo cattolico. Eravamo in pieno governo Tambroni. Per iniziativa di Mancini e di Frasca i socialisti fecero un “cordone sanitario” in Via Monte Santo e in Via Alimena per escludere i giovani militanti socialisti che avevano intenzione di venire a Mondo Nuovo. Questo è stato il nostro esordio: gli intellettuali locali li abbiamo avuti da subito contro. Ha iniziato il Psi, ma appena dieci anni dopo lo stesso problema lo abbiamo avuto con il Pci, perchè le cose che facevamo, proponevamo, diffondevamo, non erano molto in sintonia con la linea di Berlinguer.
*Il testo è il risultato di una conversazione con Antonio Lombardi, fondatore del circolo e suo principale animatore, alla quale hanno partecipato Achille Greco, Antonio Trimani e Valentina Valentini. Redazione e trascrizione a cura di Antonio Trimani.

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Sabato, 22 Aprile 2017
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Dopo l’attentato a Parigi i soliti esponenti dell’intellighenzia oggi si interrogano sul fatto che il grande pericolo di questo ennesimo attentato del fondamentalismo islamico sia la possibile vittoria di Marine Le Pen alle prossime elezioni francesi.

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