ITALIA A SOVRANITA’ LIMITATA INTERVENTI LIGNOLA E NARDIELLO DA ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ E DAL SITO DI BLONDET


ITALIA A SOVRANITA’ LIMITATA     INTERVENTI LIGNOLA E NARDIELLO DA ACCADEMIA  DELLA LIBERTA’ E DAL SITO DI BLONDET  

 
 

Associazione Azimut | Raccolta di e-mail dell … – WordPress.com

https://azimutassociazione.wordpress.com/

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut

—————————————————————————————————-ITALIA A SOVRANITA’ LIMITATA     INTERVENTI LIGNOLA E NARDIELLO DA ACCADEMIA  DELLA LIBERTA’ E DAL SITO DI BLONDET  
[“AZIMUT-NEWSLETTER”:MERCOLEDI’, 17 MAGGIO 2017]
———————————————————————————————————
———————————————————————————————————-
IN COPERTINA
———————————————————————————————————-
TANTO PER RINFRESCARE LA MEMORIA
——————————————————————————————————————————————————————————————————————–
DA “AZIMUT ARCHIVIO ONLINE”
Associazione Azimut – Scritto : Saturday, March 17, 2012
Per invio : – E.mail : IL NOSTRO “PUZZLE” : “…E QUI VULT CAPERE, CAPEAT…” ; REPETITA IUVANT : QUELLA “FARFALLA”…GIA’ ANNI ORSONO…RILEGGI E MEDITA !
“PUZZLE”
 [ “Az.-News” : domenica, 18.03.’12 ]

LA < REGOLA > ( DI SEMPRE ) PER VIA DELLA COSIDDETTA < SOVRANITA’ LIMITATA > : TUTTI I “NODI SUI FAZZOLETTI”  FURONO E DEVONO “ESSERE SCIOLTI” ( C A P I T E ? ) ; CHI “SGARRA” E “CHI TOCCA I FILI MUORE… “!


ACCADDE IERI

Risultati immagini per segni e leone presidenti repubblica

Risultati immagini per segni e leone presidenti repubblica

213 × 279 – it.wikipedia.org

Risultati immagini per segni e leone presidenti

  

MATTEI, SEGNI, LEONE, MORO, COSSIGA, CRAXI….( GIA’ PER IL < PRIMA > – E NON DA OGGI –  PARIMENTI: BERLUSCONI “SEGUE A RUOTA”… )


ACCADDE OGGI
  
Ma non di soli fazzoletti si tratta…
TRIPOLI, TEHERAN, ANKARA, MOSCA, ROMA….
[ a parte le cosiddette < primavere arabe >  ( Algeria, Egitto, Tunisia ) , forse una “questione” – almeno apparentemente (? ? ?) – “liquidata” e il “residuo”  del < caso Siria > , in via ( ? ? ? ) – almeno apparentemente – di “liquidazione” …. ]

“Azimut” – associazione. [ per leggere tutto; vai sotto ] : Stralcio di quanto già pubblicato : “…Parole pronunciate nell’arco degli ultimi due anni e ben annodate – racconta la storiella – a diversi fazzoletti. Ma non di soli fazzoletti si tratta…” — (“Azimut” : tutti i “nodi”, dunque, e comunque sia, vuoi o non vuoi, qualsiasi cosa si faccia, qualsiasi “comportamento”…, “devono essere sciolti” 

———————————————————————————————————-
TRE LINK DAL SITO DI MAURIZIO BLONDET
——————————————————————————————————————————————————————————————————————–
E ARTICOLO TRATTO DA << ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ >> 
———————————————————————————————————
 
 
 
Cosa vogliono dalla zarina Boschi (i miliardi, il potere).

Ricordate Francesco Spano? Quel tizio col cappottino arancione che dirigeva l’UNAR  sigla per il pomposo  Ufficio  Nazionale per anti discriminazioni razziali? – quello che finanziava  con denaro pubblico locali di droga e prostituzione omosex? Dove  (per usare i termini di Dagospia) “le uniche attività culturali sono il glory hole dove infilare il gingillo? Dove si spaccia droga? Dove ci sono dark room “Sono delle stanze buie dove la gente entra vestita, nuda, per fare sesso con chi capita, senza guardarsi …

ATTI DI FORZA. GLI OLIGARCHI "SANNO DI AVERE POCO TEMPO".

Macron farà “le  riforme”  che Berlino chiede,  spiega Le Monde.  Le farà nei primi cento giorni.  E, applaudendo alla bravura: Le farà “per decreto”, senza passare per   le camere. In cui non ha maggioranza. I sindacati scenderanno in piazza? I sindacati protestano sempre per qualunque ragione,hanno già protestato il giorno dopo la  trionfale elezione del candidato europeista. L’importante, è capire la strategia. Ad ogni richiesta di  Parigi alla Germania  di fare “più Europa”, ossia di emettere titoli …

 
 
OMAGGIO A GIACINTA, PICCOLA GUERRIERA.

 (MB. Questo articolo si intitolava Pedagogia di lassù, lo pubblicai il 2 novembre 2013. Lo ripubblico  nel centenario di Fatima per omaggio alla piccola intrepida guerriera, al cui eroismo tanti sconosciuti hanno dovuto la salvezza dalla dannazione, senza nemmeno saperlo).

 

Questa è un omaggio a Giacinta, intrepida bambina. Riguardo la sua foto, quella che scattò ai tre ragazzini non so quale nobiluomo che disponeva di un  apparecchio.

 
I tre guardano tutti aggrottati, come facevano i contadini davanti alla …

SCHERZI ALLA FRANCESE

Hanno lanciato urla di gioia, alte al cielo. Hanno festeggiato l’un con l’altro, mandando messaggi di congratulazioni a iosa. In qualche altro caso, sono addirittura scesi in piazza per latrare ai quattro venti, il proprio piccolo (e passeggero) momento di felicità. Eh già…tutto questo perché o si sono resi, fin troppo bene, conto di cosa comporta l’elezione all’Eliseo del competitor elettorale di Marine Le Pen, o, proprio non se ne sono ancor del tutto accorti ed allora quando se ne accorgeranno, saranno lacrime amare. Qualche imbecille d’oltralpe intervistato dalla nostrana tivvù, ha affermato che, a suo dire, l’aver votato per il nuovo presidente francese, dovrebbe rappresentare un chiaro segnale di cambiamento e riportare in auge l’economia ed, in primis, la disastrata occupazione. Il tutto mentre, all’indirizzo del neoeletto, piovono congratulazioni dai principali rappresentanti dell’establishment occidentale e nessuno osa dire ad alta voce l’indicibile. E cioè che, il neo insediato signor Nullità, altri non è che l’espressione degli interessi congiunti dei Poteri Forti, ed in particolare, di quella famiglia Rotschild, presso le cui istituzioni bancarie il nostro ha svolto un fruttuoso tirocinio che lo ha via via portato ad assurgere al ruolo di ministro dell’economia nella compagine governativa francese, sotto la presidenza Hollande. Le vigorose, ma vane, proteste per i gravosi tagli sul sociale, la ferocia degli attacchi terroristici, hanno lasciato l’opinione pubblica con l’amaro in bocca, ma non hanno, evidentemente, sortito quel salutare effetto in grado di provocare un reale cambiamento di rotta da parte del nostro dirimpettaio transalpino. A pensarci bene, però, ad un piccolo-grande miracolo le elezioni francesi ci hanno fatto assistere. Qualcuno mi dovrebbe proprio spiegare come fa un partito (il Front National) che, sino a qualche giorno prima, i sondaggi davano alla pari con la formazione del neoeletto, se non in leggero vantaggio, numericamente considerato addirittura il primo partito francese, bene, come fa a non vincere, incassando anzi, già sin dalle ultime battute della campagna elettorale, vistosi cali di preferenze, concordemente pronosticati da altrettanti strani sondaggi. E’ presto detto. Il miracolo non lo ha fatto il signor Nessuno ed il suo partito di plastica, ma le varie forze politiche francesi, tutte concordi nell’orientare i voti dei propri elettori in direzione di quest’ultimo.E qui non può non sorgere, spontanea, una riflessione sulla natura aleatoria ed illusoria dell’attuale modello di democrazia parlamentare che, come il caso francese ci insegna, non premia il consenso maggioritario degli elettori, bensì dei veri e propri pacchetti di consenso, già preformati e preventivamente organizzati da gruppi di pressione, che assurgono, in questo caso, al ruolo di vere e proprie holding del voto. In questo modo, le elezioni che, della dialettica democratica dovrebbero rappresentare il momento-cardine, cioè quello della libera scelta di un individuo pienamente cosciente ed integrato nei processi decisionali della propria comunità nazionale, assumono invece una funzione di mera riconferma di equilibri precedentemente stabiliti, creando, invece, attraverso l’orientamento dei pacchetti elettorali, dei veri e propri cordoni sanitari nei riguardi di qualunque forma di opposizione democratica che, in tal modo viene immediatamente neutralizzata, come nel caso della Francia di Marine Le Pen, per l’appunto.Il caso francese è, pertanto, esemplificativo della forma degenerata oggidì assurta dal sistema democratico occidentale ma, sulla falsariga di quanto qui illustrato, esistono altre varianti del medesimo scenario. Prendendo l’esempio del nostro amato paese, qui si può tranquillamente affermare che, nei riguardi delle varie opposizioni, sia stato adottato un sistema più “inclusivo”. Qui, quelli che, a vario titolo, rappresentavano le opposizioni “dure e pure” sono stati, con l’abbaglio di logore tattiche entriste, introiettati in logiche politiche che hanno finito con l’inficiarne qualunque valenza politica antagonista. Varianti a parte, resta, comunque, il fatto che l’essenza del sistema democratico occidentale è proprio quella descritta poc’anzi, in questo momento assurta ad una vera e propria “democrazia a sovranità limitata”, ovverosia imperniata sul controllo e sull’orientamento preventivo del consenso in genere da parti di determinati gruppi di pressione, oggidì rappresentati da cosmopolite oligarchie globaliste. L’orientamento del consenso di cui abbiamo parlato poc’anzi, si esercita attraverso uno stretto controllo dei mezzi di informazione, divenuti cassa di risonanza e diffusione a livello capillare, di un vero e proprio bombardamento propagandistico. Quest’ultimo è accompagnato da subliminali messaggi dalla valenza intimidatoria e ricattatoria, in grado di annichilire la coscienza del singolo elettore che, in tal modo, perdendo qualsiasi capacità di autonomia decisionale, finisce con il divenire una delle parti di quegli impersonali portafogli elettorali, la cui orientabilità sta a fondamento di un intero sistema di potere. Qualora poi non si riuscisse ad addivenire a quell’agognato controllo totale, allora, per conferire maggior solidità all’intero impianto, si ricorre al classico voto di scambio o favore, che dir si voglia e, se questo non dovesse ancora bastare, alla criminalizzazione dell’avversario. Ed in questo il nostro amato paese, con le tragiche vicende degli anni ’70 ed ’80 ha costituito un esempio all’avanguardia…Esiste però un qualcosa che, anche sotto i migliori ( o peggiori) intenti e nonostante controlli e censure da parte della politica politicante non è prevedibile o controllabile ed è costituito da quel mix di esasperazione e volontà di rivolta che, condizioni estreme quali fame o altre tangibili rinunce economiche, possono arrivare a determinare. Certo, è vero, in Austria, Olanda e Francia, tanto per citare degli esempi attuali, quelle formazioni politiche i cui programmi si rifanno al comune ed irrazionale sentire della gente ( i cosiddetti “populismi”) hanno, a detta dei media ”embedded”, subito una battuta d’arresto. Un arresto che, avendo però ufficialmente collocato costoro al secondo posto nel consenso elettorale dei vari contesti nazionali, va assumendo, al di là dei vari starnazzamenti di gioia, la valenza di una vera e propria “vittoria di Pirro”. La vita dei Signori del Vapore va facendosi sempre più difficile, gli immensi spazi di consenso a cui un sistema attingeva per ottenere la propria legittimazione, è andato e va restringendosi continuamente. Pertanto, il complessivo scenario politico europeo, dovrà fare i conti con i condizionamenti determinati dalla sostanziosa presenza del convitato di pietra “populista”. Una presenza che, però, di per sé, non è sufficiente a determinare quella poderosa spinta al cambiamento, di cui oggi l’Europa intera necessiterebbe. Chiarezza ideologica e programmatica, sembrano non essere i punti forti di questi movimenti che, troppo spesso, affidandosi unicamente al “mal di pancia” di certa opinione pubblica, non riescono poi a conseguire i risultati sperati. E qui ritorna prepotentemente alla ribalta, il nodo di Gordio da cui tutto, poi, si dipana, rappresentato da quel rapporto con la Globalizzazione, che oltrepassa e supera qualunque residuale confronto ideologico sinistra-destra. O si è CON la Globalizzazione o le si è CONTRO. Senza mediazioni o scorciatoie di sorta. O si è con chi intende portare avanti l’idea che il mondo debba essere uniformato a quei valori occidentali, frutto di una visione improntata sulla preminenza a livello planetario di un’economia finanziarizzata, supportata da un sapere scientifico asservito ai propri scopi, a cui fa da corollario un astruso mix di progressismo e di buonismo da strapazzo o, contrari a tutto questo, ci si rifà ad una concezione imperniata su principi quali Identità e Sovranità. Logicamente, da ambedue le opzioni qui brevemente illustrate, derivano tutta una serie di ricadute ideologiche e programmatiche, da cui non si può esulare. Una di queste riguarda, per l’appunto, il problema del consenso pilotato, a cui abbiamo poc’anzi accennato. E qui torna prepotentemente alla ribalta, il quanto mai abusato e frainteso tema della democrazia diretta, oggi caro a certi movimenti (5 Stelle, uno su tutti…) ma, il cui lignaggio, risale a molto tempo prima che Grillo ed i suoi se ne appropriassero in modo tanto goffo e confuso. Dal modello ateniese all’istituzione repubblicana dei comizi centuriati romani, da Rousseau alla Comune di Parigi, da Bakunin a Burkl, sino ai contemporanei teorici dell’anarchia alla Nozick, l’idea di una gestione diretta della Res Publica da parte del popolo, è stata accarezzata non poche volte nel corso della storia. Il problema sta nei limiti di realizzazione di un’idea che, a causa di una prassi distorta e confusionaria, rischia, invece, di trasformarsi in irrealizzabile utopia. Non si può, difatti, pensare di demandare ad un popolo la gestione diretta della res publica, senza provocare una paralisi istituzionale di quest’ultima, determinata da un continuo e logorante ricorso alle urne, giuocoforza accompagnato da una altrettanto continua e logorante mobilitazione nazionale. La democrazia diretta, invece, ha un senso laddove essa è realizzata, al fine di confutare quelle che rappresentano le più importanti e strategiche scelte in materia politica o economica che dir si voglia, di una nazione. L’istituzione del referendum propositivo potrebbe rappresentare, una valida soluzione a tutte quelle situazioni in cui vi sia un ristagno politico, determinato, come nell’attuale contesto, dalla volontà di lasciare le cose così come sono o di volgerle al peggio, facendo orecchie da mercante alle istanze della gente. Un bel plebiscito contro l’Euro o sull’uscita dagli accordi-cappio internazionali in vari campi o, ancor meglio, per ristabilire la validità giuridica delle nostre frontiere, dinnanzi all’emergenza dell’invasione migratoria ed altro ancora, sarebbero le materie ideali per dei referendum in tal senso, ponendo così la classe politica di fronte alla difficile opzione di doversi adattare alla volontà popolare, o scomparire. Già. Perché se ce lo fossimo dimenticato, quella della democrazia diretta, può rappresentare il propellente atto ad ispirare una svolta anche in ambito elettorale. Le elezioni dovrebbero trasformarsi in altrettanti plebisciti sulla sopravvivenza di questo o quei partiti politici che, grazie alla volontà popolare, potrebbero essere cancellati e sostituiti con nuove formazioni. Qualcuno ha recentemente detto che dovremo morire piddini o grillini o, male minore, italo forzuti…Nulla di più sbagliato. L�esempio francese è lì a dimostrarci, con tutti i suoi paradossi ed i suoi chiaroscuri, che, se ci si mette, alla fine si può arrivare e mettere il Sistema in grave difficoltà, sino ad arrivare, a Dio piacendo, alla vittoria. Quella della democrazia diretta e plebiscitaria, è l’unica strada percorribile per stravolgere uno stato di cose ad oggi divenuto insopportabile, in Francia, come in Italia, come nell’Europa intera. Prima ce ne renderemo conto e meglio sarà. Per tutti.
                                                  UMBERTO BIANCHI 

La mossa tedesca che inguaia l’Italia

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Passata la sbornia per il fighetto francese? Non ancora? Beh, allora sarà meglio che vi sbrighiate, perché la vittoria di Macron non promette nulla di buono. Molti pensano che il nuovo inquilino dell’Eliseo possa allearsi con l’Italia per costringere la Germania a fare concessioni in sede Ue. Ma che ciò accada sul serio appare a dir poco improbabile. La Francia continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: perseguire l’interesse nazionale. Che per Parigi vuol dire rafforzare l’intesa con Berlino al fine di ottenere un trattamento privilegiato. L’economia d’Oltralpe resta in stagnazione: a Macron farà molto comodo poter continuare a violare impunemente le regole europee del bilancio statale come avviene da anni. Quelle stesse regole che, invece, vengono draconianamente imposte alle Nazioni del Sud Europa. Naturalmente Macron non si scoprirà subito. Prima – d’accordo con Berlino – farà un po’ di voce grossa in vista del voto per le legislative di giugno. Non solo. C’è da chiedersi quale sarà l’atteggiamento della Francia nei confronti della nuova proposta – molto punitiva per l’Italia – che il ministro delle Finanze tedesco ha voluto rilanciare appena tre giorni fa. Ci ha pensato lui, Schauble il terribile, a riportare tutti i tronfi macronisti de noantri con i piedi per terra. Disegnando sulle colonne di “Repubblica” come sarà l’Europa che verrà, Schauble ha detto che «un’altra cosa che va fatta, con cautela, è riconoscere la non neutralità dei titoli di Stato». Parole esplosive. Che, ovviamente, sono passate sotto silenzio. D’altra parte, i nostri politici sono in tutt’altre faccende affaccendati. Per esempio sono impegnati a litigare sulla legge elettorale, ognuno sulla base delle proprie convenienze. Cose molto serie. Al punto che nessuno di loro, a iniziare dal premier, ha avuto il tempo (e la voglia) di replicare alle affermazioni del ministro tedesco. Eppure quelle dichiarazioni, se diventassero realtà, porterebbero l’Italia dritto nel baratro. I titoli di Stato sono oggi praticamente a rischio zero. A garantirli, di fatto, ci sta pensando Mario Draghi con il suo programma di acquisti: 60 miliardi al mese con i quali la Bce sta comprando Btp e corporale bond di tutti i tipi e a tutto spiano. Abolire la “neutralità” dei titoli di Stato significherebbe non solo far aumentare di colpo gli interessi, ma colpire al cuore le banche italiane che di Btp hanno i bilanci stracolmi. Non appare un caso neanche la tempistica. Schauble ha rilanciato questo progetto proprio quando mancano circa 7 mesi alla fine del Quantitative easing della Bce, il vero ombrello che in questi anni ha evitato che sull’Italia diluviasse. Certo, Draghi ha promesso che il programma di acquisti dei titoli delle Nazioni in difficoltà potrebbe continuare anche oltre la scadenza prefissata, ma l’opposizione nel frattempo è cresciuta. E con le elezioni tedesche a settembre pare difficile che a Berlino possano essere inclini alla compassione. A quel punto Roma si troverebbe davanti a un bivio: mettere mano al portafogli, pagando 10 miliardi d’interessi annui in più sul debito, o ridurre la montagna debitoria sotto la spinta dell’emergenza. Con tutto ciò che ne consegue quando si è costretti ad agire con l’acqua alla gola. È questa la “nuova Europa sociale” di cui ciancia la sinistra progressista che si fa rappresentare da ex banchieri? Ecco, sarebbe il caso che i politici italiani che hanno esultato per la vittoria di Macron chiedessero a monsieur le Président – che lunedì incontrerà la Merkel – cosa pensa di questo progetto teutonico. O forse non lo fanno perché temono la risposta?

Le quinte colonne degli invasori

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, non ci lasciamo distrarre dalle notizie meno importanti, come la prevista vittoria delle banche impersonate dal giovane Macron, altre vicende di giochini fra potenti, come la visita di Obama, e di scaramucce fra vassalli, come il viaggio della Boldrini in Africa e le manovre di Maria Elena Boschi. Nell’Evo Medio, quando le menti non erano ancora inquinate dall’ipnosi delle supercomunicazioni, la gente non si chiedeva chi sarebbe stato il prossimo imperatore ad Aquisgrana ma, piuttosto, come si potessero arginare le scorrerie dei pirati saraceni e se il raccolto sarebbe stato sufficiente a tener lontana la fame nel prossimo inverno. Restiamo, dunque, sulla seria faccenda delle Onge dei mercanti di carne umana. Com’era prevedibile, tutti i traditori della civiltà grecoromana- occidentale e giudaico- cristiana, in una parola del nostro mondo, hanno tuonato contro il procuratore di Catania, reo di aver portato a conoscenza del popolo bue ciò che a un certo livello tutti sapevano: l’invasione dell’Italia dall’Africa attraverso la Libia non è un fenomeno naturale ma un business a livello mondiale. Il Vaticano ha zittito l’Avvenire, che aveva opinato non potersi spingere la “misericordia” fino all’avallo di loschi traffici; “Medici senza frontiere” ha manifestato indignazione (meglio avrebbe fatto a dissociarsi da quelli che non sono andati a dare spiegazioni in Senato), i media politicamente corretti hanno chiesto dove sono le prove e i Servizi Segreti hanno smentito di aver stilato umn rapporto (ma, altrimenti, sarebbero servizi poco segreti). Si dà il caso, però, che un giornalista scriva di averlo letto e, in ogni modo, sono arrivate conferme da Frontex, dalla Marina Militare, da Malta e dalla “intelligence” libica. Sarà un caso che Soros si sia affrettato a far visita a Gentiloni? Come mai il capo del governo italiano è frequentato dall’ambiguo miliardario che contribuì attivamente a gettare l’Italia nel caos della crisi e nel baratro susseguente? Dovevano parlare di Alitalia, come ci hanno riferito i media politicamente corretti? O, piuttosto, il finanziere che si dice sia il motore del piano Kalergi chiedeva lo stop all’attività delle sette Procure che indagano sui rapporti tra le sue Ong e i criminali che scaricano nel Mediterraneo gli invasori prelevati da ogni parte dell’Africa? Ormai tutto il meccanismo è chiaro. A capo di tutto c’è una potenza multinazionale e a valle le tante filiali: quelle che propagandano nei paesi africani la grande migrazione, quelle che organizzano il viaggio in Libia, quelle che forniscono i fatiscenti mezzi d’imbarco, quelle che – in stretto contatto con le precedenti – “salvano i naufraghi”, quelle che (in alternativa) autorizzano e regolano lo sbarco clandestino in Italia. C’è, infine, l’indotto nostrano di tutti coloro che sulla “accoglienza” fanno quattrini e che inducono i loro rappresentanti politici a impedire che si pensi a combattere il traffico criminale. Criminale innanzitutto per la finalità, che è quella di annichilire l’Europa togliendole le sue tradizioni, le sue lingue, tutto ciò che integra la sua civiltà, per sostituire gli europei di ogni etnia con una massa indistinta e belante di consumatori dei veleni globalizzanti. Tutta la faccenda è certamente di competenza dell’Antimafia. La criminalità organizzata, infatti, non gestisce soltanto la tratta Libia – Italia (qui operano le organizzazioni con sede in Africa e in Italia), ma anche quella Medio Oriente – Italia: due giovani iracheni hanno descritto il loro allucinante viaggio, costoso (diecimila euro) perché gestito in collaborazione dalla mafia irachena, da quella russa e dalla ndrangheta calabrese. L’Antimafia, in persona del Procuratore nazionale Franco Roberti, ha chiarito, però, le difficoltà che alle indagini sul traffico sorgono dai sistemi di comunicazione criptati (prodotti da un consorzio che ha sede in Abu Dhabi) che i trafficanti usano e dalla mancanza di accordi con i paesi musulmani. Il problema, in ogni modo, non è giudiziario, è politico. Si tratta, infatti, di gestire una guerra e non soltanto un pocesso. L’Europa degli Juncker e dei Tusk, della burocrazia esperta nella misurazione di vongole e cetrioli, non ha saputo far altro che inventarsi le quote, giustamente rifiutate dagli ungheresi e non funzionanti per gli altri paesi, che in ogni modo preferiscono lasciare la massa degli invasori nelle terre di quegli stupidi italiani. L’Europa deve impedire tutto il losco traffico e l’Italia deve fare la sua parte. Ma questo non è possibile finché le quinte colonne del nemico operano sul fronte interno. Non è possibile finché l’Unione europea continuera a essere Eurabia e finché le strutture del tipo di Mafia capitale saranno trattate alla stessa stregua del Monte Paschi e delle altre banche tossiche.

Magari io sarò conservatore, ma affermazioni come quella che nella Trinità si litiga, che Gesù fa lo scemo e che non esiste un Dio cattolico, per me, sono vere e proprie bestemmie.

 
———————————————————————————————————————————————————————————–
Nel 2050 un terzo della popolazione italiana sarà composta da immigrati. Stranieri sbarcati nel Belpaese per lavorare e figli e nipoti dei migranti che in questi giorni il Mediterraneo sta rovesciando sulle nostre coste. Nello studio «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?», redatto dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu vengono analizzati i movimenti migratori a partire dal 1995 e, attraverso modelli matematici, vengono prospettati diversi scenari che disegnano per l’Italia la “necessità” di far entrare tra i 35.088.000 e i 119.684.000 di immigrati per “rimpiazzare” i lavoratori italiani. Visto che tra 36 anni gli over 65 saranno il 35% della popolazione e presupposto che il tasso di natalità per donna resti fermo a 1,2 bambini (negli Anni Cinquanta la media era 2,3).
Se c’è chi chiede se per far fronte ad un declino economico e sociale inevitabile non sarebbe meglio promuovere politiche a favore delle famiglie per supportare chi vuole far figli, dall’altra le Nazioni Unite stanno studiando come “sostituire” ai lavoratori italiani, francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli quelli provenienti dal Terzo Mondo per non far crollare l’economia e il sistema pensionistico.
Nel 2050, secondo il dossier, saremo in 41.197.000, solo 194mila in più di quanti eravano 64 anni fa. Il livello demografico più alto dal dopoguerra l’Italia l’ha toccato nel 1995, con 57.338.000 residenti registrati. Da allora una lenta e progressiva discesa, accompagnata dal calo della natalità e dal costante invecchiamento della popolazione. Fenomeno che condividiamo con quasi tutti i paesi europei. Ad esempio la Francia, che nel 1901 vedeva nascere per ogni matrimonio 7,8 figli.
Mezzo secolo dopo era già scesa a 2,7 per poi attestarsi a 1.7. In Germania per ogni coppia ci sono 1,30 bambini e in Gran Bretagna 1,78. Nell’Unione Europea la media è di 1,5 nascite per ogni donna. Troppo poco per mantenere gli attuali livelli di sviluppo. Meno nascite, alla lunga, significano meno lavoratori attivi che, quindi, non ce la faranno a sostenere con i contributi il peso delle pensioni. Come evitare che la «macchina» s’inceppi? Che milioni di anziani si ritrovino senza indennità? Come mantenere stabili le entrate per i tributi da tradurre in welfare, soldi da spendere per sanità, trasporti e servizi pubblici? Le soluzioni potrebbero essere molte. Le Nazioni Unite intravedono come via principale quello di «rimpiazzare» (come riportato nel titolo del dossier) l’Europa e l’Occidente che invecchia con una massiccia iniezione di immigrati da Asia, Africa e Oceania.Lo studio prende in considerazione quelli in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni, che dopo lo sbarco molto probabilmente si stabiliranno dalle Alpi alla Sicilia. Vivranno con noi, si sposeranno, faranno figli e nipoti. Così che, anno dopo anno, l’Italia degli italiani si trasformerà in un «melting pot», un’insieme di razze, culture, religioni dove tra quarant’anni a stento saremo ancora maggioranza.
Ventiseimilioni di immigrati e i loro discendenti risiederanno a Roma, Milano, Napoli e nei mille Comuni della Penisola nel 2050. Ora sono 4,4 milioni contro i 7,8 presenti in Germania. Il primo ministro inglese David Cameron ha annunciato misure restrittive per gli stranieri in materia di accesso ai sussidi di disoccupazione e alle liste d’attesa per le case popolari. Londra nello scenario più «spinto» dovrà farsi carico di altri 59 milioni di migranti nei prossimi 36 anni, per sostituire i lavoratori che andranno in pensione e quelli che moriranno. Dovranno sostituire pure i connazionali che verranno seppelliti all’ombra dell’Union Jack, che di fatto sono nati nel Regno Unito e lì resteranno. Così accadrà in Italia e nei 27 Stati dell’Ue.
«In Francia, Germania e Gran Bretagna – scrive il Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu – il numero di immigrati necessari per mantenere costante sia la popolazione totale che la popolazione in età lavorativa varia irregolarmente nel tempo a causa di strutture di età specifiche . Questi numeri sono paragonabili al numero di immigrati ricevuto nel corso degli ultimi dieci anni. In Germania e in Italia, invece, lo scenario porterebbe tra il 30 e il 40 per cento la popolazione popolazione immigrata nel 2050, che è molto più alta di quella attuale». L’immigrazione, come testimoniano i dati della Guardia Costiera e della Marina Militare che hanno soccorso 150mila stranieri con l’Operazione Mare Nostrum, non segue modelli stabili di crescita ma esponenziali.
Di tutti gli sbarchi segnalati negli ultimi vent’anni nel Mediterraneo il 45% è avvenuto nel 2014. E il 48% di chi non ce l’ha fatta, è morto tra le onde quest’anno. Chi è riuscito ad entrare in Italia, dopo mesi, anni di clandestinità pare riesca a trovare lavoro più facilmente degli italiani. Il 60,1% degli stranieri presenti nel Belpaese risulta occupato contro il 59,5% di lombardi, veneti, romagnoli, pugliesi e piemontesi. L’arrivo di nuovi migranti da Tunisia, Egitto, Siria, Cina, Afghanistan, Pakistan, Nigeria, Somalia, Marocco propugnato dalle Nazioni Unite potrebbe essere interpretato da più di qualcuno come uno schiaffo a quel 40,5% di italiani, nella stragrande maggioranza giovani, che non ha lavoro. Milioni di «invisibili» di cui non viene fatta menzione nel dossier. Come se la disoccupazione non esistesse.
L’obiettivo che sembra preoccupare gli statisti che nel Palazzo di Vetro a New York disegnano scenari appare esclusivamente quello di far raggiungere all’Europa, sempre nel 2050, il rapporto di due lavoratori per ogni pensionato. Come modello vengono indicati gli Usa dove il rapporto è 2,8 occupati per ogni cittadino «a riposo». Nell’Ue la media è di 1,45. «L’immigrazione di rimpiazzo è tra le possibili politiche di risposta da considerare», insiste l’Onu, «per mantenere adeguati livelli di crescita». Schede zeppe di dati, analisi, grafici, tabelle. C’è di tutto nel dossier. Nemmeno una parola però, neppure un cenno, agli italiani e agli europei che ora sono senza lavoro e ci resteranno con l’arrivo di milioni di stranieri. Come se la crisi non esistesse. L’immigrazione di massa è destinata a rivoluzionare la realtà sociale, a (s)travolgere l’Europa che conosciamo, ma anche di questo non c’è traccia. Solo numeri e aride statistiche. Basta che i conti tornino.

http://www.iltempo.it/cronache/2014/10/22/cosi-gli-immigrati-occuperanno-il-paese-1.1332330

http://ilsapereepotere2.blogspot.it/2017/01/dossier-segreto-delle-nazioni-unite-gli.html

——————————————————————————————————————————————————————————————————————–

Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata
Mercoledi, 17 Maggio 2017
Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata

”Umanamente mi dispiace per mio padre. È entrato in una storia più grande di lui e solo per il cognome che porta”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook. Poi affila le armi del vittimismo, colpevolizzandosi.

Image
Image
Image

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI

Image

L’EDIZIONE DEL GIORNO

Il “Secolo d’Italia” è il quotidiano on line della destra italiana: fondato a Roma nel 1952, nel 1963 divenne l’organo di partito del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e nel 1995 di Alleanza Nazionale.

Nel 2009 è stato uno dei quotidiani del Popolo della Libertà. Attualmente è organo della Fondazione Alleanza Nazionale.

 

Image
Email
Facebook
Twitter
Google+
Secolo d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
​Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 17/05/2017 ]
LA PIAGA DEI DERETANI DI PIETRA QUINTA ESSENZA DELL’IMPOTENZA POLITICA – AHINOI !
 
( . . . )  la foto di Riva Destra.
È un mero pensiero politico…..
Chi è d’accordo condivida e faccia girare…..
JJ
L'immagine può contenere: 20 persone, persone che sorridono
È un mero pensiero politico…..
Chi è d’accordo condivida e faccia girare…..
JJ
 
 
C’ERA UNA VOLTA IL SUD…..

Risultati di ricerca

La verità sulla fine del Regno delle due Sicilie – YouTube

06 ago 2013 – Caricato da xspironex

Quanti di voi conoscono la vera storia dell’unità d’italia? … c’e’ di nascosto ancora oggi sulla falsa …

IL REGNO DI NAPOLI PRIMA DELL’INVASIONE – YouTube

17 feb 2015 – Caricato da giuseppe peppe

L’unità d’Italia è stata purtroppo la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime …

 
Post

Associazione Azimut
Pubblicato da Arturo Stenio Vuono · 16/05/2017 ·

POVERA PATRIA

Inno nazionale del regno di Napoli – YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=pKsrfW0JSpY

“AZIMUT” – OGGI : ITALIA POVERA PATRIA QUESTO PASSA IL CONVENTO FRANCIA << “IL SINISTRO” & “IL DESTRO” >> IL NOSTRO SUD L’EDICOLA E ALTRE NEWS – [ “AZ.” – 16/05/2017 ] – Nostra ultima E.mail – anteprima di web : tra breve online : [ “AZ.” ] – FRANCIA INIZIATA LA STRATEGIA “ANTI MARINE” ITALIA SINISTRA DEL << SOLUTUS >> E DEL “NON POTEVA SAPERE” [ SIC ] L’EDICOLA E ALTRE NEWS

Altro…

Inno nazionale del regno di Napoli, del popolo e della nazione napolitana. Inno delle 12 province del regno di Napoli, composto dal compositore napolitano Gi…
POVERA PATRIA
“AZIMUT” – OGGI : ITALIA POVERA PATRIA QUESTO PASSA IL CONVENTO FRANCIA << “IL SINISTRO” & “IL DESTRO” >> IL NOSTRO SUD L’EDICOLA E ALTRE NEWS – [ “AZ.” – 16/05/2017 ] – Nostra ultima E.mail – anteprima di web : tra breve online : [ “AZ.” ] – FRANCIA INIZIATA LA STRATEGIA “ANTI MARINE” ITALIA SINISTRA DEL << SOLUTUS >> E DEL “NON POTEVA SAPERE” [ SIC ] L’EDICOLA E ALTRE NEWS [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : LUNEDI’, 15 MAGGIO 2017 ] – VIDEO –
ERA ORA! [tratto dal web] Cassazione: “Migranti devono conformarsi a nostri valori”

ROMA – Gli immigrati che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale hanno ‘l’obbligo’ di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso ‘di stabilirsi’, ben sapendo che ‘sono diversi’ dai loro. A stabilirlo è la Cassazione,( . . . ) . “Non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”. — ( . . . ) . Secondo la Cassazione, “in una società multietnica la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante”. Per leggere tutto e tutte le altre notizie visionare ascoltare riflettere e commentare. VISITA  IL SITO BLOG. A presto ! ( Arturo Stenio Vuono )

———————————————————————————————————
“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
 Uff. Stampa Associaz. “Azimut” :   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono :  presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 –  80131 NAPOLI
[ ex : Prima Traversa Domenico Fontana )
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332

 

Annunci

2 pensieri riguardo “ITALIA A SOVRANITA’ LIMITATA INTERVENTI LIGNOLA E NARDIELLO DA ACCADEMIA DELLA LIBERTA’ E DAL SITO DI BLONDET”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...