AYSE DENIZ KARACAGIL “CAPPUCCIO ROSSO” MORTA LA RAGAZZA CURDA IN COMBATTIMENTO CONTRO I “TAGLIAGOLE” L’EDICOLA E ALTRE NEWS


AYSE DENIZ KARACAGIL “CAPPUCCIO ROSSO” MORTA LA RAGAZZA CURDA IN COMBATTIMENTO CONTRO I “TAGLIAGOLE”  L’EDICOLA E ALTRE NEWS

AYSE DENIZ KARACAGIL “CAPPUCCIO ROSSO” MORTA LA RAGAZZA CURDA IN COMBATTIMENTO CONTRO I “TAGLIAGOLE”  L’EDICOLA E ALTRE NEWS
[ “AZ.” – 02/06/2017 ]
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Associazione Azimut | Raccolta di e-mail dell … – WordPress.com

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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut

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IN QUESTO NUMERO
REPUBBLICA – LA FESTA [ vedi : oltre ]
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Italia, rialza la testa, ritrova il tuo orgoglio, ricorda il ruolo che la Storia ti ha affidato.
Nel giorno della Repubblica, Dio benedica il nostro Popolo e ne segua il cammino.
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ROMA – 2 GIUGNO 2017 [ vedi : oltre ]

AYSE DENIZ KARACAGIL “CAPPUCCIO ROSSO” MORTA LA RAGAZZA CURDA IN COMBATTIMENTO CONTRO I “TAGLIAGOLE”  L’EDICOLA E ALTRE NEWS
[ “AZ.” – 02/06/2017 ]
 

Inno Due Sicilie – YouTube

16 feb 2008 – Caricato da Lega Sud Ausonia

… Due Sicilie. Lega Sud Ausonia. Loading. …. L’Inno del Re del Regno delle Due Sicilie cantato ..

A.BOCELLI CANTA FRATELLI D’ITALIA – YouTube

09 nov 2008 – Caricato da lodealsignore

Scarica gratis gli mp3 di GIACOMO CAMPANILEhttp://www.giacomocampanile.it /?cat=25 9 NOVEMBRE …

ROMA – 2 GIUGNO 2017 [ tratto dal web ]
© ANSA
Si e’ conclusa la parata militare per la festa della Repubblica ai Fori Imperiali. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha lasciato il luogo della cerimonia a bordo della Flaminia presidenziale scoperta, insieme al ministero della Difesa Roberto Pinotti, dopo aver ricevuto gli onori da parte di uno squadrone di corazzieri. In cielo sono nuovamente passate le Frecce tricolori.
Sul palco presidenziale allestito a via dei Fori Imperiali per la tradizionale parata militare del 2 Giugno Mattarella era in compagnia del premier Paolo Gentiloni. Presenti anche moltissimi ministri, vertici militari e autorità locali. Oltre naturalmente i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. Tra i ministri c’erano quelli della Difesa Pinotti, dell’Interno Minniti, della Giustizia Orlando, per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vicenti. Nel palco anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, il sottosegretario Maria Elena Boschi e la Sindaca di Roma Virginia Raggi. Il presidente Mattarella era arrivato a via dei Fori Imperiali con la classica Flaminia aperta. 
La parata – alla quale hanno partecipato circa 4.000 persone, tra militari e civili – è stata aperta da 400 sindaci, con in prima fila quelli dei Comuni del centro Italia colpiti dal terremoto. 
In precedenza Mattarella aveva reso omaggio alla tomba del Milite Ignoto al Vittoriano, dando il via alle celebrazioni per la Festa nazionale della Repubblica. Mattarella era giunto all’Altare della Patria accompagnato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e dal capo di Stato maggiore della Difesa Claudio Graziano. Sulle scale del Vittoriano, a ricevere il capo dello Stato, c’erano tra gli altri, il presidente del Senato, Piero Grasso, quello della Camera, Laura Boldrini, il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi. La banda dell’Esercito ha quindi intonato l’Inno nazionale e le Frecce tricolori hanno sorvolato il Vittoriano. Dopo l’alzabandiera solenne e la deposizione di una corona d’alloro sul sacello del Milite Ignoto, Mattarella ha lasciato Piazza Venezia per passare in rassegna le truppe. 
Papa, Italia prosperi in concordia, aiuti pace – “Possa l’Italia progredire e prosperare nella concordia, offrendo il suo prezioso contributo alla pace e alla giustizia nel mondo”. Lo afferma papa Francesco in un tweet diffuso sul suo profilo @Pontifex in occasione della Festa della Repubblica.
“Nel settantunesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, rivolgo il mio saluto agli uomini ed alle donne delle nostre Forze Armate ed insieme a loro rendo omaggio ai tanti caduti lungo il difficile e sofferto cammino del nostro Paese verso la libertà e la democrazia. Inizia così il messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano. “I valori che ci hanno unito il 2 giugno del 1946 – sottolinea – continuano a guidarci per realizzare lo stesso desiderio dei nostri padri: dare alle future generazioni un’Italia in pace, prospera e solidale, in grado di assolvere a un ruolo autorevole e propulsivo all’interno di quella comunità internazionale che abbiamo contribuito a edificare. Le difficoltà che stiamo affrontando, le minacce alla nostra sicurezza e al nostro benessere vanno sostenute con la limpida coscienza dei risultati raggiunti”.
Bocelli canta l’Inno di Mameli  – Grandi applausi per Andrea Bocelli che, dopo aver preso posto su un palco, ha appena finito di cantare l’Inno nazionale al termine della parata del 2 giugno. Il tenore si è esibito davanti al capo dello Stato, Sergio Mattarella, e alle altre autorità, cantando l’Inno di Mameli insieme al coro di voci bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, accompagnato dalla Banda Interforze della Difesa.
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Buona Festa della Repubblica, Arturo!
Tutti noi di Facebook ti auguriamo una splendida giornata di festeggiamenti con amici, familiari e fuochi d’artificio.
Gennaro Monti· 

La festa della???????

 

 
 
Maria Pia Petrosino · 

PENSO CHE BEN ALTRA FESTA E BEN ALTRA REPUBBLICA GLI ITALIANI VORREBBERO

 
Carmine Ippolito

2 Giugno. Si scrive festa, si legge commemorazione

 
Carmine Ippolito 
La Repubblica fondata sul lavoro non esiste più. Quella di oggi non è una festa ma una commemorazion
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IN COPERTINA

Ayse Deniz Karacagil, la ragazza curda soprannominata Cappuccio Rosso”
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E’ MORTA IN COMBATTIMENTO “CAPPUCCIO ROSSO” LA RAGAZZA CURDA IN GUERRA CONTRO I “TAGLIAGOLE” 
 
 

Era stata condannata a 100 anni di carcere per le proteste legate a Gezi Park. Nel mondo era nota come la “ragazza dal foulard rosso”, o “cappuccio rosso”, che aveva deciso di unirsi al movimento di liberazione curdo prima e poi alla lotta contro Daesh in Siria. E proprio in Siria, sul fronte di Raqqa, è rimasta uccisa in combattimento Ayse Deniz Karacagil, 24 anni, uno dei volti simbolo della battaglia per la libertà. Una storia alla quale si è ispirato il nostro Zerocalcare per il suo Kobane Calling, forse il libro più importante del fumettista romano, uscito un anno fa per Bao Publishing.

“E’ sempre antipatico puntare i riflettori su una persona specifica, in una guerra dove la gente muore ogni giorno (…). Però siccome siamo fatti che se incontriamo qualcuno poi per forza di cose ce lo ricordiamo e quel lutto sembra toccarci più da vicino, a morire sul fronte di Raqqa contro i miliziani di Daesh è stata Ayse Deniz Karacagil, la ragazza soprannominata Cappuccio Rosso”, la ricorda su Facebook ZeroCalcare.

Nel suo libro, a metà tra diario e graphic journalism, il fumettista aveva ripercorso i suoi viaggi in Turchia, Iraq, Siria, raccontando un’utopia possibile nel cuore di una terra ferocemente contesa e fieramente difesa, le macerie di Kobane e un popolo intero in guerra per difendere il proprio diritto a esistere, proteggendo labili confini la cui esistenza non è sancita da nessun atlante geografico. Due storie già apparse su Internazionale più gli appunti di viaggio nel Rojava, la regione – tra le aree più calde del pianeta – che i curdi stanno cercando di trasformare in un’utopia democratica. Nata ad Antalya nel 1003, Ayse Deniz Karacagil aveva partecipato alle proteste di Gezi Park, nella primavera 2013, ed era stata arrestata con l’accusa di “militanza in organizzazione terroristica” tra i separatisti del Pkk. Tra le prove depositate contro di lei, la “sciarpa rossa, simbolo di socialismo”. Quel ‘cappuccio’ che porta nelle foto, diventate virali, in cui appare sorridente mentre fa il segno di ‘vittoria’ con la mano. Condannata a 103 anni di carcere nel 2014, era stata scarcerata prima del verdetto dal giudice che l’aveva messa in libertà vigilata, aveva imbracciato il kalashnikov e si era unita allo Ypj, la divisione femminile delle milizie curde, impegnata nella liberazione di Raqqa dagli uomini dei Califfo al Baghdadi e nella difesa della regione autonoma del Rojava. 

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AYSE DENIZ KARACAGIL “CAPPUCCIO ROSSO” MORTA LA RAGAZZA CURDA IN COMBATTIMENTO CONTRO I “TAGLIAGOLE”  L’EDICOLA E ALTRE NEWS
[ “AZ.” – 02/06/2017 ]

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ALTRE NEWS 
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Lucida analisi di Emiddio Novi che merita d’essere letta e meditata

“A massacrarci saranno i figli del popolo dei gommoni.
Le stragi islamiste in Europa, l’ultima a Manchester, hanno tutte una stessa dinamica. I terroristi sono giovani della seconda generazione degli immigrati. Sono quelli che i media e i nostri sciagurati governanti credevano di aver integrato. E invece impugnano le armi e arrivano alla ferocia di massacrare “crociati” di otto anni.
Quelli che in questi anni in Italia hanno traghettato nel nostro Paese centinaia di migliaia di clandestini stanno creando il brodo di coltura per l’invivibilita di domani. I figli degli immigrati più che integrarsi sono disintegrati psicologicamente dalle nostre società. La nostra accoglienza si trasforma ben presto in disoccupazione, marginalità, rifiuto della loro cultura e banalizzazione della loro religione. L’unico rifugio a questo punto diventa la moschea che è un un recupero di identità e di senso del vivere in una quotidianità impastata di miseria, umiliazioni e marginalità. Che tocca a loro, ma tocca anche ai nativi italiani che dagli asili alle case popolari si vedono preferiti gli immigrati. L’invasione degli immigrati alla fine produce devastazione sia tra gli indesiderati dei gommoni, sia tra i nativi che sono stati costretti ad accoglierli. Si verifica prima una guerra civile molecolare tra i nuovi venuti e il popolo costretto ad ospitarli. Poi arriva il tempo del terrorismo. Certo, tra i figli degli immigrati nati in Italia solo una minoranza si arruola nelle fila del terrorismo islamista. Ma può contare, questa minoranza, sul consenso di oltre il 25% dei loro coetanei. Per rifornire il mercato del lavoro di manodopera che costa poco e quindi costringere i lavoratori nativi ai bassi salari, i demagoghi dell’accoglienza aprono le porte al terrorismo. Per questo vanno fermati. E bisogna disinnescare la bomba ad orologeria del terrorismo di seconda generazione che si aggiungerà a quello già esistente”.

A massacrarci saranno i figli del popolo dei gommoni.

Le stragi islamiste in Europa, l’ultima a Manchester, hanno tutte una stessa dinamica. I terroristi sono giovani della seconda generazione degli immigrati. Sono quelli che i media e i nostri sciagurati governanti credevano di aver integrato. E invece impugnano le armi e arrivano alla ferocia di massacrare “crociati” di otto anni.

Quelli che in questi anni in Italia hanno traghettato nel nostro Paese centinaia di migliaia di clandestini stanno creando il brodo di coltura per l’invivibilita di domani. I figli degli immigrati più che integrarsi sono disintegrati psicologicamente dalle nostre società. La nostra accoglienza si trasforma ben presto in disoccupazione, marginalità, rifiuto della loro cultura e banalizzazione della loro religione. L’unico rifugio a questo punto diventa la moschea che è un un recupero di identità e di senso del vivere in una quotidianità impastata di miseria, umiliazioni e marginalità. Che tocca a loro, ma tocca anche ai nativi italiani che dagli asili alle case popolari si vedono preferiti gli immigrati. L’invasione degli immigrati alla fine produce devastazione sia tra gli indesiderati dei gommoni, sia tra i nativi che sono stati costretti ad accoglierli. Si verifica prima una guerra civile molecolare tra i nuovi venuti e il popolo costretto ad ospitarli. Poi arriva il tempo del terrorismo. Certo, tra i figli degli immigrati nati in Italia solo una minoranza si arruola nelle fila del terrorismo islamista. Ma può contare, questa minoranza, sul consenso di oltre il 25% dei loro coetanei. Per rifornire il mercato del lavoro di manodopera che costa poco e quindi costringere i lavoratori nativi ai bassi salari, i demagoghi dell’accoglienza aprono le porte al terrorismo. Per questo vanno fermati. E bisogna disinnescare la bomba ad orologeria del terrorismo di seconda generazione che si aggiungerà a quello già esistente.


Condivido questo articolo per il messaggio morale e ideale che lo anima.Io ero uno di quei ragazzi.E quella esperienza di militanza, negli anni del liceo e dell’Università, fu una grande scuola di pluralismo culturale, di educazione al confronto, di educazione alla battaglia delle idee. E fu anche una grande scuola di vita che poi mi è rimasta..

Una bellissima nota di MARCELLO VENEZIANI

Lo confesso: il mandante delle accuse a Fini sono io. Io e tutti quei ragazzi che hanno creduto nella destra, investendoci la vita. Noi, che possiamo comprendere i trasformismi, ma che non gli perdoneremo mai di aver svenduto i nostri sacrifici al cognato.
Io so chi c’è dietro le carte che accusano Fini. So chi le ispira, conosco bene il mandante. Non c’entra affatto con Palazzo Chigi, i servizi segreti, il governo di Santa Lucia.È un ragazzo di quindici anni che si iscrisse alla Giovane Italia. Sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà. Portava in piazza la bandiera tricolore, si emozionava per storie antiche e comizi infiammati, pensava che solo i maledetti potessero dire la verità.
Quel ragazzo insieme ad altri coetanei fondò una sezione e ogni mese facevano la colletta per pagare tredicimila lire di affitto, più le spese di luce, acqua e attività. Si tassavano dalla loro paghetta ma era solo un acconto, erano disposti a dare la vita. Il ragazzo aveva vinto una ricca borsa di studio di ben 150mila lire all’anno e decise di spenderla tutta per comprare alla sezione un torchio e così esercitare la sua passione politica e anche di stampa. Passò giorni interi da militante, a scrivere, a stampare e diffondere volantini. E con lui i suoi inseparabili camerati, Precco, Martimeo, il Canemorto, e altri. Scuola politica di pomeriggio, volantini di sera, manifesti di notte, rischi di botte e ogni tanto pellegrinaggi in cerca di purezza con tricolori e fazzoletti al collo. Erano migliaia i ragazzi come lui. Ce ne furono alcuni che persero la vita, una trentina mi pare, ma non vuol ricordare i loro nomi; lo infastidiva il richiamo ai loro nomi nei comizi per strappare l’applauso o, peggio, alle elezioni per strappare voti. Perciò non li cita. Sa solo che uno di quei ragazzi poteva essere lui.
È lui, il ragazzo di quindici anni, il vero mandante e ispiratore delle accuse a Fini. Non rivuole indietro i soldi che spese per il torchio, per mantenere la sezione, per comprare la colla. Furono ben spesi, ne va fiero. Non rivuole nemmeno gli anni perduti che nessuno del resto può restituirgli, le passioni bruciate di quel tempo. E nemmeno chiede che gli venga riconosciuto lo spreco di pensieri, energie, parole, opere e missioni che dedicò poi negli anni a quella «visione del mondo». Le idee furono buttate al vento ma è giusto così; è al vento che le idee si devono dare. Quell’etichetta gli restò addosso per tutta la vita, e gli costò non poco, ma seppe anche costruirvi sopra qualcosa. No, non chiede indietro giorni, giornali, libri, occasioni e tanto tanto altro ancora.
Però quel che non sopporta è pensare che qualcuno, dopo aver buttato a mare le sue idee e i loro testimoni, dopo aver gettato nel cesso quelle bandiere e quei sacrifici, dopo aver dimenticato facce, vite, morti, storie, culture e pensieri, possa usare quel che resta di un patrimonio di fede e passione per i porci comodi suoi e del suo clan famigliare. Capisce tutto, cambiare idee, adeguarsi al proprio tempo, abiurare, rinnegare, perfino tradire. Non giustifica, ma capisce; non rispetta, ma accetta. È la politica, bellezza. E figuratevi se pensa che dovesse restare inchiodato alla fiamma su cui pure ha campato per tanto tempo. Però quel che non gli va giù è vedere quelle paghette di ragazzi che alla politica dettero solo e non ebbero niente, quei soldi arrotolati di poveracci che li sottraevano alle loro famiglie e venivano a dirlo orgogliosi, quelle pietose collette tra gente umile e onesta, per tenere in vita sezioni, finire in quel modo. Gente che risparmiava sulla benzina della propria Seicento per dare due soldi al partito che col tempo finirono inghiottiti in una Ferrari. Gente che ha lasciato alla Buona Causa il suo appartamento. Gente che sperava di vedere un giorno trionfare l’Idea, come diceva con fede grottesca e verace. E invece, Montecarlo, i Caraibi, due, tre partiti sciolti nel nulla, gioventù dissolte nell’acido. È questo che il ragazzo non può perdonare.
Da Berlusconi il ragazzo non si aspettava nulla di eroico, e neanche da Bossi o da Casini. E nemmeno da Fini, tutto sommato. Capiva i tempi, i linguaggi e le esigenze mutate, le necessità della politica, il futuro… Poteva perfino trescare e finanziare la politica con schifose tangenti; ma giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei poveri e dei ragazzini che per abitare i loro sogni si erano tolti i due soldi che avevano, no, non è accettabile.
Attingere da quel salvadanaio di emarginate speranze è vergognoso; come vergognoso è lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele nei secoli, che ha dato l’anima al suo partito ed era ancora in attesa di uno spazio per loro, per favorire con appaltoni rapidi e milionari il suddetto clan famigliare. Lui non crede che il senso della vita sia, come dice Bocchino in un’intervista, «Cibo, sesso e viaggi» (si è scordato dei soldi).
Il vero ispiratore e mandante dell’operazione è lui, quel ragazzo di quindici anni. Si chiama Marcello, ma potrebbe chiamarsi Pietrangelo o Marco. Non gl’interessa se Gianfrego debba dimettersi e andarsene all’estero, ai Caraibi o a Montecarlo, o continuare. Lo stufa questo interminabile grattaefini. È pronto a discutere le ragioni politiche, senza disprezzarle a priori. Sentiremo oggi le sue spiegazioni (ma perché un videomessaggio, non è mica Bin Laden). Però Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee. Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.
Marcello Veneziani
Virgilio Video
( . . . )·

La scena ve la immaginereste più o meno così? 😱😱😱

Arriva da un ospedale cinese un impressionante video che sembra rappresentare l’uscita dell’anima dal corpo di una donna. Sul web si discute però se si tr
VIDEO.VIRGILIO.IT
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MEMENTO
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 ( . . . )  il post ( . . . )
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“Venite, lasciateci compatire coloro che stanno meglio di noi. Venite, amici miei, e ricordate che i ricchi hanno maggiordomi e non amici. E noi abbiamo amici e non maggiordomi.”

(Ezra Pound)

Vedi altre reazioni
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Giovane Italia – Intervista On.Cantalamessa – YouTube

03 feb 2011 – Caricato da GiovaneItaliaPalmaC

Intervista del 21 Novembre 2010 …. Prof.Bonifacio Nunziata.

 
31/05/2017 · Portici, Campania · 

Ultimo Saluto ad un Grande della Destra Tonino Cantalamessa

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Grazie.
Grazie agli amici con i quali sono cresciuto e dai quali la vita mi ha allontanato ( ma mai nell’affetto). Grazie ai carissimi amici di oggi. Grazie agli amici delle vacanze. Grazie agli amici di Palinuro ed a quelli di Rivisondoli. Grazie ai miei familiari, anche e soprattutto quelli che non vedo purtroppo più spesso. Grazie ai miei colleghi “assicuratori” . Grazie agli amici “storici” di mia madre e di mio padre. Grazie ad una comunità che, prima di essere una comunità

politica, era e’ e resterà una comunità umana che ha gli stessi valori e non smette di sognare e lottare per un paese migliore. Grazie a tutte le personalità politiche o le tante persone “normali” presenti per testimoniare la loro stima ed il loro affetto. Grazie a @Maurizio Gasparri. Grazie ai tanti “avversari” politici di mio padre presenti a testimoniare la loro stima personale. Grazie a tutti i presenti che non sono riuscito a salutare. Grazie alle tante persone che non mi aspettavo di incontrare. Grazie agli amici che hanno fatto centinaia di chilometri per salutare noi e mio padre. Grazie alle migliaia di persone che mi hanno scritto su fb e su wa. Quando muore una persona amata, al di là del dolore comprensibile , si può essere tristi per la loro morte o felici per averli vissuti. Non ho dubbi. Scelgo la seconda. Sono un uomo fortunato perché ho avuto due genitori che mi hanno spiegato il senso delle due parole più importanti nella vita di una persona. Mia madre mi ha spiegato con la sua vita il significato della parola “Amore” e mio padre mi ha insegnato cosa significa essere un “Uomo”. Il mio ultimo grazie va ad un signore anziano che si è avvicinato ieri mattina e mi ha detto: “ero, sono e morirò comunista. Ho avuto la tessera per 20 anni del Pci. “Vostro” padre era una persona perbene. A prescindere dalle sue idee che non condividevo. E sono qui per questo. Prima della politica, vengono gli Uomini e “Vostro” padre era un Uomo. Grazie papà per tutto quello che mi hai insegnato. Non a chiacchiere, ma con la tua vita.

 
[ nella foto : Gianluca Cantalamessa con  Matteo Salvini ]
 
foto di Gianluca Cantalamessa.
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L’EDICOLA
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Venerdi, 2 Giugno 2017
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Il Comune di Roma vuole dare un bonus casa di 800 euro per pagare l’affitto a chi vive nelle baraccopoli. Ecco qual è l’idea di integrazione, sicurezza, legalità ed equità sociale di Grillo, Di Maio e Raggi.

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GLI ARTICOLI PIU’ LETTI

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L’EDIZIONE DEL GIORNO

Il “Secolo d’Italia” è il quotidiano on line della destra italiana: fondato a Roma nel 1952, nel 1963 divenne l’organo di partito del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e nel 1995 di Alleanza Nazionale.

Nel 2009 è stato uno dei quotidiani del Popolo della Libertà. Attualmente è organo della Fondazione Alleanza Nazionale.

 

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Secolo d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
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AYSE DENIZ KARACAGIL “CAPPUCCIO ROSSO” MORTA LA RAGAZZA CURDA IN COMBATTIMENTO CONTRO I “TAGLIAGOLE”  L’EDICOLA E ALTRE NEWS
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