STANNO AFFONDANDO L’ITALIA SE ROMA PIANGE IL VATICANO NON RIDE CORRISPONDENZE DALLE CALABRIE – COSENZA


STANNO AFFONDANDO L’ITALIA SE ROMA PIANGE IL VATICANO NON RIDE CORRISPONDENZE DALLE CALABRIE – COSENZA

STANNO AFFONDANDO L’ITALIA SE ROMA PIANGE IL VATICANO NON RIDE CORRISPONDENZE DALLE CALABRIE – COSENZA [ “AZ.” – 17/07/2017 ]
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OGGI – IN QUESTO NUMERO : 
IL TERZO MOTTETTO DI TOTONNO LOMBARDI [ vedi : oltre ]

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ricordo di antonio ( totonno ) lombardi l’eretico cosentino della sinistra …

15 apr 2017 – Associazione Azimut | Raccolta di e-mail dell … … Il Circolo fondato negli anni ‘ 60 operò nell’ambito della sinistra cittadina e non solo fino al .

[ “AZIMUT.NEWSLETTER” : 17/07/2017 ]
 

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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azim

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IN COPERTINA
INVASIONE PIENA VOLUTA E PREORDINATA
MA COSA VOGLIONO I NOSTRI (S)GOVERNANTI  ?
UNA RIVOLTA GENERALE ?
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Migranti sulla nave di Medici Senza frontiere il 14 luglio © ANSA
 

” ( . . . ) Non si placano le polemiche sul fronte accoglienza. I sindaci dei Nebrodi che si sono riuniti in mattinata per valutare la situazione dopo l’ingresso di 50 migranti nell’hotel Canguro, in territorio di Sinagra (Me), hanno deciso di effettuare un presidio permanente davanti all’albergo in attesa di una convocazione da parte della Prefettura alla quale hanno inviato un documento. Gli amministratori fanno sapere che il presidio comincerà a breve ma non ci saranno blocchi.”Vanno spostati al più presto”. E’ l’appello del sindaco di Castell’Umberto Vincenzo Lionetto Civa che sabato insieme ad alcuni cittadini ha inscenato una protesta davanti all’albergo

“E’ un presidio pacifico, se il termine non piace chiamatela presenza costante, serve a mantenere il livello di conflittualità alto. Io con la mia giunta e alcuni concittadini mi sto recando davanti all’hotel dove si trovano 50 migranti. Vogliamo che l’attenzione su questa vicenda non si abbassi, non faremo blocchi o barricate e non impediremo il transito o l’ingresso di cibo e altro nella struttura”: a dirlo è il sindaco di Castell’Umberto (Me), Enzo Lionetto Civa. ( . . . ) 

Il sindaco aveva spiegato in mattinata che la protesta è nata perchè secondo lui la Prefettura doveva trovare una struttura migliore e informare i comuni sull’arrivo dei migranti. “Noi da tempo – prosegue – insieme agli altri sindaci dei Nebrodi sapendo che qui sarebbero arrivati oltre 7000 migranti solo nei nostri comuni avevamo chiesto un incontro al prefetto per concordare le azioni di accoglienza, ma ci è stato negato. Ieri dell’arrivo dei migranti lo sapeva la cooperativa, lo sapeva l’agenzia dei pullman che li ha portati qui, solo noi sindaci non sapevamo nulla. Noi vogliamo essere partecipi alle scelte dello Stato va bene che c’è la legge che dice che ci deve essere il 2,5 % migranti ogni mille abitanti però deve poi essere rispettata qui i migranti sono 50 e il comune di Sinagra è piccolo. ( . . . )

Sindaci e cittadini del Sud che si ribellano all’accoglienza di nuovi migranti “fanno bene”. Così ha risposto il segretario della Lega,Matteo Salvini, prima dell’apertura della conferenza programmatica di Piacenza. “Quando la Lega sarà al Governo difenderà i confini”, ha ribadito Salvini, che ha fra l’altro sottolineato che “c’è un allarme boom demografico in Africa, che se non viene affrontato verremo travolti”.

Sempre sabato, se nel messinese è esplosa la tensione, la giornata è stata difficile anche nei due porti in cui sono approdati i 1500 migranti, che erano stati tratti in salvo. A Corigliano sono sbarcati in 923, tutti sub sahariani: 595 uomini (tra cui anche alcuni feriti), 121 donne (14 incinte) e 203 minori. Gli adulti saranno trasferiti in altre regioni, i minori non accompagnati resteranno in Calabria. Ma le strutture di accoglienza per i ragazzi di Corigliano “sono ormai sature, non abbiamo più immobili dove collocarli” ha detto il sindaco Giuseppe Geraci, che ha definito la situazione “una tragedia”. Anche a Bari, tra i 644 nordafricani sbarcati, c’erano minori non accompagnati e tanti bambini, persino di pochi mesi, e donne incinte, oltre a un uomo ferito. Due donne con neonati sono state ricoverate in ospedale. ( . . . )  Iniziative contro centri di accoglienza per i migranti ci sono state anche a Pistoia e San Salvo, in provincia di Chieti, dove il sindaco Tiziana Magnacca ha fatto una conferenza stampa davanti a un ex albergo destinato a ospitare rifugiati. Mentre nel bresciano, a Serle, sono stati i richiedenti asilo a ribellarsi contro i gestori della struttura che li ospita: “non mangiamo e veniamo minacciati se proviamo a dire qualcosa alla polizia”, hanno denunciato, forti anche delle registrazioni di insulti e minacce.

Resta alta, dunque, la tensione sul tema dell’accoglienza dei migranti mentre continuano gli sbarchi e sabato è arrivato anche lo stop da parte di alcuni primi cittadini (a martire da quello M5s di Civitavecchia) alla creazione di nuovi hotspot temporanei in alcuni porti.

Intanto in Parlamento sembra in salita la strada del provvedimento sulla cittadinanza che introdurrebbe nel nostro ordinamento lo ‘ius soli temperato’. 

Via libera dell’Ue al codice di condotta delle Ong per i soccorsi in mare ai migranti. E’ quanto si apprende da fonti qualificate del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. L’ok è arrivato nella giornata di giovedì 13 luglio a Bruxelles, dove si è svolta una riunione a cui ha partecipato una delegazione del nostro Paese, rappresentanti di Frontex e della Commissione europea. L’incontro ha permesso di condividere un testo il quale prevede regole che consentiranno di disciplinare l’attività svolta dalle Ong nel Mediterraneo centrale. ( . . . )

[ TRATTO DAL WEB ]

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STANNO AFFONDANDO L’ITALIA
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Finalmente si alzano altre voci a denunciare il naufragio in corso della nave chiamata “Italia”. Almeno per una volta non solo noi, famigerati “populisti”, ma perfino il “Corriere della sera” si accorge che questo Paese – che era già…
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APRILE 2016

L’AFFONDO

Socci: “Il Papa non parla di quell’eccidio. Perché scorda cinque milioni di morti?”

Antonio Socci e Papa FrancescoI migranti morti nel Mediterraneo dal 2000 ad oggi, secondo calcoli approssimativi, sono stati circa 27 mila.

È un’orribile tragedia e va fermata. Ma da qui a definirla – come ha fatto ieri papa Bergoglio a Lesbo – «la catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda guerra mondiale» ce ne corre.

Debole in teologia l’attuale vescovo di Roma appare debolissimo in storia contemporanea. Basta ricordare una tragedia che Bergoglio dovrebbe conoscere bene: la dittatura militare argentina dal 1976 al 1983 ha fatto circa 40 mila vittime.

Parlando di catastrofi umanitarie dal 1945 ad oggi (ma morti ammazzati, mentre così non è per i migranti), va ricordato il genocidio del Sudan dove, nel 1983, fu imposta la sharia anche a cristiani e animisti: alla fine del 2000, su 30 milioni di abitanti, si contavano quasi 2 milioni di vittime, 4,5 milioni di sfollati, 500 mila profughi all’estero e centinaia di donne e bambini ridotti in schiavitù.

C’è poi l’orrendo genocidio del Ruanda che, nel 1994, fece quasi 1 milioni di vittime su circa 5 milioni di abitanti.

Infine c’è il capitolo comunista su cui Bergoglio glissa sempre. A parte l’Urss (che dal 1917 – secondo le stime minimali – fece 20 milioni di vittime) c’è la Corea del Nord (inferno comunista tuttora funzionante): dal 1950 circa 3 milioni di vittime. E la Cambogia: dal 1975 al 1979 i Khmer rossi hanno fatto 2 milioni di vittime su 6 milioni di abitanti.

Accanto ad altri macelli comunisti dal 1945 in avanti (Africa, Vietnam, Afghanistan, Europa dell’est, Cuba), che hanno fatto anch’essi qualche milione di vittime, c’è il caso più tragico: la Cina.

Dal 1949, quando il comunismo di Mao ha preso il potere, ha fatto più di 70 milioni di vittime. A cui vanno aggiunti gli aborti forzati imposti dal 1979 per la legge sul figlio unico: 300 milioni di “nascite in meno” in 21 anni.

A questo regime comunista – tuttora imperante – Bergoglio tre mesi fa ha lanciato un amorevole messaggio (sotto forma di intervista) che – come scrive Sandro Magister – brilla «per il suo totale silenzio sulle questioni religiose e di libertà» e «per le sue parole sfrenatamente assolutrici di passato, presente e futuro della Cina, esortata a farsi “misericordiosa verso se stessa” e ad “accettare il proprio cammino per quel che è stato”, come “acqua che scorre” e tutto purifica, anche quei milioni di vittime che il papa mai nomina, neppure velatamente».

Avendo taciuto così pure sulle migliaia di persone tuttora nei lager (compresi vescovi e sacerdoti) come può oggi Bergoglio fare la morale agli altri sui migranti?

Peraltro – a proposito di aborto – i predecessori di Bergoglio ritenevano una “catastrofe umanitaria” anche l’aborto libero (non forzato come in Cina) introdotto dalle legislazioni dei paesi democratici dagli anni Settanta (sull’esempio dei paesi totalitari).

I dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità dicono infatti che ogni anno, in tutto il pianeta, si fanno circa 50 milioni di aborti (la Seconda guerra mondiale in sei anni fece 50 milioni di vittime).

In 40 anni dunque siamo ben sopra al miliardo di aborti. Ma questa tragedia non è in cima ai pensieri di Bergoglio come l’emigrazione.

Per la quale ama fare esibizioni di bontà “politically correct” (e in favore di telecamera) come quella di Lesbo e (prima) di Lampedusa.

Naturalmente il problema c’è e va risolto. I trattati internazionali stabiliscono che i profughi (che scappano da guerre e persecuzioni) devono essere accolti ed è quello che l’Europa fa.

Ma i profughi sono una minoranza e – come hanno ripetuto molte volte i patriarchi delle chiese martiri orientali – desiderano anzitutto tornare nelle loro case.

Sogno impossibile se non si spazza via totalmente l’Isis. Ma come fare? Bergoglio, che si è sempre rifiutato di chiamare per nome – cioè “Stato islamico” – l’autore di quei crimini, è contro interventi di polizia internazionale. Altre soluzioni?

Il Papa potrebbe chiedere all’Arabia Saudita di farsi carico dei profughi provenienti da Siria e Iraq: è un Paese con tantissimo territorio libero, uno Stato con immense ricchezze derivanti dal petrolio ed è anche il centro propulsore dell’Islam, quindi sarebbe tenuto a soccorrere i musulmani. Oltretutto l’Arabia è vicinissima a quelle aree, quindi i profughi potrebbero trovare asilo lì, evitando migrazioni terribili e pericolose.

Lo stesso discorso si potrebbe fare all’Iran che è l’altro Paese confinante, anch’esso super-islamico (sia pure sciita). Ma sia Arabia Saudita che Iran in quella regione sono tra i fomentatori dei conflitti e non tra gli operatori di pace. Perché il Papa non lancia messaggi morali a quei due regimi?

Ci sono poi – accanto ai profughi – i migranti economici. In questo caso il primo diritto da proclamare – come fecero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – è il “diritto di non emigrare”, cioè di non doversi sradicare.

Pure i vescovi africani, l’anno scorso, hanno lanciato un appello alle giovani generazioni scolarizzate perché restino nei propri Paesi aiutandone lo sviluppo (oggi l’Africa è un continente in crescita che ha prospettive economiche molto buone).

Il fenomeno dell’emigrazione sconvolge sia Paesi di partenza, sia quelli di arrivo che non sono in grado di sopportare una simile invasione.

Oltretutto il traffico di esseri umani è spesso gestito da organizzazioni criminali che si arricchiscono sulla pelle dei migranti e talora portano quei poveretti alla morte.

Perché dunque il Papa non invita anzitutto a scongiurare il fenomeno migratorio invece di pretendere l’abbattimento delle frontiere d’Europa? Non si rischia così di alimentarlo?

Secondo certi osservatori, per esempio, il suo tour buonista a Lampedusa nel 2013 probabilmente contribuì a illudere migliaia di persone inducendoli a intraprendere viaggi terribili e a volte mortali.

Il Papa dimostra altrettanta superficialità riguardo all’impatto sull’Europa della marea migratoria. Sottovaluta l’evidenza storica di una difficilissima integrazione (vedi il caso del Belgio). E non considera che certi Paesi come l’Italia hanno già fatto il massimo. Del resto la nostra opinione pubblica – che avverte la crisi economica (l’Italia ha il record europeo della povertà) – trova sconcertanti certi episodi di cronaca che mostrano un eccesso di pretese da parte dei migranti che ospitiamo.

Il problema è soprattutto l’enormità dell’ “invasione”.

In una recente intervista Bergoglio è arrivato a dire: «Si può parlare oggi di invasione araba» dell’Europa, «è un fatto sociale». Ma – ha minimizzato – «quante invasioni l’Europa ha conosciuto nel corso della sua storia! Ha sempre saputo sorpassarsi, andare avanti per trovarsi poi come ingrandita dallo scambio di culture».

Colpisce la spensierata superficialità di queste parole. Ancora una volta papa Bergoglio mostra di essere a digiuno di storia.
Se parliamo delle invasioni barbariche sono state per l’Europa una vera devastazione: fu spazzato via il millenario Impero romano e il continente sprofondò nel caos, regredendo a uno stato pressoché selvatico.

Ci vollero secoli – e la vigorosa Chiesa dei monaci (non certo quella di Bergoglio) – per risollevarsi e dar forma al luminoso Medioevo.

Se poi parliamo – come Bergoglio – di “invasione araba” va detto che nella storia d’Europa proprio le invasioni musulmane (arabe e turche) sono state il più tragico dei flagelli.

Perché a Oriente hanno spazzato via la grande civiltà bizantina e per tre volte hanno tentato l’occupazione militare dell’Europa (miracolosamente scongiurata anche grazie a veri papi davvero illuminati).

I saraceni hanno poi sottoposto per secoli l’Italia a scorribande sanguinarie. Bergoglio continua a voler ignorare la natura dell’Islam e sottovalutarne il pericolo.

Si dedica con tanta passione ai migranti musulmani, che non ha tempo di ricordarsi dei molti cristiani perseguitati (come Asia Bibi), schiavizzati e uccisi sotto regimi islamici e comunisti.

di Antonio Socci

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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La

solita propaganda Fascista...!😈😉😎🤣🤣🤣🤣

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DIREBBERO 
 
 

Le dichiarazioni della presidentessa della Camera, Laura Boldrini, circa i monumenti costruiti nell’era fascista, hanno coinvolto tutta l’opinione pubblica, suscitando una serie di svariate reazioni.

A commentare la vicenda, ci ha pensato anche Bruno Vespa. Questi, a Il Giorno, si mostra piuttosto inasprito riguardo le dichiarazioni della Boldrini e la sua intenzione di eliminare i simboli architettonici costruiti durante il ventennio fascista.

A quel punto, il giornalista ricorda che (purtroppo) “Benito Mussolini è stato l’ultimo urbanista di Roma e non solo”.

Infatti, ricorda come ai suoi tempi “nacquero complessi di grande funzionalità ed eleganza come la città universitaria della Sapienza e gli attuali ministeri degli Esteri alla Farnesina e dell’Industria in via Veneto, arricchiti da opere dei maggiori artisti del tempo. Senza dimenticare la Bonifica Pontina che procurò a Mussolini l’ammirazione internazionale”.

E poi passa all’attacco: “Invece di pensare di abbattere i monumenti fascisti, dovremmo chiederci perché un quartiere fu costruito in quattro anni, mentre oggi nello stesso tempo non si riesce ad approntare un progetto di massima”.

E aggiunge: “Il fascismo fu la settimana di 40 ore lavorative, fu l’Iri e tanti altri enti pubblici economici che salvarono il sistema bancario, fu l’Inps, l’Inail, le colonie per centinaia di migliaia di bambini che mai avevano visto il mare. Ma fu anche dittatura severa, con una intellighenzia autorevole, ma ridotta, e una base di pagliacci incolti, capaci solo di manganello e olio di ricino”.

E per concludere: “chi oggi inneggia al fascismo ne evoca la parte peggiore. Ne studiasse la parte migliore, potrebbe rendersi utile a una discussione serena, senza sfiorare i limiti di una impensabile apologia“.

Fonte: Libero

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DA MESSAGGIO “POSTATO” SU FACEBOOK
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L’AMORE E’ PIU’ FORTE DELL’ODIO. “Sapete chi siamo? Ricordate, signori maestri? Siamo quelli che definiste “con una Ciavatta in meno”; siamo quelli del “99 e il resto Mancia”. Siamo infatti quelli che non hanno mai chiesto che piazza Walter Rossi venisse ribatezzata. Siamo infatti quelli che non hanno nulla in contrario a che un parco o un giardino venga dedicato a Ivo Zini, a Roberto Scialabba o a Giorgiana Masi. E siamo quelli che sono d’accordo

a che venga eretto un monumento a Valle Giulia per ricordare tutti i Caduti degli anni di piombo, ma proprio tutti, senza distinguo e senza classifiche o preferenze. Ma soprattutto senza nessuno che si metta in cattedra a fare la morale sulla vita e sulla morte altrui. Siamo quelli che proprio non capiscono perchè mai qualcuno possa chiedersi se sia opportuno o meno onorare la memoria di un diciassettenne morto dopo una lunga agonia per esser precipitato da un muretto, con le chiavi di casa strette in mano, nel tentativo di sfuggire all’agguato mortale di più adulti. Siamo però quelli che temono di averlo capito questo perchè. Forse non ci perdonate di esser quelli che hanno una percezione metafisica, che vibrano con i loro morti, che li onorano ogni anno, generazione dopo generazione, rigenerandosi con essi. Perchè siamo quelli che non costruiscono paradisi artificiali in terra e perciò sentono i legami sottili con le dimensioni profonde. Perchè siamo quelli che sanno che il sangue è spirito e siamo quelli che non scordano e non dimenticano i loro morti. E se altri, meno sanguigni e più cerebrali di noi, non riescono a farlo, ci dispiace per loro. Siamo comunque quelli che non hanno mai rotto una targa commemorativa di un Caduto che ci fu avverso e che non ne hanno mai deriso la memoria. E sapete perchè abbiam fatto così malgrado gli sfavorevoli rapporti di forza e nonostante i vostri insulti e il vostro livore? Perchè ci siamo comportati così nei tempi che rimpiangete tanto in cui “uccidere un fascista” -ricordate- “non era un reato”? Perchè saremo anche stati allievi ribelli, irrequieti, turbolenti, pessimi, magari pericolosi, ma non abbiamo mai avuto cattivi maestri e, se li avessimo avuti, li avremmo cacciati a pedate. Perchè siamo quelli che ragionano con il cuore. Siamo quelli che hanno provato a tutti che l’amore (l’a-mor) è più forte dell’odio. Siamo quelli cui le grinfie ringhianti dei commissari politici, dei censori, dei custodi dell’Ade, non hanno mai spento il sorriso. Il sorriso in cui ci confondiamo con Francesco e con tutti i nostri Angeli Custodi che sono tra noi e traboccano di felicità”. Stefano Cortini – Margherita Cortini
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CORRISPONDENZE
dalle Calabrie – COSENZA
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Silvana D’Angelo e Benito Francesco Adele Caldeo hanno condiviso un link.
Qui ci starebbe bene il tormentone: sei di Cosenza se… conosci l’edicola “Permesso”. Sono iniziati da ieri mattina i lavori per smantellare quella che è stata la più famosa edicola di Cosenza:l’edicola di Permesso. Un altro pezzo di storia della città che se ne va. La storia di questa famosa edicola…
—-Messaggio originale—-
Da: “Giancarlantonio olivieri” 
Data: 15-lug-2017 20.10
A:”azimutassociazione@liber.”<azimutassociazione@libero.it>, <an.arenella@libero.it>
Ogg: terzo mottetto di Totonno Lombardi
Caro Arturo ti invio il terzo mottetto di Antonio Lombardo, il giudizio finale é amaro, ma é dato da un cosentino.
Na mala sorta nasciri a Cusenza
senza amuri e senza spiranza
miegliu era Napuli o Firenza
curmi di storia e di sapienza !
Mi parrava di porta Capuana
matri di sangu napulitanu
crinera russa fra Arnu e Cascine
era n’incontru ccu lu distinu !
Na mala sorti nasciri a Cusenza
poca sustanza e sulu apparenza!
                             Santachiara
Foglio volante  3176   Cosenza, 31,luglio,2005
 
Cattivo destino nascere a Cosenza / senza amore e senza speranza / meglio sarebbe stato a Napoli o a Firenze / ricche di storia e di sapienza ! / Mi parlava di porta Capuana / mia madre di  origine napoletana / capelli rossi fra l’Arno e le Cascine / fu un incontro con il destino / Cattivo destino nascere a Cosenza / poca sostanza e solo apparenza /
 
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L’EDICOLA
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Domenica, 16 Luglio 2017
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Migranti, un’invasione continua e una continua emergenza. Tutto sulle spalle del Belpaese – grazie allo scellerato patto che Renzi ha siglato a Bruxelles – dove porti ormai allo stremo e strutture al collasso endemico devono far fronte agli sbarchi ininterrotti, nell’assoluta chiusura e indifferenza ostentati da tutti gli altri Paesi membri dell’Unione e con la poco chiara intrusione-collaborazione delle Ong su cui incombe il peso di più di un’inchiesta.

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L’EDIZIONE DEL GIORNO

Il “Secolo d’Italia” è il quotidiano on line della destra italiana: fondato a Roma nel 1952, nel 1963 divenne l’organo di partito del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e nel 1995 di Alleanza Nazionale.

Nel 2009 è stato uno dei quotidiani del Popolo della Libertà. Attualmente è organo della Fondazione Alleanza Nazionale.

 

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Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
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STANNO AFFONDANDO L’ITALIA SE ROMA PIANGE IL VATICANO NON RIDE CORRISPONDENZE DALLE CALABRIE – COSENZA [ “AZ.” – 17/07/2017 ]
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