2 AGOSTO ( BOLOGNA : 1980 ) LA MADRE DI TUTTE LE STRAGI NO AL BAVAGLIO ROMPERE IL SILENZIO E OMERTA


2 AGOSTO ( BOLOGNA : 1980 ) LA MADRE DI TUTTE LE STRAGI NO AL BAVAGLIO ROMPERE IL SILENZIO E OMERTA

2 AGOSTO ( BOLOGNA  : 1980 ) LA MADRE DI TUTTE LE STRAGI NO AL BAVAGLIO ROMPERE IL SILENZIO E OMERTA’ 
[ “AZ.” – 01/08/2017 ]
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IN COPERTINA
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( . . . )   un link.

nome in codice CARLOS, Il killer terrorista venezuelano,
al servizio dei palestinesi…ha dichiarato da tempo di aver compiuto la strage
ma non faceva comodo a lor signori…farlo sapere

I telex dei nostri 007 a Beirut rimasti nascosti per quasi 30 anni. Parlavano di ritorsione palestinese per la rottura del “Lodo Moro”
ILTEMPO.IT
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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimu

 
ANTEPRIMA DEL SERVIZIO 
ROMPERE SILENZIO E OMERTA’
( “AZ.” – 01/08/2017 )
NO AL BAVAGLIO 
Risultati immagini per vuono ferruccio massimo “Azimut” – il presidente Arturo Stenio Vuono
2 AQGOSTO ( BOLOGNA : 1980 ) LA MADRE DI TUTTE LE STRAGI NO AL BAVAGLIO ROMPERE IL SILENZIO E OMERTA’ [ “AZ.” – 01/08/2017 ]
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SULLA STRAGE [ IN RETE ]
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2 agosto 1980 la strage alla stazione di Bologna

2 agosto 1980: una bomba sventra la stazione centrale di Bologna, alle 10:25.

La strage ha causato 85 morti e 200 feriti, colpendo al cuore una città simbolo del nord Italia. Bologna è da sempre considerata una città d’alto valore culturale per via della sua antichissima università, oltre ad essere un centro economico importantissimo per l’intera regione e zone limitrofe.

Le autorità e gli inquirenti parlarono fin da subito di attentato terroristico, dirigendo le indagini sulla pista neofascista. La città di Bologna è stata definita dalla sua società civile come pienamente antifascista e radicalmente di sinistra. Per alcuni esponenti (politici) l’attentato terroristico alla stazione di Bologna rientra nella logica punitiva contro una città simbolo della cultura democratica italiana e della sua resistenza al nazi-fascismo.

Lo sdegno e l’incredulità per un atto di straordinaria violenza e orrore hanno diretto l’attenzione verso personaggi immediatamente localizzabili, lasciando indietro ipotesi diverse e percorribili.

I mandanti della strage non sono ancora stati individuati.

Tutta la vicenda è apparsa fin da subito inseribile nel periodo della strategia della tensione, onda lunga degli anni di piombo.

Gli accertamenti della Magistratura hanno verificato un’intensa attività di depistaggio da parte di persone appartenenti a vari gruppi e organizzazioni, fattore che ha reso più complessa la constatazione della verità. Nei resoconti giornalistici sono notificate informazioni di ogni genere: pare davvero che in questa inchiesta stia bene tutto e il suo contrario.

Commemorazione annuale

Il 2 agosto di ogni anno si commemorano le vittime della strage. Il corteo parte dal centro cittadino per giungere al luogo della strage. Dal palco allestito davanti alla stazione centrale di Bologna, i rappresentanti dell’associazione dei famigliari delle vittime chiedono giustizia per i loro cari. Sono palpabili lo sdegno, lo sconforto e la rabbia.

Ogni anno, i rappresentanti del Governo ricevono fischi e altro, soprattutto quando promettono che “sarà presto fatta piena luce sugli avvenimenti e scoperta la verità”, incluso l’accertamento dei mandanti e l’elargizione dei risarcimenti alle famiglie delle vittime. Ogni anno si ripete, in sostanza, la stessa sequenza.

I suggerimenti di Cossiga e la pista Palestinese

Cossiga all’epoca dei fatti era Presidente del Consiglio, dichiarò che l’atto terroristico era opera di neofascisti. In seguito ritrattò la sua dichiarazione, affermando di essere stato male informato dai Servizi Segreti.

Nel suo dorato pensionamento, Cossiga ha concesso interviste a diversi giornalisti, in cui candidamente ha parlato di numerosi avvenimenti italiani, tra cui anche la strage di Bologna. In base alle sue personali indagini informative, concomitanti a quelle di altri esponenti politici come Enzo Raisi, l’ordigno sarebbe stato piazzato o comunque trasportato da agenti palestinesi.

Quegli agenti stranieri avrebbero spedito la bomba per un attentato da farsi in un altro luogo, diverso da Bologna, oppure nella sinagoga della città. All’approfondimento di questa versione, Cossiga spiegò che si trattò di un trasporto da parte di un ignaro vettore e che l’esplosione fu il risultato di un errore o di un atto intenzionale, ma senza ulteriori chiarimenti.

Gli elementi della cosiddetta pista palestinese non sono stati valorizzati pienamente, in quanto gli esperti hanno subito liquidato le ipotesi che la sorreggevano.

Forse c’è un fondo di verità nelle parole di Cossiga o forse no, certamente non si possono scartare senza appello. Queste informazioni andrebbero attentamente approfondite e verificate.

Ciò che preoccupa, non è tanto l’esistenza di una pista d’indagine rispetto ad un’altra, è invece che fosse normale (secondo Cossiga, ma anche secondo Moro) lasciare agenti di uno stato straniero non riconosciuto gironzolare tranquillamente per il nostro Paese, con il bene placito delle Istituzioni nazionali. La ragion di Stato prima di tutto.

Cossiga ha definito varie volte i rappresentanti del popolo palestinese come amici o addirittura fratelli, andando contro corrente rispetto alla politica di altri paesi alleati, che invece hanno sempre considerato i palestinesi in modo diametralmente opposto.

Quell’amicizia è ben rappresentata e sorretta dalla sinistra italiana che, da sempre, osteggia frontalmente lo stato di Israele.

La sinistra italiana e Israele

La sinistra italiana e Israele – parte 2

Intervista a Cossiga – Corriere della Sera

Sviluppi attuali

Nel 2014, sull’Espresso è comparso un articolo che aggiornava i risultati delle indagini sulla strage di Bologna.

“Non c’è nessuna pista palestinese dietro la strage di Bologna del 2 agosto 1980. L’attentato in cui morirono 85 persone e ne ferì duecento fu opera dei neofascisti. I mandanti, invece, restano ancora nell’ombra. In sintesi dice questo la richiesta di archiviazione, firmata dai pm della procura bolognese, per Thomas Kram e Margot Christa Frohlich. I due ex terroristi tedeschi erano sospettati nell’ultima inchiesta, aperta due anni fa, per verificare eventuali responsabilità del Fronte per la liberazione della Palestina. Un’ipotesi alternativa alla verità stabilita nel processo che si è concluso con la condanna all’ergastolo dei neofasciti dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) Francesca Mambro e Giusva Fioravanti e a trent’anni di Luigi Ciavardini.”

“Non regge, quindi, secondo i pm, la ricostruzione che addossava la colpa al Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) come vendetta per la violazione del <<lodo Moro>>: l’accordo tra l’Italia e i palestinesi, che avrebbe permesso a questi ultimi di trasportare armi ed esplosivi in Italia in cambio di un’immunità dagli attacchi terroristici. Teoria contestata anche dall’associazione dei familiari delle vittime”.

Articolo su l’Espresso

Cossiga ha mentito?

Quindi la domanda è: riguardo il 2 agosto 1980 Cossiga ha raccontato tantissime frottole? E’ possibile che sia tutto sbagliato?

La versione ufficiale confermata dalla Magistratura sottolinea gli ergastoli comminati a esponenti del neofascismo italiano e varie altre pene inflitte per favoreggiamento e depistaggio ad altre persone.

Ad ottobre 2015 viene divulgato il documento segreto che certifica l’esistenza del cosiddetto “Lodo Moro”, cioè il patto stipulato negli anni ’70 fra l’Italia e i palestinesi, secondo cui gli arabi potevano trasportare armi nel nostro Paese in cambio dell’immunità dagli attentati.

E’ un’importantissima base per le successive indagini informative. Con queste informazioni si può chiudere il cerchio con quanto affermato da Cossiga.

Il “Lodo Moro”

Aggiornamenti del 2016

L’ultimo colpo di scena sale alla ribalta il 6 luglio 2016, con una notizia rimbalzata su alcune testate giornalistiche: è in uscita il libro sulla strage redatto dall’ex giudice R. Priore e dall’avvocato V. Cutonilli.

 

2 agosto

2 agosto 1980

 

In questo testo (“I segreti di Bologna”, Chiare Lettere Editrice, Milano, luglio 2016) si parla apertamente di depistaggio in relazione alla mancanza di un corpo sulla scena del crimine, quello di Maria Fresu. Da questa mancanza, gli autori analizzano a ritroso l’inchiesta principale denunciando l’inquinamento della scena della strage. La loro teoria si collega anche all’assenza di corpi di terroristi o fiancheggiatori.

L’ipotesi del libro va diretta al coinvolgimento di un gruppo terrorista tedesco che era stato incaricato di procurare l’ordigno ad alto potenziale, adatto a creare una breccia nelle mura del carcere di Trani, dov’era rinchiuso Abu Ayad, braccio destro di Arafat (Organizzazione per la liberazione della Palestina).

I palestinesi avrebbero quindi deciso di far evadere il loro “pezzo grosso” e dare una lezione all’Italia, colpevole di avere disatteso al patto chiamato “lodo Moro”, vale a dire il lasciapassare visto sopra.

Questa complessa ricostruzione percorre la strada indicata da Cossiga, ma sgonfiata due anni fa dai Pubblici Ministeri della Procura di Bologna.

Le nuove rivelazioni hanno già ottenuto il risultato di incendiare nuovamente lo scontro politico, gettare ulteriori dubbi sul lavoro degli esperti sul campo, aumentare l’incredulità dell’opinione pubblica.

La Stampa pubblica un articolo sul libro di Priore e Cutonilli

AGI

Luglio 2017

Il 27 luglio 2017, sul quotidiano IL TEMPO di Roma compare un articolo (poi pubblicato on line il 28 luglio 2017) che riporta l’attenzione ai fatti irrisolti della “strage di Bologna”, ponendo di nuovo l’accento sulle responsabilità degli agenti palestinesi.

Nell’articolo si parla apertamente di altre prove clamorose che porterebbero alla famigerata “pista palestinese“, “opportunamente occultata dal nostro Stato e dai nostri servizi segreti per una indicibile ragion di Stato“.

Le informazioni ritrovate parlano di ritorsione rivendicata dagli agenti palestinesi, per la “presunta” rottura del “Lodo Moro” a seguito dell’arresto a Bologna di tale Abu Anzeh Saleh, responsabile di alcuni missili terra-aria ritrovati dai Carabinieri. Emergono rapporti stretti con Gheddafi, l’Archivio Mitrokhin e i servizi sovietici, alti rappresentanti dell’OLP e agenti italiani.

I contenuti possono benissimo rimettere in discussione l’apparato processuale, seppure si presentino in modalità complesse.

 

2 agosto 1980
Quotidiano Il Tempo, luglio 2017

 

Considerazioni

La dolorosa vicenda della strage di Bologna, da qualunque parte la si guardi, è emblematica del sistema vigente, in base al quale rimane sempre il dubbio che non si sia fatto tutto il necessario per arrivare alla verità ultima e definitiva. Pare sempre che manchi qualcosa all’appello.

Il tira e molla tra le parti del processo evidenzia l’esistenza di forze che tentano di salvaguardare interessi contrapposti.

In questi casi, il pensiero va sempre alle vittime innocenti e alle loro famiglie, che hanno sopportato con dignità il peso del loro lutto e della loro sofferenza.

 

Il Resto del Carlino
Il Resto del Carlino
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SULLA STRAGE [ I QUOTIDIANI]
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LA VERITÀ SULLA BOMBA

Strage di Bologna, le carte segrete sui palestinesi

I telex dei nostri 007 a Beirut rimasti nascosti per quasi 30 anni. Parlavano di ritorsione palestinese per la rottura del “Lodo Moro”

Strage di Bologna, le carte segrete sui palestinesi

È giusto continuare a nascondere ai cittadini quanto accadde nel nostro paese nell’estate del 1980? A distanza di tanti anni, oggi che il regime di Gheddafi si è dissolto nel nulla e molti dei protagonisti politici italiani dell’epoca sono passati ad altra vita, sussistono esigenze di segretezza sul legame che legherebbe il terrorismo palestinese alla strage alla stazione di Bologna? Stando ai documenti del centro-Sismi di Beirut relativi al biennio ‘79-80 custoditi incredibilmente ancora sottochiave al Copasir verrebbe da dire di sì visto che la verità documentale stravolgebbe completamente – e capovolgerebbe – la verità giudiziaria passata in giudicato. Verità giudiziaria, per quanto riguarda la pista palestinese, archiviata a Bologna dopo l’apertura di un’inchiesta a seguito di notizie rimaste coperte per più di vent’anni.

Ma a 37 anni dal mistero dell’esplosione di Bologna escono dunque altre prove, clamorose, sulla «pista palestinese» opportunamente occultata dal nostro Stato e dai nostri servizi segreti per una indicibile ragion di Stato. Pista che si rifà alla ritorsione, più volte minacciata dai terroristi arabi, per la rottura del «Lodo Moro» (l’accordo fra i fedayn e l’Italia a non compiere attentati nel nostro Paese in cambio del transito indisturbato delle armi dei terroristi). Roba da far tremare i polsi.

Seguiteci con attenzione e annotate i continui riferimenti alla città di Bologna. Tutto ha inizio nel novembre 1979 quando i carabinieri, a Ortona, in Abruzzo, sequestrano alcuni missili terra-aria «Strela» di fabbricazione sovietica. I militari arrestano i tre esponenti dell’autonomia operaia romana che quei razzi custodiscono all’interno dell’auto. Seguendo la traccia dei missili i magistrati abruzzesi arrestano a Bologna Abu Anzeh Saleh, rappresentante in Italia dell’organizzazione terroristica Fplp (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina). Questo Saleh viene «individuato» e descritto già nella commissione Mitrokhin che indagava sulle spie del Kgb in Italia. Saleh risulta essere il dirigente della rete logistica palestinese in Italia. In alcune interviste Saleh ha confermato il suo ruolo rivoluzionario negando qualsiasi ruolo dei palestinesi con la strage di Bologna (lo stesso ha fatto, lo scorso 26 giugno, in commissione Moro Nassam Abu Sharif, già braccio destro di Arafat, ricordando che Saleh fu la persona contattata dai Servizi italiani il giorno dopo il sequestro Moro per chiedere che l’Olp mediasse con le Brigate Rosse per ottenere la liberazione del leader democristiano). Insomma, un personaggio cruciale, nevralgico, questo Saleh.

Sconosciuti sono i risvolti internazionali della vicenda raccontata nei documenti ancora top secret in parlamento che Il Tempo è oggi in grado di rivelare. Il palestinese Saleh era persona protetta dal Sismi in ottemperanza all’accordo segreto di cui sopra. Con le manette dei carabinieri all’arabo residente a Bologna, l’accordo segreto fra Italia e Palestinesi, il cosiddetto «lodo Moro» era da considerarsi violato. A parte il governo in carica e l’intelligence a Beirut nessuno poteva immaginare che quell’arresto a Ortona rappresentava l’inizio della fine. Dietro il transito di quei missili c’era Gheddafi, il partner intoccabile della disastrata economia italiana che proprio in quel periodo aveva stretto una pericolosa alleanza con l’Urss. In ossequio alla ragion di Stato e all’accordo, il ruolo della Libia nella vicenda fu tenuto accuratamente nascosto, così come non venne mai identificato il giovane extraparlamentare di Bologna che aveva accompagnato il palestinese Saleh a Ortona nelle ore successive al sequestro delle armi. Perché quel ragazzo bolognese scomparve nel nulla? E perché i fatti occultati riguardavano e riguarderanno anche in seguito sempre Bologna? Il Sismi diretto dal generale Santovito sapeva bene che, dopo l’arresto di Saleh, i vertici dell’Fplp chiesero a un loro militante di restare in Emilia per mantenere i contatti con un terrorista del famigerato gruppo Carlos, dal nome del super terrorista venezuelano che intorno a se aveva raggruppato la crema criminale del terrorismo arabo marxista-leninista. Chi era il basista in Emilia di Carlos “lo Sciacallo” e perché non è stato mai localizzato il suo covo? I vertici palestinesi – stando ai telex top secret del novembre 1979 – temevano che, a distanza di un anno dall’omicidio Moro, potesse emergere la prova delle collusioni dell’ala oltranzista dell’Olp con il terrorismo italiano. La dirigenza dell’Fplp era spaccata. La parte vicina ai paesi arabi filosovietici (Siria e Libia), indispettita dal voltafaccia italiano, respinse l’invito alla prudenza dell’ala «moderata» e più violenta e reclamò un’azione punitiva. Poco prima del Natale 1979, esattamente il 18 dicembre, l’Fplp minacciò una rappresaglia contro il nostro paese. Le nostre «antenne» del Sismi a Beirut, legatissime al Fplp come peraltro confermato lo scorso 2 luglio alla Stampa dall’allora responsabile dell’informazione Abu Sharif («io personalmente siglai l’accordo con l’Italia attraverso il colonnello del Sismi Giovannone a Beirut») lanciarono drammatici Sos. Nelle carte si fa cenno a un interlocutore del Fplp (…) che minacciava durissime rappresaglie qualora finisse per essere formalizzato il rifiuto dell’Italia all’impegno preso con il Lodo. Saleh in cella è il prezzo dello strappo letale, Roma è disposta a pagarlo? Stando sempre alle corte riservate lo 007 Giovannone, o chi per lui, da Beirut insiste a non giocare col fuoco. Da gennaio a marzo le minacce salgono di livello. Arriviamo al 14 aprile 1980. Habbash, leader del Fplp, spiffera agli agenti segreti italiani che l’ala moderata del Fronte fa sempre più fatica a frenare lo spirito di vendetta contro Roma che alligna nell’anima più irriducibile del suo gruppo. Anche l’idea di rivolgersi ad Arafat cade nel vuoto perché non sarebbe in grado – così riportano le note coperte dal sigillo del segreto– di prevenire un attentato affidato a «elementi estranei al Fplp», comunque coperti da una «etichetta sconosciuta».

Ma chi sono questi «estranei»? Quale sarebbe questa sigla non conosciuta? I servizi italiani lo fanno capire di lì a poco allorché annotano la presenza del ricercatissimo «Carlos lo Sciacallo» proprio a Beirut accostandola alla possibilità che proprio a Lui e al suo gruppo internazionale venga affidato l’attentato in Italia. Dunque i documenti tuttora segreti riscontrerebbero le dichiarazioni rese anni e anni fa al giudice Mastelloni da tale Silvio Di Napoli, all’epoca dirigente del Sismi preposto alla ricezione die messaggi cifrati provenienti dal centro Sismi di Beirut.

Quando il capo degli 007 a Beirut, Giovannone, informa il direttore Santovito che il Fplp, preso atto della condanna di Saleh, ha subito contattato Carlos, in Italia scatta l’allarme rosso. I servizi tricolori di Beirut ribadiscono ancora come la sanguinaria ritorsione può essere compiuta da «elementi non palestinesi» o «probabilmente europei» per non creare problemi al lavorio politico-diplomatico per l’imminente riconoscimento della casa madre della causa palestinese: l’Olp di Araf.

Sono giorni gonfi di tensione. A metà maggio scade l’ultimatum del Fronte. Il Sismi scrive al comando di Forte Braschi che la dirigenza del Fplp è pronta, dopo 7 anni di non belligeranza, a riprendere le ostilità contro il Paese non più amico, contro i suoi cittadini, contro gli interessi italiani nel mondo «con operazioni che potrebbero coinvolgere anche innocenti». La fonte del colonnello Giovannone confessa che è la Libia, ormai sponsor principale del Fplp, a premere. L’Italia, col sottosegretario Mazzola, è in bambola. Prende tempo con vane e finte promesse su Saleh. In un documento dove si ribadisce il ruolo istigatore di siriani e libici, la ritorsione del Fplp viene data per certa ed imminente. E’ l’inizio della fine. Il Sismi in Libano scrive che non si può più fare affidamento sulla sospensione delle azioni terroristiche in Italia decisa nel ‘73. Secondo i documenti ancora coperti dal segreto, insomma, la nostra intelligence fa sapere della decisione del Fplp di vendicarsi a seguito del mancato accoglimento del sollecito per lo spostamento del processo di Saleh. Mancano due mesi alla strage alla stazione di Bologna.

Luglio passa veloce, i contatti dei nostri servizi col Fplp si fanno via via più radi. Non c’è più feeling.Ogni canale viene interrotto. E’ il silenzio. Spettrale. Inquietante. Prolungato. Sino alla mattina del 2 agosto quando una bomba devasta la sala d’aspetto della stazione di Bologna: 80 morti, 200 feriti. La più grave strage dal dopoguerra. E’ stato Carlos? Sono stati i palestinesi? Tantissimi indizi portano a pensarlo ma nessuno di questi vedrà mai la luce per oltre trent’anni, i magistrati mai verranno messi a conoscenza di questi clamorosi carteggi all’indomani dello scoppio nelal sala d’aspetto di Bologna. Fatto sta, per tornare a quel 1980, che l’estate successiva alla strage Saleh tornerà libero su decisione della Cassazione dopo le ennesime pressioni del Sismi sui magistrati abruzzesi.

E non sembra poi un caso se fu proprio il capo dei servizi segreti dell’Olp, a cui gli oltranzisti del Fplp erano affiliati, a organizzare con l’avallo del Sismi uno scientifico depistaggio sulla strage di Bologna, e non è ovviamente un caso se la base del depistaggio fu proprio Beirut. Ma chi e come si prestò a sviare le indagini? La memoria giudiziaria ci riporta a Rita Porena, giornalista free lance, in seguito identificata come anica personale del capocentro Sismi a Beirut, collaboratrice remunerata, che riuscì a intervistare proprio a Beiurut un leader dell’Olp il quale, poco dopo la strage di Bologna, disse che noi loro campi di addestramento (frequentati assiduamente da brigatisti rossi) erano stati individuati ed espulsi dei neofascisti che progettavano e organizzavano un gravissimo attentato in Italia. Fu quella di Beirut la prima «rivelazione» (falsa) sulla pista neofascista, pista orchestrata da quello Stefano Giovannone da tutti considerato, anche con una certa ammirazione, il migliore e più fedele custode del Lodo Moro anche dopo la morte del politico che diede il nome al lodo segreto.
Mettetela come vi pare ma l’escalation delle minacce e degli ultimatum sovrapposti alla coincidenza temporale della strage di Bologna non danno scampo a una ipotesi alternativa, che invece – all’epoca – diventa l’unica da seguire: perché la strage – si è detto per anni – è per sua natura fascista. «Fascista» senza alcuna prova, indizio, risconto. Dunque, senza alcun plausibile motivo (o forse i motivi erano ben chiari a chi non voleva rendere noto il risultato prodotto da un accordo che ci avrebbe delegittimato per sempre come Paese sponsor dei terroristi nemici di Israele che insanguinavano l’Europa) le indagini vengono indirizzate sugli ambienti neofascisti. Nessuna spia, a poche ore dalla bomba e nemmeno nelle settimane e nei mesi (e negli anni) a venire, si prenderà la briga di avvisare mai i magistrati di Bologna delle minacce palestinesi, dell’ingiustificata presenza a Bologna del gruppio Carlos, del ruolo delicatissimo di Saleh. Sulla scia dell’Olp anche il Sismi si attiverà per depistare l’inchiesta. Lo farà in mille modi, usando personaggi e storie diverse. Ma i documenti tuttora inaccessibili del Sismi, di cui Il Tempo ha scoperto l’esistenza, rivelano lo scenario di crisi conosciuto dalle nostre autorità e taciuto ai magistrati, e oggi consentono una lettura del depistaggio molto più grave e realistica anche perché solo dopo 20 anni, e per un caso fortuito (attraverso la ricerca dei consulenti della Mitrokhin) si è scoperta la presenza (sempre nascosta) a Bologna, il giorno della strage, di un certo Thomas Kram, che i servizi della Stasi, gli 007 della Germania Est, indicavano come membro del già citato gruppo terroristico di Carlo lo Sciacallo. Per la cronaca Kram era entrato nell’inchiesta sulla «pista palestinese», poi archiviata a Bologna nel 2015.

Oggi gli unici che si ostinano a negare l’importanza di quelle carte sembrerebbero quelli strenuamente contrari alla loro divulgazione. Curioso paradosso. Ma ai giudici bolognesi non può essere opposto alcun veto perché le indagini per il reato di strage non lo consentono. Basterebbe una semplice richiesta al Copasir per illuminare a giorno il buio della strage del 2 agosto. Il buon senso porta ad augurarsi che sia la procura di Bologna a chiedere di sua iniziativa il carteggio esplosivo. La politica, per una volta, raddrizzi la schiena e non speculi per interesse. Lo deve agli 80 morti e ai familiari delle vittime che vogliono davvero la verità. Molti, già da 37 anni, con il loro silenzio si sono fatti compici degli assassini. Molti altri si sono messi a posto la coscienza sostenendo di non saperne abbastanza. Ora Il Tempo gli sta fornendo i necessari riscontri necessari. D’ora in poi, chi non agisce, è complice.

(1-continua)

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ANTEPRIMA DEL SERVIZIO 
ROMPERE SILENZIO E OMERTA’
( “AZ.” – 01/08/2017 )
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ARGOMENTO CORRELATO ( DA “AZIMUT ARCHIVIO ONLINE” )
 

NARDIELLO (SULLA “OMBRA LUNGA DELLE STRAGI”…), VUONO

https://azimutassociazione.wordpress.com : Associazione “Azimut” – NAPOLI anteprima di web – tra breve, in rete : Associazione CulturalSociale “Azimut” Scritto …

 
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Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Sunday, May 12, 2013 –  oggi sul Roma grande pagina sulle bugie raccontate sul Rapido 904. 
 
di Vincenzo Nardiello
NAPOLI. Uno, sedici, ventotto: terno secco sulla ruota del passato che non passa. L’ombra lunga delle stragi che hanno insanguinato la storia della Repubblica. Come quella a bordo del treno Rapido 904. Uno, il Capo dei capi a un passo dal processo; sedici le vittime della strage di Natale; oltre ventotto gli anni trascorsi. La superperizia ordinata dalla Procura di Firenze sull’esplosivo usato non lascia dubbi: fu il Semtex l’arma mortale utilizzata. Ed è proprio il Semtex, di fabbricazione cecoslovacca, il cuore di questa storia.
Lo stesso esplosivo, la stessa provenienza, lo stesso scenario operativo: un treno e una strage da compiere. A cambiare sono solo la data, il luogo e la drammatica contabilità dei corpi. Il 7 febbraio 1984 la Stasi – il Servizio segreto dell’allora Germania comunista – metteva in relazione l’utilizzo del Semtex con i sanguinosi attentati messi a segno dal gruppo del superterrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, meglio noto come Carlos, negli anni 1982-83. Tra questi la bomba sul treno rapido Parigi-Tolosa il 29 marzo 1982 e i due ordigni del 31 dicembre 1983 – un anno prima della strage del rapido 904 – esplosi a bordo del treno ad alta velocità “Tgv” Marsiglia-Parigi e alla stazione Saint-Charles di Marsiglia.
C’è di più. A meno di un mese dall’attentato sul Napoli-Milano, in un documento del 18 gennaio 1985 della Sezione XX/8 della Stasi, la responsabilità della strage veniva attribuita a “Separat”, l’internazionale del terrore gestita da Carlos ed eterodiretta dai Servizi del Patto di Varsavia. Si tratta di un documento d’importanza straordinaria. Firmato dal capitano della Stasi Wilfried Borostowsky, fu trasmesso nel 2005 dal giudice francese Jean Louis Bruguiere alla commissione Mitrokhin. Ma su di esso è calata un’inspiegabile coltre di silenzio. Eppure fu il ministero dell’Interno francese a scrivere di un elenco di azioni terroristiche « attribuite » dalla Stasi al gruppo Carlos, e che « fra dette azioni è citato l’attentato con esplosivo sul treno Bologna-Firenze verificatosi il 23 dicembre 1984 ». Inoltre, in un’interpellanza del 28 luglio 2005, il deputato di An Enzo Fragalà (ammazzato in circostanze mai chiarite), scriveva che « un secondo documento della Stasi, datato maggio 1985 proveniente dalla stessa Divisione XX/8, ribadiva l’attribuzione della strage del 904 in termini non dubitativi a Carlos ed alla sua organizzazione “Separat”». Una pista, questa, però sempre rigettata dall’Associazione dei familiari delle vittime del Rapido 904.
Ma non c’è solo la Stasi ad attribuire responsabilità nella strage molto diverse da quelle finora giudiziariamente accertate. Il 17 aprile 1985, il nostro ministero dell’Interno redasse un documento in cui si affermava che il 15 dicembre 1984 – otto giorni prima della bomba – interrogato in Francia, il libanese George Ibrahim Abdallah annunciava «un grosso colpo tra il 20 e il 25 dicembre». Il Viminale aggiungeva che fonte di Servizi esteri avrebbe poi individuato proprio nella strage al Rapido 904 il « grosso colpo ». Ma chi era Abdallah? Il capo delle Frazioni armate libanesi (Farl), gruppo terroristico di matrice marxista legato a quello di Carlos attraverso esponenti Br. Il 15 gennaio 1985, il Sisde affermava che le Farl mantenevano contatti con Alessandro Girardi, contatto di “Separat”, che un rapporto Sismi del 2 ottobre 1996 descriveva come uno dei collegamenti dell’organizzazione di Carlos in Italia. Furono proprio le Br che assieme alle Farl rivendicarono la paternità dell’omicidio del diplomatico Usa Leamon Hunt, avvenuto a Roma il 15 febbraio 1984.
A rendere il quadro ancora più inquietante, c’è la circostanza dell’arresto a Fiumicino – cinque giorni prima della strage di Natale – di una militante delle Farl: Josephine Abdo-Sarkis. È fondamentale ricordare che Semtex era anche l’esplosivo che fu sequestrato a Mohammed El Mansouri, l’arabo arrestato alla frontiera triestina il 6 agosto 1984, 4 mesi prima della strage, che era in contatto con le Farl. Lo stesso utilizzato dalle Br nell’attentato alla Oto Melara, nei primi anni ‘80. Ed esplosivo ad alta velocità di tipo Pentrite, sostanza detonante che entra nella composizione del Semtex, fu sequestrato a Fiumicino, il 18 giugno ‘82, alla tedesca Christa Margot Frolich, elemento di primissimo piano dell’organizzazione Carlos e indagata per la strage di Bologna.
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ROMPERE SILENZIO E OMERTA’
( “AZ.” – 01/08/2017 )
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IL SERVIZIO SU MUSSOLINI RIGETTATO DA YAHOO
( “AZ.” – 31/07/2017 )
IL DEMOCRATICO BAVAGLIO 
Risultati immagini per vuono ferruccio massimo ZELANTI SERVILI E QUANT’ALTRO….
—-Messaggio originale—-
Da: “Mail Delivery Service” <mailer-daemon@libero.it>
Data: 31-lug-2017 9.23
A: <azimutassociazione@libero.it>
Ogg: Delivery Status Notification
 
     This is an automatically generated Delivery Status Notification.      
Delivery to the following recipients failed permanently:
   * fabiopisaniello@yahoo.it
Reason: This is the mail system at host smtp-33.iol.local.I am sorry to have to inform you that your message could not be delivered to fabiopisaniello@yahoo.it. The message is attached below.The remote mail system said: 554 Message not allowed – [PH01] Email not accepted for policy reasons.  Please visithttps://help.yahoo.com/kb/postmaster/SLN5067.html [120]
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L’EDICOLA
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Martedi, 1 Agosto 2017
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Il governo Gentiloni ha messo la fiducia sul decreto legge recante Disposizioni urgenti per la crescita economica del Mezzogiorno. E quale sarà, secondo la sinistra, una misura economica da approvare con urgenza per risollevare le sorti del Sud Italia dove oltre un terzo della popolazione è a rischio povertà?

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Il “Secolo d’Italia” è il quotidiano on line della destra italiana: fondato a Roma nel 1952, nel 1963 divenne l’organo di partito del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e nel 1995 di Alleanza Nazionale.

Nel 2009 è stato uno dei quotidiani del Popolo della Libertà. Attualmente è organo della Fondazione Alleanza Nazionale.

 

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Secolo d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma
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OGGI : 2 AGOSTO ( BOLOGNA  : 1980 ) LA MADRE DI TUTTE LE STRAGI NO AL BAVAGLIO ROMPERE IL SILENZIO E OMERTA’ [ “AZ.” – 01/08/2017 ]
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