NAPOLI : E’ MORTO FRANCESCO FATICA “CICCIO IL PARTIGIANO DEL DUCE E DEL SUD”


NAPOLI : E’ MORTO FRANCESCO FATICA “CICCIO IL PARTIGIANO DEL DUCE E DEL SUD” [ “AZ.” – 2 SETTEMBRE 2017 ]

 

 

 
NAPOLI : E’ MORTO FRANCESCO FATICA “CICCIO IL PARTIGIANO DEL DUCE E DEL SUD” [ “AZ.” – 2 SETTEMBRE 2017 ]
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Inno della Repubblica Sociale Italiana 1943 1945 YouTube – YouTube

13 feb 2012 – Caricato da commandergriefer

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Le canzoni della Repubblica Sociale Italiana – YouTube

11 ott 2011 – Caricato da A.C. Lorien

Le canzoni della Repubblica Sociale Italiana … del Vento) incise e pubblicò la musicassetta con gli inni …

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07 set 2009 – Caricato da DartBraveHeart

Questo video ha un valore storico e fa parte di una playlist contenente altriinni nazionali. Nessuno …

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anteprima di web –  tra breve in rete 

Associazione Azimut | Raccolta di e-mail dell … – WordPress.com

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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimu

( “AZ.” – 02/09/2017   ADDIO A CICCIO )
Risultati immagini per vuono ferruccio massimo “Azimut” – il presidente Arturo Stenio Vuono
E’ venuto a mancarci ieri, oggi l’ultimo saluto. Molto ha dato, poco ha avuto; come sovente accade per gli irriducibili le cui “prediche” hanno sempre coinciso con la pratica.Sempre, percio’, senza peli sulla lingua.Non sara’ dimenticato !
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Post che non hai visto

Ai funerali di Ciccio Fatica, l’ultimo ragazzo di Salò napoletano, il prete impedisce l’orazione funebre

Una brutta storia ce la racconta, sulla sua pagina Facebook, Luciano Schifone, chiamato a tenere l’orazione funebre per Ciccio Fatica , l’ul…
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CATEGORIA: MEMENTO

Ai Funerali Di Ciccio Fatica Il Prete Impedisce L’orazione Funebre

Una brutta storia ce la racconta, sulla sua pagina Facebook, Luciano Schifone, chiamato a tenere l’orazione funebre per Ciccio Fatica, l’ultimo soldato napoletano della repubblica Sociale:

“Stamattina ai funerali di Ciccio Fatica, nonostante la pioggia, c erano tanti camerati di tutte le generazioni. Al termine del rito religioso ho detto alcune parole di ricordo del suo impegno militante, ma sono stato interrotto da un perentorio divieto del Cappellano dell ospedale. A giovanni Bellerè che con gli altri ha protestato contro il sacerdote, ho scritto questo:Caro Giovanni, ho desistito su richiesta dei figlioli, ma possiamo dire a testa alta che noi abbiamo fatto il nostro dovere di accompagnarlo come lui voleva con i simboli più importanti della sua vita! Il prete ha fatto il burocrate di una chiesa che ormai accoglie solo atei e musulmani! (Vedi Bonino e migranti)

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“SECOLO d’ITALIA”
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Addio a Ciccio Fatica, l’ultimo eroe della destra napoletana

Addio a Ciccio Fatica, l’ultimo eroe della destra napoletana

venerdì 1 settembre 2017 –

Francesco Fatica, ma per tutti era “Ciccio”, ultimo combattente della Rsi di Napoli, è morto questa mattina all’Ospedale Cardarelli. Aveva 92 anni. Le esequie si terranno domani, 2 settembre alle 10 e 45, presso la cappella del nosocomio napoletano.

Schifone: “Ciccio Fatica è stato un mito per la destra napoletana”

«È stato sempre un riferimento importante per la destra napoletana – ricorda commosso Luciano Schifone – Una figura mitica per noi giovani militanti degli anni ’60. Era uno dei “famosi 88” che avevano partecipato al fascismo clandestino. Era un mito vivente, simbolo di integrità morale. Ciccio Fatica era il veterano che trasmetteva la fiaccola alle generazioni successive». Schifone lo ricorda al primo incontro alla sezione Avvocata, storica sezione missina. «Quando mi sono iscritto al partito ho trovato quest’uomo che era un punto di riferimento per tutti. Ai giovani amava ripetere: “Seguite le vostre idee più che le vostre convenienze”. Una frase che ha incarnato per tutta la sua vita».  

L’attività di Ciccio Fatica con l’Isses

Francesco Fatica vantava anche una prolifica attività di storico e di documentarista e aveva fondato l’Istituto di Studi Storici Economici e Sociali. Aveva argomentato la nascita dell’Isses in poche righe: «Avendo chiesto ad altri, che avevano vissuto la lotta fascista clandestina di raccogliere documenti, senza ottenerne un’adeguata risposta, cominciò a maturare in me l’idea di costituire un Centro documentazione a Napoli sul fascismo clandestino. Dopo qualche anno, abbiamo costituito l’Isses che si sforza di fare onore al suo nome altisonante». 

L’omaggio di Bruno Esposito a Ciccio Fatica

In queste ore sul web e sui social network si susseguono le espressioni di cordoglio. Bruno Esposito, sulla sua pagina Facebook ha ricordato Ciccio Fatica citando il volume “Il Fascismo clandestino nell’Italia meridionale” di Alessandro Maria Raffone. «Per conoscere le gesta di quei ragazzi che si ribellarono all’8 settembre bisogna leggere il libro che racconta dell’eroismo di quei giovanissimi che operarono azioni di guerra e sabotaggio dietro le linee angloamericane». E proprio poche settimane fa, il 19 luglio, in occasione della presentazione del libro, Fatica raccontava in queste toccanti righe il suo destino di guerriero controcorrente.

L’ultimo intervento di Ciccio Fatica

«Ringrazio per il vostro invito e mi scuso se le mie condizioni fisiche, dovute alla grande età, non mi consentono di essere qui tra voi.
Alessandro Raffone ha approfondito in modo appassionato ed esauriente una pagina di storia che è stata per tanto tempo volutamente dimenticata.
Non posso aggiungere altro ad una trattazione cosi approfondita.
Voglio solo portare qualche personale ricordo di quegli anni oramai cosi lontani.
Avevo solo 15 anni quando, sfollato da Napoli con la mia famiglia a Sant’Onofrio, un piccolo paese vicino a quella che ora si chiama Lametia Terme, il 9 luglio 1940 sentii in lontananza il fragore e il lampo dei cannoni della battaglia di Punta Stilo che si svolgeva in mare nello Ionio.
Ero allora un avanguardista marinaretto, orgoglioso della sua bianca divisa e della sua fede fascista e tremavo di gioia sentendo che finalmente si combatteva.
Dai tempi di Napoleone il Mediterraneo era stato considerato un lago britannico ed ora la nostra Flotta si scontrava con il nemico di sempre…
Fu una battaglia senza vincitori né vinti ma io e tanti pensavamo che fosse l’inizio della riscossa.
Poi ci furono le illusioni e le delusioni. Le sorti della guerra cambiarono ma non il mio entusiasmo per quella che ritenevo una giusta causa.
Ci fu alla fine lo sbarco alleato in Sicilia il 19 luglio 1943e poi il tradimento del 25 luglio ma io ero lì deciso a fare il mio dovere.
Il 4 settembre 1943 ero alla stazione ferroviaria di Vibo Valentia per prendere il treno che doveva portami a Venezia dove volevo frequentare l’Accademia Navale per diventare Ufficiale di Marina. (A causa della guerra l’Accademia si era trasferita da Livorno a Venezia). Ero lì con la mia valigia ma attesi invano…il treno non partì mai.
Dopo aver compiuto il 17 agosto la conquista della Sicilia i nostri nemici erano sbarcati in Calabria con una operazione anfibia che venne poi soprannominata dagli inglesi “la regata dello stretto di Messina” in quanto le truppe costiere italiane e la loro artiglieria si arresero dopo aver sparato pochi colpi.
A noi giovani, che niente sapevamo delle trattative di resa e dell’armistizio già firmato a Cassibile il giorno prima, il 3 settembre, e che vivevamo ancora nell‘illusione de “la guerra continua” queste notizie ci gettarono in un profondo sconforto. Solo dopo qualche giorno avemmo notizia che, ad armistizio oramai proclamato, a Zillastro, non lontano da Sant’Onofrio l ‘otto settembre il III e l’IX battaglione del 185° reggimento paracadutisti della Divisione Nembo avevano ingaggiato una strenua battaglia contro i canadesi.
In 400 contro 5.000 si coprirono di gloria e proseguirono poi la lotta contro gli alleati invasori a fianco dei Tedeschi. Allora, pensammo che non era tutto perduto e che l’onore d’Italia si poteva ancora riscattare.
Cosi io e tanti altri giovani si ribellarono agli alleati invasori e cominciarono quella resistenza che Alessandro Raffone ha descritto così bene nel suo libro.
Purtroppo il nostro entusiasmo fu presto spento e finii in galera prima a Catanzaro e poi a Napoli.
Ci sono restato due anni e due mesi finché, a guerra finita, il 22 giugno 1946 ci fu la cosiddetta amnistia Togliatti. Ma per me non finì subito. La mia famiglia, a prezzo di grandi sacrifici, mi aveva affidato ad un avvocato, già allora famoso, il quale si dimenticò di chiedere per me l’applicazione dell’amnistia.
Restai ancora a Poggioreale per qualche settimana finché un camerata avvocato presentò il ricorso e tornai libero. Il mio avvocato, che avrebbe dovuto difendermi, si chiamava Giovanni Leone.
Voglio solo aggiungere che a tanti tanti anni di distanza da quegli avvenimenti dico ancora che abbiamo fatto bene e che nella lotta del sangue contro l’oro eravamo dalla parte giusta»
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Oggi apprendo della morte di Ciccio Fatica che nominai nel 1953 vice commissario del raggruppamento giovanile studenti e lavoratori del Movimento Sociale di Napoli di Piazza Amedeo.

Bruno Tomasich

Francesco Fatica classe 1925 combattente del Fascismo clandestino dell’Italia invasa è entrato in fb. Accogliamolo con l’onore che si merita e con la riconoscenza che si deve a un soldato di Valerio Pignatelli il comandante delle “Guardie ai Labari”. Chiedetene l’amicizia: E’ un dovere!

Commenti
Sergio Filippini
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1

 · 23 h

Gestire

Arturo Stenio Vuono
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Ciao Ciccio Fatica camerata e amico nella Napoli dei nostri ventanni!

Luciano Schifone

Devo purtroppo comunicare alla nostra comunità che il glorioso camerata Ciccio Fatica è finito questa mattina al Cardarelli.
Lo ricorderemo con grande affetto ed ammirazione per la dirittura morale e per l’esempio di adesione al principio ‘Il nostro onore si chiama fedel

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E’ morto un caro amico e camerata Ciccio Fatica un
Uomo coerente sino alla fine ha scritto un bel libro sulle sue vicende umane e politiche r.i.p.
 
 
Ciccio Fatica se n’è andato. Con lui se n’è andata una parte della nostra vita. Agli inizi degli anni ’50 egli era un’istituzione sia a Piazzetta Augusteo, in Federazione, sia all’Università. Non v’era manifestazione di cui non fosse l’anima, non affissione o volantinaggio in cui non fosse in prima fila. Avrebbe potuto essere un leader, ma la sua sconfinata modestia glielo ha sempre impedito. Si sarebbe potuto, con un gioco di parole, definirlo un “uomo di fatica”. Ma era, nnanzitutto, un combattente. Aveva combattuto davvero. Portava sulla persona i segni della guerra, con le dita della mano che aveva perduto in combattimento, durante la resistenza all’invasione angloamericana. E continuava a combattere, non più con le armi, per quella causa che non aveva mai tradito.
Ha lavorato per tantissimi anni come imgegnere all’ufficio tecnico del Comune di Napoli. Era un uomo del quale ci si poteva fidare in ogni circostanza e sotto tutti gli aspetti. Era un uomo buono, come non se ne trovano più. Nonostante i suoi 92 anni, era lucidissimo. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile.
 

Stamattina sono state celebrate le esequie nella cappella del Cardarelli. Il sacerdote non ha voluto che Schifone parlasse per commemorarlo. Forse, però, era opportuno chiederglielo prima.

Emiddio Novi

Ciccio Fatica, un partigiano di Mussolini, ha raggiunto i ragazzi che nel 1944 furono fucilati a Capua dagli americani. Come lui facevano parte della resistenza che nel Sud militava dalla parte della Rsi. Quando gli angloamericani sbarcarono in Sicilia si imbatterono nella imprevista resistenza degli italiani. Morirono combattendo in 40.000. Di loro nessun riferimento nei libri di storia. Il generale Patton ordinò di massacrare anche i prigionieri. Ciccio Fatica fu la memoria storica di quell’Italia silenziosa che non rinunciò all’onore e alla coerenza. Fu esempio di fedele e disinteressata militanza per tanti giovani del popolo escluso e perseguitato della destra. Fu uomo di impegno civile e militante..

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Sabato, 2 Settembre 2017
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