SU ARNAUD BELTRAME E NON SOLO ( FRANCO CARDINI ) – “LA CROCE DI PAPA FRANCESCO” ( DA I CHIAROSCURI) E ALTRE NEWS


SU ARNAUD BELTRAME E NON SOLO ( FRANCO CARDINI ) – “LA CROCE DI PAPA FRANCESCO” ( DA I << CHIAROSCURI >> ) E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 28/03/2018 ] . anteprima di web servizio tra breve in rete – VISITA IL SITO BLOG –

Associazione Azimut
Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut
AZIMUTASSOCIAZIONE.WORDPRESS.COM

SU ARNAUD BELTRAME E NON SOLO ( FRANCO CARDINI ) – “LA CROCE DI PAPA FRANCESCO” ( DA I << CHIAROSCURI >> ) E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 28/03/2018 ] . anteprima di web servizio tra breve in rete – VISITA IL SITO BLOG –

——————————————————————————————————-

FINIRA’ CHE FRA I DUE CHE “LITIGANO”..IL << TERZO >> ARRIVERA’ ! [“Azimut”]

——————————————————————————————————-

[ ULTIMA DAL WEB ] – ” ( . . . ) – “Salvini dice che gli bastano 50 voti. Vuole fare il governo con i 50 voti del Pd di Renzi in accordo con Berlusconi? Auguri!“, ha twittato Luigi Di Maio.”I voti del Pd non sono a disposizione. Decidiamo noi”, ha risposto il capogruppo Pd Graziano Delrio, interpellato dall’ANSA all’uscita dalla Camera sulle dichiarazioni di Salvini e Di Maio sui voti Dem per la formazione di un governo.”Il Partito Democratico di certo non parteciperà a nessun incontro sui programmi con altri in questi giorni – ha detto il segretario reggente del Partito Democratico Maurizio Martina –. Noi attendiamo con rispetto prima di tutto le consultazioni del Presidente della Repubblica”.E’ una sorta di ripicca, il solito Pd che pensa prima alle poltrone che all’interesse del Paese. E’ questo il commento – apprende l’ANSA – che filtra dal M5S sul ‘no’ del Pd all’incontro sul programma, annunciato dal reggente Dem Maurizio Martina. Un ‘no’ che il M5S quindi lega – si sottolinea – allo scontro tra Dem e pentastellati su vicepresidenze e questori a Camera e al Senato.[ ULTIMA DAL WEB ] – ” ( . . . )

——————————————————————————————————-

IN COPERTINA

——————————————————————————————————-

Arnaud Beltrame (1973 – 2018)

Nicolò Dal Grande ha condiviso un link
Domenica delle Palme (o, più a nord, degli Olivi). Annunciazione alla beata vergine Maria e incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Capodanno Fiorentino del 2018. Capodanno pisano del 2019.
DOMUS-EUROPA.EU

IL FALSO SHAHID E L’AUTENTICO MARTIRE. Di Franco Cardini*

EFFEMERIDI DEL CAOS

Domenica delle Palme (o, più a nord, degli Olivi). Annunciazione alla beata vergine Maria e incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Capodanno Fiorentino del 2018. Capodanno pisano del 2019.

Arnaud Beltrame (1973 – 2018)

GLORIA E ONORE ETERNI AL TENENTE COLONNELLO DELLAGENDARMERIE ARNAUD BELTRAME, CAVALIERE DELLA LEGION D’HONNEUR DAL 2012. SALUTIAMOLO CON LE PAROLE CHE MARCO ANTONIO RIVOLGE AL CORPO ESANIME DI BRUTO E CON LE QUALI SI CHIUDE IL GIULIO CESARE DI SHAKESPEARE: “QUESTO FU UN UOMO!”.

Il greco e latino Martyr e l’arabo Shahid significano esattamente la stessa cosa ed esprimono il medesimo concetto: Testimone.

Non so chi fosse Redouane Lakdin, ignoro come sia passato dalla vita di spostato e dalla microdelinquenza alla militanza politico-religiosa, non so se tale iter sia stato compiuto all’insegna dello squilibrio psichico o della fredda, lucida, meditata conversione a un falso jihad (quello vero è ben altro, e non appartiene né ai fanatici politischen Soldaten del Daesh/Isis né a nessun membro di qualunque altra formazione terroristica: l’Islam, per bocca dei suoi teologi e dei suoi giuristi più accreditati, quali quelli dell’Università coranica di al-Azhar, condanna il terrorismo e ne proibisce la pratica ai veri credenti). Redouane Lakdin è un falso shahid: si può solo sperare che Dio abbia pietà di lui. Provo dal canto mio profonda pietà per le vittime di questo fanatico o squilibrato (non sono la stessa cosa) e per le loro famiglie. La provo anche per la sua famiglia: per i suoi genitori e per le sue tre sorelle che ora saranno condannati a vivere nell’ombra di una vergogna che non meritano e perfino, che Dio non voglia, a venir perseguitati per colpe non loro. Se vivessimo in una società civile, si dovrebbe loro riconoscere lo statuto di vittime al pari delle famiglie colpite dal loro congiunto: invece, saranno trattati come complici. E’ di queste piccole, nascoste infamie ch’è tessuta la trama del Grande Disordine che ci avvolge.

So invece un po’ meglio chi fosse Arnaud Beltrame. Un autentico Martyr. Ignoro se fosse credente e di quale religione o confessione: certo, è, obiettivamente, un Miles Christi, un Cavaliere del Cristo. Un uomo della tempra dei Salvo D’Acquisto, dei Maximilian Kolbe e della sterminata legione degli autentici martiri, che spesso non hanno né un nome né una memoria ma che nobilitano l’intero genere umano e ci obbligano a non disperare, nonostante tutto, riguardo ad esso.

Per il resto, tutto è chiaro. Che tu sia la maltornata, Daesh/Isis! Ma, in realtà, non te n’eri mai andata: solo che i nostri media, dopo aver addirittura abusato di te finché servivi ai loro disegni di disinformazione/controinformazione, da qualche mese ti avevano dimenticata. Tu continuavi imperterrita a uccidere, in Iraq come in Siria, sia ancora o meno al comando il tuo califfo al-Baghdadi più volte morto e risorto: ma era più comodo nascondere i tuoi crimini, ora che il tuo disegno di radicalizzazione territoriale era fallito,  nascondere il tuo brutto muso dietro il Mostro da Sbattere in Prima Pagina, cioè quel che resta dell’esercito lealista del presidente Assad e i suoi “consiglieri militari” russi ritenuti non quelli che sul serio (insieme con i curdi e i pasdaran iraniani) ti hanno messo negli ultimi mesi in ginocchio, bensì come i veri e soli responsabili della crisi siriana: questo lo schema suggerito da Trump e da Netanyahu e fedelmente, pedissequamente seguito da molti dei nostri “osservatori” ed “esperti” nonché da quei politici che stanno obbedendo all’insensato diktat di chi pretende ora l’espulsione dei diplomatici russi dall’Europa sulla base di accuse irresponsabilmente formulate e mai comprovate nei confronti del governo Putin.

Ma insomma, che cosa sta succedendo? Bisogna di nuovo aver paura dell’Isis nelle nostre città occidentali? Senza dubbio sì, nella misura nella quale ora che il progetto di ridefinizione della realtà politica e dei confini del Vicino Oriente – che le amministrazioni prima di Bush poi di Trump e i loro amici saudito-wahhabiti intendevano riplasmare in modo da portare avanti la fitna contro sciiti e iraniani – è fallito. Quel che si voleva fare era smembrare Iraq e Siria in modo da organizzare, fra le altre cose, uno stato coerentemente irakeno sunnita corrispondente al centro dell’Irak sul quale magari far convergere i centri militari della NATO dotati di ordigni nucleari da puntare su Teheran: com’è stato fatto in Georgia e in Ukraina per minacciare Mosca. Dal momento che la tattica della ridefinizione del fronte nucleare appoggiata a una rivoluzione territoriale fondamentalista è fallita, l’Isis e i suoi finanziatori stanno ripiegando sul progetto “occidentale”: riaprire il jihad terroristico in Europa in modo da convincere noi che tutto l’Islam in blocco è nostro irriducibile nemico, da obbligarci quindi a reagire ostilmente nei confronti di esso in tutte le sue espressioni e, seminati così paura e odio occidentali nei confronti dell’Islam, raccogliere ampia messe di conversioni musulmane al wahhabismo secondo il quale la convivenza tra musulmani e non-musulmani è impossibile.

Sta a noi non cadere nella trappola. Ci saranno nuovi Redouane Lakdin, dopo i fatti del 7 e 9 gennaio 2015 (faccende di “Charlie Hebdo” e del supermarket kosher di Vincennes), del 13 novembre 2015 (attentato del Bataclan), del 13 giugno 2016 (uccisione del poliziotto di Magnanville e della sua compagna), del 14 luglio 2016 (strage di Nizza), del 16 luglio 2016 (assassinio del sacerdote di Saint-Étienne-du-Rouvray), del 20 aprile 2017 (assassinio di un poliziotto sugli Champs-Élysées, dell’1 ottobre 2017 (assassinio alla stazione di Marsiglia). E abbiamo parlato della sola Francia: non è detto che il contagio non si espanda. Il fatto è che legami effettivi tra tutti questi delitti e l’organizzazione dell’Isis, ammesso che ne esista una, non sono mai stati né trovati né provati. Questo malessere si combatte a livello tattico mediante informazione e infiltrazione, a livello strategico mediante cultura e integrazione. Una strada lunga e difficile, ma inevitabile e auspicabile. Sempre avendo ben chiaro che l’origine di tutto ciò sta nella fitna di alcuni paesi arabi sunniti contro gli sciiti e contro la repubblica islamica dell’Iran. Se si smarrisce questa chiave interpretativa, tutto diviene incomprensibile.

Franco Cardini

Domenica 25 marzo 2018

*tratto dal blog www.francocardini.net

——————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————-SU ECCLESIA…..E PAPATO ( ALTRO PUNTO DI VISTA ) – INTERVENTO ( CON COMMENTI )

I Chiaroscuri – La croce di papa Francesco

  • I Chiaroscuri – La croce di papa Francesco

I Chiaroscuri – La croce di papa Francesco

Giuseppe Savagnone

Direttore Ufficio Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Palermo.
Scrittore ed Editorialista.

La lettera che il papa emerito Benedetto XVI ha inviato alcuni giorni fa a monsignor Dario Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione, in occasione della presentazione della collana «La Teologia di Papa Francesco», edita dalla Libreria Editrice Vaticana, è diventata l’ennesima occasione per uno scontro fra gli accaniti oppositori dell’attuale pontefice e coloro che ne sostengono a spada tratta la linea.

Il messaggio era di per sé solo un ringraziamento di Ratzinger al prelato per avergli fatto avere gli undici volumetti dell’opera, scritti da vari teologi che illustrano, sotto i suoi diversi aspetti, la visione di fondo del papa. Concludendolo, Benedetto declinava cortesemente l’invito, rivoltogli contestualmente, a scrivere un suo personale commento, spiegando che non aveva il tempo di leggere, in tempi brevi, i testi inviatigli.

Data la brevità del testo, può essere utile riportarlo per intero, omettendo solo le formali parole di ringraziamento con cui si apre: «Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi. I piccoli volumi mostrano, a ragione, che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento. Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi una breve e densa pagina teologica, perché in tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti».

È stupefacente il fatto che questo innocente biglietto si sia trasformato in un campo di battaglia tra le opposte fazioni. I sostenitori di papa Francesco vi hanno visto un sostegno offerto da Benedetto al papa attuale, spesso accusato di muoversi su una linea del tutto contrastante con quella dei suoi predecessori. Così, mons. Viganò ha enfatizzato l’apprezzamento nei confronti della «profonda formazione filosofica e teologica» di Bergoglio e il riconoscimento della «continuità interiore tra i due pontificati», lasciando fuori dal comunicato (anche se dandone lettura in sala stampa) la parte finale che, per quanto gentile, era comunque un modo di sottrarsi alla richiesta di esprimere la propria opinione sull’opera.

I critici – con in testa Antonio Socci, che sembra aver fatto dell’opposizione a questo papa la missione della sua vita – dopo un momento di smarrimento (il giornalista, incredulo, aveva avanzato perfino la richiesta di leggere l’autografo del biglietto), si sono ripresi alla notizia che alla fin fine quello di Benedetto era pur sempre un rifiuto di scrivere un proprio commento.

Esultanza del giornalista: «Lo avevo scritto subito, a caldo, appena il Vaticano ha diffuso la notizia di quella lettera di Benedetto XVI che sembrava – a prima vista – un clamoroso applauso di approvazione a Bergoglio, nell’anniversario della sua elezione – ricorda l’editorialista di Libero . Avevo scritto: perché non rendono nota tutta la lettera? Perché estrapolano solo tre frasi? Adesso è tutto chiaro (…). In sostanza il papa emerito spiega che non ha tempo (da perdere) per scrivere un commento al formidabile pensiero teologico di Bergoglio (come gli avevano chiesto) e nemmeno ha tempo (da perdere) per leggere gli undici piccoli volumi, di vari autori, che dispiegano tutta la sapienza bergogliana. Lui, Benedetto, fa sapere che non li ha letti e nemmeno ha intenzione di leggerli perché ha altro da fare. Capita l’antifona? E ora non gli rompete più le scatole! A buon intenditor poche parole (a me pare un’elegante e sublime presa in giro)».

Il povero Benedetto, strattonato dall’una e dall’altra parte, dev’essere rimasto stupito di queste appassionate esegesi. Della prima, perché quello che nella lettera sembra stargli a cuore, per la verità, sembrerebbe di respingere la contrapposizione esasperata tra la propria figura e quella del suo successore, più che di avallarne la linea. E d’altronde, a che titolo dovrebbe farlo? Ogni pontefice deve assumersi la sua responsabilità e il fatto che ci sia, eccezionalmente, un papa emerito non significa che il valore delle posizioni di quello attuale dipenda dall’approvazione o meno del suo predecessore. Bene fa – e bene ha fatto finora – , dunque, Ratzinger, a non intervenire a sostegno di papa Francesco, perché facendolo ne avrebbe indebolito l’autorità. E infatti nel biglietto si limita, opportunamente, ad accennare sobriamente a una «continuità interiore tra i due pontificati».

By Mondarte (Own work) [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons

Al di là di questo, ovviamente, non poteva andare. Perché è perfettamente plausibile che ci siano punti dell’insegnamento e dello stile di Francesco che il papa emerito personalmente non condivide. Come ce ne sono stati di Giovanni XXIII che Pio XII sicuramente, se fosse stato vivo, avrebbe contestato. E lo stesso vale per la linea di Paolo VI rispetto a quello di papa Giovanni, o della linea di Giovanni Paolo II rispetto a quello di Paolo VI. Ogni pontefice ha una sua impostazione, che non deve rendere conto alle opinioni personali dei predecessori, ma al Vangelo e alla Tradizione della Chiesa.

Quanto all’esultanza di Socci e dei giornali che lo sostengono (da «Libero» a «La Nuova Bussola Quotidiana»), confesso di trovarla un po’ patetica. Che il biglietto di Ratzinger contenga «un’elegante e sublime presa in giro» del pontefice in carica, solo perché l’autore dice di non avere il tempo e le forze, alla sua età, di leggere dei testi che – attenzione! – non sono di papa Francesco, ma di undici teologi intenti a illustrarne il pensiero, mi sembra fare il paio con quell’altra affermazione dello stesso giornalista, secondo cui i risultati delle recenti elezioni, premiando partiti ostili all’accoglienza degli stranieri, «hanno bocciato anche e soprattutto Bergoglio».

Qualcuno dovrebbe spiegare a Socci che la profezia del vicario di Cristo, come quella del suo Signore, non attende la promozione o la bocciatura degli elettori della Lega e dei 5stelle, come neppure quella dei sostenitori di altri partiti, perché la sua misura e il suo premio è solo la fedeltà al Vangelo. È da esso, non da queste polemiche lillipuziane, che bisogna partire per valutare il pontificato di papa Bergoglio. Sapendo bene che ha molti limiti e molte contraddizioni, come quelli dei papi prima di lui – a cominciare da Pietro – e degli altri che verranno dopo di lui. Ma riconoscendo anche, con gratitudine, la salutare carica di rinnovamento che Francesco ha impresso a una Chiesa che rischiava di apparire – e forse era davvero – troppo ripiegata su di sé ed “ingessata”, richiamandola a uno stile più evangelico e più attenta alle istanze degli uomini e delle donne di oggi. Quanto questo sforzo sia coraggioso e stia risultando incisivo lo dice forse proprio l’ossessiva ostilità che si è scatenata contro questo papa – come verso nessun altro, negli ultimi secoli! – da parte di alcuni ambienti cattolici. Buon segno: anche il primo capo della Chiesa fu crocifisso.

Commenti Facebook

7 Response Comments

  • pietro buccheri marzo 17, 2018 at 10:57 am

    “I piccoli volumi mostrano, a ragione, che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento.”
    “…… Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro,”
    Ma allora: li ha letti o non li ha letti questi volumetti? Al riguardo le due affermazioni sembrano contrastanti: la prima fa presumere che li abbia letti; nella seconda afferma che non li ha letti e non è in grado di leggerli.
    “Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi una breve e densa pagina teologica, … “.
    Ma che discorso è? Quale teologo scriverebbe di teologia sui contenuti di undici volumetti di altri teologi che a loro volta interpretano a modo loro la teologia di un dodicesimo teologo?
    Condivido poi quanto espresso dal prof. Savagnone, cioè che avere richiesto (perché secondo me è stato richiesto) al Papa emerito un pronunciamento a favore di papa Francesco è indice di debolezza e indebolisce l’autorità di Francesco stesso.
    A me sembra che il Papa emerito sia rimasto vittima di una pessima operazione di endorsement condotta in modo pessimo.

    Rispondi

  • Nino Brancato marzo 18, 2018 at 11:44 am

    Si, Prof.re, d’accordo: montature la prima e la seconda. Rimane però il fatto che si ritenga, in entrambe i casi, il Papa Emerito (con tutta la stranezza di tale “titolo”) comunque una sorta di autorità superiore o alla pari.
    Se non ricordo male, all’atto di abdicazione in favore del Concilio, Gregorio XII si firmò “Angelo, Cardinale Vescovo”.E nessuno tirò in ballo la differenza tra munus e potestas……..

    Rispondi

  • Nino Brancato marzo 18, 2018 at 11:57 am

    Comunque, in un Paese in cui basta un giornalista che chiami “Premier” il Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente Emerito un Senatore a vita, “staff” i Docenti che si spartiscono i (pochi) fondi che filtrano dalle Dirigenze varie, e, inaccettabile, Governatore il Presidente della Regione, poteva l’ Istutuzione “parallela”, l’altro Stato, non uniformarsi?
    Sto parlando della Curia ( e delle Curie), ovviamente non della Ecclesia…….

    Rispondi

  • Nino Brancato marzo 18, 2018 at 12:07 pm

    Negli anni ’90, il Prof.re Leoluca Orlando, appena fondata “La Rete” e sognando di diventare “entro 10 anni il Presidente del Consiglio dei Ministri quale iscritto ad un Partito Democratico” da creare, di ritorno da un viaggio negli “States” nel corso del quale aveva incontrato l’ ex Presidente Carter, sosteneva che questa delle “aure ad vitam” fosse una particolarità tutta italiana…..e allora….

    Rispondi

  • Nino Brancato marzo 18, 2018 at 12:18 pm

    Comunque sono d’accordo con Lei quando definisce (anche solo un po’) “patetica” l’esultanza di Socci……..riguardo al quale, con il permesso dell’appena detto “Maestro”, vado un poco più in la’: io non lo leggo o ascolto più, e da anni E consiglio di fare la stessa cosa a tutti. E giusto per non pensare che detto atteggiamento sia da me riservato al solo Socci, ora idem per Sgarbi e Ferrara. In generale per i “pensatoi” anni ’90……

    Rispondi

  • Nino Brancato marzo 18, 2018 at 12:23 pm

    Scusate, scrivo troppo e male, ma non ho (e non voglio) un profilo Facebook e, non me ne vogliate, un Like non mi pare realizzate uno “spazio di discussione”………

    Rispondi

  • Giovanni Allegra marzo 18, 2018 at 11:59 pm

    Il Papa emerito è un uomo intelligente,e chiaro che avrà letto i volumi,ma è giusto che non si esprima,per rispetto,già è anomala la situazione in se,ci manca pure che esprime opinioni.
    Da semplice cristiano,questo Papa è strano,e vero che sta rinnovando,ma non sempre le cose giuste e nel modo giusto.
    Ma!!!.Staremo a vedere.

    Rispondi

Leave A Comment

——————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————–

DALLA PAGINE FACEBOOK DI BRUNO TOMASICH

—————————————————————————————————————————-

Saviano aveva difeso il diritto di Fazio a quadagnarsi la sua paga per il lesso e ora Fazio richiama in aiuto il salvatore a commuovere gli spettatori. Ritorno al mio libro “Non vengo via con te” e continuo: “Mi rendo conto che questo mio sfogo, che non raggiunge il lirismo del lamento di Roberto Saviano quando parla dell’autosufficienza di Fazio, può essere ritenuto persino impertinente perché certi conduttori superpagati porterebbero altrettanti guadagni nelle casse della RAI, ma ciò nulla toglie alla comune offesa del pudore che certe situazioni recano.
La loro difesa non può compensare l’offesa. Lo share e i vantaggi economici procurati all’azienda non possono opporsi ai bisogni della gente, perché c’è un limite che nessuna logica del mercato può superare.
Io non sono di quelli che si sbracciano per gli immortali principi, per il siamo tutti uguali. Sono per riconoscere le grandi differenze nel campo dell’immateriale, ma la pancia non può essere troppo diversa.
Lo share, come tutto ciò che viene dal pubblico appartiene in gran parte al pubblico e, giustamente compensato il lavoro, anche e a maggior ragione quello intellettuale e artistico, al pubblico deve ritornare.
Non è logico che “per costruire una vita autonoma e autosufficiente” ai propri conduttori, l’Azienda di Stato della Radiotelevisione Italiana li compensi con cifre da capogiro e desta quindi meraviglia che essi possano trovare una così appassionata difesa degna di miglior causa.
Non mi riferisco, e non potrei farlo non conoscendone i dati, alla trasmissione in oggetto, ma mi riferisco al caso più generale, che giudico di mal costume quasi ad attingere, anzi senza quasi, a vette mafiose, che mi è suggerito dalla lettura del pezzo intitolato “Gli stipendi d’oro della RAI” – Giornalettismo su “Freedom 24” dell’8 giugno 2010:
“In attesa della famosa operazione trasparenza nella tv pubblica, il Fatto quotidiano pubblica un borsino degli stipendi d’oro della Rai: Se Calderoli si è indignato dopo aver appreso dello stipendio del conduttore di Ballarò, Floris (400 mila euro lordi), minacciando tagli, stavolta è Michele Santoro che non ci sta e chiede che non solo il suo stipendio (750 mila euro) sia pubblico, ma anche quello di altri dipendenti. Tra i “paperoni” ci sarebbero Bruno Vespa che guadagna 1 milione 200 mila euro lordi per 100 puntate di Porta a Porta (con gli extra arriverebbe a 2 milioni e 100 mila euro), il conduttore di Che tempo che fa, Fabio Fazio (2 milioni di euro circa), Simona Ventura (1 milione e 200 mila euro circa più bonus), Antonella Clerici (1,5 milioni di euro il vecchio contratto, ritoccato però dopo la conduzione di Sanremo). Non proprio da “paperoni” ma quasi gli stipendi del presidente Garimberti (448 mila euro) e del direttore generale Mauro Masi (715mila)”.
Non c’è più rispetto nemmeno per le gerarchie, sembrerebbe si volesse intendere, quasi a giustificare la sorpresa che un direttore generale potesse guadagnare meno (si fa per dire) di un comune sottoposto come un conduttore. Quanto la crisi abbia influito su quei compensi del 2010 non lo sappiamo.
Non togliamo dal tavolo del gioco questa carta. Lasciamo che tutti la giochino perché è l’unica che rimane: l’invidia sociale verso quei fortunati, che per spinta o anche per merito, attingono a compensi che, da quanto si può leggere, sono tutt’altro che di autosufficienza.

Se a quello stipendio di Fazio fa riferimento il suo amico Saviano quando ne difende il diritto all’autosufficienza, mi permetta di esprimere il mio rispettoso disappunto (chiamiamolo pure così).
Per Roberto Saviano: “La verità è che i soldi non c’entravano niente. Vieni via con me sarebbe comunque stato un grande affare per la Rai, viste le cifre a cui erano state venduti gli spazi pubblicitari e che il successo della trasmissione avrebbe fatto ulteriormente lievitare”.
Questo, a detta di Saviano, avrebbe procurato una specie di guerra indiretta, “un meccanismo di censura indiretta” adottando comportamenti scorretti al punto di mettere in palinsesto in contemporanea alla “serata del Grande Fratello”. Una vera e propria mascalzonata della quale si può facilmente immaginare chi fosse il perfido ispiratore, l’ideatore delle maldicenze, delle critiche, dei pettegolezzi e dei trabocchetti insidiosi.
“Questo – afferma Saviano – è il nuovo meccanismo della censura”.
L’intento generoso degli ostinati, per quanto boicottati, conduttori della trasmissione era quello di mandare in onda un programma ambizioso, destinato al grande pubblico che parlasse “della macchina del fango, di mafia e politica, di come funzionano i voti di scambio, delle bugie del terremoto, del businnes dei rifiuti”.
D’altra parte pensare che per fermare la denuncia dell’esistenza di una macchina del fango non ci fosse nessuno a manovrarla in autodifesa sarebbe difficile. Ma l’argomento dei compensi sproporzionati e fuori dal comune sentire non può essere lasciato nella sola disponibilità degli operatori malevoli di quella macchina del fango perché appartiene a tutti. E’ l’origine del male, è il bubbone da asportare che infetta, la mela marcia che guasta l’intero cestino. Si dice che l’esempio deve venire dall’alto e sono anni che il popolo italiano attende. Si dice anche che il pesce puzza dalla testa.
Stranamente dopo che il pesce a Napoli è cambiato non puzza più. Ed è questo che non mi piace.
Tolto questo particolare di poco conto rimane più spazio per conoscere meglio argomenti, metodi e storia della macchina del fango.
Saviano ha come riferimento, per averli studiati, come ci dice, i regimi comunisti Di Russia e d’Albania che facevano uso della macchina del fango. E’ una rivincita per Saviano discutere di quella macchina del fango proprio su Rai Tre, quell’emittente che per la posizione politica dei suoi dirigenti era chiamata Radio Kabul ed era in quota, nella spartizione partitica che traeva origine dal CLN, proprio di quel partito comunista italiano che da Mosca riceveva finanziamenti e ordini.
Vi fu un momento in Italia che la macchina comunista, per merito di un suo leader dal nome di Occhetto, passato indenne attraverso le mani pulite di giudici severi, venne trasformata in una gioiosa macchina da guerra. Ma non perse il vizio”.

———————————————————————————————————————————————————–

FINE INTERVENTO

———————————————————————————————————————————————————–

“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :

direzione responsabile: presidenza Associazione team azimut online: Fabio Pisaniello webm. adm. des. Uff. Stampa Associaz. “Azimut” : Ferruccio Massimo Vuono (Arturo Stenio Vuono : presidente di “Azimut” Napoli)

“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 [ Telfax 081-7701332 / Tel. 340 – 34 92 379 ]

Annunci

1 commento su “SU ARNAUD BELTRAME E NON SOLO ( FRANCO CARDINI ) – “LA CROCE DI PAPA FRANCESCO” ( DA I CHIAROSCURI) E ALTRE NEWS”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...