IL NOSTRO SUD: DA NAPOLI A PAOLA COSENZA E CERCHIARA DI CALABRIA [Madonna delle Armi Nuovo articolo] La roccia come dimora


IL NOSTRO SUD : DA NAPOLI A PAOLA COSENZA E CERCHIARA DI CALABRIA [ Madonna delle Armi Nuovo articolo ] La roccia come dimora – [ “AZ.” – 05/04/2018 ] – anteprima di web servizio tra breve in rete – VISITA IL SITO –

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut
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OGGI – IL NOSTRO SUD : DA NAPOLI A PAOLA COSENZA E CERCHIARA DI CALABRIA [ Madonna delle Armi Nuovo articolo ] La roccia come dimora – [ “AZ.” – 05/04/2018 ] – anteprima di web servizio tra breve in rete – VISITA IL SITO –

IL COLLE E IL REBUS, E LA “GIOSTRA”  – I PRESIDENTI DEI GRUPPI PARLAMENTARI, AL SENATO E ALLA CAMERA, HANNO “ESTERNATO” [ VI RINVIAMO – PER I PARTICOLARI ALLA RASSEGNA STAMPA ( E NON MANCHERA’ – PROSSIMAMENTE – IL NOSTRO COMMENTO ); ESTERNANDO , IN UNO CON I LEADER DEI PARTITI E DEI MOVIMENTI, COME SI PREVEDEVA..] CHE DIRE ? SARA’ ALTRO TURNO E ALTRO GIRO? – FORSE CHE SI’ E FORSE CHE NO…!
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NAPOLI

[TRATTO DA PAGINA FACEBOOK DI BENITO ARENA – << IL “CHIODO FISSO – ANTIFASCIO” >> ]
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Benito Arena·

Leggete, leggete.
Ho ricevuto una telefonata da una sedicente “anagrafe antifascista”. L’interlocutore mi chiede perchè mi chiamo ancora Benito e come mai non ho cambiato nome. Aggiunge che se ero disposto a farlo si sarebbero loro stessi interessati al disbrigo della pratica compreso il sostegno delle spese. Non vi ripeto, per decenza di linguaggio, quello che gli ho potuto dire, verbalmente, in merito alla domanda postami.Credo che si stia superando il limite della stupidità che alberga, solito, nelle persone che si ritengono essere più intelligenti degli altri. Ritengo che tutto questo sia scaturito dalla proposta di legge “improponibile” presentata dalla Boldrini e da Fiano ai quali francamente e fascisticamente dico: andate a fare in c…

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IL  NOSTRO SUD

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NAPOLI

1 – [ TRATTO DAL << ROMA >> ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >> ]

Auguri a Napoli “bella e cordiale”

Opinionista:

Antonio Sasso

Il mezzo scivolone del Napoli sul campo del Sassuolo “rovina” la festa di Pasqua ai tifosi azzurri, ma la speranza è sempre l’ultima a morire ed è giusto lottare fino a quando la classifica non dichiara chiuse le ostilità con la Juve. Intanto diamo uno sguardo alla nostra Napoli che, mai come questa volta, la Santa Pasqua trova in un particolare guado, dal quale può uscire e guardare con più fiducia al futuro, per alcune opere in dirittura di arrivo, altre in cantiere e altre pronte a decollare. La fase critica degli ultimi mesi, un po’ addebitabile al passato, un po’ alla obbligata pausa, derivante dalle elezioni politiche, ci auguriamo, che presto trovi il definitivo superamento con un governo di legislatura, operativo e di programma, capace di dare risposte concrete. Che anche Napoli aspetta e ci conta molto, nella speranza di avere presto quegli stanziamenti già decisi, per una concreta svolta di sviluppo. Occorre riprendere il cammino con maggiore rapidità decisionale. Superato in extremis, nella notte scorsa, con una riunione straordinaria di giunta, anche un ultimo, imprevisto scoglio, derivante dalle sanzioni decise dalla Corte dei Conti per debiti pregressi, anche se gli ostacoli permangono, si può guardare avanti. Grazie al recente intervento del Governo e al piano concordato e sostenibile di restituzione di fondi sostenibile, ora si potranno seriamente recuperare ritardi, ereditati per vecchie inadempienze e tracciare programmi sicuri. Godiamoci, intanto, la invasione, il “boom” di turisti che, ancora una volta, in questi giorni, hanno scelto la nostra città, un flusso che va seguito e governato bene perché rappresenta il capitale più prezioso, su cui poter contare. È una prova della fiducia riposta nella nostra città che ci fa piacere e inorgoglisce. Il turismo si conferma una risorsa tre le più solide del Sud e del nostro territorio; porta benefici notevoli al Pil e ci proietta nella platea internazionale con le migliori credenziali. Il Comune ha il dovere di favorire, di ottimizzare, in vista dell’estate e dei pienoni, questo positivo “trend” con progettualità finalizzate al suo migliore rilancio, accelerando tutte quelle opere che servono non solo da eccellente biglietto da visita ma a far crescere un turismo qualificato e competitivo. A riguardo riteniamo un dovere professionale, prima che da napoletano, insistere sulla necessità che ogni impegno sia, d’ora in avanti, rivolto al recupero del Centro storico: una miniera unica al mondo per la presenza di un patrimonio artistico e di umanità senza eguali. A trenta mesi dalla scadenza del “crono programma”, fissato per la fine del 2020 , sono ancora troppo pochi quattro restauri sui 29 complessivi previsti dai fondi Unesco. Occorre accelerare i lavori. Se vinciamo la sfida turistica – che non è più una scommessa, ma un dato acquisito – la città potrà riconquistare posti importanti nella classifica annuale dei più qualificati “brand”, che si traducono in una maggiore domanda, e, quindi, in ricchezza e lavoro. È tempo, come si dice in gergo sportivo, di serrare le fila, stringersi l’un l’altro, per raggiungere mete e risultati, possibili solo attraverso la concordia, la coesione e la sinergia. Di recente, nel suo viaggio apostolico a Pietrelcina, in visita ai luoghi di San Pio, giustamente Papa Francesco ha voluto ricordare che “quando si litiga, tutto è compromesso. Muore e si inaridisce la stessa comunità”. Un monito molto attuale anche per le vicende di casa nostra: sarebbe tanto auspicabile che, accantonato rancori, malintesi e parole dettate da momentanei dissapori, tra Comune e Regione tornasse il confronto costruttivo; senza il quale è impossibile costruire, ad ogni livello istituzionale e sociale, un clima operativo e industrioso, come sarebbe necessario. Anche se resta molto da fare, la sensazione è che il peggio sia passato. Auguri a Napoli, “bella e cordiale” diceva l’indimenticabile Fabrizio Frizzi. E augurando a tutti voi una buona Pasqua, cogliamo l’occasione per fare un lungo e caloroso applauso a Luigi De Filippo, l’ultimo della grande dinastia, che ieri ha lasciato per sempre quel palcoscenico che lo aveva visto sin da bambino protagonista.

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NAPOLI

2 –  [ TRATTO DAL << ROMA >> ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >> ]

Per vincere il tricolore serve molto altro

Opinionista:

Salvatore Caiazza

Maledetto Mapei Stadium. Lo stadio di Reggio Emilia, tabù per il Sarri napoletano, potrebbe essere la tomba dello scudetto. Non ce l’ha fatta neanche stavolta il Napoli a vincere in casa del Sassuolo. Così come negli anni precedenti, gli azzurri non hanno potuto esultare. Si sono dovuti accontentare di un pareggio e addirittura hanno rischiato di perdere. Una Pasqua peggiore non si poteva vivere in casa partenopea. Ad evitare il peggio è stato un autogol di Rogerio altrimenti adesso la situazione sarebbe stata ancora più complicata. La vetta della classifica, infatti, si è allontanata di nuovo. La Juve non ha sprecato l’occasione ghiotta di allungare e, seppure con qualche paura, ha battuto il Milan nel posticipo. Bonucci aveva rimesso le cose a posto dopo il vantaggio di Dybala ma nella seconda parte della ripresa Cuadrado e Khedira hanno chiuso il discorso. Ben quattro i punti di distanza della Signora e se si arriva così allo scontro diretto le possibilità di aggiudicarsi il tricolore diminuiscono incredibilmente. Si era visto da subito che non era il solito Napoli. Certo, se Consigli non avesse fatto il fenomeno per due volte contro Insigne, le cose si sarebbero messe diversamente. Ma i portieri esistono per questo. Il problema è che alla prima occasione i padroni di casa sono andati in vantaggio. E chi ha firmato l’1-0? Quel Matteo Politano che avrebbe dovuto vestire la maglia del Napoli se solo l’ad emiliano Antonelli avesse accettato l’offerta di De Laurentiis prima e non negli ultimi minuti di mercato quando non c’era più tempo per firmare il contratto. Il mancino è stato bravo a respingere in gol un pallone respinto dalla traversa dopo un golpo di testa di Peluso. Da quel momento in poi c’è stata tanta confusione. Le azioni per recuperare non sono mancate ma si poteva fare sicuramente meglio. Si è sbagliato tanto, non ci sono state idee diverse per superare il muro eretto da Iachini. E quando ci si è riusciti Consigli ha fatto il fenomeno. Peccato per quella traversa di Milik dopo il pareggio altrimenti si starebbe parlando di altro. Sta di fatto che al Mapei è finita 1-1 dove c’erano la bellezza di novemila tifosi azzurri. Sembrava essere al San Paolo e non al Mapei. Andando a guardare la partita si è vista una squadra stanca, non più fresca e pimpante come una volta. Già con il Genoa si era notato un calo ma il golvittoria di Albiol aveva evitato degli approfondimenti. Non ha funzionato niente del Napoli che ha fatto parlare di sè per la bellezza e per i risultati conquistati. La difesa ha sbagliato troppo e se non ci fosse stato un Reina attento, addirittura il Sassuolo avrebbe potuto raddoppiare ad inizio secondo tempo. E che dire delle impostazioni a centrocampo e di un attacco mai troppo pericoloso. A parte le due giocate di Insigne, si è dovuto aspettare Milik per vedere qualcosa in più. Mertens è stato un fantasma la davanti. Ha sbagliato molti palloni e anche tanti appoggi favorendo le ripartenze degli emiliani. Neanche un tiro in porta e quando avrebbe potuto è scivolato davanti alla linea difensiva. Poi è uscito zoppicante. «Lo scudetto? Vogliamo il record di punti», ha detto Sarri in conferenza stampa. Sicuramente, però, non si accontenta di ciò. Vuole cercare in tutti i modi di spodestare la Signora anche se la corsa al tricolore si è complicata nuovamente. Proprio non ci voleva lo stop col Sassuolo. Serviva una vittoria per rimanere nella scia della Signora ma non si è riusciti mentre i bianconeri hanno fatto fuori anche il Milan. Adesso hanno la Champions e poi altre tre partite prima dello scontro diretto. Dove se resta questo vantaggio possono giocare anche per il pareggio.

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PAOLA

SU FRANCESCO DA PAOLA

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[TRATTO DA PAGINA FACEBOOK DI MARIO FUNARI DA COSENZA ]

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COSENZA 02 APRILE 2018 .-

Oggi si festeggia Francesco MARTOLILLA, un bimbo nato 602 anni fa a PAOLA (CS), il 27 MARZO 1416, da Giacomo MARTOLILLA e VIENNA da FUSCALDO.- Nel mondo è noto come FRANCESCO da PAOLA , morto in FRANCIA, a TOURS, il 02 APRILE 1507, proclamato SANTO da Papa LEONE X il 1° MAGGIO 1519.- San Francesco da PAOLA viene proclamato Celeste Patrono della gente di mare italiana il 27 MARZO 1943 da Papa Pio XII e Patrono della CALABRIA il 22 GIUGNO 1966 da Papa Giovanni XXIII .-Nella foto che posto (molto sgualcita perché ha viaggiato con me per oltre 40 anni) vedrete il mezzobusto dei primi decenni del 1600, che custodiva al suo interno un frammento di costola di San Francesco di Paola .-Non possiamo più pregare davanti questa preziosa opera perché nella notte tra il 2 e il 3 OTTOBRE 1983 è stata trafugata da “uomini inqualificabili” e non è stata più ritrovata.-Da devoto del SANTO, lo avrete capito, (il mio terzo nome , dopo la virgola è Francesco) faccio gli AUGURI a tutti gli amici fb, compresi quelli che da moltissimi mesi (alcuni mai) non si degnano di evidenziare alcun segno di saluto, precisando che SARA’ L’ULTIMA VOLTA CHE MI RICORDERO’ DI LORO.

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SULLA MADONNA DELLE ARMI ( CERCHIARA DI CALABRIA )

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[TRATTO DAL WEB  – MASSIMILIANO PALUMBO DA COSENZA  ]

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WordPress.com ———- Messaggio originale ———-
Da: Technostorie <comment-reply@wordpress.com>
A: azimutassociazione@libero.it
Data: 2 aprile 2018 alle 23.56
Oggetto: [Nuovo articolo] La roccia come dimora

Massimiliano Palumbo ha pubblicato:”Tra fede e rocce, viaggio nei luoghi della Madonna della Armi a Cerchiara di Calabria. La roccia è aggirata dai tornanti. Il primo, il secondo e poi un altro ancora fino in cima, a 650 metri sul livello del mare, tra le ripide pareti del Parco del Pollin”

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Nuovo articolo su Technostorie

La roccia come dimora

di Massimiliano Palumbo

Tra fede e rocce, viaggio nei luoghi della Madonna della Armi a Cerchiara di Calabria.

La roccia è aggirata dai tornanti. Il primo, il secondo e poi un altro ancora fino in cima, a 650 metri sul livello del mare, tra le ripide pareti del Parco del Pollino. Qui tutto è roccia. I monti, le abitazioni, le grotte. Anche la Madonna ha deciso di scegliere la roccia come dimora. Tòn armòn (delle armi), l’appellativo della Vergine ha origine greche e vuol dire «delle grotte». Ed è da una pietra che nasce uno dei santuari più frequentati della Calabria. Lo scorso anno, tra luglio e agosto, i fedeli che hanno reso omaggio alla Madre di Dio sono stati quarantasettemila.

Il santuario della Madonna delle Armi ha una caratteristica che lo distingue dalle altre strutture sacre del nostro Paese. Solo una manciata di luoghi di culto come i duomi di Milano e Pisa possiede questa caratteristica: «In pratica – spiega Luca Franzese, presidente della fondazione che gestisce il santuario – la proprietà non è della Chiesa, ma del popolo». È una storia antica che risale al 1517, quando il vescovo di Cassano, Marino Tomacelli, con bolla ufficiale donò il giuspatronato della chiesa alla universitas civium circlarii. «Qui tutto è possibile grazie alle offerte: le pulizie, l’acquisto dei mobili e delle campane, il sostentamento del custode. Le attività liturgiche e pastorali dipendono invece dal rettore nominato dal vescovo».

 

Madonna Achiropita - © Massimiliano Palumbo Madonna delle Armi – © Massimiliano Palumbo

Il padrone di casa, in cima ai 1.100 metri del monte Sellaro, luogo su cui sorge il santuario, è Francesco Pistocchi. Il signor Francesco è un custode dal fare paterno. Per tutti, quel nome legato ai santi di Paola e Assisi, è semplicemente Ciccio. È Ciccio che custodisce da trent’anni, insieme alla sua famiglia, la pietra su cui apparve l’immagine achiropita (creata da mano non umana) della Vergine.

In mezzo a quelle rocce ai confini con la Basilicata, il senso del sacro pervade ogni cosa. Se non dovesse bastare la religione ci pensa la natura a far percepire l’infinito. Basta affacciarsi dal santuario e guardare l’orizzonte che si perde tra cielo, mar Ionio e piana di Sibari. Se la giornata è serena la città di Rossano – quella di un’altra immagine achiropita della Madonna apparsa su una parete della cattedrale – sembra essere a un tiro di schioppo. Se una Donna ha scelto Cerchiara di Calabria come centro spirituale altre donne, invece, si occupano di una dimensione più umana ma non meno importante: il pane. A Cerchiara i panifici sono nove e tutti sono gestiti da donne. In questo lembo di Calabria c’è chi ha deciso di investire seriamente sulle proprie tradizioni. È lo stesso Comune a riconoscerlo: «Intorno al pane è sorto un piccolo interesse industriale che, è il caso di dire, dà “da mangiare” ad una cinquantina di persone che si sono inventate un posto di lavoro, valorizzando e monetizzando la tradizione popolare».

 

Francesco, il custode - © Massimiliano Palumbo Francesco, il custode – © Massimiliano Palumbo 

Il paese che fu Ducato dei Pignatelli, ogni anno è visitato da speleologi e amanti della montagna. Non è facile resistere al fascino dell’Abisso del Bifurto, una delle grotte più profonde del mondo. La cavità scende in verticale per 683 metri. Un’altra grotta, Serra del Gufo, con i suoi due chilometri di lunghezza è invece la più lunga della Calabria. In un’altra grotta ancora, quella delle Ninfe, le sorgenti hanno creato una piscina naturale di acqua calda: qui si formano dei fanghi con proprietà terapeutiche.

Anche Antonia Arslan, autrice del romanzo “La masseria delle allodole”, restò affascinata da Cerchiara e dall’ospitalità dei suoi abitanti. Un suo pezzo uscì sul mensile di Avvenire, I Luoghi dell’infinito. La scrittrice d’origine armena conclude il suo racconto confessando di provare nostalgia per questa terra: «Perché partire? mi domando inquieta. Perché non restare, e annidarmi in questo tempo sospeso (…) e chiamare tutti per nome, lasciando le chiavi infilate nella porta di casa? E poi sparire tranquilla, abbracciata a una di queste forme di pane immense, calde, profumate? Com’è difficile accettare la nostalgia, quando si intreccia coi sogni». È dolce la nostalgia provata dalla Arslan. Più amara, probabilmente, la nostalgia di un calabrese dopo aver visitato questa zona della regione. È la nostalgia per una terra così bella da levare il fiato ma che nessuno, a parte casi isolati, ha mai preso a cuore.

Vengono in mente luoghi comuni che in questo caso tanto comuni non sono: «Se una bellezza del genere l’avessero avuta al Nord, l’avrebbero trasformata in oro». E invece, da queste parti, la politica ha sempre lasciato tutto al suo destino o alla buona volontà di pochi. In tutti questi anni la fantasia di politici e comunicatori nostrani si è concentrata solo sui Bronzi di Riace che poi, a pensarci bene, calabresi non sono. E il resto del nostro patrimonio? Forse non era solo una stravaganza quando qualcuno, poco tempo fa, auspicava l’annessione dell’Alto Ionio alla Basilicata.

 

Il santuario - © Cerchiara di Calabria Il santuario – © Cerchiara di Calabria 

TESTO E FOTO di Massimiliano Palumbo

* pubblicato sul Quotidiano della Calabria del 3 giugno 2012

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