LA DIPARTITA DI ARRIGO PETACCO E ALTRE NEWS ( SE TORNASSE TOTO’ – INTERVENTI DI LIGNOLA E MANNELLO – RICORDO DI CORRIDONI E ALTRO ) – L’EDICOLA


LA DIPARTITA DI ARRIGO PETACCO E ALTRE NEWS ( SE TORNASSE TOTO’ – INTERVENTI DI LIGNOLA E MANNELLO – RICORDO DI CORRIDONI E ALTRO ) – L’EDICOLALA DIPARTITA DI ARRIGO PETACCO E ALTRE NEWS ( SE TORNASSE TOTO’ – INTERVENTI DI LIGNOLA E MANNELLO – RICORDO DI CORRIDONI E ALTRO ) – L’EDICOLA [ “AZ.” – 05/04/2018 ] – anteprima di web servizio tra breve in rete –

Associazione Azimut

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut
AZIMUTASSOCIAZIONE.WORDPRESS.COM

IN COPERTINA


E’ CERTO – PRESTO SI INCONTRERANNO

[ E GIA’ SI DIFFONDE IL PANICO NEGLI AMBIENTI CHIC DI CUI BEN SCRIVE L’AMICO SANGIULIANO ]
Gennaro Sangiuliano
 · Twitter ·

Le nostre società sono dominate dai radical chic, antidemocratici, élitari (senza alcuna qualificazione), smodatamente ricchi, antipopolari, ipocriti

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L’INFORMAZIONE [ ULTIMA DAL WEB – ROMA, 4 APRILE 2018 ]

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Consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo. Il capo dello Stato ha ricevuto in mattinata la presidente del SenatoMaria Elisabetta Alberti Casellati, quello della Camera Roberto Ficoe il presidente Emerito Giorgio Napolitano. Nessuno ha rilasciato dichiarazioni all’uscita. – “Questa mattina sono stato ricevuto al Quirinale per le consultazioni dal Presidente della Repubblica con cui ho avuto un incontro particolarmente cordiale”, ha scritto su Facebook il presidente della Camera Roberto Fico.- ”Per noi sarebbe molto importante un governo che condivide i valori europei e che abbia l’obiettivo di tutelare le minoranze linguistiche e speciali. Confidiamo nella saggezza ed esperienza del presidente affinché dia un incarico per formare un governo che rispetti questi valori”. Lo afferma Juliane Unterberger, presidente del gruppo parlamentare per le Autonomie (SVP-PATT,UV) accompagnato dal senatore Dieter Steger, Vice Presidente vicario (SVP) e Albert Lanie’ce, vice presidente (UV). – “A nome dei deputati e dei senatori di Leu ho espresso la disponibilità, con senso di responsabilità, a aprire un dialogo con forze che in via prioritaria abbiano nei programmi temi per noi essenziali“, come un piano di investimenti, i diritti dei lavoratori, il rafforzamento del welfare e del Sistema sanitario nazionale, il diritto allo studio e all’ambiente”: così Pietro Grasso al termine delle Consultazioni, escludendo un dialogo con il centrodestra e aprendo a Ms5 se affronta temi che stanno a cuore di LeU.- “Chi ha vinto le elezioni adesso si assuma l’onore di governare il Paese magari sfumando, me lo auguro per il Paese, alcune posizioni non sostenibili assunte in campagna elettorale. Noi abbiamo perso le elezioni, la vicenda è chiusa”. E’ la posizione di Emma Bonino, leader di +Europa, espressa al termine delle consultazioni con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella insieme al resto del gruppo del Misto del Senato. – La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni è arrivata a piedi al Quirinale per le consultazioni. Dopo aver salito la scalinata laterale insieme al capogruppo alla Camera Fabio Rampelli, ha scherzato con i cronisti: “Volevo venire in autobus ma la Raggi ha tagliato le corse e non passano”. Il suo colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiude la prima giornata di consultazioni. “Abbiamo ribadito al Presidente della Repubblica che Fdi farà del suo meglio per dare all’Italia un governo in tempi rapidi – ha detto Giorgia Meloni, leader di Fdi al termine delle consultazioni al Quirinale -. Quasi il 40% degli italiani ha scelto di dare la sua fiducia al centrodestra se si vuole rispettare la volontà popolare non si può che partire da noi e che il compito spetti al centrodestra”.  LA PROPOSTA DI DI MAIO – “Speriamo di poter incontrare il prima possibile i due partiti per capire quali siano le loro proposte, e per capire con chi si possa iniziare a scrivere questo contratto – scrive in un post Luigi Di Maio -. Poi mettiamolo in pratica. Vogliamo metterci subito al lavoro per far partire la Terza Repubblica che deve essere e sarà la Repubblica dei cittadini”.  Ettore Rosato dice: “Finisca il teatrino per cui Luigi Di Maio si rivolge al Pd per aumentare il potere contrattuale con la Lega. Esca dalla modalità campagna elettorale ad entri in quella responsabilità per Paese, dica che vuole fare”. “Noi incontriamo tutti ma – aggiunge – mi sembra che le premesse per un incontro lui non le voglia costruire, se pensa di poter scegliere nel Pd chi incontrare sbaglia di grosso. La trama che stanno disegnando da mesi è l’accordo Lega-M5S, alla fine imbarcheranno anche Fi”. – Mentre oggi in mattinata anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani va all’attacco a Radio Anch’Io: Di Maio usa “metodi antidemocratici” e “non mostra rispetto per i quasi 5 milioni di cittadini che li hanno votati”. “Sono parole infantili, puerili – dice del leader M5S – ma ogni volta che hanno attaccato Berlusconi Fi ha aumentato i consensi”.- Intanto, in vista delle consultazioni Berlusconi ha riunito il vertice di Forza Italia a Palazzo Grazioli. “Il presidente Berlusconi e Forza Italia dopo la vittoria della coalizione del centrodestra alle elezioni politiche ribadiscono con forza l’unità della coalizione e l’indisponibilità a qualunque forma di dialogo o ipotesi di governo con chi pone veti inaccettabili in una democrazia”. – Con una matassa ancora così intricata, è probabile che le consultazioni si chiudano con una prima fumata nera.-  Nella seconda giornata di consultazioni sarà la volta di Pd, Fi, Lega, M5s. – L’esito finale è ancora un’incognita ed è da escludere che giovedì ci sia un premier incaricato: un secondo giro di consultazioni potrebbe essere convocato per la prossima settimana e c’è già chi ne mette in conto un terzo. C’è poi anche chi ipotizza che la situazione possa sbloccarsi solo dopo le regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia (22 e 29 aprile). – DAL GOVERNO DI SCOPO A QUELLO DEL PRESIDENTE, LE FORMULE – Ma il Colle indica un metodo e un obiettivo: un governo di legislatura, senza ad ora prendere in considerazione l’ipotesi che dall’impasse nasca un esecutivo per tornare alle urne.

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SE TORNASSE TOTO’

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Una riflessione sul Principe della Risata…

Ha affrontato Barbablù, Cleopatra e Maciste. Ha fatto il bandito della Casbah, lo sceicco, il torero, il ciclista. Ha stampato banconote …
UNTOTOALGIORNO.BLOGSPOT.COM

TOTÒ, L’UNICO SUPEREROE MADE IN ITALY

Ha affrontato Barbablù, Cleopatra e Maciste.
Ha fatto il bandito della Casbah, lo sceicco, il torero, il ciclista.
Ha stampato banconote false senza spacciarle  ed è sopravvissuto un’intera notte in un cimitero con famiglia al seguito.
È disceso all’Inferno ed è andato pure sulla Luna prima di Armstrong. Nessun altro personaggio/maschera del nostro Cinema ha potuto vantare altrettanto e nessun altro potrà mai eguagliare un tale livello di imprese.
Se fosse ancora tra noi, metterebbe in ridicolo anche Superman e farebbe scappare gli Avengers a gambe levate.
Se ne infischierebbe del politicamente corretto e andrebbe a pigliare i terroristi dell’Isis per le orecchie facendogli un “paliatone” che se ne ricorderebbero finché campano.
Questo è Totò. Per questo adoriamo Totò: unico vero supereroe del nostro cinema.

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L’ARTICOLO

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CRONACHE PASQUALI A SCARTAMENTO RIDOTTO
Cari amici lettori, la Pasqua ha imposto una battuta d’arresto non soltanto alle cronache, ma anche ai fatti di cronaca.
La politica interna, grazie soprattutto alle abboffate pasquali, è ferma, ciò che non ha impedito ai commentatori di tornare sulle solite ipotesi di governo. Il messaggio più gettonato è quello di Di Maio, il quale, di certo inconsapevolmente, ha scimmiottato diversi personaggi illustri. Il “Dio lo vuole!” che aprì la strada alle Crociate, è diventato, in formato ridotto: “Il popolo vuole me!”. “Après moi la déluge”, l’azzeccato pronostico di Luigi XV, si è fuso con il risorgimentale “Roma o morte”, dando luogo al più modesto (il detto, non Di Maio) “Io o niente!”. Me ne dispiace per chi aveva creduto essere stato il culto della personalità seppellito dalle macerie del muro di Berlino.
Intanto, ci affligge che non possiamo gridare: “È morto il governo, viva il governo!”. Il governo a mezzo servizio è ancora capace di far danni, continuando Alfano, cadavere politico non ancora imbalsamato, a rappresentare l’Italia nel mondo. Così il buon Benjamin Netanyahu, alle ore 18.00 del giorno di Pasquetta, ha annunciato l’accordo raggiunto con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) sul destino di circa 16mila africani richiedenti asilo ora ospitati in Israele, che sarebbero stati trasferiti in vari Paesi occidentali, la maggior parte tra Italia, Germania e Canada. Quest’UNHCR è tristemente nota per essere stata in passato rappresentata dalla Boldrina, che non perdeva occasione per bacchettare l’Italia, a suo dire non abbastanza accogliente. La Farnesina ha smentito che ci fosse un accordo e Israele ha precisato che si trattava solo di un esempio. Diciamo pure, con Pirandello: “Ma non è una cosa seria”. Com’è venuto in mente al premier israeliano di menzionare proprio l’Italia? Un momento di follia? Un’indicazione ricevuta dall’Alto Commissariato? O, magari, la diffusa convinzione, accreditata dal comportamento dei governi italiani a gestione DEM, che l’Italia sia il paese accogliente per definizione? I sedicimila sudanesi ed eritrei non verranno più in Italia e probabilmente saranno rispediti ai loro paesi, perché il premier israeliano ha preso atto delle “difficoltà politiche” sorte nei paesi terzi; Italia e ONU, però, non hanno fatto una bella figura.
Un’altra notizia del giorno di Pasqua concerne un fatto di sangue avvenuto a Servola, in provincia di Trieste: rientrati a casa dopo il pranzo, due anziani coniugi hanno litigato e la donna, sessantenne, ha strappato il coltello dalle mani dal marito settantatreenne e l’ha ucciso. Notizia banale, direte voi; ma, dopo tante chiacchiere sul femminicidio, vuoi vedere che prima o poi dovremo cominciare a parlare del maschicidio? A mio sommesso avviso, era molto meglio quando il sesso del morto ammazzato non aveva rilevanza. C’è il rischio che, a furia di distinguere, avremo la femmina ammazzata dal maschio, il maschio ammazzato dalla femmina, la femmina ammazzata dalla femmina e, infine, il caso più normale: il maschio ammazzato dal maschio come, in principio, capitò ad Abele col fratello Caino. Più o meno come la storia dei gender: la distinzione fra maschio e femmina era alla mia portata, ma gli oltre cinquanta sessi della cultura contemporanea sono un po’ difficili da digerire. Immaginate per un momento cosa accadrebbe se si diffondesse fra tutti questi generi la moda del rapporto di gruppo. Altro che Sodoma e Gomorra!
Last but not least, continua a interessare i media l’ultima “chiacchierata” (la terza, mi par di ricordare) tra papa Francesco e papà Eugenio (Scalfari). La storiella dell’Inferno (esiste, non esiste, è pieno, è vuoto, è un luogo di eterno supplizio, è l’assenza di Dio, è la morte definitiva) dura da tempo fra gli sfaccendati teologi degli ultimi secoli (che bisogno ce n’era, dopo i Padri della Chiesa, Sant’Agostino e San Tommaso?); ma l’attribuzione di una soluzione, minoritaria e contrastante con il Catechismo, addirittura al Sommo Pontefice l’ha fatta rimbalzare sulla prima pagina del Times e di alcuni quotidiani del Nuovo Mondo. Si sono raffreddati i rapporti fra “Repubblica” e il suo fondatore e nel merito della vicenda è entrato perfino Piergiorgio Odifreddi, sommo pontefice dell’ateismo contemporaneo, che ha bacchettato sia Scalfari sia Bergoglio. Quest’ultimo sarebbe non certo “un intellettuale raffinato: l’operazione (fallita) di pochi giorni fa, di cercare di farlo passare ufficialmente per un gran pensatore, suona appunto come un’excusatio non petita al proposito, e non avrebbe avuto senso per il ben più attrezzato Ratzinger (il quale tra l’altro se n’è dissociato, con le note conseguenze).“ Si accenna, qui, alla nota vicenda della lettera pezzottata da quel prelato poi licenziato, ma non troppo, da Francesco.
D’altra parte, Odifreddi dichiara di non comprendere “perché mai Repubblica non metta un freno alle fake news di Scalfari, e finga anzi addirittura di non accorgersene, quando tutto il resto del mondo ne parla e se ne scandalizza.”.
Io, di solito, dissento da Odifreddi su tutto: stavolta, però, mi sembra abbia ragione sia su Scalfati “ateo devoto”, sia sul Pontefice che, da buon gesuita, potrebbe non essere ingenuo come sembra, ma agire per fini non confessabili.
Speriamo che, sul secondo punto, sbagliamo entrambi!

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LA DENUNCIA

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prigioniero (politico) di Facebook..

..rivedo giorno 4 la luce telematica dopo una interminabile “squalifica” di 30 giorni.

Motivo della punizione : la foto del vessillo storico della RSI con didascalia “io non cambio bandiera” !!

La speciosità della condanna (senza appello) mi ha fatto sentire quasi un “martire di Belfiore” internettiano, magari impropriamente (visto che la esecuzione definitiva ancora non mi è stata propinata).

Però è tutto proporzionato alla storia dei “leoni da tastiera” che ruggiscono su Facebook e sui social..quindi esistono pure i feriti ed i caduti in combattimento contro il potere di chi detiene le “chiavi” con relativa capacità di censura,condanna ed esecuzione..sempre da tastiera,ovviamente.

Oh,ribadisco per quanti pubblicassero,postassero e leggessero queste righe : la mia pagina tratta quasi sempre argomenti politici,sociali e storici senza sconfinamenti nel “privato” di chicchessia.

Facebook mi ha “incarcerato”, esiliandomi nel mondo reale, esclusivamente per motivazioni “ideologiche” e non per chissà quali altre colpe…inoltre,per chi non lo sapesse, 30 giorni di squalifica (seguito di altre per 7) preludono al blocco definitivo dell’account.

#MNF è da sempre il mio motto : “me ne frego” !!

Facciano pure,continuerò in ogni caso a dire,scrivere e postare quello che ritengo sia il mio pensiero..non sarà certo Facebook,che pure vende i dati personali di milioni di iscritti ai “mercanti telematici” per utillizzi di ogni tipo,ad impedirmi di farlo !!

Magari mi verrà più difficile e saranno molti di meno a “condividere”,ma pure in tanti a non potermi offendere e minacciare impunemente (alle#merdaccerossebianche è tutto permesso)..io sono pronto !!😇

Grazie per l’attenzione

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L’APPUNTAMENTO

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Accoglienza è ora di dire basta. Sabato a Macerata scende in piazza Casa Pound

MERCOLEDÌ, APRILE 04, 2018  GIUSEPPE PARENTE  NESSUN COMMENTO

Spaccio, degrado, violenza, basta accoglienza. Questo è il testo di un manifesto diffuso da Casa Pound Italia che annuncia un presidio per sabato 7 aprile con inizio alle ore 18,00 in piazza Cesare Battisti a Macerata.
Il ritorno, con una pubblica iniziativa, in città del movimento politico guidato della tartaruga frecciata, dopo il voto politico di domenica 4 marzo, che nel collegio elettorale di Macerata aveva premiato Casa Pound di 1866 consensi pari all’1,23%  con lo slogan basta accoglienza che è stato il leitmotiv che ha accompagnato il candidato premier Simone Di Stefano lo scorso 7 febbraio.
Infatti, l’ultima pubblica manifestazione di Casa Pound a Macerata si è svolta il 7 febbraio, nel corso della campagna elettorale.
In quell’occasione, il candidato premier Simone Di Stefano parlò alla stampa ed all’opinione pubblica di due temi abbastanza sentiti, quello dell’immigrazione clandestina ed il caso dell’omicidio brutale della giovane Mastropietro. Incalzato dalle domande dei giornalisti, il presidente di Casa Pound condannò, senza se e senza ma, il gesto di Luca Traini, il giovane ventinovenne, che il 3 febbraio aveva aperto il fuoco contro le persone di colore presenti in città.
È ora di dire le cose come stanno veramente a Macerata, senza buonismi o mezzi termini! È ora di dire basta! La popolazione è invitata a partecipare! annunciano sul più noto social network i militanti maceratesi di Casa Pound chiama a raccolta i cittadini per il loro evento.

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IL LUTTO

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È morto Arrigo Petacco. Sul fascismo ebbe il coraggio di affermare verità scomode

martedì 3 aprile 2018 – 19:38

È morto nella sua casa di Porto Venere (La Spezia) all’età di 89 anni lo storico Arrigo Petacco. Era anche giornalista e ha diretto il quotidiano La Nazione di Firenze e il mensile Storia Illustrata. Ha sceneggiato alcuni film e realizzato numerosi programmi televisivi di successo. Arrigo Petacco ha pubblicato  numerosi libri, molti titoli dedicati al fascismo, visto non in un’ottica ideologica ma con la lente senza pregiudizi che deve appartenere ai veri storici. Motivo per il quale fu osteggiato dalla sinistra che lo bollò come “revisionista”.  Tra i suoi saggi Il comunista in camicia nera, sulla figura di Nicola Bombacci, L’archivo segreto di Mussolini, Il prefetto di ferro, sulla figura di Cesare Mori e da cui fu tratto l’omonimo film di Pasquale Squitieri, Regina. La vita e i segreti di Maria Josè di Savoia, Il Superfascista, sulla vita di Alessandro Pavolini, L’armata scomparsa, sulla partecipazione degli italiani alla campagna di Russia, L’esodo, dedicato alla tragedia degli italiani di Istria e Dalmazia,L’anarchico che venne dall’America, sulla storia di Gaetano Bresci e il complotto per uccidere Umberto I, L’amante dell’imperatore, sulla figura della contessa di Castiglione, Joe Petrosino, L’armata nel deserto, libro sulla campagna d’Africa e la battaglia di El Alamein, Ammazzate quel fascista!, ldedicato alla vita di Ettore Muti, Il Cristo dell’Amiata, Faccetta nera, sul progetto imperiale mussoliniano, L’uomo della provvidenza, sull’ascesa e il declino di Benito Mussolini, Eva e Claretta, incentrato sulle biografie di Eva Braun e Claretta Petacci.  Risale solo a pochi mesi fa il suo ultimo lavoro,Caporetto. 24 ottobre-12 novembre 1917: storia della più grande disfatta dell’esercito italiano, libro scritto insieme a Marco Ferrari. In una delle ultime interviste Petacco demolì il mito della Resistenza: “Diciamolo chiaramente, se non ci fossero stati gli americani la Resistenza non ci sarebbe mai stata. Si tratta di una retorica enorme e anche di qualche balla. All’epoca al Pci della patria non gliene fregava niente e il gruppo storico dei comunisti “inventò” il mito della Resistenza affinché sembrasse una lotta di popolo”. In una recente intervista sul blog di Beppe Grillo sostenne infine l’estraneità di Mussolini al delitto Matteotti: “Mussolini non aveva nulla a che fare con l’omicidio Matteotti – ha spiegato in un’intervista alTempo tornando sull’argomento – che fu ucciso dai fascisti che volevano impedire a Mussolini di fare un governo coi socialisti. Tenga presente che eravamo nel 1924, prima della svolta autoritaria. Mussolini ripeteva che gli avevano gettato il cadavere di Matteotti tra i piedi. Uno storico serio ha il dovere di spiegare che Mussolini non aveva nessun vantaggio dall’assassinio di Matteotti”.

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L’APOSTOLO DEL LAVORO

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Su L’Intellettuale Dissidente torno a parlare di Filippo Corridoni e del suo pensiero recensendo l’ultimo libro di Gennaro Malgieri.

Luca Alberto Sante Clemente Mario Flavio Mariano Alessandro Marco AlexGianluca Antonio Fabio Valerio Luigi Federico Francesco Lorenzo RobertoGianfrancesco

Nella biografia scritta da Gennaro Malgieri emergono le intuizioni del Corridoni pensatore e teorico, troppo a lungo emarginato per far posto al solo ricordo del martirio.
LINTELLETTUALEDISSIDENTE.IT

Il centenario della Prima Guerra Mondiale si avvia alla conclusione e con esso si è indubbiamente persa l’occasione di riaprire il dibattito su immani questioni nazionali. Una fra tutte viene offerta dal libro di Malgieri ed è il motivo dell’interventismo o meglio i diversi motivi delle avanguardie culturali novecentesche italiane. Se, infatti, per il nazionalismo diEnrico Corradini e il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti la guerra rappresentava fin dal principio della loro formazione una parola chiave, nel sindacalismo rivoluzionario, e nel socialismo intero, fu un tabù fino alla svolta annunciata e voluta proprio da Alceste De Ambris e Filippo Corridoni. Lo stravolgimento della posizione dal neutralismo all’interventismo fu voluto nell’ottica di far diventare il proletariato soggetto di primo piano nella vicenda nazionale con la partecipazione al conflitto e, quindi, legittimato a decidere del destino della comunità alla quale apparteneva. Le intuizioni di Corridoni seguirono di pari passo la divisione fra le anime del socialismo a partire da quella fra riformisti e rivoluzionari. La visione organizzativa dei rivoluzionari fu sempre legata al solo sindacato visto come una struttura slegata dal partito (socialista) in netto contrasto con chi lo voleva subordinato alle scelte dei compagni di lotta sedutisi e abbeveratisi agli scranni del Parlamento. La posizione di un sindacato autonomo dalla logica della politica partitica ha rappresentato la sconfitta dei rivoluzionari sia prima del grande conflitto che immediatamente dopo, quando pur confluendo in larga parte nelle nuove organizzazioni fasciste, i rivoluzionari furono relegati al terzo gradino del podio dopo lo Stato e il Partito.

La forza delle idee espresse da Corridoni sulle pagine de L’Internazionale, l’organo della nuova Unione Sindacale Italiana, o nei libelli dati alle stampe in quegli anni è, però, sopravvissuta alla sua morte ed è stata in grado di contaminare i momenti storici più salienti del primo e perfino del secondo dopo guerra. Evidente il contributo di Alceste De Ambris nella Costituzione della Reggenza dannunziana di Fiume, non meno importanti sono i punti di contatto presenti con la Carta del Lavoro del 1927 o il ruolo di primo piano avuto da un sindacalista rivoluzionario come Giuseppe Di Vittorio nell’organizzazione sindacale della rinata Cgil dopo il secondo conflitto mondiale. D’altronde fu Filippo Corridoni ad annunciare l’inutilità dello sciopero generale a pochi anni dai primi grandi scioperi organizzati nella Penisola, spiegando che a nulla sarebbero valsi se non seguiti dall’espropriazione dei mezzi produzione. Fu sempre Corridoni ad immaginare una riorganizzazione del sindacato e a parlare di liberismo nel mercato perché il protezionismo avvantaggiava i proprietari delle industrie senza innescare il processo marxista necessario alla spinta rivoluzionaria.

Un’altra figura che ritorna spesso nel libro di Gennaro Malgieri è quella di Enrico Corradini, leader nazionalista italiano con cui in sindacalisti rivoluzionari ebbero più di un punto di convergenza. Da sinistra Filippo Tommaso Marinetti, Ezio Maria Gray, Jean Carrere, Enrico Corradini e G. Castellini

Il grande merito del lavoro di Malgieri è quello di restituirci un Filippo Corridoni a trecentosessanta gradi, schietto e gioioso con i compagni di lotta, infaticabile organizzatore e spesso “ospite” delle case circondariali del Regno d’Italia ma anche fabbro. E’ proprio così che l’autore si riferisce al sindacalista per spiegare la capacità di questo uomo nel saldare concetti che, fino a quel momento, sembravano in assoluta antitesi. Pacifismo e interventismo, socialismo e nazione, classe e popolo, repubblica e sindacato, liberismo ed antiborghesia, democrazia diretta ed antiparlamentarismo hanno segnato una nuova e originale dottrina rendendolo un modernizzatore dell’ideologia e un precursore di modelli politici aggregativi fondati sull’eresia. Tutte capacità che oggi non si ritrovano né nel mondo sindacale né in quello politico dove il dibattito annaspa alla deriva e non si evince la benché minima analisi dei processi che stanno rapidamente cambiando il nostro presente e che così bene Filippo Corridoni aveva compreso già un secolo fa.

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ARCHIVIO

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L’EDICOLA ( “Secolo d’Italia” )

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Mercoledi 4 Aprile 2018

Ecco cosa ha in mente Luigi Di Maio secondo indiscrezioni riportate da Corriere.it e confermate al Fatto quotidiano: lanciare un programma di governo da sottoscrivere con la Lega o con il Partito democratico. Ma Forza Italia deve restare fuori da ogni patto. 

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