“ORA TOCCA AL COLLE – “BECCATEVI IL GOVERNO DEGLI ANTIPASTI” (NARDIELLO SUL ROMA) – CRONACHE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANA E DEL “PROTETTORATO ITALIA”


“AZIMUT” OGGI – ORA TOCCA AL COLLE – “BECCATEVI IL GOVERNO DEGLI ANTIPASTI” ( NARDIELLO SUL << ROMA >> ) – CRONACHE DELLA << REPUBBLICA NAPOLITANA >> E DEL “PROTETTORATO ITALIA” [ “AZ.-NEWS” : 05/04/2018  – anteprima del web servizio tra breve in rete – ]

i dalle istituzioni, lavorando per la riorganizzazione delle idee e del Pd sui territori”. Intanto il Movimento cinque stelle rivendica di aver lanciato un seme contro la casta con la rinuncia al doppio stipendio. Dopo i confronti con i partiti il capo dello Stato assumerà le sue decisioni: o affidando un incarico, pieno o esplorativo, o avviando un secondo giro di consultazioni, o prendendosi una pausa durante la quale avviare ulteriori contatti informali. Sergio Mattarella inizierà quindi mercoledì mattina i suoi colloqui nel suo studio “alla Vetrata”, ricevendo separatamente i presidenti delle due camere. Si comincia alle 10,30 con la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, prima donna a ricoprire la seconda carica dello Stato. Quindi, alle 11,30, ascolterà il Presidente della Camera Roberto Fico. Poco più tardi, alle 12,30, Sergio Mattarella riceverà l’unico Presidente emerito in vita, Giorgio Napolitano. Nel pomeriggio si comincia con le consultazioni dei gruppi: il primo a varcare il portone del Palazzo dei Papi, alle 16, sarà la delegazione del gruppo “Per le Autonomie (SVP-PATT, UV)” del Senato, presieduta dalla senatrice di Merano, Juliane Unterbergher (Svp). Poco più tardi, alle 16,45 gli esponenti del Gruppo Misto di Palazzo Madama, presieduto da Loredana De Petris (Liberi e Uguali). Alle 17,30, sarà la volta del Gruppo Misto della Camera, il cui presidente è un altro esponente di LeU, Federico Fornaro. Un’ora dopo, alle 18,30, come ultimo appuntamento del giorno, saliranno al colle i presidenti dei gruppi Camera e Senato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli e Stefano Bertacco, assieme alla leader Giorgia Meloni. All’indomani, si ricomincia alle 10, con la delegazione del Pd, composta dai due capigruppo, Andrea Marcucci e Graziano Delrio, quindi il segretario e il presidente del Partito, Maurizio Martina e Matteo Orfini. Alle 11,00 tocca a Forza Italia: assieme ai capigruppo Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini, sarà al Colle anche il Presidente del partito, Silvio Berlusconi.A mezzogiorno toccherà ai presidenti dei gruppi della Lega, Giancarlo Giorgetti e Gian Marco Centinaio, assieme al segretario federale, Matteo Salvini. L’ultimo appuntamento della giornata e dell’intero giro delle consultazioni è alle 16,30, con i Cinque Stelle: anche stavolta a colloquio con Mattarella i due capigruppo, Danilo Toninelli, Giulia Grillo e il capo politico Luigi Di Maio.[ Aprile, 3 – 2018 / tratto dal web ]

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TRATTO DAL << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>

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Beccatevi il Governo degli antipasti

Opinionista:

Vincenzo Nardiello

Uffa. Fatela finita. A un mese dal voto siamo ancora lì, al punto di partenza. La verità è che non c’è nessuno schema per la soluzione del rebus. Chi aveva visto nell’intesa sull’elezione dei presidenti delle Camere una traccia replicabile anche per il Governo si è dovuto ricredere. La ragione è semplice: a sbloccare l’impasse al Senato c’era stata la decisione grillina d’ingoiare l’elezione della Casellati, pasdaran berlusconiana. Sull’Esecutivo, invece, Di Maio non può far trangugiare Berlusconi ai suoi. Non è una questione di moralismo, ma politica. Giggino da Pomigliano, infatti, potrà fare il premier solo se riuscirà a spaccare il centrodestra, separando Salvini dal leader di Fi. Soltanto così potrà far valere il suo peso: con quasi il doppio dei voti della Lega, M5S rivendicherebbe con ottime possibilità di successo l’incarico per il Governo. Ma ciò non accadrà, perché Salvini ha mostrato di non avere alcuna voglia di suicidarsi. Il leader della Lega, infatti, non può permettersi di rompere la finta coalizione di cui fa parte. Sarebbe uno stupido. Fi al Nord sta franando proprio in direzione del Carroccio. Se il Matteo barbuto facesse un Esecutivo senza Fi questo processo si bloccherebbe. D’altronde, se anche Salvini accettasse questo giro di tango con l’ambizioso leader pentastellato, nulla gli garantirebbe che, una volta ottenuto l’incarico per il Giggino Primo, i Cinque Stelle non si rivolgano al Pd. Tra i Dem già si assiste ai primi ripensamenti rispetto alla linea dell’opposizione a prescindere imposta finora da Renzi. Ripensamenti che al Nazareno diventeranno scossoni quando Mattarella chiederà di caricarsi una parte della “responsabilità” necessaria a tirare l’Italia fuori dallo stallo accuratamente preparato con la legge elettorale. Solo che al posto del Renzusconi qui si rischia un Dimaioni. Perché il diavolo fa le pentole, non i coperchi. Dunque, se Salvini non può rompere il centrodestra, Di Maio non può permettersi di cedere (almeno non ora) né sulla rivendicazione per sé del ruolo di premier né sul veto contro l’odiato Caimano. In caso contrario non reggerebbe la pressione della base, degli intellettuali e dei media di riferimento che dopo l’elezione della Casellati non vogliono saperne di altri cedimenti. È questo il cul de sac in cui siamo. I tempi quindi saranno lunghi perché necessari alla maturazione «di fatti nuovi», come si diceva una volta. Quali? Alla lunga Giggino potrebbe far cadere il tabù della premiership; oppure Berlusconi potrebbe accettare un ruolo talmente defilato da risultare digeribile finanche ai pentastellati; o si potrebbero scongelare i voti Pd; o ancora il M5S potrebbe cedere sotto la pressione di un elettorato desideroso d’incassare al più presto risultati concreti. In tutti questi casi nascerebbe un Esecutivo guidato da una personalità terza. Un governicchio il cui programma sarebbe offrire un assaggino di reddito di cittadinanza, qualche riduzione fiscale da spacciare per anticipo della flat tax, una misura anticasta come l’abolizione degli esecrati vitalizi, un tagliandino alla legge Fornero e qualche altro pannicello caldo ad alta intensità propagandistica, buono ad accontentare la pancia dei due elettorati. Un Governo degli antipasti per poter dire ai rispettivi elettori “ecco, abbiamo fatto ciò potevamo alle condizioni date. Rivotateci e faremo il resto”. Quindi i due runner della cosiddetta Terza Repubblica punterebbero al voto (a patto di schiodare i parlamentari dal seggio) con una nuova legge elettorale, spazzando via Fi e Pd. Il progetto di lungo periodo di Di Maio e Salvini è compatibile con le necessità immediate dell’Italia? Una risposta che Mattarella inizierà a cercare da mercoledì. Da qualche giorno, però, aleggia una domanda: cosa accadrebbe se i terroristi islamici riuscissero a passare all’azione?

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CRONACHE DELLA << REPUBBLICA NAPOLITANA >> E DEL “PROTETTORATO ITALIA”
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[ TRATTO DAL WEB E DA POST SU FACEBOOK ]

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Alex Alessandro Ferrara ha condiviso il post di Notizie in Movimento.

Quest’uomo ha rovinato l’italia insieme a chi ha governato con lui in questi anni,leggete come hanno venduto il nostro Paese e a chi! Diffondiamo tutti!

 

lunedì 2 aprile 2018

Quest’uomo ha rovinato l’italia insieme a chi ha governato con lui in questi anni,leggete come hanno venduto il nostro Paese e a chi

Nove giorni e poi il trattato di Caen entrerà in vigore anche se il nostro Parlamento non l’ ha ratificato. Nel 2015 l’ allora ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, incontra in Francia il suo omologo Laurent Fabius. Sottoscrivono un accordo per ridefinire i nuovi confini marittimi tra i due Paesi. Le acque territoriali francesi in prossimità della Corsica passano da 12 a 40 miglia, mentre il confine al largo della parte nordoccidentale della Sardegna si allarga addirittura fino alle 200 miglia. Tutto mare in più che finisce a Parigi con tutto ciò che c’ è dentro: soprattutto il pesce.
L’ accordo ha già fatto scandalo. Soprattutto perché non se ne comprende in alcun modo la logica sottostante. Quale è la contropartita? Apparentemente non si vede. Ma la notizia ancor più scandalosa l’ ha riportata ieri il quotidiano Italia Oggi. Dentro il trattato c’ è un cavillo che – di fatto – regala ai cugini d’ Oltralpe anche lo sfruttamento di gas, petrolio e idrocarburi.
Al largo della costa sarda è stata da tempo individuata una mega riserva di gas da 1,4 trilioni di metri cubi di gas e 0,42 miliardi di barili di petrolio. Per avere un’ idea delle dimensioni, il giacimento egiziano Zohr (in mano all’ Eni) è considerato il più grande al mondo e ha una riserva potenziale di 5,5 miliardi di barili equivalenti di petrolio. In pratica 11 volte tanto la scoperta fatta nelle acque italiane. L’ articolo 4 del trattato prevede che nel caso sia possibile accedere alla riserva presente sotto il fondale italiano, avviando la trivellazione direttamente dal versante francese, a Parigi sarà concesso il semaforo verde alle estrazioni.
La clausola non è di semplice interpretazione. Resta infatti da chiarire se a fronte della concessione al nostro Paese arriverebbero almeno delle royalty. Per il resto lo scippo appare chiaro. Anzi trasparente, visto che è addirittura autorizzata dal governo di Roma. Al momento il giacimento potenziale (presente nella zona marina E) è congelato.L’ unico in grado di bloccare il meccanismo è in questi giorni lo stesso Gentiloni.
La Francia infatti, vedendo l’ ostruzionismo del Parlamento italiano, ha avviato con un semplice decreto una procedura amministrativa unilaterale, nata a sua volta da una consultazione pubblica consentita da Bruxelles. L’ iter del procedimento scade il prossimo 25 marzo. In caso di silenzio-assenso e quindi di mancato ostruzionismo da parte di Roma sarà persino inutile che il prossimo Parlamento intervenga. Lo scippo si consumerà automaticamente. Tanto più che è davvero difficile sperare che il sottoscrittore dell’ accordo – adesso nelle vesti di presidente del Consiglio – possa cambiare idea. Resta da sperare che i movimentisti sardi trovino eco anche lungo la penisola.  Fonte:infosannio.wordpress.com
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Gerardo Bigliardo

4 aprilanti giorni 40… recita un detto napoletano per indicare che le condizioni atmosferiche si manterranno per 40 giorni dopo il 4 aprile. Ma nello stesso giorno inizieranno le consultazioni per cui è probabile che prima dei 40 giorni non si farà il governo.
I 5 stelle a trazione meridionalistica sono intenzionati a rispettare il detto;
La Lega a trazione settentrionale non ama questo proverbio e vorrebbe subito l’incarico.
Mattarella che a Pasqua non ha voluto il casatiello perché gli italiani ne hanno consegnato moltissimi a marzo, ha fatto scorte di acqua santa per ungere le delegazioni.
Nel buono di consegna dal Vaticano era scritto :” Noi i penta stellati li abbiamo portati a dirigere la Chiesa con Francesco” .
Mattarella perplesso risponde : Mo lo faccio pure io, ma voi avete Ratzinger che mantiene gli equilibri io al massimo ho due o tre amici che mi consigliano e pure male.

3

Agenti di Ps entrano in un campo rom a Roma, per recuperare merce rubata. Vengono aggrediti, picchiati, lapidati, bastonati.  Alla fine, un solo fermato.  Morale: i rom esercitano il diritto costituzionale di massacrare i poliziotti italiani.

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Retweeted Cesare Sacchetti (@CesareSacchetti):

Il prefetto di Torino:”ho voluto ringraziare gli operatori e i volontari del centro di Bardonecchia per l’ottimo lavoro che stanno facendo.” State dando un contributo decisivo a sostituire gli italiani. Ottimo lavoro, ragazzi.

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Retweeted Diego Fusaro (@DiegoFusaro):

Gli sciocchi che elogiavano Macron ora, a Bardonecchia, si pentono?

Gli sciocchi che elogiavano Macron contro la Le Pen ora, a Bardonecchia, si pentono? Sciocchi fino alla fine…
DIEGOFUSARO.COM
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Bruno Esposito · Fanpage.it ·

Monnezza e monnezzari:
l’inchiesta ha messo In luce un sistema criminale intatto che realizza profitti impensabili. Sono rimasti tutti ai loro posti aspettando che il clamore si attenui e che nuove notizie facciano dimenticare quelle che li riguardano!

Nella settima e ultima puntata di “ Bloody Money” Nunzio Perrella, l’ex boss di camorra infiltrato per Fanpage.it, incontra a Vedelago, in provincia di Treviso, un…
YOUMEDIA.FANPAGE.IT
Inchiesta Bloody Money, l’incontro con il “signore dei migranti”: “I profughi sono oro”   Nel settimo e ultimo video dell’inchiesta sui rifiuti di Fanpage.it Nunzio Perrella, ex boss di camorra, incontra a Vedelago, in provincia di Treviso, Stefano Fuso, un imprenditore che si occupa di rilevare aziende in crisi, rimetterle in sesto e rivenderle al migliore offerente. È lui che propone al nostro infiltrato di entrare in un nuovo business: quello dell’accoglienza dei migranti.
CRONACA ITALIANA 3 APRILE 2018 12:59 di Redazione
Bloody Money 7 – Il business degli esseri umani: “Migranti sono oro. Chi controlla? Solo i cittadini”
17211939Pubblicato da Bloody Money
È online il capitolo conclusivo di “Bloody Money”, l’inchiesta video di Fanpage.it sulla gestione illecita dei rifiuti, firmata da Sacha Biazzo. Dopo aver incontrato faccendieri, uomini d’affari e politici da un angolo all’altro d’Italia, dalla Campania al Veneto passando per l’Emilia-Romagna, Nunzio Perrella, l’ex boss di camorra infiltrato per il giornale diretto da Francesco Piccinini, viene presentato a Stefano Fuso, un imprenditore del Nord che si occupa di rilevare aziende in crisi, rimetterle in sesto e poi rivenderle al migliore offerente. Fuso, nel corso di un colloquio con Perrella avvenuto a Vedelago, in provincia di Treviso, lo scorso ottobre, dimostra come tra i business su cui punta la criminalità organizzata non ci sia più solo la “monnezza”, ma anche nuovi settori, come l’accoglienza dei profughi.

L’incontro con l’ingegnere e l’affare di Vedelago

Nella settima e ultima puntata di “Bloody Money”, Nunzio Perrella viene contattato da un certo ingegnere Vito, che da oltre 30 anni lavora nell’ambito dei rifiuti nelle regioni del Nord Italia. L’incontro con lui avviene a Vicenza lo scorso 25 ottobre: l’uomo si presenta come consulente di Punto Riciclo, azienda specializzata nel trattamento dei rifiuti urbani non pericolosi come parte finale del Corepla Conai. Quest’ultimo è un consorzio, nato nel 1997 per volontà dello Stato italiano, per il riciclo dei rifiuti da imballaggio. Il loro guadagno si aggira intorno ai 250mila euro all’anno. È proprio Vito che accompagna l’ex boss napoletano a visionare l’impianto di Vedelago, in provincia di Treviso, qualche giorno più tardi, dove vengono lavorati tutti questi tipi di scarti. “Questo è proprio tossico”, dice Nunzio alla vista del centro di stoccaggio. “Sì – risponde il suo interlocutore – e va a finire in Polonia o in Cecoslovacchia”. Il proprietario della  struttura è un certo Stefano Fuso, con il quale Perrella chiede di avere un appuntamento per concludere l’affare.

Chi è Stefano Fuso, da re dei rifiuti a “signore dei migranti”
L’ingegnere Vito racconta a Nunzio Perrella che Fuso ha rilevato l’impianto di Vedelago, che hanno appena visitato, da una certa signora Mardegan, che aveva lasciato che l’azienda fallisse con un buco di oltre 12 milioni di euro, prima che lo stesso Fuso intervenisse per salvarla. Ora, ha intenzione di cedere la Punto Riciclo a Perrella per dedicarsi ad un nuovo business, remunerativo quanto, se non più, quello dei rifiuti, e cioè l’accoglienza dei migranti. “Ti dò tutto l’intero impianto e tutta la società per poter operare”, propone all’ex camorrista prima di presentarsi. Racconta di provenire da ambienti della massoneria, di essere intimo conoscente di Paolo Lai, assistente di Flavio Carboni, a sua volta faccendiere legato alla loggia P2 di Licio Gelli, definito addirittura “l’anello di raccordo tra la banda della Magliana, la mafia e P2”, e di avere contatti all’interno di Gladio, un’organizzazione paramilitare clandestina creata dalla Cia per contrastare l’eventuale avanzata comunista in Italia. Grazie alla sue conoscenze, dichiara che “Punto Riciclo in questi anni è rimasta totalmente pulita. Ho in mano una montagna di roba”, e aggiunge: “Io sui migranti in Italia sono l’unico che ha vinto tutto. ho preso degli immobili ad Eraclea e ci ho messo dentro i profughi”.

In poche parole, Fuso è entrato in questo “business” mettendo in case rimaste sfitte i migranti, in cambio dei finanziamenti dello Stato, per un volume di affari enorme. Per questo, Nunzio si finge interessato ad entrare in questo nuovo giro. “La Prefettura – racconta il nostro interlocutore – paga 32 al giorno. A noi restano dai 4 agli 8 euro a profugo al giorno. Quindi più ce ne sono più giornalmente aumentano gli utili, per un totale di 600mila euro all’anno”. Al termine della puntata si vede chiaramente il “signore dei migranti” raccontare a Perrella come il centro di accoglienza di Eraclea fosse diventata una casa di appuntamenti con gente del posto che entrava e usciva visto che le migranti si concedevano per pochi euro.

Le puntate precedenti:

Bloody money I
Bloody money II
Bloody money III
Bloody money IV
Bloody Money V
Bloody Money VI

continua su: https://www.fanpage.it/inchiesta-bloody-money-l-incontro-con-il-signore-dei-migranti-i-profughi-sono-oro/
http://www.fanpage.it/

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Retweeted BUG MIR (@BUGMIR):

PARLA L’ECONOMISTA GALLONI: “CON MONETA SOVRANA 8 MILIONI DI POSTI DI LAVORO IN PIÙ”

Nino Galloni, economista ed ex direttore generale al ministero del Bilancio, sindaco effettivo dell’Inpdap dal 2002 al 2010 e attualmente membro effettivo del…
STOPEURO.NEWS

PARLA L’ECONOMISTA GALLONI: “CON MONETA SOVRANA 8 MILIONI DI POSTI DI LAVORO IN PIÙ”

DI STOPEURO — DIC 18, 2017 IN BASTA EURO / ECONOMIA

Nino Galloni, economista ed ex direttore generale al ministero del Bilancio, sindaco effettivo dell’Inpdap dal 2002 al 2010 e attualmente membro effettivo del Collegio dei sindaci dell’Inps in una recente intervista è stato chiaro: con una moneta sovrana l’Italia potrebbe creare dai 7 agli 8 milioni di posti di lavoro. È una necessità impellente per l’economista perchè il grande capitale straniero, francese in primis, sta sbranando l’Italia. “La situazione sociale si sta sempre più lacerando – ha spiegato Galloni – fino a un’eventuale rottura. Il motivo va cercato soprattutto nel fatto che l’ultima mini-ripresa ha favorito 20 milioni di italiani ma ce ne sono 15 che restano in condizioni di povertà vera e propria, mentre 25 milioni di italiani stanno scivolando verso il baratro, senza neppure il paracadute del welfare, che ormai è residuale e protegge solo i poveri“. Per Galloni, “quelli che stanno bene possono permettersi di pagare di tasca propria i servizi sanitari per i figli, l’assistenza agli anziani e quant’altro. I più poveri, bene o male, hanno accesso alla gratuità. Ma il grosso della classe media non ha sufficiente reddito per pagarsi i servizi essenziali“. Per quanto concerne l’industria, nota dolente di un’Italia che non ha più alcun piano di rilancio da troppi lustri: “Il nostro Paese ha perso la grande industria privata, compreso l’80% di quella a partecipazione statale, che era un gioiello (ma quel 20% che ci rimane ancora fa molta gola a parecchi, compresi i francesi). Però – aggiunge l’economista romano – abbiamo mantenuto in vita l’80% della piccola industria, delle piccole imprese“. Viste queste premesse la soluzione per Galloni è una e una sola: lo Stato deve tornare ad emettere moneta sovrana. “Lo Stato può emettere una sua moneta, in qualsiasi momento. Il Trattato di Maastricht (articolo 128a) dice che non possiamo stampare banconote. Che problema c’è? Basta stampare “Statonote”, a circolazione nazionale, da usare per assumere e per fare investimenti, perché poi chi le accettasse le utilizzerebbe per pagare le tasse“. Galloni appare molto scettico invece sul reddito di cittadinanza che a suo parere vorrebbe dire “togliere a una parte della classe media delle risorse per darle a quelli che non hanno reddito“. Una soluzione che non sana il problema di un’economia asfittica qual è quella italiana. Il vero reddito di cittadinanza per Galloni, è dunque la creazione di quei 7-8 milioni di posti di lavoro che ci permetterebbero di “mandare a regime tutte le esigenze della società italiana in termini di ambiente, di assetto idrogeologico del territorio, di cura delle persone (soprattutto gli anziani, ma anche i bambini) e di recupero del patrimonio artistico, archeologico e comunque esistente: manutenzioni, strade e ferrovie“. Non c’è quindi bisogno di alcuna forma di assistenza parassitaria come il reddito di cittadinanza, “c’è bisogno invece di lavoro: che si può creare rapidamente, con una moneta di nuovo sovrana“.

Giuseppe Maneggio – Il Primato Nazionale

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IL << FUORISACCO >>
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Il professor Vittorino Andreoli, uno dei massimi esponenti della psichiatria contemporanea, e l’elogio della solitudine

Lo psichiatra Vittorino Andreoli si racconta, mette in guardia dai mali della contemporaneità e confessa: “Se incontrassi Trump mi porterei il camice”
HUFFINGTONPOST.IT

03/04/2018 10:26 CEST | Aggiornato 6 ore fa

Vittorino Andreoli: “I social sono per le persone frustrate, ne ha bisogno chi è morto. Facebook andrebbe chiuso” – Lo psichiatra Vittorino Andreoli si racconta, mette in guardia dai mali della contemporaneità e confessa: “Se incontrassi Trump mi porterei il camice”

  • Il Giornale
ANSA

Vittorino Andreoli, psichiatra, scrittore, già Direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona – Soave e membro della New York Academy of Sciencesha raccontato di sé, del suo mestiere e della società in una lunga intervista rilasciata a Il Giornale.

Reduce dall’uscita del suo ultimo romanzo Il silenzio delle pietre (Rizzoli), Andreoli racconta la scelta della trama distopica, della solitudine di cui l’uomo avrebbe bisogno.

Siamo intossicati da rumori, parole, messaggi e tutto ciò che occupa la nostra mente nella fase percettiva. Il bisogno di solitudine è una condizione in cui poter pensare ancora. Oggi sono morte le ideologie, è morta la fantasia. Siamo solamente dei recettori. Ho proiettato il libro nel 2028, un giochetto per poter esagerare certe condizioni. Io immagino che ci sia un acuirsi della condizione di oggi per cui noi siamo solo in balia di un empirismo pauroso, dove facciamo le cose subito, senza pensarci.

Lo psichiatra prosegue e punta il dito contro i social network (e, in generale, contro i simulacri del virtuale), vero e proprio male del nostro tempo.

Facebook andrebbe chiuso. Lì abbiamo perso l’individualità, crediamo di avere un potere che è inesistente. L’individuo non sta nelle cose che mostra ma in ciò che non dice. Invece i social ci spingono a dire tutto, ci banalizzano. I social sono un bisogno di esistere perché siamo morti. Creano una condizione di compenso per le persone frustrate […] Quando non si sa più distinguere tra virtuale e reale è pericoloso. Si estende l’apprendimento virtuale nella propria casa, nella propria vita.

I social network sono un pericolo anzitutto per i giovanissimi, i cosiddetti “millennials”, per cui Andreoli esprime timore.

Io sono molto preoccupato. Non siamo più capaci di aiutarli […] Mancano gli esempi dei padri che, a loro volta, hanno bisogno di non essere frustrati. Il male non è mai singolo. C’è qualcosa che non funziona a livello sociale.

Si dice spesso che il male più diffuso dei nostri tempi sia la depressione, ma il noto psichiatra contraddice e corregge l’affermazione. Per Andreoli, la piaga della contemporaneità

è l’infelicità […] Come si fa a essere felici? Noi viviamo nella frustrazione, che si accumula e genera rabbia e questa genera violenza.

L’infelicità genera violenza che, a sua volta, può essere carica distruttiva.

La distruttività è la voglia di rovinare e non riguarda solo l’altro ma anche se stessi.

Tra le “patologie” che affliggono l’uomo, Andreoli annovera anche la smania di potere.

Diciamo che se incontrassi Trump mi porterei dietro il camice. Il potere è una malattia sociale.

Durante la sua carriera, Vittorio Andreoli ha analizzato i profili dei peggiori criminali: Unabomber, Pietro Maso, Donato Bilancia, ecc. Ma in ognuno è sempre riuscito a trovare un lato umano. Confessa che l’eccezione fu incontrare gli imputati di Piazza della Loggia.

La violenza organizzata è drammatica, è un unico corpo malato. Quando non c’è più il criminale isolato ma c’è il sistema, non puoi più valutare una testa. Il delitto non è legato a un uomo solo, quando vedevo gli imputati da soli erano del tutto diversi. Lì non ce l’ho fatta, non ho capito.

E sui concetti di normalità e follia, Andreoli non ragiona per compartimenti stagni.

Siamo tutti matti e tutti normali. Gli omicidi più efferati sono compatibili con la normalità. Significa che Bilancia avrebbe anche potuto non uccidere. E il signore per bene invece sì […] Quando qualcuno non mi sta simpatico, dico: sa che lei è proprio normale? E lui si giustifica. Nessuno vuole essere normale. I normali sono noiosi. Normale vuole dire: equilibrio, coerenza, onestà, regole. Questi elementi sono visti male.

Se la felicità è un obiettivo davvero arduo da raggiungere, Andreoli confessa di credere in un altro tipo di ricerca.

Io ce l’ho con la felicità. Io sono un infelice gioioso. La felicità riguarda l’io, la percezione che un soggetto ha di fronte a qualcosa di positivo che lo riguarda. La gioia riguarda il noi, è corale […] Collettivo, non egoista. Ecco, quello è possibile.

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FINE INTERVENTO

“AZIMUT” ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI – IN RETE :

direzione responsabile: presidenza Associazione team azimut online: Fabio Pisaniello webm. adm. des. Uff. Stampa Associaz. “Azimut” : Ferruccio Massimo Vuono (Arturo Stenio Vuono : presidente di “Azimut” Napoli)

“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 [ Telfax 081-7701332 / Tel. 340 – 34 92 379 ]

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