IL GIORNO DOPO L’OTTO DI MARZO DELLE MIMOSE MEGLIO LE ROSE E ALTRO PINO CARUSO CI HA LASCIATO


IL GIORNO DOPO L’OTTO DI MARZO DELLE MIMOSE MEGLIO LE ROSE E ALTRO PINO CARUSO CI HA LASCIATO

IL GIORNO DOPO L’OTTO DI MARZO DELLE MIMOSE MEGLIO LE ROSE E ALTRO PINO CARUSO CI HA LASCIATO [ “AZ.-NEWS” : 08/03/2019 ] – anteprima di web – “Azimut” NAPOLI

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IN COPERTINA - OTTO MARZO

https://lh3.googleusercontent.com/ITclS5270XacZr4VyfJxASLvaSX-d5540kzBgKoDueuBOUoaRNEFNZzdHjy034hT8tewbw=s151

Giornata internazionale della Donna, storia dell’8 marzo
Cagliaripad [ 08/03/2019 ]

[ ALCUNE DELLE VERSIONI SULL’OTTO MARZO ] L’8 marzo, è la data scelta per celebrare la Giornata Internazionale della Donna. [ TRATTO DAL WEB ]

In questa giornata, più che negli altri 364 giorni dell’anno, si focalizza l’attenzione sull’universo femminile, sia sulle conquiste sociali e politiche ottenute, ancora oggi troppo poche, ma si pone l’accento anche sull’ombra, sulle discriminazione e sulle violenze con cui molte donne, purtroppo ancora oggi, fanno i conti. Indubbiamente sono stati fatti tanti passi avanti in materia di pari opportunità,  ma il cammino verso una società più giusta ed equa nei confronti dell’universo femminile è ancora lungo e tortuoso. Ma perché questa ricorrenza ricade proprio l’8 marzo?  Bisogna tornare nella Russia del 1917, dove il Paese è ancora in guerra. E’ l’8 marzo del 1917, a San Pietroburgo le donne stanche e stremate dal dolore nel veder partire i propri figli e mariti si riuniscono in una grande manifestazione per chiedere la fine della guerra. I cosacchi, inviati a reprimere la protesta, decidono di non intervenire duramente. Una mossa che incoraggia altre donne a scendere in piazza. L’impero zarista sta per crollare. La conferenza internazionale delle donne comuniste ne approfitta e pochi giorni prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista stabilisce la data dell’8 marzo come “Giornata internazionale dell’operaia”. Il rogo nella fabbrica di New York, evento al quale si lega l’8 marzo, accadde il realtà il 25 marzo del 1911, quando un incendio uccise 146 lavoratori, di cui 123 donne (in gran parte immigrate di origine italiana). L’Onu il 16 dicembre del 1977 propose a ogni paese membro di dichiarare un giorno all’anno come “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”. Molti paesi scelsero l’8 marzo, proprio perché la ricorrenza veniva già festeggiata quel giorno. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite così decise e ufficializzò l’8 marzo come ricorrenza della ‘Giornata Internazionale della donna’. Per quanto  riguarda la mimosa, come fiore simbolo di questa giornata, bisogna ricordare che è un’usanza tipicamente italiana. Questa tradizione ha origine nella sede dell’Unione donne italiane (Udi) a Roma nel 1945, quando l’8 marzo, l’associazione di donne provenienti dal PCI, PSI, Partito d’Azione e altri, prese l’iniziativa di celebrare la prima giornata dedicata alla donna in Italia. Finita la guerra nel 1946 tre esponenti dell’UDI, Teresa Noce, Rita Montagnana (moglie di Palmiro Togliatti) e Teresa Mattei, proposero di adottare la mimosa come simbolo della festa della donna, perchè è un fiore facile da trovare in questo periodo dell’anno e soprattutto “povero”, poteva essere regalato da tutti.

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DELLE MIMOSE MEGLIO LE ROSE

8 MARZO – LA NOSTRA OPINIONE ( Arturo Stenio Vuono )

Poche parole.L’abbinamento della “Festa della Donna” alla violenza sulle donne come al cosiddetto femminicidio, a nostro avviso, non calza. L’accostamento dell’otto marzo a quella ch’è una irrilevante quota parte di uomini che praticano l’abuso, la violenza e fino a sopprimere, un comportamento  abietto, non può e non deve fare testo. Far passare tutto ciò,  nella stessa data, eccitando alla generale protesta avverso agli uomini, fa torto alla verità ch’è altra e rappresenta una manipolazione ingiustificabile.La quasi totalità degli uomini, in una nazione – come la nostra – apprezza molto che alla seconda carica della repubblica v’è una donna, considera la donna – che ha accanto – come la decisiva condizione del suo percorso di vita, pratica amore e rispetto nei suoi confronti ed opera, per quanto può, collaborazione  acchè pervenga alla totale parità, Dunque, l’otto marzo così praticato non ha senso, non serve alle donne, è una deriva eversiva. Il giorno dopo l’otto marzo delle mimose, per quanto ci riguarda, meglio festeggiarlo all’iinsegna delle rose.

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PINO CARUSO CI HA LASCIATO

https://www.adnkronos.com/intrattenimento/spettacolo/2019/03/08/addio-pino-caruso_4FmyF1jkIG97LeM1kgz7qN.html

da facebook  [ 08/03/2019 ] un link.

http://www.fascinazione.info/2019/03/e-andato-oltre-pino-caruso-una-vita-tra.html?fbclid=IwAR2NtO5X8x19O9zEdzwz4wsCAhIai0Xf0GlHgO9CuSMRXD7VRKIwY7No3rc

Home Memento E’ andato oltre Pino Caruso: una vita tra musica, teatro,libri, tivu’

E’ andato oltre Pino Caruso: una vita tra musica, teatro,libri, tivu’

Nel pomeriggio di giovedì 7 marzo Pino Caruso e’ andato oltre, nella sua casa vicino Roma. Stava male già da tempo, precisa la moglie, ma e’morto sereno. I funerali si svolgeranno  nella mattina di sabato. Maschera siciliana di una comicità mai volgare, Pino Caruso fu un alfiere della palermitanita’ insieme a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Negli anni sessanta approdo in quelle fucina di comicità  che era il Bagaglino di Roma negli anni settanta diventa un volto della televisione, nel1979  insieme ad Ornella Vanoni con Noi due e poi nel 1981 con Milva in Palcoscenico. Per amore della sua Palermo fu direttore del Festino della svolta, quello  del 1995  che diede il via alle edizioni kolossal della festa di Santa Rosalia e delle prime 2 edizioni di Palermo di scena,autentico festival dell’estate al quale parteciparono artisti  del calibro di Sakamoto, Carmelo Bene e Dario Fo. Negli ultimi mesi si era dedicato  alla scrittura  pubblicando un buon numero di aforismi. Voglio ricordare la figura dell’artista eclettico Pino Caruso proponedolo ai lettori del blog in versione  cantante de Il Mercenario di Lucera edizioni Bagaglino.
da facebook  [ 08/03/2019 ]   un link.
YOUTUBE.COM
Versione originale cantata da Pino Caruso
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COSI’ PUTIN “SIAMO CONQUISTATI DALL’ANIMA FEMMINILE…”
da facebook  [ 08/03/2019 ] Figli di Putin ·

#8Marzo #FestadelleDonne 💐🌺💐

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ALCUNI LINK IN RETE SULL’OTTO MARZO –  da facebook  [ 08/03/2019 ]
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Donne e uomini insieme e non in contrapposizione come vuole il suprematismo femminista che fa del vittimismo femminile un’ideologia che nell’Occidente democratico non ha più nessuna ragione di esistere.  – #8marzo

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8 marzo:nessuno ricorda le “marocchinate”, le vittime dei goumiers in Ciociaria

(G.p) Oggi 8 marzo ricorre la festa della donna, ma sono ancora tante le vittime del sesso considerato “debole” dimenticate e lasciate morire senza giustizia. L’8 marzo non sono le mimose, non è esibizionismo, non è strumentalizzazione, non è moda. Dovrebbe essere semplicemente silenzio. E ricordo. Il ricordo, per esempio, di una delle pagine più buie della seconda guerra mondiale, che nessuno ha pensato bene di inserire nelle pagine dei libri di storia: la dolorosa vicenda delle migliaia di donne italiane uccise dalle truppe marocchine del contingente francese della V Armata Americana. Le cosiddette “marocchinate”.Un termine orrendo, usato per indicare le donne, che durante la seconda guerra mondiale, in Italia, subirono la violenza degli stupri da parte dei vincitori, i cosiddetti “buoni e liberatori”. A ricordare quelle donne non sono state le Istituzioni, perché non è mai stata dedicata loro alcuna giornata della memoria o del ricordo. Ci ha pensato solo l’ex senatore Ferdinando Signorelli, che ha scritto una lettera, pubblicata su “Tuscia web”.“La vergognosa inerzia dello Stato sulle marocchinate”, esordisce così Signorelli. “E’ stata richiesta l’istituzione della memoria delle ‘marocchinate’ e la locuzione di ‘crimine contro l’umanità’, senza alcun risultato. Come pure sono stati interessati i vari governi per conoscere la sorte toccata alle 60 mila pratiche presentate dalle donne violentate per l’accertamento finalizzato al loro riconoscimento di vittime civili di guerra, ma senza nessun apprezzabile riscontro da parte della burocrazia, nelle cui agghiaccianti voragini si sono lasciate spegnere le speranze di un riscatto” Ma cosa successe davvero quel giorno? “Nei giorni che seguirono la caduta di Esperia, avvenuta il 17 maggio 1943, 7000 ‘goumiers’ marocchini devastarono, rubarono, razziarono, uccisero e violentarono circa 3500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni. Vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui alcuni ragazzi e anche un sacerdote, don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Esperia, che morì due giorni dopo a causa delle sevizie. E molti uomini che tentarono di proteggere le loro donne vennero impalati”.In una relazione degli anni Cinquanta si legge poi che “su 2mila donne oltraggiate, il 20 per cento fu riscontrato affetto da sifilide, il 90 per cento da blenorragia; molti i figli nati dalle unioni forzose. Il 40 per cento degli uomini risultarono contagiati dalle mogli. Senza contare la distruzione dell’80 per cento dei fabbricati, la sottrazione di gioielli, abiti, denaro e del 90 per cento del bestiame”.“E, cosa ancora più triste – conclude Signorelli- le truppe omicide furono fatte sfilare, come “marcia premiale” il 4 giugno 1944 a Roma, in via dei Fori Imperiali.

Tags # Memento

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un post 

Penso a tutte le donne che oggi non potranno festeggiare perché qualcuno gli ha negato il futuro, erano donne che avrebbero voluto una famiglia, vedere crescere i propri figli, curare i propri cari, realizzarsi nel mondo del lavoro, rendersi utili nel sociale, ballare, ridere, piangere………………a loro la promessa della mia sempre incessante lotta a questa brutale forma di violenza.

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https://www.google.com/search?q=instituto+nacional+de+ecologia&tbm=isch&tbs=simg:CAQSlwEJvegvX1T8REYaiwELEKjU2AQaBggUCAAIAwwLELCMpwgaYApeCAMSJrUI_1wdclgOgE78IvAhbtwj6AfYkzj3NPaQ6zi3PPfIk4y2ZLvEkGjADk1Be0MojLm1VYVaQklHW-22jt2-xRGKDDdnpevSjbQb56lDVtocZDzpDNdznbCUgBAwLEI6u_1ggaCgoICAESBKFTbUQM&sa=X&ved=0ahUKEwi66LzInPPgAhWHsqQKHe8wCJEQwg4IKSgA


un postDefend Italia

 

#8MARZO | Marocchinate, la violenza sulle donne ciociare, scomode alle femministe.

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un post.
Partigiani con le mani rosso sangue

#GIUSEPPINAGHERSI 13 anni

Ciao Giuseppina ” Pinuccia ” , avevo voglia di scrivere su di te, proprio oggi, l’8 marzo, festa della donna.
Purtroppo a causa del periodo brutto in cui sei vissuta e della gente che hai incontrato sulla tua strada, la tua vita è finita troppo presto, nemmeno 14 anni. La tua condanna a morte la scrissi per un tema sul duce che troppo amorevolmente feci a scuola. Con l’inganno, a guerra finita sei stata consegnata ai partigiani per un semplice interrogatorio, nelle scuole di via Bove a Savona, da li iniziò il tuo calvario. Sei stata interrogata, seviziata, violentata , col tuo corpo hanno giocato a calcio, a tua mamma che venendoti a trovare le hai supplicato di portarti via.. Non hai avuto scampo. La croce era già stata preparata, chi ti volle violentare ed uccidere per te creo’ anche dei documenti ad hoc, eri una spia, portavi la rivoltella sotto la gonna.. penso sempre allo strazio dei tuoi genitori, che dopo la tua morte vennero epurati dal mercato in cui lavoravano, allontanati nel finalese per anni, svaligiata la loro casa e ucciso anche un fratello di tua madre… perché tutto questo ??? Si volevano divertire e in più rapinarvi… quello che fecero !!!! fu inutile la querela che tuo padre fece in questura, elencando i nomi dei tuoi assassini.. non servì a niente ( youtube esposto padre giuseppina ghersi ) la tua fine arrivo’ il 28 aprile del 45 quando era evidente che nel modo in cui ti avevano ridotta non potevano farti tornare a casa.  Ti hanno sparato un colpo di rivoltella alla nuca e gettata su cumuli di cadaveri fuori dal cimitero di zinola.  il sig. Stelvio, allora bimbo come te per caso ti vide e descrisse il tutto.  Il tuo corpo era su altri cadaveri, insieme ad un’altra ragazzina poco piu grande di te, i vestiti erano stracciati, dalla bocca un grumo di sangue rosso scuro, un foro d’uscita di proiettile dalla fronte, in un dito indossavi un anellino, che per portarlo via ti ruppero un dito, un occhio chiuso e l’altro aperto sull’inferno…  il ns. caro Sindaco alla richiesta di mettere fuori dalla scuola una targa a tuo ricordo ti ha liquidato dicendoti che appartieni al passato e certe cose non vanno rivangate…  comunque ti penso spesso.

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da facebook  [ 08/03/2019 ]

EFFEMERIDI – 7 Marzo 1956. In Piemonte, nel paese biellese di Crevacuore, anzi, in una frazione del paese, una giovane donna (22 anni) sposata, Alfa Giubelli, uccide con quattro colpi di pistola il sindaco comunista, ex partigiano Aurelio Bussi “Palmo”, decorato di medaglia d’oro solo due anni prima.  Dopodichè Alfa, perdendo sangue dal naso, subito si presenta alla caserma dei Carabinieri per costituirsi e spiegare la ragione del suo gesto.  La narrazione, questa volta, la lascio in parte ad una giornalista e saggista, Domizia Carafòli che sulla vicenda di Alfa Giubelli ha scritto un libro, “La bambina e il partigiano. Alfa Giubelli: storia di una vendetta”, pubblicato dall’editore Mursia nel 2008. Il motivo per la vendetta del titolo nel libro della Carafòli risale al 15 luglio 1944.  Scrive dunque la nostra saggista: “Secondo i calcoli fatti molti anni dopo la conclusione del conflitto, i fascisti caduti in combattimento o uccisi in imboscate nel Biellese, nel periodo della guerra civile, furono circa duecento. Ma la guerra civile lasciò sul terreno un altro migliaio di vittime, estranee alle due fazioni in lotta, e sono quelle che non compaiono nel martirologio della Resistenza. Non erano partigiani e neppure fascisti nel vero senso del termine, cioè esponenti ufficiali della RSI o militari dell’esercito repubblicano, erano persone comuni, simpatizzanti senza adesione conclamata, molte delle quali uccise dopo il 25 aprile 1945. Di questi morti, centocinquanta erano donne. Donne come Margherita Ricciotti, portata via dai partigiani la mattina del 15 luglio 1944.” Margherita Ricciotti aveva 36 anni ed era la madre di Alfa Giubelli, lavorava in un Lanificio di Crevacuore, il marito era in guerra, non si sapeva niente di lui, l’ultima lettera era arrivata dall’Albania, il fratello maggiore di Alfa, anche lui un bambino, era presso uno zio, in Germania.  Quella mattina di luglio del 1944 due partigiani si presentano a casa Giubelli e prelevano la madre; la bambina Alfa, di 10 anni si aggrappa alle gonne della madre e la segue.  “Poco lontano, prima del cimitero, si trova una cascina abbandonata. E’ qui che deve svolgersi l’interrogatorio. I partigiani spingono dentro la donna, tenendo ferma la bambina che vuole seguire la mamma. Margherita protesta ancora vivacemente: che cosa vogliono sapere da lei? Lei non andava a Vercelli per fare la spia al comando fascista, lei ci andava solo per ritirare il sussidio. Sulla porta della cascina si staglia la figura di Palmo, apparentemente disarmato, il basco in testa, le labbra sottili strette in una smorfia. Fa uscire gli altri uomini e rimane solo con Margherita per alcuni lunghi minuti. Quando escono, la donna ha la faccia stravolta. Alfa le si precipita addosso. Gli occhi di Palmo sono una fessura nella forte luce estiva. “E’ arrivata la tua ora, cara Margherita”, dice con voce gelida. Fa un cenno, i tre partigiani la spingono sul sentiero che va verso il cimitero, ecco apparire il lungo muro grigio. Adesso Margherita sa. Non c’è più spazio per le illusioni. I partigiani hanno allentato la resa, lei non li ha più addosso ma è circondata, stringe a sé la bambina, tiene la sua testa schiacciata contro lo stomaco. Alfa sente i battiti veloci del cuore materno, tum tum tum. Non c’è bisogno di interrogare Margherita Ricciotti, coniugata Giubelli, non c’era nulla da sapere. Margherita si è sempre e solo occupata della sua famiglia, dei suoi due bambini, tirando avanti da sola e sfiancandosi tra la casa e la fabbrica. Margherita ha sempre e soltanto sostenuto le sue idee, perché non è una che sta zitta e discuteva anche con le compagne di lavoro. Margherita non è una spia. (….) Marchesini, il partigiano Orlando, cerca di strappare Alfa dalle braccia della madre. Alfa urla e si divincola, l’uomo la trascina via, le ginocchia della bambina si sbucciano sui sassi dello sterrato. Incredibile quanta forza abbia una mocciosa di dieci anni. Anche Margherita adesso urla. Grida: “No, no, aiuto, no!”. Grida il nome della sua bambina (…) Alfa sente solo la prima esplosione e poi la raffica di mitra.”  Alfa si salva perché tra i partigiani che sbrigativamente vorrebbero eliminare una “testimone” ce n’è uno che riesce a convincerli di risparmiare quella bambina.  Ma il dramma non si conclude così, dopo aver ucciso la mamma i partigiani uccidono anche lo zio della piccola e siccome la fidanzata di questo sbraita e minaccia di “parlare”, si fa fuori anche lei.  La piccola Alfa sarà cresciuta dalle zie.  Saltiamo a piè pari la lunga serie di uccisioni prima di arrivare al 25 aprile 1945, spartiacque che non ferma la mattanza, anzi, ora si che viene il bello per i vincitori! E le valli del vercellese si riempiono di sangue.  Torniamo alla narrazione di Domizia Carafòli, da lì dove ci parla del capo partigiano “Palma”: “Aurelio Bussi è designato sindaco di Crevacuore dal CLN. E’ il sindaco comunista, l’uomo d’ordine del PCI, l’esecutore di qualsiasi tipo di ordine, il partigiano senza paura, senza debolezze né cedimenti alla pietà, che si rivelerà un amministratore onesto. Il 31 marzo 1946, alle elezioni amministrative, la lista socialcomunista conquista il consiglio comunale con il 63 per cento dei voti contro il 37 per cento della lista democristiana. Bussi viene trionfalmente riconfermato sindaco, verrà rieletto più volte e perfino decorato di medaglia d’oro per la sua attività partigiana nonostante le indagini cui era stato sottoposto nel 1953 per l’uccisione di Margherita e Calimero Ricciotti, su denuncia del maresciallo dei carabinieri Vito Giacomini. Un processo che non sarà celebrato: il giudice lo assolverà in istruttoria con i suoi uomini. L’assassinio dei due concittadini inermi è ritenuto un atto di guerra. Non si dia luogo a procedere.” A Crevacuore però non tutti “i vinti tacciono e ricordano silenziosamente i loro morti”; c’è una ragazza alla quale i partigiani hanno ucciso il padre, si chiama Anna Pastoretti, nel bel mezzo di una festa si presenta anche lei, ed estrae dalla borsetta una pistola con l’intenzione di uccidere chi ha fatto fuori suo padre. Un ex partigiano che era stato amico del babbo la convince a desistere, anche perché tra i festanti non c’è quello che lei cerca; “… è solo una ragazzina, non ci vuole molto a calmarla, a spiegarle che è meglio lasciar stare, non vorrà mica rovinarsi la vita. Anna risponde che la sua vita è già stata rovinata, ma si lascia condurre fuori. Scoppia in lacrime e consegna all’ex partigiano la pistola”.  E’ comunque un cupo presagio di ciò che di lì a poco farà Alfa Giubelli.  Alfa passerà un anno in carcere in attesa del giudizio.  Il processo inizia esattamente un anno dopo, il 7 marzo 1957, a Vercelli.  La giovane Alfa, serena finalmente, non ha più i forti mal di testa che la perseguitavano fin dall’uccisione della mamma; non ha pentimenti e non protesta per niente,  E’ stata una detenuta modello. In carcere ha tenuto un diario e scritto poesie.  I periti in tribunale riveleranno che la sua sterilità è connessa al trauma della morte della madre.  Dal canto suo, Alfa, al processo dirà candidamente che aveva sempre pensato di giustiziare l’assassino di sua madre ma si era sempre fermata per non far del male indirettamente ai suoi cari. Non cerca attenuati, conferma tutto e sostiene che lo rifarebbe.  Tutte aggravanti che sono contro di lei: premeditazione, assoluta mancanza di rimorsi.  I giudici sono stupiti per il comportamento impeccabile e la cultura di questa figlia di operai e moglie di un operaio.  Tra gli avvocati della giovane c’è anche Gastone Nencioni, un pisano che in seguito diventerà parlamentare del MSI.  Nel corso del processo l’ANPI avrà modo di preoccuparsi perché, un testimone dopo l’altro, il processo sta virando verso una messa sotto accusa di delitti partigiani.  Sia come sia, che gli appassionati avvocati siano stati bravi, che la Corte abbia capito, la sentenza sarà emessa il 16 marzo: Alfa Giubelli condannata a cinque anni e tre mesi di reclusione.  Il Corriere della Sera scriverà che si è chiuso un “caso straordinariamente pietoso”; gli avvocati dell’accusa si indigneranno perché la Corte non si è dimostrata sensibile ai “valori della Resistenza”.  Al processo di appello i giudici non faranno altri sconti ad Alfa che, anzi, sarà trasferita dal carcere di Vercelli dove il marito può andare a trovarla, a quello di Pozzuoli, dove sono concentrare detenute con problemi mentali.  Solo a pochi mesi dalla scarcerazione, nel 1961, quella detenuta modello sarà trasferita alle Carceri Nuove di Torino. Uscirà a primavera, a 27 anni.  Nel suo bel libro sulla vicenda, Domizia Carafòli ha intitolato l’ultimo capitolo, parafrasando Hannah Arendt: “La banalità del bene”; e ha narrato che anche il corpo di Alfa ricominciò a vivere: niente più lancinanti emicranie e sterilità, arriveranno due figlie. Una quieta vita riservata l’attendeva.

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PATRIOTI SI’ MA SENZA RINNEGARE LE RADICI

Inno Nazionale del Regno delle Due Sicilie – YouTube

14 set 2011 – Caricato da Guglielmo Esposito

L’Inno al Re era l’inno nazionale del Regno delle Due Sicilie, scritto e musicato da Giovanni …

Inno Due Sicilie – YouTube

17 feb 2008 – Caricato da Lega Sud Ausonia

Inno Due Sicilie. Lega Sud Ausonia. Loading… Unsubscribe from Lega Sud Ausonia? Cancel …

L’Inno del Re del Regno delle Due Sicilie cantato da Diletta Acanfora …

2 mar 2013 – Caricato da DueSicilie

In occasione della presentazione dell’associazione “Regno delle Due Sicilie” di Cava dei Tirreni.

Inno al Re (Inno nazionale Regno delle Due Sicilie) di Giovanni …

28 dic 2012 – Caricato da LivioTV

Versione per organo e soprano eseguita in occasione della messa in onore di Francesco II di Borbone …

Inno del Regno delle Due Sicilie – Ass. Cult. Zampogne d’Abruzzo …

7 giu 2011 – Caricato da Alberto Stracca

Inno del Re, scritto da G. Paisiello in onore del re Ferdinando IV di Borbone re di Napoli, che glielo …

Inno del Regno delle Due Sicilie – versione chitarra – YouTube

18 giu 2016 – Caricato da Anthony M. Quattrone

Gino Balestrieri, in visita a casa mia, mi ha donato una sua bella interpretazione del nostro inno nazionale.

Inno Nazionale Regno Due Sicilie Paisiello – YouTube

29 apr 2007 – Caricato da DueSicilie

L’inno del Regno delle Due Sicilie, composto dal grande musicista tarantino Giovanni Paisiello.

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1 commento su “IL GIORNO DOPO L’OTTO DI MARZO DELLE MIMOSE MEGLIO LE ROSE E ALTRO PINO CARUSO CI HA LASCIATO”

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