LUNEDI’ DELLA PASQUA “IL GIORNO DEL RISORTO” E ALTRO ( INTERVISTA A GENNARO SANGIULIANO “IL PROBLEMA E’ IL POLITICAMENTE CORRETTO” ) DA CULTURAIDENTITA’


LUNEDI’ DELLA PASQUA “IL GIORNO DEL RISORTO” E ALTRO ( INTERVISTA A GENNARO SANGIULIANO “IL PROBLEMA E’ IL POLITICAMENTE CORRETTO” ) DA CULTURAIDENTITA’

LUNEDI’ DELLA PASQUA “IL GIORNO DEL RISORTO” E ALTRO ( INTERVISTA A GENNARO SANGIULIANO “IL PROBLEMA E’ IL POLITICAMENTE CORRETTO” ) DA CULTURAIDENTITA’ [ “AZ.-NEWS” : 22/04/2019 ]

[ anteprima di web servizio tra breve in rete – Associazione CulturalSociale “Azimut” NAPOLI –

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IN COPERTINA – IL RISORTO

https://lh3.googleusercontent.com/gA2YeesaVyg3ZFERwcXuGwspB-LZ_uHcn9nlgC0_gC9Oqu8GHJ2w2ZBxXvaxQvLd7JvSGA=s85

“Va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro…”.

https://www.google.com/search?q=resurrezione+piero+della+francesca&tbm=isch&tbs=simg:CAQSlQEJeSpQyYJQME8aiQELEKjU2AQaAghCDAsQsIynCBpiCmAIAxIoxgvJFsUW3Au9F8wL3QvGFvgRvhe-OoAuvzq1Ot4k_1i3YPv8ttjq5Ohow3fXPpDJSa4W08TxWJhXHgMzGZTy7shzgy0srbmnH1Vu9I1K-29zGL5jJg_1-9ReotIAQMCxCOrv4IGgoKCAgBEgQok8–DA&sa=X&ved=0ahUKEwiry5-57-LhAhUCLewKHWuCDv4Qwg4IKSgA

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LINK

VANGELO di GIOVANNI c. 20, E’ risorto! L’ho visto | D. Mario GALIZZI …

Nel primo episodio (20,1-10) si intreccia l’esperienza della Maddalena, di Pietro e del discepolo che Gesù amava. Di qui il titolo: “Vide e credette” che bene …

Vide e credette (20,1-1)

( … ) Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta al sepolcro. Allora di corsa andò da Pietro e dall’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno portato. Pietro allora uscì con l’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi vide i teli ancora là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide i teli ancora là e il sudario, che era stato sul suo capo, non là con i teli, ma in disparte, ripiegato in un luogo. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non comprendevano ancora la Scrittura, che Egli cioè doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa.

L’interesse è tutto sul sepolcro. Se ne parla sette volte; ed è un sepolcro vuoto. Nicodemo vi aveva deposto Gesù: ora non c’è più. La scoperta è descritta gradualmente e ci dà la possibilità di riflettere. La Maddalena vi giunge di buon mattino quando era ancor buio; sembra una donna avvolta nelle tenebre, nell’incredulità. Il modo di parlare dice che qui la fede e la speranza nel Risorto stentano ad affiorare. Noi già conosciamo tutti gli eventi pasquali, ma quei primi discepoli erano sotto lo “shock” della morte e sepoltura di Gesù. Tutto quello che è capitato è stato per essi il tracollo della speranza. Però amano il Maestro, anche se morto, e il suo corpo sepolto è segno di una presenza. Ma non c’è più.

La Maddalena appena vide che il sepolcro era vuoto, non è neppure lontanamente sfiorata dall’idea della Risurrezione e corse a dire a due discepoli che qualcuno aveva trafugato il corpo di Gesù. Per lei come per le altre donne che si erano recate al sepolcro, l’avventura di Gesù è per sempre finita.
I due discepoli sono su un’altra linea, almeno quello che Gesù amava, cioè colui che aderisce nella fede e nella fedeltà a Gesù e che mai lo abbandona. Appena avvisati dalla Maddalena corrono al sepolcro.

Colui che Gesù amava, essendo più giovane arriva primo, ma non entra pensiamo per rispetto, a Pietro, il quale invece entra senza fermarsi e vede i lini che hanno avvolto Gesù. Capisce subito che non è stato trafugato. Chi ruba un morto non lo spoglia. Entrò poi l’altro discepolo: vide e credette. Capì subito che Gesù era vivo: è colui che ha il potere di dare la vita e di riprenderla. C’è anche la parola di Osea che lo conferma: “Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo giorno ci farà rialzare” (6,2). Lo ha detto anche Gesù ai Giudei, riferendosi al suo corpo: “Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo rialzerò” (2,19). La fede in Gesù risorto ha fatto il primo passo.

L’incontro con Maria (20,11-18)
I due discepoli tornarono a casa,

Maria invece rimase fuori e piangeva. Mentre piangeva si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti una dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dov’era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Detto questo si voltò indietro e vide Gesù, ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa pensando che fosse il custode del giardino gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria”. Essa, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbuni!”, che significa: “Maestro”. Gesù le disse: “Non mi trattenere perché non sono ancora salito al Padre, ma va dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio, e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e ciò che le aveva detto.

Forse i due discepoli prima di andarsene hanno detto qualcosa alla Maddalena, ma lei non fa caso alle illusioni dei discepoli. Essa continua a cercare Gesù, ma se ne sta vicino al sepolcro, vero segno di morte. Chinatasi sulla porta del sepolcro vede due angeli, ma non fa caso a quello che dicono. Eppure essi sono il segno della gloria che si è manifestata nel luogo dove fu posto Gesù, sono un segno che porta alla fede. Alla Maddalena però quei due esseri celesti non le dicono nulla, tanto è assorbita dal suo dolore.

Continua a cercare un morto e anche quando distoglie lo sguardo per guardare altrove e vede una persona, quella persona per lei è solo il custode del giardino e pensa che sia stato lui a portar via il corpo di Gesù. Solo quando si sente chiamare per nome capisce che è Gesù. Lo riconosce ma non ha nessun segno di fede. Non riesce a capire che le relazioni sono cambiate. Gesù cerca di farsi capire quando le dice: “Va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro…”.

Questo è il messaggio che porta ai discepoli. Solo nell’espressione: Ho visto il Signore, sembra di scorgere la sua fede. Ma l’evangelista non si sofferma più su Maria. L’interesse va a quanto Gesù ha detto dei discepoli. Li chiama “fratelli”. Non sono più dei semplici amici. Ora dopo che il Figlio dell’Uomo è salito dov’era prima (6,62) è data a chi crede la possibilità di diventare “Figli” (1,13), di nascere dall’alto (3, 3.5.7) di avere come Gesù la possibilità di chiamare Dio “Padre mio” come Gesù, che perciò è veramente fratello. ( … )

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LINK ( pubblicato in altro servizio – segue )

Vittorio MESSORI – Vide e credette. Indagine sul sepolcro vuoto.

Ma perché Giovannicredette”, a differenza di Pietro che pure, prima di lui e poi … pure ècapo del collegio apostolico, occorre una speciale iniziativa del Risorto …

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L’INTERVISTA

https://lh3.googleusercontent.com/Fl9QICzja2ohwCnfjI4ioSrGSIHgCnXMMCaDuSGck86FP3jy9u5fmSSJvEyHsQcWLv1lLQ=s163
CulturaIdentità

Oggi abbiamo chiuso la lavorazione del quarto numero del nostro mensile.

Prima del week end di Pasqua, vogliamo salutarvi con quest’intervista al Direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano a cura del nostro direttore Alessandro Sansoni, uscita sullo scorso numero del mensile. ⬇️

Gennaro Sangiuliano: “il problema è il mainstream, cioè il politicamente corretto”

in L’approfondimento

“Sai perché i giornali non vendono? Perché non sono più credibili: guarda come è finita in una bolla di sapone la storia sul Russiagate. Una bufala colossale”.

Non ha dubbi Gennaro Sangiuliano napoletano, ex direttore del Roma e vicedirettore di Libero, per nove anni vicedirettore del Tg1 dal 31 ottobre direttore del Tg2, con la sicurezza di chi ha gli ascolti che gli danno ragione: il giornalismo è in crisi non solo per l’epocale passaggio tecnologico ai nuovi media, ma soprattutto perché “ha perso la sua stella polare, ovvero la rappresentazione fedele dei fatti ancorata il più possibile alla verità”.

Cosa si preferisce fare invece?

Si punta a piegare i fatti a costruzioni precostituite. Un tempo non lo facevano nemmeno le riviste politicamente schierate come La Vocedi Prezzolini o l’Ordine Nuovo di Gramsci. La stessa Unità, che negli anni ’70 vendeva un milione di copie, pur essendo il quotidiano del PCI riportava innanzitutto notizie. Oggi esistono testate di sinistra che fanno pura letteratura.

E la Rai? C’è chi dice che la “Rai del cambiamento” si sia fermata a Sangiuliano…

Cambiare la Rai è un falso problema: il vero problema è il mainstream, la rappresentazione della realtà che ci viene propinata dal Partito Unico del Politicamente Corretto, che porta avanti le sue tesi senza verificarle empiricamente…

…e non ammettendo critiche… A tal proposito, ritieni che le tue idee ti abbiano penalizzato in passato?

Sì. La mia è stata spesso una carriera “controcorrente” e, talvolta, sono rimasto un passo indietro a persone che avevano meno titoli e credenziali di me. Va detto che la RAI ha tante espressioni libere al suo interno, giornalisti competenti e onesti e che alla fine, in questa azienda, il merito riesce a trionfare.

Direttore, tu sei stato tra i primi a individuare nello scontro tra popolo ed élites la ragione profonda dei grandi cambiamenti che hanno rivoluzionato lo scenario politico occidentale… è ancora valido questo schema?

Non solo è ancora valido, ma ha di fatto sostituito il vecchio paradigma ottocentesco della lotta di classe. Il Rapporto Oxfam ci dice che oggi 8 persone al mondo detengono una ricchezza superiore a quella della metà della popolazione mondiale e, guarda caso, questi otto supermiliardari sono tutti liberal, progressisti e di sinistra.

Nell’editoriale del nostro primo numero ci siamo proposti di dare voce a sentimenti, opinioni e valori dell’”Italia profonda”, traducendoli in cultura alta, consapevoli che per decenni amore per la Patria, senso della famiglia e adesione alle tradizioni sono stati snobbati dall’intellighenzia…è un obiettivo perseguibile?

Credo di sì. Come ricordava Federico Chabod nel suo L’idea di Nazione “dire senso di nazionalità significa dire senso di individualità storica”, mentre il filosofo inglese Roger Scruton sottolinea il legame che esiste tra nazione e democrazia. Anche Ralf Dahrendorf, un’icona della sinistra, afferma che “la democrazia non è applicabile al di fuori dello Stato Nazione”, mettendo in guardia dai molti livelli decisionali sovranazionali che oggi indirizzano le scelte politiche. Questo significa che oggi appellarsi alla nazione, significa rivendicare sovranità e partecipazione diretta dei cittadini, titolari di diritti e di doveri, mentre le élites cercano di trasformarli in consumatori e codici a barre.

Cultura e Identità sono la stessa cosa?

Toqueville sosteneva che lo spirito delle leggi si rinviene e si costruisce attraverso un costante riferimento alla propria cultura, che poi è la propria identità. Ad esempio le società occidentali per secoli si sono alimentate della concezione greca e romana di res publicafondata sui valori di libertas e virtus, un recinto identitario che mette insieme individui e comunità, che poi è ciò che il filosofo napoletano Gianbattista Vico definiva idem sentire de re publica, individuandovi la sapienza poetica di un popolo.

Sotto la tua direzione il Tg2 ha intervistato sia Steve Bannon che Alexander Dugin, i due intellettuali di punta del cosiddetto sovranismo: chi ti ha colpito di più e a chi senti più affine?

Premessa: io sono disponibile a intervistare anche BernardHenri Levy e mi piace far notare che abbiamo ricordato i 90 anni di Noam Chomsky. Lo dico perché Carlo Calenda in un tweet ci ha attaccato per aver intervistato Dugin, il quale però era già stato intervistato dalla BBC, da decine di autorevoli quotidiani di tutto il mondo, da Rai News 24, nel programma di Lucia Annunziata e in una rubrica del TGR. Chissà perché non gli è andato giù che lo intervistasse il Tg2…Peccato, perché Calenda è persona che stimo. Quanto a Bannon e Dugin, e forse più di loro Alain De Benoist, entrambi rappresentano due risposte forti alla vulgata dominante, al pensiero piatto e sono, a loro modo, esponenti della Rivoluzione Conservatrice. La verità è che viviamo una situazione simile a quella degli inizi del Novecento, quando l’idealismo di Benedetto Croce e Giovanni Gentile, delineò un’alternativa al Positivismo, cui si aggiunse la scuola politica di Mosca, Pareto e Michels e le riviste delle avanguardie fiorentine, prime fra tutte Leonardo e La Voce. Lo stesso Norberto Bobbio riconoscerà che “a chi ricordava l’afa e l’oppressura dell’età positivistica pareva che si fosse usciti all’aria aperta e vivida”

Si approssimano le elezioni europee: possono davvero determinare un’inversione di rotta dell’Unione Europea?

L’Europa in quanto tale è un valore culturale: richiama le comuni radici giudaico cristiane e la base comune del diritto romano. Le sovrastrutture dell’UE, invece, sono astratte, formali e arroganti. Se l’Europa non vuole deflagrare deve necessariamente autoriformarsi.

La parola chiave di questo numero di CulturaIdentità è “italianizzare”…

Un certo provincialismo tende ad esaltare tutto ciò che accade all’estero, perdendo il senso storico della nostra specificità. L’Italia ha dato un grande contributo alla storia dell’umanità, si pensi all’Umanesimo e al Rinascimento, a Dante o a Leonardo da Vinci. Non capisco il ricorso smodato e dilatato a concetti e parole anglosassoni, spesso praticato solo per impressionare l’interlocutore, laddove sarebbe opportuno che i giovani recuperassero la nostra cultura. Ciò non significa essere gretti: il confronto con le altre culture e più proficuo quando si è consapevoli di sé stessi.

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Associazione Azimut
Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut
AZIMUTASSOCIAZIONE.WORDPRESS.COM

FINE INTERVENTO *
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* a cura : Ferruccio Massimo Vuono Responsabile Ufficio Stampa e di Fabio Pisaniello webm. adm. des. [ azimutassociazione@libero.it -associazioneazimut@tiscali.it

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