NAPOLI MESSA IN SUFFRAGIO DEI CADUTI DELLA RSI 28 APRILE ORE 18:30 BASILICA SAN FRANCESCO DI PAOLA PIAZZA DEL PLEBISCITO E ALTRE NEWS


NAPOLI MESSA IN SUFFRAGIO DEI CADUTI DELLA RSI 28 APRILE ORE 18:30 BASILICA SAN FRANCESCO DI PAOLA PIAZZA DEL PLEBISCITO E ALTRE NEWS

NAPOLI MESSA IN SUFFRAGIO DEI CADUTI DELLA RSI 28 APRILE ORE 18:30 BASILICA SAN FRANCESCO DI PAOLA PIAZZA DEL PLEBISCITO E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 24/04/2019 ]

[ anteprima di web servizio tra breve in rete – Associazione “Azimut” NAPOLI –

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IN COPERTINA

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A NAPOLI –  UNA MESSA IN SUFFRAGIO DEI CADUTI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA –  28 APRILE ORE 18:30 – BASILICA SAN FRANCESCO DI PAOLA –

[  da messaggio su facebook – Associazione CulturalSociale  “Azimut” NAPOLI ]

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‘Onore a Mussolini’, striscione vicino piazzale Loreto a Milano

ULTIMA DAL WEB

“(…) Identificato il capo e 22 sospetti ultrà laziali autori della sceneggiata a piazzale Loreto dove hanno srotolato uno striscione con la scritta ‘Onore a Mussolini’. L’ipotesi di reato, prevista dall’articolo 5 della Legge Scelba del 1952, è di ‘Manifestazione fascista’. Alcune decine di tifosi della Lazio sono stati identificati dalla polizia nel corso di controlli all’interno di piazze e bar del centro di Milano e della zona attorno allo stadio Meazza, dove stasera si disputerà la semifinale di Coppa Italia contro il Milan. In particolare, secondo quanto confermato dalla questura, le verifiche sono avvenute in corso Como e in piazzale Lotto. Al momento non risultano provvedimenti nei confronti dei supporter biancocelesti. Questa mattina un gruppo di ultras laziali “Irriducibili” ha esposto uno striscione con la scritta “Onore a Benito Mussolini” a pochi metri da piazzale Loreto. Come testimoniano le immagini filmate dai passanti, diverse decine di militanti ha accompagnato il saluto romano al “presente” a Mussolini. Non è stato ancora comunicato se tra gli identificati ci siano anche le persone che hanno partecipato all’azione dimostrativa (…)” – ULTIMA DAL WEB – 24/04/2019 –

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L’INDIMENTICABILE “ER PECORA”

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24/04/2019
FASCINAZIONE.INFO

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24 aprile 2013 muore Teodoro Buontempo

(G.p) Sono passati sei anni dalla scomparsa di Teodoro Buontempo, storico punto di riferimento della destra romana, leader naturale, sempre in prima fila nel Movimento Sociale Italiano, in Alleanza Nazionale, infine ne la Destra, partito che ha fondato insieme a Francesco Storace.
Il collega Alessandro Alberti, autore di Radio Alternative, la destra che comunicava via etere, un interessante libro sul mondo delle radio alternative di “destra” ci traccia un suo personale ricordo dell’uomo e del politico Buontempo, che va ricordato anche per essere stato nei primi anni 70 animatore di Radio Alternativa, storica emittente radiofonica romana vicina al Movimento Sociale Italiano.

SeI anni fa ci lasciava Teodoro Buontempo (Carunchio,21 gennaio 1946 – Roma, 24 aprile 2013). È stato indubbiamente tra i politici che più hanno dato alla destra italiana, sia in termini umani, politici e morali. Iniziò giovanissimo la propria attività politica, guidando ad Ortona (Chieti) dove studiava, le organizzazioni giovanili missine. Successivamente si trasferì a Roma per studio, vivendo di stenti e dormendo in macchina oppure nella stazione di Roma Termini. Dotato di una forte personalità iniziò a farsi conoscere anche nell’ambiente politico missino della capitale, ricoprendo gradualmente vari incarichi. Fu infatti il primo segretario del Fronte della Gioventù di Roma, dopo essere già stato dirigente della Giovane Italia. Questo incarico lo rese celebre nonché leader indiscusso del FdG, per aver creato un clima politico adatto e costruttivo che rassereno’ l’ambiente, altrimenti più concorrenziale e spesso conflittuale tra le due anime del partito: quella almirantiana e quella rautiana. Guiderà successivamente la Federazione romana del MSI dal 1989 al 1992. Nel 1992 sarà eletto alla Camera dei Deputati nelle liste del Movimento Sociale Italiano. Continuerà la sua carriera parlamentare venendo rieletto nelle liste di Alleanza Nazionale nel 1994, nel 2001 e nel 2006 sempre alla Camera. Il 26 luglio 2007 aderisce al movimento La Destra di Francesco Storace. Innumerevoli sono gli episodi di attività politica e parlamentare del politico abruzzese, ma il suo nome resta indissolubilmente legato a Radio Alternativa sua vera e propria creatura. Teodoro Buontempo arriverà anche ad indebitarsi pur di mantenerla in vita. RA prende vita dopo che nel 1976, per una condanna emessa poco prima delle elezioni. Condanna relativa alla partecipazione ad un corteo non autorizzato che di fatto impedì a Buontempo di candidarsi nelle liste del MSI. Ma come già accennato la personalità di Teodoro era molto spiccata, non si perse d’animo e, come ebbe modo di affermare:”La politica allora era meglio di adesso, bastava solo aver voglia di fare”. Presentò la sua idea che vide molti volti increduli ma ottenne il lasciapassare da parte del partito. Fu così che insieme alla moglie Marina Vuoli prese il via la straordinaria esperienza di Radio Alternativa. Gli studi vennero collocati nella sede di via Sommacampagna a Roma. Fu uno degli esperimenti più riusciti nell’ambito dell’emittenza di destra. Fin dall’inizio raccolse l’entusiasmo di numerosi giovani che frequentavano assidui la sede della radio. Ognuno aveva il suo compito. Le risorse umane erano tante per cui RA ebbe modo di perfezionare negli anni il suo palinsesto. Dalla contro informazione dei numerosi giornali radio che veniva confezionata attingendo a giornali di partito come Il Secolo d’Italia, Linea ed altri e le agenzie dell’ Ansa. Alle numerose rubriche politiche e culturali. Queste ultime riguardavano i più svariati argomenti: Musica Alternativa, recensioni librarie, intrattenimento. Per quanto concerne la musica esistevano anche rubriche specifiche per genere musicale quindi: leggera, pop, jazz, blues etc trasmesse in giorni diversi durante la settimana. Non mancarono momenti difficili come l’attentato poi sventato alla sede della radio, o la lunga drammatica diretta di 36 ore che tenne impegnato Ruggero Bianchi famoso speaker di RA, ai microfoni per relazionare i militanti dopo i tragici fatti di Acca Larentia in cui tre giovani missini: Francesco Ciavatta, Franco Bigonzetti e Stefano Recchioni furono barbaramente assassinati. Teodoro Buontempo creatore, organizzatore, anima di Radio Alternativa una delle prime emittenti di destra, avrà un ruolo fondamentale anche a livello sociale. Trascorreva le ore notturne al telefono della radio ad ascoltare e rispondere all’appello di molte persone disperate per svariati motivi: la piaga della droga, la mancanza di lavoro, di una casa. Inoltre si preoccupo’ di mantenere radiofonicamente ma anche all’atto pratico, i contatti con gruppi di fabbrica, casalinghe,pensionati. In buona sostanza le fasce deboli e spesso marginalizzate della società. Ovviamente l’attività di RA fu molto più articolata e moltissimo altro ancora costituisce la storia di questa favolosa esperienza. Senza l’idea di Teodoro Buontempo, la capitale non avrebbe avuto modo di conoscere così diffusamente il pensiero ma anche l’azione della destra. Per questo motivo, a distanza di tre anni dalla sua scomparsa Teodoro Buontempo ci manca. Manca alla società, alla stessa politica ormai sempre meno coinvolgente, a tutti coloro che ascoltandolo dai microfoni della radio, nei comizi o nei dibattiti, trovavano nelle sue parole una onestà di fondo, la verità della sue argomentazioni, quel cuore e quella passione vitali per una sana politica che vanno estinguendosi. Per questo e molto altro ancora rivolgo alla moglie Marina e ai suoi figli il mio più sincero grazie Teodoro!

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“RAMELLI PROIBITO”
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24/04/2019
DESTRA.IT
Come sempre quando si tratta di prevaricazioni del potere costituito o di discutibili comportamenti dei potenti o anche di provvedimenti censurabili e inutili non si può non evocare Alessandro Manzoni. E’ lui a fornirci la più efficace rappresentazione della situazione creatasi con il discutibil…

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Come sempre quando si tratta di prevaricazioni del potere costituito o di discutibili comportamenti dei potenti o anche di provvedimenti censurabili e inutili non si può non evocare Alessandro Manzoni. E’ lui a fornirci la più efficace rappresentazione della situazione creatasi con il discutibilissimo divieto della fiaccolata in memoria di Sergio Ramelli emesso frettolosamente dalla Questura di Milano su pressione della solita congrega delle prefiche antifasciste.

Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende” dice Don Abbondio ai Bravi che lo minacciano; anche noi siamo uomini di mondo e sappiamo benissimo che è difficile reggere la pressione, mediatica ed effettiva, di gruppi di potenti altamente visibili e ben piazzati nei gangli del potere. Specialmente se dall’altra parte ci sono solo militanti considerati “impresentabili” che si sono messi in testa di ricordare degnamente un avvenimento infame che dopo decenni ancora imbarazza e spaventa e che per questo sarebbe meglio tenere ben nascosto.

“Tali eran gli asili, tali i privilegi d’alcune classi, in parte riconosciuti dalla forza legale, in parte tollerati con astioso silenzio, o impugnati con vane proteste, ma sostenuti in fatto e difesi da quelle classi, con attività d’interesse, e con gelosia di puntiglio”; la descrizione manzoniana dell’approssimativo rispetto dei diritti dei cittadini ai tempi di Renzo e Lucia calza perfettamente anche al nostro caso.

Come sapeva bene Don Abbondio il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare ed è quindi molto più facile vietare a priori una fiaccolata silenziosa, che mai ha dato problemi all’ordine pubblico, piuttosto che garantire a tutti i cittadini la possibilità di manifestare pacificamente come sarebbe loro sacrosanto diritto garantito (teoricamente) dalla legge.

Neppure l’appello di 60 rappresentanti politici locali e nazionali, tra i quali i vice presidenti delle due camere, ha potuto scalfire la chiusura pregiudiziale delle autorità.

In teoria una decisione del genere non dovrebbe essere influenzata dallo squallido e stereotipato rituale verbale delle zitelle isteriche capitanate dall’ANPI che come al solito, per bocca del suo presidente provinciale Roberto Cenati, agita il manganello dialettico dell’”aperta apologia del fascismo”.

Secondo Cenati “non si può consentire che Milano, a pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, venga percorsa da un corteo nero che si porrebbe in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana e con le leggi Scelba e Mancino”.

Eppure il presidente dell’associazione di pseudo reduci nella quale di veri partigiani ne sono rimasti meno di 1 su 20 oramai dovrebbe avere imparato che apologia e legge Scelba qui c’entrano meno dei cavoli a merenda visto che grazie agli ottusi e maldestri tentativi dell’ANPI di far reprimere proprio le manifestazioni del 29 aprile si è consolidata una abbondantissima ed univoca giurisprudenza che ha inesorabilmente demolito velleità e sproloqui dei finti partigiani. E non poteva essere altrimenti proprio in forza di quella Costituzione con la quale Cenati e quelli come lui si riempiono continuamente la bocca senza, evidentemente, conoscerla adeguatamente.

Che troppo spesso a Milano l’ordine pubblico venga gestito sulla base di pressioni mediatiche e politiche con una specie di concertazione tra autorità e consorterie varie della sinistra è un dato di fatto abbastanza evidente.

E’ di poche settimane fa il surreale comunicato con quale si preannunciava il divieto preventivo di celebrare la fondazione dei Fasci di Combattimento, una manifestazione che non esisteva e non sarebbe mai esistita se non nella testa di chi, alimentando abilmente una squallida gazzarra mediatica, si era inventato il pericolo di un fantomatico “giovedì nero”.

Per non parlare di quando, nel 2017, un’altra inutile cagnara dei soliti noti, capitanati dal sindaco Sala, induceva autorità troppo premurose ad occupare militarmente il Cimitero Monumentale presidiando in forze una cerimonia (ripetuta per decenni senza problemi) di vecchi reduci novantenni e delle loro famiglie ai quali venivano sequestrate persino le bandiere tricolori.

Pochi giorni dopo il rito del presente allo stesso Campo X suscitava la reazione scomposta dello stesso Sala, oltre che di Boldrini e compagni, che tuonava: “tutti quelli che sono denunciabili vanno denunciati, a prescindere dalla ultime sentenze” invocando evidentemente una giustizia sommaria.

Appello prontamente raccolto da chi di dovere facendo fioccare decine di denunce inesorabilmente (ed inevitabilmente) archiviate pochi mesi dopo dal pool antiterrorismo e antieversione (niente di meno…) dalla Procura milanese.

Nonostante le smanie da giustiziere del sindaco fortunatamente qualcuno aveva applicato seriamente la legge senza assecondare il Don Rodrigo di turno abituato ad usare le norme per i suoi comodi manco fossero le gride dell’Illustrissimo ed Eccellentissimo signor don Carlo d’Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranuova, Marchese d’Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitano Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia ricordato da Manzoni nei Promessi Sposi.

In città, volendo, non mancherebbero problemi ben più meritevoli di attenzione come, tanto per fare un esempio, la situazione della Stazione Centrale da tempo terra di nessuno in mano a clandestini, spacciatori e delinquenti vari. Solo che lì presenza dello Stato e legalità non sono graditi, guarda caso dagli stessi personaggi che si scandalizzano a sproposito e strillano per un saluto romano o una commemorazione silenziosa.

Controlli di Polizia ed arresti per loro sono “rastrellamenti” e “repressione”, sintomi di un problema che va negato per non rovinare la favola, lontana dalla realtà, dell’“accoglienza” immaginaria con la quale vorrebbero far credere di avere risolto il problema dell’immigrazione clandestina in città. Ma a quanto pare anche in questo caso le autorità si sono comodamente adeguate.

In questa misera vicenda c’è anche un convitato di pietra, del quale non abbiamo ancora sentito, e probabilmente non sentiremo, la voce. Il Ministro degli Interni, milanese doc, che pure in passato non aveva risparmiato critiche alla gestione dell’ordine pubblico a Milano, a quanto pare non ha ritenuto di intervenire né nel caso specifico né sul contesto più generale.

Di fatto i criteri di gestione dell’ordine pubblico continuano ad essere gli stessi dei governi di sinistra, benevoli ed accomodanti nei confronti dei loro compagni ed inutilmente duri e rigidi, ben oltre il necessario, contro gli altri.

Da questo punto di vista il governo del (presunto) cambiamento non ha cambiato proprio niente, almeno per ora, come dimostra chiaramente questa vicenda. Forse al di là della cortina fumogena dei tweet, dei selfie e delle provocazioni mediatiche invece del cambiamento troveremo Tomasi di Lampedusa che fa compagnia ad Alessandro Manzoni.

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