Ai liberi e forti, onesti e coraggiosi: appello degli “Appartati”; appuntamento – a Napoli – 23 marzo 2012, in “luogo aperto”…


 “Appartati” : CONVEGNO a Napoli : 23 Marzo 2012

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Ai liberi e forti, onesti e coraggiosi : appello degli << – Appartati – >> ; appuntamento – a Napoli – 23 marzo 2012, in “luogo aperto”…

R I T O R N I A M O ! ! !
NON CI “IMBAVAGLIANO” ! ! !
 Crea il tuo blog  Ai liberi e forti, onesti e coraggiosi : appello degli << – Appartati – >> ; appuntamento – a Napoli – 23 marzo 2012, in “luogo aperto”… [ evidenziamo, per il momento, due documenti – propositivi , evidentemente – anche – emendabili; ovviamente, con l’auspicio, che ve ne siano, poi, altri; per il momento trattasi, rispettivamente, del contributo sulla situazione ( L’APOCALISSE ) e sulle prospettive( L’EDITORIALE ); v. oltre  ]
ROMA – SENATO DELLA REPUBBLICA ( martedì, 18 ottobre 2011 )
[ vi rinviamo alla numerosa e diversa rassegna di stampa : sul “problema”, non mancheremo di pronunciaci : con un servizio, a parte ]
Premier:  Il ministro dell'Interno maroni (Ansa)
Il ministro dell’Interno maroni (Ansa)  –
Scontri Roma, Maroni: “Si preannuncia un nuovo autunno caldo”. Nitto Palma: “No leggi speciali” 

Roma – IL MINISTRO DEGLI INTERNI – ( . . . )  A breve proposta in Cdm. Ministro al Senato: ‘Proporro’ al Parlamento nuove misure legislative per consentire alle forze dell’ordine di intervenire con azioni di prevenzione’ ( . . . )


IL FATTO DEL GIORNO
L'estintore lanciato dallo studente noto come ''Er pelliccia'<<  – “INDIGNADOS  & “INDEGNOS” –  >>  [ Della controinformazione … ]
—– Original Message —– From: lupo ragnarok To: undisclosed-recipients: Sent: Monday, October 17, 2011 1:37 PM Subject: Speciale indignati
– Indignati made in Italy – di Mario Bozzi Sentieri (con un video sugli indignati americani)
– Indignagnos, qualcosa d’antico – di Vipera Gentile (con un bellissimo clip satirico sulla giornata romana)
– Le ragioni dei black block – di Enrico Simonetti (con un video che celebra il Blocco nero)
IL CULTURISTA – Quotidiano on-line dell’associazione MERITO
—– Original Message —– From: lupo ragnarok To: undisclosed-recipients: Sent: Tuesday, October 18, 2011 12:49 PM Subject: Genova e Roma vanno a braccettol
 
– Genova e Roma vanno a braccetto – di Claudio Papini (con immagini del G8 di Genova)
– Per uno Stato corporativo e sociale – di Filippo Giannini e R.Spera (com un’intervista a F.Giannini)
– La Resurrezione nella Bibbia – a cura di Glauco Berrettoni (con un video sull’Antico Testamento)
IL CULTURISTA – Quotidiano on-line dell’associazione MERITO
 [  <<  – “DELLA FOLLIA”  &  DEL DELIRIO” –  >>  ]
Il post di Beppe Grillo
—– Original Message —– From: Beppe Grillo To: associazioneazimut@tiscali.it Sent: Tuesday, October 18, 2011 4:19 PM Subject: I black bloc salveranno la Seconda Repubblica?

I black bloc salveranno la Seconda Repubblica? I media e i partiti ci provano. L’Italia sembra in preda a black bloc organizzati che scorrazzano nelle città, rompono vetrine e incendiano macchine. La gente ha paura, deve avere paura. Si preparano leggi speciali. Maroni le proporrà in Parlamento con il supporto, forse anche di una preziosa consulenza, dell’opposizione. I movimenti vanno messi fuori gioco con qualunque mezzo. Gli utili idioti per queste operazioni si trovano sempre. La crisi economica che sta travolgendo il Paese è improvvisamente scomparsa. I partiti, che ne sono responsabili, si sono riverginati grazie una manifestazione di 200.000 persone senza un servizio d’ordine degno di questo nome. Chi l’ha autorizzata?


Avvenimenti & Appuntamenti
Da Bojan ad Hamsik i gol che fanno volare la Roma e il Napoli PROCEDE IL “PERCORSO” – STADIO SAN PAOLO ( martedì, 18 ottobre 2011 ) :  IN FORTUNA E SFORTUNA, POCO IMPORTA – S E M P R E    E    D I    P I U’    I L    G R I D O – W  IL NOSTRO  <<  – GRANDE NAPOLI –  >> .
[ LO SPETTACOLO, CON IL “BAYERN” DI MONACO… ]

IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – DEI CONGRESSI
NEL SOLCO DI “PINUCCIO” – AVANTI ! ! !
    Festa della Liberazione 
GASPARRI A NAPOLI  [ con Amedeo Laboccetta ]  24 OTTOBRE – STAZIONE MARITTIMA – ORE 18:00 –  ( “MEZZOGIORNO PROTAGONISTA” )

SEGUE IL SERVIZIO ODIERNO

 UNA BUONA GIORNATA E UNA BUONA LETTURA !

Associazione Azimut  – October 20, 2011 
ANTEPRIMA DI WEB VISITA  : www.associazioneazimut.blogattivo.com 
E LEGGI  SERVIZIO COMPLETO  – E COMMENTA  POST
[ “Azimut” – NewsLetter : 20 ottobre , 2011 ] Vuono – azimut  – October 2011 
in anteprima
Ai liberi e forti, onesti e coraggiosi : appello degli << – Appartati – >> ; appuntamento – a Napoli – 23 marzo 2012, in “luogo aperto”…
IL 23 MARZO 2012 – TUTTI A NAPOLI
Pragmatismo, e di più…..: «  – Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente  – »
CI BASTA CHE SI SCRIVA, UN DOMANI :  <<  – …secondo il rapporto della polizia furono circa trecento coloro che risposero all’appello dei promotori ( gli “APPARTATI” ) intervenendo alla riunione in “luogo aperto” ;  e poche migliaia di persone la seguirono, online,  per avere così dichiarato di partecipare  a quella riunione, che si preannunciò con l’ appello  “Ai liberi e forti, onesti e coraggiosi” , contribuendovi in vario modo ( prima, durante e dopo ) con loro scritti-e messaggi-così  riusciendo, in qualche modo, a determinarne il risultato e  il “successivo” …   >>  .

[ “Azimut” – NewsLetter : giovedì, 20 ottobre 2011 ]

VOGLIONO COMMISSARIARCI ! COMMISSARIARE LA DEMOCRAZIA !
RIPRENDIAMOCI, IN MANO, I DESTINI ! ! !
AZIMUT – ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE NAPOLI
APPELLO – MANIFESTO TRICOLORE 2011
LA << – MAGGIORANZA – SILENZIOSA – >>
  
ABROGARE  << – IL GOVERNO INVISIBILE – >>
“IO APPOGGIO IL GOVERNO DELLA NAZIONE”
“DIFENDO L’ITALIA E LOTTO PER IL MIO PAESE”

Verso un raduno nazionale degli “Appartati” : Napoli 2012
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ATTIVO NAZIONALE – VASCELLO ITALIA IN MARE APERTO : RITORNI A VELEGGIARE !!!
<< – Sovranità Politica – Indipendenza Economica – Giustizia Sociale – >>

 Napoli Azimut” – associazione   Associazione CulturalSociale 
[ Via Pasquale del Torto, 1  – “Rione Alto” – ( V^ Municipalità di Arenella – Vomero ) 80131 Napoli ]
<< – La Storia non ha i binari obbligati come le ferrovie – >>
direzione responsabile : presidenza Associazione
 team azimut online : Fabio Pisaniello webm. adm.
Uff. Stampa Associaz. : Ferruccio Massimo Vuono

[ Legum omnes  servi sumus ut liberi esse possimus ]
 ( Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli )
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EDITORIALE [ a cura : team “azimut – online e presidenza associazione ]
 La  << – grande crisi – >> , le linee di politica economica e la “ricetta”
 Premessa
LA “CRISI”  CHE PARTE DA LONTANO…
     Le “tempeste finanziarie” che,  ormai, oltre – e più – il ciclicamente, si abbattono – “devastando” – sulle diverse  << – economie reali –  >> ,  indifferentemente  che siano totalmente – o meno – allineate alla cosiddetta  << – globalizzazione  – >>  , ci pongono innanzi  al problema dei problemi – ineludibile –  d’una riconsiderazione della struttura del mercato e delle articolazioni politico-sociali.  <<  – … I fatti dimostrano che la crisi ( . . . ) parte da molto lontano: ci sono le difficoltà dell’America di Obama, la crescita incontenibile dell’economia e della finanza cinese, il fallimento dell’unione politica europea…L’Italia è più colpita di altre nazioni europee per via di un debito pubblico esploso nella prima repubblica ( … ) –   >>  (*) e, noi, aggiungiamo – crisi –  che  viene da molto più lontano ( non si va ad analizzare, oltre il recente – lontano, alla radice di quel che ha preceduto la conflagrazione in essere ) ; comunque sia, il dibattito in corso – per quanto attiene alla politica economica – in presenza della  << –  grande crisi –  >>  ( onde porvi freno ) , in verità, sembra ancorarsi al  contingente ( causa, forse, l’emergenza su emergenza ); e poco si discute di strategie, definitive, per il governo dell’economia; a parte l’insufficienza delle dispute ( 1 ) su “risorse – sprechi”  ( il rapporto alterato per via – principalmente – delle erogazioni e/o assegnazioni,  cosiddette a “fondo perduto” , resta, tuttora, un tema sommerso ); a parte il “viziato” discutere ( 2 ) delle derivazioni e,  per quanto riguarda l’occidente, del c.d. “male americano”  ( l’ipèrbole dell’uso socialista del liberismo, infatti, è argomento totalmente sottaciuto ); a parte ciò, e altro, bastando un solo esempio,  ad interrogarsi: <<  – linea del riassetto –  >>  o  <<  – linea dello sviluppo –  >> ? Premesso che le scelte economiche non sono mai ( poichè non possono esserlo ) scelte matematiche; ove, però, ci si spingesse sino alladecisione – una scelta squisitamente politica – ci si ritroverebbe col problema, a monte, di come realizzarla : l’inesistenza d’una “unità e concordanza di principi, istituti e fini negli interventi” e la carenza di governabilità delle imprese, e – quindi –  di quella, nel complesso, del sistema ( le riforme, da sempre invocate, che non decollano ).
 NON E’ SOLTANTO UNA CRISI DI  <<  – ECONOMIA –  >>
     In un tale contesto – la provvisorietà – ciò che distingue il congiunturale e lo strutturalediviene, per forza di cose, pura accademia e restano, in toto, le deficienze nonchè le storture del potere politico ed ecomico che furono, a suo tempo, ben descritte, e già denunciate, trent’anni  – e più – orsono ( 3 ). Politica congiunturale e politica strutturale,  <<  – ristrutturazione finanziaria –  >>  e  <<  – ristrutturazione industriale –  >>  ,  << –  piani di settore –  >>  ; se ne discute ( ? ) in tutta Europa e se ne discusse, molto, in Italia,  dopo il balzo di produzione – derivante dal c.d.  << –  miracolo economico –  >> , dagli anni sessanta agli anni ottanta, ma – a tutt’oggi – senza un nulla di fatto, essendo che la linea prevalsa  – ora non più possibile  per l’introduzione dell’euro – fu quella, a suo tempo, del “ripiegamento” a stampare e distribuire carta moneta : i cosiddetti flussia copertura della spesa pubblica, e non solo, perchè – pure – a sostegno delle aziende, ogni qualvolta andavano in crisi; e, infatti, il dibattito sul  << –  sistema –  >>  si manifestò impotente, affogato dalla politica della spesa pubblica, in gran parte monopolizzato tra due virtuali “posizioni estreme” : il “pretenzioso”  modello del neo capitalismo ( la cogestione ) e una visione interclassista ( Amintore Fanfani ed altri ) ovvero  lapartecipazione ( 4 ) che si accettava solo “obtorto collo” ( ma che ha avuto scarso sviluppo – in Italia e come altrove ); e il “fumoso” modello di neo anticapitalismo  ( 5 ) all’ Enrico Berlinguer ( fuori da ogni esperienza comunista realizzata ma fuori da ogni esperimento di tipo socialdemocratico ) , di cui – anche perchè mai meglio definito – si perse, presto, traccia; e che consisteva – nell’ambito della sinistra –  in una singolareterzietà ( la <<  – terza soluzione –  >>  ? ). Nel contempo si sviluppava, sul piano degli studi, ma con scarsa informazione  – presso la pubblica opinione –  non dipendendo, certo, dai promotori ( per via ch’era materia – tabù ) , una diversa opzione ( 6 ) :l’evolutivo modello di neo corporativismo; una  <<  – scuola  –  >>   che si avvalse dell’Istituto di Studi corporativi e della   <<  – Rivista di Studi corporativi –  >>  ,e, in versione giornalistica, per essere ospitata sul quotidiano “Secolo d’Italia”, ( organo ufficiale, allora, dell’ex Msi ); ovvero il  corporativismo che superava il corporativismo , in una visione socializzatrice, che non fosse solo per una semplice cogestione, comunemente indicato come la  <<  – terza via –  >>  , per uscire – gradatamente – dalla  <<  – economia salariale –   >>  ;  e proiettarsi, per il tramite d’una convivenza – nell’impresa – di tutte le categorie impegnate nella produzione, oltre il limite della formula  ( capitale – lavoro ), già conosciuta e sperimentata ( ma interrotta nella sua evoluzione ), tanto da consentirsi al capitale stesso di divenire strumento-credito;cosicchè la  finalità della  <<  – socializzazione –  >>    ( 7 )  che, però, non ebbe uva vera proiezione politica  e  una buona accoglienza nel mondo economico, sviluppandosi – prevalentemente – sul terreno sindacale  c.d.  “minoritario”;  epperò  una  <<  – scuola –  >>  , su basi solide, non di estemporanee elaborazioni, che si inseriva – riguardando il passato e teorizzando per il futuro – nel dibattito per decidere sui tipi della società. Vi rientrava il Pareto ( 8 ), per i già risvolti decisivi sul piano della realtà politica ( ma per giungere ad una composizione armonica tra gli aggregati della categoria politico-sociale e le combinazioni della categorie economica ); Lionello Robbins, tra Altri, per la dissolta equazione di “economia pura ( di per sé ) uguale materialismo” ( ma per fissarne i parametri d’uso, da parte delle istituzioni politico-economico-giuridiche,  e in quantochè i risultati che vi dipendono – semmai – toccano il giudizio – e le revisioni – sulla produzione, distribuzione, circolazione e consumi ); Ugo Spirito ( 9 ) , per il passaggio – del corporativismo – dal “datori di lavoro e lavoratori ravvicinati”  alla loro fusione in una  <<  – proprietà unica dell’azienda –  >>   ( ma per depurarlo dal suo successivo  <<  – problematicismo –  >>  che, sul piano filosofico, non consentiva il risolvere: il suo  << –  pensare è obiettare –  >>  che, trasferito all’attività pratica, e delle scelte, avrebbe potuto dire il “rischio paralizzante” ); e Giovanni Gentile, per il  <<  – nuovo umanesimo –  >>  e il   <<  –  lavoro soggetto –  >>  ( ma per inverare ciò che, sul piano filosofico, cioè il  << –  pensare è giudicare –  >>  , contraddistingue il suo  <<  – attualismo –  >>   ; il fare politica ch’è concorrere a governare : non solo porre, proporre ma  risolvere e superare ); e, non per ultimi, i Santi Romano e i Cesarini Sforza, per quanto si riferisse alla “tessitura giuridica” della nuova  <<  – istituzione –  >>  , così “partorita”, nella realtà sociale italiana. E di tale   <<  – scuola –  >>  non ci si è – mai – giovati, neppure ci si giova – oggi – quando più è in atto la fase acuta della “crisi” , avendo il dovere del “non escludere”, che, invero, non è solo – e soltanto – una crisi di  <<  – economia –  >> .
IL PRIMO  <<  – DEFAULT –  >>   ? … IL COMUNISMO
    Che vi sia stato /che  è l’imperdonabile errore del pregiudizio, a discriminare detta  << –  scuola –  >>  , lo dimostra il fatto che le insufficienze dell’individualismo, piuttosto che a ripararvi e, invece, la “demonizzazione del liberismo”,  tutto ciò ha consentito un  <<  – collettivo –  >>  del marxismo reale, in violazione di tutte le leggi  dell’economia, sbarrando il passo alla rivoluzione d’una  nuova  <<   – economia sociale di mercato –   >>  ; d’altronde, e non c’era bisogno della “caduta del muro di Berlino” per dimostrarlo,  per prima già s’era manifestato come l’apparato comunista occupasse il posto della classe operaia ( 10 ) e che, per bocca del cecoslovacco Ota Sik, si certificasse la sua impotenza allo sviluppo che, comunque sia, era più efficiente nel sistema capitalistico ( 11 ); che, in generale, nel suo complesso, il marxismo non assicurasse  agli operai un più alto livello di vita e che le forme di sfruttamento avevano portato ad una “alienazione più grande che in tutti gli altri sistemi sociali”; nessun equivoco, in proposito, tant’è che Bernard Henri Lévi, uno dei nuovi filosofi francesi, chiariva come tutto ciò  non dipendesse da una crisi del marxismo ma che il comunismo era fatto proprio così ( 12 ); e come lo si confermasse, clamorosamente, esplicitamente, da parte di Mosca : mantenersi e non uscire dalla linea, pena il caos ideologico e politico, o l’epilogo indicato da qualche  <<  – fratello amico –  >>   ( convegno agosto ’70, così si ribadiva – ad esempio – da parte dello storico, marxista, l’ungherese Lackò ); e vale la pena, peraltro, ricordare come – invece – lo spagnolo Carrillo ( per la teoria – alibi della crisi ) , coinventore – unitamente a Berlinguer – della cosiddetta variabile  –  <<  – eurocomunismo –  >>  ,  l’eventuale nuovo corso ideologico del marxismo, confessasse – tuttavia – l’assenza d’una “ricetta”  ( per “uscirne” ) dato il “processo che ha bisogno di tempo, di molti anni”.  A ben vedere, le cose non stavano proprio così e ne venne l’esito.
NON E’ QUESTIONE DI RICORSO A “TEORIE MONETARISTICHE”
    Fatto l’esempio , tipicamente italiano ( non che ne siano stati indenni altri paesi europei ), è deprimente dovere constatare, a decenni di distanza, come all’Ue – e in ogni paese dell’Ue – non si sia risolto che, essendo , ormai da secoli,  la moneta – carta sostituitasi alla moneta – oro, e con la ritenuta crisi delle stesse teorie keynesiane ( che non rappresentano – mai –  una soluzione strutturale ; e d’altronde non è, come nel 1929,  e la crisi “morde”, in termini nuovi, su  << –   prezzi – debito sovrano – fiducia –  >>  ), alla Bce tocca – non autorità politica – occuparsi, esclusivamente, dell’equilibrio monetario ( la   <<  – stabilità –  >>  ) ma nei limiti che si basano sul  <<  – rapporto –  >>  tra il flusso reale dei beni – servizi e quantità di moneta offerta; e che moltiplicarne, eventualmente, la quantità – all’occorrenza – è possibile se, analogamente, avviene per detti beni e servizi ( l’equazione di Fischer, unanimemente acccettata come  <<  – norma –  >>   , per l’introduzione del metodo matematico – statistico nella moderna economia ) ; che l’estromissione dei governi nazionali, stante l’assenza di un  << –  governo europeo –  >>  , dalle politiche di supervisione economico-monetaria – però – non ha fatto raggiungere, e  la  <<  – stabilità –  >>  del potere di acquisto della moneta, e la stabilità di  <<  – velocità della circolazione –  >>  ; e che, con la disarmonia tra produzione e moneta, senza un qualsiasi decisore-programmazione, a parte l’aspetto della congiuntura, la crisi è tutta strutturale. E, dunque, “fuori  da ogni realtà è il semplice e puro riferimento a teorie monetaristiche”.
<<  – PROGRAMMAZIONE ECONOMICA –  >>  , L’ANTICO “DILEMMA”…
    Era già, totalmente, strutturale – per l’Italia – allorchè  il deficit  complessivo – nel 1978 –  previsto per il bilancio dello Stato, il primo ma più che un campanello d’allarme – ai fini della sostenibilità – , si andava stimando a ben 36.780 miliardi in ex lireit. ( a parte il fabbisogno – standard , per gli Enti Locali : in altri 15.500 ? ); e si era alle prese, a suo tempo, per il reperimento – in più – di risorse, intorno ai 1.000, occorrenti – si diceva – per le progettate, calmieratrici, ristrutturazioni finanziarie.
    Si riprese, in quel tempo, a parlare di  “programmazione” dopo che, a partire dai primi anni  sessanta ( con l’avvento del primo centrosinistra ), s’era manifestata  <<  – velleitaria o dilettantsca –  >>  ( così da Alberto Chilosi ), nell’intenzione – anche – di intraprendere un discorso del come si potesse ripianare il debito pubblico ; una questione che si riteneva – ancora – da affrontare ma che, poi, fece sistema ( ereditato ai nostri tempi ).Romano Prodi la condizionava al doversi “dare delle regole chiare e certe per operare” e, data la situazione, della durata di   <<  – dieci o quindici anni –  >>  ; sempre il Chilosi, dell’università di Pisa, considerava che “l’estendersi incontrollato della mano pubblica” aveva creato, da tempo, un tessuto privato da “pubblicodipendente”  e, nel contempo, un potere politico “privatodipendente” ( e  c’era  l’assenza di meccanismi di intervento  – con norme da stabilirsi a priori ); la confindustria, ad opera del professore Innocenzo Gasparini ( presidente del comitato scientifico degli imprenditori ), ipotizzava che vi fosse – prima – <<  –  il quadro di  grandezze macroeconomiche –  >>  per concretizzare, poi,  una  <<  – programmazione settoriale –  >>  , e la redazione di “programmi finalizzati”, i cui risultati per le priorità indicate dalle parti sociali; Guido Carli, l’allora governatore della Banca d’Italia, nell’ambito della “programmazione”, indicava – per la massa debitoria delle imprese – che il rischio passato dall’imprenditore alle banche, ne conseguisse fosse  possibile, perciò, anche la  <<  – responsabilità –  >>  e la  << –  gestione –  >> – da parte degli istituti di credito impegnati e della quota parte, interessata, del sistema imprenditoriale; e si convenì, pertanto, sulla  costituzione di <<  – società consortili –  >> ( 13 )  , preposte alla più idonea risoluzione ( tra le banche e coloro che – come imprenditori – avrvano voluto o sopportato la trasposizione ), che furono possibili solo per un quiquennio ma senza interessare il circuito delle medie e piccole imprese. A parte che, già, con il  << -rapporto –  >>  Reviglio, una fotografia – impietosa – dell’immissione dei flussi di carta – moneta, s’imponeva, tra l’altro, d’interrompere,  seppure nel contesto dell’urgenza  ( si parlava – anche – nelle more, del c.d.  << – piano triennale –  >>  ), la sistematica violazione dell’art. 81 della costituzione ( ovvero la predisposizione di impegni – senza copertura finanziaria – della spesa pubblica ),  ci fu – solo – il coraggio di pochi ( come da parte dell’Istituto di Studi corporativi ) a dissentire, controcorrente; e per convenire – solo – in parte – su tali metodologie, e per porre la questione, la “programmazione impossibile”,  d’una doppia assenza : la mancata scelta economica per la quale operare, l’inesistenza di istituti operativi  idonei a realizzarla ( mirando, in primis, all’aumento del reddito come dell’occupazione ); in sostanza – si sosteneva – come parlare di  <<  – programmazione –  >>  ( 14 ) , se non chiaro uno schema generale di riferimento , in un contesto – ancora – di “regime ad economia mista” ?  e come farla ( allora ) ,  senza  “rivederlo” ( neppure lo è per l’oggi ), essendo la prima condizione una riforma – prioritaria e strutturale – dell’intero sistema ? Mutatis mutandis, per l’oggi, tenuto conto dell’avvenuta – successiva – “archiviazione” della intera “problematica” ( una rinuncia suicida ) , ritroviamo – direttamente o indirettamente – , alla riproposizione del “quadro immutato”  ( ccn i dovuti aggiornamenti ), che, necessitando di soluzioni – non più rinviabili – , si presenta con tesi da parte di chi – a distanza di decenni – calca, ancora, la scena e di coloro  che non sono più – o perchè “appartati” –  per avere lasciato “eredi”, “discepoli”  e  i “continuatori”; con l’aggravante, ai nostri giorni, del perseverare nell’emarginazione – l’estromettere la diversità di vedute – d’una qualsiasi alternativa all’ordinaria  <<  – normalizzazione –  >>  .  ( continua )

(*) così sul quotidiano “il Giornale” di Milano – già il 31 agosto c.a. – il direttore Sallusti.
( 1 )  v. articoli – il  “Roma” ( Vincenzo Nardiello ) : 18.8.’11 ( “della manovra” ); 28.8.’11 ( su “Europa e crisi economica” ) ; 30.8.’11 ( “dell’euro” ); 17.9.’11 ( “delle privatizzazioni” ); 27.9.’11 (  “esistere non resistere” ) .
( 2 ) v.  articolo – il “Roma”  (  Vincenzo Nardiello ) : 18.10.2008 ( su “crisi e America” )  e successivo , quasi in contradditorio, il 19.10.2008, di Giulio Di Donato.
( 3 ) v. M. D’ANTONIO : <<  – La costituzione di carta –  >>  ; Milano, 1977 ;  A. LOMBARDO : <<  –  La crisi delle democrazie industriali , 1968-1976  –  >>   ; Firenze, 1977; F. GIANFRANCESCHI :  << –  Il sistema della menzogna e la degradazione del piacere –  >>  ; Milano, 1977.
( 4 ) v. A. FANFANI : <<  – Capitalismo, Socialità, Partecipazione –  >>  ; Milano, 1976;   A.R.E.L. ( Agenzia di Ricerche e Legislazione ) : convegno a Reggio Emilia ( il 25 maggio 1979 – sul tema  <<   – Stato e Industria in Europa –  >>  ) , tenuto da esperti della DC, in cui si trattò – anche – l’argomento della  << –  economia sociale di mercato –  >>  ma in chiave classista.
( 5 )  v. Intervista  a  “La Repubblica” ( agosto 1978 ) ; E. BERLINGUER: <<   – Il  compromesso nella fase attuale –  >>  ; sta in “Rinascita”, n. 32 del 24 agosto 1979; M. TALAMONA :  <<  – Berlinguer e le sue idee economiche  –  >>  , in “Il sole 24 Ore”, del 25 agosto 1979;  <<  – Progetto di Tesi per il XV Congresso Nazionale del P.C.I. –  >>  , Roma , 20-25 marzo 1979, in   <<  – L’Unità-Documenti –  >>  del 10-12-1978;  <<  – breviario dell’austerità operaia –  >>  , distribuito dal P.C.I. , nel marzo del 1978.
( 6 ) v. articoli di GIUSEPPE CIAMMARUCONI , stanno in  << –  Secolo d’Italia  –  >>  :  <<  – Sindacalismo e classismo  –  >>  ( 24-3-1977 ) ;  <<  –  La esigenza della economicità –  >>  ( 15-4-1978 ) ;  “Dalla  <<  – corporazione proprietaria  –  >>   alla <<  –  impresa proprietaria  –  >>  ” ( 30-6-1979 ) ;  <<  – La  ristrutturazione del salario –  >>  ( 11-4-1978 ) ;  << –  La fabbrica a chi lavora  –  >>  ( 9 e 30-6-1979 ) ;  <<  – Fatica senza fatica  –  >>  (  30-9-1981 ) ;  <<  – La riforma della impresa –  >>  ( 14-7.1978 ) ;  <<  – Come produrre –  >>  ( 30-9-1979 ) ;  <<  – Sciopero sì, sciopero no –  >>  ( 31-5-1981 ) ;  <<  – Ristrutturazione finanziaria o ristrutturazione industriale ? –  >>  ( 26-5-1978 ) ;  —- <<  – Le due illusioni: piani di settore e finanziamenti –  >>  ( 30-8-1978 ) ;  <<  – Il punto sindacale  –  >>  ( 16-3-1979 ) ;   <<  – Un vuoto da colmare –  >>  ( 30-4-1979 ) ;  —- <<  – Il solito imbroglio –  >>  ( 29-2-1980 ); 
( 29-2-1980 ); stanno – anche – riordinati, sistematicamente, nella successiva elaborazione – lavoro coordinato, aggiornato e integrato ( dallo stesso ) – in   <<  – No al salario –  >>  ; Roma, 1981 ( edito da C.U.S.I. – Comitato Unitario Sindacati Indipendenti ).
( 7 )  v. testo integrale dello Schema in:  <<  –  Rivista di Studi corporativi –  >>  ; n. 2 del 1973; G. CIAMMARUCONI :  <<  –  La impresa proprietaria –  >>  ; Roma 1975; relazione al D. Lgl. 12.10. 1944, n. 861 per la  <<  – Socializzazione delle imprese –  >>  . Sta in F. GALANTI, op. cit. – .
( 8 ) v. T. COLONNA:   <<  – Critica dei concetti fondamentali dell’economia – Dottrina del profitto corporativo –  >>  ; Torino 1940.
( 9 ) v. U. SPIRITO :  <<  – Il corporativismo –  >>  ; Firenze, 1970;  pag. 351 e segg. – U. SPIRITO:  <<  – La corporazione mangia i sindacati –  >>  ; sta in  <<  – Critica Fascista  –  >>   , 15 ottobre 1933 ( antologia a cura di Gabriele De Rosa e Francesco Malgeri; Roma, 1980 ) ; v. l’intervista ( di Ugo Spirito ) : in   <<  – TG 1 –  >>  del 29 aprile 1979, ore 20.
( 10 ) v. G. MARTINET :  <<  – I cinque comunismi –  >>  , Milano 1974.
( 11 ) v. O. SIK :  <<  – Quale comunismo –  >>  ; Bari 1977.
( 12 )  Sta in  <<  – Prospettive nel Mondo –  >>  ; n. 15-16 settembre-ottobre del 1977, pag. 52.
( 13 ) v. la Legge 5-12-1978, n. 787. Dispone, l’art. 1, che  <<   – previa autorizzazione della Banca d’Italia e anche in deroga a norme di legge e di statuto, gli istituti di crediito a medio e lungo termine che esercitano il credito industriale e le aziende di credito possono partecipare con sottoscrizioni di azioni e associarsi in partecipazione a società consortili per azioni…delle imprese emittenti…  >>  . La Legge, integrata con l’art. 5 del D.L. 30  gennaio 1979, n. 26, scaduta il 29 dicembre 1981.
( 14 ) v. G. CIAMMARUCONI :  <<  – Corporativismo e programmazione in Italia  –  >>  ; Roma, 1965.

  La << –  grande crisi ->
 INDIVIDUALISMO E COLLETTIVISMO
    La contrapposizione, a livello planetario, già tra individualismo e collettivismo ( 15 ) , oggi riesplode in un nuovo e differente antagonismo – mutatis mutandis – che condiziona tutta la realtà della politica economica; è il conflitto, in senso geopolitico, tra paesi  ex egemoni – evidentemente in declino – , e quelli – ovviamente – emergenti in crescita – , che ne mostra la precisa misura e una chiara manifestazione; e che non significa, semplicemente, solo uno scontro tra il vecchio occidente e la nuova compagine cinese. Da una parte si distingue l’oscillante ed esitante linea europea, non proprio omogenea con l’andamento statunitense, e dall’altra l’incalzare – anche – dell’India e del Brasile; al riparo, temporaneamente, gli interessi della ex imperiale Gran Bretagna e della Russia ex sovietica che si corazzano – o almeno così credono – con una sorta di conduzione autarchica; nel mentre Africa e arabi restano – a tutt’oggi – un’incognita per sviluppi, ancora in embrione, di influenze – tutte – non egemoni e non definitive.
    Quì, da noi,  come in tutta Europa, ad ognuno la sua “formula”, per la risoluzione dell’avanzante   << – grande crisi – >> ,  non si può prescindere da un problema centrale ovvero  che, a tutt’oggi, manchi la “ricetta” ; e, cioè, il mancato approdo a un’etica della proprietà, e per l’uso delle grandi risorse, e per l’agire dell’impresa – ch’è la cellula produttiva d’ogni società – , almeno nella parte del globo che abitiamo e governiamo;  non è tanto, quì – da noi -,  ad impensierirci, come – erroneamente – si può credere,  una questione di   << – programmazione economica –  >>  , che viene dopo  e per conseguenza, quanto – alla base –  per l’appunto il discorso, mancato, del ricondurre la proprietà all’etica e dalla quale far discendere i mezzi per il fine; una questione, come si vede, di condotta umana ( 16 ) ; e ciò sia a livello microeconomico sia a livello macroeconomico.
    Ogni qualvolta si dibatta dell’impresa, se più o meno competitiva o – in mancanza – del ( suo ) “non stare nel mercato”,  una costante è il trascurare che l’effetto domino, in embrione, d’una  eventuale catena di piccoli, medi o grandi  fallimenti – come per le croniche inefficienze di ogni paese – può provocare,  per quota parte, l’arcinoto – oggi supercitato – il <<  – default –  >>  , e non viceversa, essendo per risultante  pil – debito pubblico; tanto per essere più chiari l’esito derivante dal rapporto tra capacità del prodotto interno lordo e indebitamento dello stato per colmarne i deficit.
    E dopo l’etica della proprietà, è il discorso centrale sull’impresa che, per  assicurarsi una reale competitività e produttività, non può basarsi unicamente  sull’imprenditore – esclusivista dei mezzi di produzione; e, quindi, non potendo consolidarsi  sull’estraneazione – da ogni processo partecipativo  ( e non solo agli utili , ma della gestione ) –  delle maestranze; in una cornice di <<  – capitalismo produttivo –  >>  , diversamente da quello di “carta” e “finanziario” – che ha deviato da ogni regola ed esonda – ,  una sovrastruttura – sempre più anonima – d’intermediazione speculativa e parassitaria, s’è vero – com’è vero – che occorre sviluppo e crescita, bisogna che ciò si realizzi dalle fondamenta, e non dal “tetto” ovvero non per via degli invocati provvedimenti dall’alto, sempre integrativi e mai sostitutivi; in tal senso, e data la premessa, non è certo la filosofia del profitto che va contestata ma da modificarsi – semmai – la filosofia del sistema economico-consumistico, “rigido”,  di cui l’impresa non vorrebbe fare a meno. A riprova di ciò c’è che, da sempre, l’economia politica – differentemente  dalla politica economica – non subisce giudizi di valore.
CONSUMISMO FINALISTICO E FINALISMO SOCIALE
    Che fare ? e come uscirne ?  come operare per il futuro prossimo venturo ? e come superare il nodo della dicotomia consumismo finalistico – finalismo sociale ?  Serve, per quanto ci riguarda, e a nostro avviso, l’Ue , in piena autonomia,  ha il diritto-dovere di dare buona prova di sé,   un  << – modello europeo –  >> , in economia,  perciò  – prioritariamente,  un <<  – governo europeo – >>  , in politica, che sovrintenda alleregole; regole, nuove, passando al discorso giuridico, che siano il frutto d’una codificazione per un sistema politico comune. D’altronde che il sistema politico, per ognuno dei paesi dell’unione europea – tuttora “distinti e distanti” – affasciati solo dalla moneta unica e – in subordine – da una, pletorica,    costituzione – dichiarazione d’intenti, sia da realizzarsi per il tramite di comune codificazione, altro che la raccolta – a gazzetta – di contigenti   << –  direttive –  >>   – spesso e volentieri innaturali -, o per  datate risoluzioni, in gran parte sterili , è pacifico ed  è fatto acclarato; in tale ambito, si converrà, necessita – anche – l’aggiornamento per il diritto dell’economia; e, ritornando a bomba, urge di più – per una logica della precedenza – il (ri)modellamento dell’impresa ch’è problema connesso, strettamente, non solo a quello del competere – in concorrenza e libertà – , non solo al produrre – nella prospettiva degli utili -, così da garantirsi – pure – un risultato sociale, e, ciò, assolutamente, non è utopia.
    Un passaggio, oggi tanto più necessario per il premere della  <<  – grande crisi  –  >> – ch’è illusorio solo considerare come una fase transitoria – , onde pervenire dall’attualetelaio d’intrapresa  a una più moderna struttura economico-sociale; e tale svolgimento, epocale, operante in un quadro di finalismo continentale , e programmato nell’ambito d’una effettiva unione politico-costituzionale; Il quadro, cui accenniamo, è infatti il“terreno”  che assegna la forza vitale alle trasformazioni e, dunque, vieppiù all’evoluzione dell’impresa – e non solo – , consente e legittima l’autonomia del sistema sociale; autonomia, beninteso, non contrapposizione; e, cioè, l’articolazione,  entro uno Stato confederale di decisori , nel quale – pure –  e non da soli, partiti e sindacati vi concorrano ma non per occuparlo.  ( continua )

 ( 15 ) sulle tesi antagonistiche, vedi : A. SMITH : <<  – Economia politica e politica economica –  >> ; Milano, 1971.
( 16 ) sull’etica come scienza della condotta umana, vedi: N. ABBAGNANO  : << –  Dizionario di filosofia –  >>  ; Torino, 1961 , pag.352. 

Le regole di politica economica
 L’EUROPA E I TRE “PASTICCI”…
    Se il mondo cambia, s’è indubitabile che ciò avvenga pure – come si suol dire – per icorsi e i ricorsi , parimenti per le dottrine economiche che vanno e vengono ( 17 ) , quali per tale intreccio le idee di base accettabili ? La problematica investe, come si vede, l’essenza stessa delle regole di politica sociale e politica economica; il guardare alla storia – che non sia storicismo o mera esercitazione di storiografia  – ci porta, in premessa, a dovere constatare ch’è la realtà del  passato e del presente, nulla escluso, come del dopo che si può  e deve prevedere – per come seguirà -, a caratterizzarel’ebollizione dalla quale individuare il  permanente ovvero l’enucleazione delle idee di base, e le regole di politica economica che – a nostro avviso – ne derivano, anche – e sopratutto – per risolvere i problemi del nostro tempo.
    Per uscire dal pasticcio del binomio etica – economia, occorre prima fare chiarezza.; compito, preliminare, se non arduo – per le note ragioni – , difficile ad inverarsi; altrettanto difficile, mettere mano al pasticcio dell’euro ( “consolidato”, così com’è ) ovvero per l’originaria immissione di cambio  ( il binomio moneta   unica – monete nazionali ) che, alla radice, ha “preparato” ( come, per l’Italia,  DA PRODI, QUANDO HA PERMESSO IL CAMBIO LIRA-EURO – >> ) – se vogliamo – tutti i rischi al  << –  default –  >>  ;quanto, e non per ultimo,  al pasticcio del binomio impresa – sistema, è ancor più difficile – se non “vietato” – uscirne
    Per intanto, a livello economico – che sconfina – vuoi o non vuoi – nel  politico , l’eurozona è totalmente sotto il tallone del  latino << –  cuius regio eius religio –  >>  ( di chi ? ) : l’antico precetto tedesco, “al tempo di Lutero, per il quale i sudditi  dei vari principi, dovevano adeguarsi alle scelte religiose del sovrano”; tanto per intenderci , s’è consentito l’accostamento, nell’attuale : le diverse  <<  – economie reali –  >>  , d’ogni singolo Stato, nel doversi uniformare a misure imposte ( da chi ? )  che, però, ufficialmente  sono – massimamente – influenzate dalle agenzie – rating ( v. “Standard  & Poors’s”, “Moody’s”, “Fitch Ratings”, con la “coda” d’ogni “zelante osservatorio”,  et similia ), piuttosto che dalla stessa Bce – un  << –  paradosso –  >>  – ;  e che fanno perno – ma chi controlla il controllore? (  <<  – quis custodiet custodes –  >>  : chi sorveglierà i sorveglianti ? ) – sulle dichiarazioni afferenti il c.d. “declassamento del debito”, le valutazioni sulla capacità d’essere – solidamente –  in grado, o meno, di fare fronte alle proprie esposizioni, sullo  << –  stato dell’arte –  >>  delle economie che, per così dire, vi “inciampano”; tutte cose che, per ogni Stato – in Europa – , finiscono – tra l’alternarsi di “scossoni” e “assestamenti”  alle borse, e risalite, o meno , dello spread ( come, per l’Italia, tra Btp e Bund ) – non  per registrare, puramente,  il rischio del fallimento bensì – lo diciamo chiaro e tondo – se non proprio a determinarlo, certamente a spingere  verso il  << –  default –  >> medesimo.
    Le preoccupazioni – in tal senso – sono ormai insorte, a livello così vasto, tanto da interessare anche chi, in Europa,  non ha dimestichezza con i nuovi termini della cronaca economica: e, in Italia, in particolare, influenzano l’investimento che teme di non essere più garantito, e scoraggiano, nella fattispecie, tutto il piccolo e medio risparmio – ove – ancora – in capacità di esercitarsi – ; e a vantaggio di chi pilota la corsa verso i c.d. “beni di rifugio” ( oro, argento, etc. ) che, in questi mesi, registrano dieci volte più del valore già quotato.
    Non c’è, insomma, allo stato,  chi possa andare – a parte l’esercizio delle polemiche da “fonti autorevoli ” – alla  supervisione e all’autorità di controllo che  riguardi l’operato d’un tale oligopolio, tutto privato e statunitense; e la veridicità delle valutazioni,  circa l’affidabilità  creditizia – o meno – di società e Stati sovrani ( ? ) che emettano bond; e ci si mantiene, semplicemente, sulla difensiva che limita il “problema” nel sostenere, fuori da ogni istanza per il  << – primato della politica –  >>  , che “una governance più forte, permetterebbe di puntare agli eurobond”.
L’IMPRESA : UNA “GRANDE INCOMPIUTA”…
    Tout  ( per chi ? ) se tien ? nossignori ! Non quadra proprio nulla ? Premesso che a nessuno è dato ricondursi al proprio retroterra  per indugiarvi e attardarsi – solo – in memoriae; che a nessuno è concesso invocare, in nessun caso e per nessuna ragione,  il proprio –  <<  – L’ancièn régimè”  –   >>   ; forme di “onanismo politico”  che distolgono dalla ricerca dell’innovazione, dell’evoluzione; cioè  dello  << –  sblocco –  >>  e della soluzione, da dove ripartire ? Dal primo mattone ( il fulcro ), naturalmente,   della costruzione – comune  ch’è – e resta – l’impresa, e attorno a quel che vi ha ruotato / vi ruota ai nostri tempi. Ripartire, sì, non reiterare, proprio per guardare in avanti.
    L’impresa, chi ha incrociato ?  Enunciazioni storiche del prima, durante e dopo il suo apparire. Per prima, al sorgere del  << –  capitalismo –  >>  e del salariato, correlato al sopravvenire di fenomeni della società moderna, c’è il  <<   – sindacalismo –  >>  che si ritrova a teorizzare – come risposta alle forme del capitale – l’antitesi delle classi; il presupposto della lotta di classe ch’è il principio – inamovibile – del comunismo ( 18 ) , a prescindere, poi, da come – nei secoli scorsi – si sia dispiegato e indi disciolto; e, infine, con l’eccezione dell’attuale “anomalia cinese”: l’ibrido  del regime misto, la sola formula e la sola sopravvivenza del comunismo, riassunto  nel  << – capitalismo di stato –  >>  più “economia di mercato”. Secondariamente, ci sono i filoni del sindacalismo che, nel tempo – e sino ai nostri giorni – , hanno – sempre – teorizzato l’azione in subordine ad un principio ( ideologico ) : marxista, anarchico, cattolico, corporativo, riformista; e, ancora, quello che fu, invece, per l’autosufficxienza, come il  <<  – sindacalismo rivoluzionario  –  >>  di Georges Sorel, e – in un certo senso – come, per l’oggi, appare quello autonomo e  <<  – apolitico –  >>  ( ? ). Ma i sindacati, tutti, furono immersi e restano nel  << –  classismo –  >>  ; tant’è che, ancora, nel presente, il modello dell’impresa in cui ( per cui ) agiscono – in verità – s’identifica in quel che è, ritenuto eterno ed immutabile, “il capitale e il lavoro in mani diverse” ; e, quindi, nel trasportarlo in società : del “lavoro oggetto dell’economia”. Esattamente, come da sempre, s’intende da parte dell’imprenditoria ( classista ) per l’esclusiva titolarità ( della proprieta o di altro diritto ) dei mezzi di produzione ( il capitale ).
    Nell’avervi ricompreso – in detti filoni – il sindacalismo corporativo , significa soltanto e solo che, avendo la  << –  la collaborazione –  >>   eliminato la lotta ma mantenuta laclasse,  si potrà – ma successivamente – dire diversamente; il  <<  –  sindacalismo nazionale –  >> di Filippo Corridoni , la dottrina – prefascista – del movimento interventista del sindacalismo italiano, infatti, si risolse nel sindacalismo corporativo  che procedeva, pari passo, con le leggi  <<  – ad hoc –  >>  e l’incidenza che ne derivavano per l’economia ( e segnatamente per l’impresa ). Si approdò, per l’appunto, dal “passaggio dalla rilevanza della nozione di atto di commercio alla rilevanza di nozione di impresa”, all’ordinamento che nasceva per l’enunciazione ( 19 )- tra il 1923 ed il 1926 ( e del 1927 – e non solo per la  <<  – Carta del Lavoro –  >>  ) – successivamente per la legislazione sindacale ( 20 ) , pervenendo – in ultimo – alla codificazione del 1942; per poi, solo sul piano dei principi ( dato i ben noti “impedimenti” a darvi corpo ) , dopo il 1943, lo sbocco ( 21 ) con l’istituto dellasocializzazione ( oltre la cogestione ) ed il superamento del  <<  – dualismo –  >> ( oltre la collaborazione )
 ( continua)

(  17 ) vedi : J. ROBISON :   <<  – Ideologie  e scienza economica –  >> , Firenze 1966.
( 18 ) vedi :  <<  – Manifesto dei comunisti –  >>  ( 1848 ) e dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori  (1862 ) di Heinrich Karl  Marx.
( 19 ) v. L. MOSSA :  <<  – L’impresa nell’ordine corporativo –  >>  ; Firenze 1935.
( 20 ) v. M. CASANOVA :  <<  – L’impresa ( in generale )   –  >>  , sta in  <<  – Nuovissimo Digesto Italiano –  >>  ; Torino, 1962; VIII, pag. 351.
( 21 )  v. relazione che accompagnò la pubblicazione, nella Repubblica Sociale Italiana, del D.L. 20-12-1943, n. 853, avente per oggetto la  <<  – Costituzione della Confederazione generale del lavoro, della tecnica e delle arti  –  >>  . Sta in: F. GALANTI :  <<  – Socializzazione e Sindacalismo nella R.S.I. –  >>  ; Roma, 1949.

 La “ricetta”
   
L’ECONOMICO E IL SOCIALE
    Quali, perciò, le linee  – da elaborarsi  – per fare fronte all’attualità di collassi indotti della produzione ? alla più recente compressione inarmonica dei consumi, per impoverimento ? e, quindi, all’inadeguatezza – antica e nuova – della   <<  – economia salariale –  >>  ?  Per dare risposte a ciò – e ad altro che n’è conseguenza – occorre – innanzitutto – convenire ( accordarsi )  sulla   <<  – esigenza della economicità al servizio dell’interesse sociale –  >>  , risolvere – sopratutto – la questione dell’incontro tral’economico e il sociale: il presupposto che conduce, agevolmente, alla “ricetta”.Iniziamo col dire, alle conclusioni, che ci stiamo occupando del futuro e che, questi, può essere letto – anche – perchè   <<  – annunciato –  >>  ; e di quel che, ad esempio, pronunciò Karol Vojtyla con l’enciclica  <<  – Laborem exercens –  >>  ( circa il  <<  – lavoro e proprietà  –  >>  – III – 14 ) ; di certo sulla scia della  <<  – rerum novarum  –  >>  e della  <<  – quadrigesimo anno  –  >>   ( delle quali sono abbastanza note le  <<  – coordinate –  >>  : antimarxismo, “riforma del capitalismo”, collaborazione tra le classi, etc. ), ma sino a spingersi al sottolineare  la  << subordinazione del diritto alla proprietà privata, all’uso dei beni comuni e alla loro destinazione universale  –   >>  ( 22 ) ; se tradotto, in pratica che ” è l’uso dei mezzi che ne giustifica la proprietà, non è la proprietà che ne giustifica l’uso”  ( ciò non riecheggiava per la prima volta in Italia – come già abbiamo detto, e documentato,  in termini di  <<  – corporativismo socializzatore  –  >>  ) ; e, dunque, quali i riflessi per la “prima cellula” ( l’impresa ) ? Precede tutto, intanto, il “nuovo modo di produrre” ( 23 ) sul quale s’era interrogata – anche – l’imprenditoria e che, per quanto ci riguarda, è opportuno – vieppiù oggi – l’interrogarsi; e precedono le soluzioni che, via via, nel tempo, avevano tentato di dare una risposta : dalla Germania – da parte di non pochi imprenditori, con esperimenti di cointeressamento e di “partecipazione agli utili”, coinvolgendo le maestranze ( la cogestione ) -; alla Svezia ( con il  <<  –  piano Meidner  –  >>   ) – per il  <<  –  sindacato proprietario  –  >>  e riforma  ( 24 ) della proprietà ( il  residuo di  <<  – collettivo –  >>  ) -; in America –  con formule di comproprietà ( 25 ) dei lavoratori ( accesso all’azionariato ) , seppure come eccezioni – ; in Polonia – con Lech Walesa ( a guida del movimento sociale indipendente – sindacato “Solidarnosc” ) ,  per  l’uscita dal sistema economico collettivista  ( la proprietà pubblica dei mezzi di produzione dello   <<  – Stato capitalista –  >>  , e l’alternativa di “partecipazione operaia” ( non solo per la “condizione salariale” ) – ; e bastano, crediamo, questi pochi e diversi esempi. C’è da dire che Walesa, alla ricerca della nuova formula, durante il suo viaggio a Roma ( 1981 ), ben rendeva l’idea, intanto, di come i lavoratori aspirassero al superamento della loro esclusione da un qualsiasi “processo produttivo partecipato”  ed uscire, come abbiamo detto,  dallo  <<  –  errore affascinante del marxismo –  >>  ( 26 ), e andare “oltre”  ( “Il padrone – dichiarò – è sempre la controparte per i lavoratori : ci sono padroni grandi, padroni piccoli  e padroni-Stato come nel caso della Polonia” ).
    Ci siamo occupati del “futuro” e, purtroppo, non c’è sintonia con il presente in quantochè detti “esperimenti”, nel bene e nel male, furono tentati – sì – ma furono, poi, non tanto abortiti quanto abrogati; si perdono, ormai, nella “preistoria”  e ne possiamo ben comprendere le ragioni. Cosicche, sic res stantibus, la “ricetta” resta incentrata – insita –  in quel che – considerando e riconsiderando –  abbiamo, sinora, esposto con le riflessioni, si direbbero non  <<  – ortodosse –  >>  , forse   <<  – eterodosse  –  >>  ( ? ) .
 
CORPORATIVISMO E SOCIALIZZAZIONE
     In Italia, nella quasi assenza di simili esperienze, proprio – quì – da noi, si sviluppa – però – sul finire degli anni settanta, una rinnovata corrente di pensiero politico-sindacale che, in tal senso, riprende detta tematica economico-sociale e, in essa, il tema delle inevitabili, specifiche, implicazioni politiche e giuridiche; sopratutto, per merito del C.U.S.I. – il Comitato Unitario dei Sindacati Indipendenti ( 27 ) –  una sorprendente meteora nel panorama sindacale italiano, attorno al tema centrale della “impresa proprietaria”, della  <<  – impresa – soggetto –  >>  ; e – come affermava Giuseppe Ciammaruconi ( che n’era il segretario generale ) –  <<  –  il tema, ne siamo convinti, degli anni ’80, degli anni 2000 –  >>  , quello dell’impresa – e la sua evoluzione – come postulato dell’economia sociale. Ci si riprometteva – si disse – di “calarsi nella realtà” e reagireaffinchè – così come concepita e trasformata – non la si mantenesse, ancora,  <<  – lontana da chi vive nella società industriale e dal rapporto tra sviluppo tecnologico e sviluppo umano; dalle premesse della rivoluzione robotica e della informatica –  >>  ; e tant’è che – si volle meglio aggiungere – <<  – la realtà della politica italiana, realtà insopprimibile, è la realtà del prefascismo, è la realtà del fascismo, è la realtà dell’antifascismo, è la realtà del postfascismo –  >>  ; era, quindi, di tutto ciò il rintracciare i motivi onde risolvere i problemi e, perciò, nella fattispecie, quello della “cellula – impresa”.  Riprendendo il dibattito attorno alle coordinate della  <<  – economia corporativa –  >>  , di cui abbiamo già detto ( 28 ), e non solo circa la sua originaria e pregressa disciplina ( 29 ), nel raffronto con le c.d.   <<  – leggi naturali del capitalismo –  >>  , ne sortiva che la “separazione” fra le funzioni essenziali del processo produttivo ( la prestazione d’opera, la prestazione del capitale – il finanziamento -, l’investimento – la proprietà -, la combinazione di capitale e lavoro – l’impresa – ) , sia che fosse del capitalismo privato o di Stato, si rivelava tutt’altro che perfetta ( 30 ); nel frattempo, intervenuto il magistero di Giovanni Paolo II – a far luce, con la  già cennata lettera enciclica – sulla   <<  – centralità del lavoro –  >>  ( e non mancano – per l’oggi – stessi richiami di Papa Ratzinger –  Benedetto XVI ), si rendeva chiaro che la separazione tra titolarità dei beni capitali e titolarità  del lavoro , non potendosi proseguire sulla via del lavoro subordinato, doveva – invece – portarsi sulla contitolarità del capitale e del lavoro nell’ambito dell’impresa. Insomma s’era, per così dire, in buona compagnia, segnatamente per quanto – da noi – considerato attorno al dato etico dell’economia, dimostrandosi che c’era un sindacalismo – oltre l’attività pratica dell’azione – capace di muoversi ed elaborare tesi nuove, tra l’idealismo – attualismo – problematicism, vanamente già tacciate di corporativismo  <<  – comunista –  >>  ed inutilmente stigmatizzato di “umanesimo scientifico”.
    Si confermava, nei fatti, la validità del  <<  – sindacalismo sociale –  >>  e il modello di impresa ( 31 ), ch’era rivendicato – la priorità -, nel rigetto totale dell’economia collettivistica e, in rapporto ad essa, nel trarre di quel che di buono – utile e compatibile – che rimaneva dell’economia capitalistica; e si confermava, altresì, la bontà di tutta una serie di scelte, che non si condizionavano all’homo oeconomicus ( 32 )  e che si riportavano ( rinnovavano ) alla concezione gentiliana del lavoro ( v. in  <<  – Genesi e struttura della società –  >>  ). La  riemersa <<  – questione sociale –  >>  , tuttora più che mai irrisolta, riesplode – oggi – in termini immutati, e in parte nuovi, ad inizio di questo secolo ch’è s’è aperto all’insegna delle incongnite e della  conseguente <<  – confusione –  >>  ( politico-economico-filosofica ); era andata all’eclissi , ad opera dei più, con qualche eccezione – negli anni ottanta ( e al termine dello scorso secolo, solo apparentemente “accantonata”, per via di noti – avvenuti – “sconvolgimenti politici” )  –sia “a destra” che “a sinistra”; rispettivamente, nel contesto del progetto per una  <<  – Nuova Repubblica –  >>  ( v. Msi-Dn – poi An ) ed in quello per la   <<  – Grande Riforma –  >>  ( v. Psi ) : due opzioni – rispettivamente – il nazionale e il riformista , che, seppure da versanti diversi, si ponevano sul terreno comune del rinnovamento e della modernizzazione, e nel cui ambito si ritrovava  –  nell’occasione dei congressi di partito – l’eco – nella  << –  base –  >> – della problematica, anche, dell’impresa ( rispettivamente: spinta – “a destra” – sino alla  <<  – socializzazione –  >>  e, “a sinistra” , per la revisione del modello, in verità, che esitava, però, ad andare oltre il “partecipativo” – agli utili – e la compartecipazione alla gestione ); ciò avveniva, per via dell’inizio  del cammino di evoluzione della Destra – le cui vicende abbastanza note -, e per la Sinistra ( che voleva rappresentare il Psi ) grazie all’uscita dal marxismo e l’ispirarsi, unicamente, alla figura e a quanto già esercitato da Pierre – Joseph Proudon ( 33 ).
I “PALADINI” DELLA  <<  – ECONOMIA SALARIALE –  >>
     Tutti gli altri, e in particolare le organizzazioni sindacali ( allora, come oggi, nella funzione di  << –  cinghia di trasmissione –  >>  della “forma – partito” ),  fermi al modello dell’economia salariale ( l’equazione : lavoro uguale – solo – salario; v. convegno di Pisa, dell’aprile 1978 ); e alla linea di “conquiste”,  di cui è fotografia la stratificazione verticale – del salario – con le varie indennità ( all’epoca, erano già in oltre 30 “voci” ) che si affiancano alla paga base, come risultato  ( e contropartita ) – è evidente – del “blocco” ( ad andare oltre la struttura di impresa ); e che, in tempi di espansione, pare appetibile ai lavoratori ma che, in tempi di contrazione, mostra tutti i limiti e la propria impotenza ( a suo tempo, infatti, con l’illusoria ed ingannevole formula :  <<  –  il salario-variabile-dipendente –  >>  ). Che la crisi non provenga da un “recente lontano” ma che venga da molto più lontano, invero, è provato – incontestabilmente –  da quel che, all’epca, ci si chiedeva :  <<  –  quale sarà, nel prossimo avvenire , il nuovo modello di sviluppo dopo quello del  lavoro, della redistribuzione, del garantismo ?  –  >>  .  Ed era, già, facile rispondere :  << –   forse, molto semplicemente, quello della  impossibilità della crescita economica. –  >>  ( v. Pietro Terna ). Nel mese del febbraio 1980 – già trent’anni orsono – era nella massima evidenza ed espressamente lo si affermava ( v. Roy Jenkins – a Strasburgo – presidente della Commissione C.E.E. – previsioni riguardo alla già iniziata <<  – sfida delle nuove tecnologie –  >>  ) :  <<  –  Se guardiamo il futuro, ciò che ci aspetta è il crollo dell’ordine economico e sociale sul quale è stata costruita L’Europa del dopoguerra –  >>  ; e, oggi, dunque che dire ? Per quanto ci riguarda, noi riteniamo  che vi sia,  invece,  la prevalente – dominante – altra motivazione : l’avere, l’Europa, ricomposta se stessa sui modelli politico-sociali degli  anni  <<  – ’20 –  >>  ovvero facendo a meno dell’eccezione di quel che si definì la  <<  – ideologia italiana –  >>  ( seppure, come abbiamo avuto modo di dire, impedita nella sua evoluzione ). E, per l’oggi, dunque, che aggiungere ? Che, infatti, ciò che si deve risolvere è, per l’appunto, non tanto il  <<  – che cosa –  >>  e  << –  perchè –  >>  produrre ma sopratutto il  << –  come –  >>  produrre; per quale nuovo modello lavorano gli altri? Ma quali “lotte”? e quali  – soliti – <<  – patti sociali –  <<  ?
 IL “PARTITO DEL DEBITO PUBBLICO E DELLA SPESA PUBBLICA”
    Nelle considerazioni che abbiamo, sinora, sviluppato, riferendoci – prevalentemente – alle tematiche economico-sociali ( pur se non ci siamo negati – accennandovi per quanto fosse necessario  – a trattare delle implicazioni politiche e giuridiche ), è cosa ovvia che – seppure nel “silenzio” derivante dai limiti imposti alla trattazione – però non dimentichiamo che tale problematica non può non considerare tutto quel che – poi – è avvenuto, sul terreno politico ( e scarsamente su quello costituzionale ) : a partire dalla seconda metà degli anni novanta ad oggi ( ma di cui non ci occupiamo, dando per scontato che, da qualsiasi parte lo si osservi, comunque sia, ne sono conosciute – ampiamente e compiutamente – le “vicende” ).
    Ci limitiamo – solo – a dire, e lo dobbiamo dire, che dispiaccia o no ( a prescindere che, per il come e per quanto si sia manifestato, si condivida – o meno ), che qualcosa è avvenuto. La “discesa in campo politico – imprevista e determinante – dell’imprenditore” ( v. Silvio Berlusconi ), e “l’irrompere – tumultuoso ma moderato – dell’uomo di Cerignola ( v. Giuseppe Tatarella – alias “Pinuccio” – poi scomparso prematuramente ma che ha lasciato “eredi irriducibili” ), e “la crescita impetuosa – localistica ma non proprio di stretto respiro – del c.d. leghismo padano” ( v. Umberto Bossi ); cioè il sorgere e lo svolgersi d’una loro linea di alleanza, tuttora non a ciclo chiuso – checchè se ne dica -, per un nuovo   <<  – blocco sociale – >>  ch’era  , e ch’è , tra tutte le altre novità e proprie pecularietà, il contraltare al “partito del debito pubblico e della spesa pubblica”. E’ pur vero, in un certo senso, e per altre ragioni, che – come di recente ha scritto Gennaro Sangiuliano –   << – il centrodestra italiano è deludente, poteva rompere le catene del conformismo post comunista, con una grande riforma morale e civile. Non lo ha fatto, gettando alle ortiche un’occasione storica. Ci vorrebbe la sobrietà dei grandi conservatori: De Gaulle, Churchill, Giolitti …. La lezione di Prezzolini, Pareto, Mosca… ( . . . )  –  >>  ;  ma – anche di recente – il direttore del quotidiano di Milano  <<  – il Giornale –  >>  , Sallusti, in un suo editoriale, diceva che:  <<  – …la rivoluzione liberale promessa da Berlusconi è vero che è incompiuta ma non archiviata… –  >>  .
  
RIFORMA LIBERALE… ( ? ) E RIFORMA MORALE… ( ? )
     E noi vi aggiungiamo, senza entrare – molto – nel merito di quanto sopra ( non s’è fatto o s’è stati impediti a farlo ? – ma questo è altro problema ),  in breve, che : la “rivoluzione liberale” , quanto la “riforma morale”, s’intendono – è vero con la ripulsa del “collettivo scaduto” – se pure provvedendo per le “insufficienze dell’individualismo” ( di cui ci siamo occupati ); che, in quanto alle emergenze, per prima cosa,  e per quanto riguarda le famiglie, è tuttora possibile che siano rimesse in grado di accantonamenti, utili a un  <<  – capitale di avvio –  >>  dei giovani all’età adulta;  che, per le “grandi questioni”,  presidenzialismo – bipolarismo – federalismo, comunque sia, sono entrati nella coscienza degli italiani e non è detto che possano – facilmente – essere “azzerati”; che, poi, non a caso, all’interno d’una tale coalizione maggioritaria – oggi come oggi – maggiore coerenza e lealtà risultano – chiarissimamente – in ambito delle anime  di originaria provenienza, rispettivamente, missina e socialista ( di cui abbiamo già accennato ), e che non subiscono il “richiamo delle sirene”, e che, in sostanza, non sono disponibili per la comoda – facile  rincorsa alla  <<  – restaurazione –  >>  ; che, in ogni caso, all’eventuale prova elettorale, sia che Berlusconi decida di partecipare direttamente o indirettamente, difficile è il pensare che non  ancora ci si ritroverebbe con un “fronte articolato” , composto come sinora è, e con tutte le motivazioni che muovono – attualmente – il Popolo della Libertà ( ma non solo : con quelle della Lega al nord – che ne ha ben donde – degli artigiani indipendenti, piccoli imprenditori e piccoli proprietari in agricoltura, “operai evoluti”, etc.; e con quelle, non meno valide, delle c.d. “correnti minori”, nell’attuale centrodestra, dentro o fuori il PdL,  che rifiutano – come i cattolici – il ritorno all’arcinoto <<  – centrismo pendolare –  >>  o che non intendono – come i tanti iberali e i risorgimentali – farsi “risucchiare”, a sinistra, dal   <<  – cattocomunismo –  >>  e dal vetero “antagonismo rosso” ); che non è detto sia, definitivamente, preclusa l’attuazione della  <<  – triangolazione strutturale –  >>  : le riforme di costituzione, giustizia e fisco. Che, per quanto ci riguarda, non è impossibile pensare che ne vengano, poi, ad includersi, in dette riforme,  le direttrici che abbiamo delineato per la produzione e l’impresa. Tutto, insomma, è possibile e, nonostante, tutto, solo se lo si voglia.
( fine )
( 22 )  v. la lettera enciclica   <<  – LABOREM EXERCENS  –   >>  del Pontefice Giovanni Paolo II del 14 settembre 1981 (  <<  –  L’Osservatore Romano  –   >>  n.213 del 16-9-1981 )
( 23 ) v. G. VARASI:   <<  –  Padroni di cambiare. Ruolo e motivazione del nuovo imprenditore  –  >>  ; Milano, 1976.
( 24 ) v. R. MEIDNER :  <<  –  Il prezzo dell’uguaglianza. Piano di riforma della proprietà industriale in Svezia  –  >>  : Cosenza, 1976; R. MEIDNER:  <<  –  Capitale senza padrone. Il progetto svedese alla formazione collettiva del capitale  –  >>  ; Roma, 1980.
( 25 ) v. – ad es. – : “Gli azionisti della Rath Packing  , una società statunitense di conserve animali, approvarono un programma mediante il quale i propri dipendenti  ricevevano il 20 per cento dei loro salari in azioni ordinarie per la durata di due anni e al termine del periodo venivano a possedere il 60 per cento del capitale della società medesima ( The Rast Packing Company, Prospectus in December 30, 1980 ).
( 26 ) v. K. KORNUNG :  <<  –  Un errore affascinante : il marxismo  –  >>  ; Roma, 1979.
( 27 ) Il C.U.S.I.  ( Comitato Unitario Sindacati Indipendenti ) fu costituito, per iniziativa dei Sindacati Sociali ad esso aderenti, il 12 gennaio del 1979; i  <<  – Sindacati Sociali –  >>  furono le organizzazioni di categoria del sindacalismo indipendente; sul piano operativo, seppure non raggiunto l’obiettivo della massima espansione – su tutto il territorio nazionale -, ebbero una forte presenza in Lazio e Campania ( nei settori della scuola, sanità, trasporti, pubblico impiego e metalmeccanicoi ) ; ancora più forte nell’ambito delle organizzazioni dei senzalavoro – a Napoli  ( col “Sindacato Sociale Disoccupati” ) –  in cui l’intero Cusi rappresentò – anche – una delle più consistenti – se non la prima – “forza di lotta e di piazza” ( in specie, dopo il sismo ’80, e durante tutto il periodo delle trattative , governo  – disoccupati, con l’allora mimistro Foschi );  sta in :  <<  – 50 anni di Movimento – La storia del Msi vissuta da un militante –  >>   ; Napoli, 1994 ( Arturo Stenio Vuono ).  [ Arturo Stenio Vuono ne fu, a suo tempo, il responsabile del coordinamento ovvero il responsabile del comitato che raggruppava i sindacati sociali partenopei ]
( 28 ) v. L. AMOROSO :  <<  – Principi di economia corporativa –  >>; Bologna, 1938.
( 29 ) v. L’art. 811 del C.C., abrogato dall’art. 3 del D.Lgl. Lgt. 14-9-1944, n. 287, recitava :  <<  – Disciplina corporativa. I beni sono sottoposti alla disciplina dell’ordinamento corporativo in relazione alla loro funzione economica e alle esigenze della produzione nazionale –  >>  .
( 30 ) v. L. AMOROSO :  <<  – Le leggi naturali dell’economia politica –  >>  ; Torino, 1961.
( 31 ) v. Sulla problematica dell’impresa, v. G. AMORESE:  <<  – Rimeditiamo il concetto di impresa –  >>  ; sta in “Giornale dei dottori commercialisi” ; Roma, n.5; maggio 1979.
( 32 ) v. dibattito sul quotidiano “Secolo d’Italia” – 2 aprile 1978 ( Lino Di Stefano ) e 15 aprile 1978 ( Giuseppe Ciammaruconi ), a commento dell’ultimo saggio ( 1978 ) di Ugo Spirito su   <<  – Vilfredo Pareto –  >>  .
( 33 ) v. PIERRE – JOSEPH PROUDON :  <<  – Qu ‘est – ce que la propriete –  >>  ;  <<  – Philosophie dela misere –  >>  ;  <<  – Théorie de la propriété –  >>  ; 1866.  ( Il Proudon : “…partito dal pensiero degli economisti classici e da una critica intransigente della società borghese, egli arriva a una posizione politica assai distante da quella di Marx e alla contrapposizione al socialismo marxista…” – .

Associazione CulturalSociale “Azimut” – Napoli 
RITORNO AL FUTURO ( INNANZI A NOI ) : COME ALLE NOSTRE SPALLE…
  
NELL’ALTERNANZA : PRESIDENZIALISMO – BIPOLARISMO – FEDERALISMO
<< – Primato della Politica – >>
V E R S O    U N    R A D U N O    D E G L I    “A P P A R T A T I”
PREANNUNCIARE – IN VIA BREVE – ADESIONE :  TEL. 340. 34 92 379 / TELFAX : 081. 770 13 32
specificando : recapito onde avviare corrispondenza – convocazione
CONVEGNO – DIBATTITO: LIBERO – SENZA FILTRI E CENSURE – PER UNO SPAZIO APERTO A TUTTI. DITE LA VOSTRA / COMMENTA POST. VISITA – LEGGI – FACCI SAPERE LA TUA OPINIONE [
[ a breve: in rete, notizie sul convegno ( informazioni complete, da leggere )  – per  riprendere il nostro posto ]

R e p e t i t a    i u v a n t
 L’APOCALISSE
il presidente*
 Di questa torrida estate, a parte il clima, nulla potremo lasciarci alle spalle.L’apocalisse, quella manifesta, ha solo lambito la Nuova Città : a “…casa d’Irene ( ancora ) si balla e si beve…” perchè la natura, imprevedibile, ha risparmiato l’Amerika, almeno in questa occasione, da previste e più gravi devastazioni e, quindi, dal seducente interventismo di Obama. E’ andata ancora meglio per il decimo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, preceduto da segnali inquietanti, nulla di nulla è accaduto. L’apocalisse, quella vera, invisibile, però è già straripante a noi ed avanza: irreversibile, salvo che idee e volontà non ritornino a muovere il mondo, non pare che scuoti più di tanto gli Usa e l’intero Occidente. Sappiamo, perfettamente, che più d’una visione metapolitica contesta tale comunanza di destini ma l’Europa, vuoi o non vuoi, ci sta tutta dentro e la realpolitik ci mostra legami, non recisi e, per ora, indissolubili. Almeno quattro cavalieri esondano e, a prescindere dalla partita finale per l’indotto declino statunitense, puntano al vecchio continente: l’euro delle mie brame, migrazioni bibliche, borse a biscazzieri e, sopratutto, la China giallo-rossa, innanzitutto, ne materializzano il galoppo e ci manca un Carlo Martello per porvi un freno. L’apocalisse, insomma, è in corso e, prima o poi, ci soccorra il “In hoc Signo vinces”.   Lampedusa, scontri tra cittadini e immigrati: decine di feriti   L’antica civiltà, di cui siamo – a pieno titolo – parte integrante, deve fare anche i conti con la grande incognita dell’Islam e, tra l’altro, appare fiaccata – prima che da tale apocalisse – da tutto quel che  ha preceduto, nel segno del terrorismo, bestiale e sanguinario, che abbiamo – forse – sottovalutato per incoscienza o viltà. Crediamo che l’Italia non sia certo, l’ombelico del mondo ma non per questo, prima o poi, come ogni altro paese europeo, potrà fare a meno di domandarsi sulle ragioni vere della grande crisi e nell’affrontarla, senza a ciò negarsi, assumere un ruolo di responsabilità che non prolunghi soluzioni imposte, ambigue e temporanee.
[ n.d.r. “Azimut” – sett. ’11 : vi sono momenti in cui qualunque sia la posizione del proprio corpo, l’anima pare “essere in ginocchio”; ciò vale per la vita d’ogni uomo che si rispetti, come – ai fini di scrivere la Storia – per ogni Nazione che abbia una dignità. — Quando tutto sembra che crolli – rimane, sempre . l’unica Certezza : IL CRISTO : << – GESU’ CRISTO SI VEDE A BETLEMME, SI CONOSCE A NAZARETH, SI AMMIRA SUL TABOR, E’ CREDUTO SUL GOLGOTA, SI AMA ATTRAVERSO IL VANGELO…..E’ L’UNICO, IL VERO RIVOLUZIONARIO CHE DELLA SUA CROCE FECE LEVA E BANDIERA PER SOLLEVARE IL MONDO AGLI SPLENDORI DELLA FEDE DIVINA…..IO LO VEDO COME L’ASSE DELLA STORIA ED I SECOLI DANZARGLI INTORNO…..GLI UOMINI SI APPOGGIANO ALLA CROCE, GUARDANO I SUOI OCCHI CHE RISCHIARANO  LE VIE DELL’ETERNITA’….. >> ( Qualcuno ha detto, e scritto, pensato così di LUI… – Natale 1944 –  ) — ]
 Il presidente della Repubblica Napolitano e il premier Silvio Berlusconi Anche per questo, noi, non ci siamo appassionati al provincialismo di vicende, irresponsabili, che hanno ruotato / ruotano attorno all’arcinota e obbligata, per ragioni troppo conosciute, manovra finanziaria e per il pareggio del bilancio; di questo vero e proprio tormentone – con il contorno melenso, servile ed autolesionistico di gran parte, preponderante, dei  media – è facile, intanto, smentirne la scaletta velina d’ogni grillo parlante; così sul quotidiano “il Giornale” di Milano ( ci consenta la solita e ineffabile << – repubblikas – >> ), già il 21 dello scorso mese, il direttore Sallusti: << … i fatti dimostrano che la crisi non ha nulla a che vedere con la politica del governo, ma parte da molto lontano:ci sono le difficoltà dell’America di Obama, la crescita incontenibile dell’economia e della finanza cinese, il fallimento dell’unione politica europea…L’Italia è più colpita di altre nazioni europee per via di un debito pubblico esploso nella prima repubblica…: la rivoluzione liberale promessa da Berlusconi è vero che è incompiuta ma non archiviata…Il rischio delle analisi che si fanno in questi giorni è proprio questo:soffermarci ( anche giustamente ) su ciò che non è stato fatto e non tenere conto di cosa avrebbero purtoppo fatto…( loro ) … – >>; e loro, ovviamente, sono gli oppositori ( i “veterorepubblikanes”, da << – prima – >> e dell’eternamente – sempre : insomma i << – …molti politici e soggetti che ancora calcano la scena facendo i finti tonti.., – >> ; scrive Sallusti ), in tutte le salse, che continuano a sgranare, sempre, ossessivamente, lo stesso rosario. Il “vada via”…che mi ci metto io. Berlusconi, non è una novità, è il << – male assoluto – >> .
 Sempre gli stessi, a parte sindacati e confindustria, oggettivamente in livreaserventi, con l’aggiunta che ne deriva per la diaspora a destra, tutti quelli del “Berlusconi faccia un passo indietro” e che gli attribuiscono, in mancanza, la responsabilità della cosiddetta “sfiducia dei mercati” ( un dolce eufemismo, a copertura di spregiudicati << –  colletti bianchi – >> , fattisi esecutori, se non i sicari,  degli speculatori che appaiono, sempe più, solo e soltanto  spregevoli << – banditen – >> ); tutti quelli della colpa, unicamente, al << – cavaliere – >> , perciò se la sbrigano e credono di sopravvivervi, contrapponendosi a senso unico , in quantochè, soluzione a un tempo comoda e accomodante, non volendo o non potendo opporsi ai “cavalieri dell’apocalisse”; ovverosia tutti quelli, semmai, del non tanto nobile e patriottico, ad usum Delphini,  << – salto all’indietro – >> che, perciò, è “salto della quaglia” e di sistema : volendo azzerare, a prescindere… ( parafrasando dal principe De Curtis ), e non ne fanno un mistero, consumando lo “scippo” al popolo,  il tanto vituperato << – berlusconismo – >>; che, infatti, considerano solo una lunga parentesi della storia repubblicana; utile paravento per l’inconfessabile opzione del “ritorno” ch’è l’autogol, il migliore complimento per il centodestra: cioè si rivelano per quel che sono, semplicemente, puramente, i restauratori – privi d’una qualsiasi alternativa – di quel che fu, oggi il vagheggiato, il << – prima – >> , beneamato, tutto rose e fiori, ahinoi, già dispensatore di delizie a iosa e di cui, per l’appunto, e sino a prova contraria, giungendosi all’attuale “resa dei conti” e alla quasi impossibile regolazione di lor “disastri egregi”.
  Noi non siamo tra le schiere degli apologeti acritici e neppure tra i detrattori per mestiere; siamo solo obiettivi e convinti che diversamente non si poteva. Non per questo peregrino, il pensare che si potesse andare oltre il congiunturale ma non ce n’è stato il tempo; le trasformazioni strutturali, tuttavia, non sono estranee alla concezione che dello Stato ha, da sempre, il centrodestra e ben presenti allo stesso premier; si misurano, da sempre, nel dibattito che ha interessato, per l’occasione, le diverse sensibilità anche nel PdL. Il dibattito, in tal senso, ha lasciato pure tracce sulla stampa quando non prevale “il contro per il contro” [ ( 1 ) –  v. quotidiano “Roma” – agosto ’11 – “trilogia sulla crisi” ],solo rinviando ma non rinunciando a maggiormente incidere, e si può discutere di ciò senza scandalo. [ il giornalista Vincenzo Nardiello, che ha scritto, in materia, sul quotidiano : “filippica ipercritica”? nossignori ! semmai lungimirante analisi da “non disfattismo”; argomentazioni da non archiviarsi ( n.d.r. “Azimut” – sett.’11 ) – ]  Ma, notoriamente, indubitatamente, in Italia, per la mai cessata << – egemonia gramsciana – >> , imperando – tuttora – mascherati eredi dell’eterno consociativismo cattocomunista, sempre con il codazzo di “utili idioti”, in politica come in economia, non ha da esistere una sola verità – vera ma il tutto ha da essere per quel che deve apparire. [ n.d.r. “Azimut” : come, da sempre, denuncia Giancarlo Lehner : vedi nota  ( sett.’11 ) – ]
  D’altronde che, in Italia, tale inquinamento culturalpolitico abbia – storicamente – incrociato anche una sorta di non dichiarata << – sovranità limitata – >> , è pacifico ed è chiaro come il sole che a rimuoverli, appena lo si tenta, se ne pagano tutte le inevitabili conseguenze; ultimamente, ad esempio, si indenizzano – solo civilmente – i parenti delle vittime della << – strage di Ustica – >> e lo si fa, dopo 31 anni, a motivo che le competenti autorità, preposte, “non garantirono la sicurezza del volo e, poi, non dichiararono – mai – come si svolsero, effettivamente, i fatti” ( sic ! ).Il giornalista Vincenzo Nardiello, passando ad altro, sul quotidiano << – Roma ( “il Giornale di Napoli” ) – >>, riprende – il 20 agosto ( 2 ) – pregevoli e liberi interventi, in passato già letti, sull’altra << – strage di Bologna – >> : “una ritorsione palestinese, contro l’Italia, consumata attraverso il braccio armato del gruppo Carlos ( del terrorista – alias “Lo sciacallo” ) con il coinvolgimento di almeno due terroristi tedeschi di estrema sinistra”; seguono altri due articoli ( 3 ) e, di recente, approfondisce il tema in un servizio, a intera pagina [ ( 4 ) – v. 11 sett. u.s. ], sulle “piste dell’Est” che, tra l’altro, “portano pure al sequestro e all’uccisione di Moro, da parte delle Br che non agirono da sole in quanto il piano contro il leader Dc fu preparato con estremisti della Raf”. Ebbene, anche in questi casi c’è – tuttora – in piedi una ufficiale  non – verità che ha da essere mezza verità o la verità; della vicenda – Moro, infatti, devono restare – unicamente – le note congetture a riguardo di “colpe” della Dc, Cia, Mossad e chi più ne ha, più ne metta; di Bologna, parimenti, devono restare solo l’orologio della stazione con le lancette ferme e la targa della << – strage fascista – >>; e tant’è che, il paradosso, si reitera ( v. il 20 agosto u.s. – “Il Mattino”, altro quotidiano che “ci marcia”… ) “…sulla pista palestinese che non ha mai convinto i parenti delle vittime…” ( sic ! ).
[ L’on,le dr. Giancarlo Lehner, studioso – saggista – storico e giornalista, già direttore del quotidiano socialista “Avanti” e tra i collaboratori – più vicini – all’on.le Craxi ( non “Bruto di Bettino” ); intellettuale, libero e rigoroso; sicuramente tra gli uomini forti, onesti e coraggiosi; il puntuale – documentato –  accusatore dei “crimini rossi”, inviso  alle dominanti  << – nomenklature – >>  ; eletto, per la corrente legislatura, in lista PdL. – Campania 2, ora tra IR – alla Camera – , nell’ottobre 2004 – onorò il dibattito, cui al manifesto in foto del primo articolo che riproduciamo in blog ( e altri: di Enzo Nardiello sul “Roma” ), promosso dalla nostra Associazione ( n.d.r.”Azimut”  – sett.’11 ) – ]
  Mostra immagine a dimensione intera Potrebbe, dunque, essere diversamente per l’attuale querelle che, una volta tanto, ci sia concesso, bando al politichese, si “predispone”, sapientemente, per il futuro ? Che la crisi non abbia nulla a che vedere con la figura di Berlusconi, è un fatto; che una pletora – trasversale – di “mantenuti della politica” e di “partito – dipendenti”, vi abbondano ex portaborse assurti alla funzione di “qualificati esponenti”, senza né arte e né parte, di cui non è mai stata resa nota una loro pubblica attività o una qualsiasi precisa professione, ha operato – sin dall’inizio – per screditarlo, all’interno come all’estero, è altrettanto un fatto; ove mai, nella fattispecie, fosse la presunta inaffidabilità e il presidente del Consiglio ( con l’esecutivo ) a non garantirci a sufficienza e a “infiammare il mercato” ( sic ! ), ma sappiamo che non è così, sono i c.d. “mercati” ad alterare e violentare il << – mercato – >> , tali oppositori – in servizio permanente effettivo – ne sarebbero, al contrario, i responsabili. C’è che una vera e propria “corte dei miracoli” ha, impudentemente e indecentemente, picconato il premier, come se non fosse parte delle istituzioni repubblicane, cosicchè in un riprovevole scenario, da “uomini e topi”, s’è acceso il semaforo verde sia ai << – poteri forti – >> che ad altri poteri dello Stato, quello legislativo da ridursi al lumicino, oggi sempre più esorbitanti e senza contrappesi. Meriterebbero, essi, anzi una piena accusa – politicamente – di alto tradimento e, simbolicamente, la fucilazione alla schiena per verdetto popolare.
  L‘inquinamento culturalpolitico, a livello planetario, d’altra parte, segna – oggi – l’acme più inquietante. Globalizzazione, forse che sì e forse che no; sta di fatto che le riunioni G8 ( indi G20 ) furono, sistematicamente, contrastate dai coccolati no-global, e black – bloc ( ma chi saranno mai ? Ohibò ! ), sul piede di guerra, allorchè venivano convocate – possibilmente –  per gestirla, dominarla, regolarla; adesso che ne straripano solo, e soltanto, gli effetti, inarrestabili, più nefasti, e poco si può fare, all’incontrario, i “combattenti” restano nella macchia ovvero si sono chiusi nel c…pardon nella toilette, fatto il “lavoro sporco”, e in attesa che tirino la catenella, nelle more, s’industriano e si esercitano in schermaglie come, per l’Italia, nel “ridotto di Val di Susa” ( Tav, docet ! ); similmente, nel prosieguo delle c.d. simultanee ( spontanee ? ) << – primavere arabe – >>, guerra forse che si e forse che no, per la caccia al “recalcitrante” e resistente rais di Sirte; sino a quando “mediatore al tritolo”, tra i “campioni rivoluzionari”, oggi, “massacratore del popolo in Quarta Sponda”, per così dire avendo – poi – assunto funzioni di  “parte concorrente e contraente” : da prendersi vivo o morto ( meglio defunto – dicunt –  che non parla ); e, quindi, a tutto quel che viene a scaricarsi di “compassionevole” ed “umanitario”  sulla Libia – che ci pare non essere composto da confetti – ,”contrordine compagni” : ripiegare gli striscioni << –  No guerra – >> , << – Pace – Pace – Pace – >> , et similia, arrotolare ogni vessillo arcobaleno. Insomma stagione di “desaparicidos”. E’ tempo, orsù, alla bisogna,  di nuove strategie : largo agli << – indignados – >> e solo a rivendicare, nel << – post ideologico – >> , maggiore sussistenza. Coordinate di “lotta politica” al macero? Forse che sì, forse che no; intanto si protesti, solo, per chiedere più fagioli !
  Nel << – Vecchio Continente – >> , dopo che in Usa le fatali “impotenze”, si assiste, inerti, alle scalate della ( senza demos ) << – crazia – >> di gialli – alieni che, per l’investimento di profitti dati dalla produzione nell’immenso laogai, incettano oro e argento, petrolio, case e terreni, titoli del debito pubblico; restano le briciole, semprechè convenendo – ancora – Obama ( andate e cavatevela ), del petrolio libico. commesse e appalti, all’asse anglo-francese; e resta, nel cuore più europeo, il solito asse franco-tedesco che però si giova d’una egemonia da fallimento dell’unione politica continentale;poco o nulla, asse più asse, ieri come oggi, per arginare le rovine – originate dal “laisser aller”- prodotte da catene d’intermediazione e consorterie di distribuzione, parassitarie, con il demenziale e autolesionistico, se non deliquenziale, raddoppio ( da “cambio” ) dei prezzi al consumo già, com’è noto, all’atto di introduzione in circolo della moneta unica in valore euro;e resta l’intreccio che inchioda tutti gli altri paesi europei, almeno per ora, al rischio ricorrente, essendo le borse andate oltre la “pirateria” – a non dire altro,  per il << – niet – >> che si vorrebbe opporre ai necessari interventi – Bce e a nuovi strumenti  come le “iniezioni – eurobond”; e resta, infine, l’Alemagna che si avvantaggia di  dispense e deroghe, non dichiarate, facile a dirsi : arranciatevi, non si magna. E resta, ai soli “latini” ( v. Italia ), per il peso e il costo, l’esclusiva del soccorso, e assistenza, a migranti; che, clandestini o meno, profughi o meno, evidentemente non sono più – per altri –  “una risorsa o l’apporto utile alla produzione usurante”.
  A fronte di questi “balletti”, bugiardi e nauseabondi, per quanto riguarda – strettamente – l’Italia, Silvio Berlusconi che, per il “chiodo fisso”, si incolpa di avere – sempre – sbagliato, ma Altri sbagliano – indenni – dodici volte al giorno, è pur sempre il leader storico del lungo tentativo – targato “tatarelliano” –  di << – modernizzazione – >> : per una democrazia, compiuta e di alternanza, possibilmente presidenzialista e sicuramente bipolare; una democrazia che si vuole agile, articolata, decentrata per via del federalismo, perchè no, anche solidale e compatibile. A parte le molte riforme settoriali attuate, giustizia e fiscalità – ancora – questioni aperte perchè “impediti” a porvi mano, non è accantonato il progetto d’ingegneria costituzionale che segna il passo, eclusivamente, per una strumentale, presunta  e malintesa “difesa ad oltranza” dell’attuale Costituzione. Un premier che, come uomo, e come ogni uomo, può avere le sue pecche ma può, a nostro avviso, tranquillamente rimettersi al giudizio dei posteri. Non è stato / non è tra i “postulatori di riforme” che sono i nemici d’ogni vera riforma, tra gli eruditi ed i suadenti del bla – bla – bla, tra i prestigiatori dei giochi del << – Palazzo – >> ; e, di certo, non è tra le scartine di alchimisti che biascicano formule astruse e da alambicchi : per esecutivi di “unità nazionale”, di “larghe intese”, di “transizione responsabile”, di “soluzione tecnica” e via dicendo. Non sua la colpa, dunque, se il popolo italiano – ma non è detto – si rassegni, infine, a considerare la partita come chiusa e persa. Si punta, infatti, sulla stanchezza dei cittadini.
   Al presidente del Consiglio, oggi, dopo più di tre lustri dal martellamento continuo, il ritornello del “conflitto d’interessi” e di “leggi ad personam” – pare che non serva più – , farsi da parte “per amore dell’Italia” ( sic ! ) ; e il trionfo, dunque, del “torcicollo” : ritorno indolore, insomma, alla << – gioiosa macchina da guerra – >> ? accompagnata dall’incolore ed inodore “ulivo senza incenso” ? integrata dal “preferenzialismo” e “parlamentarismo senza vincoli” ? e l’alternativa, tutta nostalgia, dell’antico e collaudato << – mercato delle vacche – >> ?  Questo si vuole ? Con buona pace di ogni aspirazione di << – terzietà – >> che staziona, semplicemente, nella “fantapolitica”. Si lavorò, in verità, da tempo, già dall’indomani del responso delle urne, a delegittimare e disarticolare una coalizione, nata come la più ampia della storia repubblicana e per numeri sovrastanti  in seno alle due Camere, conseguentemente l’artefice genuino che, al suo vertice, registrò col discorso ad Onna – in Abruzzo –  un consenso mai visto, tanto da intravedersi – in via naturale e non “contrattata” – una logica ascesa sul Colle, per il 2013, e il “passaggio di staffetta” all’attuale presidente della Camera. A ognuno la sua parabola, si giudicherà in futuro, ma l’archivio non è certo avaro di precedenti – illuminanti quanto illustri – e riandare a vicende umane e politiche, come quelle di Leone – Segni e Cossiga, come quelle – per altri versi – di Mattei e Craxi, etc. , può far capire di quanta – effettiva –  libertà godiamo; può far comprendere quali gli “automatismi” – una volta “dentro” – che sovrintendono al << – sistema di potere – >> : chi, per sua sfortuna, “sgarra” dagli innumerevoli e rigidi limiti del non scritto, materiale, ancorchè vigente, << – manuale Cencelli – >> , diviene il “corpo estraneo” che va espulso, consenziente o meno, sino a giungere – in qualche caso – a epiloghi tragici dalle “strane coincidenze”. Per Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio – l’incarico istituzionale va sempre sottolineato -,  intanto, s’iniziò con il famoso “avviso di garanzia”, pubblicamente notificato in sede d’una riunione internazionale dei << – Grandi – >> a Napoli, oggi sino alla ventilata ipotesi in campo di “accompagnamento coatto del teste” e chissà se, in prospettiva, lo diciamo solo per “provocazione”, magari da Altri, esperti in ex “materie sovietiche”, ove “resistente”, invocando un Tso ( “trattamento sanitario obbligatorio” ) ? 
   Il presidente del Consiglio – l’incarico istituzionale va sempre sottolineato – , se ne può dire di bene o male, però non v’è dubbio alcuno che sia stato oggetto, in questa lunga traversata – che continua tuttora nel  vecchio << – sistema di potere – >> – , di “sfregio” alla sua figura come al suo patrimonio e al suo privato. “Rivoltare come un calzino”, filosofia dura a morire, muove – ancora – minoranze attive di pm e di settori di talune procure, che ne fanno una esclusiva e nonostante ed incombente la crisi in economia; invece la stragrande maggioranza di magistrati, per fortuna tanto silenziosi quanto laboriosi – in autonomia e indipendenza -, fronteggia come meglio può la farraginosità e i “tempi biblici”, sia nel “civile” che nel “penale”, frutto anche dell’ingorgo normativo, cumulo d’interventi – tampone del passato legislatore, in mancanza d’una riforma globale – strutturale, a tutt’oggi, negata per via di chi, i molti, si pongono di traverso; e, nel contempo,  sale la sete di quel che chiamiamo una << – giustizia giusta – >> e che riguarda, prioritariamente, diritti del cittadino e tutele proprie di interessi e beni, lesionati da ogni tipo di abuso o di reato; una pesante eredità che l’esecutivo ha posto in massima evidenza e molto debellando, sul territorio,  delle attività di micro e macro criminalità. Chi proprio non si occupa di ciò, per altri versi impegnato a intervenire e per “supplire la politica”, una perdurante e cronica “anomalia tutta italica” , però ha i riflettori puntati : spesso, e volentieri, per intercettazioni – senza prove che portano, dritti, in guardina preventiva se “a destra” ; per prove – senza intecettazioni , o se vogliamo per indizi consistenti, che non impediscono di continuare, ugualmente, a fare circolare se “a sinistra”. Noi siamo,sempre e in ogni caso,  sinceramente, convinti garantisti ma c’è un limite a tutto. Anche in questo caso, ciò stigmatizzato,  certo, come no, forse per “amore dell’talia” ? [ n.d.r. “Azimut” – L’Italia, purtroppo, non ha mai sanato la cosiddetta “sindrome da Trinacria” : ” fatti di Sigonella”,  << – caso giornalista De Mauro – >> , et similia, etc. : e ogni “mistero”, docet ! ]
    Rieccoci: converrà che, prima o poi, si raccordino tutti gli “appartati” per andare oltre la parola. Questo è un servizio di comunicazione, non conformista, rivolto – per  prima – a tutti gli uomini di buona volontà. Stop ai colpi di ukase da potentato, stop al “muro contro muro”, stop all’assedio politico-mediatico-giudiziario, stop a dileggi – vaticinio da “financial times”, stop a  gratuite ingerenze – rating; e stop alla barbarie della pratica di annientamento politico che finirà, prima o poi, per travolgere tutto e tutti. Questo, sì, per amore dell’Italia. [ n.d.r. “Azimut”- A Milano e Napoli, notoriamente – in “prima fila” – avvengono, per così dire, “cose turche”… ]
Non vogliamo un’altra << – lunga notte della repubblica – >> .

NAPOLI : 23 MARZO  2012 – CONVEGNO “AZIMUT”
[ Le << – radici non gelano – >>    e    le << – Idee non muoiono – >> ]
            
EVOLUZIONE NELLA CONTINUITA’ –  SULLA <<  – STRADA MAESTRA – >>  —   PER LA “DRITTA VIA”

ABROGARE IL “GOVERNO INVISIBILE”…RITORNO AL FUTURO…LA MAGGIORANZA SILENZIOSA…  P  – Un << – Progetto – >> – Una proposta per il “Nuovo Patriottismo” – Verso un raduno nazionale degli “Appartati” –PRIMAVERA TRICOLORE SARA’ –  Rieccoci: converrà che, prima o poi, si raccordino tutti gli “appartati” per andare oltre la parola. Questo è un servizio di comunicazione, non conformista, rivolto – per  prima – a tutti gli uomini di buona volontà. Stop ai colpi di ukase da potentato, stop al “muro contro muro”, stop all’assedio politico-mediatico-giudiziario, stop a dileggi – vaticinio da “financial times”, stop a  gratuite ingerenze – rating; e stop alla barbarie della pratica di annientamento politico che finirà, prima o poi, per travolgere tutto e tutti. Questo, sì, per amore dell’Italia.  Non vogliamo un’altra << – lunga notte della repubblica – >>
NON ( CI )  SARANNO  << – I D I   D I   MARZO – >>

fuori sacco 
spazio aperto – a tutti – senza “filtri” e “censure”
“Azimut” : iniziamo a pubblicare i documenti che giungono sulla  <<  – questione sociale –  >>  ; e ne pubblicheremo gli altri che si occuperanno di diversa materia; ovviamente auspichiamo che, da parte di chi invia, poi, ci sia disponibilità al confronto e a partecipare al convegno – da noi indetto – ; nella fattispecie, al dottor Giannini, in verità, possiamo ribadire – come già detto – che escludiamo, totalmente, alla ricerca della  <<  – soluzione –  >>  ( “molta acqua è passata sotto i ponti”… tanto è cambiato.. ) il rifarsi a una semplice – e pura – concezione “storicistica” e/o di “storiografia” , linitata all’esercizio del “torcicollo”, al “compiacimento fine a sé stesso, avendo ben chiarito le nostre posizioni : non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo essere  <<  – parziali –  >>  ,  non siamo disponibili a “travisare”, non intendiamo – solamente – volgere lo sguardo verso come era il  <<  – prima – >>  ma considerare, ai fini che ci proponiamo, prioritariamente, ch’è necessario il fare i conti con l’oggi del globo, così com’è, che presenta, oltretutto, altri e nuovi aspetti..; senza di che, a nostro avviso, si vanificherebbe proprio il tutto….. ]

DAL BORDELLO NEL QUALE SIAMO STATI GETTATI A SEGUITO DELLA SCONFITTA (SI BADI BANE: SCONFITTA MILITARE, NON DELLE IDEE) DEL 1945,  C’E’ UNA VIA D’USCITA?

DEMOCRAZIA DEL LAVORO (Per intenderci quella MUSSOLINIANA)

dI Filippo Giannini

L’11 marzo 1945, il fondatore del Partito Comunista d’Italia, Nicola Bombacci, parlando al Teatro Universale, di fronte alle Commissioni interne degli stabilimenti industriali, fra l’altro affermò: <Il socialismo non lo farà Stalin, ma lo farà Mussolini che è socialista>. E il 13 marzo successivo, parlando allo stabilimento industriale dell’Ansaldo, di fronte a più di mille operai disse: <Fratelli di fede e di lotta, guardiamoci in viso e parliamo pure liberamente: voi vi chiedete se io sia lo stesso agitatore socialista, comunista, amico di Lenin, di vent’anni fa? Sissignori, sono sempre lo stesso, perché io non ho rinnegato i miei ideali per i quali ho lottato e per i quali, se Dio mi concederà di vivere ancora, lotterò sempre. Ma se mi trovo nelle file di coloro che militano nella Repubblica Sociale Italiana, è perché ho veduto che questa volta si fa sul serio e che si è veramente decisi  a rivendicare i diritti degli operai>.

Quale era la strada intrapresa da Nicola Bombacci? Per giungere allo Stato Organico, alla Socializzazione dello Stato, il passaggio era (ed ancora oggi dovrebbe essere) lo Stato Corporativo.

Michaal Shanks, economista di vasta esperienza internazionale, già direttore della Commissione europea degli affari sociali e presidente  del Consiglio nazionale dei consumi, nel suo libro What is wrong with the modern world? (Cosa c’è di sbagliato nel mondo moderno?) indica lo Stato Corporativo di Mussolini, di fronte al persistente crisi del liberismo e del marxismo, come l’unico modello per uscire dalle contrapposizioni vigenti nella Democrazia Parlamentare. Non c’è alternativa, conclude l’economista inglese: o lo Stato Corporativo o lo sfascio dello Stato.

Oggi, anno 2011 Era LXVI dello Stato Sfascista, siamo giunti allo Sfascio dello Stato.

È sotto gli occhi di tutti (a parte di coloro che ne godono i privilegi) le ingiustizie e le disuguaglianze che consentono e alimentano una società basata su sistemi liberali in politica e liberisti in economia. Questi sistemi sostenitori di una libertà che si trasforma in anarchia dove solo il più svelto, il più spregiudicato, il più privo di scrupoli, il più prepotente, il più imbroglione, il più ricco prevale su tutti. E ancora una volta ricordiamo l’ammonimento di Benito Mussolini: <La corruzione non è NEL sistema, ma è DEL sistema>, e possiamo aggiungere che ciò è ampiamente comprovato. Allora, giusto come ha scritto il giornalista Franco Monaco: <Per rifare l’Italia, per rifarla Nazione bisogna mandare all’aria anzitutto i partiti. Perché una vera democrazia è cosa ben diversa da quella di loro comodo, grottesca impalcatura di gole profonde. Una vera democrazia  non può fondarsi che sulla serietà pura e semplice del lavoro, quindi su una rappresentanza chiara, diretta e responsabile di tutte le categorie produttive>.

Ora un po’ di storia.

Prima con il Lodo di Palazzo Vidoni dell’ottobre 1925, poi con la Carta del Lavoropresentata il 21 aprile 1927 (sì, signori, addirittura più di ottanta anni fa) codificava, per la prima volta al mondo, i rapporti fra capitale e lavoro, cioè fra il proprietario di un’azienda e il lavoratore, basava l’intero sistema sulla collaborazione di classe in contrapposizione all’allora vigente lotta di classe, rendendo, in pratica, due forze non più ferocemente antagoniste, ma collaborative nel comune interesse. Di nuovo Franco Monaco (Quando l’Italia era ITALIA, pag. 47): <Questa unitarietà di comportamento dei datori di lavoro e dei lavoratori non poteva essere basata che su una loro uguaglianza totale: giuridica, politica ed economica. Perciò l’ordinamento corporativo ridimensionava il capitale, gli toglieva la vecchia arroganza padronale, lo faceva diventare strumento tecnico dell’economia, senza per altro mettere in discussione la proprietà privata>. La Carta del Lavoro fu la premessa legislativa necessaria per l’impalcatura dell’apparato corporativo. Con la creazione nel luglio 1926 del Ministero delle Corporazioni, nel 1930 vide la luce il Consiglio Nazionale delle Corporazioni.  

L’insieme dell’edificio corporativo andava costruito in tempi assennati perché sottoposto a continue verifiche, limature, variazioni, aggiunte. A seguito di ciò, con la legge del febbraio 1934 il sistema corporativo appariva quasi compiuto, mancava solo la sostituzione della ormai praticamente esautorata Camera elettiva con un organo espresso dalle corporazioni. Le elezioni plebiscitarie a lista unica, nel marzo 1934 e conseguente impresa etiopica, avevano probabilmente ritardato la variazione istituzionale e la creazione del nuovo assetto rappresentativo corporativo.

Nel 1939 entrò in funzione la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, organo legislativo e rappresentativo, con 600 deputati chiamati Consiglieri Nazionali.

La nascita dello Stato Corporativo rappresentò il tentativo di superare i limiti del così detto Stato liberale e l’incubo dello Stato sovietico. Il Secondo conflitto mondiale infranse l’esperimento in una fase che era già cruciale a causa dell’isolamento internazionale provocato dalle sanzioni e dall’autarchia. Così si espresse il Direttore de Il Giornale d’Italia in un vecchio articolo.

Il Dottor Sebastiano Barolini di Pontinia (Lt) ha scritto che ha avuto la ventura di studiare ilDiritto Corporativo che pone l’uomo al centro della Società e, riassumendo: 1) Ridimensionamento dello strapotere dei padroni attraverso la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese; 2) Partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese; 3) Partecipazione dei lavoratori alle scelte decisionali onde evitare chiusure di aziende o licenziamenti improvvisi senza che ne siano informati per tempo i dipendenti, i quali sono interessati a trovare altre soluzioni atte a non perdere il posto di lavoro; 4) Intervento dello Stato attraverso i suoi funzionari immessi nei consigli di amministrazione allorquando le imprese assumono interesse nazionale a maggior difesa dei lavoratori (altro che l’intervento di Marchionne); 5) Diritto alla proprietà in funzione sociale e cioè lotta alle concentrazioni immobiliari e diritto per ogni cittadino, in quanto lavoratore, alla proprietà della sua abitazione; 6) Diritto alla iniziativa privata in quanto molla di ogni progresso sociale di contro all’appiattimento collettivista e alle concentrazioni capitaliste; 7) Edificazione si una giustizia sociale che prelevi il di più del reddito ai ricchi e lo distribuisca fra le classi più povere attraverso la previdenza sociale, l’assistenza gratuita alla maternità e all’infanzia, le colonie marine e montane per i bambini poveri, l’assistenza agli anziani, il dopolavoro per i lavoratori, i treni popolari e via dicendo; 8) Eliminazione dei conflitti sociali attraverso la creazione di un apposito Tribunale del Lavoro in base al principio che un cittadino non può farsi giustizia da sé altrettanto deve valere per i conflitti sociali ad evitare scioperi e serrate che tanti danni provocano alle parti in causa ed alla collettività nazionale; 9) Abolizione dei sindacati di classe ormai ridotti a cinghie di trasmissione dei partiti che li controllano e creazione dei sindacati di categoria economica con conseguente modifica del Parlamento in una Assemblea composta da membri eletti attraverso le singole Confederazioni di categoria dei datori di lavoro e dei lavoratori; 10) Attuazione, particolarmente nel Mezzogiorno, della bonifica integrale, che toglie ai latifondisti le terre incolte, le rende produttive e le distribuisce in proprietà gratuita ai contadini poveri.

Nell’Enciclica di Pio XI Quadragesimo anno, si legge fra l’altro: <Ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano di pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari ed amministratori del capitale di cui però dispongono a loro grado e piacimento>. Insieme alle famose EnciclicheRerum Novarum Centesimus Annus si può affermare che le Encicliche papali sono la trasposizione politica dei problemi sociali che avevano proposto la Chiesa.

Quindi rivolgiamo una esortazione ai giovani, ne va del vostro futuro: dedicatevi allo studio del Diritto corporativo e ignorate le interessate e fraudolenti, mendaci voci che vi parlano di spinte corporative o diiniziative settoriali corporative. Lo Stato Corporativo è tutto l’opposto perché è volto, attraverso l’esame dei programmi proposti dalle singole Confederazioni di categoria, a formulare una seria e globale programmazione economica ben diversa da quelle inconsistenti dall’attuale disonesto e incapace regime. Siamo ora declassati a Nazione di serie B a causa dell’incapacità e corruzione dell’attuale regime.A dimostrazione di quanto scritto, oltre al già citato Michaal Shanks, diamo la voce ad altri studiosi e autorità che sono al di sopra di ogni sospetto di simpatie per il passato regime. Un riconoscimento alla validità della proposta corporativa venne addirittura da Gaetano Salvemini: «L’Italia è diventata la Mecca degli studiosi della scienza politica, di economisti, di sociologi, i quali vi si affollano per vedere con i loro occhi com’è organizzato e come funziona lo Stato corporativo fasci­sta. Giornali, riviste, periodici specializzati, facoltà di scienze politiche, di economia, di sociologia, delle grandi come delle piccole università, inondano il mondo di articoli, di saggi, opuscoli, libri che formano già una biblioteca di dimensioni rispettabili sullo Stato corporativo fascista, le sue istituzioni, i suoi aspetti politici, i suoi indirizzi di politica economica, i suoi effetti speciali».
In questo contesto non possiamo non ricordare che quando Mussolini, nel 1934, affermò. <L’America va verso l’economia corporativa>, disse molto meno di quanto non si potrebbe credere. L’America non riusciva a superare la crisi economica che l’attanagliava e Roosevelt, favorevolmente colpito dalla politica mussoliniana, inviò attraverso Italo Balbo, <parole di apprezzamento per l’organizzazione corporativa del nostro Paese>. In merito ha scritto Vaudagna: <In Italia intellettuali, politici e giornalisti videro nel New Deal una sorta di corporativismo in embrione, che seguiva la strada aperta dal fascismo>. Roosevelt, nel contesto di una economia che era sempre stata ispirata ai principi del più sfrenato ed incontinente liberismo, introdusse , con le buone e assai più con le cattive, il coordinamento economico
da parte dello Stato, la qual cosa fu, non a torto, valutato come un punto di svolta determinante.
Zeev Sternhell, ebreo, professore di Scienze Politiche presso l’Università di Gerusalemme, col saggio “La terza via fascista” (“Mulino”  1990), nel quale, tra le molte altre considerazioni, possiamo leggere: <Il Fascismo fu una dottrina politica, un fenomeno globale, culturale, che riuscì a trovare soluzioni originali ad alcune grandi questioni, che dominarono i primi anni del secolo>. L’autore continua a spiegare: Fascismo su eminenti uomini della cultura europea, molti dei quali trovarono in esso la soluzione dei problemi relativi al destino della civiltà occidentale>. Sono proprio le soluzioni sociali ad attrarre maggiormente il giudizio del  professore di Scienze Politiche: strati della popolazione che la vita fosse cambiata, che si fossero dischiuse delle possibilità completamente nuove di mobilità verso l’alto e di partecipazione>.

Torniamo a Roosevelt. Questi aveva impostato la campagna elettorale all’insegna del New Deal, ossia ad un vasto intervento statale in campo economico, proponendo un’alternativa al liberismo capitalista. Una volta eletto Roosevelt (e questo nel dopoguerra venne accuratamente nascosto) inviò, nel 1934, in Italia Rexford Tugwell e Raymond Moley, due fra i suoi più preparati uomini del Brain Trust per studiare il miracolo italiano.

E allora, per tornare al titolo di questo pezzo, riprendiamo uno stralcio del lavoro di Lucio Villari: <Tugwell e Moley, incaricati alla ricerca di un metodo di intervento pubblico e di diretto impegno dello Stato che, senza distruggere il carattere privato del capitalismo, ne colpisse la degenerazione e trasformasse il mercato capitalistico anarchico, asociale e incontrollato, in un sistema sottoposto alle leggi e ai principi di giustizia sociale e insieme di efficienza produttiva>. Roosevelt inviò Rexford Tugwell a Roma per incontrare Mussolini e studiare da vicino le realizzazioni del Fascismo. Ecco come Lucio Villari ricorda il fatto tratto dal diario inedito di Rexford Tugwell in data 22 ottobre 1934 (Anche l’Economia Italiana tra le due Guerre, ne riporta alcune parti; pag. 123): <Mi dicono che dovrò incontrarmi con il Duce questo pomeriggio… La sua forza e intelligenza sono evidenti come anche l’efficienza dell’amministrazione italiana, è il più pulito, il più lineare, il più efficiente campione di
macchina sociale che abbia mai visto. Mi rende invidioso… Ma ho qualche domanda da fargli che potrebbe imbarazzarlo, o forse no>
.  

Erano gli anni che da tutto il mondo (e lo ripeto: da tutto il mondo) politici e studiosi venivano in Italia
per studiare il MIRACOLO ITALIANO. Esattamente come oggi, vero? E chi può ci smentisca!

Andiamo verso la conclusione e citiamo di nuovo Franco Monaco: <C’è una sola strada da percorrere, tutta italiana, ma preclusa ai grassatori: una strada da riprendere con un impegno non tribunizio, ma di studio e di ampia informazione pubblica, se si vogliono veramente ricostruire i valori crollati>.

Per valori crollati, Franco Monaco si riferisce a quelli crollati nella non troppo lontana sconfitta militare del 1945, quando i liberatori ci imposero le loro leggi, quelle basate essenzialmente sul valore del dollaro. 

Torneremo presto sull’argomento, in quanto convinti corporativisti.

( . . . . . )


pubblicheremo l’intervento – successivamente – giunto
Original Message From: Filippo Giannini To: associazioneazimut@tiscali.it Subject: ArticoloSent: Sunday, October 16, 2011 9:45 PM
STATO CORPORATIVO E SOCIALIZZAZIONE –
Di
Aldo Spera e Filippo Giannini
– 
NEL RICORDO DEL MANIFESTO DI VERONA UNA PROPOSTA PER IL XXI SECOLO PER L’ITALIA E PER LA NUOVA EUROPA:PARTECIPAZIONE INTEGRALE DEL POPOLO AL POTERE IN UNO STATO ORGANICO

Fine Intervento

INDIGNADOS (INDEGNOS?): ROMA “BRUCIA” MA LA “GRANDE CRISI” VIENE DAGLI “ALIENI GIALLI” DI ROSSA CHINA


LA “NUOVA STORIA” ( ORSU’ ANDIAMO : E’ “ALTRO TURNO – ALTRO GIRO” ) , IN BEN OTTANTADUE PAESI ( MIRACOLO DELLO “SPONTANEAISMO” O DELLA “FORTUITA COINCIDENZA” ) , SCEGLIE ROMA – IL “VENTRE MOLLE” ( COSI’ HA DA APPARIRE ) – PER AFFINARE, E PER IL PROSIEGUO, PURE LE “VARIANTI” ALLA  <<  – PROVA GENERALE –  >> : ECCOLA, IN RIEDIZIONE RIVEDUTA E CORRETTA, LA “SCALETTA” DEI “DEVASTATORI” CHE IRROMPONO PER “INFILTRARE”…OHIBO’ ! 

Inferno black bloc a Roma nella giornata degli indignati
L’UOMO NERO ! ! !  [ DI “LOR SIGNORI” ]
ALL’ULTIMO MOMENTO ARRIVANO GLI “SQUADRONI ROSSI” [ SONO ROSSI ED E’ INUTILE CHE VI “SBATTETE” ] , SI REITERA – PERO’ – IL RITORNELLO SCIAGURATO ( COME – A SUO TEMPO – NEGLI ANNI DI PIOMBO ) DELL’UOMO NERO : INFATTI LI FANNO ARRIVARE IN NERO E INCAPPUCCIATI. VERGOGNA!
Roma, sabato, 15 ottobre 2011 – DOMANDA DALLE  <<  – CENTO PISTOLE –  >> : CREDETE, VOI, CHE AI  ( DICHIARATI  ) 200 MILA “MANIFESTANTI PACIFICI” ( SIC ! ) NON SIA STATO POSSIBILE ISOLARE I VIOLENTI, SOLO IN CINQUECENTO ?
Black bloc tra gli Indignati, è guerriglia a Roma
Un solo esempio ( tratto dalla rassegna stampa ) : Il folle delirio mediatico : arrivano – e sono tutti “bravi ragazzi”  – e ha preceduto il solito “canovaccio”, predisposto alla bisogna,  <<  – mouse e martello, falce e iPhone, il nuovo proletario non disdegna l’uso di status symbol come armi  –  >>  ( sic  ! ) ; delirio, su delirio, procede :  <<  – Affamati e folli di tutto il mondo unitevi –  >>  ( sic ! ) ; delirio, su delirio, si “miscela” :  <<  –  da Marx a Jobs per una rivolta senza età –  >>  ( sic ! ) : delirio, su delirio, il finale tocco del “panegirico” :  <<  – insieme ventenni e cinquantenni contro i partiti e chi toglie sogni ai bisogni, il collante : un no secco alla violenza… –  >>  ( sic ! ). Dire ch’è disgustoso, è poco.
<<  –  TESTE D’UOVO  –  >>  &  “TESTE DI C…” ,  annidati nelle redazioni , dove i comunisti sono ancora vivi e vegeti , egemoni e dominanti ( seppure “travestiti” ), sature di eredi della “filosofia – P38” , questa volta NON PASSERETE! 
 sappiatelo bene che NON PERMETTEREMO UN’ALTRA  <<  – LUNGA NOTTE DELLA REPUBBLICA  –  >>  ! ! !

Associazione Azimut –  Arenella  – Napoli 
October 16, 2011-  Vuono –  azimut 
Uff. Stampa :  massimovuono@libero.it
[ direzione responsabile : presidenza Associazione ]
Roma, 14 ott.’11.- E SIAMO ALL’UNDICESIMA E IL GOVERNO PASSA, MA  TIRA UNA BRUTTA ARIA – “ARIA DI AVENTINO”…
[ nessuno ferma  <<  – sfascisti –  >>  , “picconatori” e “sfasciacarrozze”… ]
E’ ORA CHE IL CAPO DELLO STATO [ CHE – GIUSTAMENTE – “RICHIAMA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO A GOVERNARE” ] , RICHIAMI LE OPPOSIZIONI, CHE CREANO – SISTEMATICAMENTE – IMPEDIMENTI SU IMPEDIMENTI,  AL RISPETTO DELLE REGOLE E DELLE ISTITUZIONI; E A RIMUOVERE QUESTA BRUTTA ARIA ( “ARIA DI AVENTINO” ) ; CHE SIGNIFICA, IN PRATICA, FAVORIRE IL “GOLPE STRISCIANTE” ANONIMO ( MA NON TANTO ) E ALL’ECCITARE UNA SORTA DI LOGORANTE  <<  – EMERGENZA DEMOCRATICA”  –  >>  INDOTTA ( E MAI “TROPPO” ); E  RISCHIAMO DI RITROVARCI COL “CADAVERE DELL’ITALIA”;”IN ODIO AL CAVALIERE”, SI BLOCCA IL RENDICONTO DELLO STATO E SI  TENTA LA PARALISI DELLE CAMERE.
Berlusconi alla Camera semivuota per chiedere la fiducia:
Berlusconi – solo ( il solo ). – Mai, nella storia repubblica, s’era – mai – visto che le opposizioni  ( dal primo giorno – dopo il responso elettorale ), cui si sono aggiunte le “forze ribaltoniste”, hanno – solo – lavorato per delegittimare…
Ci ricorda qualcosa: i rappresentanti della ( senza demos ) crazia che, in Aventino – anni 20″ , si portavano fuori dalla Camera; ma il  <<  – popolo sovrano  –  >>  – com’è noto – aveva deciso, col voto, contrariamente alle loro intenzioni “golpiste”, la maggioranza al governo; e, ciò, in una perfetta cornice liberaldemocratica, e in libertà assoluta !

CENTRODESTRA O IL CAOS – TERTIUM NON DATUR….
[ EPPERO’ : Centrodestra , tra “luci e ombre” … ]
ci scrivono
From: “ezio” – To: “arturo vuono” <an.arenella@libero.it>
Sent: Friday, October 14, 2011 7:19 PM
Caro Vuono,
anche oggi gli accadimenti parlano da soli: il Governo prende la fiducia alla Camera, considerando le defezioni la prende anche bene; le opposizioni ne escono con le ossa rotte sia dal punto di vista strategico che tattico e numerico. I conti parlano chiaro: il Governo prende due voti in più del 14 dicembre, l’opposizione 10 in meno. Punto e a capo. Uno si aspetterebbe, allora, che l’Esecutivo colga la palla al balzo per ripartire, per correggere la rotta a sinistra imboccata da 8-9 mesi a questa parte e che rappresenta la vera ragione della crisi del Pdl, di Berlusconi e del centrodestra. E invece che accade? Che la prima cosa che il Governo fa dopo la fiducia è convocare un Consiglio dei miinistri per tagliare 60 milioni di euro a polizia e carabinieri. Conclusione: le lobby del finanziamento pubblico possono continuare a stare tranquille, il Governo non ha alcuna intenzione di toccarle. Finti imprenditori e veri prenditori di risorse pubbliche possono continuare a campare sulle spalle di chi lavora e produce. In compenso avremo i poliziotti in piazza e la Cgil, il Pd, l’Idv e Fli che non vedono l’ora di guidarli. Bell’affare.  Il Governo ha la fiducia. Benissimo, ma se gli serve per fare questa vergognosa e ormai insopportabile politica di sinistra, meglio che lasci il campo. E lasci fare questa politica schifosa ai suoi “legittimi proprietari”: Bersani, Di Pietro, Fini e Vendola.
CI RIDIANO IL CENTRODESTRA O SE NE VADANO A CASA!!!!!!!!! – Ezio
From: “vincenzo nardiello” – To: “arturo vuono” <an.arenella@libero.it>
Sent: Thursday, October 13, 2011 1:29 PM
Subject: stufi ( da  Vincenzo Nardiello )

Egregio direttore di questo benemerito blog,
si dà il caso che siamo stufi. Stufi di assistere allo spettacolo indecoroso della fu maggioranza più ampia della storia della Repubblica, ridotta ad una striminzita pattuglia costretta a mendicare volta per volta la presenza in aula dei propri rappresentanti per evitare “incidenti”. Tutto ciò è francamente ridicolo, ed è accaduto e accade perché Governo e Pdl hanno smarrito il progetto – la mission, come dicono quelli che parlano bene – che fu all’origine del loro successo: dare voce e rappresentanza a quel blocco sociale dei produttori che con il loro capitale e il loro lavoro hanno consentito all’altro blocco sociale, quello della conservazione e delle lobby delle prebende pubbliche, di continuare ad esistere e prosperare.
Smarrita questa strada, il resto è venuto giù di conseguenza. Berlusconi è all’angolo, ma nessuna situazione, per quanto possa essere disperata, è irreversibile. Il centrodestra può ancora uscirne. A patto, però, di volerlo fare sul serio e di essere pronto ad affrontarne le conseguenze. Per venir via dall’angolo serve una mossa improvvisa, straordinaria. Una roba che nessuno s’aspetta. L’occasione è lì, a portata di mano. Berlusconi scriva di suo pugno il decreto sviluppo. Bastano due articoli:
Art. 1 « – A far data dall’entrata in vigore del presente decreto è abolita l’Irap  – ».
Art. 2 « – La misura contenuta all’art. 1 è interamente finanziata con l’abolizione immediata di tutte le forme di sostegno, sussidio, finanziamento diretto e/o indiretto, incentivo al sistema delle imprese – ».
Sarebbe una rivoluzione. Ogni anno, infatti, lo Stato trasferisce sotto le più svariate forme 30 miliardi di euro alle imprese. Ogni anno le imprese pagano 30 miliardi di Irap.
Un provvedimento del genere avrebbe il potere di resuscitare il centrodestra ed il suo leader. I piccioni che si prenderebbero con quest’unica fava sarebbero parecchi e tutti di peso.
Il principale contrasto che sta costringendo il Governo a rimandare il decreto sviluppo risiede nel fatto che Tremonti vuole un provvedimento a costo zero: bene, un decreto siffatto lo zittirebbe, visto che non prevede l’esborso di un solo euro da parte dello Stato. Ma queste norme metterebbero a tacere anche Bossi e i suoi oppositori interni, visto che non conterrebbero alcun condono e farebbero recuperare un bel po’ di voti alla Lega tra le pmi che nel frattempo le hanno voltato le spalle. Inoltre, un provvedimento così farebbe davvero ripartire l’economia e toglierebbe qualsiasi alibi alle imprese, perché con 30 miliardi in più nelle casse (si badi bene, ogni anno, perché si tratterebbe di una misura strutturale) potrebbero fare investimenti, comprare macchinari, assumere, fare ricerca e innovare i processi di produzione; la Marcegaglia e Montezemolo smetterebbero di scrivere appelli contro il Governo e andrebbero a cercare un posto dove nascondersi, visto che l’abolizione dell’Irap compare da tempo ai primi posti tra le richieste di Confindustria. Inoltre, queste norme farebbero piazza pulita dei furbi e dei finti imprenditori, sarebbero una mazzata per le lobby del finanziamento pubblico e una manna per chi lavora e si aspetta un aiuto concreto dal Governo che ha votato; eliminerebbero un elemento distorsivo della concorrenza; costringerebbero Draghi all’applauso, visto che lui stesso ha più volte reclamato l’eliminazione dei sussidi pubblici alle aziende. Questo decreto consentirebbe la sopravvivenza a molte imprese che oggi rischiano di chiudere a causa della tenaglia fisco-crisi e farebbe passare Berlusconi alla storia d’Italia come l’uomo che ha operato la più potente riduzione fiscale che si sia mai vista nella nostra nazione (60mila miliardi di vecchie lire ogni anno). Per non parlare del fatto che le imprese rientrerebbero in appena due anni di tutti i crediti che oggi vantano nei confronti della Pubblica amministrazione (che ammontano a circa 60 miliardi di euro).
Vi basta? No, perché un provvedimento di tal fatta toglierebbe agli avversari del premier anche la potentissima arma di aver mancato la promessa della riduzione fiscale e della rivoluzione liberale; costringerebbe tutti i parlamentari a venire allo scoperto e dichiarare pubblicamente se vogliono votare per ridurre le tasse o per mantenere l’attuale sistema di sovvenzioni pubbliche; costringerebbe le opposizioni a schierarsi apertamente per l’economia statalista e l’imprenditoria assistita, a difendere i truffatori dei fondi perduti provocando spaccature nei rispettivi partiti; farebbe guadagnare un treno di voti a Berlusconi, al Pdl, al Governo e ricompatterebbe il blocco sociale del centrodestra oggi diviso e disilluso da due manovre economiche che sembrano scritte da Bersani, Vendola, Fini e Di Pietro; in caso di voto negativo e caduta del Governo, consentirebbe al Presidente di tornare al voto dicendo agli italiani: «  – Mi hanno fatto cadere perché volevo tagliare le tasse, se mi rivoterete questo decreto sarà il primo provvedimento del mio nuovo Governo –  ».
Et volià, invece di far passare per salvatore della Patria uno Scajola qualsiasi (vien da ridere solo a pensarci), Berlusconi tornerebbe in pista più fresco del ’94.
Allora, che cosa si aspetta?
Cordialmente. Vincenzo Nardiello


Editoriale
La << – grande crisi – >> , le linee di politica economica e la “ricetta” 
[ l’intervento della presidenza di “Azimut” ; vedi : oltre ]
Festa della Liberazione 
GASPARRI A NAPOLI
[ con Amedeo Laboccetta ]
24 OTTOBRE – STAZIONE MARITTIMA
( “MEZZOGIORNO PROTAGONISTA” )

Vuono –  azimut  – October , 2011; Azimut – News : domenica , 16 ottobre 2011 – Editoriale : La << – grande crisi – >> , le linee di politica economica e la “ricetta” ; a dieci giorni dall’addio a Steve Jobs; la “favoletta degli indignados” : interventi di Nardiello e Sansoni.
Roma, 15 ottobre 2011 – E come volevasi dimostrare  [ profezia ? ]
Indignati in piazza: a Roma scatta il piano sicurezza
“INDIGNADOS” ( “INDEGNOS” ? )
DEDICATO AI PROMOTORI DELLA GIORNATA – IL 15 OTTOBRE – DEGLI “INDIGNATI” DI MEZZO MONDO E CONTRO LA COSIDDETTA “POLITICA DI RISTRETTEZZE” DELL’UE… E NOI AVEVAMO GIA’ SCRITTO ] :
<<  … L‘inquinamento culturalpolitico, a livello planetario, d’altra parte, segna – oggi – l’acme più inquietante. Globalizzazione, forse che sì e forse che no; sta di fatto che le riunioni G8 ( indi G20 ) furono, sistematicamente, contrastate dai coccolati no-global, e black – bloc ( ma chi saranno mai ? Ohibò ! ), sul piede di guerra, allorchè venivano convocate – possibilmente –  per gestirla, dominarla, regolarla; adesso che ne straripano solo, e soltanto, gli effetti, inarrestabili, più nefasti, e poco si può fare, all’incontrario, i “combattenti” restano nella macchia ovvero si sono chiusi nel c…pardon nella toilette, fatto il “lavoro sporco”, e in attesa che tirino la catenella, nelle more ( o che li richiamino in servizio ), s’industriano e si esercitano in schermaglie come, per l’Italia, nel “ridotto di Val di Susa” ( Tav, docet ! ); similmente, nel prosieguo delle c.d. simultanee ( spontanee ? ) << – primavere arabe – >>, guerra forse che si e forse che no, per la caccia al “recalcitrante” e resistente rais di Sirte; sino a quando “mediatore al tritolo”, tra i “campioni rivoluzionari”, oggi, “massacratore del popolo in Quarta Sponda”, per così dire avendo – poi – assunto funzioni di  “parte concorrente e contraente” : da prendersi vivo o morto ( meglio defunto – dicunt –  che non parla ); e, quindi, a tutto quel che viene a scaricarsi di “compassionevole” ed “umanitario”  sulla Libia – che ci pare non essere composto da confetti – ,”contrordine compagni” : ripiegare gli striscioni  << –  No guerra – >> , << – Pace – Pace – Pace – >> , et similia, arrotolare ogni vessillo arcobaleno…
Insomma stagione di “desaparicidos”. E’ tempo, orsù, alla bisogna,  di nuove strategie : largo agli << – indignados – >> e solo a rivendicare, nel << – post ideologico – >> , maggiore sussistenza. Coordinate di “lotta politica” al macero? Forse che sì, forse che no; intanto si protesti, solo, per chiedere più fagioli ! … >> .
E, ancora, avevamo detto… [ su quel che non muove nessuna “protesta” ]
<< … – Nel  << – Vecchio Continente – >> , dopo che in Usa le fatali “impotenze”, si assiste, inerti, alle scalate della ( senza demos ) << – crazia – >> di gialli – alieni che, per l’investimento di profitti dati dalla produzione nell’immenso laogai, incettano oro e argento, petrolio, case e terreni, titoli del debito pubblico; restano le briciole, semprechè convenendo – ancora – Obama ( andate e cavatevela ), del petrolio libico. commesse e appalti, all’asse anglo-francese; e resta, nel cuore più europeo, il solito asse franco-tedesco che però si giova d’una egemonia da fallimento dell’unione politica continentale;poco o nulla, asse più asse, ieri come oggi, per arginare le rovine – originate dal “laisser aller”- prodotte da catene d’intermediazione e consorterie di distribuzione, parassitarie, con il demenziale e autolesionistico, se non deliquenziale, raddoppio ( da “cambio” ) dei prezzi al consumo già, com’è noto, all’atto di introduzione in circolo della moneta unica in valore euro;e resta l’intreccio che inchioda tutti gli altri paesi europei, almeno per ora, al rischio ricorrente, essendo le borse andate oltre la “pirateria” – a non dire altro,  per il << – niet – >> che si vorrebbe opporre ai necessari interventi – Bce e a nuovi strumenti  come le “iniezioni – eurobond”; e resta, infine, l’Alemagna che si avvantaggia di  dispense e deroghe, non dichiarate, facile a dirsi : arranciatevi, non si magna. E resta, ai soli “latini” ( v. Italia ), per il peso e il costo, l’esclusiva del soccorso, e assistenza, a migranti; che, clandestini o meno, profughi o meno, evidentemente non sono più – per altri –  “una risorsa o l’apporto utile alla produzione usurante”…. >>  . ]

Editoriale 

La << – grande crisi – >> , le linee di politica economica e la “ricetta”


VAI AVANTI – E LEGGI !


A dieci giorni dall’addio a Steve Jobs. l’eco non si spegne…  [ un ricordo :   <<  – Un consiglio ai giovani : siate affamati , siate folli: pensate l’impossibile…mai accontentarsi…Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione… –  >>  ( 12-6-2005 –  Standorf University, insignito, nel discorso ai laureati ) – ]

Addio a Steve Jobs, il genio visionario che ha cambiato il mondo della tecnologia -

“Azimut” – Associazione CulturaSociale – Napoli [ www.associazioneazimut.blogattivo.com]. — PRIMA DEL NOSTRO EDITORIALE – UN BREVE “SAGGIO” ( una tantum – sull’attualità – e non solo – , non guasta… ) – celebriamo l’uscita dal  <<  – visbile –  >> , con sincera gratitudine e cordoglio, DI CHI, PRIMO TRA I PRIMII – ci ha consentito / ci consente di raggiungervi e di parlarvi; ( giovedì, 6 ottobre 2011 – tratto dal web ) : “Steve Jobs è morto, aveva 56 anni. Appena ventunenne aveva fondato Apple insieme a Steve Wozniak, cambiando per sempre il modo di pensare la tecnologia. La notizia è arrivata attorno alle 19:30 di ieri (l’1:30 in Italia) ed è immediatamente rimbalzata su Twitter e su Internet, in ogni angolo del mondo. L’annuncio nel comunicato di Apple ( . . . )” . —  [ Azimut – News : mercoledì, 12 ottobre 2011 ]. — Come, in rete, s’è informato e s’è commentato; vedi: più avanti —


 Napoli Azimut” – associazione   Festa della Liberazione Associazione CulturalSociale 
[ Via Pasquale del Torto, 1  – “Rione Alto” – ( V^ Municipalità di Arenella – Vomero ) 80131 Napoli ]
<< – La Storia non ha i binari obbligati come le ferrovie – >>
direzione responsabile : presidenza Associazione
 team azimut online : Fabio Pisaniello webm. adm.
Uff. Stampa Associaz. : Ferruccio Massimo Vuono   

Venerdì da brivido per la Borsa di Milano e i titoli di Stato EDITORIALE
L'allarme dell'Istat: oltre 8 milioni di poveri in Italia nel 2010
La  << – grande crisi – >> , le linee di politica economica e la “ricetta”
    L“tempeste finanziarie” che,  ormai, oltre – e più – il ciclicamente, si abbattono – “devastando” – sulle diverse  << – economie reali –  >> ,  indifferentemente  che siano totalmente – o meno – allineate alla cosiddetta  << – globalizzazione  – >>  , ci pongono innanzi  al problema dei problemi – ineludibile –  d’una riconsiderazione della struttura del mercato e delle articolazioni politico-sociali.  <<  – … I fatti dimostrano che la crisi ( . . . ) parte da molto lontano: ci sono le difficoltà dell’America di Obama, la crescita incontenibile dell’economia e della finanza cinese, il fallimento dell’unione politica europea…L’Italia è più colpita di altre nazioni europee per via di un debito pubblico esploso nella prima repubblica ( … ) –   >>  (*) e, noi, aggiungiamo – crisi –  che  viene da molto più lontano ( non si va ad analizzare, oltre il recente – lontano, alla radice di quel che ha preceduto la conflagrazione in essere ) ; comunque sia, il dibattito in corso – per quanto attiene alla politica economica – in presenza della  << –  grande crisi –  >>  ( onde porvi freno ) , in verità, sembra ancorarsi al  contingente ( causa, forse, l’emergenza su emergenza ); e poco si discute di strategie, definitive, per il governo dell’economia; a parte l’insufficienza delle dispute ( 1 ) su “risorse – sprechi”  ( il rapporto alterato per via – principalmente – delle erogazioni e/o assegnazioni,  cosiddette a “fondo perduto” ,  resta, tuttora, un tema sommerso ); a parte il “viziato” discutere ( 2 ) delle derivazioni e,  per quanto riguarda l’occidente, del c.d. “male americano”  ( l’ipèrbole dell’uso socialista del liberismo, infatti, è argomento totalmente sottaciuto ); a parte ciò, e altro,  bastando un solo esempio,  ad interrogarsi: <<  – linea del riassetto –  >>  o  <<  – linea dello sviluppo –  >> ? Premesso che le scelte economiche non sono mai ( poichè non possono esserlo ) scelte matematiche; ove, però, ci si spingesse sino alla decisione – una scelta squisitamente politica – ci si ritroverebbe col problema, a monte, di come realizzarla : l’inesistenza d’una “unità e concordanza di principi, istituti e fini negli interventi” e la carenza di governabilità delle imprese, e – quindi –  di quella, nel complesso, del sistema ( le riforme, da sempre invocate, che non decollano ).
    In un tale contesto – la provvisorietà – ciò che distingue il congiunturale e lo strutturale diviene, per forza di cose, pura accademia e restano, in toto, le deficienze nonchè le storture del potere politico ed ecomico che furono, a suo tempo, ben descritte, e già denunciate, trent’anni  – e più – orsono ( 3 ). Politica congiunturale e politica strutturale,  <<  – ristrutturazione finanziaria –  >>  e  <<  – ristrutturazione industriale –  >>  ,  << –  piani di settore –  >>  ; se ne discute ( ? ) in tutta Europa e se ne discusse, molto, in Italia,  dopo il balzo di produzione – derivante dal c.d.  << –  miracolo economico –  >> , dagli anni sessanta agli anni ottanta, ma – a tutt’oggi – senza un nulla di fatto, essendo che la linea prevalsa  – ora non più possibile  per l’introduzione dell’euro – fu quella, a suo tempo,  del “ripiegamento” a stampare e distribuire carta moneta : i cosiddetti flussi a copertura della spesa pubblica, e non solo, perchè – pure – a sostegno delle aziende, ogni qualvolta andavano in crisi; e, infatti, il dibattito sul  << –  sistema –  >>  si manifestò impotente, affogato dalla politica della spesa pubblica, in gran parte monopolizzato tra due virtuali “posizioni estreme” : il “pretenzioso”  modello del neo capitalismo ( la cogestione ) e una visione interclassista ( Amintore Fanfani ed altri ) ovvero  la partecipazione ( 4 ) che si accettava solo “obtorto collo” ( ma che ha avuto scarso sviluppo – in Italia e come altrove ); e il “fumoso” modello di neo anticapitalismo  ( 5 ) all’ Enrico Berlinguer ( fuori da ogni esperienza comunista realizzata ma fuori da ogni esperimento di tipo socialdemocratico ) , di cui – anche perchè mai meglio definito – si perse, presto, traccia; e che consisteva – nell’ambito della sinistra –  in una singolare terzietà ( la <<  – terza soluzione –  >>  ? ). Nel contempo si sviluppava, sul piano degli studi, ma con scarsa informazione  – presso la pubblica opinione –  non dipendendo, certo, dai promotori ( per via ch’era materia – tabù ) , una diversa opzione ( 6 ) : l’evolutivo modello di neo corporativismo; una  <<  – scuola  –  >>   che si avvalse dell’Istituto di Studi corporativi e della   <<  – Rivista di Studi corporativi –  >>  ,e, in versione giornalistica, per essere ospitata sul quotidiano “Secolo d’Italia”, ( organo ufficiale, allora, dell’ex Msi ); ovvero il  corporativismo che superava il corporativismo , in una visione socializzatrice, che non fosse solo per una semplice cogestione, comunemente indicato come la  <<  – terza via –  >>  , per uscire – gradatamente – dalla  <<  – economia salariale –   >>  ;  e proiettarsi, per il tramite d’una convivenza – nell’impresa – di tutte le categorie impegnate nella produzione, oltre il limite della formula  ( capitale – lavoro ), già conosciuta e sperimentata ( ma interrotta nella sua evoluzione ), tanto da consentirsi al capitale stesso di divenire strumento-credito; cosicchè la  finalità della  <<  – socializzazione –  >>    ( 7 )  che, però, non ebbe uva vera proiezione politica  e  una buona accoglienza nel mondo economico, sviluppandosi – prevalentemente – sul terreno sindacale  c.d.  “minoritario”;  epperò  una  <<  – scuola –  >>  , su basi solide, non di estemporanee elaborazioni, che si inseriva – riguardando il passato e teorizzando per il futuro – nel dibattito per decidere sui tipi della società. Vi rientrava il Pareto ( 8 ), per i già risvolti decisivi sul piano della realtà politica ( ma per giungere ad una composizione armonica tra gli aggregati della categoria politico-sociale e le combinazioni della categorie economica ); Lionello Robbins, tra Altri,per la dissolta equazione di “economia pura ( di per sé ) uguale materialismo” ( ma per fissarne i parametri d’uso, da parte delle istituzioni politico-economico-giuridiche,  e in quantochè i risultati che vi dipendono – semmai – toccano il giudizio – e le revisioni – sulla produzione, distribuzione, circolazione e consumi ); Ugo Spirito ( 9 ) , per il passaggio – del corporativismo – dal “datori di lavoro e lavoratori ravvicinati”  alla loro fusione in una  <<  – proprietà unica dell’azienda –  >>   ( ma per depurarlo dal suo successivo  <<  – problematicismo –  >>  che, sul piano filosofico, non consentiva il risolvere: il suo  << –  pensare è obiettare –  >>  che, trasferito all’attività pratica, e delle scelte, avrebbe potuto dire il “rischio paralizzante” ); e Giovanni Gentile, per il  <<  – nuovo umanesimo –  >>  e il   <<  –  lavoro soggetto –  >>  ( ma per inverare ciò che, sul piano filosofico, cioè il  << –  pensare è giudicare –  >>  , contraddistingue il suo  <<  – attualismo –  >>   ; il fare politica ch’è concorrere a governare : non solo porre, proporre ma  risolvere e superare ); e, non per ultimi, i Santi Romano e i Cesarini Sforza, per quanto si riferisse alla “tessitura giuridica” della nuova  <<  – istituzione –  >>  , così “partorita”, nella realtà sociale italiana. E di tale   <<  – scuola –  >>  non ci si è – mai – giovati, neppure ci si giova – oggi – quando più è in atto la fase acuta della “crisi” , avendo il dovere del “non escludere”, che, invero, non è solo – e soltanto – una crisi di  <<  – economia –  >> .
    Che vi sia stato /che  è l’imperdonabile errore del pregiudizio, a discriminare detta  << –  scuola –  >>  , lo dimostra il fatto che le insufficienze dell’individualismo, piuttosto che a ripararvi e, invece, la “demonizzazione del liberismo”,  tutto ciò ha consentito un  <<  – collettivo –  >>  del marxismo reale, in violazione di tutte le leggi  dell’economia, sbarrando il passo alla rivoluzione d’una  nuova  <<   –  economia sociale di mercato –   >>  ; d’altronde, e non c’era bisogno della “caduta del muro di Berlino” per dimostrarlo,  per prima già s’era manifestato come l’apparato comunista occupasse il posto della classe operaia ( 10 ) e che, per bocca del cecoslovacco Ota Sik, si certificasse la sua impotenza allo sviluppo che, comunque sia, era più efficiente nel sistema capitalistico ( 11 ); che, in generale, nel suo complesso, il marxismo non assicurasse  agli operai un più alto livello di vita e che le forme di sfruttamento avevano portato ad una “alienazione più grande che in tutti gli altri sistemi sociali”; nessun equivoco, in proposito, tant’è che Bernard Henri Lévi, uno dei nuovi filosofi francesi, chiariva come tutto ciò  non dipendesse da una crisi del marxismo ma che il comunismo era fatto proprio così ( 12 ); e come lo si confermasse, clamorosamente, esplicitamente, da parte di Mosca : mantenersi e non uscire dalla linea, pena il caos ideologico e politico, o l’epilogo indicato da qualche  <<  – fratello amico –  >>   ( convegno agosto ’70, così si ribadiva – ad esempio – da parte dello storico, marxista, l’ungherese Lackò ); e vale la pena, peraltro, ricordare come – invece – lo spagnolo Carrillo ( per la teoria – alibi della crisi ) , coinventore – unitamente a Berlinguer – della cosiddetta variabile  –  <<  – eurocomunismo –  >>  ,  l’eventuale nuovo corso ideologico del marxismo, confessasse – tuttavia – l’assenza d’una “ricetta”  ( per “uscirne” ) dato il “processo che ha bisogno di tempo, di molti anni”.  A ben vedere, le cose non stavano proprio così e ne venne l’esito.
    Fatto l’esempio , tipicamente italiano ( non che ne siano stati indenni altri paesi europei ), è deprimente dovere constatare, a decenni di distanza, come all’Ue – e in ogni paese dell’Ue – non si sia risolto che, essendo , ormai da secoli,  la moneta – carta sostituitasi alla moneta – oro, e con la ritenuta crisi delle stesse teorie keynesiane ( che non rappresentano – mai –  una soluzione strutturale ; e d’altronde non è, come nel 1929,  e la crisi “morde”, in termini nuovi, su  << –   prezzi – debito sovrano – fiducia –  >>  ), alla Bce tocca – non autorità politica – occuparsi, esclusivamente, dell’equilibrio monetario ( la   <<  – stabilità –  >>  ) ma nei limiti che si basano sul  <<  – rapporto –  >>  tra il flusso reale dei beni – servizi e quantità di moneta offerta; e che moltiplicarne, eventualmente, la quantità – all’occorrenza – è possibile se, analogamente, avviene per detti beni e servizi ( l’equazione di Fischer, unanimemente acccettata come  <<  – norma –  >>   , per l’introduzione del metodo matematico – statistico nella moderna economia ) ; che l’estromissione dei governi nazionali, stante l’assenza di un  << –  governo europeo –  >>  , dalle politiche di supervisione economico-monetaria – però – non ha fatto raggiungere, e  la  <<  – stabilità –  >>  del potere di acquisto della moneta, e la stabilità di  <<  – velocità della circolazione –  >>  ; e che, con la disarmonia tra produzione e moneta, senza un qualsiasi decisore-programmazione, a parte l’aspetto della congiuntura, la crisi è tutta strutturale. E, dunque, “fuori  da ogni realtà è il semplice e puro riferimento a teorie monetaristiche”.
    Era già, totalmente, strutturale – per l’Italia – allorchè  il deficit  complessivo – nel 1978 –  previsto per il bilancio dello Stato, il primo ma più che un campanello d’allarme – ai fini della sostenibilità – , si andava stimando a ben 36.780 miliardi in ex lireit. ( a parte il fabbisogno – standard , per gli Enti Locali : in altri 15.500 ? ); e si era alle prese, a suo tempo, per il reperimento – in più – di risorse, intorno ai 1.000, occorrenti – si diceva – per le progettate, calmieratrici, ristrutturazioni finanziarie.
    Si riprese, in quel tempo, a parlare di  “programmazione” dopo che, a partire dai primi anni  sessanta ( con l’avvento del primo centrosinistra ), s’era manifestata  <<  – velleitaria o dilettantsca –  >>  ( così da Alberto Chilosi ), nell’intenzione – anche – di intraprendere un discorso del come si potesse ripianare il debito pubblico ; una questione che si riteneva – ancora – da affrontare ma che, poi, fece sistema ( ereditato ai nostri tempi ). Romano Prodi la condizionava al doversi “dare delle regole chiare e certe per operare” e, data la situazione, della durata di   <<  – dieci o quindici anni –  >>  ; sempre il Chilosi, dell’università di Pisa, considerava che “l’estendersi incontrollato della mano pubblica” aveva creato, da tempo, un tessuto privato da “pubblicodipendente”  e, nel contempo, un potere politico “privatodipendente” ( e  c’era  l’assenza di meccanismi di intervento  – con norme da stabilirsi a priori ); la confindustria, ad opera del professore Innocenzo Gasparini ( presidente del comitato scientifico degli imprenditori ), ipotizzava che vi fosse – prima – <<  –  il quadro di  grandezze macroeconomiche –  >>  per concretizzare, poi,  una  <<  – programmazione settoriale –  >>  , e la redazione di “programmi finalizzati”, i cui risultati per le priorità indicate dalle parti sociali; Guido Carli, l’allora governatore della Banca d’Italia, nell’ambito della “programmazione”, indicava – per la massa debitoria delle imprese – che il rischio passato dall’imprenditore alle banche, ne conseguisse fosse  possibile, perciò, anche la  <<  – responsabilità –  >>  e la  << –  gestione –  >> – da parte degli istituti di credito impegnati e della quota parte, interessata, del sistema imprenditoriale; e si convenì, pertanto, sulla  costituzione di <<  – società consortili –  >> ( 13 )  , preposte alla più idonea risoluzione ( tra le banche e coloro che – come imprenditori – avrvano voluto o sopportato la trasposizione ), che furono possibili solo per un quiquennio ma senza interessare il circuito delle medie e piccole imprese. A parte che, già, con il  << -rapporto –  >>  Reviglio, una fotografia – impietosa – dell’immissione dei flussi di carta – moneta, s’imponeva, tra l’altro, d’interrompere,  seppure nel contesto dell’urgenza  ( si parlava – anche – nelle more, del c.d.  << – piano triennale –  >>  ), la sistematica violazione dell’art. 81 della costituzione ( ovvero la predisposizione di impegni – senza copertura finanziaria – della spesa pubblica ),  ci fu – solo – il coraggio di pochi ( come da parte dell’Istituto di Studi corporativi ) a dissentire, controcorrente; e per convenire – solo – in parte – su tali metodologie, e per porre la questione, la “programmazione impossibile”,  d’una doppia assenza : la mancata scelta economica per la quale operare, l’inesistenza di istituti operativi  idonei a realizzarla ( mirando, in primis, all’aumento del reddito come dell’occupazione ); in sostanza – si sosteneva – come parlare di  <<  – programmazione –  >>  ( 14 ) , se non chiaro uno schema generale di riferimento , in un contesto – ancora – di “regime ad economia mista” ?  e come farla ( allora ) ,  senza  “rivederlo” ( neppure lo è per l’oggi ), essendo la prima condizione una riforma – prioritaria e strutturale – dell’intero sistema ? Mutatis mutandis, per l’oggi, tenuto conto dell’avvenuta – successiva – “archiviazione” della intera “problematica” ( una rinuncia suicida ) , ritroviamo – direttamente o indirettamente – , alla riproposizione del “quadro immutato”  ( ccn i dovuti aggiornamenti ), che, necessitando di soluzioni – non più rinviabili – , si presenta con tesi da parte di chi – a distanza di decenni – calca, ancora, la scena e di coloro  che non sono più – o perchè “appartati” –  per avere lasciato “eredi”, “discepoli”  e  i “continuatori”; con l’aggravante, ai nostri giorni, del perseverare nell’emarginazione – l’estromettere la diversità di vedute – d’una qualsiasi alternativa all’ordinaria  <<  – normalizzazione –  >>  .  ( continua )

(*) così sul quotidiano “il Giornale” di Milano – già il 31 agosto c.a. – il direttore Sallusti.
( 1 )  v. articoli – il  “Roma” ( Vincenzo Nardiello ) : 18.8.’11 ( “della manovra” ); 28.8.’11 ( su “Europa e crisi economica” ) ; 30.8.’11 ( “dell’euro” ); 17.9.’11 ( “delle privatizzazioni” ); 27.9.’11 (  “esistere non resistere” ) .
( 2 ) v.  articolo – il “Roma”  (  Vincenzo Nardiello ) : 18.10.2008 ( su “crisi e America” )  e successivo , quasi in contradditorio, il 19.10.2008, di Giulio Di Donato.
( 3 ) v. M. D’ANTONIO : <<  – La costituzione di carta –  >>  ; Milano, 1977 ;  A. LOMBARDO : <<  –  La crisi delle democrazie industriali , 1968-1976  –  >>   ; Firenze, 1977; F. GIANFRANCESCHI :  << –  Il sistema della menzogna e la degradazione del piacere –  >>  ; Milano, 1977.
( 4 ) v. A. FANFANI : <<  – Capitalismo, Socialità, Partecipazione –  >>  ; Milano, 1976;   A.R.E.L. ( Agenzia di Ricerche e Legislazione ) : convegno a Reggio Emilia ( il 25 maggio 1979 – sul tema  <<   – Stato e Industria in Europa –  >>  ) , tenuto da esperti della DC, in cui si trattò – anche – l’argomento della  << –  economia sociale di mercato –  >>  ma in chiave classista.
( 5 )  v. Intervista  a  “La Repubblica” ( agosto 1978 ) ; E. BERLINGUER: <<   – Il  compromesso nella fase attuale –  >>  ; sta in “Rinascita”, n. 32 del 24 agosto 1979; M. TALAMONA :  <<  – Berlinguer e le sue idee economiche  –  >>  , in “Il sole 24 Ore”, del 25 agosto 1979;  <<  – Progetto di Tesi per il XV Congresso Nazionale del P.C.I. –  >>  , Roma , 20-25 marzo 1979, in   <<  – L’Unità-Documenti –  >>  del 10-12-1978;  <<  – breviario dell’austerità operaia –  >>  , distribuito dal P.C.I. , nel marzo del 1978.
( 6 ) v. articoli di GIUSEPPE CIAMMARUCONI , stanno in  << –  Secolo d’Italia  –  >>  :  <<  – Sindacalismo e classismo  –  >>  ( 24-3-1977 ) ;  <<  –  La esigenza della economicità –  >>  ( 15-4-1978 ) ;  “Dalla  <<  – corporazione proprietaria  –  >>   alla <<  –  impresa proprietaria  –  >>  ” ( 30-6-1979 ) ;  <<  – La  ristrutturazione del salario –  >>  ( 11-4-1978 ) ;  << –  La fabbrica a chi lavora  –  >>  ( 9 e 30-6-1979 ) ;  <<  – Fatica senza fatica  –  >>  (  30-9-1981 ) ;  <<  – La riforma della impresa –  >>  ( 14-7.1978 ) ;  <<  – Come produrre –  >>  ( 30-9-1979 ) ;  <<  – Sciopero sì, sciopero no –  >>  ( 31-5-1981 ) ;  <<  – Ristrutturazione finanziaria o ristrutturazione industriale ? –  >>  ( 26-5-1978 ) ;  —- <<  – Le due illusioni: piani di settore e finanziamenti –  >>  ( 30-8-1978 ) ;  <<  – Il punto sindacale  –  >>  ( 16-3-1979 ) ;   <<  – Un vuoto da colmare –  >>  ( 30-4-1979 ) ;  —- <<  – Il solito imbroglio –  >>  ( 29-2-1980 ); stanno – anche – riordinati, sistematicamente, nella successiva elaborazione – lavoro coordinato, aggiornato e integrato ( dallo stesso ) – in   <<  – No al salario –  >>  ; Roma, 1981 ( edito da C.U.S.I. – Comitato Unitario Sindacati Indipendenti ).

( 7 )  v. testo integrale dello Schema in:  <<  –  Rivista di Studi corporativi –  >>  ; n. 2 del 1973; G. CIAMMARUCONI :  <<  –  La impresa proprietaria –  >>  ; Roma 1975; relazione al D. Lgl. 12.10. 1944, n. 861 per la  <<  – Socializzazione delle imprese –  >>  . Sta in F. GALANTI, op. cit. – .
( 8 ) v. T. COLONNA:   <<  – Critica dei concetti fondamentali dell’economia – Dottrina del profitto corporativo –  >>  ; Torino 1940.
( 9 ) v. U. SPIRITO :  <<  – Il corporativismo –  >>  ; Firenze, 1970;  pag. 351 e segg. – U. SPIRITO:  <<  – La corporazione mangia i sindacati –  >>  ; sta in  <<  – Critica Fascista  –  >>   , 15 ottobre 1933 ( antologia a cura di Gabriele De Rosa e Francesco Malgeri; Roma, 1980 ) ; v. l’intervista ( di Ugo Spirito ) : in   <<  – TG 1 –  >>  del 29 aprile 1979, ore 20.
( 10 ) v. G. MARTINET :  <<  – I cinque comunismi –  >>  , Milano 1974.
( 11 ) v. O. SIK :  <<  – Quale comunismo –  >>  ; Bari 1977.
( 12 )  Sta in  <<  – Prospettive nel Mondo –  >>  ; n. 15-16 settembre-ottobre del 1977, pag. 52.
( 13 ) v. la Legge 5-12-1978, n. 787. Dispone, l’art. 1, che  <<   – previa autorizzazione della Banca d’Italia e anche in deroga a norme di legge e di statuto, gli istituti di crediito a medio e lungo termine che esercitano il credito industriale e le aziende di credito possono partecipare con sottoscrizioni di azioni e associarsi in partecipazione a società consortili per azioni…delle imprese emittenti…  >>  . La Legge, integrata con l’art. 5 del D.L. 30  gennaio 1979, n. 26, scaduta il 29 dicembre 1981.
( 14 ) v. G. CIAMMARUCONI :  <<  – Corporativismo e programmazione in Italia  –  >>  ; Roma, 1965.

La << –  grande crisi ->

    La contrapposizione, a livello planetario, già tra individualismo e collettivismo ( 15 ) , oggi riesplode in un nuovo e differente antagonismo – mutatis mutandis – che condiziona tutta la realtà della politica economica; è il conflitto, in senso geopolitico, tra paesi  ex egemoni – evidentemente in declino – , e quelli – ovviamente – emergenti in crescita – , che ne mostra la precisa misura e una chiara manifestazione; e che non significa, semplicemente, solo uno scontro tra il vecchio occidente e la nuova compagine cinese. Da una parte si distingue l’oscillante ed esitante linea europea, non proprio omogenea con l’andamento statunitense, e dall’altra l’incalzare – anche – dell’India e del Brasile; al riparo, temporaneamente, gli interessi della ex imperiale Gran Bretagna e della Russia ex sovietica che si corazzano – o almeno così credono – con una sorta di conduzione autarchica; nel mentre Africa e arabi restano – a tutt’oggi – un’incognita per sviluppi, ancora in embrione, di influenze – tutte – non egemoni e non definitive.
    Quì, da noi,  come in tutta Europa, ad ognuno la sua “formula”, per la risoluzione dell’avanzante   << – grande crisi – >> ,  non si può prescindere da un problema centrale ovvero  che, a tutt’oggi, manchi la “ricetta” ; e, cioè, il mancato approdo a un’etica della proprietà, e per l’uso delle grandi risorse, e per l’agire dell’impresa – ch’è la cellula produttiva d’ogni società – , almeno nella parte del globo che abitiamo e governiamo;  non è tanto, quì – da noi -,  ad impensierirci, come – erroneamente – si può credere,  una questione di   << – programmazione economica –  >>  , che viene dopo  e per conseguenza, quanto – alla base –  per l’appunto il discorso, mancato, del ricondurre la proprietà all’etica e dalla quale far discendere i mezzi per il fine; una questione, come si vede, di condotta umana ( 16 ) ; e ciò sia a livello microeconomico sia a livello macroeconomico.
    Ogni qualvolta si dibatta dell’impresa, se più o meno competitiva o – in mancanza – del ( suo ) “non stare nel mercato”,  una costante è il trascurare che l’effetto domino, in embrione,  d’una  eventuale catena di piccoli, medi o grandi  fallimenti – come per le croniche inefficienze di ogni paese – può provocare,  per quota parte, l’arcinoto – oggi supercitato – il <<  – default –  >>  , e non viceversa, essendo per risultante  pil – debito pubblico; tanto per essere più chiari l’esito derivante dal rapporto tra capacità del prodotto interno lordo e indebitamento dello stato per colmarne i deficit.
    E dopo l’etica della proprietà, è il discorso centrale sull’impresa che, per  assicurarsi una reale competitività e produttività, non può basarsi unicamente  sull’imprenditore – esclusivista dei mezzi di produzione; e, quindi, non potendo consolidarsi  sull’estraneazione – da ogni processo partecipativo  ( e non solo agli utili , ma della gestione ) –  delle maestranze; in una cornice di <<  – capitalismo produttivo –  >>  , diversamente da quello di “carta” e “finanziario” – che ha deviato da ogni regola ed esonda – ,  una sovrastruttura – sempre più anonima – d’intermediazione speculativa e parassitaria, s’è vero – com’è vero – che occorre sviluppo e crescita, bisogna che ciò si realizzi dalle fondamenta, e non dal “tetto” ovvero non per via degli invocati provvedimenti dall’alto,sempre integrativi e mai sostitutivi; in tal senso, e data la premessa, non è certo la filosofia del profitto che va contestata ma da modificarsi – semmai – la filosofia del sistema economico-consumistico, “rigido”,  di cui l’impresa non vorrebbe fare a meno. A riprova di ciò c’è che, da sempre, l’economia politica – differentemente  dalla politica economica – non subisce giudizi di valore.
    Che fare ? e come uscirne ?  come operare per il futuro prossimo venturo ? e come superare il nodo della dicotomia consumismo finalistico – finalismo sociale ?  Serve, per quanto ci riguarda, e a nostro avviso, l’Ue , in piena autonomia,  ha il diritto-dovere di dare buona prova di sé,   un  << – modello europeo –  >> , in economia,  perciò  – prioritariamente,  un <<  – governo europeo – >>  , in politica, che sovrintenda alle regole; regole, nuove, passando al discorso giuridico, che siano il frutto d’una codificazione per un sistema politico comune. D’altronde che il sistema politico, per ognuno dei paesi dell’unione europea – tuttora “distinti e distanti” – affasciati solo dalla moneta unica e – in subordine – da una, pletorica,    costituzione – dichiarazione d’intenti, sia da realizzarsi per il tramite di comune codificazione, altro che la raccolta – a gazzetta – di contigenti   << –  direttive –  >>   – spesso e volentieri innaturali -, o per  datate risoluzioni, in gran parte sterili , è pacifico ed  è fatto acclarato; in tale ambito, si converrà, necessita – anche – l’aggiornamento per il diritto dell’economia; e, ritornando a bomba, urge di più – per una logica della precedenza – il (ri)modellamento dell’impresa ch’è problema connesso, strettamente, non solo a quello del competere – in concorrenza e libertà – , non solo al produrre – nella prospettiva degli utili -, così da garantirsi – pure – un risultato sociale, e, ciò, assolutamente, non è utopia.
    Un passaggio, oggi tanto più necessario per il premere della  <<  – grande crisi  –  >> – ch’è illusorio solo considerare come una fase transitoria – , onde pervenire dall’attuale telaio d’intrapresa  a una più moderna struttura economico-sociale; e tale svolgimento, epocale, operante in un quadro di finalismo continentale , e programmato nell’ambito d’una effettiva unione politico-costituzionale; Il quadro, cui accenniamo, è infatti il “terreno”  che assegna la forza vitale alle trasformazioni e, dunque, vieppiù all’evoluzione dell’impresa – e non solo – , consente e legittima l’autonomia del sistema sociale; autonomia, beninteso, non contrapposizione; e, cioè, l’articolazione,  entro uno Stato confederale di decisori , nel quale – pure –  e non da soli, partiti e sindacati vi concorrano ma non per occuparlo.  ( continua )

( 15 ) sulle tesi antagonistiche, vedi : A. SMITH : <<  – Economia politica e politica economica –  >> ; Milano, 1971.
( 16 ) sull’etica come scienza della condotta umana, vedi: N. ABBAGNANO  : << –  Dizionario di filosofia –  >>  ; Torino, 1961 , pag.352. 

    Le regole di politica economica
    Se il mondo cambia, s’è indubitabile che ciò avvenga pure – come si suol dire – per i corsi e i ricorsi, parimenti per le dottrine economiche che vanno e vengono ( 17 ) , quali per tale intreccio le idee di base accettabili ? La problematica investe, come si vede, l’essenza stessa delle regole di politica sociale e politica economica; il guardare alla storia – che non sia storicismo o mera esercitazione di storiografia  – ci porta, in premessa, a dovere constatare ch’è la realtà del  passato e del presente, nulla escluso, come del dopo che si può  e deve prevedere – per come seguirà -, a caratterizzarel’ebollizione dalla quale individuare il  permanente ovvero l’enucleazione delle idee di base, e le regole di politica economica che – a nostro avviso – ne derivano, anche – e sopratutto – per risolvere i problemi del nostro tempo.
    Per uscire dal pasticcio del binomio etica – economia, occorre prima fare chiarezza.; compito, preliminare, se non arduo – per le note ragioni – , difficile ad inverarsi; altrettanto difficile, mettere mano al pasticcio dell’euro ( “consolidato”, così com’è ) ovvero per l’originaria immissione di cambio  ( il binomio moneta    unica – monete nazionali ) che, alla radice, ha “preparato” ( come, per l’Italia,  DA PRODI, QUANDO HA PERMESSO IL CAMBIO LIRA-EURO – >> ) – se vogliamo – tutti i rischi al  << –  default –  >>  ; quanto, e non per ultimo,  al pasticcio del binomio impresa – sistema, è ancor più difficile – se non “vietato” – uscirne
    Per intanto, a livello economico – che sconfina – vuoi o non vuoi – nel  politico , l’eurozona è totalmente sotto il tallone del  latino << –  cuius regio eius religio –  >>  ( di chi ? ) : l’antico precetto tedesco, “al tempo di Lutero, per il quale i sudditi  dei vari principi, dovevano adeguarsi alle scelte religiose del sovrano”; tanto per intenderci , s’è consentito l’accostamento, nell’attuale : le diverse  <<  – economie reali –  >>  , d’ogni singolo Stato, nel doversi uniformare a misure imposte ( da chi ? )  che, però, ufficialmente  sono – massimamente – influenzate dalle agenzie – rating ( v. “Standard  & Poors’s”, “Moody’s”, “Fitch Ratings”, con la “coda” d’ogni “zelante osservatorio”,  et similia ), piuttosto che dalla stessa Bce – un  << –  paradosso –  >>  – ;  e che fanno perno – ma chi controlla il controllore? (  <<  – quis custodiet custodes –  >>  : chi sorveglierà i sorveglianti ? ) – sulle dichiarazioni afferenti il c.d. “declassamento del debito”, le valutazioni sulla capacità d’essere – solidamente –  in grado, o meno, di fare fronte alle proprie esposizioni, sullo  << –  stato dell’arte –  >>  delle economie che, per così dire, vi “inciampano”; tutte cose che, per ogni Stato – in Europa – , finiscono – tra l’alternarsi di “scossoni” e “assestamenti”  alle borse, e risalite, o meno , dello spread ( come, per l’Italia, tra Btp e Bund ) – non  per registrare, puramente,  il rischio del fallimento bensì – lo diciamo chiaro e tondo – se non proprio a determinarlo, certamente a spingere  verso il  << –  default –  >> medesimo.
    Le preoccupazioni – in tal senso – sono ormai insorte, a livello così vasto, tanto da interessare anche chi, in Europa,  non ha dimestichezza con i nuovi termini della cronaca economica: e, in Italia, in particolare, influenzano l’investimento che teme di non essere più garantito, e scoraggiano, nella fattispecie, tutto il piccolo e medio risparmio – ove – ancora – in capacità di esercitarsi – ; e a vantaggio di chi pilota la corsa verso i c.d. “beni di rifugio” ( oro, argento, etc. ) che, in questi mesi, registrano dieci volte più del valore già quotato.
    Non c’è, insomma, allo stato,  chi possa andare – a parte l’esercizio delle polemiche da “fonti autorevoli ” – alla  supervisione e all’autorità di controllo che  riguardi l’operato d’un tale oligopolio, tutto privato e statunitense; e la veridicità  delle valutazioni,  circa l’affidabilità  creditizia – o meno – di società e Stati sovrani ( ? ) che emettano bond; e ci si mantiene, semplicemente, sulla difensiva che limita il “problema” nel sostenere, fuori da ogni istanza per il  << – primato della politica –  >>  , che “una governance più forte, permetterebbe di puntare agli eurobond”.
    Tout  ( per chi ? ) se tien ? nossignori ! Non quadra proprio nulla ? Premesso che a nessuno è dato ricondursi al proprio retroterra  per indugiarvi e attardarsi – solo – in memoriae; che a nessuno è concesso invocare, in nessun caso e per nessuna ragione,  il proprio –  <<  – L’ancièn régimè”  –   >>   ; forme di “onanismo politico”  che distolgono dalla ricerca dell’innovazione, dell’evoluzione; cioè  dello  << –  sblocco –  >>  e della soluzione, da dove ripartire ? Dal primo mattone ( il fulcro ), naturalmente,   della costruzione – comune  ch’è – e resta – l’impresa, e attorno a quel che vi ha ruotato / vi ruota ai nostri tempi. Ripartire, sì, non reiterare, proprio per guardare in avanti.
    L’impresa, chi ha incrociato ?  Enunciazioni storiche del prima, durante e dopo il suo apparire. Per prima, al sorgere del  << –  capitalismo –  >>  e del salariato, correlato al sopravvenire di fenomeni della società moderna, c’è il  <<   – sindacalismo –  >>  che si ritrova a teorizzare – come risposta alle forme del capitale – l’antitesi delle classi; il presupposto della lotta di classe ch’è il principio – inamovibile – del comunismo ( 18 ) , a prescindere, poi, da come – nei secoli scorsi – si sia dispiegato e indi disciolto; e, infine, con l’eccezione dell’attuale “anomalia cinese”: l’ibrido  del regime misto, la sola formula e la sola sopravvivenza del comunismo, riassunto  nel  << – capitalismo di stato –  >>  più “economia di mercato”. Secondariamente, ci sono i filoni del sindacalismo che, nel tempo – e sino ai nostri giorni – , hanno – sempre – teorizzato l’azione in subordine ad un principio ( ideologico ) : marxista, anarchico, cattolico, corporativo, riformista; e, ancora, quello che fu, invece, per l’autosufficxienza, come il  <<  – sindacalismo rivoluzionario  –  >>  di Georges Sorel, e – in un certo senso – come, per l’oggi, appare quello autonomo e  <<  – apolitico –  >>  ( ? ). Ma i sindacati, tutti, furono immersi e restano nel  << –  classismo –  >>  ; tant’è che, ancora, nel presente, il modello dell’impresa in cui ( per cui ) agiscono – in verità – s’identifica in quel che è,  ritenuto eterno ed immutabile, “il capitale e il lavoro in mani diverse” ; e, quindi, nel trasportarlo in società : del “lavoro oggetto dell’economia”. Esattamente, come da sempre, s’intende da parte dell’imprenditoria ( classista ) per l’esclusiva titolarità ( della proprieta o di altro diritto ) dei mezzi di produzione ( il capitale ).
    Nell’avervi ricompreso – in detti filoni – il sindacalismo corporativo , significa soltanto e solo che, avendo la  << –  la collaborazione –  >>   eliminato la lotta ma mantenuta la classe,  si potrà – ma successivamente – dire diversamente; il  <<  –  sindacalismo nazionale –  >> di Filippo Corridoni , la dottrina – prefascista – del movimento interventista del sindacalismo italiano, infatti, si risolse nelsindacalismo corporativo  che procedeva, pari passo, con le leggi  <<  – ad hoc –  >>  e l’incidenza che ne derivavano per l’economia ( e segnatamente per l’impresa ). Si approdò, per l’appunto, dal “passaggio dalla rilevanza della nozione di atto di commercio alla rilevanza di nozione di impresa”, all’ordinamento che nasceva per l’enunciazione ( 19 )- tra il 1923 ed il 1926 ( e del 1927 – e non solo per la  <<  – Carta del Lavoro –  >>  ) – successivamente per la legislazione sindacale ( 20 ) , pervenendo – in ultimo – alla codificazione del 1942; per poi, solo sul piano dei principi ( dato i ben noti “impedimenti” a darvi corpo ) , dopo il 1943, lo sbocco ( 21 ) con l’istituto della socializzazione( oltre la cogestione ) ed il superamento del  <<  – dualismo –  >> ( oltre la collaborazione )

(  17 ) vedi : J. ROBISON :   <<  – Ideologie  e scienza economica –  >> , Firenze 1966.
( 18 ) vedi :  <<  – Manifesto dei comunisti –  >>  ( 1848 ) e dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori  (1862 ) di Heinrich Karl  Marx.
( 19 ) v. L. MOSSA :  <<  – L’impresa nell’ordine corporativo –  >>  ; Firenze 1935.
( 20 ) v. M. CASANOVA :  <<  – L’impresa ( in generale )   –  >>  , sta in  <<  – Nuovissimo Digesto Italiano –  >>  ; Torino, 1962; VIII, pag. 351.
( 21 )  v. relazione che accompagnò la pubblicazione, nella Repubblica Sociale Italiana, del D.L. 20-12-1943, n. 853, avente per oggetto la  <<  – Costituzione della Confederazione generale del lavoro, della tecnica e delle arti  –  >>  . Sta in: F. GALANTI :  <<  – Socializzazione e Sindacalismo nella R.S.I. –  >>  ; Roma, 1949.

La “ricetta”
    Quali, perciò, le linee  – da elaborarsi  – per fare fronte all’attualità di collassi indotti della produzione ? alla più recente compressione inarmonica dei consumi, per impoverimento ? e, quindi, all’inadeguatezza – antica e nuova – della   <<  – economia salariale –  >>  ?  Per dare risposte a ciò – e ad altro che n’è conseguenza – occorre – innanzitutto – convenire ( accordarsi )  sulla   <<  – esigenza della economicità al servizio dell’interesse sociale –  >>  , risolvere – sopratutto – la questione dell’incontro tra l’economico e il sociale: il presupposto che conduce, agevolmente, alla “ricetta”. Iniziamo col dire, alle conclusioni, che ci stiamo occupando del futuro e che, questi, può essere letto – anche – perchè   <<  – annunciato –  >>  ; e di quel che, ad esempio, pronunciò Karol Vojtyla con l’enciclica  <<  – Laborem exercens –  >>  ( circa il  <<  – lavoro e proprietà  –  >>  – III – 14  ) ; di certo sulla scia della  <<  – rerum novarum  –  >>  e della  <<  – quadrigesimo anno  –  >>   ( delle quali sono abbastanza note le  <<  – coordinate –  >>  : antimarxismo, “riforma del capitalismo”, collaborazione tra le classi, etc. ), ma sino a spingersi al sottolineare  la  << subordinazione del diritto alla proprietà privata, all’uso dei beni comuni e alla loro destinazione universale  –   >>  ( 22 ) ; se tradotto, in pratica che ” è l’uso dei mezzi che ne giustifica la proprietà, non è la proprietà che ne giustifica l’uso”  ( ciò non riecheggiava per la prima volta in Italia – come già abbiamo detto, e documentato,  in termini di  <<  – corporativismo socializzatore  –  >>  ) ; e, dunque, quali i riflessi per la “prima cellula” ( l’impresa ) ? Precede tutto, intanto, il “nuovo modo di produrre” ( 23 ) sul quale s’era interrogata – anche – l’imprenditoria e che, per quanto ci riguarda, è opportuno – vieppiù oggi – l’interrogarsi; e precedono le soluzioni che, via via, nel tempo, avevano tentato di dare una risposta : dalla Germania – da parte di non pochi imprenditori, con esperimenti di cointeressamento e di “partecipazione agli utili”, coinvolgendo le maestranze ( la cogestione ) -; alla Svezia ( con il  <<  –  piano Meidner  –  >>   ) – per il  <<  –  sindacato proprietario  –  >>  e riforma  ( 24 ) della proprietà  ( il  residuo di  <<  – collettivo –  >>  ) -; in America –  con formule di comproprietà ( 25 ) dei lavoratori ( accesso all’azionariato ) , seppure come eccezioni – ; in Polonia – con Lech Walesa ( a guida del movimento sociale indipendente – sindacato “Solidarnosc” ) ,  per  l’uscita dal sistema economico collettivista  ( la proprietà pubblica dei mezzi di produzione dello   <<  – Stato capitalista –  >>  , e l’alternativa di “partecipazione operaia” ( non solo per la “condizione salariale” ) – ; e bastano, crediamo, questi pochi e diversi esempi. C’è da dire che Walesa, alla ricerca della nuova formula, durante il suo viaggio a Roma ( 1981 ), ben rendeva l’idea, intanto, di come i lavoratori aspirassero al superamento della loro esclusione da un qualsiasi “processo produttivo partecipato”  ed uscire, come abbiamo detto,  dallo  <<  –  errore affascinante del marxismo –  >>  ( 26 ), e andare “oltre”  ( “Il padrone – dichiarò – è sempre la controparte per i lavoratori : ci sono padroni grandi, padroni piccoli  e padroni-Stato come nel caso della Polonia” ).
    Ci siamo occupati del “futuro” e, purtroppo, non c’è sintonia con il presente in quantochè detti “esperimenti”, nel bene e nel male, furono tentati – sì – ma furono, poi, non tanto abortiti quanto abrogati; si perdono, ormai, nella “preistoria”  e ne possiamo ben comprendere le ragioni. Cosicche, sic res stantibus, la “ricetta” resta incentrata – insita –  in quel che – considerando e riconsiderando –  abbiamo, sinora, esposto con le riflessioni, si direbbero non  <<  – ortodosse –  >>  , forse   <<  – eterodosse  –  >>  ( ? ) .
    In Italia, nella quasi assenza di simili esperienze, proprio – quì – da noi, si sviluppa – però – sul finire degli anni settanta, una rinnovata corrente di pensiero politico-sindacale che, in tal senso, riprende detta tematica economico-sociale e, in essa, il tema delle inevitabili, specifiche, implicazioni politiche e giuridiche; sopratutto, per merito del C.U.S.I. – il Comitato Unitario dei Sindacati Indipendenti ( 27 ) –  una sorprendente meteora nel panorama sindacale italiano, attorno al tema centrale della “impresa proprietaria”, della  <<  – impresa – soggetto –  >>  ; e – come affermava Giuseppe Ciammaruconi ( che n’era il segretario generale ) –  <<  –  il tema, ne siamo convinti, degli anni ’80, degli anni 2000 –  >>  , quello dell’impresa – e la sua evoluzione – come postulato dell’economia sociale. Ci si riprometteva – si disse – di “calarsi nella realtà” e reagireaffinchè – così come concepita e trasformata – non la si mantenesse, ancora,  <<  – lontana da chi vive nella società industriale e dal rapporto tra sviluppo tecnologico e sviluppo umano; dalle premesse della rivoluzione robotica e della informatica –  >>  ; e tant’è che – si volle meglio aggiungere –  <<  – la realtà della politica italiana, realtà insopprimibile, è la realtà del prefascismo, è la realtà del fascismo, è la realtà dell’antifascismo, è la realtà del postfascismo –  >>  ; era, quindi, di tutto ciò il rintracciare i motivi onde risolvere i problemi e, perciò, nella fattispecie, quello della “cellula – impresa”.  Riprendendo il dibattito attorno alle coordinate della  <<  – economia corporativa –  >>  , di cui abbiamo già detto ( 28 ), e non solo circa la sua originaria e pregressa disciplina ( 29 ), nel raffronto con le c.d.   <<  – leggi naturali del capitalismo –  >>  , ne sortiva che la “separazione” fra le funzioni essenziali del processo produttivo ( la prestazione d’opera, la prestazione del capitale – il finanziamento -, l’investimento – la proprietà -, la combinazione di capitale e lavoro – l’impresa – ) , sia che fosse del capitalismo privato o di Stato, si rivelava tutt’altro che perfetta ( 30 ); nel frattempo, intervenuto il magistero di Giovanni Paolo II – a far luce, con la  già cennata lettera enciclica – sulla   <<  – centralità del lavoro –  >>  ( e non mancano – per l’oggi – stessi richiami di Papa Ratzinger –  Benedetto XVI ), si rendeva chiaro che la separazione tra titolarità dei beni capitali e titolarità  del lavoro , non potendosi proseguire sulla via del lavoro subordinato, doveva – invece – portarsi sulla contitolarità del capitale e del lavoro nell’ambito dell’impresa. Insomma s’era, per così dire, in buona compagnia, segnatamente per quanto – da noi – considerato attorno al dato etico dell’economia, dimostrandosi che c’era un sindacalismo – oltre l’attività pratica dell’azione – capace di muoversi ed elaborare tesi nuove, tra l’idealismo – attualismo – problematicism, vanamente già tacciate di corporativismo  <<  – comunista –  >>  ed inutilmente stigmatizzato di “umanesimo scientifico”.
    Si confermava, nei fatti, la validità del  <<  – sindacalismo sociale –  >>  e il modello di impresa ( 31 ), ch’era rivendicato – la priorità -, nel rigetto totale dell’economia collettivistica e, in rapporto ad essa, nel trarre di quel che di buono – utile e compatibile – che rimaneva dell’economia capitalistica; e si confermava, altresì, la bontà di tutta una serie di scelte, che non si condizionavano all’homo oeconomicus ( 32 )  e che si riportavano ( rinnovavano ) alla concezione gentiliana del lavoro ( v. in  <<  – Genesi e struttura della società –  >>  ). La  riemersa <<  – questione sociale –  >>  , tuttora più che mai irrisolta, riesplode – oggi – in termini immutati, e in parte nuovi, ad inizio di questo secolo ch’è s’è aperto all’insegna delle incongnite e della  conseguente <<  – confusione –  >>  ( politico-economico-filosofica ); era andata all’eclissi , ad opera dei più, con qualche eccezione – negli anni ottanta ( e al termine dello scorso secolo, solo apparentemente “accantonata”, per via di noti – avvenuti – “sconvolgimenti politici” )  –sia “a destra” che “a sinistra”; rispettivamente, nel contesto del progetto per una  <<  – Nuova Repubblica –  >>  ( v. Msi-Dn – poi An ) ed in quello per la   <<  – Grande Riforma –  >>  ( v. Psi ) : due opzioni – rispettivamente – il nazionale e il riformista , che, seppure da versanti diversi, si ponevano sul terreno comune del rinnovamento e della modernizzazione, e nel cui ambito si ritrovava  –  nell’occasione dei congressi di partito – l’eco – nella  << –  base –  >> – della problematica, anche, dell’impresa ( rispettivamente: spinta – “a destra” – sino alla  <<  – socializzazione –  >>  e, “a sinistra” , per la revisione del modello, in verità, che esitava, però, ad andare oltre il “partecipativo” – agli utili – e la compartecipazione alla gestione ); ciò avveniva, per via dell’inizio  del cammino di evoluzione della Destra – le cui vicende abbastanza note -, e per la Sinistra ( che voleva rappresentare il Psi ) grazie all’uscita dal marxismo e l’ispirarsi, unicamente, alla figura e a quanto già esercitato da Pierre – Joseph Proudon ( 33 ).
    Tutti gli altri, e in particolare le organizzazioni sindacali ( allora, come oggi, nella funzione di  << –  cinghia di trasmissione –  >>  della “forma – partito” ),  fermi al modello dell’economia salariale ( l’equazione : lavoro uguale – solo – salario; v. convegno di Pisa, dell’aprile 1978 ); e alla linea di “conquiste”,  di cui è fotografia la stratificazione verticale – del salario – con le varie indennità ( all’epoca, erano già in oltre 30 “voci” ) che si affiancano alla paga base, come risultato  ( e contropartita ) – è evidente – del “blocco” ( ad andare oltre la struttura di impresa ); e che, in tempi di espansione, pare appetibile ai lavoratori ma che, in tempi di contrazione, mostra tutti i limiti e la propria impotenza ( a suo tempo, infatti, con l’illusoria ed ingannevole formula :  <<  –  il salario-variabile-dipendente –  >>  ). Che la crisi non provenga da un “recente lontano” ma che venga da molto più lontano, invero, è provato – incontestabilmente –  da quel che, all’epca, ci si chiedeva :  <<  –  quale sarà, nel prossimo avvenire , il nuovo modello di sviluppo dopo quello del  lavoro, della redistribuzione, del garantismo ?  –  >>  .  Ed era, già, facile rispondere :  << –   forse, molto semplicemente, quello della  impossibilità della crescita economica. –  >>  ( v. Pietro Terna ). Nel mese del febbraio 1980 – già trent’anni orsono – era nella massima evidenza ed espressamente lo si affermava ( v. Roy Jenkins – a Strasburgo – presidente della Commissione C.E.E. – previsioni riguardo alla già iniziata  <<  – sfida delle nuove tecnologie –  >>  ) :  <<  –  Se guardiamo il futuro, ciò che ci aspetta è il crollo dell’ordine economico e sociale sul quale è stata costruita L’Europa del dopoguerra –  >>  ; e, oggi, dunque che dire ? Per quanto ci riguarda, noi riteniamo  che vi sia,  invece,  la prevalente – dominante – altra motivazione : l’avere, l’Europa, ricomposta se stessa sui modelli politico-sociali degli  anni  <<  – ’20 –  >>  ovvero facendo a meno dell’eccezione di quel che si definì la  <<  – ideologia italiana –  >>  ( seppure, come abbiamo avuto modo di dire, impedita nella sua evoluzione ). E, per l’oggi, dunque, che aggiungere ? Che, infatti, ciò che si deve risolvere è, per l’appunto, non tanto il  <<  – che cosa –  >>  e  << –  perchè –  >>  produrre ma sopratutto il  << –  come –  >>  produrre; per quale nuovo modello lavorano gli altri? Ma quali “lotte”? e quali  – soliti – <<  – patti sociali –  <<  ?
    Nelle considerazioni che abbiamo, sinora, sviluppato, riferendoci – prevalentemente – alle tematiche economico-sociali ( pur se non ci siamo negati – accennandovi per quanto fosse necessario  – a trattare delle implicazioni politiche e giuridiche ), è cosa ovvia che – seppure nel “silenzio” derivante dai limiti imposti alla trattazione – però non dimentichiamo che tale problematica non può non considerare tutto quel che – poi – è avvenuto, sul terreno politico ( e scarsamente su quello costituzionale ) : a partire dalla seconda metà degli anni novanta ad oggi ( ma di cui non ci occupiamo, dando per scontato che, da qualsiasi parte lo si osservi, comunque sia, ne sono conosciute – ampiamente e compiutamente – le “vicende” ).
    Ci limitiamo – solo – a dire, e lo dobbiamo dire, che dispiaccia o no ( a prescindere che, per il come e per quanto si sia manifestato, si condivida – o meno ), che qualcosa è avvenuto. La “discesa in campo politico – imprevista e determinante – dell’imprenditore” ( v. Silvio Berlusconi ), e “l’irrompere – tumultuoso ma moderato – dell’uomo di Cerignola ( v. Giuseppe Tatarella – alias “Pinuccio” – poi scomparso prematuramente ma che ha lasciato “eredi irriducibili” ), e “la crescita impetuosa – localistica ma non proprio di stretto respiro – del c.d. leghismo padano” ( v. Umberto Bossi ); cioè il sorgere e lo svolgersi d’una loro linea di alleanza, tuttora non a ciclo chiuso – checchè se ne dica -, per un nuovo   <<  – blocco sociale – >>  ch’era  , e ch’è , tra tutte le altre novità e proprie pecularietà, il contraltare al “partito del debito pubblico e della spesa pubblica”. E’ pur vero, in un certo senso, e per altre ragioni, che – come di recente ha scritto Gennaro Sangiuliano –   << – il centrodestra italiano è deludente, poteva rompere le catene del conformismo post comunista, con una grande riforma morale e civile. Non lo ha fatto, gettando alle ortiche un’occasione storica. Ci vorrebbe la sobrietà dei grandi conservatori: De Gaulle, Churchill, Giolitti …. La lezione di Prezzolini, Pareto, Mosca… ( . . . )  –  >>  ;  ma – anche di recente – il direttore del quotidiano di Milano  <<  – il Giornale –  >>  , Sallusti, in un suo editoriale, diceva che:  <<  – …la rivoluzione liberale promessa da Berlusconi è vero che è incompiuta ma non archiviata… –  >>  .
    E noi vi aggiungiamo, senza entrare – molto – nel merito di quanto sopra ( non s’è fatto o s’è stati impediti a farlo ? – ma questo è altro problema ),  in breve, che : la “rivoluzione liberale” , quanto la “riforma morale”, s’intendono – è vero con la ripulsa del “collettivo scaduto” – se pure provvedendo per le “insufficienze dell’individualismo” ( di cui ci siamo occupati ); che, in quanto alle emergenze, per prima cosa,  e per quanto riguarda le famiglie, è tuttora possibile che siano rimesse in grado di accantonamenti, utili a un  <<  – capitale di avvio –  >>  dei giovani all’età adulta;  che, per le “grandi questioni”,  presidenzialismo – bipolarismo – federalismo, comunque sia, sono entrati nella coscienza degli italiani e non è detto che possano – facilmente – essere “azzerati”; che, poi, non a caso, all’interno d’una tale coalizione maggioritaria – oggi come oggi – maggiore coerenza e lealtà risultano – chiarissimamente – in ambito delle anime  di originaria provenienza, rispettivamente, missina e socialista ( di cui abbiamo già accennato ), e che non subiscono il “richiamo delle sirene”, e che, in sostanza, non sono disponibili per la comoda – facile  rincorsa alla  <<  – restaurazione –  >>  ; che, in ogni caso, all’eventuale prova elettorale, sia che Berlusconi decida di partecipare direttamente o indirettamente, difficile è il pensare che non  ancora ci si ritroverebbe con un “fronte articolato” , composto come sinora è, e con tutte le motivazioni che muovono – attualmente – il Popolo della Libertà ( ma non solo : con quelle della Lega al nord – che ne ha ben donde – degli artigiani indipendenti, piccoli imprenditori e piccoli proprietari in agricoltura, “operai evoluti”, etc.; e con quelle, non meno valide, delle c.d. “correnti minori”, nell’attuale centrodestra, dentro o fuori il PdL,  che rifiutano – come i cattolici – il ritorno all’arcinoto <<  – centrismo pendolare –  >>  o che non intendono – come i tanti iberali e i risorgimentali – farsi “risucchiare”, a sinistra, dal   <<  – cattocomunismo –  >>  e dal vetero “antagonismo rosso” ); che non è detto sia, definitivamente, preclusa l’attuazione della  <<  – triangolazione strutturale –  >>  : le riforme di costituzione, giustizia e fisco. Che, per quanto ci riguarda, non è impossibile pensare che ne vengano, poi, ad includersi, in dette riforme,  le direttrici che abbiamo delineato per la produzione e l’impresa. Tutto, insomma, è possibile e, nonostante, tutto,  solo se lo si voglia.
( 22 )  v. la lettera enciclica   <<  – LABOREM EXERCENS  –   >>  del Pontefice Giovanni Paolo II del 14 settembre 1981 (  <<  –  L’Osservatore Romano  –   >>  n.213 del 16-9-1981 )
( 23 ) v. G. VARASI:   <<  –  Padroni di cambiare. Ruolo e motivazione del nuovo imprenditore  –  >>  ; Milano, 1976.
( 24 ) v. R. MEIDNER :  <<  –  Il prezzo dell’uguaglianza. Piano di riforma della proprietà industriale in Svezia  –  >>  : Cosenza, 1976; R. MEIDNER:  <<  –  Capitale senza padrone. Il progetto svedese alla formazione collettiva del capitale  –  >>  ; Roma, 1980.
( 25 ) v. – ad es. – : “Gli azionisti della Rath Packing  , una società statunitense di conserve animali, approvarono un programma mediante il quale i propri dipendenti  ricevevano il 20 per cento dei loro salari in azioni ordinarie per la durata di due anni e al termine del periodo venivano a possedere il 60 per cento del capitale della società medesima ( The Rast Packing Company, Prospectus in December 30, 1980 ).
( 26 ) v. K. KORNUNG :  <<  –  Un errore affascinante : il marxismo  –  >>  ; Roma, 1979.
( 27 ) Il C.U.S.I.  ( Comitato Unitario Sindacati Indipendenti ) fu costituito, per iniziativa dei Sindacati Sociali ad esso aderenti, il 12 gennaio del 1979; i  <<  – Sindacati Sociali –  >>  furono le organizzazioni di categoria del sindacalismo indipendente; sul piano operativo, seppure non raggiunto l’obiettivo della massima espansione – su tutto il territorio nazionale -, ebbero una forte presenza in Lazio e Campania ( nei settori della scuola, sanità, trasporti, pubblico impiego e metalmeccanicoi ) ; ancora più forte nell’ambito delle organizzazioni dei senzalavoro – a Napoli  ( col “Sindacato Sociale Disoccupati” ) –  in cui l’intero Cusi rappresentò – anche – una delle più consistenti – se non la prima – “forza di lotta e di piazza” ( in specie, dopo il sismo ’80, e durante tutto il periodo delle trattative , governo  – disoccupati, con l’allora mimistro Foschi );  sta in :  <<  – 50 anni di Movimento – La storia del Msi vissuta da un militante –  >>   ; Napoli, 1994 ( Arturo Stenio Vuono ).  [ Arturo Stenio Vuono ne fu, a suo tempo, il responsabile del coordinamento ovvero il responsabile del comitato che raggruppava i sindacati sociali partenopei ]
( 28 ) v. L. AMOROSO :  <<  – Principi di economia corporativa –  >>; Bologna, 1938.
( 29 ) v. L’art. 811 del C.C., abrogato dall’art. 3 del D.Lgl. Lgt. 14-9-1944, n. 287, recitava :  <<  – Disciplina corporativa. I beni sono sottoposti alla disciplina dell’ordinamento corporativo in relazione alla loro funzione economica e alle esigenze della produzione nazionale –  >>  .
( 30 ) v. L. AMOROSO :  <<  – Le leggi naturali dell’economia politica –  >>  ; Torino, 1961.
( 31 ) v. Sulla problematica dell’impresa, v. G. AMORESE:  <<  – Rimeditiamo il concetto di impresa –  >>  ; sta in “Giornale dei dottori commercialisi” ; Roma, n.5; maggio 1979.
( 3 2 ) v. dibattito sul quotidiano “Secolo d’Italia” – 2 aprile 1978 ( Lino Di Stefano ) e 15 aprile 1978 ( Giuseppe Ciammaruconi ), a commento dell’ultimo saggio ( 1978 ) di Ugo Spirito su   <<  – Vilfredo Pareto –  >>  .
( 33 ) v. PIERRE – JOSEPH PROUDON :  <<  – Qu ‘est – ce que la propriete –  >>  ;  <<  – Philosophie dela misere –  >>  ;  <<  – Théorie de la propriété –  >>  ; 1866.  ( Il Proudon : “…partito dal pensiero degli economisti classici e da una critica intransigente della società borghese, egli arriva a una posizione politica assai distante da quella di Marx e alla contrapposizione al socialismo marxista…” – .

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Verso un raduno nazionale degli “Appartati” : Napoli 2012
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CONTROINFORMAZIONE
Steve Jobs

Steve Jobs è morto, aveva 56 anni. Appena ventunenne aveva fondato Apple insieme a Steve Wozniak, cambiando per sempre il modo di pensare la tecnologia. La notizia è arrivata attorno alle 19:30 di ieri (l’1:30 in Italia) ed è immediatamente rimbalzata su Twitter e su Internet, in ogni angolo del mondo. L’annuncio nel comunicato di Apple.
“Siamo profondamente rattristati di dover annunciare che Steve Jobs ci ha lasciati. La sua passione ed energia sono state la fonte di innovazioni incalcolabili e che hanno arricchito e migliorato la vita di tutti noi. Il mondo è incredibilmente migliore grazie a Steve Jobs. Il suo grande amore era la moglie Laurene e la sua famiglia. I nostri pensieri vanno a loro e a tutti coloro che sono stati toccati dal suo talento straordinario”, si legge in un comunicato della casa di Cupertino. Subito dopo, la conferma dei parenti: “Se ne è andato in modo sereno, circondato dalla sua famiglia. Sappiamo che molti di voi parteciperanno al nostro dolore e vi chiediamo di rispettare la nostra privacy in questo momento di lutto”.
Steve Jobs è morto, aveva 56 anni. Appena ventunenne aveva fondato Apple insieme a Steve Wozniak, cambiando per sempre il modo di pensare la tecnologia. La notizia è arrivata attorno alle 19:30 di ieri (l’1:30 in Italia) ed è immediatamente rimbalzata su Twitter e su Internet, in ogni angolo del mondo. L’annuncio nel comunicato di Apple.
“Siamo profondamente rattristati di dover annunciare che Steve Jobs ci ha lasciati. La sua passione ed energia sono state la fonte di innovazioni incalcolabili e che hanno arricchito e migliorato la vita di tutti noi. Il mondo è incredibilmente migliore grazie a Steve Jobs. Il suo grande amore era la moglie Laurene e la sua famiglia. I nostri pensieri vanno a loro e a tutti coloro che sono stati toccati dal suo talento straordinario”, si legge in un comunicato della casa di Cupertino. Subito dopo, la conferma dei parenti: “Se ne è andato in modo sereno, circondato dalla sua famiglia. Sappiamo che molti di voi parteciperanno al nostro dolore e vi chiediamo di rispettare la nostra privacy in questo momento di lutto”.

aridatece la destra
ottobre, 9 – ’11 sul “Roma”
 di Vincenzo Nardiello

Aridatece la destra. Con un puzzone qualsiasi se necessario. Ma aridatecela. Non se ne può più di un centrodestra che scimmiotta le peggiori politiche della sinistra. È intollerabile che per colmare il vuoto politico e culturale del Pdl, incapace di elaborare una strategia vincente, ci si aggrappi a idee sconfitte dalla storia e pure dalla cronaca, come patrimoniali e aumenti di tasse; è inaccettabile che debba essere la Bce a ricordarci che la via per uscire dalla crisi è privatizzare, tagliare la spesa pubblica, riformare le pensioni, aumentare la concorrenza. Una ricetta, quella di Draghi e Trichet, che rappresenta la summa di tutte le cose che il Governo avrebbe dovuto fare e non ha fatto. Non a caso, appena è diventata pubblica, Bersani e compagni – che fino a quel momento l’avevano reclamata – hanno storto il naso. Per forza: quello lì non è il loro programma. Ma neanche il programma del centrodestra. Almeno non più, a giudicare dagli ultimi provvedimenti. È questo il paradosso: la destra, le sue proposte, idee e aspirazioni sono ormai altrettanti figli di nessuno.
Non è solo questione di politiche economiche. Che fine ha fatto la destra che si batte per il rispetto delle regole, per legge e ordine, che chiede meritocrazia, sicurezza nelle città, lotta dura all’immigrazione clandestina, che reclama la riforma decisionista e presidenziale di una democrazia ingessata da lobby e poteri senza alcuna legittimazione popolare, che dà battaglia in Europa per la difesa degli interessi nazionali? Dopo tre anni di governo e qualche apprezzabile risultato, dove s’è nascosta? Davvero basta dire che non ci sono alternative a questo Esecutivo per giustificare il ritardo e la confusione dei provvedimenti? Quella destra, l’unica degna di chiamarsi così, è sparita. Soprattutto al Sud.  In questi anni avrebbe dovuto tagliare gli sprechi, invece di assecondarli; rivendicare la chiusura dei rubinetti dell’intervento pubblico, invece di scusarsi per la riduzione dei finanziamenti dovuti alla necessità di far quadrare i conti; cambiare il sistema marcio dei sussidi alle imprese; creare una classe dirigente dignitosa, in grado di contrastare l’avanzata dei gattopardi rossi riverniciati d’arancione. Nulla di tutto ciò è stato fatto. Al contrario, si è continuato a seminare vento per poi meravigliarsi della tempesta che si andava raccogliendo. Finché la figura carismatica di Berlusconi ha funzionato, storture, mancanze e magagne sono state ben nascoste; ora che un solo Cavaliere non basta più e la figura del leader è tanto appannata da essere diventata quasi una palla al piede, il centrodestra sembra sciogliersi come neve al sole.
Ridare forza al suo progetto, ricostruirlo secondo le linee originarie individuate a suo tempo da Pinuccio Tatarella, è più di un dovere: è una necessità. È l’unica soluzione per far uscire l’Italia dal vicolo cieco in cui s’è cacciata.


[ Legum omnes  servi sumus ut liberi esse possimus ]
 ( Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli )
www.associazioneazimut.blogattivo.com – –  TEL. 340. 34 92 379 / FAX : 081. 770 13 32
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—– Original Message —– From: Facebook To: Arturo Stenio Vuono
Sent: Saturday, October 08, 2011 5:38 PM
Subject: Nuovi messaggi ( . . . )
 
Alessandro Sansoni – 7 ottobre 13.24.59
Alessandro Sansoni – 8 ottobre 1.22.05
 
dal secolo d’italia di oggi, pag. 7

Internet ci rende davvero liberi? Sì, ma solo con regole precise
Al “Festival delle libertà digitali” di Napoli una discussione sulle potenzialità e i rischi del web

Alessandro Sansoni
Nelle stesse ore in cui i membri della Commissione Giustizia del Parlamento emendavano il ddl sulle intercettazioni del famigerato comma 29, ribattezzato dall’opposizione come “ammazza-blog”, facendo tirare un sospiro di sollievo ai difensori della libertà virtuale, Napoli per la prima volta ospitava, unica città dell’intero Sud Italia, una tappa del Festival delle Libertà Digitali. L’evento, giunto alla sua terza edizione, ha tra i suoi promotori proprio la Wikimedia Foundation, l’ente non profit che nell’ultimo anno ha raccolto oltre 16 milioni di dollari in donazioni e a cui fa capo, tra gli altri, Wikipedia Italia. Tema dell’incontro, tenutosi presso l’Istituto Tecnico Industriale F. Giordani, doveva essere “Libertà digitali: opportunità per lo sviluppo della società moderna”, con particolare attenzione alle occasioni anche professionali ed imprenditoriali che l’open source e in generale internet possono fornire alle giovani generazioni. Il discorso, però, complice anche il clima politico di questi giorni, ha finito per toccare soprattutto questioni relative alle potenzialità di strumento di formazione e divulgazione culturale, che oggi il web rappresenta, ed alla necessità di certificare la correttezza dei contenuti disponibili in rete.

La libertà digitale è un valore?
Come spesso accade da un secolo a questa parte, l’abuso del concetto di libertà è uno dei grandi problemi sul tappeto. Internet è davvero quello strumento che favorisce la libertà di pensiero e di espressione di tutti coloro che lo utilizzano? E la libertà digitale va equiparata alla possibilità di comunicare qualunque sciocchezza ci passi per la testa o di pubblicare, magari in modo suggestivo ed accattivante, inesattezze, calunnie o fantasie? Oggi il web rappresenta uno dei principali veicoli di diffusione della cultura di massa, soprattutto per i giovani. Wikipedia, la “libera enciclopedia on line”, ne è il modello principale. È indubbiamente affascinante la costruzione delle “voci” che la compongono: ogni utente può apportare il proprio contributo, inserendo dati ed informazioni, aumentando così la quantità di nozioni disponibili, in un gioco collettivo attraverso il quale i ruoli di chi scrive e di chi legge e, quindi, di chi insegna e di chi apprende, tendono a confondersi. Eppure il risultato non sempre è rigoroso dal punto di vista scientifico, storico o culturale in genere. Segnalare inesattezze o strafalcioni e ritenere che esse possano determinare effetti negativi sulla formazione di milioni di giovani internauti è una limitazione della libertà? I sistemi culturali necessitano di criteri e di paradigmi: anche libri, giornali e riviste a volte non li rispettano, ma hanno una facilità di circolazione di molto inferiore a quella della rete e, soprattutto, chi ne fruisce sa distinguere la qualità dell’offerta. Questo perché la nostra formazione scolastica è ancora in larghissima misura, e giustamente, libresca, “cartacea”. Sul web, inoltre, non esiste una gerarchia di valore dei siti: essi sono sostanzialmente tutti sullo stesso piano e, semmai, è la quantità di click che ne rende uno più accessibile.

Un esempio tra i molti possibili
Facciamo un esempio: se su Google digitiamo la parola “medioevo”, subito dopo la voce inserita in Wikipedia, ci appariranno una serie di siti che si interessano di storia medioevale la cui attendibilità storiografica è quantomeno discutibile. Eppure il nostro adolescente, curioso di cose passate, attingerà ad essi le sue nozioni in materia. Più difficilmente, egli giungerà, navigando in rete, al sito della rivista telematica Reti Medioevali, un’iniziativa partita nel 1998 che ha tra i suoi promotori studiosi e ricercatori di varie università italiane (Napoli e Firenze innanzitutto) e che oggi coinvolge storici di tutto il mondo. RM è uno splendido esempio di cultura in open source. Si trovano disponibili articoli scientifici, interi libri, database di fonti digitalizzate. Tutto gratuito e verificato da un comitato scientifico, vagliato secondo le modalità del “doppio cieco” (double blind peer review) e dotato dello Sparc Europe Seal, la certificazione di conformità agli standard di qualità delle tradizionali riviste scientifiche. Insomma uno straordinario strumento di cultura libera e gratuita, messo a disposizione di appassionati e di ricercatori che, altrimenti, solo faticosamente e dispendiosamente potrebbero avere accesso a quei contenuti. Non è facile coltivare la libertà nella scienza e nella cultura, è evidente che l’internauta va educato all’utilizzo consapevole del web.

Stampa e informazione
In parte analogo è il discorso legato all’informazione su temi di attualità. Non è un caso se, come ha affermato nel corso del convegno partenopeo l’ing. Giuseppe Contino, responsabile del sito web del Comune di Napoli, «non appena inaugurammo la pagina internet dell’ente avviammo immediatamente le procedure necessarie ad acquisire la qualifica di testata giornalistica on line». Perché il problema, a maggior ragione per un’istituzione, è appunto avere dei meccanismi di controllo della qualità della massa di informazioni presenti in rete, dotandosi eventualmente degli strumenti, anche giuridici, necessari ad evitare diffamazioni o correggere le inesattezze. Anche in questo caso un internauta ben educato sa che un blog riconosciuto dal tribunale come testata giornalistica è soggetto agli stessi vincoli ed alle stesse regole di un quotidiano e lo preferirà ad un altro sprovvisto degli stessi requisiti. Come in tanti altri campi del sapere e dell’esistenza, prima che al Parlamento o ai fan del “libero blog in libero stato”, toccherà alla scuola provvedere ad insegnare come utilizzare in modo corretto le nuove tecnologie di informazione.

07/10/2011

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Secolo d’Italia – In Edicola
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Giuseppe Menzione MiamiBeach
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—– Original Message —–

From: Facebook
Sent: Thursday, October 13, 2011 7:27 AM
Subject: Marcello Taglialatela ti ha invitato all’evento “NAPOLI CAPITALE EUROPEA”…
facebook
Ciao Arturo,
Marcello ti ha invitato a “NAPOLI CAPITALE EUROPEA“.
NAPOLI CAPITALE EUROPEA
lunedì 17 ottobre alle ore 18.00
Luogo: HOTEL JOLLY NAPOLI VIA MEDINA
Perteciperai?   – No – Forse
Grazie,
Il team di Facebook


Fine Intervento

Il 2012 (non)si presenta col ramoscello d’ulivo…cosa ci attendeolore


“Azimut” – Associazione CulturalSociale – Napoli — Il 2012 (non)si presenta col ramoscello d’ulivo…cosa ci attende? In preparazione il << – libretto tricolore – >>  …Vuono –  azimut – October 03, 2011

Da Bojan ad Hamsik i gol che fanno volare la Roma e il Napoli
IL FATTO DEL GIORNO.  MIRACOLO A MILANO : – Nella “tana del leone”, l’equipe calcistica “terrona” conquista la << – Madonnina – >> ; l’orgoglio e l’altraNapoli – quella dello sport – che riscatta tutta la Città, ridona la dignità !

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Il 2012 (non)si presenta col ramoscello d’ulivo… cosa ci attende? In preparazione il << – libretto tricolore – >> ….. [ Az. NewsLetter : 03.10.’11 ] — [ anteprima di web ]
Una buona giornata e una buona lettura !
IL 2012 (NON)SI PRESENTA COL RAMOSCELLO D’ULIVO…..
 [  L’INFORMAZIONE – NON CONFORMISTA : TRA CRONACA E STORIA, CONTRO IL << – SISTEMA DELLA MENZOGNA – >>  ]
Festa della Liberazione  2012 – IL LIBRO. QUELLA BELLA DAMNATIO E LA GRANDE INCOMPIUTA – INTERVISTA SUGLI IRRIDUCIBILI. IN PREPARAZIONE IL << – LIBRETTO TRICOLORE – >>
  [  Cosa ci attende? – Azimut – NewsLetter :  lunedì, 3 ottobre 2011 ]

LA “DIASPORA” E L’ALTERNATIVA … ( ! )
[ centrodestra o l’universo – caos : tertium non datur ! ]
 LA NUOVA << – COSA – >> CHE NASCE DALLA “DIASPORA” …IL “2012” (NON)SI PRESENTA COL RAMOSCELLO D’ULIVO…COSI’ I “RONZINI” SI SENTONO GIA’ AL NASTRO  DI PARTENZA… CAPOFILA ROMANO, IL “PRODE . PRODI”… ( ALIAS “IL MORTADELLA” ) , BUONO PER TUTTE LE STAGIONI… ( ahinoi ! )
TOUT SE TIEN…L’ancièn régime… ]
  
 DOPO IL FALLITO “YES WE CAN” ( PURE IN CASA NOSTRA ), IL PRONTO AVVISO :  A.A.A. NUOVISSIMO  E DISPONIBILE “PROCONSOLE – ITALY” CERCASI; AMERICA ! AMERICA ! AMERICA !  Nel segno della “continuità clintoniana” : c’è chi con “l’aratro traccia il solco” e chi “lo difende con la spada”; un virus, in export,  con l’infezione della << – crisi – >> . Insomma l’Obama è << – roba d’esportazione – >> …..
New York: centinaia di arresti tra gli   “SBAVANO” – E NON VEDONO L’ORA  DI “METTERSI IN PISTA”, CON LA LIVREA, A TUTTO SERVIZIO…MA NOI, CHE ABBIAMO UNA << – MEMORIA DA ELEFANTE – >>, ANDIAMO ALL’ANTEFATTO : questo film – noi – l’abbiamo già visto; che, ora, viene – in edizione, riveduta e corretta, – con prove tecniche per la “nuova frontiera” del << – sistema italia – >> : l’architrave è << –  di lotta e di governo – >> , tra il “travestimento” e tra il “polpettone” , e il guazzabuglio”; nel mentre “piccoli (  vecchi e nuovi ) antagonisti crescono”… quando la << – cosa – >>  è impresentabile, si “spara nel mucchio”..che “son tutti uguali”… ( ! ) capite?
S E N Z A    P A R O L E
   
S E N Z A    P A R O L E
Diliberto:  [ E Diliberto dixit…. Letto sulla stampa – sabato, 1 ottobre 2011 ]
Ho nostalgia dell’Iri”. La parola appare quasi balsfema. “Nessuna provocazione: serve un organismo statale che, come il vecchio Istituto di ricostruzione industriale, intervenga laddove c’è crisi per salvare i posti di lavoro”. Oliviero Diliberto non ha dubbi: l’intervento pubblico nell’economia è “l’unica soluzione perché a pagare la crisi economica non siano come al solito i più deboli”. Il segretario dei Comunisti italiani, di ritorno dalla Grecia – dove ha appena incontrato i dirigenti del partito di sinistra Kke che guida le rivolte di piazza -, scende nel concreto. “Prendiamo le banche: se lo Stato ne salva una mettendo soldi pubblici, cioè i soldi nostri, deve acquisire pezzi, quote di quella banca: lo hanno fatto gli Usa, perché noi no? In un sistema di mercato non si possono regalare soldi senza nessun vantaggio per lo Stato”.
S E N Z A    P A R O L E
   Della Valle attacca ancora:  
  — AVANZA IL “NUOVO DI PROGRESSO” – APPASSIONATAMENTE…..:
TRA “ARSENICO & VECCHI MERLETTI” E NOVELLI “FUSTIGATORI” . MA E’ LA “DISSACRAZIONE DEI MITI”  – “DIVERSITA’ ADDIO” !  SEGUE: “IL MEGLIO” –  OHIBO’ !  E, DULCIS IN FUNDO, L’INEFFABILE ISTRIONE – IL “GOLFO GIULLARE” –  IL “GRILLO (S)PARLANTE” ( capite ? )-Tutti appassionatamente, insieme.
S E N Z A    P A R O L E

 I N    B R I N D I S I    V E R I T A S
 giovedì, 29  settembre 2011 –  IL PREMIER A 75 PRIMAVERE

LEGGI ! / [ ROMA, 30 SETTTEMBRE 2011 – da rassegna stampa ( sulle esternazioni , vere – o meno – , spegnendo le sue 75 candeline – il giovedì 29 , del premier ) : << –  SONO UN FUORICLASSE, SONO COME IBRAHIMOVIC, MENTRE VENDOLA, BERSANI E DI PIETRO SONO DEI BROCCHI – >> ; … << –  DA FUORICLASSE, HO SALVATO L’ITALIA DAL DEFAULT, PREPARATO DA PRODI QUANDO HA PERMESSO IL CAMBIO LIRA-EURO – >> ; … << – Craxi è stata una grande guida per l’Italia, tant’è vero che ogni anno ventimila persone vanno a deporre garofani sulla sua tomba. Ciò non succede sulla tomba di Togliatti nè sulla quella di Berlinguer. Eppure, chi è ora nel Pd, ma allora era nel Pci insieme a certi magistrati  e a certa stampa, non gli ha permesso di tornare in Italia a curarsi : lo hanno ucciso – >> ; e ancora ( Silvio Berlusconi ) : “…avrebbe anche avvertito che è inutile governare l’Italia in presenza della dittatura dei giudici”… ; << – vogliono farmi finire come Craxi – >> …; e, come si legge, a commento  stampa, “…i futuri democrat avrebbero dunque fatto fuori il leader socialista ? “.

[ e in merito, e per l’occasione, la nota di Palazzo Chigi : << – Le parole attribuite a Berlusconi dalle agenzie di stampa non corrispondono alla realtà – >> ; e, poi, dalla “perfida albione”, arriva l’ultima : “…… L’inglese Bbc …( e ti pareva ! ) gli ha dedicato il << –  Birthday quiz – >> , dieci domande a risposta multipla sul << – più longevo premier italiano del dopoguerra – >> , che spaziano dalla << – nipote di Mubarak – >> al Milan…” ( e dalli ! ). ]

DOMANDA DALLE << – CENTO PISTOLE – >>

SARESTE, FORSE, VOI  DISPOSTI A BIASIMARE IL PREMIER OVE, IN SOSTANZA, VERITIERO QUANTO SOPRARIPORTATO ?

Come volevasi dimostrare…

Roma, venerdì – 30 settembre 2011. Legge Elettorale: firme per il referendum, in Cassazione.

“Azimut” – settembre 2011 ( come in blog ) : << – …..e il trionfo, dunque, del “torcicollo” : ritorno indolore, insomma, alla << – gioiosa macchina da guerra – >> ? accompagnata dall’incolore ed inodore “ulivo senza incenso” ? integrata dal “preferenzialismo” e “parlamentarismo senza vincoli” ? ….e l’alternativa, tutta nostalgia, dell’antico e collaudato << – mercato delle vacche – >> ?  Questo si vuole ? ………………… Con buona pace di ogni aspirazione di << – terzietà – >> che staziona, semplicemente, , nella fantapolitica….. – >> ] —  ( vedi: intervento presidente “Azimut” -L’Apocalisse – Per un << – Manifesto degli “Appartati” – >> –  ).

L’INTERROGATIVO FORBITO [ sic ! ]
Politica – Napolitano sferza la Lega: leader separatisti finirono in manette – Affondo da Napoli, dalla facoltà dove il presidente della Repubblica si laureò – Pubblicato il 30/09/2011 da TMNews
Napolitano sferza la Lega: leader separatisti finirono in manette  Mostra immagine a dimensione intera  
[ ( “Azimut” ) : “L’INTERROGATIVO FORBITO” [ sic ! ] DEL “PROFESSORE – DISSIDENTE DEMOCRAT” ( ? )  AL CAPO DELLO STATO ( v. sotto ] : una provocazione di  vetero << – scuola marxiana e gramsciana – >> , nella sua impostazione tanto gratuita, quanto illiberale, con la premessa implicita che il tutto da Altri sia – sempre – eversione ( ovvero : attribuire – sempre – al << – nemico – >>  quel che conviene, e serve, allo scopo… ) ; il dottor Massimo Villone, ex ( ? )  “inquilino – rosso” di Palazzo Madama, in verità, avrebbe potuto e dovuto fare a meno – a nostro avviso – di “coinvolgere” il capo dello Stato; a forza di tali “esercitazioni neo giacobine”, sulla linea d’una  assai curiosa, e strana, e “contorta” concezione della democrazia, si arriva – prima o poi – ad evocare “interventi alla Bava Beccaris”. Cosa si vuole mai ? cannoneggiare chi si “contrappone” ? “roba da chiodi” ! …  ].

[  mutatis, mutandis … ]


L’asse di ferro e della coerenza 
[  e “disertori della coesione” all’opera … ]
e…”disertori”  – come si paventa –  non solo, dunque, alla Camera; e come il Versace Santo, per ultimo, che suona la diana dell’arcinoto << – IO C’ENTRO – >> ( capite ? ); per, ulteriormente, “aggregare – disgregare”…veramente una dimostrazione, eccome, di << – responsabilità – >> ( da esso, invocata ! ).


  

Nel maggio 1898, in occasione dei gravi tumulti milanesi  ( . . . ) il governo ( . . ) proclamò lo stato d’assedio e il generale Bava Beccaris, in qualità di Regio commissario straordinario, ordinò di sparare cannonate sulla folla provocando una strage, in cui furono uccisi 80 cittadini e altri 450 rimasero feriti. In segno di riconoscimento per quella che dalla monarchia fu giudicata una brillante azione militare, Bava-Beccaris ricevette il 5 giugno 1898  ( . . . ) la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia, e il 16 giugno 1898 ottenne un seggio al Senato. ( . . . )

«  – Credo che gli stessi miei avversari mi avrebbero giudicato un pauroso minchione, se li avessi lasciati liberi di gettare nuova esca al fuoco. –  »

(Memorie di Fiorenzo Bava Beccaris )



[ e ritorna…” una farfalla mi ha detto”… ]

—– Original Message —–
From: <ezio> To: “arturo vuono”
Sent: Friday, September 30, 2011 4:26 PM
Subject: dal palazzo
 
Caro Vuono,
voci di palazzo sempre più insistenti riferiscono di scricchiolii al Senato, di malcontento che serpeggerebbe tra molti senatori del Pdl. C’è chi parla apertamente di « – transizione – », anche se nessuno si spinge ( per ora ) fino a chiedere il famoso passo indietro. Alcuni, con grande sprezzo del ridicolo, affermano la necessità di una « – nuova fase – » con Berlusconi ancora « – protagonista – », ben sapendo che le sue cose sono tra di loro incompatibili, con l’unico intento di continuare a tenere il piede in due scarpe.
Il segnale è molto grave perché, come sapete, il gruppo al Senato guidato con mano ferma dalla grande accoppiata Gasparri-Quagliariello ( per me sono il meglio del meglio che c’è nel Pdl ) si è sempre dimostrato il più compatto, anche nei momenti peggiori. Se scricchiola pure quello stiamo freschi… Comunque, il modo per evitare defezioni, per evitare cioè che il clima a Palazzo Grazioli diventi pericolosamente simile a quello a Como di fine aprile ’45, esiste: basta spiegare ai “deboli di spirito” ( si fa per dire…) che al momento del crollo non ci saranno prigionieri.     Come il caso Minzolini insegna, non ci sarà tolleranza per nessuno, non esisteranno né longitudini né latitudini.             Tanto vale, quindi, morire con le armi in pugno anziché inseguendo false promesse con non saranno mantenute.         C’è qualcuno nel Pdl che ha il coraggio di riunire tutti i parlamentari e fargli questo discorso? Sia chiaro: non auspico nessun ridotto ( anche perché, visto com’è finita l’ultima volta, non mi pare proprio il caso ), bensì una resistenza per passare al contrattacco. Insomma, non la Valtellina ma le Ardenne. Sarò pure un coglione, ma continuo a credere che il centrodestra qualche carta da giocare ce l’abbia ancora.
Speriamo che zio Silvio rinsavisca e che i suoi riescano a tenere la truppa.
    Un abbraccio. Ezio
Corrispondenza e preziosità
—– Original Message —– From: Giancarlantonio Olivieri
To: Vuono
Sent: Sunday, October 02, 2011 3:39 PM
Subject: Re in mertito a quel che hai chiesto
In merito alla contestazione accorsa a Mattioli qualcuno osservò che fosse stato Pertini li avrebbe cacciati.Per intanto Pertini li avrebbe cacciati semmai dal Quirinale.
Per il resto Pertini fà parte di quei presidenti rappresentativi che iniziati da Saragat,f urono eletti solo per il prestigio superpartis ma di fatto con nessun gruppo politico significativo alle spalle, perciò con nessun interesse di casacca e credo si pensasse non ingerenti direttamente nella politica spicciola.

Invece fù molto critico verso la politica e sopratutto verso i politici anche se solo con estemporaneità esternazioni richiami e commenti, tanto che con l’allora capo del governo Craxi furono perennemente in attrito.
Questo la pipa sproporzionata perennemente in bocca il partecipare passionalmente agli eventi (ricordo il bimbo caduto in un pozzo a Vermicino o i campionati del mondo in Spagna che vincemmo) i modi burberi e sbrigativi un certo parlare diretto, la naturale loquacità, lo resero molto popolare e perchè no valorizzarono la carica,di per sè meramente rappresentitativa,anche se con alcune (importanti) funzioni di garanzia.
Ricordava sempre che era un partigiano, mito rafforzato ancor pù dalla canzone di Cotugno “sono un’italiano” (….e un partigiano come presidente…).
Difatto lui Nenni Saragat, Parri e non ricordo più chi altri, furono dal 1944 all’aprile del 1945 capi componenti, ognuno per i propri partiti,del CNLAI (comando nazionale liberazione alta italia).
In merito pochi sanno e gli storici non hanno mai avuto alcuno interesse a raccontarlo (ma sarebbe ora che lo facessero), che nell’autunno del 1944 i servizi di sicurezza della RSI li arrestarono tutti.Furono tradotti a S.Vittore e sarebbero stati certamente fucilati se non fosse tempestivamente intervenuto Mussolini che li fece rimettere in libertà senza condizionamento alcuno.
Loro il favore non glielo resero nell’aprile del 1945.
Malgrado tutto però Mussolini li fece liberare perchè, come chiarisce in un’intervista (credo al direttore della “Gazzetta di Mantova”) poco prima della fine, non voleva che la nazione nel post-guerra restasse senza classe politica in grado d’assicurare continuità istituzionale, ma credo io anche perchè Nenni fu suo conpagno di lotta giovanile all’epoca della militanza socialista.
Mi si chiede se Pertini per me fu grande e degno specie se paragonato a Napolitano, francamente non so, di politicamente rilevante non fece nulla nemmeno da parlamentare, interpretò però in modo diverso il ruolo presidenziale a cui peraltro riconosceva una dignità aldilà della persona.
In questo senso forse avrebbe scacciato dal Quirinale una folla urlante ed inveente, cosa che ovviamente non gli capitò.
Come politico non presidente mi è piuttosto misconosciuto senza storia dopo la liberazione e gli anni immediatamente successivi della repubblica e della costituzione a cui partecipò attivamente,mi sembra anzi sia stato tra i costituenti, non vorrei sbagliarmi ma inizialmente socialista da senatore a vita era tra gli autonomisti di sinistra.
Sorvoliamo sulle barzelette che all’epoca giravano su di lui, tutte di tenore goliardico e dissacratore, ma senza dubbio indice di popolarità e simpatia.
In quanto a Napolitano, per me uomo di parte cresciuto e pasciuto, da presidente ha dovuto e deve sorbirsi un Berlusconi ideologicamente agli antipodi, non solo ma  ha dovuto e deve riconoscere il fallimento della sinistra italiana, sia come partito che come opposizione ed antitesi al berlusconismo, giungendo credo come noi alla conclusione che essa semplicemente non esiste come forza politica organizzata nè come coalizione.
D’altronde non essendo uno sprovveduto sa che Berlusconi, e tutto ciò che politicamente ne consegue, è frutto della reazione alle inadepienze alla presupponenza alla presuntuosità e perchè no alla prepotenza della sinistra che per decenni, col ricatto dell’antifascismo, si è proposta come depositaria della moralità, della giustizia sociale e di tutto il bene ingannando le masse operaie con l’ausilio di intellettuali e borghesi asserviti.
Per questo visto che se in questo momento Berlusconi cade non esiste chi lo sostituisca e per questo la nazione andrebbe vieppiù a remengo, credo che Napolitano sia divenuto suo malgrado il più convinto sostenitore dell’attuale assetto.
Credo che in questo comportarsi, per il bene della nazione, in modo così contrario alla parte politica cui apparteneva, sia il comportamento politicamente rilevante di Napolitano rispetto a Pertini e giacchè ci siamo di Scalfaro che tutti sappiamo in che maniera platealmente antigovernativa espletò la presidenza.
Credo anche che costante riferirsi al mercato di Napolitano, sia l’unica forma di opposizione dialettica esercitata nei confronti di un Berlusconi che non esita a definire i mercati (leggi le borse) come un’economia totalmente diversa dall’economia reale (sottointendo perciò che è un’economia di portafogli privati),anzi antitesi dell’economia reale che dai “giocatori” in borsa viene depredata ed esautorata.
Aldilà dei fatti storici,queste sono le mie considerazioni in merito,Giancartlo

P.S.Allorchè ti dissi che Tremonti mi aveva deluso con la manovra, mi obiettasti giustamente ma cosa ti aspettavi? Forse una diversa interpretazione dell’economia di uno stato, un’interpretazione diverse da quelle in voga e tu sai che sarebbe possibile, ma appunto mi illudevo anche se per un’attimo quest’estate in merito alla crisi della Fiat di Melfi, Sacconi mi aveva fatto illudere.Non io solo però, in proposito ti rimando ad un’articolo sulla manovra di un’ottimo giornalista del Roma, Nardiello che tu ospiti spesso sul blog.

L ‘ INCONTRO
da versanti culturalpolitici diversi
[ fu profezia ? ]
L'allarme dell'Istat: oltre 8 milioni di poveri in Italia nel 2010 Venerdì da brivido per la Borsa di Milano e i titoli di Stato  Tre anni orsono: esplose  –  da lenta incubazione – il  << – male americano – >> [ e venne “OBAMA FOR PRESIDENT” ] … “SPIGOLANDO IN WEB”
Friday, September 30, 2011
 sul “Roma” : 18 ott. ’08
Vincenzo NardielloLa maggioranza dei commentatori non ha dubbi: la crisi finanziaria è colpa di un liberismo sfrenato, trasformatosi negli Usa in una deregolamentazione senza freni, in particolare nel mercato del credito. Ergo: essendo i repubblicani i liberisti per antonomasia, è ovvio che la colpa della crisi sia anzitutto e soprattutto dell’amministrazione Bush. Al di qua dell’Atlantico, Veltroni sentenzia: « – La colpa è della destra che per anni ha propugnato una deregulation selvaggia – » .

 Tutto giusto. Se non fosse che è tutto falso. Le politiche ultraliberiste Usa risalgono al 1999-2000 ( promiscuità banca commerciale-d’affari e abolizione delle regole sul trading di derivati più pericolosi ), quando alla Casa Bianca c’era un signore che si chiamava Bill Clinton. Ed era democratico, non repubblicano. Tutti fingono di dimenticare che Fannie e Freddie – i due giganti dei mutui alla base della crisi – sono un lascito del New Deal e che hanno potuto spendere e spandere per tre motivi: perché di privato avevano solo lo Statuto, mentre di fatto erano istituti pubblici; perché i loro amministratori hanno goduto di tassi di favore, garanzie statali sui crediti ed esenzioni fiscali che a nessun privato sarebbero stati concessi; perché i due istituti hanno continuato ad essere utilizzati per “guidare dall’alto” la promozione sociale dei ceti più poveri. In pratica la politica ha scelto di diffondere il più possibile la proprietà immobiliare negli Usa non attraverso un reale aumento dei redditi ( ovvero il mercato), ma gonfiando artificialmente la possibilità di accendere debiti.
Una politica socialista, non liberista. L’effetto dirompente è stato poi moltiplicato dalla legge clintoniana che ha deregolamentato il mercato del credito e votata, tra gli altri, da Joe Biden, attuale candidato vicepresidente di Obama. Una storia rigorosamente democratica. Che non si tratti di un’interpretazione faziosa, lo dimostra la testimonianza di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia nel 2001 e tra i principali protagonisti  della politica economica dell’amministrazione Clinton: « – La maggior parte di coloro che lavorarono con entusiasmo per l’elezione di Clinton non avevano certo in mente la liberalizzazione del commercio, la deregulation del sistema bancario, la riduzione del deficit e neppure la diminuzione delle imposte sui redditi di capitale per i ricchi introdotta nel 1997». Veltroni, Prodi e D’Alema erano troppo impegnati a sostenere le magnifiche sorti e progressive de “l’Ulivo mondiale” con Clinton, Blair e Schroeder per denunciare i crolli che quella formula metteva in cantiere: dalla “nuova economia” alla crisi dei mutui, passando per lo scandalo Enron
Il problema è quindi l’opposto di quello denunciato da Veltroni: è la destra ad avere il background culturale per riequilibrare gli eccessi del mercato. Basta leggere i libri di Tremonti per capirlo. Dopo l’89 il mondo della sinistra si è popolato di apprendisti stregoni che, nel tentativo di rifarsi una verginità, hanno sposato il peggiore iperliberismo ( bancario e commerciale), salvo scaricarne i disastri sulle spalle della destra, il più delle volte trovatasi a gestire in questi anni il combinato disposto di crisi esterne ( 11 settembre e materie prime alle stelle) e collassi interni, conseguenza proprio delle politiche adottate negli anni in cui in Europa e Usa dominava la sinistra. Al contrario, il conservatorismo compassionevole di Bush e la nuova dottrina economica di Tremonti segnano il ritorno dello Stato ( non dello statalismo), di quella terza via italiana la cui migliore espressione storica resta la Carta del lavoro del 1927.

 Giulio Di Donato – ( alias “corvo rosso” )
[ ex vicesegretatio nazionale Psi – al tempo di Craxi ]

Post N° 192

Post n°192 pubblicato il 19 Ottobre 2008 da corvo_rosso_ ( . . . ) 

    Ha ragione Vincenzo Nardiello sulla crisi finanziaria, quando scrive che la responsabilità di aver allentato le briglie al mercato è del democratico Bill Clinton e non del repubblicano George W. Bush e che quindi le polemiche politiche che una parte della sinistra muove al liberismo “selvaggio” (che sarebbe di destra ) sono oltre che infondate, del tutto contraddittorie. Nel ’99 Clinton firmò la Gramm-leach Bliley Act, un vasto piano di deregulation che, nel breve, produsse un balzo dell’economia americana, poi rivelatosi effimero, ma vi introdusse i virus che hanno poi generato la mortale infezione dei sub prime (mutui concessi senza garanzie).

    Nel valutare la crisi finanziaria, però, eviterei di collocarla al centro di uno scontro Stato – mercato o, peggio, sinistra – destra. Tra l’altro uno degli estensori della deregulation clintoniana fu il repubblicano Phil Gramm, oggi consigliere di McCain candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti. Qui sta cambiando il mondo sotto i nostri occhi e siamo ancora alla “dialettica” destra /sinistra?

    Non so, invece, se Nardiello ha ragione quando scrive che il background per ridurre gli eccessi del mercato, quel che oggi occorre fare con urgenza, è più della cultura moderata ( lui dice destra) che di quella di sinistra. La necessità di riscrivere le regole, di una nuova Bretton Woods, è stata posta dal ministro Tremonti ma ripresa e sviluppata dal premier laburista Gordon Brown ed è condivisa da tutti i leader mondiali. Anche qui eviterei una contrapposizione destra-sinistra, che considero del tutto fuori tema. Tra l’altro non sono affatto sicuro che Tremonti sia di destra e che Brown sia di sinistra nel senso che intendiamo in Italia. La questione è ben più complessa. La  prima Bretton fu nel ‘44 e le regole le scrissero americani e inglesi. Oggi la storia è tutt’altra. A riscrivere saranno Usa Europa Russia Cina India. Il dollaro centrismo, sancito nel ’44, sarà un ricordo e si tratterà di fondare un nuovo ordine mondiale, monetario, economico, commerciale, del lavoro ecc. trovando un equilibrio tra culture, religioni, tradizioni ed interessi molto molto diversi. Siamo quindi ad un giro di boa, ad una rivoluzione che segnerà un cammino nuovo per i prossimi anni. Conterà avere rappresentanti all’altezza del compito in grado di tutelare gli interessi nazionali. È una sfida molto impegnativa. Noi italiani col Cavaliere e Tremonti siamo messi bene. Certo, se al Governo ci fosse Veltroni non dormirei sonni tranquilli.

    Sono infine abbastanza certo che la crisi non è esplosa a causa delle politiche espansive Usa di stampo “socialista non liberista”, come ha scritto ieri Nardiello,tantomeno perchè  Fannie Mae e Freddie Mac- i due giganti americani dei mutui immobiliari-, siano stati “utilizzati per “guidare dall’alto” la promozione sociale dei ceti più poveri”, e questo sia perché gli Usa non sono un Paese socialista, sia perché le politiche espansive ( necessarie anzi indispensabili ) sono in genere di stampo liberista ed infine perché il fallimento dei due colossi Usa, da solo, non basterebbe a spiegare nemmeno in parte quello che è accaduto.

    Il mercato non è onnipotente, non è un dio ed i buoni liberali devono guardarsi dall’ideologia del mercato, come dice Tremonti, dal mercatismo, ciò che ha invece contagiato una sinistra ex comunista che ( ha ragione Nardiello ) ”per rifarsi una verginità” è diventata iperliberista. Se il mercato è globale ed i controlli locali ( nazionali ), se la finanza smette di essere la turbina dell’economia reale e si sostituisce ad essa, se le politiche espansive si dilatano a dismisura per fini speculativi, se il rapporto patrimonio/indebitamento delle banche supera di cento volte il livello di sicurezza, se i “derivati” ( prodotti finanziari altamente speculativi ) diventano come le figurine Panini e passano di mano nel mondo al punto che si perde la loro tracciabilità, se la speculazione trasforma le borse in bische, il sistema marcisce e perisce. Com’è accaduto. Aboliamo il mercato? Nemmeno per idea. Lo correggiamo con regole che lo ri – rendano utile alla crescita ed allo sviluppo di tutti. Per farlo occorre che per un po’ rientri in campo lo Stato? Ben venga. E ben venga anche la buona politica, senza la quale alla fine si sta peggio.


Novità / Cosa ci attende ? [ L’intervista ]

  IN PREPARAZIONE IL << – LIBRETTOTRICOLORE – >>

QUELLA BELLA DAMNATIO E LA GRANDE INCOMPIUTA – INTERVISTA SUGLI IRRIDUCIBILI…..”FASCIO, TI SFASCIO”… LA LUNGA TRAVERSATA DEGLI “ESCLUSI” …. DALLA << – RISERVA INDIANA – >>  AL NUOVO << – PATTO REPUBBLICANO” – >> …  

             Arturo Stenio Vuono 
EVOLUZIONE NELLA CONTINUITA’ — SULLA << – STRADA MAESTRA – >>  —   PER LA “DRITTA VIA”
[ Le << – radici non gelano – >>    e    le << – Idee non muoiono – >> ]
2012 —IL LIBRO.
Cosa ci attende
[ dall’intervista sugli irriducibili  – Arturo Stenio Vuono ( presidente “Azimut” ) : … ………a.d.r. << … – QUANDO ERAVAMO IN POCHI, APOSTOLI E MISSIONARI, OVUNQUE PORTANDO  LA BUONA NOVELLA : “LA NOSTALGIA DELL’AVVENIRE”; E SI ANDAVA  PORTA A PORTA, BORGO PER BORGO, QUARTIERE PER QUARTIERE, A SEMINA, ARMATI SOLO DELLE IDEE; E UN GIORNO, AVREMMO VINTO… – >> ]
( il tascabile, onde promuoverne la massima diffusione, e il lavoro già in appunti per le bozze, sarà edito per la prossima primavera : specchio e documentazione d’una militanza – in 50 anni e più – che ha sempre guardato avanti; forniremo, a breve, le opportune anticipazioni : casa editrice, intervistatore, presentatore e prefazione ).



Organizzazioni benemerite

(Associazione Sviluppo Mezzogiorno E Futuro), presieduta da Salvo Iavarone, realtà dinamica e fervida, di divulgazione ed azione nazionale ed internazionale soprattutto sui temi della storia dell’emigrazione, avente sede a Roma, a Napoli ed anche una sede operativa tutta lucana. L’ASMEF, è stata fondata nel novembre 2005, da un gruppo di amici, operanti in vari settori da quello socio-politico, a quello culturale, passando per il mondo giornalistico-editoriale.


La conoscenza della storia, soprattutto dei punti nodali del passato, è condizione per ben interpretare il presente.

DIBATTITO – IN RITARDO  – DEGLI ANNI DUEMILA E OLTRE…..
    << – Ai nostri giorni – scriveva Henry Smith nel 1971 ( 1 ) il mondo è diviso in campi contrapposti da due tesi antagonistiche che investono la sostanza della politica economica. In tale conflitto di fondo – precisava – definiamo individualistico e collettivistico i due tipi di approccio alla politica economica…Il grande compito storico che ci sta davanti – concludeva -, un compito che richiede non meno immaginazione che volontà, è quello di giungere a un’etica della proprietà su cui possa fondarsi la valorizzazione delle grandi risorse… – >>
    Ci sembra pacifico che l’Autore, nel ricondurre, il discorso centrale della proprietà, all’etica – e cioè, alla scienza della condotta umana – abbia inteso riferirsi alla concezione ( dell’etica ) come scienza dei mezzi idonei al raggiungimento dei fini cui la condotta degli uomini deve essere indirizzata: scienza che deduce, quindi, sia ilfine che i mezzi dalla natura del’uomo ( 2 ).
    Una nuova etica della proprietà ?
    E’ il problema centrale delle nostre considerazioni.  ciò sia a livello microeconomico sia a livello macroeconomico; …
    << – Con tutte queste dottrine economiche, che muiono e resuscitano, che si premono l’un l’altracapite a mezzo come sono ( nella mente del pubblico ), quali sono le idee di base accettabili e quali regole di politica economica ne derivano? – >> . —- Così si chiedeva Joan Violet Robison, nel 1962, nella sua << – Filosofia economica – >> , una opera a mezza strada – avverte il presentatore della edizione italiana ( 6 ) – fra l’economia politica in senso stretto e la filosofia.
    Ebbene, tale problematica si è posta anche per noi…..
( 1 ) A. SMITH : << – Economia politica e politica economica – >> ; Milano 1971.
( 2 ) N. ABBAGNANO : << – Dizionario di filosofia – >> ; Torino 1961, pag. 352.
( 6 ) J ROBISON : << – Ideologie e scienza economica – >> ; Firenze 1966.
[ tratto da : “NO AL SALARIO” – Giuseppe Ciammaruconi ( C.U.S.I. -“Comitato Unitario Sindacati Indipendenti” )- Roma 1981  — ; prossimamente, in merito,  l’editoriale del presidente di “Azimut” ]
“LA STORIA DOPO TUTTO E’ LA POESIA VERA”
[ Cariyle, Bosurell’s Life of Johson ]

Evoluzionismo

E già si avanza una razza nuova /  disdegnerà l’oro /ed amerà il pane. —  Capirà che il primo può pagare / il lavoro dell’uomo / il secondo sempre lo appaga. — E farà sì che l’oro / non faccia più agio / sul pane. —  Razza terribile / che culminerà l’evoluzione / e la rinnegherà …..forse. — Olivieri Giancarlantonio ( Cosenza 1982)

In morte di Ezra Pound .

               Gigante morto

               in vita avevi osato pensare

               guai agli usurai !

               e loro ti lanciarono contro il loro oro

               ma non ti piegò

               giacchè non ti pagava

 

               E ti chiusero con catene d’oro

 nel silenzio delle loro trombe

 e lo dicesti nel tempo

mi chiederanno perché ?

 

              Allora ti lasciarono

              non osarono più

 

              Ora Ezra ora che sei morto

              quale miserabile corvo

              raggiungerà il tuo maniero

 

  Nessuno

  a meno che i corvi  

 non divengano aquile. 

  Foto segnaletica di  Pound internato

  nel campo a Metato (Pisa) dagli anglo-americani                                

 dove scrisse i “Cantos Pisani”.                                            

                                                                                   Olivieri Giancarlantonio ( luzzi 4.11.1972)

Pound prossimo alla morte che lo

raggiunse a Venezia


ma veniamo a oggi :
e intanto, L’ATTUALE “SCENARIO”….. << – “GUAI” & “NODI” – >> … [ E I “PROBLEMI” aperti ]
I GUAI DELL’ITALIA – come se fossero del << – cavaliere – >> … da dove discendono ?
NOI VE LO DICIAMO…in ogni servizio…
[ governo all’opera : urge, per l’appunto, una << – strategia dello sviluppo – >> ]
Di cosa si parla ?
Cala il tasso di disoccupazione ma resta l'allarme per i giovani, le donne al Sud e i disoccupati di lunga durata
Istat, sale disoccupazione dei giovani: a stare peggio sono le donne del Sud. In Italia si risparmia meno…


Bankitalia :  Saccomanni. ( ? )

gli atti dalla procura di Roma giunti a Bari
 Valter Lavitola (Ansa)
 

 “Bot, opportunità per i piccoli risparmiatori” ( ? )


R  E P L I C A –  di precedente servizio. — [ su richiesta; utile alconfronto del quotidiano e per il chiaro – l’interessante non “col senno di poi”…]
L’INFORMAZIONE – NON CONFORMISTA : TRA CRONACA E STORIA, CONTRO IL << – SISTEMA DELLA MENZOGNA – >>   – giovedì, 29  settembre 2011 – OGGI IL PREMIER E’ A 75 PRIMAVERE –
[ E SI “DIFENDE BENE” ….DAL 14 DICEMBRE 2010 AL 28 SETTEMBRE 2011 : DIECI “SPALLATE” FALLITE; E DA “FALCE E CARRELLO” – FASCICOLI… : IL << – “FUORI” & “ABORTITO” – >> ]

LEGGI ! / 


F. Pisaniello   webm. adm. – F.M. Vuono  uff. stampa –   Wednesday, September 28, 2011 
NON CI “IMBAVAGLIANO”- CONTROINFORMAZIONE; POLITICA – ECONOMIA E MEDIA
( NARDIELLO SUL “ROMA” ) 
 [ AZ. NEWS : 28 SETT. ’11 ]
 an.arenella@libero.it – azimut associazioneazimut@tiscali.it
 Mercoledì 28 Settembre 2011
Vuono  – azimut
Wednesday, September 28, 2011
4000 i minori sbarcati in Italia da inizio anno ROMA – mercoledì, 28 settembre 2011.  << –  … Il ministro Saverio Romano  — Politica : Berlusconi vota tra applausi e buu opposizione. Di Pietro: ‘Ci si prepara a voto di scambio, come mafiosi’. Radicali non votano, urlano: ‘Amnistia’…  ( “Azimut” : e ti pareva ! ) – >>  ;  ( “Azimut” ) : e fuori provvedono gli “schiamazzi” del cosiddetto << – popolo viola – >> [ ohibò ! ]. A Montecitorio tutto l’osanna – antagonista , trasversale, e la dice lunga… , sono disperati , tra il richiamar la “prolusione di condanna” , “giudici soverchianti”, “vignette pornostato” , etc. [ ahinoi ! ] ; uno spettacolo, inverecondo, da “basso impero”, “oltre”… – oltre  il disgustoso… ( altro che il cavaliere ! )
MA LA RISPOSTA  – UGUALMENTE E SISTEMATICAMENTE – VIENE : RESPINTA LA MOZIONE DI SFIDUCIA : 315 A 294.
Subject: NON CI “IMBAVAGLIANO”- CONTROINFORMAZIONE; POLITICA – ECONOMIA E MEDIA ( NARDIELLO SUL “ROMA” : NOVE INTERVENTI : DELLA CRISI – OGGI ;  DEL CENTRODESTRA – IERI E OGGI – PER IL DOMANI; E I “MISTERI D’ITALIA” – DI SEMPRE – SULLE “PISTE DELL’EST” , DA BOLOGNA A MORO… )
[ AZ. NEWS : 28 SETT. ’11 ]
Barroso:

 BARROSO: “SÌ AGLI EUROBOND. TASSA UNICA UE SUI RISPARMI” – TRICHET: “ITALIA PUNTI SULLA CRESCITA. L’EUROPA RESTI UNITA”

Il presidente della Commissione europea: “I governi non possono fare da soli’. Adottata dalla commissione Ue la proposta sulla “Tobin Tax”. Interviene anche il presidente della Bce: il vostro paese ha potenzialità immense.
( . . . )

Berlusconi:   Venerdì da brivido per la Borsa di Milano e i titoli di Stato   
  …..…E  TU  CHE  FAI  ?
“Azimut”– NON CI “IMBAVAGLIANO” CONTROINFORMAZIONE; POLITICA – ECONOMIA E MEDIA ( articoli di VINCENZO NARDIELLO SUL QUOTIDIANO “ROMA” DI NAPOLI ); AUMENTA, SEMPRE PIU’, IL “RICHIAMO DELLE SIRENE” MA NOI SIAMO – SEMPRE –  DEGLI “IRRIDUCIBILI”. – RISPOSTA A “QUELLI DEL DILUVIO : QUELLI DELL’ACCUSA AD ALTRI : “TIRANO IL SASSO PER NASCONDERE LA MANO”; ESSI,  << – SFASCISTI – >> A TUTTA BIRRA E “PICCONATORI” A GO-GO; ESSI, SEMMAI, RESTAURATORI DELL’ ANTICO << – SISTEMA – >>  DEL POTERE – Italy.
UNA NECESSARIA << – COABITAZIONE – >>
 
NOI, NOI  diciamo : L’ ITALIA DEVE FARCELA ! ! !
E    C i    S O N O    I    << – C O N T R O – >> …
Mostra immagine a dimensione intera  
   
E    C I    S O N O    I    << – BASTIAN CONTRARI – >> …
 L’INSIDIA – L’ITALIA ALLE PRESE : TRA RISANAMENTO E SVILUPPO…MA C’E’ CHI “REMA CONTRO”… 

II°
NON CI “IMBAVAGLIANO” !
Verso un raduno nazionale degli “Appartati” : Napoli 2012
” P A T R I A    2 0 1 2 “
 Crea il tuo blog 
ATTIVO NAZIONALE – VASCELLO ITALIA IN MARE APERTO : RITORNI A VELEGGIARE !!!
<< – Sovranità Politica – Indipendenza Economica – Giustizia Sociale – >>
CONTROINFORMAZIONE

ABROGARE IL “GOVERNO INVISIBILE”…RITORNO AL FUTURO…LA MAGGIORANZA SILENZIOSA… 
[ Azimut – News : 28 settembre 2011 ] –  Pisaniello – Vuono – September 28, 2011 –AGGIORNAMENTI E REPLICA ULTIMI 4 SERVIZI –Associazione Azimut – 28 Settembre 2011
P  – Un << – Progetto – >> – Una proposta per il “Nuovo Patriottismo” – Verso un raduno nazionale degli “Appartati” : Napoli 2012 – PRIMAVERA TRICOLORE SARA’ ! [ “Azimut” Na. ] “Azimut – Settembre 2011 ( da servizio in blog ): Rieccoci: converrà che, prima o poi, si raccordino tutti gli “appartati” per andare oltre la parola. Questo è un servizio di comunicazione, non conformista, rivolto – per  prima – a tutti gli uomini di buona volontà. Stop ai colpi di ukase da potentato, stop al “muro contro muro”, stop all’assedio politico-mediatico-giudiziario, stop a dileggi – vaticinio da “financial times”, stop a  gratuite ingerenze – rating; e stop alla barbarie della pratica di annientamento politico che finirà, prima o poi, per travolgere tutto e tutti. Questo, sì, per amore dell’Italia.  Non vogliamo un’altra << – lunga notte della repubblica – >>
NON  SARANNO  << – I D I   D I   MARZO – >>

 Napoli Azimut” – associazione   Festa della Liberazione Associazione CulturalSociale 
[ Via Pasquale del Torto, 1  – “Rione Alto” – ( V^ Municipalità di Arenella – Vomero ) 80131 Napoli ]
<< – La Storia non ha i binari obbligati come le ferrovie – >>
direzione responsabile : presidenza Associazione
 team azimut online : Fabio Pisaniello webm. adm.
Uff. Stampa Associaz. : Ferruccio Massimo Vuono   

III°
<< – post Berlusconismo – >> / 1 : “…forse che sì, forse che no…”

Tutti contro Berlusconi….. ( o quasi )….. , e la stampa vi  “iscrive” anche il Cardinale…..
La prolusione
Il cardinale Angelo Bagnasco  ANSA.it > Politica > News – Bagnasco: ‘Servono azioni nobili, bene comune lo impone’ – Presidente Cei: ‘Bisogna purificare l’aria, Corruzione e’ una piovra, no a comitati d’affari’ – 27 settembre ( … ) “Azimut” : TRA  << – LEX DEI & LEX LOCI – >> …  PER NON PARLARE DI TUTTO IL RESTO ( Nècesse –—  << – OPORTET UT VENIANT ( o eveniant ) SCANDALA – >>  ( ? ) –   [ MA DOVE LO SCANDALO E CHI DELLO SCANDALO ? ) … ]
   L'opposizione attacca: il premier lasci. Fini: ora nuovo governo
ANSA.it > Politica > News –  27 settembre ( … ) – Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco ( . . . ) –  ROMA – “I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune”. Lo ha detto il presidente della Cei card. Angelo Bagnasco nella prolusione al Consiglio Cei. “C’é da purificare l’aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”. ( . . )
Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco In un passaggio precedente Bagnasco aveva fotografato così lo stato delle cose: “Colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l’impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità. Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui”. Mentre “si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”, Bagnasco torna a richiamare “la misura, la sobrietà la disciplina, l’onore” a cui è tenuto chi “sceglie la militanza politica”. MISURE PER CRISI ECONOMICA ITALIA INSUFFICIENTI – “La crisi economica e sociale che iniziò a mortedere tre anni or sono, era in realtà più vasta e potenzialemnte più devastante di quanto potesse di primo acchito apparire”. I vescovi hanno presente “quel che, a più riprese, si è tentato di fare e ancora si sta facendo per fronteggiarle”, ma “l’impressione tuttavia è che, stando a quel che s’é visto, non sia purtroppo ancora sufficiente”. Cosi’ il presidente della Cei, secondo cui  “colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede”. QUESTIONE MORALE NON E’ INVENZIONE MEDIATICA  – ”La questione morale non e’ un’invenzione mediatica” prosegue Bagnasco. Pur segnalando, sulle inchieste in atto, ”l’ingente mole di strumenti di indagine”, ”la dovizia delle cronache a cio’ dedicate” e la presenza di ”strumentalizzazioni”, Bagnasco ha affermato che ”nessun equivoco tuttavia puo’ annidarsi”: la questione morale ”e’ un’evenienza grave”.  La corruzione e’ una ”piovra” e va combattuta’, ha sottolineato  il presidente della Cei card. Bagnasco. ”Non si capisce – ha aggiunto – quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati d’affari” che ”si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica”. ”Il loro maggior costo sta nella capziosita’ dei condizionamenti, nell’intermediazione appaltistica, nei suggerimenti interessati di nomine e promozioni”. SERVONO AZIONI NOBILI, STORIA NE DARA’ ATTO – “Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto” ha detto poi il presidente della Cei. LA CORRUZIONE E’UNA PIOVRA, NO COMITATI D’AFFARI – La corruzione è una “piovra” e va combattuta, sotolinea Bagnasco. “Non si capisce – ha aggiunto – quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati d’affari” che “si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica”. “Il loro maggior costo sta nella capziosità dei condizionamenti, nell’intermediazione appaltistica, nei suggerimenti interessati di nomine e promozioni”. SI PROFILA SOGGETTO CATTOLICO DI DIALOGO POLITICO – “Sta lievitando una partecipazione che si farebbe fatica a non registrare, e una nuova consapevolezza che la fede cristiana non danneggia in alcun modo la vita sociale. Anzi”. Così il presidente della Cei, Bagnasco, riguardo alla “presenza dei cattolici nella società civile e nella politica”. “Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte – osserva Bagnasco – la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni”. ATTO GENERAZIONI SU FISCO-PENSIONI O DECLINO PAESE – “Se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l’apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un’efficace politica per la famiglia, l’Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo”. Cosi’ conclude Bagnasco, secondo cui “l’Italia non si era mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione”.  
 ( “Azimut” : MA DOVE LO SCANDALO E CHI DELLO SCANDALO ?
    
  
“Azimut” – Necèsse : << – S’essere in carità è quì necesse ( Dante ); o se necesse Con contigente mai necesse fenno ( Dante ) ; se da due premesse una necessaria e una contigente possa  dedursi una conseguenza necessaria – >> ;  e l’evangelica, veritiera, massima delle massime : in sintesi : …  << – necesse est enim ut veniant scandala ( << – è necessario infatti che avvengano scandali – >> ; … << – verumtamen vae homini illi, per quem scandalum venit ( << – guai però all’uomo per cuasa del quale avviene lo scandalo – >> ) ; … << – Impossibile est ut non veniant scandala: vae autem illi per quem veniant – >> ; … ( << – è impossibile che non avvengano scandali: ma guai a colui per il quale avvengono – >> ; —  << – OPORTET UT VENIANT ( o eveniant ) SCANDALA – >>  ( ? ) – ]
 “Azimut” : MA DOVE LO SCANDALO E CHI DELLO SCANDALO ?
   Lodo Mondadori, Fininvest dovrà risarcire Cir:

 ( “Azimut” : MA DOVE LO SCANDALO E CHI DELLO SCANDALO ?
IV°

<< – post berlusconismo – >> / 2 : “…forse che sì, forse che no…”


In fabula…veritas…
QUI VULT CAPERE, CAPEAT…..
  
Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finche’ non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perche’ non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa piu’ importante non e’ quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto … non arrabbiarti un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te, che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio
From: stenio vuono – To: ( . . . ) ; arturo vuono ; Arturo Stenio vuono – Cc: annalisa vuono ; ( . . . ) – Sent: Monday, September 26, 2011 6:45 PM –  Subject: lettera di un padre al figlio
C’era una volta, un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone. Diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata.
Tutti quanti gliel’ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto.
Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s’insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: “Beh, a dire il vero.. il tuo cuore è molto meno bello del mio.”
Quando lo mostrò, aveva puntàti addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo.
Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dove dalle quali erano stati asportàti dei pezzi e rimpiazzàti con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto.
Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi.
Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.
Il giovane guardò com’era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere:
“Starai scherzando!”, disse.
“Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime.”
“Vero.”, ammise il vecchio. “Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio.
Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel’ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi, e così ho qualche bitorzolo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che provo anche per queste persone.. e chissà! Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la VERA bellezza?”
Il giovane era rimasto senza parole… Così prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel’offrì con le mani che tremavano.
Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo.
Il giovane guardò il suo cuore, che non era più “il cuore più bello del mondo”, eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l’amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.
—– Original Message —– From: stenio vuono –To: Arturo Stenio vuono – Sent: Tuesday, September 27, 2011 12:25 PM
Subject: il vecchio e il giovane

solito “TORMENTONE”…continuo…
da ag. Ansa . domenica, 25 sett.’11
primo piano – berlusconi  – ‘Lascio solo con sfiducia, subito decreto sviluppo’ –  Premier insiste: ‘Io non mi dimetto’. Bufera su Tremonti. Casini: ‘Governo assente, al voto’ ( . . . )
Silvio Berlusconi Silvio Berlusconi
— Politica —
Berlusconi: ‘Oggi non siamo un Paese civile ma uno Stato di Polizia’.Malumore sul ministro dell’Economia. Il Giornale: ‘Meglio che si dimetta’. Scilipoti: ‘Possibile sfiducia’. Alemanno: ‘Capisca che serve crescita’. Formigoni: ‘Primarie a gennaio, nel 2012 si vota’

BILANCIA DELLA GIUSTIZIA :  verdetti da << –  mani pulite –  >>  a << –  casse pulite –  >> .DI OGNI VERDETTO si prende atto e tale si registra, si rispetta e si accetta però con riserva di ultimo giudizio, ma la COSTITUZIONE REPUBBLICANA, come si converrà. garantisce ad ogni cittadino, senza se e ma, LIBERTA’ DI ESPRESSIONE E DI OPINIONE ( 1 ! ! )
DOMANDA DALLE << –  CENTO PISTOLE –  >>  :
TUTTO CIO’ CHE ACCADE VI SEMBRA NORMALE, GIUSTO E REGOLARE ?
  Procura capofila” e altre che seguono a ruota
“Azimut” – commento:sia che il rischio interessi la Nazione o una parte del Paese; oppureuna, una sola realtà produttiva;oppure una sola persona, ci schieriamo dalla parte che auspica una << –  GIUSTIZIA GIUSTA –  >> !

Accadde oggi
  Romano con Berlusconi
ROMA – 28 SETTEMBRE 2011. “FIBRILLAZIONE CONTINUA”. – ORA E’ TOCCATO AL MINISTRO ROMANO CHE SI VOLEVA “SFIDUCIARE” ( OVVERO: L’ENNESIMO – OSTRUZIONISTICO –  TENTATIVO DI “SPALLATA” ) : CONTINUANO, IMPERTERRITI, DOPO L’INCORAGGIANTE ( per “Lor Signori” )  “PRECEDENTE – PAPA ” ( ! ) , POI RESPINTO L’ARRESTO PER IL DEPUTATO MILANESE, SI OSTINANO A NON  “PERDERE LA PARTITA”; una strategia, suicida, per  via delle dell’arcinoto incipit delle minoranze attive di << – toghe rosse – >> , e solite risposte delle  irresponsabili << – malopposizioni – >> , che non tiene conto, minimamente, dell’emergenza in economia e della crescente “alta tensione”  in politica.  Ancora un “COLPO DI RENI” DELLA CAMERA, decisamente,  PER GARANTIRE LA PRIORITARIA E PIENA << – STABILITA’ – >> ;  ed è la riconferma: nessuna possibilità per un qualsiasi << – ribaltone – >>; che, per via dell’evidente strumentalizzazione di inchieste in corso, neppure – per la seconda volta –  “ci casca” UMBERTO BOSSI. [ “LA LEGA NON SLEGA” ! ]

VI°
<< – post berlusconismo – >> / 3 : “…forse che sì, forse che no…”
Vincenzo Nardiello
September 27, 2011
esistere, non resistere
sul Roma.
È possibile che nel 2012 si voti. È praticamente certo che Silvio Berlusconi non sarà candidato premier. Se vorrà continuare ad esistere, da qui alle urne il centrodestra dovrà fare due cose: utilizzare il tempo che rimane per annullare lo sbandamento a sinistra certificato dall’ultima manovra economica; convincere il Cavaliere ad uscire bene dal suo quasi ventennio favorendo la ristrutturazione della coalizione. Il primo obiettivo si realizza riportando la barra del Governo a destra con robusti tagli alla spesa pubblica, riforme strutturali, privatizzazioni per abbattere il debito, un programma di riduzione fiscale e una riforma costituzionale presidenzialista da lasciare in eredità a chi raccoglierà il testimone. Il secondo obiettivo si concreta ricomponendo ciò che in questi anni si è andato gradualmente perdendo: un contenitore vasto, nel quale gli italiani non di sinistra possano riconoscersi.
Comunque evolvano la crisi economica e quella dell’Esecutivo, infatti, l’area di centrodestra è destinata a restare ciò che è sempre stata dal 1948 ad oggi: maggioranza nel Paese. Il problema, quindi, sarà ancora una volta riuscire a dargli una forma convincente, politicamente coesa, culturalmente univoca ed elettoralmente riconoscibile. Esattamente ciò che è venuto a mancare nell’ultimo anno e mezzo circa. I primi ad esserne consapevoli sono i leader della sinistra, tant’è vero che appena hanno percepito il rischio del voto non hanno trovato di meglio che rimettere in piedi la vecchia armata Brancaleone che perseguono dal ’94; il Nuovo Ulivo di Bersani, Vendola e Di Pietro altro non è che la risposta emergenziale al precipitare della situazione. Un centrosinistra sterile, senza una proposta di governo comune che non sia quella di mandare Berlusconi a casa, è e resta – nonostante le gravissime difficoltà in cui si dibatte la  maggioranza – un’alternativa debole. Anche elettoralmente.
La scelta di Bersani, poi, chiude definitivamente le porte al Terzo polo, archivia l’ambizione riformista del Pd, schiaccia la coalizione sulle posizioni più massimaliste di Vendola e socialmente incendiare di Di Pietro, ponendo così le basi per una possibile emorragia di consensi al centro e tra i cattolici. Se a questo si aggiunge il pantano in cui il Pd è finito con i guai giudiziari di Filippo Penati, si comprende facilmente come la partita politica sia ancora tutta da giocare. In caso di voto anticipato e legge elettorale invariata, l’ipotesi che il Terzo polo si riavvicini al Pdl post-Berlusconi per ricomporre quell’area conservatrice, moderata, riformista e popolare che tanti successi ha segnato in questi 17 anni, è concreta. Oggi per il Pdl è una condizione inaccettabile, ma quando sarà lo stesso Cavaliere a farsi da parte di sua autonoma iniziativa ( in fondo lo ha già annunciato ), le cose cambieranno. E la sinistra potrebbe  nuovamente restare al palo.
La rimonta
 Gennaro Sangiuliano ( tratto da facebook ) —  Il centrodestra italiano è deludente, poteva rompere le catene del conformismo post comunista, con una grande riforma morale e civile. Non lo ha fatto, gettando alle ortiche un’occasione storica. Ci vorrebbe la sobrietà dei grandi conservatori: De Gaulle, Churchill, Giolitti …. La lezione di Prezzolini, Pareto, Mosca… ( . . . ) — [ Ha ragione l’amico Sangiuliano…MA NOI NON DISPERIAMO ( “Azimut” ) : “…MAI, MAI DIRE MAI…” ; siamo -ancora – in tempo…oppure no? ]
[ “Azimut” – settembre 2011 ( da servizio in blog ) : … << – … Ma, notoriamente, indubitatamente, in Italia, per la mai cessata << – egemonia gramsciana – >> , imperando – tuttora – mascherati eredi dell’eterno consociativismo cattocomunista, sempre con il codazzo di “utili idioti”, in politica come in economia, non ha da esistere una sola verità – vera ma il tutto ha da essere per quel che deve apparire… D’altronde che, in Italia, tale inquinamento culturalpolitico abbia – storicamente – incrociato anche una sorta di non dichiarata << – sovranità limitata – >> , è pacifico ed è chiaro come il sole che a rimuoverli, appena lo si tenta, se ne pagano tutte le inevitabili conseguenze…Potrebbe, dunque, essere diversamente per l’attuale querelle che, una volta tanto, ci sia concesso, bando al politichese, si “predispone”, sapientemente, per il futuro ? Che la crisi non abbia nulla a che vedere con la figura di Berlusconi, è un fatto; che una pletora – trasversale – di “mantenuti della politica” e di “partito – dipendenti”, vi abbondano ex portaborse assurti alla funzione di “qualificati esponenti”, senza né arte e né parte, di cui non è mai stata resa nota una loro pubblica attività o una qualsiasi precisa professione, ha operato – sin dall’inizio – per screditarlo, all’interno come all’estero, è altrettanto un fatto; ove mai, nella fattispecie, fosse la presunta inaffidabilità e il presidente del Consiglio ( con l’esecutivo ) a non garantirci a sufficienza e a “infiammare il mercato” ( sic ! ), ma sappiamo che non è così, sono i c.d. “mercati” ad alterare e violentare il << – mercato – >> , tali oppositori – in servizio permanente effettivo – ne sarebbero, al contrario, i responsabili. C’è che una vera e propria “corte dei miracoli” ha, impudentemente e indecentemente, picconato il premier, come se non fosse parte delle istituzioni repubblicane, cosicchè in un riprovevole scenario, da “uomini e topi”, s’è acceso il semaforo verde sia ai << – poteri forti – >> che ad altri poteri dello Stato, quello legislativo da ridursi al lumicino, oggi sempre più esorbitanti e senza contrappesi. Meriterebbero, essi, anzi una piena accusa – politicamente – di alto tradimento e, simbolicamente, la fucilazione alla schiena per verdetto popolare… fronte di questi “balletti”, bugiardi e nauseabondi, per quanto riguarda – strettamente – l’Italia, Silvio Berlusconi che, per il “chiodo fisso”, si incolpa di avere – sempre – sbagliato, ma Altri sbagliano – indenni – dodici volte al giorno, è pur sempre il leader storico del lungo tentativo – targato “tatarelliano” –  di << – modernizzazione… Un premier che, come uomo, e come ogni uomo, può avere le sue pecche ma può, a nostro avviso, tranquillamente rimettersi al giudizio dei posteri. Non è stato / non è tra i “postulatori di riforme” che sono i nemici d’ogni vera riforma, tra gli eruditi ed i suadenti del bla – bla – bla, tra i prestigiatori dei giochi del << – Palazzo – >> ; e, di certo, non è tra le scartine di alchimisti che biascicano formule astruse e da alambicchi : per esecutivi di “unità nazionale”, di “larghe intese”, di “transizione responsabile”, di “soluzione tecnica” e via dicendo. Non sua la colpa, dunque, se il popolo italiano – ma non è detto – si rassegni, infine, a considerare la partita come chiusa e persa. Si punta, infatti, sulla stanchezza dei cittadini…Al presidente del Consiglio, oggi, dopo più di tre lustri dal martellamento continuo, il ritornello del “conflitto d’interessi” e di “leggi ad personam” – pare che non serva più – , farsi da parte “per amore dell’Italia” ( sic ! ) ; e il trionfo, dunque, del “torcicollo” : ritorno indolore, insomma, alla << – gioiosa macchina da guerra – >> ? accompagnata dall’incolore ed inodore “ulivo senza incenso” ? integrata dal “preferenzialismo” e “parlamentarismo senza vincoli” ? e l’alternativa, tutta nostalgia, dell’antico e collaudato << – mercato delle vacche – >> ?  Questo si vuole ? Con buona pace di ogni aspirazione di << – terzietà – >> che staziona, semplicemente, nella “fantapolitica”,,, Non vogliamo un’altra << – lunga notte della repubblica – >> . — ]

VII°

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[ a breve: in rete, notizie sul convegno ( informazioni complete, da leggere )  – per  riprendere il nostro posto ]

R e p e t i t a    i u v a n t
 Per un << – Manifesto degli “Appartati” – >>
    il presidente*
 Di questa torrida estate, a parte il clima, nulla potremo lasciarci alle spalle.L’apocalisse, quella manifesta, ha solo lambito la Nuova Città : a “…casa d’Irene ( ancora ) si balla e si beve…” perchè la natura, imprevedibile, ha risparmiato l’Amerika, almeno in questa occasione, da previste e più gravi devastazioni e, quindi, dal seducente interventismo di Obama. E’ andata ancora meglio per il decimo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, preceduto da segnali inquietanti, nulla di nulla è accaduto. L’apocalisse, quella vera, invisibile, però è già straripante a noi ed avanza: irreversibile, salvo che idee e volontà non ritornino a muovere il mondo, non pare che scuoti più di tanto gli Usa e l’intero Occidente. Sappiamo, perfettamente, che più d’una visione metapolitica contesta tale comunanza di destini ma l’Europa, vuoi o non vuoi, ci sta tutta dentro e la realpolitik ci mostra legami, non recisi e, per ora, indissolubili. Almeno quattro cavalieri esondano e, a prescindere dalla partita finale per l’indotto declino statunitense, puntano al vecchio continente: l’euro delle mie brame, migrazioni bibliche, borse a biscazzieri e, sopratutto, la China giallo-rossa, innanzitutto, ne materializzano il galoppo e ci manca un Carlo Martello per porvi un freno. L’apocalisse, insomma, è in corso e, prima o poi, ci soccorra il “In hoc Signo vinces”.   Lampedusa, scontri tra cittadini e immigrati: decine di feriti   L’antica civiltà, di cui siamo – a pieno titolo – parte integrante, deve fare anche i conti con la grande incognita dell’Islam e, tra l’altro, appare fiaccata – prima che da tale apocalisse – da tutto quel che  ha preceduto, nel segno del terrorismo, bestiale e sanguinario, che abbiamo – forse – sottovalutato per incoscienza o viltà. Crediamo che l’Italia non sia certo, l’ombelico del mondo ma non per questo, prima o poi, come ogni altro paese europeo, potrà fare a meno di domandarsi sulle ragioni vere della grande crisi e nell’affrontarla, senza a ciò negarsi, assumere un ruolo di responsabilità che non prolunghi soluzioni imposte, ambigue e temporanee.
[ n.d.r. “Azimut” – sett. ’11 : vi sono momenti in cui qualunque sia la posizione del proprio corpo, l’anima pare “essere in ginocchio”; ciò vale per la vita d’ogni uomo che si rispetti, come – ai fini di scrivere la Storia – per ogni Nazione che abbia una dignità. — Quando tutto sembra che crolli – rimane, sempre . l’unica Certezza : IL CRISTO : << – GESU’ CRISTO SI VEDE A BETLEMME, SI CONOSCE A NAZARETH, SI AMMIRA SUL TABOR, E’ CREDUTO SUL GOLGOTA, SI AMA ATTRAVERSO IL VANGELO…..E’ L’UNICO, IL VERO RIVOLUZIONARIO CHE DELLA SUA CROCE FECE LEVA E BANDIERA PER SOLLEVARE IL MONDO AGLI SPLENDORI DELLA FEDE DIVINA…..IO LO VEDO COME L’ASSE DELLA STORIA ED I SECOLI DANZARGLI INTORNO…..GLI UOMINI SI APPOGGIANO ALLA CROCE, GUARDANO I SUOI OCCHI CHE RISCHIARANO  LE VIE DELL’ETERNITA’….. >> ( Qualcuno ha detto, e scritto, pensato  così di LUI… – Natale 1944 –  ) — ]
 Il presidente della Repubblica Napolitano e il premier Silvio Berlusconi Anche per questo, noi, non ci siamo appassionati al provincialismo di vicende, irresponsabili, che hanno ruotato / ruotano attorno all’arcinota e obbligata, per ragioni troppo conosciute, manovra finanziaria e per il pareggio del bilancio; di questo vero e proprio tormentone – con il contorno melenso, servile ed autolesionistico di gran parte, preponderante, dei  media – è facile, intanto, smentirne la scaletta velina d’ogni grillo parlante; così sul quotidiano “il Giornale” di Milano ( ci consenta la solita e ineffabile << – repubblikas – >> ), già il 21 dello scorso mese, il direttore Sallusti: << … i fatti dimostrano che la crisi non ha nulla a che vedere con la politica del governo, ma parte da molto lontano:ci sono le difficoltà dell’America di Obama, la crescita incontenibile dell’economia e della finanza cinese, il fallimento dell’unione politica europea…L’Italia è più colpita di altre nazioni europee per via di un debito pubblico esploso nella prima repubblica…: la rivoluzione liberale promessa da Berlusconi è vero che è incompiuta ma non archiviata…Il rischio delle analisi che si fanno in questi giorni è proprio questo:soffermarci ( anche giustamente ) su ciò che non è stato fatto e non tenere conto di cosa avrebbero purtoppo fatto…( loro ) … – >>; e loro, ovviamente, sono gli oppositori ( i “veterorepubblikanes”, da << – prima – >> e dell’eternamente –  sempre : insomma i << – …molti politici e soggetti che ancora calcano la scena facendo i finti tonti.., – >> ; scrive Sallusti ), in tutte le salse, che continuano a sgranare, sempre, ossessivamente, lo stesso rosario. Il “vada via”…che mi ci metto io. Berlusconi, non è una novità, è il << – male assoluto – >> .
     Sempre gli stessi, a parte sindacati e confindustria, oggettivamente in livreaserventi, con l’aggiunta che ne deriva per la diaspora a destra, tutti quelli del “Berlusconi faccia un passo indietro” e che gli attribuiscono, in mancanza, la responsabilità della cosiddetta “sfiducia dei mercati” ( un dolce eufemismo, a copertura di spregiudicati << –  colletti bianchi – >> , fattisi esecutori, se non i sicari,  degli speculatori che appaiono, sempe più, solo e soltanto  spregevoli << – banditen – >> ); tutti quelli della colpa, unicamente, al << – cavaliere – >> , perciò se la sbrigano e credono di sopravvivervi, contrapponendosi a senso unico , in quantochè, soluzione a un tempo comoda e accomodante, non volendo o non potendo opporsi ai “cavalieri dell’apocalisse”; ovverosia tutti quelli, semmai, del non tanto nobile e patriottico, ad usum Delphini,  << – salto all’indietro – >> che, perciò, è “salto della quaglia” e di sistema : volendo azzerare, a prescindere… ( parafrasando dal principe De Curtis ), e non ne fanno un mistero, consumando lo “scippo” al popolo,  il tanto vituperato << – berlusconismo – >>; che, infatti, considerano solo una lunga parentesi della storia repubblicana; utile paravento per l’inconfessabile opzione del “ritorno” ch’è l’autogol, il migliore complimento per il centodestra: cioè si rivelano per quel che sono, semplicemente, puramente, i restauratori – privi d’una qualsiasi alternativa – di quel che fu, oggi il vagheggiato, il << – prima – >> , beneamato, tutto rose e fiori, ahinoi, già dispensatore di delizie a iosa e di cui, per l’appunto, e sino a prova contraria, giungendosi all’attuale “resa dei conti” e alla quasi impossibile regolazione di lor “disastri egregi”.
  Noi non siamo tra le schiere degli apologeti acritici e neppure tra i detrattori per mestiere; siamo solo obiettivi e convinti che diversamente non si poteva. Non per questo peregrino, il pensare che si potesse andare oltre il congiunturale ma non ce n’è stato il tempo; le trasformazioni strutturali, tuttavia, non sono estranee alla concezione che dello Stato ha, da sempre, il centrodestra e ben presenti allo stesso premier; si misurano, da sempre, nel dibattito che ha interessato, per l’occasione, le diverse sensibilità anche nel PdL. Il dibattito, in tal senso, ha lasciato pure tracce sulla stampa quando non prevale “il contro per il contro” [ ( 1 ) –  v. quotidiano “Roma” – agosto ’11 – “trilogia sulla crisi” ],solo rinviando ma non rinunciando a maggiormente incidere, e si può discutere di ciò senza scandalo. [ il giornalista Vincenzo Nardiello, che ha scritto, in materia, sul quotidiano : “filippica ipercritica”? nossignori ! semmai lungimirante analisi da “non disfattismo”; argomentazioni da non archiviarsi ( n.d.r. “Azimut” – sett.’11 ) – ]  Ma, notoriamente, indubitatamente, in Italia, per la mai cessata << – egemonia gramsciana – >> , imperando – tuttora – mascherati eredi dell’eterno consociativismo cattocomunista, sempre con il codazzo di “utili idioti”, in politica come in economia, non ha da esistere una sola verità – vera ma il tutto ha da essere per quel che deve apparire. [ n.d.r. “Azimut” : come, da sempre, denuncia Giancarlo Lehner : vedi nota  ( sett.’11 ) – ]
  D’altronde che, in Italia, tale inquinamento culturalpolitico abbia – storicamente – incrociato anche una sorta di non dichiarata << – sovranità limitata – >> , è pacifico ed è chiaro come il sole che a rimuoverli, appena lo si tenta, se ne pagano tutte le inevitabili conseguenze; ultimamente, ad esempio, si indenizzano – solo civilmente – i parenti delle vittime della << – strage di Ustica – >> e lo si fa, dopo 31 anni, a motivo che le competenti autorità, preposte, “non garantirono la sicurezza del volo e, poi, non dichiararono – mai – come si svolsero, effettivamente, i fatti” ( sic ! ).Il giornalista Vincenzo Nardiello, passando ad altro, sul quotidiano << – Roma ( “il Giornale di Napoli” ) – >>, riprende – il 20 agosto ( 2 ) – pregevoli e liberi interventi, in passato già letti, sull’altra << – strage di Bologna – >> : “una ritorsione palestinese, contro l’Italia, consumata attraverso il braccio armato del gruppo Carlos ( del terrorista – alias “Lo sciacallo” ) con il coinvolgimento di almeno due terroristi tedeschi di estrema sinistra”; seguono altri due articoli ( 3 ) e, di recente, approfondisce il tema in un servizio, a intera pagina [ ( 4 ) – v. 11 sett. u.s. ], sulle “piste dell’Est” che, tra l’altro, “portano pure al sequestro e all’uccisione di Moro, da parte delle Br che non agirono da sole in quanto il piano contro il leader Dc fu preparato con estremisti della Raf”. Ebbene, anche in questi casi c’è – tuttora – in piedi una ufficiale  non – verità che ha da essere mezza verità o la verità; della vicenda – Moro, infatti, devono restare – unicamente – le note congetture a riguardo di “colpe” della Dc, Cia, Mossad e chi più ne ha, più ne metta; di Bologna, parimenti, devono restare solo l’orologio della stazione con le lancette ferme e la targa della << – strage fascista – >>; e tant’è che, il paradosso, si reitera ( v. il 20 agosto u.s. – “Il Mattino”, altro quotidiano che “ci marcia”… ) “…sulla pista palestinese che non ha mai convinto i parenti delle vittime…” ( sic ! ).
[ L’on,le dr. Giancarlo Lehner, studioso – saggista – storico e giornalista, già direttore del quotidiano socialista “Avanti” e tra i collaboratori – più vicini – all’on.le Craxi ( non “Bruto di Bettino” ); intellettuale, libero e rigoroso; sicuramente tra gli uomini forti, onesti e coraggiosi; il puntuale – documentato –  accusatore dei “crimini rossi”, inviso  alle dominanti  << – nomenklature – >>  ; eletto, per la corrente legislatura, in lista PdL. – Campania 2, ora tra IR – alla Camera – , nell’ottobre 2004 – onorò il dibattito, cui al manifesto in  foto del primo articolo che riproduciamo in blog ( e altri: di Enzo Nardiello sul “Roma” ), promosso dalla nostra Associazione ( n.d.r.”Azimut”  – sett.’11 ) – ]
  Mostra immagine a dimensione intera Potrebbe, dunque, essere diversamente per l’attuale querelle che, una volta tanto, ci sia concesso, bando al politichese, si “predispone”, sapientemente, per il futuro ? Che la crisi non abbia nulla a che vedere con la figura di Berlusconi, è un fatto; che una pletora – trasversale – di “mantenuti della politica” e di “partito – dipendenti”, vi abbondano ex portaborse assurti alla funzione di “qualificati esponenti”, senza né arte e né parte, di cui non è mai stata resa nota una loro pubblica attività o una qualsiasi precisa professione, ha operato – sin dall’inizio – per screditarlo, all’interno come all’estero, è altrettanto un fatto; ove mai, nella fattispecie, fosse la presunta inaffidabilità e il presidente del Consiglio ( con l’esecutivo ) a non garantirci a sufficienza e a “infiammare il mercato” ( sic ! ), ma sappiamo che non è così, sono i c.d. “mercati” ad alterare e violentare il << – mercato – >> , tali oppositori – in servizio permanente effettivo – ne sarebbero, al contrario, i responsabili. C’è che una vera e propria “corte dei miracoli” ha, impudentemente e indecentemente, picconato il premier, come se non fosse parte delle istituzioni repubblicane, cosicchè in un riprovevole scenario, da “uomini e topi”, s’è acceso il semaforo verde sia ai << – poteri forti – >> che ad altri poteri dello Stato, quello legislativo da ridursi al lumicino, oggi sempre più esorbitanti e senza contrappesi. Meriterebbero, essi, anzi una piena accusa – politicamente – di alto tradimento e, simbolicamente, la fucilazione alla schiena per verdetto popolare.
 L‘inquinamento culturalpolitico, a livello planetario, d’altra parte, segna – oggi – l’acme più inquietante. Globalizzazione, forse che sì e forse che no; sta di fatto che le riunioni G8 ( indi G20 ) furono, sistematicamente, contrastate dai coccolati no-global, e black – bloc ( ma chi saranno mai ? Ohibò ! ), sul piede di guerra, allorchè venivano convocate – possibilmente –  per gestirla, dominarla, regolarla; adesso che ne straripano solo, e soltanto, gli effetti, inarrestabili, più nefasti, e poco si può fare, all’incontrario, i “combattenti” restano nella macchia ovvero si sono chiusi nel c…pardon nella toilette, fatto il “lavoro sporco”, e in attesa che tirino la catenella, nelle more, s’industriano e si esercitano in schermaglie come, per l’Italia, nel “ridotto di Val di Susa” ( Tav, docet ! ); similmente, nel prosieguo delle c.d. simultanee ( spontanee ? ) << – primavere arabe – >>, guerra forse che si e forse che no, per la caccia al “recalcitrante” e resistente rais di Sirte; sino a quando “mediatore al tritolo”, tra i “campioni rivoluzionari”, oggi, “massacratore del popolo in Quarta Sponda”, per così dire avendo – poi – assunto funzioni di  “parte concorrente e contraente” : da prendersi vivo o morto ( meglio defunto – dicunt –  che non parla ); e, quindi, a tutto quel che viene a scaricarsi di “compassionevole” ed “umanitario”  sulla Libia – che ci pare non essere composto da confetti – ,”contrordine compagni” : ripiegare gli striscioni  << –  No guerra – >> , << – Pace – Pace – Pace – >> , et similia, arrotolare ogni vessillo arcobaleno. Insomma stagione di “desaparicidos”. E’ tempo, orsù, alla bisogna,  di nuove strategie : largo agli << – indignados – >> e solo a rivendicare, nel << – post ideologico – >> , maggiore sussistenza. Coordinate di “lotta politica” al macero? Forse che sì, forse che no; intanto si protesti, solo, per chiedere più fagioli !
  Nel << – Vecchio Continente – >> , dopo che in Usa le fatali “impotenze”, si assiste, inerti, alle scalate della ( senza demos ) << – crazia – >> di gialli – alieni che, per l’investimento di profitti dati dalla produzione nell’immenso laogai, incettano oro e argento, petrolio, case e terreni, titoli del debito pubblico; restano le briciole, semprechè convenendo – ancora – Obama ( andate e cavatevela ), del petrolio libico. commesse e appalti, all’asse anglo-francese; e resta, nel cuore più europeo, il solito asse franco-tedesco che però si giova d’una egemonia da fallimento dell’unione politica continentale;poco o nulla, asse più asse, ieri come oggi, per arginare le rovine – originate dal “laisser aller”- prodotte da catene d’intermediazione e consorterie di distribuzione, parassitarie, con il demenziale e autolesionistico, se non deliquenziale, raddoppio ( da “cambio” ) dei prezzi al consumo già, com’è noto, all’atto di introduzione in circolo della moneta unica in valore euro;e resta l’intreccio che inchioda tutti gli altri paesi europei, almeno per ora, al rischio ricorrente, essendo le borse andate oltre la “pirateria” – a non dire altro,  per il << – niet – >> che si vorrebbe opporre ai necessari interventi – Bce e a nuovi strumenti  come le “iniezioni – eurobond”; e resta, infine, l’Alemagna che si avvantaggia di  dispense e deroghe, non dichiarate, facile a dirsi : arranciatevi, non si magna. E resta, ai soli “latini” ( v. Italia ), per il peso e il costo, l’esclusiva del soccorso, e assistenza, a migranti; che, clandestini o meno, profughi o meno, evidentemente non sono più – per altri –  “una risorsa o l’apporto utile alla produzione usurante”.
  A fronte di questi “balletti”, bugiardi e nauseabondi, per quanto riguarda – strettamente – l’Italia, Silvio Berlusconi che, per il “chiodo fisso”, si incolpa di avere – sempre – sbagliato, ma Altri sbagliano – indenni – dodici volte al giorno, è pur sempre il leader storico del lungo tentativo – targato “tatarelliano” –  di << – modernizzazione – >> : per una democrazia, compiuta e di alternanza, possibilmente presidenzialista e sicuramente bipolare; una democrazia che si vuole agile, articolata, decentrata per via del federalismo, perchè no, anche solidale e compatibile. A parte le molte riforme settoriali attuate, giustizia e fiscalità – ancora – questioni aperte perchè “impediti” a porvi mano, non è accantonato il progetto d’ingegneria costituzionale che segna il passo, eclusivamente, per una strumentale, presunta  e malintesa “difesa ad oltranza” dell’attuale Costituzione. Un premier che, come uomo, e come ogni uomo, può avere le sue pecche ma può, a nostro avviso, tranquillamente rimettersi al giudizio dei posteri. Non è stato / non è tra i “postulatori di riforme” che sono i nemici d’ogni vera riforma, tra gli eruditi ed i suadenti del bla – bla – bla, tra i prestigiatori dei giochi del << – Palazzo – >> ; e, di certo, non è tra le scartine di alchimisti che biascicano formule astruse e da alambicchi : per esecutivi di “unità nazionale”, di “larghe intese”, di “transizione responsabile”, di “soluzione tecnica” e via dicendo. Non sua la colpa, dunque, se il popolo italiano – ma non è detto – si rassegni, infine, a considerare la partita come chiusa e persa. Si punta, infatti, sulla stanchezza dei cittadini.
   Al presidente del Consiglio, oggi, dopo più di tre lustri dal martellamento continuo, il ritornello del “conflitto d’interessi” e di “leggi ad personam” – pare che non serva più – , farsi da parte “per amore dell’Italia” ( sic ! ) ; e il trionfo, dunque, del “torcicollo” : ritorno indolore, insomma, alla << – gioiosa macchina da guerra – >> ? accompagnata dall’incolore ed inodore “ulivo senza incenso” ? integrata dal “preferenzialismo” e “parlamentarismo senza vincoli” ? e l’alternativa, tutta nostalgia, dell’antico e collaudato << – mercato delle vacche – >> ?  Questo si vuole ? Con buona pace di ogni aspirazione di << – terzietà – >> che staziona, semplicemente, nella “fantapolitica”. Si lavorò, in verità, da tempo, già dall’indomani del responso delle urne, a delegittimare e disarticolare una coalizione, nata come la più ampia della storia repubblicana e per numeri sovrastanti  in seno alle due Camere, conseguentemente l’artefice genuino che, al suo vertice, registrò col discorso ad Onna – in Abruzzo –  un consenso mai visto, tanto da intravedersi – in via naturale e non “contrattata” – una logica ascesa sul Colle, per il 2013, e il “passaggio di staffetta” all’attuale presidente della Camera. A ognuno la sua parabola, si giudicherà in futuro, ma l’archivio non è certo avaro di precedenti – illuminanti quanto illustri – e riandare a vicende umane e politiche, come quelle di Leone – Segni e Cossiga, come quelle – per altri versi – di Mattei e Craxi, etc. , può far capire di quanta – effettiva –  libertà godiamo; può far comprendere quali gli “automatismi” – una volta “dentro” – che sovrintendono al << – sistema di potere – >> : chi, per sua sfortuna, “sgarra” dagli innumerevoli e rigidi limiti del non scritto, materiale, ancorchè vigente, << – manuale Cencelli – >> , diviene il “corpo estraneo” che va espulso, consenziente o meno, sino a giungere – in qualche caso – a epiloghi tragici dalle “strane coincidenze”. Per Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio – l’incarico istituzionale va sempre sottolineato -,  intanto, s’iniziò con il famoso “avviso di garanzia”, pubblicamente notificato in sede d’una riunione internazionale dei << – Grandi – >> a Napoli, oggi sino alla ventilata ipotesi in campo di “accompagnamento coatto del teste” e chissà se, in prospettiva, lo diciamo solo per “provocazione”, magari da Altri, esperti in ex “materie sovietiche”, ove “resistente”, invocando un Tso ( “trattamento sanitario obbligatorio” ) ? 
   Il presidente del Consiglio – l’incarico istituzionale va sempre sottolineato – , se ne può dire di bene o male, però non v’è dubbio alcuno che sia stato oggetto, in questa lunga traversata – che continua tuttora nel  vecchio << – sistema di potere – >> – , di “sfregio” alla sua figura come al suo patrimonio e al suo privato. “Rivoltare come un calzino”, filosofia dura a morire, muove – ancora – minoranze attive di pm e di settori di talune procure, che ne fanno una esclusiva e nonostante ed incombente la crisi in economia; invece la stragrande maggioranza di magistrati, per fortuna tanto silenziosi quanto laboriosi – in autonomia e indipendenza -, fronteggia come meglio può la farraginosità e i “tempi biblici”, sia nel “civile” che nel “penale”, frutto anche dell’ingorgo normativo, cumulo d’interventi – tampone del passato legislatore, in mancanza d’una riforma globale – strutturale, a tutt’oggi, negata per via di chi, i molti, si pongono di traverso; e, nel contempo,  sale la sete di quel che chiamiamo una << – giustizia giusta – >> e che riguarda, prioritariamente, diritti del cittadino e tutele proprie di interessi e beni, lesionati da ogni tipo di abuso o di reato; una pesante eredità che l’esecutivo ha posto in massima evidenza e molto debellando, sul territorio,  delle attività di micro e macro criminalità. Chi proprio non si occupa di ciò, per altri versi impegnato a intervenire e per “supplire la politica”, una perdurante e cronica “anomalia tutta italica” , però ha i riflettori puntati : spesso, e volentieri, per intercettazioni – senza prove che portano, dritti, in guardina preventiva se “a destra” ; per prove – senza intecettazioni , o se vogliamo per indizi consistenti, che non impediscono di continuare, ugualmente, a fare circolare se “a sinistra”. Noi siamo,sempre e in ogni caso,  sinceramente, convinti garantisti ma c’è un limite a tutto. Anche in questo caso, ciò stigmatizzato,  certo, come no, forse per “amore dell’talia” ? [ n.d.r. “Azimut” – L’Italia, purtroppo, non ha mai sanato la cosiddetta “sindrome da Trinacria” : ” fatti di Sigonella”,  << – caso giornalista De Mauro – >> , et similia, etc. : e ogni “mistero”, docet ! ]
    Rieccoci: converrà che, prima o poi, si raccordino tutti gli “appartati” per andare oltre la parola. Questo è un servizio di comunicazione, non conformista, rivolto – per  prima – a tutti gli uomini di buona volontà. Stop ai colpi di ukase da potentato, stop al “muro contro muro”, stop all’assedio politico-mediatico-giudiziario, stop a dileggi – vaticinio da “financial times”, stop a  gratuite ingerenze – rating; e stop alla barbarie della pratica di annientamento politico che finirà, prima o poi, per travolgere tutto e tutti. Questo, sì, per amore dell’Italia. [ n.d.r. “Azimut”- A Milano e Napoli, notoriamente – in “prima fila” – avvengono, per così dire, “cose turche”… ]
Non vogliamo un’altra << – lunga notte della repubblica – >> .

NAPOLI 2012 – CONVEGNO “AZIMUT”
[ Le << – radici non gelano – >>    e    le << – Idee non muoiono – >> ]
            
EVOLUZIONE NELLA CONTINUITA’ — SULLA << – STRADA MAESTRA – >>  —   PER LA “DRITTA VIA”


VIII°
R e p e t i t a    i u v a n t
L’ULTIMISSIMA [ una vera e propria “chicca” ]
A R R I V A N O    I    << – S A L V A T O R I –  >> …. La Marcegaglia : … UN MANIFESTO IN CINQUE PUNTI “PER SALVARE L’ITALIA” –  Firenze, 23 set. (TMNews) – Nella manovra del governo, “non c’è niente […]
( sic ! )
filosofia da << – capitalismo assistito – >>…dura a morire…
[ quis custodiet custodes ?  / chi sorveglierà i sorveglianti ? ]
  
[ tutto in famiglia : “… sorveglianti e sorvegliati si sorvegliano tra di loro che è una bellezza…” ]
N O,    G R A Z I E    !    !    !
[ … CHE CI PENSIAMO NOI… ]
Ne abbiamo ben donde che, ognuno, nella fattispecie, può certo dire : “poco se mi valuto, molto se mi paragono…”
[  “Azimut” – commento e chiosa finale : PRONTO IL “SOCCORSO ROSSO” – IN PIU’ VERSIONI – LIMITANDOCI, E TANTO BASTA, ALLA SOLITA CAMUSSO – IL “GRILLO (S)PARLANTE” – CHE, TOSTO, ANNUNCIA: “…FRONTE COMUNE CON IMPRESE PER LA CRESCITA…” ( SIC ! ); OVVEROSIA, SI RINNOVA L’ARCINOTA << – SANTA ALLEANZA – >>  ( “PADRONALE” & “CLASSISTA” ) : ( ANCORA ) << – DISTRIBUIRE GLI UTILI / “SOCIALIZZARE” LE PERDITE – >> ….  ( ? ) 
[ Amen  ]  
ABBIAMO GIA’ DATO, ORA TOCCA A VOI !

IX°
R e p e t i t a    i u v a n t
Saturday, September 24, 2011
DAL “ROMA” – SULLA CRISI , NARDIELLO : “filippica ipercritica” ? nossignori ! lungimirante analisi da “non disfattismo”…
[ AZ. News. 24.09.’11 ]
   SULLA CRISI
[ per gli articoli : vedi oltre ]
“Azimut” – Settembre 2011 ( da servizio in blog ) : << – Noi non siamo tra le schiere degli apologeti acritici e neppure tra i detrattori per mestiere; siamo solo obiettivi e convinti che diversamente non si poteva. Non per questo peregrino, il pensare che si potesse andare oltre il congiunturale ma non ce n’è stato il tempo; le trasformazioni strutturali, tuttavia, non sono estranee alla concezione che dello Stato ha, da sempre, il centrodestra e ben presenti allo stesso premier; si misurano, da sempre, nel dibattito che ha interessato, per l’occasione, le diverse sensibilità anche nel PdL. Il dibattito, in tal senso, ha lasciato pure tracce sulla stampa quando non prevale “il contro per il contro” [  v. quotidiano “Roma” – agosto ’11 – “trilogia sulla crisi” e altro, nel prosieguo, che riproduciamo ], solo rinviando ma non rinunciando a maggiormente incidere, e si può discutere di ciò senza scandalo…
[ Il giornalista Vincenzo Nardiello, ha scritto, in materia, sul quotidiano : “filippica ipercritica”? nossignori ! semmai lungimirante analisi da “non disfattismo”; argomentazioni da non archiviarsi ] ——– Nel << – Vecchio Continente – >> , dopo che in Usa le fatali “impotenze”, si assiste, inerti, alle scalate della ( senza demos……………… ) << – crazia – >> di gialli – alieni che, per l’investimento di profitti dati dalla produzione nell’immenso laogai, incettano oro e argento, petrolio, case e terreni, titoli del debito pubblico; restano le briciole, semprechè convenendo – ancora – Obama ( andate e cavatevela ), del petrolio libico. commesse e appalti, all’asse anglo-francese; e resta, nel cuore più europeo, il solito asse franco-tedesco che però si giova d’una egemonia da fallimento dell’unione politica continentale;poco o nulla, asse più asse, ieri come oggi, per arginare le rovine – originate dal “laisser aller”- prodotte da catene d’intermediazione e consorterie di distribuzione, parassitarie, con il demenziale e autolesionistico, se non deliquenziale, raddoppio ( da “cambio” ) dei prezzi al consumo già, com’è noto, all’atto di introduzione in circolo della moneta unica in valore euro;e resta l’intreccio che inchioda tutti gli altri paesi europei, almeno per ora, al rischio ricorrente, essendo le borse andate oltre la “pirateria” – a non dire altro,  per il << – niet – >> che si vorrebbe opporre ai necessari interventi – Bce e a nuovi strumenti  come le “iniezioni – eurobond”; e resta, infine, l’Alemagna che si avvantaggia di  dispense e deroghe, non dichiarate, facile a dirsi : arranciatevi, non si magna. E resta, ai soli “latini” ( v. Italia ), per il peso e il costo, l’esclusiva del soccorso, e assistenza, a migranti; che, clandestini o meno, profughi o meno, evidentemente non sono più – per altri –  “una risorsa o l’apporto utile alla produzione usurante” – >>.
della manovra ]
Vincenzo Nardiello
August 18, 2011
sul “Roma”
Eletti per fare riforme, ridotti a fare manovre. Eletti per tagliare sprechi e tasse, ridotti a garantire quelli che campano di spesa pubblica improduttiva. La manovra bis messa a punto dal Governo è la fotografia del disastro culturale e antropologico del centrodestra. Come ciò sia potuto accadere nel breve volgere di un anno lo diranno gli storici ( anche se un plotone di psichiatri sarebbe forse più idoneo ). « – Non potevamo fare diversamente – », ci dicono. Balle. Per capirlo bastano un paio di numerini facili facili. Invece di imporre nuove tasse, basterebbe agire sui contributi a fondo perduto e gli acquisti delle amministrazioni pubbliche. In questo modo il Governo potrebbe recuperare ben 45 miliardi: l’intero importo della manovra. 
In Italia ogni anno si distribuiscono circa 30 miliardi a fondo perduto. Badate che abbiamo escluso i denari che si usano per ferrovie, autostrade e trasporti ( più o meno 14 miliardi, con quali risultati lasciamo ai lettori giudicare ). Oggi funzionano come un sussidio a tutti gli effetti, fonte di parassitismo, truffe e corruzione. Se fossero trasformati in sconti fiscali si coglierebbero due piccioni con una fava: si risparmierebbero soldi e si favorirebbero gli imprenditori veri – quelli che producono, assumono, fatturano – a scapito di quelli finti che oggi incassano il contributo e poi scappano. Il centro studi Economia Reale ha calcolato che trasformando tali contributi in credito d’imposta si risparmierebbero la bellezza di 25 miliardi.
Poi c’è il capitolo spesa delle amministrazioni pubbliche: uno scandalo a cielo aperto. Prima di gridare contro il taglio dei fondi, Regioni, Comuni e Province dovrebbero spiegare qualche cosetta ai loro cittadini. Per esempio che il 53% della spesa pubblica complessiva ( un’idrovora da oltre 800 miliardi ) la decidono loro. E che dentro questo calderone la spesa per beni e servizi ( avete presente quella roba che si chiama appalti, forniture e quant’altro? ) negli ultimi sei anni è aumentata di quasi il 40% nelle Regioni e di quasi il 25% nei Comuni. Il Governo centrale ha fatto decisamente meglio, con un aumento di appena ( si fa per dire ) il 17%. Dietro queste spese gonfiate sovente si nascondono ruberie, tangenti, malversazioni. Prendete la sanità. Negli ultimi sei anni la spesa per acquisti è schizzata di oltre il 50%. Quanto sia migliorato il servizio a fronte di questo ingente dispendio di risorse è sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo –  guarda caso – si sono moltiplicate inchieste e scandali legati ad appalti e forniture. Inutile aggiungere che la sanità è il capitolo più importante dei bilanci regionali. Ridurre del 10% queste spese della Pa varrebbe 40 miliardi. Troppi? Va bene, tagliamone solo la metà: 20 miliardi, che sommati ai 25 recuperabili dai fondi perduti coprirebbero – et voilà – l’intero importo della manovra evitando stangate.
Farlo, però, vorrebbe dire aggredire i ceti del parassitismo e le consorterie del clientelismo politico-affaristico, quelli che campano d’intermediazione pubblica delle risorse prodotte da chi lavora. Occorre un tetto a queste spese folli, il vero “costo della politica”. Berlusconi ha detto che « – la manovra è modificabile, ma a saldi invariati – ». Bene, lo faccia. È la sua ultima occasione.

August 28, 2011 
sul “Roma” 
[ intervista al professor Mario Baldassarri su Europa e crisi economica.]
 Vincenzo Nardiello
ROMA. Professor Mario Baldassarri, economista e presidente ( . . . ) della commissione Finanze del Senato: la Merkel dice che i governi sono sotto il ricatto dei mercati, è così?
« – I mercati non ricattano nessuno, approfittano delle opportunità che i singoli Paesi offrono loro di guadagnare un sacco di soldi – ».
Allora la Merkel che voleva dire?
« – È la testimonianza di un senso d’impotenza della politica in Europa. L’Ue non vuol capire che la vera risposta si chiama Stati Uniti d’Europa. Naturalmente all’interno del nuovo G8 – ».
La Germania pensa di poter fare da sola.
« – Se lo pensa non ha capito nulla, nel nuovo G8 può esserci solo il seggio dei  nuovi Stati Uniti d’Europa. La Germania da sola non ce la fa – ».
Bello a dirsi, ma concretamente come si fa?
« Su cinque grandi temi: difesa e sicurezza; energia; grandi infrastrutture; politiche di bilancio e di ricerca; politiche d’innovazione e formazione del capitale umano. Cinque ministri per l’Europa con un presidente votato dai popoli europei. Mentre gli Usa continuano a fare debiti, la Cina fa la formica e con i nostri soldi sta comprando le economie occidentali. L’Europa sta in mezzo e fa la bella addormentata – ». 
Quanto incide questo squilibrio nella crisi?
« – Abbiamo regalato alla Cina la competitività facendola entrare nel Wto, lasciando però per decisione politica che la loro moneta si svalutasse assieme al dollaro. I soldi americani  ed europei vanno in Cina per comprare i prodotti cinesi; loro li risparmiano e comprano le nostre economie – ».
Tremonti ha appena rilanciato gli Eurobond.
« – Sono un’idea interessante, ma con un difetto genetico – ».
Quale?
« – Senza gli Stati Uniti d’Europa chi è il soggetto che li emette? – ».
Gli Eurobond non potrebbero accelerare questo processo?
« – Ci mettiamo a fare debiti senza che ci sia il soggetto debitore? Interessante, ma il debitore chi è? – ».
Sempre la Germania.
« – Appunto. Berlino ha il terrore che il debito sia di tutti, ma che alla fine il debitore sia la Germania. Prima si fanno i soggetti, poi si discutono… gli oggetti – ».
L’idea che si possano fare gli Stati Uniti d’Europa in tempi relativamente brevi le pare realistica?
« – No, è utopica. Un’utopia urgente. Solo che abbiamo poche settimane per farla e la storia non aspetta – ».
Altrimenti?
« – Altrimenti l’Europa fa la bella addormentata e scompare dallo scenario – ».
E rischia una catastrofe economica.
« – Certo, è la conseguenza – ».
La pressione di questo catastrofico scenario non può essere il campanello d’allarme in grado di svegliare la bella addormentata?
« – Spero di sì, che questa pressione faccia emergere qualche statista in Europa – ».
La differenza sta tutta nella classe dirigente europea?
« – La differenza è che la storia la fanno gli statisti, la cronaca i politicanti. L’Europa pensa ancora di fare la rotta guardando le cartine geografiche di Tolomeo – ». 
E la manovra economica dell’Italia?

« – Quale? In queste due settimane è cambiata ogni giorno in pezzi importanti. E ancora non c’è – ».

A settembre Roma dovrà rifinanziare 60 miliardi di debito in scadenza. Che succederà?
« – Il problema è che risposta daremo entro agosto con la manovra. I mercati hanno bocciato la manovra di luglio, al punto che lo spread ha toccato la punta massima sopra i 400 punti base dopo la manovra, non prima; e dopo la manovra di luglio il differenziale italiano è diventato addirittura superiore a quello spagnolo – ». 
Per questo c’è stata la manovra di Ferragosto.
« – Già, ma la manovra bis entrata in Parlamento è uguale a quella di luglio: tutte tasse che servono ad azzerare il deficit, ma in gran parte anche a finanziare ulteriori aumenti di spesa corrente e minori investimenti – ».
Stiamo ponendo le basi per la costruzione di ulteriore deficit?
« – Esatto, perché così frena la crescita dell’economia e il deficit zero non si fa. I mercati lo sanno – ».

 August 30, 2011 
[ dell’euro ] sul “Roma”
di Vincenzo Nardiello
Il falò delle menzogne. L’Europa brucia, ma sui mercati arde soprattutto l’impostura – propinataci da un gruppo di tecnocrati senza volto né legittimazione popolare – di un nuovo mondo costruito all’incontrario che avrebbe preso il posto di quello vecchio. Un mondo in cui gli Stati non avrebbero più battuto moneta, ma la moneta avrebbe “battuto” un Superstato; dove le Nazioni non sarebbero più nate tracciando confini, ma abbattendoli; dove i popoli avrebbero usato la stessa banconota senza avere prima politiche e sistemi decisionali comuni. La crisi del debito europeo, oltre ad essere il frutto di una politica malata, da decenni dedita a dilapidare risorse pubbliche in cambio di consenso, è innanzitutto l’esito di un colossale processo antidemocratico. La combinazione del tasso di cambio imposto all’Italia e della speculazione interna ( un euro=mille lire) ha fatto il resto, dimezzando il potere d’acquisto delle famiglie.
L’euro è allora un’idea sbagliata? Tutt’altro. Disgraziatamente, però, anche un bambino capisce che una sola valuta con 17 sistemi politici e fiscali diversi, 17 debiti pubblici profondamente differenti e finanziati sul mercato a 17 tassi d’interesse difformi, rappresenta un gigantesco campo di miele per le api della speculazione. Un euro a due velocità o, peggio, il ritorno alle monete nazionali, equivarrebbe ad una catastrofe peggiore della guerra dei cent’anni. Non resta che una strada: correggere gli errori commessi. Il direttorio franco-tedesco continua a respingere gli Eurobond, con il risultato di dilapidare risorse ( anche le nostre) attraverso interventi tampone della Bce. Eurobond significa pagare tutti lo stesso tasso d’interesse sul debito, creare un terreno ostile alla speculazione, rilanciare la crescita e restituire fiducia nella classe dirigente Ue. Sarkozy e Merkel, però, hanno ragione a predicare ai Paesi più indebitati  lo stesso rigore che applicano a casa loro. Un tedesco che per mantenere basso il deficit del suo Paese va in pensione a 65 anni ( tra un po’ a 67 ), non può accettare di garantire il debito di un italiano che si ritira dal lavoro in media a 58 anni ( solo nel 2010 i nuovi vitalizi d’anzianità sono stati 174.729), magari facendo una seconda attività in nero. Non solo. Germania e Francia temono che tassi più bassi siano un incentivo a riprendere politiche di deficit spending. 
Ecco perché è importante che le Nazioni più a rischio come l’Italia facciano riforme strutturali che frenino la spesa pubblica, rilancino la crescita e che tutti introducano il vincolo costituzionale del pareggio di bilancio. È questo il grande scambio europeo che va fatto: i deboli garantiscono il rigore, i forti concedono la garanzia degli Eurobond con una maggiore integrazione politica. Tutti si sacrificano, ma si salvano. La “grande” Francia ha appena annunciato una manovra da 12 miliardi di tasse e sacrifici; l’altro giorno Francoforte ha ballato sotto l’attacco di voci di un declassamento del debito. 
A dimostrazione che quando il sistema è malato nessuno è al sicuro. Muovetevi.

September 17, 2011 

[delle privatizzazioni, etc. ]
sul “Roma” 
 
Vincenzo Nardiello
Logica l’è morta. Logica vorrebbe che il centrodestra varasse una manovra economica di centrodestra: tagli di spesa improduttiva, riduzione della mano pubblica nell’economia e riforme. Accade invece l’opposto, il Governo dà vita ad una manovra di sinistra: tasse, timidi tagli e – eccezion fatta per le relazioni industriali – zero riforme. Logica vorrebbe che di fronte ad un siffatto mostro la sinistra esultasse e rivendicasse il ripensamento del centrodestra. Accade l’opposto: la sinistra sbraita, manco fossimo di fronte ad un documento iperliberista. Dunque, in questo nuovo mondo dove la regola è che tutto vada al contrario di come deve, pare che il Governo si appresti finalmente a por mano a robuste privatizzazioni per ridurre lo stock di debito e rassicurare i mercati. Una roba da 300-400 miliardi. Tutto bene quindi? Forse. Intendiamoci: privatizzare è sacrosanto, l’ostinata presenza dell’insopportabile mano pubblica proprietaria di  immobili e azioni frena la concorrenza e, quindi, la crescita. Ma i paragoni tra l’attuale crisi e quella del 1992 sono troppi e troppo fondati per non vedere certi rischi.
Come nel ’92, infatti, l’Italia è al centro di una tempesta finanziaria; ha varato una manovra durissima; va verso un robusto piano di privatizzazioni. Ma quell’operazione, gestita dal centrosinistra, fu un ottimo affare per la City londinese e pessimo per l’Italia. Gioielli di famiglia che sul mercato avrebbero fruttato un bel po’ di soldi, furono svenduti a lobby finanziare potentissime. Il cuore dell’intervento avvenne sullo yacht Britannia, dove banchieri e tycoon decisero cosa comprare e a quale prezzo. A bordo c’era anche il dg del tesoro Mario Draghi, prossimo presidente di quella Bce che – parole di Berlusconi – ci ha « – dettato la manovra – ». Come andò a finire è noto: l’Italia non risolse i problemi del debito, si ritrovò notevolmente impoverita sul piano industriale e produttivo e per salvarsi fu costretta ad una svalutazione capestro della lira.
Non vorremmo che il peggio del mondo alla rovescia debba ancora arrivare. Non vorremmo, cioè, che qualcuno voglia fare il lavoro sporco al posto di Bersani e Vendola. Magari con i cinesi vestiti da londinesi. È dai tempi di Depretis che la sinistra si guadagna il potere sul terreno dell’economia e della politica di bilancio facendo affari con il capitalismo assistito e quello finanziario più rapace e senza Patria.
È possibile evitare questo rischio? Certo, basterà vendere sul mercato diffuso anzichè su quello ristretto delle oligarchie finanziarie. Per esempio si potrebbe ascoltare Salvatore Rebecchini, componente dell’Authority per la concorrenza, che ipotizza la costituzione di un Fondo da finanziare con un prestito forzoso tra i contribuenti. Stato ed enti locali vendono azioni, immobili e quant’altro al Fondo e il ricavato va subito a ridurre il debito. Il Fondo venderà sul mercato e con il riscosso restituirà il prestito. La destra tornerebbe a fare la destra, la sinistra la sinistra. Gli italiani sarebbero i protagonisti del salvataggio di se stessi.
Sembra l’uovo di colombo. Ma in un mondo alla rovescia è tutt’altro che scontato.

Saturday, September 24, 2011 BOLOGNA E MORO
VINCENZO NARDIELLO ( il “ROMA” ) : SULLE “PISTE DELL’EST” : TRA BOLOGNA E MORO…INCHIESTE…e non solo… “Misteri d’Italia”
[ della << – strage di Bologna – >> ;  e sul  sequestro e uccisione dell’on.le Aldo Moro ]
[ “Azimut – NEWS” : sabato, 24 settembre – 2011 ]
    
SULLE “PISTE DELL’EST” : TRA BOLOGNA E MORO
[ per gli articoli – vedi: oltre ]
[ “Azimut”- settembre 2011 : da servizio in blog ] :  << – … Ma, notoriamente, indubitatamente, in Italia, per la mai cessata……. << – egemonia gramsciana – >> , imperando – tuttora – mascherati eredi dell’eterno consociativismo cattocomunista, sempre con il codazzo di “utili idioti”, in politica come in economia, non ha da esistere una sola verità – vera ma il tutto ha da essere per quel che deve apparire. [ Come, da sempre, denuncia Giancarlo Lehner  ] …. D’altronde che, in Italia, tale inquinamento culturalpolitico abbia – storicamente – incrociato anche una sorta di non dichiarata << – sovranità limitata – >> , è pacifico ed è chiaro come il sole che a rimuoverli, appena lo si tenta, se ne pagano tutte le inevitabili conseguenze; ultimamente, ad esempio, si indenizzano – solo civilmente – i parenti delle vittime della << – strage di Ustica – >> e lo si fa, dopo 31 anni, a motivo che le competenti autorità, preposte, “non garantirono la sicurezza del volo e, poi, non dichiararono – mai – come si svolsero, effettivamente, i fatti” ( sic ! ).Il giornalista Vincenzo Nardiello, passando ad altro, sul quotidiano << – Roma ( “il Giornale di Napoli” ) – >>, riprende – il 20 agosto  – pregevoli e liberi interventi, in passato già letti, sull’altra……… << – strage di Bologna – >> : “una ritorsione palestinese, contro l’Italia, consumata attraverso il braccio armato del gruppo Carlos ( del terrorista – alias “Lo sciacallo” ) con il coinvolgimento di almeno due terroristi tedeschi di estrema sinistra”; seguono altri due articoli e, di recente, approfondisce il tema in un servizio, a intera pagina [ 11 sett. u.s. ], sulle “piste dell’Est” che, tra l’altro, “portano pure al sequestro e all’uccisione di Moro, da parte delle Br che non agirono da sole in quanto il piano contro il leader Dc fu preparato con estremisti della Raf”. Ebbene, anche in questi casi c’è – tuttora – in piedi una ufficiale  non – verità che ha da essere mezza verità o la verità; della vicenda – Moro, infatti, devono restare – unicamente – le note congetture a riguardo di “colpe” della Dc, Cia, Mossad e chi più ne ha, più ne metta; di Bologna, parimenti, devono restare solo l’orologio della stazione con le lancette ferme e la targa della << – strage fascista – >>; e tant’è che, il paradosso, si reitera ( v. il 20 agosto u.s. – “Il Mattino”, altro quotidiano che “ci marcia”… ) “…sulla pista palestinese che non ha mai convinto i parenti delle vittime…” ( sic ! ). ….L‘inquinamento culturalpolitico, a livello planetario, d’altra parte, segna – oggi – l’acme più inquietante…similmente, nel prosieguo delle c.d. simultanee ( spontanee ? ) << – primavere arabe – >>, guerra forse che si e forse che no, per la caccia al “recalcitrante” e resistente rais di Sirte; sino a quando “mediatore al tritolo”, tra i “campioni rivoluzionari”, oggi, “massacratore del popolo in Quarta Sponda”, per così dire avendo – poi – assunto funzioni di  “parte concorrente e contraente” : da prendersi vivo o morto ( meglio defunto – dicunt –  che non parla ); e, quindi, a tutto quel che viene a scaricarsi di “compassionevole” ed “umanitario”  sulla Libia – che ci pare non essere composto da confetti… – >> .
 [ L’on,le dr. Giancarlo Lehner, studioso – saggista – storico e giornalista, già direttore del quotidiano socialista “Avanti” e tra i collaboratori – più vicini – all’on.le Craxi ( non “Bruto di Bettino” ); intellettuale, libero e rigoroso; sicuramente tra gli uomini forti, onesti e coraggiosi; il puntuale – documentato –  accusatore dei “crimini rossi”, inviso  alle dominanti  << – nomenklature – >>  ; eletto, per la corrente legislatura, in lista PdL. – Campania 2, ora tra IR – alla Camera – , nell’ottobre 2004 – onorò il dibattito, cui al manifesto in  foto del primo articolo che riproduciamo in blog ( e altri: di Enzo Nardiello sul “Roma” ), promosso dalla nostra Associazione 
 
sul “Roma”
Vincenzo Nardiello
sabato, 20 agosto 2011
LA STRAGE – SVOLTA DOPO 31 ANNI . LA PROCURA INDAGA GLI AGENTI TEDESCHI DEL SUPERTERRORISTA : KRAM E FROHLICH. – BOLOGNA, CONFERMATA LA PISTA CARLOS [ 20 agosto 2011 : ATTUALITA’ – pag.7 ] 
[ articolo con foto della pagina del quotidiano  : << – 27 ottobre 2004, il “Roma” anticipava la pista Carlos nella strage di Bologna – >> : era il servizio a pag. 4 – Primo Piano – MISTERI D’ITALIA – E’ Abu Anzek Salek, che fu arrestato per i missili di Ortona: la pista di una ritorsione contro l’Italia. – Gli ex Stay Behind: si al ddl di Cossiga – << – Legittimare i gladiatori – >> / Dossier Mitrockhin e segreti del Pci : incontro con Lehner – E domani dibattito a Napoli : giovedì 28 ottobre 2004 – presso Associazione “Azimut” ( in via P. Del Torto,1 – al “Rione Alto ), in collaborazione con “Controcorrente Edizioni”, intervengono – con Giancarlo Lehner – Vincenzo Nardiello e Armando De Simone , autori di “Appunti per un libro nero del comunismo italiano” — QUEL 2 AGOSTO ’80 – In un rapporto del Sismi il nome del capo della cellula terrorista attiva nella città nel periodo dell’attentato  – BOLOGNA, L’OMBRA DI CARLOS SULLA STRAGE ]

della << – strage di Bologna – >> 

NAPOLI. Contrordine compagni. La verità sulla strage di Bologna dovrà essere riscritta. Dopo 31 anni sotto inchiesta finiscono gli agenti del gruppo Carlos. L’ipotesi battuta dai magistrati bolognesi è quella scaturita a suo tempo dagli atti e documenti raccolti dalla commissione Mitrokhin e per anni raccontata dal Roma: una ritorsione palestinese contro l’Italia; la vendetta del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina per il sequestro di due lanciamissili ad Ortona e l’arresto nel 1979 – con successiva condanna – del suo rappresentante in Italia, Abu Anzeh Saleh. Vendetta che si sarebbe consumata attraverso il braccio armato del gruppo Carlos. Atti, documenti e riscontri ora contenuti in un corposo rapporto consegnato dalla Digos alla Procura felsinea nell’ambito dell’inchiesta-bis sulla strage. Un rapporto che ha convinto il mese scorso il procuratore capo Roberto Alfonso e il pm Enrico Cieri ad iscrivere nel registro degli indagati due  terroristi tedeschi di estrema sinistra dell’organizzazione internazionale di Carlos “lo Sciacallo”: Thomas Kram e Christa Margot Frohlich. Anche se si sottolinea come l’iscrizione sarebbe un atto dovuto, un passaggio tecnico necessario per valutare il materiale che dal 2005 gli investigatori hanno raccolto a carico dei due, è innegabile che si tratti di un esito clamoroso, una svolta che porta le indagini molto lontano dalla “pista nera” e dalle condanne definitive dei Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.
Kram, nato il 18 luglio 1949 a Berlino, è stato fondatore e membro direttivo del gruppo terroristico tedesco di estrema sinistra Revolutionaere Zelle, le “Cellule Rivoluzionarie”. L’anno scorso il sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, aveva spiegato solennemente in Parlamento che « – in base alle informazioni in possesso dell’ex Ministero della sicurezza di Stato ( la Stasi dell’ex Germania comunista, ndr ), Thomas Kram, nella sua qualità di componente delle RZ internazionali, era stato scelto dai vertici dell’organizzazione per collaborare con il Gruppo Carlos – ». La notte tra l’1 e il 2 agosto 1980 Kram alloggiò all’hotel Centrale di Bologna. Lo stesso Carlos – che attribuisce la strage ai Servizi segreti americani e agli israeliani – ha dichiarato « – che un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell’esplosione – ». Chi era? « – Thomas Kram – ».
La donna iscritta nel registro degli indagati, Christa Margot Frohlich, fu invece arrestata nel 1982 a Fiumicino con una valigia piena di esplosivo. Esplosivo compatibile con quello usato a Bologna. Un cameriere dell’hotel Jolly, situato nei pressi della stazione di Bologna, riferì alla polizia di aver notato una certa somiglianza tra la foto dell’arrestata e una donna, che parlava italiano con un forte accento tedesco, presente al Jolly l’1 agosto 1980. Per il presidente dell’associazione del familiari delle vittime della strage, Paolo Bolognesi, è « – uno sviluppo assolutamente insignificante – », ma Enzo Raisi, deputato di Fli ed ex componente della commissione Mitrokhin, sottolinea come le mosse della Procura dimostrano invece che « – i documenti che depositai in Procura» frutto delle risultanze della Commissione hanno una loro attendibilità e credibilità – ».
 NEL PROSIEGUO – GLI ALTRI DUE ARTICOLI :
August 22, 2011
sul “Roma”.-  Vincenzo Nardiello

NAPOLI. L’oggetto del telegramma non lascia dubbi: « – Cat. A4/Digos-Sez. 3ª, voce: Stazione F.S. Bologna Centrale – Attentato – ». Il testo, letto con gli occhi di oggi, è esplosivo: « – Kram Thomas, nato a Berlino il 18.7.1948, residente Bochum – Repubblica federale di Germania – sospettato appartenere gruppi terroristici tedeschi – data 1° corrente habet alloggiato esercizio recettivo questo capoluogo. Poiché predetto – corrente anno – figura avere soggiornato questa città più volte, pregasi volere interessare corrispondenti organi polizia per conoscere motivi suoi soggiorni Bologna, attività lavorativa – condizioni economiche e compagnie frequentate abitualmente, nonché – ove possibile – sua recente fotografia». La data del telegramma è sconvolgente: 7 agosto 1980, appena cinque giorni dopo la strage alla stazione di Bologna ( 2 agosto, 85 morti e 200 feriti ). – A scriverlo è il questore di Bologna, Italo Ferrante, che si rivolge all’Ufficio sicurezza 224 del Ministero dell’Interno – e per conoscenza 443, 442, 300 e 123 – chiedendo tutta una serie d’informazioni su quel tedesco. È lo stesso Kram, esperto di esplosivi, che soltanto nell’estate 2011, 31 anni dopo, farà il suo ingresso ufficiale da indagato, assieme alla sua compagna d’arme, Christa Margot Frohlich, nell’inchiesta sulla strage. Il telegramma di Ferrante dice senza ombra di dubbio che il nome dell’uomo legato al gruppo “Separat” del superterrorista Carlos non solo era già noto agli organi investigativi italiani, ma che già nell’immediatezza della strage fu messo in relazione alle indagini sull’attentato. Ma quel telegramma dice anche che già cinque giorni dopo la strage era noto che Kram aveva alloggiato in un hotel della città la notte precedente “il botto”. Circostanza che diventerà decisiva per la sua iscrizione nel registro degli indagati solo dopo 31 anni. Quel telegramma – ritrovato dalla commissione Mitrokhin e il cui testo è riportato nella Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980? degli allora consulenti della Commissione, Gian Paolo Pelizzaro e Lorenzo Matassa, da cui muove la nuova inchiesta – è soltanto il primo di un fitto scambio d’informazioni che coinvolge la Questura di Bologna, il Ministero dell’Interno, la polizia tedesca di Wiesbaden e il Bundeskriminalamt ( Bka ), la polizia investigativa della Germania.
Quest’ultima, infatti, fin dal primo novembre 1979 chiede ai colleghi italiani di confermare la presenza di Kram sul nostro territorio. Richiesta giustificata affermando che Kram è sospettato «di appartenere a gruppi terroristici… tedeschi – ». In altre parole, nel corso delle due settimane successive alla strage ( l’ultimo telegramma è del 14 agosto 1980) , la questura di Bologna raccoglie una massa di informazioni che rafforzano gli iniziali sospetti su un possibile coinvolgimento del tedesco nel grave attentato. Non solo. Quelle informazioni legano fin da subito Kram al gruppo terroristico tedesco di estrema sinistra Cellule Rivoluzionarie ( Rz ), a sua volta collegato all’organizzazione di Carlos con il quale le Rz condividevano vari leader. A cominciare da quel Johannes Weinrich, braccio destro di Carlos, che già un telegramma della Criminalpol del 9 agosto 1980 indirizzato alla Questura di Bologna descriveva in contatto con lo stesso Kram.
Tutti elementi che all’epoca non ebbero seguito, ma che ora hanno concorso a convincere la Procura ad iscrivere Kram nel registro degli indagati della nuova inchiesta che potrebbe mettere seriamente in discussione la verità giudiziaria, che attribuisce ai Nar di Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini la responsabilità dell’eccidio.
Una verità colma di buchi neri, come conferma anche Francesco Ceraudo, per lungo tempo direttore del centro clinico del carcere di Pisa. Com’è noto Massimo Sparti, il superteste al quale in buona parte si devono quelle condanne, venne scarcerato nel maggio del 1982 perché gli fu diagnosticato, dai sanitari del carcere di Pisa, un tumore al pancreas. Peccato, però, che Sparti avrebbe vissuto altri 20 anni: quel tumore era falso. « – Venni a sapere successivamente – dice oggi Ceraudo confermando dichiarazioni già rese in passato – che vi era stato ad arte uno scambio di referti. Ha ragione Stefano Sparti – aggiunge Ceraudo riferendosi alle dichiarazioni rilasciate nel 2007 dal figlio del superteste – a dire che il padre ha dichiarato il falso in merito al tumore». È anche così che la strage divenne “nera”.

August 24, 2011
sul “Roma”
Vincenzo Nardiello

NAPOLI. Onorevole Raisi, quanto pesano gli equilibri internazionali nel mancato raggiungimento della verità sulla strage di Bologna?
« – Le racconto una cosa – ».
Dica.
« – Quando la commissione Mitrokhin si recò agli archivi dei Servizi chiedemmo di vedere anche il fascicolo di Thomas Kram – ».
Cosa accadde?
« – Capii subito che non volevano farmi vedere nulla – ».
Scusi, ma nel fascicolo non vi erano diversi documenti?
« Sì, ma arrivavano al 2 agosto 1980. Su Kram avevano indagato, ma dal giorno dopo la strage non c’era più niente – ».
Lei cosa fece?
« – Mi rivolsi all’ufficiale che era lì e gli chiesi: “I regimi dell’Est che coprivano i terroristi non ci sono più, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) è morto, il mondo è cambiato: non è il momento di dire la verità e farci vedere i documenti ? – ».
L’ufficiale cosa le rispose?
« – “Raisi, lei ricorda come si svolgeva il trasporto di armi dell’Fplp?”. Sì, gli dissi. Partivano dalla Bulgaria, attraversavano la Siria, s’imbarcavano in Libano e la Libia pagava. E lui: “Ricorda chi governava all’epoca in Libia e in Siria?”. Gheddafi e Assad, risposi. “E chi governa oggi?”. Sempre Gheddafi e Assad.
 L’ufficiale concluse: “Si è dato la risposta”. Oggi Gheddafi è agli sgoccioli, Assad trema… ma il tempo non gioca a nostro favore – ».
Enzo Raisi, ex componente della commissione Mitrokhin, deputato ( . . . ), è l’uomo che più di tutti – assieme al collega Enzo Fragalà, barbaramente assassinato da un misterioso killer – si è battuto per la verità sulla strage alla stazione di Bologna, il 2 agosto 1980. Fu lui, nell’aprile 2006, a consegnare in Procura gli atti della Mitrokhin che chiamano in causa il gruppo Carlos. Da lì l’inchiesta bis e l’iscrizione nel registro degli indagati dei tedeschi Kram e Christa-Margot Frohlich.
Il tempo sbiadisce prove e indizi: quante possibilità ci sono di giungere alla verità?
« – Nei prossimi giorni capiremo se si vuole andare fino in fondo – ».
Cosa potrebbe succedere?
« – Vedremo se ci sarà un mandato di cattura e la richiesta di estradizione dalla Germania e se i magistrati vorranno sentire Carlos
che ha detto di voler parlare con i magistrati – ».Altrimenti?
« – Sarà stato un passaggio per dire che la pista palestinese ha una sua validità, ma che non si è in grado di accertarla. Quanto sta accadendo dice che le carte della Mitrokhin sono fondate e che la storia che Frohlich e Kram non avevano collegamenti è infondata. Chi dice che questa pista era già stata verificata dice il falso. Il giorno della bomba Kram sparisce, entra in clandestinità e resta latitante 25 anni – ».
Quando consegnaste quelle carte come reagirono i magistrati?
« – Il capo della Procura assegnò le nuove indagini allo stesso pm che svolse l’accusa nel processo che condannò i Nar. Proprio il processo che quelle carte dovrebbero smentire – ».
Si è perso tempo?
« – Non solo, sono accaduti fatti gravi. Si sarebbe dovuta chiedere l’estradizione di Kram, che invece figurò come persona informata sui fatti. Nel 2001 il capo della polizia, De Gennaro, segnalò che Kram poteva essere collegato alla strage, ma la Procura aprì un fascicolo per fatti non costituenti reato, in cui mise la lettera di De Gennaro con quella di una mitomane tedesca che diceva di sapere d’essere indagata per la strage. Cambiati il capo della Procura e il pm, la svolta c’è solo adesso – ».

 “sulle piste dell’Est” : << – STRAGE DI BOLOGNA – >>  E  << –  CASO MORO – >>
[ TRE SERVIZI – A INTERA PAGINA – << – LE PISTE DELL’EST – MORO E BOLOGNA, DAI DOCUMENTI LE NUOVE VERITA’ – >>  – ( in prima e segue a pag. 4 – domenica 11 settembre 2011 ) – Primo Piano : << – L’ACCUSA : FORMO’ DEI COMBATTENTI, POI LA RINUNCIA ALLA LOTTA ARMATA LI SPINSE NELL’ILLEGALITA’. MOSCA: IL PCI SPINSE I GIOVANI SULLA VIA DEL TERRORISMO ( rapporto informativo Kgb / 1980 ) – >> / IL DOCUMENTO : << – I SOVIETICI : LE BR NON AGIRONO DA SOLE. IL PIANO PER RAPIRE IL LEADER DC PREPARATO CON TERRORISTI DELLA RAF ( Patrizio Peci, il primo pentito importante delle Brigate Rosse, dichiarò che uno dei leader della Raf << – aveva avuto contatti diretti con Moretti anche durante il sequestro di Aldo Moro e fino al ritrovamento della base di Via Monte Nevoso – >> ) – >> ; << – E’ LA CONFERMA DEL CONTATTO TRA LE DUE ORGANIZZAZIONI E DEI SOSPETTI AVANZATI IN QUESTI ANNI: PER L’AZIONE DI VIA FANI LA STESSA TECNICA MILITARE USATA PER SEQUESTRARE IL PRESIDENTE DELLA CONFINDUSTRIA TEDESCA, SCHLEYER – >> ; << – IL RUOLO DELLA STASI, I SOSPETTI DI IMPOSIMATO, I DOCUMENTI FALSI DEI MILITANTI RAF PROVENIENTI DALLO STESSO STOCK DI VIA GRADOLI, LE NOTIZIE DEL SISDE : ORA UN NUOVO TASSELLO SI AGGIUNGE AI TANTI ELEMENTI CHE INDICANO IL COINVOLGIMENTO DI EVERSORI DELL’EST – >> ;  << – BOLOGNA – IL TEDESCO ORA INDAGATO PER LA BOMBA, INCONTRO’ IL SUPERTERRORISTA A BERLINO EST – KRAM DA CARLOS 3 GIORNI DOPO LA STRAGE ( Il 5 agosto ’80 l’uomo partecipò ad un summit con lo sciacallo e il suo braccio destro nella rete terroristica – “Separat”. La prova nei documenti della polizia segreta dell’ex Germania comunista ) – >>  — ( nelle foto pubblicate : documento Kgb, Moro / covo Br, Thomas Kram e Carlos “lo sciacallo” ). — ]
September 11, 2011
sul “Roma”
Vincenzo Nardiello 

NAPOLI. Roma, 15 novembre 1977. Il brigatista rosso Prospero Gallinari entra in un bar di via Appia Nuova. Lo attende un uomo che un appunto dei carabinieri qualificherà come « – un pregiudicato… ricercato per più sequestri di persona – ». Gallinari gli propone «di partecipare a un eclatante sequestro di persona a sfondo politico», ma il misterioso pregiudicato declina l’offerta. Il brigatista non è solo: lo accompagna « – un giovane tedesco, i cui connotati fanno presumere possa trattarsi del terrorista Sigmund Hoppe – ». Hoppe è un militante del gruppo terroristico di estrema sinistra Rote Armee Fraktion (Raf) – le Br tedesche per intenderci – a sua volta legato a doppio filo alla Stasi, la polizia segreta dell’allora Germania comunista. Mancano quattro mesi al sequestro di Aldo Moro e Gallinari farà parte del commando di fuoco che sterminerà la scorta del presidente dc in via Fani.
Quell’appunto verrà trasmesso dal Comando generale dell’Arma dei carabinieri al Viminale il 28 aprile 1978, ma non arriverà mai sulla scrivania dei magistrati che in quel momento stanno cercando Moro. Perché? Perché la pista del sequestro che porta a Est, verso il blocco sovietico, deve rimanere celata – « – coperta – », nel linguaggio dei Servizi – per evitare che gli inquirenti italiani vadano a ficcare il naso dove non devono. Ben presto altre piste, stavolta “atlantiche”, occuperanno giornali, dibattiti  e inchieste giudiziarie.
 

IL DOCUMENTOMa ora le cose potrebbero cambiare. Ad affermare senza tentennamenti il coinvolgimento di terroristi comunisti tedeschi nel sequestro Moro è addirittura l’organizzazione madre di tutta l’eversione proveniente dall’Est: il Kgb. In uno straordinario documento redatto nel 1980, l’intelligence sovietica espone un’analisi del fenomeno della lotta armata in Italia: il Servizio segreto di Mosca è perentorio nell’affermare che « – il terrorismo italiano ha superato le frontiere nazionali. Nell’ultimo periodo si è avuta notizia di incontri che hanno avuto luogo fra rappresentanti delle organizzazioni terroriste di diversi paesi del mondo, ai quali hanno partecipato anche gli italiani. Soprattutto esistono numerose prove di contatti bilaterali. In particolare per il caso Moro, si è stabilito che alla preparazione del piano per il sequestro hanno partecipato membri del gruppo terrorista della Germania occidentale “Baader-Meinhof” – ». Com’è noto, la banda Baader-Meinhof – dal nome dei suoi due fondatori – altro non è che la Raf delle origini. Si tratta di un rapporto importantissimo, perché è il « – primo documento elaborato dal Kgb sul terrorismo italiano divenuto accessibile – », sottolinea lo studioso Fernando Orlandi, che ne ha curato la pubblicazione nel Working Paper n.152 del Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale da lui presieduto. Il memorandum – dieci pagine dattiloscritte – si trova all’interno di un volume reso disponibile alla  fine del 2010 dalla “Commissione per la divulgazione dei documenti e l’annuncio dell’affiliazione di cittadini bulgari con la Sicurezza di stato e i Servizi di intelligence dell’Esercito nazionale bulgaro”, e fa parte di una raccolta che unisce altri 97 file declassificati in materia di terrorismo internazionale, la maggior parte dei quali elaborati da dipartimenti di spionaggio e controspionaggio bulgari, « – come pure di altro materiale ottenuto nell’ambito degli scambi informativi con il Kgb dell’Urss e con i servizi di sicurezza degli altri paesi del blocco socialista – », spiega Orlandi. Va detto subito che l’ignoto estensore sovietico incorre in alcune generalizzazioni grossolane, quando non in errori e dimenticanze di fatti importanti della storia italiana di quel periodo. Tutte circostanze puntualmente rilevate dal curatore, che nell’introduzione al documento non manca di bollare

l’analisi contenuta nel memorandum come « – di una grande povertà e segnata da ingenuità e carenza di informazioni – ». Orlandi si riferisce, in particolare, ad alcune mancate citazioni di eventi importanti di quel periodo, come il decisivo arresto di Patrizio Peci o l’omicidio di Guido Rossa, così come « – non troviamo riscontro della difficile situazione generale in cui si trova l’Italia nel 1979 – », anno in cui il Paese attraversa una « – profonda crisi del sistema politico – ».
Difetti della ricerca che tuttavia nulla tolgono alla valenza della notizia sulla vicenda Moro, frutto di informazioni raccolte dai sovietici evidentemente tanto precise da consentire di stabilire senza tentennamenti « – che alla preparazione del piano per il sequestro hanno partecipato membri del gruppo terrorista della Germania occidentale “Baader-Meinhof” – ».

È importante non dimenticare che le organizzazioni Baader-Meinhof e Raf erano strettamente legate alla Stasi che riferiva poi tutto al servizio “madre”: il Kgb. Dunque è altamente probabile che la fonte dell’informazione in possesso dell’intelligence sovietica sia proprio il potentissimo Servizio dell’allora Ddr, e che quest’ultimo lo abbia saputo direttamente dai terroristi tedeschi con i quali era in contatto.
Un’informazione la cui attendibilità e credibilità è ulteriormente rafforzata da una messe di elementi di fonte italiana ed estera emersi nel corso degli anni, che ora trovano proprio nel memorandum del Kgb una nuova e clamorosa conferma.

BR-RAF: UN LUNGO LEGAME
Non c’è solo Hoppe, il militante della Raf che avrebbe avuto un ruolo nel reclutare partecipanti al sequestro Moro. Sono molti e dettagliati gli elementi che collegano Br e Raf. Innanzitutto ne hanno parlato diversi brigatisti. Patrizio Peci, il primo pentito importante dell’organizzazione, ha fatto di più: in un interrogatorio del 4 aprile 1980, dichiarò che « – Willy Peter Stoll aveva avuto contatti diretti con Mario Moretti anche durante il sequestro di Aldo Moro e fino al ritrovamento della base di via Monte Nevoso – ». Willy Peter Stoll era uno dei leader della Raf, tra i sequestratori di Hanns-Martin Schleyer, il presidente della Confindustria della Germania Ovest rapito il 5 settembre 1977 dai terroristi tedeschi con una tecnica militare che sarà copiata dai brigatisti in via Fani. Più che probabile che le due organizzazioni abbiano discusso proprio di questo durante la preparazione del piano. Per non parlare dei documenti d’identità falsi forniti dalle Br a diversi militanti della Raf; in particolare quelli di Elizabeth von Dick, provenienti dallo stesso stock di documenti ritrovati nel famoso covo br di via Gradoli. Più che probabile, inoltre, che a Mosca sapessero di Brigitte Monhaupt e Sieglinde Hoffmann. Si tratta delle due donne che, almeno a partire dalla fine del 1977, costituirono una sorta di rappresentanza fissa della Raf in Italia, con covi a Milano e Roma. Arrestate a Zagabria poco dopo l’omicidio di Moro, confesseranno di aver partecipato a riunioni a Milano con « – un compagno delle Br – » indicato come “Altman”. Secondo Ferdinando Imposimato, l’ex magistrato che più di tutti ha ricercato la verità sul presidente dc, è altamente probabile che “Altman” sia Mario Moretti: « – Il sospetto che mi è sempre rimasto – afferma Imposimato nel libro scritto con Sandro Provvisionato “Doveva morire” – è che la Monhaupt e Hoffmann, in contatto con il capo brigatista prima dell’operazione Moro molto probabilmente fossero a Milano nei giorni precedenti il sequestro, perché erano coinvolte, quantomeno, nella stessa organizzazione del sequestro. E in questa
luce appare credibile la notizia del Sisde avente come oggetto “Il caso Moro e i collegamenti  internazionali del terrorismo”, la quale, riportando una notizia dello storico americano Katz, riferiva che la Monhaupt “avrebbe partecipato a un vertice brigatista avvenuto a Milano nel corso del quale sarebbe stata decisa la condanna a morte di Moro” – ».
E che dire del misterioso “tiratore scelto” – mai identificato – che in via Fani sparò con estrema precisione ben 49 dei 91 proiettili esplosi dai brigatisti? Nel 2005 Falco Accame, ex presidente della commissione Difesa della Camera, dichiarò che c’era il sospetto
 che fosse un tedesco della banda di Carlos o comunque a lui collegato. E poi ci sono i testimoni oculari di via Fani, alcuni dei quali giurarono di aver sentito persone impartire ordini in tedesco o con accento tedesco. Il giornalista Antonio Selvatici ha testimoniato che negli archivi Stasi c’era una scheda intestata a Valerio Morucci in cui si faceva riferimento « – all’Archivio Moro – ». Un archivio che secondo Berlino, come scrive Selvatici nel suo “Chi spiava i terroristi”, non è mai stato ritrovato. Fatti, testimonianze, riscontri, sospetti sui quali, 33 anni dopo, il documento del Kgb può ora gettare nuova luce.

ROMA. « – Nei gruppi “di combattenti” formati dal partito col compito di preparare la lotta in condizioni di illegalità in Italia è entrata la maggior parte della gioventù progressista italiana che è pronta a difendere con le armi in pugno gli interessi del proletariato – ». Ma l’« – opportunismo nell’azione del Pci – » li ha « – disarmati politicamente, spingendoli sulla via del terrorismo – ». Firmato: Kgb. Nel rapporto informativo del 1980 dedicato al terrorismo italiano e portato alla luce dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale, il Servizio segreto sovietico critica duramente il Pci. L’accusa è secca: dopo aver preparato la lotta illegale per la conquista del potere, « – il Pci non è riuscito ad elaborare un programma costruttivo per un ulteriore sviluppo delle conquiste democratiche, è rimasto sulla strada delle concessioni parziali, delle riforme limitate, ed ha rinunciato alle forme di lotta armata – ».

Atteggiamento che il Kgb bolla come « – opportunismo – », responsabile di aver « – influito decisamente sull’ideologia e sulla posizione politica di coloro che erano pronti a dare la vita per il futuro socialista dell’Italia e li ha disarmati politicamente, spingendoli sulla via del terrorismo – ». Il Kgb, inoltre, paventava la possibilità « – che nel paese può ripresentarsi una situazione nella quale il Pci sarà costretto a entrare nell’illegalità, tornare alla lotta clandestina, e che deve essere pronto a un possibile cambio cardinale delle condizioni politiche». Correva l’anno 1980. NAPOLI. Il cerchio si chiude. Dagli archivi dell’ex Stasi, la polizia segreta dell’allora Germania comunista, giunge un nuovo, durissimo colpo alla verità giudiziaria sulla strage di Bologna. Forse decisivo. È il 5 agosto 1980, appena tre giorni prima la stazione di Bologna è stata sventrata da una bomba che ha spezzato 85 vite innocenti. A mille chilometri di distanza, a Berlino Est, non è un sera qualunque. Thomas Kram, il tedesco esperto di esplosivi delle Cellule rivoluzionarie legato al gruppo di Carlos e solo da circa due mesi indagato a Bologna nella nuova inchiesta sulla strage, partecipa ad un summit ad altissimo livello. Con lui ci sono lo stesso Carlos, leader della rete terroristica internazionale “Separat”, il braccio destro dello Sciacallo, Johannes Weinrich (alias Steve), e Magdalena Kopp. La notizia, totalmente inedita, è contenuta in alcuni documenti della  Stasi ritrovati – grazie alla ricerca di Gabriele Paradisi, imprenditore e scrittore che non si stanca di cercare la verità – presso gli archivi del BStU (l’istituto tedesco che oggi gestisce i documenti della Stasi).  Si tratta di una notizia straordinaria, che rafforza ancora di più l’ipotesi che la bomba esplosa il 2 agosto 1980 sia stata l’esito della ritorsione (annunciata) contro l’Italia del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. La vendetta scattò per la violazione del cosiddetto “lodo Moro”,  il patto segretamente stabilito da nostri 007 con i terroristi palestinesi: accadde con il sequestro di due lanciamissili ad Ortona e poi con l’arresto a Bologna (novembre 1979) e, soprattutto, con la mancata liberazione e la condanna di Abu Anzeh Saleh, rappresentante del Fplp in Italia e uomo  della rete di Carlos. La scoperta di Paradisi è fondamentale per almeno due motivi: innanzitutto smentisce le affermazioni rilasciate da Kram l’1 agosto 2007 a il manifesto, poi perché i documenti della Stasi potrebbero essere tra gli elementi decisivi che hanno convinto la Procura felsinea  ad iscrivere l’uomo nel registro degli indagati assieme a Christa-Margot Fröhlich, anche lei legata all’organizzazione Carlos. « – Le carte della Stasi aprono uno scenario ancor più inquietante e grave – », scrivono lo stesso Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro e François de Quengo de Tonquédec su Liberoreporter.it, dove hanno dato notizia della scoperta. Infatti, quei documenti « – dimostrano che Kram tre giorni dopo la strage non era a Firenze, come da lui stesso dichiarato al manifesto, ma nella capitale della Germania Est, insieme a Steve, numero due di “Separat”, … e a Carlos – », che aveva il quartier generale dell’organizzazione « – in una suite del Palasthotel» sorvegliata della Stasi.  Inoltre, Kram « – dopo un primo respingimento al posto di blocco di Friedrichstrasse (l’ormai noto Checkpoint Charlie) – affermano Paradisi, Pelizzaro e de Tonquédec – riesce comunque a entrare in città, passando da Berlino Ovest a Berlino Est, a dimostrazione che senza l’aiuto della polizia segreta ciò sarebbe stato tecnicamente impossibile – ».


 sul “Roma”
Intervista a Imposimato
Vincenzo Nardiello
Thursday, September 22, 2011

« – In particolare per il caso Moro, si è stabilito che alla preparazione del piano per il sequestro hanno partecipato membri del gruppo terrorista della Germania occidentale “Baader-Meinhof” – ». Così scriveva il Kgb in un documento del 1980 che il “Roma” ha presentato ai suoi lettori l’11 settembre scorso. Ferdinando Imposimato, ex giudice istruttore del processo Moro e uomo che più di tutti ha cercato la verità sulla vicenda, non ha dubbi sul coinvolgimento dei terroristi tedeschi.
Le pare una circostanza credibile?
« – Sì, perché c’è la prova documentale dei rapporti Br-Raf. Com’è noto, la Baader-Meinhof fu sostituita dalla Raf (Rote Armee Fraktion), ma la cosa fondamentale è che queste due organizzazioni terroristiche della Germania occidentale erano sostenute dalla Stasi, la polizia segreta della Germania Est – ».
Sostenute, non semplicemente infiltrate?
« — Sostenute nel senso che erano finanziate, appoggiate, ospitate nella Germania orientale da parte di quel Governo – ».
Come fa ad esserne così sicuro?
« – Mi è stato detto esplicitamente sia da Markus Wolf che da Günther Bonsack, rispettivamente capo e vicecapo della Stasi. Wolf era contemporaneamente capo della Stasi e agente del Kgb. Come ho scritto in una sentenza fin dal 1982 e depositata nell’83, tra la Raf e le Br esisteva un rapporto organico e stabile, risalente al 1970-71. Raf e Br avrebbero dovuto fare contemporaneamente alcuni grandi attentati che dovevano essere compiuti a Roma e Milano. A Roma doveva essere sequestrato Moro e fu fatto, a Milano con l’appoggio della Raf – quindi del Kgb, perché quando parliamo della Raf parliamo della Stasi e, quindi, del Kgb – doveva essere rapito un esponente della Confindustria – ».
Di chi si trattava?
« – Leopoldo Pirelli o Guido Carli. Il doppio sequestro non venne eseguito contemporaneamente perché furono arrestati alcuni esponenti della Raf. Di sicuro alcuni agenti del Kgb a Roma hanno pedinato Moro nel periodo precedente il sequestro. In particolare Fëdor Sergeij Sokolov lo pedinò addirittura per circa tre mesi. Moro ebbe dei gravi sospetti su di lui, ma commise un errore: non denunciò questo terrorista alla magistratura come avrebbe dovuto – ».
Secondo lei perché non lo fece?
« – Perché lui lo disse al suo collaboratore, Franco Tritto, che andò a parlarne con Cossiga – addirittura lo fece nel giorno stesso del sequestro – però anche Tritto si guardò bene, purtroppo, dal parlare di questo fatto con la magistratura. E Cossiga mi diede una notizia falsa – ».
Quale?
« Che questa era una persona che non dava adito a sospetti di alcun genere. —- Ci sono prove documentali del pedinamento di Moro – ».
Chi era Sokolov?
« – Un colonnello del Kgb, un pezzo da novanta. Era responsabile delle operazioni speciali del Kgb in Italia e in Francia. Addirittura aveva compiuto un’operazione nei confronti di Sakharov. Un personaggio pericolosissimo – ».
Che rapporto può esserci tra questo quadro che lei ha delineato e l’episodio della sparizione delle
carte di Gladio dalla cassaforte del Ministero della Difesa durante il sequestro Moro?
« – Una relazione c’è sicuramente, perché questa cosa interessava non solo al Kgb, ma anche ai Servizi segreti occidentali. Del Comitato di crisi faceva parte un agente del Kgb, ma anche un agente della Cia, Franco Ferracuti. E poi c’era quest’uomo del Dipartimento di Stato Usa, Steve Pieczenik, che è quello che poi ha confessato – ».
La ragione qual era?
« – C’era un doppio interesse convergente che portava alla volontà di distruggere Moro – ».
Ma Gladio che c’entra?
« Il comitato di crisi conteneva degli elementi dei Servizi segreti che erano appartenenti all’organizzazione Gladio. Quindi non è una cosa campata in aria, ma ha attinenza con Gladio – ».          

XI°
R e p e t i t a    i u v a n t
“G I G G I N O    S U P E R S T A R”
<< – Partita la lettera di messa in mora all’Italia. Sodano : termovalorizzatori inutili. Ed è bufera sul vicesindaco, L’EUROPA BOCCIA IL PIANO RIFIUTI. L’Ue blocca i fondi, due mesi per evitare la maxi-multa. Tarsu: aumento di 20 euro all’anno. – >>  [ SIC ! ] ;  MA L’ASIA NON RIESCE NEPPURE A FORNIRE I SACCHETTI PER LA “DIFFERENZIATA” ( sin da aprile );  E INTANTO : IN PARTENOPE : “GIGGINO SUPERSTAR” / centralismo democratico , al suon di “ZTL + ZTL” … eccetera…; E CON SODANO, IN COPPIA,  “GIGGINO SUPERSTAR” / << – centralismo democratico – >> , al suon di “ZTL + ZTL” .
SI SUSSURRA E SI GRIDA : CHE “GIGGINO SUPERSTAR” ( rompendo gli indugi… e << – passando il Rubicone –  >> ) : FARA’ DI NAPOLI , A “COLPI D’ACCETTA”, TUTTA UNA ZTL … [ ZONA + ZONA, A TRAFFICO, LIMITATA ] ; tutta una Napoli,  ciclabile, ecologica, a “visite guidate” ( ! ) ; tra “passeggi borghesi”  e “notti bianche”; “grandi eventi” e “vetrine multiculturali”. UNA CITTA’ NUOVA…insomma…PER I “PANCIAPIENI”…Dovete “sbarcare il lunario” ? ARRANCIATEVI !
[ DEL SINDACO DI NAPOLI – DR. LUIGI DE MAGISTRIS ]

IL FATTO
NAPOLI : “RASTRELLARE” piuttosto che prevenire e/o “reprimere”. Traversie di ogni normale cittadino. Come meritarsi la laurea in ( di )  “portoghese” , << – honoris causa – >> e “vivere felici”
( << – “Napoli nobilissima” ma sventurata – > )
    ECCOVI UNA VERA “CHICCA” :  NAPOLI – ANNO I° E.D.M. ( ANNO PRIMO DELL’ERA DE MAGISTRIS ) ; “RASTRELLARE” ( PECUNIA ) PIUTTOSTO CHE  PREVENIRE E/O “REPRIMERE” ( ABUSIVI CRONICI E INDISTURBATI ) ; giovedì, 22 settembre 2011 : cronologia delle vicissitudini di un comune cittadino, ore 10:30, al “Rione Alto” – in tenimento della V^ Municipalità “Collina” ( di Arenella – Vomero ) – , c’è il solito ingorgo del traffico, gioia e delizia, l’inferno – quotidiano – dell’anello ospedaliero eternamente congestionato; i mezzi pubblici faticano a disimpegnarsi ( bus R24 non s’intravede ), che si fa? Intanto, per non stare fermi, ci s’incammina a piedi , dovendo raggiungere l’ex CTO – ora aggregato ( in uno al “Monaldi” e al “Cotugno” ) al neo “Ospedale dei Colli”-, ma per fortuna sopraggiunge – inaspettato – proprio l’R4 – sulla via A. D’Antona , il mezzo pubblico che, poi, staziona al suo capolinea ( nel piazzale “Ospedale Cardarelli” ) , a circa mt. 100, da dove partono i mezzi pubblici per i “Colli Aminei” – e oltre – a raggiungere, per l’appunto, la zona in cui è ubicato l’ex CTO. Il cittadino, munito – regolarmente – del titolo di viaggio, perciò, sale  ( ore 10:50 ) all’ultima fermata – prima del precitato capolinea – e in perfetta buonafede, prudentemente, si ripromette – ovviamente – di obliterare di lì a poco. Ma non è il solo, non ha fatto i conti che – ugualmente – fanno un nutrito gruppo di “controllori” –  5 o 6  –  (  lo sono tutti ? ma chi controlla il controllore ? ) di cui, solo in due, impegnati ( uno ) a richiedere il titolo di viaggio e ( l’altro ) a verbalizzare. Una novità : vero e proprio esercito che si materializza – anche – al ritorno, verso il “Rione Alto”; che, infatti, ne salgono altri due ( h. 11:25 ) e, successivamente, altro ancora ( h. 11:30 ) all’altezza del “Policlinico”. Ma ritorniamo al prima : il zelante “addetto”, nonostante l’evidenza della situazione, non vuole proprio sentire ragioni – da parte del cittadino – pressato, evidentemente, dal “fare cassa” , piuttosto che dedicarsi a prevenire e/o reprimere ( gli abusivi cronici ) , facendo di tutta l’erba un fascio; e, in compagnia di tutta la numerosa comitiva dei suoi colleghi ( ? ) – che svanisce – scende, da solo,  al capolinea, insieme all’interessato ( con titolo di viaggio non obliterato ) per “verbalizzare” ( sanzione € 41,20 / incluso 1,20 – pari a un biglietto ) ; nel mentre, ovviamente, parte l’R24 per i “Colli Aminei”; il successivo, alle h. 10:56, per questo “tormentone” di andata e ritorno che ha visto il cittadino meritarsi la laurea in ( di ) “portoghese”….. << – honoris causa – >> . “Napoli nobilissima” ma sventurata !
[ Riferimenti  a documentazione e per eventuali verifiche : ANM – Azienda Napoletana Mobilità SpA ( Via G. Marino, 1 – 80125   Napoli ) : vedi il processo verbale n° 07366919 / 22.09.’11 ; verbalizzante Agente di Polizia Amministrativa della Verifica Titoli di Viaggi – tessera AO671 – qualifica OE – matrricola AZ 1666 ( ? ) / ora errata e firma illeggibile /  Linea R4 – vettura B531 / per titolo di viaggio – non convalidato ; poi obliterato : serie n°007098997 ( dati utilizzo : 22.09.’11 – 1499 / 10:57 – 1165 ) ; titolo utilizzato ( Unico Napoli ) sino al ritorno al “Rione Alto” ( arrivo h. 12:00 circa ) – ]
IL CITTADINO HA SCRITTO, IN MERITO, AL DR. VIRMAN CUSENZA
direttore del quotidiano “IL Mattino”
[ indirizzando per la rubrica “Commenti – Risponde il Direttore” :letterealdirettore@ilmattino.it
[ VI SARA’ RISPOSTA ? VI FAREMO SAPERE ]
IL “DIRECTOR” –  DEL QUOTIDIANO DALLA NOTA LINEA EDITORIALE ( ADUSA AL << – CERCHIOBOTTISMO – >> E AL << – DOPPIOPESISMO – >> ), CON “COMMENTI LIBERI E CON SCONTI A NESSUNO”,  INFATTI – A TUTT’OGGI – “NICCHIA” E “TACE” : NELLA FATTISPECIE, ESSENDO IMPOSSIBILE ARZIGOGOLARE!

TRA IL SACRO E IL PROFANO

San Gennaro: si e’ ripetuto miracolo scioglimento sangue. – Importanza particolare alla luce cancellazione feste patronali

Si è ripetututo il miracolo di San Gennaro (Ansa)
19 settembre 2011 –  Napoli ( Duomo )
  • (ANSA) – NAPOLI, 19 SET – Alle 9.11 si e’ ripetuto a Napoli il prodigio del sangue di San Gennaro. A dare l’annuncio e’ stato l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, dicendo che il sangue era gia’ sciolto quando ha prelevato la teca dalla cassaforte. Un lungo applauso ha salutato il miracolo avvenuto alla presenza, tra gli altri, del sindaco Luigi De Magistris.
    Un miracolo che quest’anno assume una particolare valenza anche alla luce delle polemiche sorte in merito alla decisione del governo di cancellare le feste patronali.(ANSA).
  • ANSA.it > Regioni > Campania > News

    Calcio: Napoli-Milan; tifosi rossoneri danneggiano autogrill –Rubata merce, Polstrada acquisisce immagini videosorveglianza

    19 settembree

    (ANSA) – NAPOLI, 19 SET – Un gruppo di 100 tifosi del Milan, che si trovavano a bordo di due pullman, di ritorno nel capoluogo lombardo al termine della partita che i rossoneri hanno perso per 3-1 a Napoli, sono entrati nell’area di servizio Casilina, in direzione Roma Nord, e hanno danneggiato l’autogrill oltre a portare via merce per 2.000 euro.Sul fatto indaga la Polizia Stradale che potra’ visionare le immagini del servizio di videosorveglianza del locale per individuare i responsabili del danneggiamento e del furto.(ANSA).

A BELLANAPOLI [ TRA IL SACRO E IL PROFANO ] …..OK !
L’ALTRA NAPOLI. – GENNARO E CAVANI, ALMENO PER UN GIORNO, RUBANO LA SCENA A “GIGGINO”(“IL NUOVO” E. : << – “PRIMADONNA” & “PRIMOCITTADINO” – >> ) E, IN ALTRO SITO, AI SODALI DAL “TINTINNAR DI MANETTE”. Due miracoli, il Santo-Patrono e il Calcio-Napoli , confermano la BellaNapoli ( tra il sacro e il profano ) che non ha bisogno di “scassare”. –  Le polemiche, da un lato – sulla festa “soppressa” – ,  e l’altra – su De Laurentis – , non trovano riscontro nella realtà. San Gennaro ha sciolto il suo sangue ( già prima della cerimonia : non è detto che lo abbia fatto dopo la mezzanotte…) e, dunque, non ha “dato soddisfazione” e non l’ha fatto davanti  ai “contestatori”; non s’è unito, perciò, a tutti coloro che “onorano” semprechè all’insegna di “festa – farina – forca”; il presidente del Calcio-Napoli, in questa come in altre occasioni, nonostante il perdurar di  “indiscrezioni” e “venticelli”, non “la butta in politica”, ma “tira dritto”, deludendo – forse – i molti, e nella fattispecie . infatti – non si gloria che la sua squadra abbia inginnocchiato il “club del cavaliere”;non si “azzuppa il pane”  per i tifosi rossoneri “, pure, brutti-sporchi cattivi”…OK !
[ P.S. – “Azimut”, commento ( “…uno ne faccio, e cento ne penso..” ) . –  Il dr. Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ovviamente, era sia allo stadio ( con il presidente De Laurentis ), che in Duomo ( con il cardinale Sepe ); c’è chi – evidentemente – “…ad ogni matrimonio vuole essere lo sposo…” come “…ad ogni funerale vuole essere il morto…”

NAPOLI – LA “LOCANDINA FISSA”
A  ONOR DI CRONACA : come dire…”hai voluto la bicicletta, e ora pedala…”
 [ “LIOCO TE VOGLIO CIUCCIO, A ‘STA SAGLIUTA ! ” ]
NAPOLI – LA “LOCANDINA FISSA”
   
A  ONOR DI CRONACA : come dire…”hai voluto la bicicletta, e ora pedala…”
 [ “LIOCO TE VOGLIO CIUCCIO, A ‘STA SAGLIUTA ! ” ]
     
“NAPOLEIDE” – “BASSOLINEIDE” – “DEMAGISTREIDE”…che cambi tutto..affinchè nulla cambi“…un “tormentone” infinito ! “SINISTRA – PARTENOPEA – NEOGIACOBINA” DI GATTOPARDI. –  DA UNA RIVISTA SU  “NAPOLI NOBILISSIMA” MA SVENTURATA :   << –  IL RINASCIMENTO MIASMATICO DI BASSOLINO – QUINDICI ANNI DI DISASTRO AMBIENTALE – CHI PAGA ? – I NAPOLETANI…, NATURALMENTE ! ! ! – “I PROBLEMI DELLA VITTORIA SONO PIU’ GRADEVOLI DI QUELLI DI UNA SCONFITTA, MA NON MENO DIFFICILI A RISOLVERSI” – [ “LIOCO TE VOGLIO CIUCCIO, A ‘STA SAGLIUTA ! “ ] – >> .

<< –  “NAPOLI NOBILISSIMA” MA SVENTURATA –  >>
  J A T E V E N N E 
Risposta ai “travestimenti” della vetero o nuova Sinistra
[ e a chi, in pratica, arzigogolando, ha fatto e fa da sponda… ] 
 
 J A T E V E N N E
IRREMOVIBILI-IRRIDUCIBILI, NONOSTANTE IL “ABBIAMO ARRUVUTATO” ( COSA ? ), NOI – INFATTI – NON ABBOCCHIAMO!

Che, a periodi, vi siano o non vi siano – per le “circostanze” – i sacchetti, e quant’altro, a terra…cosa mai cambia ?
fuorisacco : satira, in via breve, non guasta…
come dire : “ANTICA E PREMIATA DITTA PARTENOPEA”….
<< –  “NAPOLI NOBILISSIMA” MA SVENTURATA –  >>
  J A T E V E N N E 
Risposta ai “travestimenti” della vetero o nuova Sinistra
[ e a chi, in pratica, arzigogolando, ha fatto e fa da sponda… ] 
 J A T E V E N N E
 Rifiuti: Via libera Cdm al decreto ma la Lega vota contro
IRREMOVIBILI-IRRIDUCIBILI, NONOSTANTE IL “ABBIAMO ARRUVUTATO” ( COSA ? ), NOI – INFATTI – NON ABBOCCHIAMO!

satira, in via breve, non guasta…

 STANLIO E OLIO —  << –  “BLUFF” & “FLOP” – >>
  
SENZA PAROLE 

LE NUOVE icòne
Le nuove icòne

LE NUOVE icòne
Le nuove icòne
I due “salvagenti” della Sinistra, per ora – solo a livello metropolitano –  ( che faranno mai da grandi ? ) : scarsi di garanzie per assicurare la normale
ordinarietà, latitando in veri ed effettivi interventi concreti; che, a coprire il loro vuoto pneumatico, vale – dunque – il “roboante”; grandi eventi e i “progetti alla grande”, le iniziative internazionali e multiculturali, etc. , con “cambi della guardia  straordinari” ma all’interno del  << – sistema – >> ; restauratori di “balzelli necessari” ( per l’arcinoto : “…piove, governo ladro…” ! ) ad infrastrutture,  servizi urbani e “piani” che mantengano le città “linde e sgombre”. Per Milano e Napoli, però, come al solito, e come da sempre, chiedono che si riaprano i “rubinetti”… a collaborazione istituzionale… ( “…pecunia,non olet ! ) : evviva, insomma, rispettivamente, la “Nuova California” e la “Nuova Florida” , in Italia, dove tranquillamente planeranno i “miliardari in quiescenza” , magari con i loro fedeli cani a passeggio, senza più che li disturbino popolani, “popolo minuto” o “lazzari”. AMEN !

[ Legum omnes  servi sumus ut liberi esse possimus ]
 ( Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli )
www.associazioneazimut.blogattivo.com – –  TEL. 340. 34 92 379 / FAX : 081. 770 13 32
© riproduzione vietat a – salvo che si citi la fonte ]

  

fuorisacco

—– Original Message —– From: Facebook To: Arturo Stenio Vuono Sent: Wednesday, September 28, 2011 10:39 PM
Subject: Alessandro Sansoni ti ha invitato all’evento “OPPORTUNITA’ IN ROMANIA!”…

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Ciao Arturo,
Alessandro ti ha invitato a “OPPORTUNITA’ IN ROMANIA!“.

OPPORTUNITA’ IN ROMANIA!
venerdì 7 ottobre alle ore 23.30
Luogo: MODAVI Federazione Provinciale di Napoli ONLUS

Perteciperai?   – No – Forse

Fine Intervento

Raccolta di e-mail dell'Associazione Culturale Azimut

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